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GLOBAL WARMING: LA NUOVA CROCIATA DELL'OCCIDENTE

DI ALESSANDRO LATTANZIO
Bollettino Aurora

CATANIA, 18/7/2007Un fantasma si aggira per il mondo ‘globalizzato’: il tramonto dell’occidente. In queste settimane si assiste a un’orgia di concerti, iniziative, festival umanitari di ogni tipo e ogni segno. L’ultima è
un festival canoro organizzata da ‘Amnesty International‘ in
favore della causa del Darfur; tragedia di moda tra la vipperia mercenaria
accattata dall’ala sinistra della Sinarchia mondiale.

Non rinvanghiamo, qui, la strumentalità di azioni adottate da attori,
a loro volta strumenti dell’impero d’occidente. (Amnesty International,
appunto). Né ricordiamo la funzione svolta da presunti contestatori
del sistema; che si rivelano esserne, in realtà, i buffoni, nani
e ballerine. (Ad esempio certi gruppi rock ‘alternativi’. Alternativi
al pensiero.)

Ma di certo l’iniziativa festaiola del mese, e dell’anno, è stato
Live Earth‘; il ‘megaconcerto’ globale indetto il 7/7/2007
(occhio alle date!), per ‘sensibilizzare’ l’umanità sull’effetto
serra. Il ‘Global Warming‘. Grande profluvio di VIP, dai rockettari
ai candidati presidenziali trombati, dalle facce buone della buona Hollywood
alle starlets del sistema di (dis)informazione targata CiaNN et similia. Insomma tutta roba che ricorda i concerti dei melliflui baronetti Bob
Geldof & Bono Vox. Concerti di mobilitazione, come nel caso del Live8
per l’Africa, (dove era stato esclusa la presenza di un qualsiasi autore
africano) che servono solo a propagandare le direttive dell’ala sinistra
della Sinarchia mondiale. Tanto per essere chiari: George Soros, Bill
Gate, Al Gore e Bill Clinton, con tutta la costellazione di organismi
dediti all’orientamento dell’opinione pubblica mondiale: Greenpeace,
Amnesty International, Human Right Watch, Hollywood, Medecins sans Frontières,
Reporters sans Frontières
, ecc. ecc. Un apparato di tutto
rispetto, messo su per attuare una vera e propria operazione di disinformazione
a scala mondiale, cioè globale.

I sunnominati rappresentano, come ho detto, l’ala sinistra della Sinarchia,
del governo occulto che ha ambizioni di dominio e controllo totali sul
Mondo. Questa fazione è costituita dagli apparati speculativi finanziari,
dalle aziende ‘leggere’ (intrattenimento, pubblicità &
marketing, spettacolo, informatica), dalle ONG di stato e/o di multinazionali,
dalle seconde file dell’industria del petrolio. Come la Occidental
(Oxy) del cui consiglio di amministrazione fa parte Al Gore,
l’ecologista.

Le ONG hanno un ruolo importante: penetrare nel campo del ‘nemico’,
e infiltrarne le file diffondendo idee affini al progetto ‘globalista’
e alla fine sfasciarne l’unità, creando disorientamento e sbandamento
interno. Difatti, tra i ranghi della sinistra italiana, ormai stracciona
e asfittica, le chiacchiere dello zimbello ‘ecologico’ sinarchista
Al Gore, hanno trovato accoglienza più che favorevole. Tutti a
dire quanto è bravo nel consigliare l’uso di lampade dal basso
consumo energetico. I sinistri ammiratori di Gore dimenticano che anche
l’ottuagenario ‘dinosauro’ cubano, di nome Fidel, ha fatto introdurre
e diffondere, nell’Isola caraibica, l’uso di lampade e altri elettrodomestici
dal basso consumo di energia. Nessuna Angela Nocioni o Vittorio Agnoletto
se ne è accorto, o ha voluto accorgersene. Potenza del marketing,
sola ideologia che guida i ‘cervelli’ della sinistra italiana
e occidentale. Così perbenista e ben intenzionata.

Ma torniamo alla kermesse pubblicitaria di MTV e dei suoi mandanti.

Come mai le multinazionali dello spettacolo, come MTV, assieme alle fazioni
sinarchiste di loro riferimento, hanno iniziato a battere la grancassa
del ‘Global Warming’? Non di certo per affrontare un riequilibrio
dell’utilizzo delle risorse mondiali. In effetti, si tratta proprio del
contrario.

Le tesi dei sinarchisti ‘ecologisti’ affermano che se lasciamo
sviluppare l’economia di paesi quali la Cina e l’India, si avrà
un incremento inedito dell’impiego delle risorse, già di per sé
limitate, quali petrolio, carbone, metalli, gas, ecc. ecc. Tale incremento
genererà un inasprimento dell’inquinamento e il progressivo mutare
dell’intero clima terrestre: aumento delle temperature, scioglimento dei
poli e dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari, desertificazione,
siccità, distruzione degli eco-sistemi, carestie e malattie.

Non che non ci sia del vero in tutto ciò; ma se si va a guardare,
con attenzione, le affermazioni e i dati presentati da questa particolare
fazione della sinarchia, si possono scorgere dei segnali ben diversi,
degli interessi assai differenti, la cui analisi è estremamente
chiarificatrice.

Oggi lo squilibrio dei consumi è assai netto, nel mondo; ad esempio
un cittadino degli USA consuma, pro capite al giorno, circa ventisette
barili di petrolio, mentre un cittadino indiano ne consuma più
o meno uno. Ora i ‘difensori dell’ecosistema’, stile Al Gore
e soci, affermano che se prosegue lo sviluppo economico-sociale di India,
Cina e America Latina, è probabile che anche i cittadini indiani,
cinesi e latinoamericani arrivino a consumare, anch’essi, ventisette barili
di petrolio al giorno; ciò, secondo gli eco-sinarchisti, farà
aumentare, raddoppiare, il consumo di risorse non-rinnovabili e farà
compromettere definitivamente l’ecosistema planetario. Ecco, questi sono
i punti che generano dubbi. In effetti, chi ha stabilito che indiani e
cinesi dovrebbero consumare quanto gli statunitensi? Non ci riescono neanche
i ben più ricchi cittadini europei. Come sarebbe possibile? Ma
l’elemento centrale del discorso eco-sinarchista si smaschera proprio
analizzando i fattori e le regole tipici dell’economia del mercato.

Intanto notiamo che nella sceneggiata ‘ecologistica’ istruita
dai centri strategici dell’Occidente, rientra anche la tesi del ‘Picco
di Hubbert’
; ovvero la prossima fine delle risorse petrolifere. Tale
ipotesi venne avanzata più di trenta anni fa, e da allora riproposta
e spostata nel tempo. In realtà da trent’anni la produzione petrolifera
non fa che aumentare. Dov’è la scarsità profetizzata? Sta
nei documenti elaborati dal guru, e unico vero teorico del ‘Picco’,
il geologo Campbell. Costui profetizza la fine dell’era del petrolio da
decenni; ma i documenti su cui basa tali profezie sono inaccessibili:
se si vuole consultarli, bisogna previamente versare 34000 dollari a Campbell
stesso. Sono documenti accessibili solo alle multinazionali dell’energia.
Coincidenza?

Dietro tale manovra, di sicuro, rientra un piano per influenzare i paesi
produttori: affermando che le loro scorte sono in via di esaurimento si
cerca, probabilmente, di convincerli a adottare una politica economica
e commerciale ‘malleabile’ verso le esigenze delle potenze consumatrici.

È una possibile visione che rientra appieno nelle tesi programmatiche
avanzate dall’ala liberale della Sinarchia, quella che vede ai suoi vertici
individui come Soros, e che ha per strumenti le ONG, i Mass Media e la
cosiddetta ‘pubblica opinione’. Una visione e un processo d’attuazione
che sono opposti a quelle della ‘Junta Militar-Petrolifera‘ di
Cheney e Rumsfeld, che governa a Washington, e della relativa costellazione
di sette e think tank neocon e cristiano sionisti; attori che impiegano
solo i brutali mezzi militari della declinante superpotenza USA.

Tornando alla questione del destino delle risorse energetiche mondiali;
se si presume un aumento della domanda di petrolio, per esempio, da parte
dei giganti asiatici, che giunga ad equipararsi a quella dell’occidente,
nessuno può affermare che i paesi produttori, quelli dell’OPEC
e anche gli altri, semplicemente raddoppino l’estrazione di greggio. Chi
afferma ciò presenta un quadro falsato, quantomeno, delle regole
e del comportamento dei governi di quegli stati. Perché, ad esempio,
il Venezuela o la Nigeria dovrebbero acconsentire a soddisfare la domanda
sia occidentale che delle potenze asiatiche, senza aumentare il prezzo
del barile e senza orientare in maniera strategica il flusso dell’esportazione?

Insomma, perché i paesi produttori dovrebbero continuare a soddisfare
la domanda dell’occidente, agli attuali ritmi e con gli attuali prezzi?
Perché dovrebbero consegnare le loro preziose risorse, necessarie
anche al loro stesso sviluppo, come nel caso di Caracas, in cambio dello
svalutato bigliettone verde nordamericano e non, invece, esportare il
greggio verso quei paesi che offrono contropartite ben più utili
e interessanti?

E tutto qui, e solo qui, il nocciolo della questione. Sotto tale lente
si può analizzare, ad esempio, il comportamento dell’occidente
nei confronti di paesi quali, ad esempio, il Sudan.

In Sudan si combatte una battaglia, forse decisiva, tra occidente e emergenti
potenze eurasiatiche. Il premio è la possibilità di sfruttare
le risorse del pianeta, e decidere del proprio futuro. Ma è l’uso
dei mezzi, in Sudan, che indica il grado di declino di una parte e l’ascesa
dell’altra. L’occidente, contro Karthum, utilizza l’arma del ricatto e
della minaccia. E questo dopo aver alimentato le guerriglie scissioniste
dal SPLA o averne creato di nuove. Difatti i due movimenti guerriglieri
separatisti del Darfur, sono finanziati, armati e addestrati da statunitensi,
francesi e israeliani. Inoltre i santuari della guerriglia darfuriana,
si trovano nei confinanti stati del Chad e della Repubblica Centrafricana,
i cui governi sono retti da dittature decrepite e corrotte. Dittature
che verrebbero spazzate via dai popoli ciadiano e centrafricano, se non
intervenissero i legionari e i Mirage di Parigi, che bombardano
e rastrellano gli oppositori dei regimi filoccidentali locali.

Ma è un aspetto ignorato dalle truppe cammellate massmediatiche.
Quest’ultime, in realtà, sono la vera carta da giocare, rimasta
nella manica dell’occidente. La vera arma dell’occidente è la propaganda,
fittiziamente rappresentata come informazione o spettacolo (come nel caso
dell’imminente concerto pro-Darfur), arte in cui eccelle Hollywood, ovvero
l’apparato militar-disinformativo dedito alle psy-ops degli USA.
Gli europei, e i primis gli italiani, in questo gioco, svolgono il ruolo
di complemento, non mettono ‘eroi’ con il volto di George Clooney,
ma più prosaici medici-chirurghi ‘crocerossini’ di alcune
rinomate ONG. Se poi il loro aiuto si materializza in un ospedale cardiovascolare,
che è sì utile in Sudan, ma non è proprio una necessità
immediata, dimostra lo stato prossimo al fallimento dell’occidente.

A fronte della paccottiglia hollywoodiana e dell’operato di ‘Emergency’,
la Cina e la Russia forniscono le infrastrutture necessarie al Sudan,
chiedendo in cambio l’utilizzo dei suoi giacimenti di petrolio. E lo fanno
senza chiedere formali, e seccanti, adesioni di principio superflui; oppure
l’accoglimento delle pretese di qualche ONG occidentale, magari satolle
e soddisfatte di se; o ancora avanzare la pretesa di adeguarsi alle richieste
‘ristrutturali’ della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Insomma, aeroporti, porti, autostrade, scuole, insegnanti, ospedali, medici,
medicine, raffinerie e fabbriche diventano, per i paesi dell’africa e
del resto del Terzo Mondo, asset alla loro portata grazie a Cina,
India, Cuba e Russia.

Perciò la propaganda ideologica e la disinformazione strategica
occidentali si inaspriscono; l’occidente non ha altri mezzi di influenza.
Le capitali e i capitali della metropoli possono solo fare ricorso al
‘virtuale’: ai telefilm, ai reportage più o meno seri,
ai concerti rock, o altra simile parafernalia; utilizza questi mezzi ‘virtuali’
poiché sul piano materiale, concreto, nulla può fare. L’occidente
è impossibilitato a recare aiuti utili al Terzo Mondo. Lo può
fare la minuscola Cuba o il martoriato Vietnam, ma l’UE o gli USA hanno
ormai esaurito qualsiasi possibilità d’intervento, a meno che non
si tratti di intervento armato. Ma anche in questo caso, si segnala il
declino occidentale: Iraq e Afghanistan lo dimostrano, e ben presto lo
dimostreranno il Libano, il Pakistan e il Sudan.

Quindi, di fronte a tale impotenza, le élite dominanti, o almeno
la sua fazione più liberale, ha tirato fuori dal cilindro il coniglio
del ‘Global Warming‘; una studiata campagna di marketing, proprio
come è nello stile hollywoodiano-sorosiano, protesa a difendere
la posizione economica internazionale degli USA e dei suoi satelliti,
Israele e Regno Unito, e contemporaneamente attaccare lo sviluppo di India,
Cina e Latinoamerica e il risveglio della Russia.

Lanciando l’allarme sull’effetto serra, che ormai viene attribuito esclusivamente
al processo di industrializzazione delle potenze emergenti extraoccidentali,
scordandosi, non a caso, il secolo e mezzo di industrializzazione occidentale;
si traccia l’identikit del nemico da abbattere. Perciò, quando
Al Gore sproloquia dell’effetto ‘serra’ ci delinea, in realtà,
il procedere verso lo scontro tra occidente e potenze emergenti euroasiatiche
e latinoamericane. Scontro che è in via di accelerazione, come
dimostrano i recenti eventi occorsi tra Londra e Mosca.

Appena nominato, il Premier inglese Gordon Brown ha deciso di dare una
accelerata al programma del neocon Tony Blair. Effettivamente, non sempre
i sinarchisti liberali sono più ‘moderati’ o più
‘prudenti’ dei neocon o dell’ala destra sinarchista. Brown è
l’espressione dei circoli atlantisti rockefelleriano-rodhesiani, più
di Blair. La sua politica sarà quella di penetrare maggiormente
le strutture europee, per meglio condizionarle (vedasi il caso della rete
satellitare ‘Galileo’, non a caso sabotata dal Regno Unito e
dalla sua dependance olandese). Ma soprattutto di contrastare, il più
possibile, sia la restaurazione statuale della Russia e sia il risanamento
economico-sociale di Mosca. Perciò Londra è divenuta il
ricettacolo della mafia russa e del terrorismo ceceno. I casi Politkovskaja
e Litvinenko rientrano nella guerra a bassa intensità antirussa.
Sono strumenti propagandistici da impiegare contro Putin; come nella recente
espulsione dei quattro diplomatici russi, effettuata sotto la scusa del
caso Litvinenko, ma in realtà adottati in risposta al riarmo strategico
e all’abbandono del trattato CFE da parte della Russia. Non è difficile
scorgere in tutto ciò la medesima mano atlantista.

Ma soprattutto si assiste a una divisione dei lavori tra la sponda inglese
dei circoli sinarco-atlantisti, ovvero Gordon Brown, David Milliband e
il RIIA (il Reale Istituto per gli Affari Esteri, la controparte inglese
del CFR) che persegue lo scopo di approfondire la frattura tra la Federazione
Russa e la comunità europea; mentre l’ala statunitense dei circoli
atlantisti, sostenendo le chiacchiere di Gore, a scopo propagandistico
anticinese, cerca una via per affrontare il nodo dei rapporti economico-diplomatici
tra Beijing e Washington.

Infatti nella casa statunitense, si assiste a uno scontro sulla strategia
da attuare nei confronti della Repubblica Popolare della Cina. Da una
parte il CFR chiede di mantenere l’attuale cambio dollaro-renbimbi, favorendo
il commercio e l’acquisto dei buoni del tesoro, così necessari
al finanziamento della ‘Grande Guerra Mondiale al Terrorismo‘;
mentre alcune componenti come il IIE-Peterson chiede invece una forte
rivalutazione del cambio, ricorrendo, se necessario, a manovre diplomatiche,
finanziarie e commerciali, sia presso il WTO che presso l’ONU (vedasi
il caso della campagna contro la ‘pena di morte‘) che costringano
le autorità cinesi a rivalutare la loro moneta.

Il timore egli USA, in quest’ultimo caso, è che i cinesi, dotati
di una forte moneta, possano passare dall’acquisto di buoni del tesoro
statunitensi all’acquisizione di intere aziende e industrie. Il dilemma
che tormenta Washington è questo. Così come la favola del
Global Warming‘, almeno così come ce lo raccontano, non
sia null’altro che un mezzo teso: a rinserrare i ranghi all’interno dell’occidente,
a fare allineare l”opinione pubblica‘ dietro l’elite sinarchista
(liberal, neocon, ‘ecologista’, ecc. ecc.); mentre verso l’esterno,
svolge il ruolo di pianificazione e giustificazione di interventi armati
‘umanitari’. Insomma la riedizione del colonialismo vecchio stile:
invadiamo quei paesi per instaurare la civiltà‘. Ma con
il solito vecchio e vero scopo di impossessarsi delle risorse dei popoli
africani, asiatici, latinoamericani, ecc. Questo , e solo questo si nasconde
dietro la crociata del ‘Global Warming’.

Una ultima nota. La sinistra, occidentale e italiana, si è entusiasticamente
accodata alla campagna di Al Gore & Company. Anzi, tra i residuali
intellettuali organici, le lodi verso il figuro ecologista si sprecano.
Nessuno di costoro sa che egli ha ricevuto finanziamenti, al tempo della
campagna presidenziale, da parte di molte compagnie petrolifere statunitensi.
E nessuno esprime dubbi sulle motivazioni reali, finali, delle campagne
sulla ‘pena di morte‘ e sul ‘Global Warming‘, nessuno
a sinistra, dubita della bontà d’animo di individui divenuti miliardari
sulla pelle di miliardi di esseri umani.

Tutto ciò dimostra il fallimento storico della sinistra occidentale,
plurale, alternativa, democratica o antagonista che sia. Un fallimento
che l’ha condanna all’emarginazione politica e sociale, almeno in Italia.
La dimostrazione mi è stata fornita, nella mia città, dalla
presentazione di un progetto ‘zapatista’, sostenuto dal PRC,
difatti era presente il responsabile degli esteri del PRC. Succo del discorso,
il deputato ‘comunista’ incitava i ragazzini presenti a ‘non
sporcarsi le mani
‘ cercando di ‘conquistare il potere‘;
cioè a non darsi una organizzazione e a non studiare la realtà.
Bisogna solo, affermava in soldoni l’onorevole, fare del volontariato.
Il termine partito è bandito dal lessico ufficiale sella sinistra
‘radicale’ italiana. Bandito assieme al ‘potere’ (leggasi
responsabilità, l’azione sul terreno concreto e reale). Al dirigente
del PRC, e agli altri come lui, il ‘potere’ in sé, in
effetti, non interessa. Bastano e avanzano le prebende e i privilegi ad
esso connessi.

Di fronte a tale quadro, c’è poco da sorprendersi se la sinistra
ha come referenti ideologici individui come Toni Negri, Al Gore, Jeremy
Rifkin, i Black Block e altro pattume sinarchista. Difficilmente
il radicalismo di sinistra occidentale avrà una chance nel futuro.
Ci si deve preparare per la costruzione di una nuova visione del mondo.

Alex Lattanzio
Fonte: http://xoomer.alice.it/sitoaurora/home.htm
Link: http://xoomer.alice.it/sitoaurora/Scienza/globalw.htm
18.07.2007

Pubblicato da God

  • Tao

    Esce oggi su “comedonchisciotte.org” un articolo di Alessandro Lattanzio intitolato “Global Warming: La nuova crociata dell’Occidente originariamente pubblicato su “Aurora” il 18 Luglio (link). (1)

    L’articolo, di per se, non meriterebbe attenzione se non come esempio dell’ondata di complottismo che sta travolgendo alcuni di noi che, evidentemente, hanno problemi a distinguere la realtà dalla fantasia. Lo menziono qui unicamente per correggere alcune affermazioni false fatte nei riguardi del lavoro dell’associazione ASPO e del suo presidente onorario, Colin Campbell.

    Nel testo di Lattanzio, leggiamo che:

    “…nella sceneggiata ‘ecologistica’ istruita dai centri strategici dell’Occidente, rientra anche la tesi del ‘Picco di Hubbert’; ovvero la prossima fine delle risorse petrolifere. Tale ipotesi venne avanzata più di trenta anni fa, e da allora riproposta e spostata nel tempo. In realtà da trent’anni la produzione petrolifera non fa che aumentare. Dov’è la scarsità profetizzata? Sta nei documenti elaborati dal guru, e unico vero teorico del ‘Picco’, il geologo Campbell. Costui profetizza la fine dell’era del petrolio da decenni; ma i documenti su cui basa tali profezie sono inaccessibili: se si vuole consultarli, bisogna previamente versare 34000 dollari a Campbell stesso. Sono documenti accessibili solo alle multinazionali dell’energia. Coincidenza?”

    A questo proposito, preciso che:

    1. Il picco di Hubbert non è la “fine delle risorse petrolifere”; ma semplicemente l’inizio del graduale declino della produzione. Dopo il picco, si continuerà a produrre petrolio ancora per decenni.

    2. Trenta anni fa, Hubbert aveva previsto il picco globale intorno all’anno 2000. Aveva fatto una predizione sostanzialmente corretta dato che il picco dovrebbe verificarsi entro il primo decennio del secolo corrente e probabilmente si è già verificato nel 2006.

    3. Colin Campbell è presidente e fondatore di ASPO, ma non è certamente “l’unico vero teorico del Picco”. Ci sono centinaia di ricercatori che lavorano su questo argomento, dentro e fuori ASPO. Vedere per esempio “the Oil Drum” http://www.theoildrum.com (2) Le opinioni sulla data del picco sono molteplici, ma la maggioranza dei ricercatori lo da entro il 2010.

    4. Colin Campbell prevede da circa un decennio che il picco si verificherà entro il 2010. Quindi anche lui ha fatto una previsione sostanzialmente corretta.

    5. I “34000 dollari” che bisognerebbe versare a Campbell per i suoi dati sono pura fantasia. I dati risultanti dalle analisi di Campbell sono di libero accesso a tutti a http://www.peakoil.net (3) e sono aggiornati tutti i mesi nella newsletter dell’associazione ASPO.

    6. Ma quale coincidenza??

    In ogni caso, per capire il livello di questo testo, basta considerare questo paragrafo:

    “.. nel mondo; ad esempio un cittadino degli USA consuma, pro capite al giorno, circa ventisette barili di petrolio, mentre un cittadino indiano ne consuma più o meno uno. “

    Ventisette barili di petrolio al GIORNO? Un po’ tanto; il numero giusto per il consumo negli
    stati uniti è di 27 barili di petrolio all’ANNO. Soltanto un piccolo errore di oltre un fattore 300 (!!).

    Deve essere proprio tutta colpa del Global Warming. Troppo caldo da alla testa.

    Ugo Bardi
    Fonte: http://www.aspoitalia.blogspot.com/
    Link: http://aspoitalia.blogspot.com/2007_07_01_archive.html
    29.07.07

    Note:

    1) http://xoomer.alice.it/sitoaurora/Scienza/globalw.htm
    2) http://www.theoildrum.com/
    3) http://www.peakoil.net/

  • trotzkij

    I Bardi del sistema
    Che si consumino 27 barili, pro capite, al giorno o all’anno, non modifica la sostanza del mio discorso, né inficia l’argomentazione, né conferma le fanfaluche di Campbell. Infatti le profezie di Campbell, come appunto l’aspo dimostra, si avverano sempre proprio perchè non si avverano, ha appena detto che il picco è stato superato nel 2006 e poi conclude che dovrebbe esserlo nel 2010. Costoro non sono mai chiari, proprio come tutti i profeti di sventura; non c’azzeccano mai, e si salvano in corner con nuove profezie future…
    Il picco di Hubbert è stato indicato imminente già a metà degli anni ’70, e a dispetto dei dati di fatto, come in ogni setta carismatica che si rispetti, la ‘profezia’ si rinnova ogni lustro; ma sì, che continuino così.
    Per quanto riguarda i ‘dati’ distribuiti, per ragione di marketing, al popolino si sventolano magari dei grafici astrusi; ma le analisi geologiche, chimiche e quant’altro, insomma quelle serie e che costano, le si danno a chi paga e paga bene.
    Nel caso di simile gente, Campbell e compagnia bella, neanche il caldo è una giustificazione, poichè trattasi di raggiro e malafede. Infatti, presso certi consessi ‘scientifici’, legati agli interessi anglostatunitensi, certi nomi e certe teorie non hanno diritto di esistenza, per esmepio: Nikolai Kudryavtsev, Vladimir Porfiriev, Victor Linetsky e la teoria del ‘Petrolio Abiotico’. Sono russi e quindi sono il nemico, di ieri, di oggi e di domani, nella geopolitica, nell’energia e nella scienza.

    alessandro lattanzi