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GLI STATI UNITI HANNO USATO LA BOMBA AL NEUTRONE A BAGHDAD?

DI GARY WILSON
Workers World

Un ex comandante della Guardia Repubblicana Irachena ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero usato armi al neutrone nel corso della battaglia a Baghdad. E almeno un ex funzionario dell’esercito americano condivide la sua tesi.

In un’intervista del 9 aprile trasmessa da Al Jazeera, Saifeddin Fulayh Hassan Taha al-Rawi afferma che “le forze armate americane hanno utilizzato bombe al neutrone e al fosforo durante l’attacco all’aeroporto di Baghdad prima del 9 aprile 2003, giorno della resa della capitale irachena”.

Inoltre, ha aggiunto che le bombe hanno incenerito circa 2.000 delle Guardie Repubblicane ma hanno lasciato gli edifici e le infrastrutture intatte. La bomba al neutrone è studiata per produrre una minuscola esplosione mentre rilascia una notevole quantità di onde gamma e neutroni, in grado di penetrare un’armatura e di penetrare in profondità nella terra. Queste radiazioni sono particolarmente dannose per i tessuti (britannica.com). La bomba è rimasta nell’arsenale americano per decenni ma non è mai stato usata in combattimento, prima di allora.

Mentre nessuno dei principali mezzi d’informazione ha riportato delle bombe al neutrone, David Hambling, autore di “Weapons Grade: How Modern Warfare Gave Birth to Our High-Tech World” nota che gli Stati Uniti hanno già ammesso l’uso di bombe al fosforo durante la guerra in Iraq.

Sul blog Danger Room della rivista online Wired, Hambling ha affermato che dalla descrizione fornita da al-Rawi ad Al Jazeera riguardo una serie di esplosioni che uccisero gli occupanti degli edifici senza demolirli, “è interessante sapere che esista un’arma nell’arsenale americano progettata esattamente per fare questo… la AGM-114N”.

E prosegue Hambling: “Il 15 maggio 2003, poche settimane dopo l’attacco all’aeroporto di Baghdad, Donald Rumsfeld ha elogiato la nuova bomba….nonostante sia stata ufficialmente descritta come “arricchita di metalli” o addirittura “iperbarica”, la nuova macchina da guerra non è differente dagli ordigni termobarici che producono la stessa esplosione con una pressione inferiore e una durata maggiore, per generare effetti più distruttivi. Come molti termobarici, la AFM-114N usava alluminio in polvere. I militari non parlano di solito dei termobarici perché hanno ricevuto una cattiva pubblicità dai media. Human Rights Watch li ha criticati perché hanno la capacità di “uccidere e ferire in modo brutale e colpire un’area molto vasta”.

Le armi descritte come termobariche includono lanciatori di fiamme e napalm. Un articolo della BBC News del 4 marzo 2002 sosteneva che gli Stati Uniti utilizzassero armi termobariche in Afghanistan e ne descriveva la combinazione di calore e pressione, poiché “distribuivano nubi molto fini di materiale esplosivo attraverso l’obiettivo che, di conseguenza, prendeva fuoco. Gli effetti del calore e della pressione sono incredibili – ai soldati coinvolti nelle esplosioni viene risucchiata l’aria dal corpi e anche i loro organi interni sono distrutti in maniera irreversibile”.

Troppo sanguinoso per essere raccontato

L’ex capitano dell’esercito americano Eric May, un ex funzionario dell’intelligence e degli affari pubblici, ritiene che i militari americani abbiano usato le armi al neutrone nella battaglia di Baghdad. May è uno dei partecipanti dell’accampamento organizzato da da Cindy Sheenan fuori dalla villa di Gorge Bush a Crawford, in Texas.

In un’intervista pubblicata dal Lone Star Iconoclast svoltasi a Crawford, in Texas, May afferma che “la più grande storia di guerra si trasformò in un ‘non evento’ quando si seppe che era semplicemente un evento troppo sanguinoso per essere raccontato”.

“Il finto salvataggio del sodato Lynch è stata una mera distrazione dalla verità,” ha detto May. “E l’abbattimento della statua di Saddam Hussein non era nient’altro che un modo per fissare nella mente delle persone che era una vittoria facile”.

Il 24 aprile le audizioni del Congresso hanno sentito la testimonianza delle “storie di Jessica D. Lynch e Pat Tillman… egregi esempi di ufficiali che manomettono la verità per mantenere relazioni pubbliche durante la guerra”. (“Government Challenged on Lynch and Tillman”, New York Times, 24 aprile 2007)

Il capitano May afferma “che la battaglia di Baghdad sia stata emblematica per tutta la disavventura del Medio Oriente. Non c’è niente che pensai allora che non sia stato confermato dai fatti. Gli Americani non sanno ancora che ci fu una battaglia a Baghdad perché i media legati ai corpi militari costruirono il caso Lynch per concentrare su di esso l’attenzione”.

May prosegue: “La prova più inconfutabile che proviene da fonti internazionali, scientifiche, è che la nostra posizione stava diventando insostenibile all’aeroporto di Baghdad e abbiamo utilizzato una testata al neutrone, almeno una. Questo è il grande segreto dell’aeroporto di Baghdad.

“Se guardiato ai dati disponibili a livello internazionale, ci sono rapporti su un aumento delle radiazioni sul bestiame, e di effetti sul metabolismo umano – morte e malattia. Ciò spiega perché, dopo la battaglia di Baghdad, abbiamo avuto storie frammentarie di cose come montagne di spazzatura da spostare. All’epoca non aveva alcun senso, finchè non si ragiona a posteriori, e si intuisce che fossero un’operazione di decontaminazione. Inoltre, quella parte della battaglia di Baghdad spiega molte cose, uscite allo scoperto più tardi e chiarisce la ragione per cui sia stato nascosto così a lungo”.

Che fosse stata una bomba al neutrone o l’AGM-114N, il Pentagono usò un qualche tipo di arma di distruzione di massa all’aeroporto di Baghdad.

Gary Wilson
Fonte: http://www.workers.org/
Link: http://www.workers.org/2007/world/neutron-bomb-0510/
05.05.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di ELEONORA BIANCHINI

Nota: Link aggiunti dalla redazione

Pubblicato da God

  • Truman

    IRAQ, APRILE 2003: UNA BOMBA A NEUTRONI ESPLODE NELL’AEROPORTO DI BAGHDAD…

    Riceviamo da una fonte autorevole che desidera mantenere l’anonimato

    Mosca, 15 Novembre 2004. Non ci sono certezze. Eppure, sembra proprio che sia accaduto: nella “battaglia dell’aeroporto”, come ancora oggi vengono chiamati i terribili scontri avvenuti nei primi giorni di aprile del 2003 nell’aeroporto internazionale Saddam Hussein di Bagdad, i militari Usa dopo aver subito pesantissime perdite – forse centinaia di uomini uccisi, letteralmente fulminati da scariche elettriche da 11mila volt – avrebbero fatto uso di una piccola bomba atomica. Una bomba a neutroni. L’esplosione avrebbe provocato istantaneamente un flusso intensissimo di neutroni, una vera e propria ventata di radioattività, che riuscì a cancellare ogni forma di vita, provocando un campo elettromagnetico di così grande intensità da portare alla liquefazione le linee elettriche e telefoniche dell’intera area dell’aeroporto.

    La contaminazione radioattiva è di durata relativamente breve. Se così è stato — e non una superbomba Moab, per esempio — si tratterebbe della prima volta in cui questo tipo di arma è stato usato in un ambito tattico di battaglia, esclusi forse utilizzi in Afganistan o nella Prima guerra del Golfo sui quali però non si sa nulla. E se così è stato, la Coalizione dovrebbe spiegare per quale motivo ha usato un’arma di distruzione di massa in una guerra che negli intenti ufficiali serviva proprio a combattere le armi di distruzione di massa.
    Non sappiamo con esattezza quando (e se) l’ordigno sia stato usato: con ogni probabilità fra il 5 e il 6 aprile. Come per Hiroshima e Nagasaki, anche in questo caso potrebbe essere attribuito alla Bomba il crollo del regime. Avrebbe fatto strage di militari iracheni, pare circa 10mila sulle 23mila guardie repubblicane impegnate nella battaglia per riconquistare lo scalo, ma anche di moltissimi militari statunitensi. Troppi elementi — che descriveremo analiticamente più sotto — concorrono per confermare la voce sull’uso di un’atomica nell’aeroporto, raccolta da indicazioni discrete e rimbalzata senza clamore su alcuni giornali nel mondo.
    Elementi come l’improvvisa liberazione dell’aeroporto, dopo giorni di scontri sanguinosissimi, e la sostanziale sparizione istantanea di un’intera divisione irachena che combatteva per riconquistare lo scalo, come l’immediato crollo del sistema iracheno di difesa e l’entrata delle forze della Coalizione in una Bagdad allibita e silenziosa, come il blackout elettrico e telefonico che ha accompagnato la presa dello scalo aereo.
    Elementi come le testimonianze di fosse comuni scavate nell’area e come la decontaminazione del suolo dell’aeroporto.
    Elementi come la sostanziale impossibilità di usare per settimane l’intero scalo, limitandone la fruibilità a poche aree, per arrivare all’intero recupero solamente molti mesi dopo.
    Elementi come la fuga della delegazione russa da Bagdad e l’assalto di una squadra armata non identificata contro la colonna russa in fuga: i russi erano i soli che, con i loro satelliti e le intercettazioni, sapevano che cosa esattamente stesse accadendo.
    Tant’è che Condoleeza Rice dovette fare una visita-lampo a Mosca per spiegare qualcosa al Cremlino, mentre Bush dovette telefonare a Putin per giustificare qualche cosa. Ma di indicazioni ce ne sono altre, molte altre.

    La strage elettrica
    Dall’indagine alla ricerca di dati e di documenti, è emerso un tragico scenario di quella battaglia. Uno scenario di agguati e di stragi. Come sarebbe accaduto quando i ragazzi delle forze statunitensi racchiusi nell’aerostazione sarebbero stati uccisi in massa dagli iracheni, i quali avrebbero allagato le sale dell’edificio e hanno fatto passare nell’acqua una scarica di corrente a 11mila volt.
    In quella Battaglia dell’Aeroporto per esempio fu distrutto quasi completamente il 3° [battaglione] del 7° [reggimento] Cavalleggeri. Eppure, i mezzi di comunicazione avevano descritto gli avvenimenti in modo confuso e discordante, e soprattutto non avevano parlato delle considerevoli perdite statunitensi. Non sappiamo specificare quando accadde, e se accadde, l’episodio terribile della scarica elettrica. Probabilmente nella notte fra il 4 e il 5 aprile, o nella notte successiva. Due piani della zona passeggeri erano sotto il controllo statunitense. Ma gli iracheni occupavano ancora la zona Vip e gli edifici dei servizi aeroportuali, dove si trovano le valvole per la distribuzione idrica anche nell’area passeggeri liberata dagli statunitensi.
    Nella notte, fu pompato petrolio nel primo piano, mentre comandando le valvole della distribuzione potabile gli iracheni allagarono d’acqua il piano terreno dell’aerostazione passeggeri. Quindi, con alcuni cablaggi in alta tensione, venne attivata nell’acqua che allagava le sale passeggeri una corrente elettrica a 11mila volt. Poi fu innescato l’incendio del petrolio. I soldati statunitensi balzarono di scatto scendendo le scale, e finendo in mezzo all’acqua elettrificata: fu una strage. Non è possibile sapere quanti ragazzi morirono in questo modo.
    È invece a questo fatto che potrebbe essere attribuito il blackout di Bagdad di quella notte. Forse fu questa terribile strage, gli Stati Uniti decisero di passare alla bomba ai neutroni. Solamente in quel momento, insieme con il blackout delle telecomunicazioni irachene, è crollata la resistenza del Governo di Hussein, quando la Guardia repubblicana ha comunicato al vertice militare del partito baathista l’utilizzo di quell’arma terrificante. A quel punto, la resistenza del Governo di Hussein è collassata e i carri statunitensi sono entrati nella capitale. Poi l’aeroporto internazionale di Bagdad è rimasto chiuso per mesi, e solamente nove mesi dopo il 9 aprile ha ripreso la sua piena funzionalità.

    La cronaca dei fatti
    La Battaglia dell’Aeroporto di Bagdad cominciò il venerdì notte, era il 4 aprile 2003. Ma ricostruiamo il seguirsi degli eventi. Il tempo usato è il presente storico. Durante la notte fra il 29 e il 30 marzo trenta parà dell’82a Airborne, insieme con militari delle unità per le operazioni speciali dell’esercito, s’inoltrano nell’Aeroporto internazionale Saddam Hussein per tentarne la presa con un colpo di mano.
    Un’operazione non riportata dalle agenzie internazionali, e forse finita in un insuccesso per le forze di liberazione. Sono passati alcuni giorni e sembra tutto in regola, la mattina del 3 aprile 2003. Tutto tranquillo. Le forze statunitensi di liberazione appaiono ancora lontane e l’Ansa-Afp scrive che “anche se nessun aereo è arrivato o partito dall’aeroporto dal 19 marzo, la vigilia dell’inizio della guerra, gli impiegati continuano normalmente il loro lavoro, ha detto al-Jaburi, aggiungendo che radar e altre installazioni dello scalo sono stati colpiti nei primi giorni di conflitto, ma l’aeroporto è adesso sicuro”.
    Sono le ultime ore di tranquillità. Nel corso della giornata cominciano i primi combattimenti fra l’avanguardia della Coalizione e i piccoli distaccamenti iracheni di presidio. La Reuters — il cui inviato Luke Baker è al seguito della terza divisione di fanteria — dice che i distaccamenti statunitensi non stanno incontrando resistenza: “Non possiamo ancora fare un bilancio della battaglia, ma i soldati non hanno incontrato alcuna resistenza finora”, dice Baker.
    I comandi iracheni sembrano impreparati, colti di sorpresa; non hanno predisposto alcuna forma di difesa dello scalo: non più di due o tre compagnie, senza armi pesanti, a guardia di appena una leggera linea di trinceramenti attorno al perimetro dell’aeroporto. L’emittente televisiva statunitense Abc conferma che le forze della terza divisione Usa hanno preso il controllo dello scalo, mentre l’agenzia Associated Press dice che ci sono tiri di artiglieria e che tutta l’area della capitale è al buio.
    La mattina del 4 aprile corrono verso l’aeroporto i mezzi della 1a brigata della 3a divisione di fanteria meccanizzata. Sui piazzali, qualche vecchio velivolo e un aereo di linea — forse delle linee giordane — che non avevano fatto tempo a decollare quando gli Stati Uniti avevano annunciato il blocco dei voli all’inizio delle operazioni. Il comando della Coalizione, ancora in Qatar, non si fida ancora. Impone che la colonna che sta affluendo verso lo scalo venga affiancata per protezione, mentre chiede una ricognizione aggiuntiva per verificare la presenza di truppe nemiche nell’aeroporto: la liberazione della struttura potrà avvenire solamente dopo che le squadre di ricognitori avranno comunicato direttamente e personalmente al quartier generale un rapporto dettagliato della situazione.
    Intanto a Bagdad sono gli ultimi giorni del regime sanguinario di Saddam Hussein, e il pittoresco ministro iracheno dell’informazione, Mohammed Sahhaf, davanti alle telecamere annuncia fra due giorni la strage di statunitensi. A mano a mano che le ore passano, la colonna statunitense continua ad affluire nello scalo, mentre si attende che arrivino con materiali e mezzi gli elicotteri della 101a Airborne, i quali cominciano a dare manforte ai commilitoni. Ma l’afflusso di armi pesanti è paralizzato dalle cannonate di grosso calibro che cadono sulla zona: gli iracheni tirano sulle vie di collegamento per impedire le manovre ai militari della Coalizione.
    Nel frattempo, fin dalle 8 del mattino, piccoli gruppi di miliziani attaccano le postazioni controllate dai militari della Coalizione, e vengono dispersi dall’intervento di carri e autoblinde. Nell’aeroporto ci sono unità della 1a brigata, un paio di battaglioni appoggiati da artiglieria, per circa 3mila uomini, 60 carri e una ventina di cannoni. La 2a brigata del 3o meccanizzato si accosta alla periferia della capitale e si colloca vicino allo svincolo delle autostrade per Amman e per Karabela; un battaglione con batterie d’artiglieria si colloca oltre lo svincolo sud dell’aeroporto, verso abu-Harraib.
    L’Ansa riporta un esultante generale Stanley McChrystal dello Stato Maggiore, secondo il quale l’aeroporto di Bagdad è “sicuro”, anche se restano “sacche di resistenza sporadiche”; le divisioni della guardia repubblicana di Hussein sono “seriamente indebolite”. Viene annunciata la disfatta completa delle divisioni della guardia repubblicana al-Madina al-Munavvara (divisione “Medina”) e Hammurabi. In realtà, agli scontri hanno preso parte alcune formazioni dell’Hammurabi e una brigata della Medina, la quale si sta concentrando più lontano, alle porte di Bagdad.
    La sera del 4 aprile l’agenzia Reuters specifica che centinaia di soldati americani si preparano ad andare di rinforzo alla 3a divisione nella notte all’aeroporto di Baghdad e stanno affluendo soldati della 101a Airborne, del 94o battaglione, un’unità del Genio. Replica la dittatura irachena attraverso la Reuters: l’aeroporto è ancora in mani irachene mentre la guardia repubblicana speciale e i paramilitari dei feddayn “hanno giurato di infliggere al nemico una disfatta e di dargli una lezione, affinché sappia che genere di uomini siamo”.
    Scoppia la bomba, prima ipotesi.
    Ormai è notte. Il sanguinoso 4 aprile si è chiuso con l’ennesima inutile strage. E con il buio arriva tra i militari che hanno liberato l’aeroporto un ordine a sorpresa: indossare le protezioni per la guerra nucleare, batteriologica e chimica. Buona parte della 1a brigata meccanizzata passa la nottata nell’indossare le tute antiatomiche. È stata lanciata in questa occasione la bomba a neutroni? Impossibile dirlo.
    Potrebbe farne un cenno involontario uno dei caldissimi réportage che scriveva Robdinz sul sito Indymedia (sito i cui archivi non sono ora disponibili): era la sera di quel 4 aprile e Robdinz scrive nella sua corrispondenza: “Di bocca in bocca giungono le notizie della grande battaglia all’aeroporto durata tutta la notte e niente affatto finita”. Notizie a volte euforiche, “li abbiamo rimandati indietro, gli americani”, a volte, il più delle volte “100 morti, anzi 300 per le bombe degli invasori”.
    “La battaglia dell’aeroporto si è sentita fin dentro la città. Si è sentita e si è vista, con quelle esplosioni che non avvenivano più a terra, ma dieci, quindi ci metri sopra i palazzi e le infrastrutture. Era come se le bombe ed i missili esplodessero emettendo una fortissima luce giallo/verde che illuminava per chilometri tutto quanto era intorno. Con un rumore, un fragore, un boato esplosivo mai sentito prima da quanto era enormemente forte”.
    È questa, la bomba a neutroni?
    Più probabilmente, bisogna aspettare ancora una o due notti. Ma qualcosa di strano, si respira: ecco un’altra accorata corrispondenza di Robdinz su Indymedia. “Sarà stanotte? La linea telefonica, raggiunta libera dopo così tante ore da non sperarci più, mi porta un racconto di una Baghdad alla fine. O, all’inizio di qualcosa che segnerà per sempre la città e la popolazione”. Forse è questa la notte della strage elettrica.
    Sabato 5 aprile. Ancora battaglia
    La mattina del 5 aprile la corsa degli statunitensi perde energia e i reparti rallentano per fortificarsi a ridosso della capitale, in attesa che il dispiegarsi della logistica consenta l’afflusso di rinforzi e di materiali. Il cannoneggiamento iracheno è molesto e continuo per tutta la giornata, e purtroppo è anche ben diretto. Non si contano le raffiche di mitragliatrice e gli scontri ravvicinati. Nell’aeroporto, per alcune unità della Coalizione la situazione è tesa: continuano le richieste di rinforzi e di materiali.
    Ecco da Indymedia una corrispondenza di Robdinz raccolta la sera del 5 aprile: “Sulla battaglia dell’aeroporto di questa notte e di questa mattina si rincorrono voci incontrollabili. Molti cittadini parlano di oltre cento soldati invasori uccisi dalla resistenza irachena nell’area dell’aeroporto. Le notizie che si raccolgono in città sostengono che il Saddam International Airport è tuttora sotto il controllo dell’esercito iracheno”.
    Ancora su Indymedia da Amman scrive Rosarita Catani, oggi corrispondente di Reporter Associati: “L’aeroporto di Bagdad è di nuovo in mano agli iracheni a seguito di un’operazione compiuta da fedayn. Sono entrati all’interno dell’aeroporto carichi di tritolo e si sono fatti saltare in aria. Si vedono le immagini dei carri armati americani distrutti. Le persone scendono per strada, saltano sui carri armati americani e cantano inni di vittoria”.

    La strage del 6 aprile
    La mattina del 6 aprile gli iracheni, che erano stati colti di sorpresa due giorni prima dall’operazione di liberazione dell’aeroporto, ora hanno avuto il tempo di organizzare un contrattacco. Esattamente i due giorni che aveva promesso il ministro iracheno della Propaganda. Alle 10 comincia l’assalto iracheno all’aeroscalo, con tre battaglioni della guardia repubblicana sostenuti da formazioni di miliziani baathisti.
    Le unità statunitensi sollecitano ancora aiuti, come l’intervento dell’artiglieria e dell’aviazione. Sono ore di fuoco e di sangue. Dopo molti assalti fallimentari, gli iracheni puntano gli sforzi (con due brigate e 2mila miliziani) per occupare la seconda rampa all’edificio dell’aeroporto, mentre le forze della Coalizione si concentrano nell’aerostazione liberata e sulla rampa che la circonda, facendo ricorso a tutte le forze disponibili della 3a divisione meccanizzata e della 101a Airborne. Gli elicotteri da attacco al suolo e da battaglia stanno svolgendo più di 300 missioni di volo. Le perdite sono rilevanti soprattutto fra le file irachene, ma la situazione è pesantissima anche per gli statunitensi, che hanno dovuto fare ricorso a 20 voli delle eliambulanze.
    Vi sarebbero filmati che mostrano gli iracheni in armi mentre usano come zimbello per i loro scherzi alcuni paracadutisti statunitensi fatti prigionieri: sono da attribuire a questa giornata di sangue, oppure allo sbarco della trentina di parà dell’82a avvenuto la settimana scorsa? Con l’avanzare della sera gli scontri scendono d’intensità e le forze di entrambi gli schieramenti si raggruppano per assicurarsi le posizioni migliori. La notte tra il 6 e il 7 aprile è minacciosa soprattutto per gli statunitensi: le forze irachene sembrano insormontabili e la liberazione dell’intero aeroporto sembra remota. Perfino Bagdad è un miraggio.
    I 3mila militari della Coalizione che presidiano lo scalo liberato, i quali ricevono rinforzi e materiali con il contagocce via elicottero, hanno davanti a loro non meno di 18-20mila iracheni pronti a dar battaglia, con gli arsenali pieni e vicini. La guardia repubblicana che presidia la capitale ha perso appena il 5-8% del potenziale bellico.
    Forse scoppia la bomba, seconda ipotesi
    Di fronte a tanto pessimismo, la soluzione sembra meno remota.
    Ne parla il comandante dell’aviazione alleata, il generale Michael Mosley: “L’esercito iracheno, inteso come una struttura organizzata costituita da grandi unità, non esisterà a lungo”. A Bagdad c’è un vasto blackout e i telefoni si zittiscono di colpo in tutta la regione. Secondo una notizia riportata dal sito di IndyMedia di San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) proprio quella notte la popolazione ha sentito un’esplosione fortissima.

    Si muove la diplomazia
    Alle 5 del mattino c’è un lungo colloquio telefonico, diretto e personale, fra George W. Bush e Vladimir Putin. Con una dinamica che s’era ripetuta identica quando era affondato misteriosamente — speronato da una nave spia sconosciuta, sebbene la versione ufficiale parli d’incidente — il sottomarino atomico russo Kursk. Prima di parlare con Putin, Bush s’è consultato con Condoleeza Rice, che ha appena compiuto una visita urgente a Mosca per parlare con il ministro russo degli Esteri, Igor Ivanov.
    L’argomento trattato potrebbe essere il sanguinoso assalto armato di forze sconosciute (ma ben note ai russi) le quali hanno aggredito il convoglio diplomatico russo che, con l’ambasciatore Vladimir Titorenko, stava lasciando Bagdad. Di questo, hanno parlato Bush e Putin? Solamente di questo, nella loro telefonata?

    Il regime crolla di colpo
    Dopo questi eventi, d’un tratto, dal 7 e 8 aprile le formazioni irachene hanno perso ogni capacità combattiva. Non escono dai ricoveri per assaltare le forze della Coalizione. Le mosse sembrano disorganizzate.
    Scompaiono nel nulla buona parte dei 23mila iracheni che tentavano di occupare l’aeroporto. Stime successive della resistenza irachena parlerebbero di 10mila morti. Si osservano “gravi avarie all’intero sistema iracheno di comunicazione e controllo”. Non si sa che cos’abbia potuto danneggiare il sistema iracheno di comunicazione, finora molto protetto e resistente. La mattina del 7 aprile, troviamo la prima brigata corazzata del 3o meccanizzato in corsa verso Bagdad, per liberare i palazzi governativi del centro.

    I servizi segreti russi
    I russi – che hanno satelliti spia e sistemi di intercettazione – hanno visto tutto. Che cosa? Il sito http://www.irakwar.ru, poi soppresso, pubblicava i rapporti iracheni del servizio militare russo, comprese le intercettazioni. Di colpo, il 7 aprile comunicò nei suoi rapporti la sospensione della pubblicazione. Spiegarono di essere venuti a conoscenza di importanti elementi “top secret” la cui pubblicazione avrebbe coinvolto i rapporti fra la Russia e gli Stati Uniti.

    La decontaminazione, le epidemie
    Sebbene sia stata annunciata pubblicamente l’immediata riapertura dello scalo internazionale, molte zone dell’aeroporto rimarranno inaccessibili per settimane, e prima che venga riaperta tutta la struttura dovranno passare mesi. Che cos’è accaduto? Nella rubrica Grandangolo, il giornale indiano Express India (http://iecolumnists.expressindia.com/full_column.php?content_id=46449) osserva che il probabile utilizzo della bomba a neutroni nell’aeroporto internazionale di Bagdad è confermato solamente da «soldati baathisti e abitanti della zona». Qui la cronaca finisce, e si passa al periodo della pacificazione.

    I giorni passano nell’aeroporto liberato definitivamente. Sempre il sito di IndyMedia di San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) afferma che testimoni hanno notato numerosi camion che portavano fuori dallo scalo moltissimi carichi di terreno, come se fosse una superficie contaminata. Stando a http://bunker.defcode.com/index.php?cat=1&page=1&paged=2, i materiali contaminati sarebbero stati accumulati a ridosso di un villaggio dove si trova la maggiore prigione di terroristi, forse abu-Ghraib. La discarica sarebbe controllata da una sorveglianza armata permanente.
    La popolazione dell’abitato adiacente avrebbe sofferto una singolare epidemia fatta da lesioni alla pelle e dalla perdita dei capelli. Secondo diverse testimonianze, molti dei militari che hanno svolto il servizio di sgombero del terreno forse contaminato sarebbero poi morti. I familiari di uno di questi militari deceduti dopo il servizio di decontaminazione dell’aeroporto avrebbero rivendicato la morte per armi di distruzioni di massa.
    A ciò si aggiunge l’epidemia che secondo http://66.241.226.47/cgi-bin/mt/mt-comments.cgi?entry_id=33 avrebbe colpito numerosi militari della Coalizione in servizio in prossimità dell’aeroporto, con febbre, macchie scure alla pelle e altri sintomi tipici dell’esposizione a radiazioni. Il giornale saudita al-Watan il 17 luglio 2003 riferisce che questa epidemia, attribuita alle severe radiazioni solari della zona, si mostrava resistente alle cure negli ospedali del Golfo Persico e i militari sarebbero stati così trasferiti a Washington.
    Alle famiglie dei morti iracheni non è stato possibile riavere le salme per la sepoltura e su IndyMedia San Francisco (http://www.indybay.org/news/2004/02/1669628.php) è riportato quello che un giornalista inglese avrebbe affermato dopo aver visto le foto delle salme: “è come se i corpi fossero stati fusi”.
    Secondo altre testimonianze, nell’area dello scalo aereo sarebbero state scavate fosse comuni per la sepoltura di una gran quantità di salme non solo irachene ma anche di militari della Coalizione colpiti dall’irradiamento radioattivo.

    [email protected]

  • marko

    Ma chi ha scritto queste panzane? Guardate che una bomba al neutrone non è un petardo. L’emissione di neutroni è arricchita, ma comunque la potenza puramente esplosiva è sempre dell’ordine dei kilotoni (=migliaia di tonnellate di esplosivo). Sarebbe difficile non accorgersi del suo utilizzo da parte di chiunque, tramite satelliti, analisi del fall-out ecc.

    Vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Neutron_bomb

    Le bombe termobriche, per converso, non si possono considerare armi di distruzione di massa.

    Articoli così fanno riflettere sul significato di “antiamericanismo”…

  • pif

    Sei un esperto di bombe al neutrone?

    La potenza puramente esplosiva è dell’ordine dei kilotoni se come base di partenza sei nell’ordine dei megatoni o delle centinaia di kilotoni. Se i nvece parti dai kilotoni (con una piccola bomba N, e ce ne sono anche di un solo kiloton) ovviamente l’effetto esplosivo è paragonabile a quella di un grosso ordigno convenzionale.
    Qui non si tratta di essere pro o antiamericani, anche un idota all’oscuro di tutto si rende conto che c’è stato qualcosa di anomalo. Potrebbero ave r usato altri tipi di armi, chimiche, elettromagnetiche, in ogni caso il meglio dell’esercito di Saddam si è dissolto nel giro di 24 ore, me lo ricordo perfettamente pur avendo visto il tutto solo attraverso i media manipolati nostrani.
    Quindi le possibilità sono tre: 1) sono tutti morti, per mezzo di armi convenzionali o non convenzionali che dir si voglia 2) l’esercito di Saddam se l’è data a gambe 3) l’esercido di Saddam si è fatto corrompere e ha smesso di combattere da un giorno all’altro.

    Come d’irebbe Mike: che busta vuole, la uno, la due, o la tre?

  • marko

    Non sono un esperto, e mi pare neanche tu, semplicemente leggo:

    “This intense burst of high-energy neutrons is intended as the principal mechanism of killing, although a large amount of heat and blast is also produced. A common idea is that a neutron bomb “leaves the infrastructure intact” however current designs have yields in the kiloton range,[9] the detonation of which could cause heavy destruction through blast and heat effects. A yield of one kiloton is not much for a nuclear weapon but it is nearly two orders of magnitude (100x) bigger than the most powerful conventional bombs. The blast from a neutron bomb may be enough to level almost any civilian structures inside the lethal radiation range.[10]”

    Il tuo discorso “La potenza puramente esplosiva è dell’ordine dei kilotoni se come base di partenza sei nell’ordine dei megatoni” francamente non lo capisco. Per generare neutroni a sufficienza hai bisogno di un doppio stadio fissione-fusione, e per iniziare la fusione hai bisogno di un minimo di fissione. Un kiloton è l’equivalente di cinquanta camion carichi di esplosivo.

    Per concludere, sempre da wiki:

    “On the 4th anniversary of the Iraq War, Quatar-based Al-Jazeera news television aired a lengthy commemorative programme. In the programme, former Iraqi Republican Guard field commander General Sayf ad-Din Rawi made the unsubstantiated claim that the United States dropped a neutron bomb on the Baghdad International Airport during the invasion of Iraq in April 2003.[11] He described a device being deployed that left many Republican Guards soldiers burned but with buildings and equipment intact.

    The rumor plays on the popular myth that the neutron bombs that have been developed are radiation-only devices. As described above in the technical overview, a practical neutron bomb is a fission-fusion thermonuclear device, but with enhanced radiation effects, and would have therefore caused severe damage to buildings and left all nearby vegetation dead. No evidence of such damage has been shown in or around the Baghdad International Airport. In addition, the deployment of a neutron bomb would have resulted in numerous cases of acute radiation syndrome among the survivors, and no such cases have been reported. Furthermore, any nuclear weapon will produce distinctive radioactive fallout which is easily detected from other countries so if a nuclear weapon had been used, that fact would have been conclusively proved almost immediately.”