Guerra ai guerrafondai

Guerra ai guerrafondai

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

Chi sono i guerrafondai? Questa domanda presuppone che si tratti di persone fisiche, il che è solo una parte della verità. Certo che esistono guerrafondai in carne e ossa, persone che in quel che pensano, in quel che dicono e soprattutto in quel che fanno determinano le condizioni per far scoppiare una guerra, o almeno ci provano, e comunque danno il loro contributo in tal senso.

Li troviamo tra i politici, tra i militari, tra gli agenti segreti, tra i giornalisti, ed alla fine, quando siamo prossimi al verificarsi dell'evento, anche tra la gente comune, quella parte di opinione pubblica che ha abboccato alla propaganda di guerra e trascina molti altri verso una sorta di consenso rassegnato al verificarsi della guerra. Un consenso massivo più che necessario ai vertici guerrafondai, per quanto passivo e non condiviso dai più, che si troveranno in guerra quasi senza saperlo, come accade sempre più spesso. Un tempo le cose andavano diversamente, ma anche le guerre erano molto diverse, come la storia ci racconta.

L'impero anglo-americano è diventato maestro in quest'arte subdola del seminare e coltivare odio e discordia insanabile tra le genti che vuole controllare per interessi territoriali, commerciali o geostrategici che siano, dal momento che non possiede una forza propria sufficiente a controllare direttamente tutte le situazioni potenzialmente lesive dei propri interessi in ogni angolo di mondo.

Il giochino sporco è piuttosto chiaro quando si tratta di popolazioni arretrate rispetto a noi, che hanno la sfortuna di abitare territori ricchi di materie prime o in posizioni geostrategiche rilevanti, inducendoci a pensare che a noi europei non capiterà mai, che siamo in grado di proteggerci intellettualmente per non cadere in queste volgari e vili trappole predatorie. Ma non è così oggi come probabilmente non lo è stato alla vigilia delle ultime 2 guerre mondiali, le cui vere cause ultime sono ancora discutibili.

Certamente ogni guerra non è mai fine a sé stessa, ha sempre reali motivazioni di parte che i vertici guerrafondai ben conoscono e irresponsabilmente governano, con metodi spesso criminali. Quando però le guerre rischiano di esplodere da ambiti regionali ad una nuova guerra mondiale, ecco che anche i metodi appaiono, sempre, più che criminali, visti gli esiti catastrofici ed irreversibili previsti in questo caso.

Sembra assurdo, impensabile, eppure ci troviamo di nuovo in queste condizioni, cioè in uno stato avanzato di preparazione ad una guerra mondiale. Il dato più evidente ed oggettivo è fornito dagli impressionanti stanziamenti già approvati per lo sviluppo dell'industria delle armi moderne, delle quali ogni blocco vorrebbe avere la supremazia, dicono a scopo di "deterrenza", cioè la più grande sciocchezza che si possa ancora immaginare dopo averla già sperimentata negli anni della "guerra fredda" tra i blocchi ideologicamente contrapposti emersi dalla II guerra mondiale, l'ultima alla quale l'umanità è sopravvissuta solo grazie all'arretratezza delle tecnologie militari disponibili all'epoca, che ne ha limitato la portata devastatrice, nonostante ci fossero forti ragioni esistenziali per usarle senza limitazioni di alcun genere.

Condizione questa più che certa anche nel caso di una nuova guerra mondiale tra disperati, ma questa volta senza limitazioni oggettive alla reciproca distruzione totale, il che è una certezza assoluta, indiscutibile. Da qui l'importanza vitale di riconoscere gli attuali guerrafondai per combatterli e renderli inoffensivi.

I problemi in tal senso sono però enormi, come montagne da spostare, a cominciare dal fatto che gli attuali vertici guerrafondai sono gli stessi che detengono le redini dell'economia, tramite la gestione monetaria e finanziaria che conferisce loro il potere assoluto in tutti i campi della comunicazione, della politica, delle istituzioni pubbliche, talvolta "privatizzate" ad hoc, ecc. ecc.

Tuttavia questa brutta faccenda cambia di prospettiva se guardiamo all'altra parte di verità, cioè al riconoscimento che il processo di preparazione alla guerra è soprattutto sistemico, ed i guerrafondai in carne ed ossa ne sono l'espressione vivente, che il sistema stesso produce di riflesso alle sue contraddizioni intrinseche. In tal senso anche i vertici guerrafondai, per malefici e mostruosi che siano, non sono più da considerare come causa ultima delle guerre, quanto piuttosto gli effetti, essi stessi, di sistemi che mostrano i propri limiti nel non poter risolvere i loro problemi interni senza il ricorso alla forza fisica tra di essi, scaricandola sui rispettivi parchi buoi d'appartenenza, che poi siamo noi. Ecco quindi che ai tradizionali blocchi politico-territoriali si sostituiscono i blocchi sistemici, trasversali ai primi.

Sembra di parlare di cose grosse, troppo difficili da comprendere a fondo per la gente comune come me, e sicuramente è così. Tuttavia alcune questioni basilari si possono capire, e quindi governare, anche intervenendo a livello individuale, perché siamo noi la parte largamente maggioritaria del sistema stesso, nella nostra complessità individuale che si fonde con quella di tutti gli altri, ma con molti elementi comuni, visto che siamo tutti esseri umani sostanzialmente uguali biologicamente e spiritualmente, che non hanno nulla da perdere al di fuori della propria vita reale. Ecco che allora il ragionamento si sposta su cosa siamo, cosa vogliamo, che ci facciamo in questo mondo, nel quale siamo nati all'interno di un sistema piuttosto che di un altro.

A questo punto diventa più facile riconoscere il nostro ruolo nei confronti della guerra, nelle cause che la determinano e nella possibilità di combatterle, a partire dalle nostre abitudini quotidiane, dalle nostre ambizioni, dalla nostra coscienza che ci dice a chiare lettere che questa pulsione umana va cancellata definitivamente, dopo millenni di storia nei quali l'abbiamo sia prodotta che subita. Il che non significa perdonare e amnistiare i guerrafondai in carne ed ossa, ma combatterli togliendogli l'alimento di cui si nutrono, nei cui ingredienti troviamo molte delle nostre esigenze umane mal interpretate.

Solo un egocentrismo esasperato ci impedisce di riconoscere quello che oggi è lecito e quello che non lo è, considerando che navighiamo tutti sulla stessa barca che solca gli spazi del sistema solare all'interno della via lattea, la nostra galassia tra miliardi di altre nell'universo.

Certamente un punto di vista corretto presuppone la sostanziale uguaglianza tra noi esseri umani, viste anche le numerose affinità biologiche con altre specie ed il nostro ingombrante inserimento nella biosfera che ci ospita. Anche solo queste ovvietà implicano un sentito ripudio del razzismo in ogni sua forma, per farlo sparire per sempre, il che ancora oggi non sarebbe un risultato da poco nella lotta contro le guerre e le ingiustizie sociali in corso.

D'altra parte ogni anno nel mondo vengono uccisi molti miliardi di polli in tenera età, eppure solo un'esigua minoranza di vegani si scandalizza davanti ad un piatto di cotolette di pollo. Semmai è il modo in cui vengono allevati i polli che dovrebbe porci una questione morale.

Umani a parte, nei mari quantità smisurate di pesciolini ed altre piccole creature allo stato selvaggio vengono continuamente divorati vivi da pesci più grossi. Questa è la natura e dobbiamo farcene una ragione.

Di esempi se ne possono fare innumerevoli altri, ma il senso è già chiaro: non è vano buonismo contro natura dichiarare guerra alle guerre tra umani in ogni loro forma, è semplice buon senso di chi si rende conto di cosa significhi al presente e sempre peggio nel futuro, del quale abbiamo responsabilità primaria rispetto non solo a noi stessi ma soprattutto verso i posteri, per consentire loro, per quanto è nelle nostre pur limitate possibilità, come minimo la stessa esistenza che ci è stata donata, preferibilmente in un ambiente sano e pulito come la natura stessa tende a creare quando è possibile, senza l'assurda pretesa di essere dei privilegiati assoluti in questo mondo, per diritto di nascita o per qualsivoglia altro futile motivo insostenibile.

La schiavitù e la rovina dei popoli per mano di un manipolo di pazzi criminali in cerca di onnipotenza non sarebbe possibile senza una qualche forma di complicità autolesionista, che va riconosciuta per poter veramente cambiare un sistema suicidario, basato sul profitto.

Ad esempio anziché sopportare passivamente una pubblicità asfissiante che promuove un consumismo individualistico stupidamente esasperato sarebbe il caso di ricordare attivamente, in questi giorni di crisi sistemica, l'antico monito "conosci te stesso", fonte di saggezza e di salvezza dai pericoli mortali dei progressi tecnologici, che è invece possibile sfruttare a fin di bene, che non può che essere bene comune. Questo richiede un lavoro enorme di perfezionamento coscienziale, vero campo di battaglia interiore oggi più che mai necessario e preliminare alle sacrosante battaglie contro i corrotti.

Se l'aver colto il frutto dell'albero della conoscenza è il nostro peccato originale, allora ha un senso dedicare la nostra intera esistenza a meritarci la redenzione da tale pesante eredità, con tutto il coraggio che questo comporta e che possiamo trovare nel profondo di noi stessi, qualunque sia il nostro limitato orizzonte intellettuale. La mente infatti può mentire, lo spirito no, ma queste due facoltà dobbiamo coltivarle insieme per ritrovare il senso della nostra vita, che un senso ce l'ha, a dispetto degli stolti che blaterano il contrario. Questa è la nostra vera guerra, bella e possibile, ai guerrafondai d'ogni livello.

Di Alberto Conti per ComeDonChisciotte.org

28/01/2026

Commenti (18)

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Mostra commenti 18 caricati
    1. ws 31 gennaio 2026

      Chi sono i guerrafondai?

      I Bankesters , cosa che evidentemente non si può dire.

      E lo sono da quando uno di loro disse " lasciatemi il monopolio di crear moneta , e non mi importerà di chi farà le leggi "

    1. Martin 31 gennaio 2026

      L'alfiere nr 1 della guerra in Europa da ormai 15 anni (secondo mandato di Barroso) è la Commissione UE, con il crescente sostegno negli ultimi 5 anni dei Paesi in cui il modello "immigration & welfare" è fragorosamente già fallito, ossia GB e Francia in prima linea, e dei Paesi mantenuti dall'UE dal 2004 in chiave anti Russia, ossia Polonia e nanerottoli baltici.
      La pulsione verso la guerra NON è inerente al capitalismo, ma a una precisa volontà politica imperialista - l'estensione dell'UE nelle ex repubbliche sovietiche, in conflitto con la Russia - delle elites globaliste europee, che infatti stanno ostacolando in tutti i modi la pace nella guerra in Ucraina, nonostante gli sforzi di Trump.

      L'agenda strategica occidentale è ormai divisa, perche' mentre Trump vorrrebbe la pace in Ucraina e fine della tensione strategica con la Russia (ossia zero sostegno all'espansionismo UE), al tempo stesso sostiene a spada tratta l'imperialismo di Israele e la guerra all' Iran, dato che perfino l'occupato Iraq è sempre più vicino all Iran (Al Maliki).

      Non si afferra in base a quale principio l'Iran, dopo essere stato sfibrato da sanzioni ultra decennali, dovrebbe rinunciare non solo all'energia atomica pacifica ma anche ai suoi missili, ossia essere ridotto alla merce' di Israele, dato che non ha una aviazione militare appena decente.

      Nè si afferra cosa ci si attenderebbe da una eventuale guerra civile in un Paese multi etnico come l'Iran, ove solo il 60% della popolazione è di etnia persiana, se non violenza e miseria estreme, e lo sfascio del Paese tra le diverse etnie, con instabilità in tutta l'area.

      Sarebbe per caso interesse dell'UE riavere il Medio Oriente in fiamme? Direi proprio no, ma nessuno parla...anzi ecco la corsa del sostegno politico e mediatico. Ma leggete mai i discorsi guerrafondai della VDL, della Kallas e di Rutte? Parlano a nome di tutta l'UE, gliel'abbiamo permesso noi Europei....

    2. maghi 31 gennaio 2026

      sì, ma di quali europei parli? Di quelli prezzolati e basta. Tu non hai certamente votato per la VDL e nemmeno io. Ma allora chi l'ha votata? Penso nessuno o quasi tra i non prezzolati. Però tra comprati e brogli ce la ritroveremo sempre tra i coioni.

    3. alduccio 31 gennaio 2026

      tutto bene, non sono tanto sicuro su la pulsione verso la guerra NON è inerente al capitalismo.
      Ed anche AI (mica cotiche-:) non lo è.

    4. ws 31 gennaio 2026

      Il danaro può tutto ,compreso selezionare psicopatici e allevarli fin da "piccoli" onde diventare "elites" "der poppolo cojone"

      Daltronde se comprare i figli dei comunisti italiani era facile , ma pure i nipotini di quelli russi si sono comprati!

    5. ws 31 gennaio 2026

      quel NON spiega tutto.

    6. maghi 1 febbraio 2026

      pensa che conosco uno, che non ce la fa a non votare per il PD. Dice che è più forte della sua volontà. Un classico esempio di mente dissociata. Purtroppo, come diceva il mio miglior amico dall'età di 2 anni, poi diventato medico specializzato in analisi psichiatrica, ora scomparso, gli umani sono al 50% psicopatici e nel restante 50% nevrotici. Il discorso è logico, perchè il 50% nevrotico non può essere diversamente, perchè vivere coi pazzi non induce certo sanità mentale. E siccome tra gli psicopatici ci sono moltissime persone molto intelligenti, queste usano le loro capacità intellettuali per fomentare odio non avendo valori morali che glielo impediscano, essendo pazzi. Logico.vero? Poi magari reprimono la coscienza, quei pochi che ne hanno anche solo un barlume, dicendo che si devono comportare così, perchè è scritto nei libri sacri, che a loro volta sono scritti da folli più di loro o forse sono convinti dal loro cervello squilibrato, che lo fanno per una forma di bene ovviamente solo materiale. Questa è l'umanità.

    7. Martin 1 febbraio 2026

      I Governi europei hanno permesso attraverso decenni che si formasse il Governo imperiale della Commissione UE, e gli elettori hanno confermato questi Governi. I partiti anti UE non vanno oltre il 25%-30% nell' Europa occidentale, ergo esiste una responsabilità collettiva dei Governi e dei popoli europei, ed a maggior ragione quando la Commissione predica riarmo e guerra.
      Non se ne esce, non è sempre colpa degli altri.

    8. Martin 1 febbraio 2026

      Le percentuali sono esagerate, ma è fuori discussione che nelle cd elites europee di Commissione e diversi Governi è pieno di psicopatici

    9. maghi 1 febbraio 2026

      credi alla democrazia?

    1. Hakan 31 gennaio 2026

      L’articolo propone una distinzione analiticamente rilevante tra i bellicisti intesi come attori individuali e il processo sistemico che produce le condizioni di possibilità della guerra. Questo spostamento dalla responsabilità personale a una causalità strutturale consente di superare spiegazioni moralizzanti o psicologizzanti e apre un quadro interpretativo più adeguato per comprendere la dinamica bellica contemporanea.

      In effetti, la guerra nella fase attuale dell’ordine globale non può essere compresa come un evento eccezionale né come il risultato esclusivo di decisioni politiche discrezionali. Al contrario, essa si configura come una condizione strutturale latente, legata all’incapacità dei sistemi economici, politici e tecnologici dominanti di elaborare le proprie contraddizioni interne senza ricorrere alla violenza organizzata. La preparazione permanente alla guerra, espressa nella crescita sostenuta della spesa militare e nello sviluppo accelerato di tecnologie armamentistiche avanzate, risponde meno a una volontà aggressiva consapevole che a una logica di stabilizzazione provvisoria del disordine sistemico.

      Quando il testo afferma che la guerra contemporanea non è il prodotto esclusivo di volontà personali deviate, ma il risultato di processi strutturali che producono soggettività, consensi e leadership funzionali alla violenza organizzata, esso supera la mera denuncia morale e si colloca pienamente in una dimensione sistemica: è qui che risiede la sua maggiore potenza analitica.

      Tuttavia, questa intuizione può essere ulteriormente approfondita se liberata da alcuni residui esplicativi ereditati dal XX secolo — in particolare dalla centralità quasi esclusiva dell’imperialismo angloamericano come soggetto cosciente e unitario — per collocarla in una dinamica geopolitica più astratta, meno intenzionale e più strutturale.

      Il testo riconosce che i bellicisti “in carne e ossa” sono effetti prima che cause. Tale affermazione è cruciale, poiché sposta il fuoco dall’ambito della psicologia o della morale individuale all’incapacità dei sistemi contemporanei di elaborare le proprie contraddizioni senza ricorrere alla violenza.

      Nella fase attuale dell’ordine globale, la guerra non appare più come un’opzione politica estrema, bensì come una condizione latente di funzionamento. Il riarmo massiccio, presentato sotto la retorica della deterrenza, non risponde principalmente a una volontà aggressiva consapevole, ma alla trasformazione dell’industria militare in colonna vertebrale economica e tecnologica di sistemi in relativo declino. In questo senso, la guerra non è un fine, ma non è neppure un semplice mezzo: è un meccanismo di stabilizzazione provvisoria del disordine.

      Così, quando l’articolo osserva correttamente che l’umanità è sopravvissuta alla Guerra Fredda solo grazie ai limiti tecnici dell’epoca, introduce implicitamente una questione decisiva che può essere formulata in modo più radicale: oggi la tecnica non agisce più come limite, ma come acceleratore autonomo dell’escalation. La preparazione alla guerra non richiede più una decisione politica esplicita; è sufficiente l’inerzia combinata dei complessi industriali, dei sistemi finanziari, dell’automazione tecnologica e delle narrazioni securitarie.

      L’individuazione dell’“impero angloamericano” come agente centrale della manipolazione bellicista risponde a una tradizione critica comprensibile, ma rischia di personalizzare eccessivamente una logica che oggi attraversa molteplici spazi di potere, inclusi quelli che si presentano come alternative o resistenze all’ordine dominante.

      La chiave interpretativa non risiede tanto in un blocco territoriale specifico quanto nell’emergere di blocchi sistemici trasversali: finanziari, tecnologici, energetici, logistici, informazionali. Questi blocchi attraversano gli Stati, erodono le sovranità, producono allineamenti funzionali e trasformano le popolazioni in variabili di aggiustamento. In questo quadro, gli Stati non sono più soggetti sovrani pieni, ma interfacce di gestione locale di tensioni globali.

      Da questa prospettiva, la guerra non è semplicemente imposta “dall’alto” da un’élite onnipotente, ma co-prodotta da un intreccio di dipendenze materiali, abitudini di consumo, aspettative di crescita e forme di soggettività che lo stesso testo intuisce quando parla di complicità autodistruttiva. La violenza sistemica non si sostiene solo attraverso la propaganda, ma attraverso forme di vita che richiedono la sua continuità per potersi riprodurre.

      La parte finale dell’articolo introduce una dimensione etica e antropologica — l’uguaglianza sostanziale degli esseri umani, il rifiuto del razzismo, la critica dell’antropocentrismo ingenuo — che esprime un’esigenza morale legittima, ma che rischia di diluire l’analisi strutturale in un umanismo conciliatorio.

      Riconoscere che la violenza esiste in natura non equivale a naturalizzare la guerra umana come fenomeno inevitabile, ma non è nemmeno sufficiente appellarsi alla coscienza individuale per disattivare dispositivi sistemici dotati di un’enorme inerzia storica. La trasformazione soggettiva è una condizione necessaria, ma non sufficiente, se non viene articolata con una comprensione chiara delle strutture che modellano desideri, bisogni e consensi.

      La “guerra interiore” rivendicata dal testo è reale, ma non può essere pensata come alternativa alla guerra sistemica, bensì come uno dei pochi spazi in cui è ancora possibile introdurre frizione. Non per redimere il sistema, ma per disaccoppiare parzialmente la soggettività dai suoi automatismi.

      Il contributo più profondo del testo di Conti consiste forse, senza dichiararlo esplicitamente, nell’indicare che la guerra contemporanea non ha più bisogno di essere dichiarata per esistere. Essa si manifesta sotto forma di indebitamento, precarizzazione, disciplinamento simbolico, gestione della paura e produzione di nemici diffusi. In questo contesto, la domanda “chi sono i bellicisti” può ricevere solo una risposta incompleta se viene limitata a persone o governi.

      I bellicisti sono anche:

      - strutture economiche che necessitano del conflitto per sostenersi,

      - tecnologie progettate per escalare senza deliberazione,

      ' narrazioni che trasformano l’insicurezza in senso comune, e

      ' soggetti che, senza volerlo, riproducono queste logiche come forma di sopravvivenza.

      Dichiarare guerra ai bellicisti, come propone l’articolo, è una parola d’ordine legittima. Ma la sua efficacia dipende dal non confondere i sintomi con le cause. La guerra che deve essere combattuta non è solo quella degli eserciti, né soltanto quella dei leader visibili, ma la guerra silenziosa del sistema contro il proprio futuro, che utilizza la violenza come metodo di amministrazione del proprio esaurimento.

      Comprendere questo non conduce né al cinismo né alla rassegnazione, ma a una forma più lucida di responsabilità: non l’illusione di una purezza morale esterna al sistema, bensì il compito ingrato e necessario di pensare come smettere di alimentarlo là dove esso si riproduce quotidianamente.

    2. AlbertoConti 31 gennaio 2026

      Grazie per il lunghissimo commento che spiega anche alcuni punti impliciti al mio articolo, che risulta in molti passaggi anche troppo sintetico, tanto da risultare più una traccia da approfondire che una interpretazione esplicita di realtà.
      Mi permetto di correggere solamente un errore interpretativo là dove dici:
      "l’articolo osserva correttamente che l’umanità è sopravvissuta alla Guerra Fredda solo grazie ai limiti tecnici dell’epoca".
      Intendevo invece dire sopravvissuta alla II guerra mondiale, che comunque ha prodotto circa 70 milioni di morti (mentre l'ordine di grandezza di una terza guerra mondiale è prevedibile in miliardi).
      Anche la conclusione necessita chiaramente di ulteriori sviluppi nell'analisi e nelle relative possibili soluzioni, che mi limito qui a indicare con un cambiamento radicale del nostro sistema, esso sì trasversale ai blocchi geostrategici, ma che dev'essere di segno opposto a quello minacciato dai "davosiani".

    3. Martin 31 gennaio 2026

      Eccoci qui..... la bottom line sarebbe che è responsabilità di tutti, e quindi di nessuno, ancora complimentoni, sicuramente George Bush e Tony Blair la penseranno come Lei

    4. AlbertoConti 31 gennaio 2026

      M'aspettavo un commento qualunquista di questo tipo.
      Dire che non hai capito nulla dell'articolo è riduttivo, ma qui non posso fare molto altro per non debordare.
      Ricordiamoci solo di un principio riconosciuto dalla giurisprudenza, cioè che la responsabilità è personale di qualunque reato ascrivibile alla persona. L'immagine a illustrazione dell'articolo parla da sè.
      Ciò non toglie che il necessario cambiamento sistemico radicale coinvolgerà gli usi e costumi di tutti, o quasi (tranne quei virtuosi che si sono "portati avanti"). Per alcuni sembrerà un miglioramento, per altri un sacrificio enorme.
      Comunque il discorso deve necessariamente riportarsi sul suo piano naturale, che è quello di una politica rinnovata, finalmente degna di questo nome.

    5. ws 31 gennaio 2026

      Ciò non toglie che il necessario cambiamento sistemico radicale coinvolgerà gli usi e costumi di tutti,

      Illusioni , quantomeno finché non sarà tolto ai " bankesters" il privilegio di creare il danaro.

    6. Martin 1 febbraio 2026

      Il mio commento non era rferito al suo

    1. Dario Lampa 31 gennaio 2026

      Non si può fare nessuna "guerra ai guerrafondai" se prima non mandiamo a casa i nostri governi complici, asserviti, prezzolati e vili traditori degli interessi della maggioranza del popolo e della Costituzione.
      Quei "guerrafondai", il loro infame sistema e i governi vassalli loro complici sono una minaccia esistenziale non solo per l'umanità ma per tutta la Vita sul pianeta: una "spada di Damocle" che pende sulla testa di ognuno di noi.
      Non per niente l'orologio dell'Apocalisse ha spostato in avanti le sue lancette di ulteriori 4 secondi che ora si trovano a 85 (secondi) dalla mezzanotte apocalittica.
      Solo la lotta e l'unità di tutti i lavoratori, dei popoli tartassati può rendere innocui i guerrafondai!

    2. maghi 31 gennaio 2026

      ma se 50 anni fa al popolo non è interessato nulla del '68, cosa vuoi che faccia ora il popolo. Te lo dico io, nulla come allora.

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