Francis Fukuyama e la fine dell’egemonia americana

di Markku Siira

È ironico, ma anche in qualche modo appropriato, che l’analista e autore Francis Fukuyama, che negli anni ’90 delirava per la “fine della Storia” e il trionfo della democrazia liberale occidentale guidata dagli americani, ora scriva – nella rivista dei circoli finanziari The Economist, nientemeno! – sulla fine dell’egemonia statunitense.

Fukuyama ammette persino che le fonti a lungo termine della debolezza e della recessione americana sono “interne piuttosto che internazionali”. Lo studioso cerca di convincere i suoi lettori che

“L’America rimarrà una grande potenza negli anni a venire, ma la sua influenza dipenderà più dalla sua capacità di risolvere i suoi problemi interni che dalla sua politica estera”

Dopotutto, il periodo di massimo splendore dell’egemonia americana è durato meno di 20 anni, “dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 alla crisi finanziaria del 2007-2009”. L’arroganza, la miope glorificazione dell’”eccezionalismo americano” e gli interventi militari nell’Asia occidentale (in termini anglo-americani, “Medio Oriente”) hanno preso il loro pedaggio.

Gli Stati Uniti hanno ripetutamente sopravvalutato l’efficacia della forza militare nel determinare un cambiamento politico fondamentale. Anche il modello predatorio del “libero mercato” di Wall Street ha incontrato difficoltà. Il decennio si concluse con le truppe americane impantanate in due guerre. La crisi economica internazionale ha anche messo in luce le disuguaglianze create dalla globalizzazione guidata dagli Stati Uniti.

L’unipolarismo di questo periodo è ormai superato e il mondo è tornato ad un più normale stato di multipolarità, “con Cina, Russia, India, Europa e altri centri che aumentano il loro potere rispetto all’America”.

Gli Stati Uniti, secondo Fukuyama, devono affrontare grandi sfide interne. La società americana è profondamente polarizzata e ha trovato difficile raggiungere un consenso praticamente su qualsiasi cosa. Questa polarizzazione è iniziata con le tipiche questioni politiche americane come le tasse e l’aborto, ma da allora si è espansa in un’aspra lotta per l’identità culturale.

Anche una minaccia esterna, come il coronavirus, non ha fatto sì che gli americani si unissero. Piuttosto, sostiene Fukuyama, la crisi ha approfondito le divisioni e la distanza sociale dell’America. Mascherine e vaccinazioni sono diventate questioni politiche piuttosto che misure di salute pubblica.

I conflitti si sono diffusi a tutti gli aspetti della vita, dallo sport ai marchi di consumo. Un’identità civica che vantava l’America come democrazia multietnica è stata sostituita da narrazioni bellicose su questioni di libertà, storia della schiavitù e persino sessualità.

Esiste ancora un forte consenso d’élite riguardo alla Cina, che è emersa come rivale degli Stati Uniti: sia i repubblicani che i democratici concordano sul fatto che Pechino sia una “minaccia ai valori democratici” (cioè al centrismo occidentale). Tuttavia, mi chiedo, insieme a Fukuyama, se gli Stati Uniti sarebbero davvero preparati per un conflitto militare con la Cina o la Russia. Le truppe dell’impero di Washington sono andate in Afghanistan, ma sarebbero andate a Taiwan o in Ucraina?

La polarizzazione interna ha già danneggiato l’influenza globale di Washington. L’appello dell’America è stato notevolmente diminuito: le istituzioni democratiche americane non hanno funzionato bene negli ultimi anni, quindi perché un paese dovrebbe emulare il tribalismo e la disfunzione politica americana? Fukuyama ricorda che il paese modello di democrazia non è riuscito nemmeno a ottenere un trasferimento pacifico del potere dopo le elezioni del 6 gennaio.

Barack Obama non è mai riuscito a fare un “Pivot to Asia”. Non sono nemmeno sicuro che Biden ce la farà. Sarebbe saggio concentrarsi sulle sfide più vicine a casa piuttosto che coinvolgere gli alleati e iniziare a intimidire la Cina nel suo stesso cortile.

Fukuyama, che ha ispirato i neoconservatori amanti della guerra negli anni ’90, suona più realistico oggi. Sostiene che è improbabile che gli Stati Uniti ritornino alla loro precedente posizione egemonica e non dovrebbero nemmeno provare a farlo. Nella migliore delle ipotesi, può solo sperare di “mantenere un ordine mondiale basato su valori democratici, insieme a paesi che la pensano allo stesso modo”. Il tempo dirà se gli Stati Uniti sono ancora in grado di farlo.

Come l’impero britannico in passato, gli Stati Uniti stanno diventando una risorsa esaurita. Personalmente, sospetto che per i circoli del capitale internazionale, anche un mondo guidato dalla Cina non sia davvero un abominio. Nella mutata situazione, anche la pretesa di democrazia liberale può essere scartata, a patto che i privilegi della classe capitalista globale rimangano immutati.

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Articolo originale di Markku Siira:

https://www.geopolitica.ru/en/article/francis-fukuyama-and-end-american-hegemony

Traduzione di Costantino Ceoldo

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Vocenellanotte
Utente CDC
24 Settembre 2021 19:21

L’affermazione più importante è proprio l’ultima e cioè che le famiglie che ora comandano non ci metteranno niente a scaricare USA e GB, purché siano assicurati i loro loschi affari anche a guida Cina. In fin dei conti a loro non importa comandare, ma manovrare.
Chissà se la cultura cinese si farà assoggettare da questa visione predatoria di stampo tribale che manovra il mondo fa almeno 300 anni.

JA
Utente CDC
24 Settembre 2021 20:32

E intanto i soliti sorci noti sentendo odore di usura non si prendono in ritardo per saltare dalla barca che han fatto affondare:
“La strana faida cinese di Soros e BlackRock” 23/09/2021
https://www.maurizioblondet.it/la-strana-faida-cinese-di-soros-e-blackrock/

cedric
Utente CDC
24 Settembre 2021 20:51

Non ci sarebbe da meravigliarsi molto se entro una decina di anni (un paio di mandati presidenziali) ci fosse una nuova secessione degli stati del sud per creare un nuovo soggetto internazionale.
Gia’ adesso il Texas ha un rete elettrica indipendente e separata da altre tre reti “federali”, quindi i secessionisti non avrebbero problemi di forniture elettriche e men che meno di forniture petrolifere.
Anche le atomiche sono gia’ distribuite fra stati del nord e stati del sud che eviterebbe dissuasioni nucleari contro la secessione.
L’unico vero problema sarebbe su chi si prende il seggio ex USA con diritto di veto al consiglio di sicurezza ONU, magari è la volta buona che si creano nuovi seggi col veto per tutti quelli che hanno le atomiche come India, Pakistan e….

Ultimo aggiornamento 21 giorni fa effettuato da cedric
JA
Utente CDC
Risposta al commento di  cedric
24 Settembre 2021 21:54

Oramai non è più una questione di se ma di quando.
Le società multi razziali stanno in piedi solo come il Sud Africa dell’Apartheid… e dopo
https://it.wikipedia.org/wiki/Apartheid

Ultimo aggiornamento 21 giorni fa effettuato da JA
BALABIOTT
Utente CDC
Risposta al commento di  cedric
25 Settembre 2021 20:40

Ipotesi suggestiva; se non sbaglio anche la super liberale California ha mire secessioniste..

Gino
Utente CDC
25 Settembre 2021 3:10

Queste due citazioni sono tra loro contraddittorie: 1. « Gli Stati Uniti hanno ripetutamente sopravvalutato l’efficacia della forza militare nel determinare un cambiamento politico fondamentale. » 2. « ma sarebbero andate a Taiwan o in Ucraina? » ovvio, infatti, è che la risposta alla seconda debba essere “no”; ma perché mai, se veramente detenessero la supremazia militare? La supremazia la detengono soltanto al livello della spesa militare, ma spesa militare ed efficienza militare non sono la stessa cosa. Ciò ch’è veramente straordinario è che, avendo speso ben oltre 11 volte quanto è stato speso dalla Russia, non possano vantare alcuna supremazia militare! e trascurando poi il fatto che anche gran parte della spesa militare degli ‘alleati’ dovrebbe venire aggiunta, alla cifra della spesa militare dei soli USA. L’evidenza sarebbe, quindi, o di una spaventosa inefficienza della spesa militare, sia nel caso degli USA sia nel caso degli alleati degli USA, o di una efficienza prodigiosa della spesa militare russa. A mio parere è verosimile che sia l’una che l’altra siano vere. Military expenditure by country, in constant (2019) US$ bilions., 2011-2020 (sommatoria degli ultimi 10 anni) (fonte: SIPRI 2021) USA……………..7343.13 China………….1964.11 Saudi Arabia.682.02 Russia…………..662.66 India……………..620.25 UK………………….564.47 France…………..485.41 Japan…………….472.04 Germany………432.84 South… Leggi tutto »

Ultimo aggiornamento 21 giorni fa effettuato da Gino
oriundo2006
Utente CDC
Risposta al commento di  Gino
25 Settembre 2021 11:26

La spesa militare nasconde gli investimenti nella scienza e nella tecnica applicata, specie a fini militari e sopratutto GENETICI. Questa e’ la vera ‘frontiera’ ( per usare un loro termine ) su cui gli USA ed anche gli europei ( tra cui l’ Italia ) sono impegnati: in questo, i bilanci pubblici sono tutti FALSI, una cosmesi applicata per non dire la verita’ sul flusso ininterrotto che va verso i laboratori. Economia, politica, societa’ sono assolutamente in secondo piano nelle menti dei decisori: insistere su questi argomenti considerandoli come un secolo fa vuol dire non aver capito NULLA della deriva su cui ci stanno portando OGGI. Il sistema viene tenuto in piedi solo per raggiungere alcuni obiettivi occulti, primo dei quali, anzi il prioritario e’ l’uomo artificiale e connesso a questo il dominio assoluto sulla natura. Gli investimenti pseudo-militari sono li’ a bella posta solo come un fondale di film o meglio come la parte emergente dell’ iceberg: sono attendibili come la pandemia.

sbregaverse
Utente CDC
25 Settembre 2021 10:49

Per adesso, in CINA :HALLOWEEN non è, ancora,festa nazionale.

cedric
Utente CDC
25 Settembre 2021 12:55

una osservazione su questa argomentazione

Gino wrote: L’evidenza sarebbe, quindi, o di una spaventosa inefficienza della spesa militare, sia nel caso degli USA sia nel caso degli alleati degli USA, o di una efficienza prodigiosa della spesa militare russa. A mio parere è verosimile che sia l’una che l’altra siano vere.

ci sono TRE tipi di efficienza militare

  • efficienza strategica con il deterrente atomico
  • efficienza tattica contro un esercito regolare
  • efficienza tattica contro un popolo in rivolta

1) USA e Russia hanno entrambe efficienza strategica col deterrente atomico
2) USA ha la solo efficienza tattica contro un esercito regolare nemico ma senza usare le atomiche tattiche da 5 KTon
3) Russia ha solo efficienza tattica contro insurgentes(!) interni ed esterni, in patria ed all’estero
Da 70 anni nè USA nè Russia hanno avuto a guerre del tipo esercito mio contro esercito tuo, d’altra parte contro gli insurgentes aiutati da un popolo intero nessun esercito potrà mai vincere una guerra a meno che non si ammazzino TUTTI i civili avversari come avvenne in Cambogia, Ruanda, ecc. e questo gli USA non se lo possono permettere.
Tutti lo sanno quindi l’unica efficienza militare realmente utile è quella strategica con l’arsenale nucleare.

Ultimo aggiornamento 21 giorni fa effettuato da cedric
Primadellesabbie
Utente CDC
25 Settembre 2021 13:46

I pensatori di circostanza, come Fukuyama, nella migliore ipotesi fanno perdere tempo.

mingo
Utente CDC
25 Settembre 2021 23:47

Piano piano arrivano tutti a quello che noi di CDC leggiamo da anni su questo sito ed in altri .
Che gli USA sono un impero in fase calante ,con perdita inevitabile di forza e egemonia ,gli Americani pero non son disposti per ora a lavorare in un ordine mondiale “multipolare”(carino l’autore ha messo pure la UE che non è altro che una appendice dell’impero Americano da esso voluta tra l’alto non in grado di reggersi sulle sue gambe senza la spinta e controllo da oltreoceano ) ed è per questo sono sempre più un animale rabbioso e pericolosi pronti anche per me a distruggere tutto e tutti nel caso perdano il potere.

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