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FARC, OSTAGGI, CHAVEZ E SCIACALLI

DI FULVIO GRIMALDI
Mondocane Fuorilinea

La diatriba tra due giornalisti esperti di America Latina e, non dico le Farc o addirittura Hugo Chavez, sarebbe troppo onore, ma l’associazione italiana che si occupa di Colombia e Farc (“Nuova Colombia”), ha evidenziato una volta di più come l’intelligenza e perfino l’esperienza possano dalla spocchia venire guastate fino alla putrefazione.

Il modello più illustre dei nostri tempi e luoghi è qui Massimo D’Alema, il parabarbieruccolo baffettato di Gallipoli, travolto da tic nervosi (segni di un’inconscia consapevolezza della propria fisiologica destinazione alle cantonate) che, parlando e guardando al mondo in verticale giù dal proprio naso, impegna una vita a occultare nella sua stizzosa boria il masso di Sisifo dei propri flop (e anche delle proprie malefatte).Dei due giornalisti Cric e Croc uno è Guido Piccoli, opportunamente ospitato da un “manifesto” che spreca editoriali e paginoni per piagnucolose perorazioni delle proprie dame da salotto in difesa della “vittima di genere” Hillary Clinton. Già, quella che reggeva la coda (insieme ad altre) del bombarolo Clinton nel suo massacro della Jugoslavia, nell’embargo genocida all’Iraq, nel sostegno alla pulizia etnica di Sharon (e non per nulla è il candidato più caro, oltreché alle manifestine, ai nazisionisti di Tel Aviv), nel maramaldeggiare Usa contro i popoli dell’America Latina. Quella che avvolge nel silenzio Guantanamo e Bagram, quella che non hai mai detto chiaro e tondo “finiamola con uccidere popoli con l’alibi della truffa 11 settembre”. Croc è Gennaro Carotenuto, uno che scrive cose consapevoli e interessanti sull’America Latina, ma che spesso piscia fuori dal vaso quando fa il giornalista “partecipativo” uscendo dal proprio seminato. Entrambi appartengono alla nobile schiera dei politically correct, rigorosamente non-violenti e dunque beneaccetti su treni che portano un po’ dappertutto, salvo là dove si rischia di bruciarsi le dita. Il loro quadro di riferimento sono “società civile”, “diritti umani” e “comunità internazionale”, pari pari il tiro a tre con il quale l’imperialismo sbatte i suoi zoccoli sui crani dei divergenti.

Ma a forza di maneggiare roba incandescente con i migliori guanti d’amianto, a volte si finisce con l’incenerirsi la credibilità. Guido Piccoli, prima che sul “manifesto” desse dei delinquenti e narcotrafficanti alle Farc colombiane, mettendosi nella scia maleodorante del – da lui poi inutilmente deprecato -narcofascista Uribe, l’avevo incontrato in un convegno bolognese nel quale entrambi eravamo relatori su guerre e rivoluzioni. Le sue prese di distanza da chi all’obliterazione di popoli di troppo risponde picchiando e sparando, non gli procurarono i favori del pubblico. Il che, comunque, non ha portato a nessun ripensamento. Anzi, il consanguineo ambiente del “manifesto”, ne ha propiziato il quasi totale allineamento con i più viscerali anatemi pacifinti. Alvaro Uribe ne ha goduto: l’universo mondo, anche se non tutti lo dicono, sa perfettamente che trattasi di criminale della più sporca acqua coloniale; quello che gli premeva era che gente come Piccoli e Carotenuto contribuissero acchè un’impeccabile guerriglia, lunga quarant’anni e dunque manifestamente sostenuta da gran parte della popolazione, venisse insozzata, satanizzata alla Saddam e, così, messa quanto meno sullo stesso piano. Anzi, peggio, visto che il piccolissimo Piccoli non si è addirittura peritato di adombrare “torture” delle Farc sul corpo inerme del bambino Emmanuel, figlio della selva, della guerriglia e dell’ostaggio Clara Rojas. Di solito a gente così si dà dell’infame. Nonché del cretino quando preferisce credere a un macellaio psicopatico come Uribe, o a un poliziotto manovrato, piuttosto che a un combattente comunista per la liberazione del popolo e per l’integrazione della Patria Grande.

Quanto a Gennaro Carotenuto, in questa congiuntura maestrino dalla penna nera, è stata degna di Zelig la sua metamorfosi da fustigatore delle Farc, anche qui terroristiche, sanguinarie, narcotrafficanti e controparte di una “società civile” colombiana che solo la siderale distanza concettuale gli ha potuto far apparire bella impetuosa, a “embè, tutto sommato, qualcosa di queste Farc si può salvare, un contributo chissà lo possono ancora dare…”, rigurgitati penosamente dopo i chiarimenti. Ma come, i falsari di interviste inventate, i bugiardoni sui movimenti e disolocamenti di Emmanuel, coloro che avevano imbrogliato Chavez e mezzo mondo latinoamericano che si era precipitato ad accogliere il bambino…?

Cosa aveva determinato questa invereconda metempsicosi, al termine della quale i due soggetti, uno sul giornaletto pseudo-comunista e l’altro dal suo palchetto “partecipativo”, si erano ripresentati come bisce divincolantisi sotto lo scarpone? Era successo che lo scarpone lo aveva calzato Hugo Chavez e, con precisa mira, l’aveva fatto calare su tutti gli sciacalli e paraculi che si erano avventati sulla vicenda per poter dar sfogo, finalmente, alla propria avversione alla resistenza armata e reintegrarsi così nei vari circoli della caccia dai quali si spara soltanto su chi insiste a ingombrare le strade con i suoi cenci. Carotenuto, avventurandosi temerario fin nelle zone a lui ignote del Medio Oriente, ne aveva già dato ripetuta prova.

L’ho ascoltato per intero, Hugo Chavez, nel suo racconto sulla vicenda Emmanuel e dei due ostaggi liberati e a lui consegnati, Clara Rojas e Consuelo de Perdomo. Un racconto che coincide perfettamente con quello delle Farc e di gente interna alla situazione colombiana, E siccome la mia ultraquinquennale frequentazione di Chavez e del Chavismo mi ha dato ogni ragione per nutrire in lui più che in chiunque altro assoluta fiducia, ecco che ne viene fuori che le Farc avevano ragione, hanno detto il vero e che Uribe ha potuto servirsi di fiancheggiatori come Piccoli e Carotenuto per tentare – e non riuscire – di mandare in vacca la liberazione – unilaterale! – degli ostaggi e di additare al ludibrio universale la resistenza armata di popolo al suo narcofascismo coloniale.

Semmai, le Farc hanno peccato dell’ingenuità degli onesti, non consentita però a chi da decenni ha minuziosa e drammatica esperienza del carattere criminale del regime che combatte. La consegna del bambino a gente fidata, fuori dai pericoli della selva e delle bande uribiste, era appropriata. Il sequestro di Emmanuel da parte del delinquente di Bogotà poteva, doveva, essere previsto e possibilmente sventato, prima di prometterne la consegna. Ma quest’ombra non toglie che le Farc abbiano dimostrato, come sempre in passato, di essere serie, perbene, corrette. E Chavez le ha riconosciute e onorate come tali, alla faccia degli sciacalli: “Forze armate della Rivoluzione”, “Esercito combattente”, le ha chiamate. Con enfasi. Insomma, dalla parte dei giusti, dalla parte della liberazione. Piccoli e Carotenuto, che pure inneggiano ala rivoluzione bolivariana, pensano forse che il presidente venezuelano fa combine con terroristi narcotrafficanti? Le Farc e il Venezuela ne sono usciti alla grande. E così “Nuova Colombia”, che i ridicolizzati volevano ridicolizzare. I due giornalisti ne escono alla “piccoli”. Che Carotenuto limi la sua presunzione e si ravveda. Ha coscienza e conoscenza per farlo. Piccoli lasciamolo perdere. Le contumelie usate come scalini per salire un po’, lo hanno scaraventato nel fondo.

Fulvio Grimaldi
Mondocane Fuorilinea
12.01.2008

Pubblicato da God

  • noxvodz

    Sono iscritto al sito da un pò, ma è la prima volta che lascio un commento.
    Ci tengo a dire che Hugo Chavez, secondo me figlio delle ideologie Castro-Guevariste, è uno degli ultimi leader socialisti insieme a Morales e Fidel Castro. Chavez sarà la resistenza delle ideologie nate nella rivoluzione cubana, sarà colui che avrà il compito di continuare un progetto nato negli anni ’60 dalla mente di Che Guevara. Ovvero il Sud America socialista. Oggi da lui chiamata “rivoluzione bolivariana”! Purtroppo ultimamente si è lasciato prendere dal momento positivo che vive economicamente il Venezuela (i soldi possono cambiare chiunque) è per questo che si è visto sconfitto nel referendum passato. Probabilmente ci sarà un altro referendum dello stesso tipo, ma stavolta deve parlare di più al popolo, e fargli capire che è troppo presto per cambiare.
    Cuba vive un momento importantissimo, dopo la futura morte di Fidel e Raul Castro, ci saranno molti attacchi da parte degli USA per prendere il controllo dell’isola, e se non ci sarà Hugo Chavez (nel 2012 finisce il suo mandato se non sbaglio) a difendere i 40 anni di buon governo cubano……tutte le persone morte durante la rivoluzione e negli anni passati sarranno morte invano. Il grande progetto di un Sud America unito nella lotta all’imperialismo e capitalismo americano svanirà nel nulla, e morirà!
    Viva il Socialismo
    Viva Castro
    Viva Chavez
    Viva Ahmadinejad
    Viva Morales
    Viva Allende
    Viva Jose Martì

  • janz

    A me sembra che dire che le FARC hanno peccato dell’ingenuità degli onesti è una bella enormità. Credo piuttosto che la liberazione degli ostaggi sia stata gestita malissimo da parte loro sia nella fase di preparazione, sia nella fase in cui la presenza di Emmanuel a Bogotà è stata svelata dal governo, tentennando inutilmente, negando, perdendo tempo e quel poco di credibilità che erano riusciti a riguadagnarsi. Sarebbe stato molto più semplice ammettere dall’inizio che effettivamente il bambino era Emmanuel, negarlo significava mettere in dubbio la liberazione della stessa Clara Rojas la quale era appunto l’unica (test DNA a parte) che avrebbe potuto riconoscerlo.
    Mi sembra inoltre che si cada di frequente in un controsenso. Dire che le FARC sono una banda di criminali, non vuol certo dire che Uribe ed i paramilitari siano innocenti, così come dire che Uribe è il responsabile principale dei crimini dei para non vuol certo scusare le FARC.
    E’ come cercare di scusare Hitler dicendo che Stalin era un criminale, basta chiedere ai Polacchi…

    Per quanto riguarda Chavez, credo che abbia un merito notevole nella liberazione così come Consuelo Perdomo, che si sono esposti (la seconda anche a livello personale mettendo a rishcio la propria vita) ed adoperati per la liberazione delle due sequestrate e di quelli che verranno liberati prossimamente. Il che non m’impedisce di vedere come Chavez abbia pisciato fuori dalla tazza, come dici tu: ha detto delle cose che sono vere ma le ha detto malissimo. Il concetto chiave è che volenti o nolenti con le FARC bisognerà parlare se si vuole la pace in Colombia, non c’è nessuna soluzione militare a portata, ma lo ha fatto in termini rozzi ed equivoci.
    Soprattutto sul punto che le FARC hanno un progetto politico e che esercitano un controllo anche politico sul territorio, ragion per cui devono essere riconosciute come forza belligerante.

    Lo stesso Rodrigo Granda in u’intervista dice “Je ne sais pas non plus quand nous avons eu sous notre contrôle une quelconque partie du territoire national. Ceci n’est encore jamais arrivé jusqu’à présent”.

    che tradotto significa “non so neanche quando abbiamo avuto sotto il nostro controllo una qualsiasi parte del territorio nazionale. Ad oggi non si è mai verificato”.

    http://www.geostrategie.com/444/les-farc-repondent-aux-questions-et-aux-critiques

    Purtroppo il conflitto in Colombia si è degradato anche e soprattutto a causa dei vari governi che hanno sempre scartato l’ipotesi di una riconciliazione nazionale, ma questo non toglie che oggi le FARC siano diventate un’organizzazione che persegue con mezzi criminali un disegno politico confuso.
    Credo che abbiano seguito una traiettoria che è simile a quello di vari movimenti che nel corso della storia si sono ribellati alle ingiustizie ed ai soprusi: il brigantaggio, quando durava troppo a lungo ha sempre finito per alienarsi la stessa base sociale su cui riposava e da cui traeva forza finendo alimentato in un confuso senso di giustizia.

    Ritornando al tema dei sequestrati bisogna dire che sulla loro pelle si è giocato e si sta giocando un gioco perverso da parte di due attori che non hanno per niente a cuore la loro sorte. Per questo dire che le FARC hanno peccato d’ingenuità non mi sembra affatto corretto. Loro hanno una chiaramente una strategia per l’intercambio umanitario, ma riconoscere che la colpa della mancata liberazione dei sequestrati è colpa di Uribe è fuorviante.
    In Francia in un processo contro dei giovani che hanno dato fuoco ad un autobus al tempo della sommossa delle banlieu, in cui un’handicappata è rimasta intrappolata nell’auto in fiamme, un giovane ha detto che lui aveva avvertito che stava dando fuoco al bus e che se lei non è scesa è solo colpa sua.

    Mi sembra che il procedimento logico che adottano le FARC sia uguale: rigettare su altri colpe che sono solamente le loro. Le responsabilità di Uribe sono tante, ma sono anche diverse.

    ciao

  • annalisa

    mi sembra un tantino delirante l’articolo però…

  • Kartman

    … Grimaldi è un passionario umorale, ma ci prende quasi sempre…
    Tralasciando Carotenuto e Piccoli che si possono difendere da soli, mi volevo soffermare sull’aspetto politico.
    Non sono affatto d’accordo che le Farc rigettano le colpe… Uribe è un criminale e lo sa pure mia nonna, il governo di conciliazione non si è mai potuto fare per ingerenza USA. Le farc non si scusano … si appoggiano politicamente come si appoggia una resistenza… ed il peccare d’ingenuità si può considerare una licenza poetica dell’autore..

    Tutto il resto caro Janz sono frivolezze…

    Saluti
    Socialismo o muerte

  • janz

    beh… siamo sempre allo stesso punto.
    Il fatto è esattamente che le FARC non si scusano, ma adducono motivazioni ale loro azioni che sono solo una copertura ideologica. Il sequestro che è visto come il pagamento di un’imposta rivoluzionaria non fa che ricadere sui civili, anche se sembra appunto che la parola civile sia scomparsa dal lessico del conflitto colombiano. E questa forma di lotta ha portato con il tempo all’alienazione delle simpatie del “popolo” perla guerriglia. Se ancora negli anni ’80, secondo un’inchiesta, circa l’80 % della popolazione aveva delle simpatie per FARC, M-19, ELN ed altri gruppi che esistevano all’epoca, al giorno d’oggi il capitale di consensi si è assottigliato in termini ridicoli. Certamente le FARC hanno ancora un consenso in una parte della popolazione che è comunque minoritaria e che tuttavia consente loro di continuare ad avere una certa base sociale per il proseguimento dlle ostilità: non sono certamente avulse dal contesto colombiano, non è questo che voglio dire.

    Ripeto semplicemente che una soluzione del conflitto non si potrà avere da nessuna delle 2 parti per via militare. Che poi Uribe sia un criminale colluso con i poteri sporchi del paese lo sa tua nonna come lo sa mia nonna, ma è esattamente ciò che moltissimi colombiani ( il 60% degli elettori) non vuole vedere. Che la conciliazione non si è avuta per colpa degli USA e dell’oligarchia colombiana è un altro dato di fatto.

    Semplicemente il conflitto è, dagli anni del genocidio dell’UP, in un vicolo cieco e le FARC non sono purtroppo una soluzione al conflitto nè la via al socialismo, così come Uribe non è la via alla democratizzazione della Colombia.

    Chiudo con una battuta:
    tra socialismo o muerte preferisco 50 giorni da orsacchiotto.
    ciao