Epatite autoimmune dopo il vaccino COVID-19: sempre più conferme

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di Valentina Bennati
comedonchisciotte.org

A una donna di 65 anni è stata diagnosticata un’epatite autoimmune acuta grave due settimane dopo aver ricevuto la prima dose di vaccino SARS-CoV-2 (Moderna).
Lo riporta un articolo pubblicato sulla rivista ‘Journal of Autoimmunity’, leggibile su Science Direct, sito Web che fornisce l’accesso a un ampio database bibliografico di pubblicazioni scientifiche e mediche. Fortunatamente per la signora, in seguito a trattamento con corticosteroidi, i test di funzionalità epatica hanno mostrato un miglioramento e si è verificata la normalizzazione dei livelli di IgG.

Ma non si è trattato di un caso isolato. Infatti lo stesso articolo fa riferimento ad altri casi di AIH (epatite autoimmune) che si sono sviluppati dopo un breve intervallo dalla vaccinazione COVID-19 e la condizione patologica, in questi ulteriori casi, sarebbe stata innescata non dal vaccino Moderna, ma da Pfizer-BioNTech e Oxford-AstraZeneca. Il che supporta l’idea che il vaccino COVID-19 può scatenare fenomeni autoimmuni indipendentemente dal meccanismo di azione dei vari vaccini (a MRNA o a vettore virale). 

Altri preoccupanti conferme in questo senso si trovano su PubMed, celebre banca dati di letteratura scientifica biomedica. Mi riferisco, ad esempio, alla segnalazione di alcuni ricercatori indiani che hanno descritto due casi di epatite autoimmune (uno dei quali mortale) comparsi dopo la vaccinazione evidenziando una nuova possibile reazione avversa da vaccino anti COVID-19 Covishield, vaccino analogo a quello di Astra-Zeneca, ma prodotto direttamente in India.

E non è finita. Sempre su PubMed si può leggere il caso di una donna di 76 anni con tiroidite di Hashimoto e precedente infezione da COVID-19 che ha sviluppato una grave epatite autoimmune a seguito della vaccinazione SARS-CoV-2. E anche il caso di un uomo di 63 anni senza una storia di autoimmunità o infezione naturale da SARS-CoV-2 che ha avuto un’epatite simil-autoimmune acuta grave sette giorni dopo la prima dose del vaccino mRNA-1273 SARS-CoV-2.

E ancora il caso di un uomo di 79 anni che ha sviluppato epatite autoimmune dopo essersi vaccinato. Le manifestazioni cliniche, buon per lui, si sono rapidamente risolte dopo le cure farmacologiche.

Infine un’ulteriore storia che avvalora l’associazione tra i vaccini COVID-19 e lo sviluppo di condizioni autoimmuni a carico del fegato è quella di una donna di 61 anni che si è presentata ai medici con malessere, affaticamento, perdita di appetito, nausea e occhi gialli un mese dopo aver ricevuto un vaccino mRNA Pfizer/BioNTech BNT162b2. Il suo esame fisico ha rivelato ittero su tutto il corpo, specialmente nella sclera. I test di laboratorio hanno poi mostrato livelli elevati di enzimi epatici e bilirubina. L’anticorpo antinucleare e l’anticorpo anti-muscolo liscio erano positivi e l’immunoglobulina G era marcatamente elevata. La biopsia epatica ha infine confermato reperti istopatologici coerenti con l’epatite autoimmune (AIH). Anche questa donna ha iniziato la terapia steroidea a cui, fortunatamente, ha risposto in modo rapido.

Ora, il punto non è riuscire a risolvere, in tempi più o meno rapidi, la condizione patologica che si è venuta a creare a carico del fegato come, in alcuni casi, effettivamente è stato possibile.

Il punto è che l’epatite autoimmune (AIH) è una malattia che può avere un effetto drammatico sulla salute di una persona e sulla prognosi a lungo termine. Infatti è una patologia infiammatoria cronica e progressiva del fegato (dovuta a una aggressione autoimmunitaria del fegato, ovvero a una reazione delle cellule immunitarie e degli anticorpi della persona contro le cellule del proprio stesso fegato) che può portare anche alla cirrosi e quindi a danni permanenti. E vi è una notevole variabilità nello spettro clinico della patologia, che può andare da una malattia subclinica molto lieve a un’insufficienza epatica acuta fulminante.

Inoltre è evidente, a questo punto, ciò che valenti – ma ignorati o peggio denigrati – medici e ricercatori avevano ipotizzato più di un anno fa, e cioè che la vaccinazione COVID-19 può portare allo sviluppo di malattie autoimmuni.

È vergognoso che moltissime persone siano costrette, contro la loro volontà, a correre questo rischio sotto la minaccia di perdere il lavoro.

E non si può più sopportare la bugia che continua ad essere diffusa quotidianamente dalla TV e dai soliti giornali che la vaccinazione sia ‘per definizione’ un bene salva-vita e che tale intervento sia ‘per definizione’ privo di controindicazioni socio-sanitarie.

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