Erasmus, precarietà e sradicamento. La nuova leva obbligatoria

Erasmus, precarietà e sradicamento. La nuova leva obbligatoria

DI DIEGO FUSARO

ilfattoquotidiano.it

Con le sue derive imperialistiche, lo Stato nazionale proprio del capitalismo novecentesco operava nel senso della nazionalizzazione delle masse. Addestrava marzialmente i cittadini e li formava ai valori della patria. Il nuovo capitalismo globalizzato post-nazionale, flessibile e assoluto, ha sostituito il “servizio militare di leva” con la sua variante postmoderna e globalista: l’Erasmus (European region action scheme for the mobility of university students, “schema d’azione delle regioni europee per la mobilità degli studenti universitari”), la cui funzione è di addestrare le nuove leve non più alla postura marziale propria dell’ormai eclissato tempo della nazionalizzazione delle masse ma al nuovo profilo globetrotter ed errante, deterritorializzato e nomadico del nuovo homo instabilis proprio dell’evo dell’accumulazione flessibile, con annessa precarizzazione cosmopolita delle masse.

Fin dalla sua istituzione, nel 1987, l’Erasmus è, di fatto, un progetto di rieducazione globalista; un progetto che impone alle generazioni più giovani la mobilità internazionalistica, l’espatrio permanente, l’erramento gaudente e lo spaesamento generalizzato (ossia l’assenza di radicamento territoriale, storico, culturale) come valori di riferimento. Forgia e modella l’immaginario dei giovani in senso liberal-libertario, glamour e post-nazionale. Li educa all’abbandono di ogni radicamento e di ogni appartenenza nazionale, al divertimento senza frontiere della movida, alla narrativa no border del mondialismo e all’integrazione cosmopolita. Da una diversa prospettiva, il programma di rieducazione dell’Erasmus inocula nelle nuove generazioni la morale provvisoria del tempo della precarietà universale, centrata sulle figure dell’erranza, dello sconfinamento, dell’espatrio, della delocalizzazione e di tutte le altre funzioni satellitari della libera circolazione delle merci.

Senza esagerazioni, l’Erasmus si presenta come la riproposizione, sul versante culturale degli stili di vita delle nuove generazioni a cosmomercatismo integrale, della nuova struttura dei flussi finanziari globali in permanente mobilità, deterritorializzati e sempre in cerca di migliori opportunità di profitto.

A tal proposito, è possibile rammentare il pamphlet agiografico pubblicato nel 2016 da Sandro Gozi per i tipi dalla casa editrice dell’Università Bocconi di Milano, intitolato Generazione Erasmus al potere. Il coraggio della responsabilità e consacrato alla magnificazione del “mondo senza confini” e “senza limiti” per i nuovi giovani condannati all’erranza senza stabilità e al divertimento senza impegno, educati ai valori cosmopoliti e post-nazionali fondativi dei processi di integrazione dell’Unione europea come momento decisivo della sussunzione integrale del mondo della vita sotto il capitale.

Animata dall’anarchismo postmoderno del desiderio illimitato e del capriccio sensa misura, l’Erasmus generation trova la propria figura antropologica di riferimento nell’homo novus. Egli è cittadino del mondo (cioè privato di ogni cittadinanza), ovunque a casa (cioè privato di ogni fissa dimora), radicato ugualmente in ogni luogo (cioè privato di ogni radicamento), dotato di open mind (cioè privo di una propria identità culturale e, dunque, “aperto” a tutte quelle che il sistema del consumo vorrà imporgli): ancora una volta, la logica capitalistica fa apparire come opportunità e chance emancipative quelle che invece sono condanne e dannazioni per i ceti declassati della mondializzazione, figli di un Dio minore.

Rapinate del proprio futuro, le nuove generazioni a capitalismo integrale sono volgarmente felici nel loro stesso disagio; che è reso seduttivo e cool dallo spettacolo mediatico permanente e dalle diffuse pratiche del godimento narcisistico compulsivo tendente all’infinito. Sono fragili e fluttuanti, destabilizzati nelle pratiche esistenziali come nell’immaginario: la generazione Erasmus d’Europa trova il proprio analogo d’oltreoceano nella cosiddetta Snowflake generation statunitense, la generazione “fiocco di neve” composta da solitudini precarizzate sul piano materiale come su quello immateriale, rese fragili e inconsistenti come i cristalli di neve.

Basti qui rammemorare il fatto che i teenagers della fashion addicted generazione Erasmus, con annesso cosmopolitismo del desiderio illimitato, sono costretti alla mobilità e, insieme, sono ideologicamente favorevoli ad essa, nelle forme alienate dell’industria del divertimento, dello sballo trasgressivo violante ogni inviolabile e della movida notturna. La quale, per un verso, cancella il confine tra giorno e notte per il consumo e per le pratiche dell’edonismo e, per un altro, inculca il mito del dinamismo eracliteo e della mobilitazione totale, completamento ideologico della mobilità planetaria dei capitali, delle merci e delle persone esse stesse interamente mercificate.

Diego Fusaro

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/

Link: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/06/27/erasmus-precarieta-e-sradicamento-la-nuova-leva-obbligatoria/4451277/

27.06.2018

Commenti (4)

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    1. A 19th century man 11 ottobre 2018

      La movida notturna... Poveri i disgraziati che hanno la sventura che qualcuno apra un locale notturno dalle sue parti. È meglio che traslochi, perché le leggi ci sono, ma rimangono lettera morta. Se poi l'insonne invece, reso folle dalla veglia prolungata, accoppa il disturbatore, viene perseguito. Vi sembra giusto?

      P.s.: può capitare a tutti, in qualsiasi momento.

    1. gilberto6666 11 ottobre 2018

      Breve ed efficacissima analisi, cui concordo pienamente.

    1. sfruc 11 ottobre 2018

      Bisogna andare al nocciolo del discorso di Fusaro.

      E' ovvio che le strutture di potere fanno sempre leva su qualcosa di accattivante e "positivo" per far passare un frame - un paradigma - che ha tutt'altri fini, assai poco positivi.
      Nessuno nega che sia interessante fare un'esperienza all'estero e imparare una lingua e divertirsi (gli esami all'estero, per noi italiani, sono una barzelletta rispetto a quelli in sede - ho insegnato a lungo in università e parlo con cognizione). Il problema è che l'esca positiva serve al pescatore per catturare il pesce (ossia noi). Viene usata, in sinergia con molte altre esche, per inculcare un paradigma da dissociati.

      Quando costoro decidono ad es. di promulgare leggi liberticide da Stato di Polizia, lo fanno "per la nostra sicurezza". Non c'è dubbio che sia un bene essere protetti dai mariuoli. Ma diverso è il caso quando la protezione dai mariuoli è solo un'esca per poterci depredare di tutto, della coscienza, della libertà e anche della vita.

      Ancora: non che non sia un fatto assodatamente positivo evitare la discriminazione contro gli omosessuali; ma diverso è il discorso se gli stessi figuri della santificazione dell'Erasmus (che caso!) usano questa tematica - insieme ad altre - per produrre un frame di sradicamento generalizzato, di liquefazione, che ci rende tutti fragili e manipolabili.

      Vi prego di leggere l'articolo in quest'ottica

    1. oriundo2006 11 ottobre 2018

      Saranno i COMUNISTI DEL DOMANI…un ibrido fra i vaneggiamenti marxiani sulla società del futuro, assolutamente ‘liquida’ quanto a ruoli lavorativi o pseudotali, financo sessuali, priva di proprietà, anzi di interesse verso le cose materiali, essendo volti solo all’immateriale dei ‘bit', figli delle tesi freudiane sulla repressione della libido ‘oggettuale’, la cui valvola di sfogo saranno droghe psicotrope sempre più efficienti nel promuovere ‘stati d’animo’ cangianti, come già Freud preconizzava assumendole egli stesso,ecc. ecc.
      Ovvero, curiosamente, il trionfo di un concetto che pare scomparso nei neomarxisti come Fusaro ma che condensa l’evoluzione descritta: l’ ALIENAZIONE come modus vivendi totale.
      Senza radici, che sono il suo LIMITE ma sono anche la sua connessione con la REALTA’, senza più rapporto stabile con gli ‘altri’, in quanto oggi ci sono ma domani chissà, privi di una logica dei ‘sentimenti’ ( residuo ottocentesco della stabilità della libido oggettuale, ‘fissata’ dalla consuetudine dei rapporti umani ) e di conseguenza assolutamente utilitaristi nel valutare l’altruità, il ‘medium’ dei rapporti sociali sarà solo questo: l’utile che costoro mi possono procurare, fuggendo il ‘dolore’ persino della ‘presenza’ dell’ ‘altro’, ed inseguendo il ‘piacere’ ad ogni costo. Una società di parassiti meschini, che blatererà ‘ammorre’ ma sarà solo scarica orgasmica, che ciarlerà pensando di pensare, ma sarà solo ricettacolo di idee imposte preconfezionate, che crederà di essere solo felice ma sarà solo vuota, avendo perso la coscienza di sè, avendola consegnata a ‘maestri’ decisori ultimi sul bene e sul male.
      A confronto, Aldous Huxley era ottimista col suo ‘brave new world’, perchè al termine persino l’esistenza altrui sarà sentita come ‘peso’ intollerabile al dispiegamento della propria egoità.

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