Follia, cura e repressione: alcune riflessioni non allineate sulla tragica morte della collega Barbara Capovani

Riceviamo e pubblichiamo dal medico e psicanalista Paolo Azzone in merito al caso della psichiatra aggredita da un ex paziente e deceduta a causa delle ferite riportate.

Follia, cura e repressione: alcune riflessioni non allineate sulla tragica morte della collega Barbara Capovani

Di Paolo Azzone

Un delitto atroce. Una collega, una donna, la madre di tre bambini, è stata massacrata da uno squilibrato invaso dall’odio, accecato dall'immaginaria potenza che solo l'esercizio della violenza sa offrire. L'immagine di questa donna richiama alla mente altre vittime, altri colleghi caduti sul campo in una professione indubbiamente pericolosa.

Un brivido mi corre lungo la schiena. E sperimento un'altra volta la paura, la rabbia, il desiderio di vendetta.

La reazione emotiva scatenata da queste tragedie è pericolosa. C’è il rischio di lasciarsi trascinare da emozioni primitive e irrazionali. Scorrendo i media e le chat sui social trovo proprio queste reazioni istintive e percepisco il pericolo umano e sociale che rappresentano. Proprio per questo sento il bisogno di consegnare ai lettori alcune riflessioni.

Psichiatria e controllo sociale

La realtà del trattamento dei pazienti psichiatrici gravi ha poco in comune con la rappresentazione che ne danno i media e con lo stesso ordinamento giuridico. La legge Basaglia prevedeva la chiusura degli ospedali psichiatrici e privava la psichiatria nel suo complesso di qualsiasi funzione non strettamente terapeutica. In sostanza poneva fine al ruolo di controllo sociale affidato per secoli alle istituzioni della salute mentale.

Oggi la figura di Basaglia viene periodicamente rievocata e celebrata, non tanto dai professionisti del settore, che per lo più lo ricordano a stento, ma dalle autorità, dalle istituzioni pubbliche, dalla stampa.

Nei fatti, tuttavia - è bene che il lettore lo sappia - della sua riforma non rimane assolutamente nulla. Oggi la maggior parte dei pazienti psichiatrici più gravi sono sottoposti a misure di sicurezza in ambienti comunitari. In sostanza sono sottoposti a ricoveri obbligatori in strutture di lungodegenza. Per mesi, per anni. Spesso per sempre.

L'unica differenza che possiamo riscontrare rispetto alla reclusione manicomiale è la dimensione delle strutture (oggi in effetti molto più piccole) e la loro natura giuridica (strutture in larga maggioranza private anziché pubbliche).

In questo contesto segnalo due serie difficoltà:

  • almeno la metà dei pazienti affidati alle nostre cure non sono portatori di patologie psichiche, ma rientrano nella più generale e specifica realtà della devianza: balordi, alcolisti, tossicodipendenti e addirittura delinquenti comuni. È chiaro che non possiamo dare alcun contributo alla gestione di queste vicende umane, che in genere richiedono strutture più contenitive e approcci strettamente educativi.
  • Lo psichiatra si trova spesso schiacciato tra l’apparato giudiziario ed il paziente autore di reato. Gli si chiede di incontrare, curare, ma anche di sorvegliare, controllare, garantire la sicurezza del paziente, e della collettività. Di fatto, però, non dispone di strumenti adeguati ad interagire con soggetti caratterizzati da elevata capacità delinquenziale.

Insomma siamo come i coscritti della prima guerra mondiale, che ufficiali spietati mandavano alla morte senza troppi scrupoli.

Riduzionismo materialista

Insomma se alcuni pazienti psichiatrici odiano i servizi psichiatrici e noi operatori che li animiamo, non possiamo dire che abbiano tutti i torti. Gli psichiatri non sono stati capaci di opporsi ad una completa distorsione del processo di cura territoriale per come si era configurato negli anni ‘70.

La legge Basaglia fu il frutto di un più vasto movimento culturale europeo, denominato antipsichiatria. Autori come Thomas Szasz, Ronald Laing, Michel Foucault misero in discussione lo status scientifico della psichiatria e denunciarono la sua integrazione nei sistemi repressivi della società borghese.

La loro opera ebbe un'enorme risonanza negli anni ‘70, ma è ora dimenticata. Oggi la psichiatria si è nuovamente volta ad un modello che concettualizza la malattia mentale come un fatto puramente somatico. Con Engel (1), non dubita che lo stato epistemico della schizofrenia sia identico a quello delle malattie cardiovascolari o del diabete. In questo contesto i benefici dei trattamenti farmacologici vengono comunemente sopravvalutati rispetto a vari paradigmi psicosociali e la mente umana viene abitualmente concettualizzata come un dispositivo inanimato, come una macchina disfunzionale che solo il farmaco miracoloso potrà riparare.

Il dissenso del paziente, la sua non rara diffidenza paranoide verso cura e curante appaiono in questa prospettiva come un fastidioso intralcio, un ostacolo da rimuovere con qualsiasi mezzo. Si può allora configurare (e spesso si configura nei fatti) una relazione medico-paziente caratterizzata da radicale contrapposizione, sospetto e aperta ostilità. In questo contesto l’ostinata opposizione del paziente ed i frequenti interventi repressivi del sistema giuridico-sanitario si rinforzano reciprocamente, in una spirale destinata a incrementare e cronicizzare odio paranoico e violenza terapeutica.

Oggi il movimento antipsichiatrico non sembra suscitare più l’interesse di filosofi ed intellettuali. Sparuti gruppi di pazienti, familiari ed operatori organizzano un dissenso fragile e minoritario. In questi ambienti trova talvolta sfogo un'ostilità, una violenza verbale gratuita e cieca. Sembra che anche l'autore dell'efferato delitto di Pisa frequentasse questi contesti.

Contro questi ambienti e questi orientamenti è facile allora puntate il dito. Così fa ad esempio Open di Mentana e, nell’ambito degli addetti ai lavori, Francesco Bollorino con un recente contributo sul suo sito Pol.it dal titolo eloquente Psicopatologia dell’antipsichiatria.

Le associazioni di familiari e pazienti con orientamento avverso alla psichiatria biologica svolgerebbero una pericolosa funzione di incoraggiamento del dissenso sanitario. I media, come anche Francesco Bollorino, non esitano a sottolineare esplicitamente le implicite convergenze con il mondo no-vax, che sarebbe animato dalle stesse pericolose tendenze antiautoritarie.

Bollorino non sembra avere consapevolezza del ruolo repressivo e discriminatorio che la psichiatria rischia ogni giorno di svolgere. Non è sensibile alle preoccupazioni di pazienti e familiari per la conservazione, pur nella condizione di malattia, dei diritti fondamentali di uomini e cittadini. Le culture che si contrappongono al sapere psichiatrico sono per lui pure e semplici manifestazioni di una primitiva negazione della natura biologica della malattia mentale e della funzione salvifica della violenza e della repressione.

Soluzione poliziesca o soluzione terapeutica?

La tragedia di Pisa ha avuto in qualche modo una funziona catartica. Dopo decenni di silenzio e acquiescenza agli orientamenti istituzionali, gli psichiatri sembrano ritrovare la loro voce. Si formano ovunque chat animate con insolito interesse ed impegno da migliaia di colleghi. Si organizzano fiaccolate in ogni provincia. Ovunque gli Ordini dei Medici si associano alle società scientifiche nella richiesta di giustizia e di interventi legislativi.

Assistiamo così ad un fenomeno peculiare. La feroce aggressione contro Barbara Capovani viene in qualche modo sottratta agli strumenti interpretativi del sapere psichiatrico e viene ricondotta ad un fenomeno più generale: la violenza contro gli operatori sanitari. E’ questo un tema del resto molto caro oggi alle forze politiche e sindacali quando si confrontano con i problemi della sanità. Si chiedono inchieste rapide, pene severe, un’applicazione rigorosa delle misure coercitive.

Personalmente non credo affatto a queste soluzioni manifestamente repressive. Credo che come professionisti del settore sanitario dovremmo essere più consapevoli che la violenza non può essere efficacemente controllata se non si ha il coraggio di aggredirne le cause.

Il clima di ostilità e sospetto nei confronti dei sanitari non nasce oggi e non è certo un fenomeno spontaneo. Agli anni ottanta risale la campagna mediatica contro la colpa medica. Il medico cominciò allora a configurarsi nella narrativa mediatica come un incapace e un corrotto. Le varie inchieste sulla malasanità diffondevano l'immagine di un ambiente malato e l’onta per tangenti incassate dai politici della sanità si riversava insensibilmente sull’immagine del medico italiano medio.

Del resto, oggi si perdonano tutti i reati, ma si fa un’eccezione per i medici che si condannano con una certa leggerezza. Il caso della collega Veronica Puddu è eloquente.

L’obiettivo generale di questa campagna è stato quello di minare il rapporto di fiducia tra medico e paziente. Questa area di relazione personale rappresentava e rappresenta infatti un elemento di forte preoccupazione per il potere sanitario e le multinazionali del farmaco che lo sostengono e lo esprimono.

Nello stesso tempo, ai sanitari è stato chiesto di allinearsi alla politica economica dello stato, di privilegiare le esigenze di risparmio, rispetto alle istanze di salute del malato. Schiacciato tra i diktat delle aziende sanitarie e la crescente sfiducia dei pazienti il medico si è aggrappato ingenuamente all'ancora di salvezza sapientemente predisposta dalle oligarchie accademiche: le famigerate linee-guida. Questo processo ha raggiunto il massimo del suo sviluppo con la Pandemia COVID-19, ma era ampiamente in corso da anni. In questo modo il medico abdicava definitivamente al suo ruolo di professionista ed essere umano e si offriva al malato come grigio rappresentante di una burocrazia anonima e disumana.

Occorre essere consapevoli che in questa prospettiva la mera richiesta di giustizia e sicurezza senza una denuncia dei processi che snaturano la nostra professione non può che risultare controproducente. Anzi la campagna contro le aggressioni ai sanitari è uno specifico prodotto della propaganda che mira a spezzare il legame umano e professionale tra il medico ed il paziente. Tra medico e paziente non bastavano più avvocati e linee guida, ma occorrevano ormai violenza e repressione. Non possiamo immaginare una vittoria più grande per il regime sanitario che avvelena la nostra vita e la nostra professione.

Di Paolo Azzone

Paolo Azzone. Medico e psicoanalista.

NOTE

(1) = Engel G.L. (1977) The need for a new medical model: a challenge for biomedicine. Science, 196: 129-136.

(2) = http://www.psychiatryonline.it/node/6986

(3) = https://tg24.sky.it/cronaca/2023/01/19/dottoressa-alba-veronica-puddu-condanna-cagliari

Commenti (21)

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Mostra commenti 21 caricati
    1. BrunoWald 5 maggio 2023

      La concettualizzazione di qualsiasi malattia come un fatto puramente somatico è il limite principale della medicina occidentale.
      Limite voluto, peraltro, dal momento che favorisce gli interessi di Big Pharma e non mette in discussione il modello di vita e di società che delle malattie è la causa prima.

      La pandemia ha dimostrato che esistono medici onesti, capaci e coraggiosi, i quali rappresentano però una minoranza in un sistema corrotto e autoritario. Del resto, ormai non solo i pazienti psichiatrici, ma l'umanità in generale è vista come "un fastidioso intralcio", e se i sanitari nel loro complesso si prestano ad operare come "grigi rappresentanti di una burocrazia anonima e disumana", il rapporto di fiducia col paziente se lo possono scordare.

      "La mente umana viene abitualmente concettualizzata come un dispositivo inanimato, come una macchina disfunzionale che solo il farmaco miracoloso potrà riparare": una cultura basata su presupposti del genere è destinata prima o poi a schiantarsi a tutta velocità. La medicina condividerà la sorte della civiltà che l'ha prodotta.

    2. LuxIgnis 6 maggio 2023

      È tutto collegato, la medicina non è che uno dei tanti tentacoli della piovra.

    1. uomospeciale 5 maggio 2023

      Se c'è una cosa che ho sempre invidiato degli stati uniti è la rapidità e l'efficienza con cui le forze dell'ordine sanno trattare con gli individui violenti e pericolosi siano essi malati o no.
      Qui da noi i vari kabobo, Alejandro Stephan Meran, ( quello che fece secchi 2 poliziotti ) i vari Gianluca Paul Seung sono sempre liberi di fare qualsiasi cosa certi che la loro vita e la loro incolumità è sacra:

      ( Di quella delle loro vittime allo stato non frega un cazzo )

      In America invece, sono molto più avanti di noi nel trattare con gli psicotici violenti e pericolosi che vanno in giro come mine vaganti in cerca della prossima vittima:
      Hanno inventato delle efficacissime ed economiche pillole a effetto immediato che risolvono all'istante e per sempre qualsiasi problematica psichiatrica o malattia mentale.

      Due o tre pillole, e si risolve subito tutto.

    2. Baciccia 5 maggio 2023

      E si l America dev essere proprio un gran bel posto... Li si che i delinquenti li ammazzano in orario

    3. uomospeciale 5 maggio 2023

      Almeno piangono anche i criminali, non solo le vittime come da noi.

    4. Baciccia 5 maggio 2023

      E chi è che ride?

    1. ndr60 5 maggio 2023

      Non è certo un caso che l'antipsichiatria sia fiorita negli anni '70 e che sia duramente attaccata oggi: la repressione nella società borghese degli anni '70 sembra un giardino d'infanzia, rispetto ai processi di repressione e militarizzazione in corso oggi, soprattutto sulla parte debole della società.

    1. babette 5 maggio 2023

      almeno la metà dei pazienti affidati alle nostre cure non sono portatori di patologie psichiche, ma rientrano nella più generale e specifica realtà della devianza: balordi, alcolisti, tossicodipendenti e addirittura delinquenti comuni.È chiaro che non possiamo dare alcun contributo alla gestione di queste vicende umane

      Come no? Sono sicuro che ai ''balordi'', come il dottore li chiama, e anche ai ''delinquenti comuni'', di cui egli si occupa, si potrebbe appiccicare benissimo una bella diagnosi di Disturbo antisociale della personalità, caratterizzato dal disprezzo per le regole e le leggi della società (in effetti, potrebbe adattarsi pure ai Novax... Ops...).

    2. babette 5 maggio 2023

      Che poi, balordo significa tonto, sciocco (oggi si dice ''ritardato'')... Mai capito perché i giornalisti lo usino per indicare i malviventi.

    1. Primadellesabbie 5 maggio 2023

      L'evidente impotenza di fronte ai molti problemi originati dalle finalità stesse intorno alle quali la società è stata intenzionalmente spinta a organizzarsi, costituisce un forte e chiaro segnale di allarme che non può essere ignorato o sottovalutato ulteriormente senza un peggioramento rilevante e definitivo delle qualità umane degli individui che compongono la società stessa, fenomeno oramai vistoso che porta a abbandonare ogni forma di civiltà ostinatamente sopravvissuta ai tristi esperimenti concernenti il 'progresso' degli ultimi cento e passa anni.

      Per altro l'eliminazione delle peculiari caratteristiche umane, ritenute oramai superflue, è desiderato e perseguito apertamente proprio dagli stessi ambienti che hanno concentrato con ogni mezzo su questo 'progresso' gli intenti dell'intera società, ricavandone il potere distorto e distruttivo che attualmente detengono e del quale si servono.

    2. ignorans 5 maggio 2023

      Ora chiederanno all'intelligenza artificiale....

    3. Primadellesabbie 5 maggio 2023

      Sembra che siamo/siano già, da 3 o 4 anni, in balia della AI.

    4. IlContadino 5 maggio 2023

      Si spiegherebbe così la tanta, apparente incoerenza che sembra regnare sovrana nel nostro tempo.
      Come negli scacchi, quando studi linee di gioco con l'ausilio del computer, questo spesso suggerisce mosse che non paiono avere una minima logica, poi, continuando nell'analisi, a distanza di varie mosse, comprendi il piano che l'IA aveva in mente.

    5. ignorans 5 maggio 2023

      La cosa meravigliosa sarebbe se L'IA rispondesse: "ma ci vai a fare in culo te e tutti I tuoi problemi?"

    6. Brule 5 maggio 2023

      vedo pericolosi figuri fare quello che gli dice il cellulare, più o meno "svolta a destra" "ma c'è uno stagno" " a destra ho detto" - pluffete.
      Ed è lo stesso metodo della zone rosse arancioni, l'algoritmo decideva. La voglia di avere un pilota automatico.

    1. LuxIgnis 5 maggio 2023

      Quando andavo alle superiori, la mia scuola era ubicata vicino a un noto ospedale psichiatrico di Roma, quindi molti dei degenti che stavano lì perché non sapevano dove andare, si riversavano nel quartiere e venivano spesso da noi. Venivano da noi perché gli davamo da mangiare, le sigarette e soprattutto ci facevamo due chiacchiere e ci raccontavano le loro storie. La maggior parte di loro non erano pazzi all'inizio, qualche problema ma non pazzi veri e propri, ma venivano allontanati dalle famiglie a cui faceva molto comodo questo. E spediti in istituti psichiatrici che prima della legge Basaglia erano dei veri e proprio campi di sterminio. Psicofarmaci, letti di contenzione. La lobotomia che è stata sempre una cosa che non ha mai dato risultati clinici a patto rendere vegetale un uomo, ma che è stata propagandata per lunghi anni. Un altro dei grandi successi della medicina moderna che è servita solo ad alcuni personaggi di arricchirsi sulle vite di povera gente. A proposito sapete che la sorella del presidente Kennedy fu lobotomizzata su richiesta della famiglia? Divenne un vegetale a cui la famiglia se ne disinteressò.

      Non ci voleva molto a quei tempi per essere internati.
      La Basaglia prevedeva comunque non solo la chiusura dei manicomi, giustissima, ma tutta una serie di cose che non sono mai state attuate. Si è in realtà continuato a tenere sotto chiave e forti psicofarmaci i più pericolosi, e gli altri per lo più innocui lasciati praticamente a sé stessi.
      Ci sono pochi percorsi di recupero.

    1. Fantine 5 maggio 2023

      Lucidità e sereno disincanto.
      La strumentalizzazione uccide due volte.
      In linea con molto altro.
      Grazie all'autore di questo contributo.

    1. LuxIgnis 5 maggio 2023

      Del resto, oggi si perdonano tutti i reati, ma si fa un’eccezione per i medici che si condannano con una certa leggerezza.

      Quelli che gli fanno più comodo, i dissidenti, quelli che cercano soluzione alternative, ecc.
      Quelli invece che fanno operazioni inutili per guadagnarci sopra oppure innestano protesi difettose sempre per guadagnarci o altro fino ad arrivare all'incompetenza, è più difficile. Non vengono nemmeno radiati dall'albo.

    1. ignorans 5 maggio 2023

      di tanti articoli catastrofici, questo è particolarmente pieno di "problemi sociali", o "malattie" dei quali si dichiara l'incapacità di prendersene cura o anche solo di comprenderli. Si prefigura il caos, presente passato e futuro

    1. Martin 5 maggio 2023

      L'Occidente, e l'Italia in prima linea, e' ormai pieno di delinquenti che vengono fatti passare per squilibrati o simulano squilibri psichiatrici per ottenere l'impunita' - e' una conseguenza dei deliri di Laing, Foucault e Basaglia. Tutti o quasi "vittime del sistema", con tanti cari saluti ai principi di responsabilita' personale e penale.

    2. uomospeciale 5 maggio 2023

      Ormai l'infermità o la seminfermità mentale non si negano più a nessuno, non vorrai mica tenere in galera troppa gente per troppo tempo vero?
      Dai figli che uccidono i genitori ai genitori che fanno fuori figli, i fratelli o altri parenti ormai c'è da aver più paura in famiglia che da soli.
      Tutti malati di mente in modo permanente o transitorio:
      Bellissimo stratagemma quello della "transitoria infermità mentale"
      'nevvero?
      In pratica sei sanissimo tranne giusto quei 10 minuti o più mentre fai a pezzi le persone ( cosi non sei imputabile ) ma poi come per magia ritorni sano subito dopo:
      ( Presto! Presto! Fatelo uscire... Che deve andare a fare shopping! )
      chissà perché non ci sono mai ciechi, paralitici, o malati di cancro che siano "transitoriamente " ciechi, paralizzati, o con il cancro:
      Misteri della fede.. E della scienza forense.

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