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ENTRAMBE LE VIE

DI JAMES HOWARD KUNSTLER
Clusterfuck Nation

Mi sembra che la situazione in Iraq si possa
definire tutto tranne che una guerra. E comunque,
non a questo punto. Chiamiamolo un progetto non
riuscito di costruire una nazione, un’occupazione
fallita, un lavoro di politica rovinato, un casino.
Tutte le fazioni politiche USA, dalla sinistra alla
destra, fanno un disservizio al pubblico nel parlare
di guerra, perché non corrisponde a quello che
facciamo lì.

Siamo coinvolti in Iraq perché non vogliamo
nemmeno pensare a modificare il nostro comportamento
nel nostro Paese. Vogliamo disperatamente conservare
accesso alle risorse petrolifere del Medio Oriente
perché è l’unico modo di continuare a far funzionare
la nostra società nel modo in cui siamo abituati.
Principalmente, non vogliamo affrontare la tragedia
dei cattivi investimenti fatti sull’infrastuttura
dell’automobilismo felice, e non vogliamo affrontare
la realtà scomoda che veramente non esiste una
combinazione di combustibili alternativi che ci
consentirà di guidare tutte le auto nel modo in cui
ci piace guidarle oggi. O continuiamo a ad ottenere
il greggio o dovremo dire addio all’American Dream
Versione 2K. Adesso il pubblico ha deciso che la missione
primaria di questa nazione sia di trovare un modo
magico di continuare a far funzionare le auto con un
combustibile che non sia il petrolio. Tutti, dai più
verdi dei Verdi al senatore repubblicano del Kansas
di mentalità più retrograda si sono uniti in questo
desiderio collettivo. Saranno sicuramente delusi.
Tutte le [Toyota] Prius del mondo non basteranno a
salvare l’utopia del Drive-In. Il pubblico imparerà
con amarezza quello che significa l’Iraq.

Ogni volta che qualcuno punta il dito contro i
politici per questa situazione delicata, mi torna in
mente che i politici fanno il proprio dovere nel
rappresentare la volontà dei propri elettori. Ciò
che questi vogliono è proprio non cambiare il
proprio comportamento. Nemmeno chi si occupa di
scienza e tecnologia vuol pensare di cambiare il
nostro comportamento. Vogliono solo trovare nuovi
modi di continuare con il vecchio comportamento.
Sono stati investiti del compito trionfale di
escogitare un rimedio che salvi l’automobilismo
felice. Sono in gioco le loro credenziali
tecnologiche. Vogliono tutti essere i primi ragazzi
del loro quartiere a guidare un’auto con la materia
scura.

Così siamo andati in Iraq come Don Chisciotte con
la missione di stabilizzare e pacifizzare questo
territorio chiave all’interno della regione più
estesa del Medio Oriente, per poter continuare ad
importare petrolio da lì in modo ordinato e
garantito, per poter così continuare a guidare tutte
le nostre auto. E tutta la cosa è andata a finire
alquanto male.

Adesso si sta formando un nuovo consenso. In tutto
l’ambiente politico, dall’estrema destra all’estrema
sinistra, i politici acclamano ora la “fine della
guerra in Iraq”. Intendono cioè il ritiro delle
truppe USA. Quello che mi fa ridere è la loro
opinione infantile che essere o meno presenti lì sia
come facoltativo per noi, che possiamo continuare a
tenere in piedi Wal Mart e Walt Disney World senza
pagarne il prezzo con la politicizzazione del Medio
Oriente.

Se non manteniamo la presenza militare in Iraq, è
assolutamente chiaro quello che succederà: l’Iran
prenderà istantaneamente il controllo dei campi
petroliferi dell’Iraq meridionale. L’Iraq non ha più
un esercito. Non è in grado di evitare
l’acquisizione del controllo del proprio territorio
da parte dell’Iran. In questa prospettiva, l’Iran
potrebbe anche effettivamente minacciare l’autonomia
del Kuwait. C’è poi la questione di quanta
instabilità potrebbe generare l’Iran nella regione
costiera limitrofa del Golfo Persico in Arabia
Saudita dominata dallo Shia, dove sono presenti le
maggiori risorse petrolifere di questa nazione.
(Contemporaneamente, anche in Libano e nei territori
palestinesi ci saranno molta piu confusione e paura
ispirati alla stituazione dell’Iran).

Mi sembra che la soluzione a tutto ciò sia chiara:
la prima cosa che devono fare gli Stati Uniti è di
raggiungere un accordo diverso in merito al nostro
comportamento qui nel nostro paese, iniziando con il
proposito che l’era dell’automobilismo felice deve
finire. Se non abbiamo la volontà di farlo,
perderemo sia sul fronte interno che sul fronte
delle nostre lotte all’estero. Potremo essere certi
che i prossimi problemi dei mercati petroliferi
renderanno la vita nelle periferie inaccettabile,
mentre la stanchezza e la bancarotta distruggeranno
le nostre forze armate.

I programmi radiotelevisivi e i siti internet sono
pieni di articoli che blaterano di porre “fine” alla
guerra e di riportare in patria le truppe. I
candidati presidentiali stanno agonizzando sulle
varie posizioni da prendere in merito all’avventura
irachena. Vorrei sentire uno di loro spiegare come
Atlanta potrà funzionare senza il petrolio del Medio
Oriente, o come Wal Mart potrà spostare le proprie
merci da San Pedro a Lansing senza un “magazzino su
quattro ruote”, o come le flotte di migliaia di
autobus scolastici gialli riprenderanno a funzionare
il prossimo settembre.

Tutto al contrario, vorrei sentir parlare di
riforme drastiche delle nostre leggi regionali che
scoraggino l’ulteriore sviluppo delle periferie, o
dell’impegno per consentire che parte delle nostre
imposte finanzino un potenziamento delle ferrovie
Usa per il trasporto di passeggeri. Vorrei sentire
un candidato che si rifiuti di partecipare ad una
gara automobilistica a Nascar per il motivo che è
uno stupido spreco del cazzo di risorse energetiche.
Aspetto che uno di questi tipi dica al popolo
americano la verità: che non si possono avere
entrambe le cose. Non si possono ritirare le nostre
truppe dal Medio Oriente senza cambiare il nostro
stile di vita.

James Howard Kunstler
Fonte: http://www.jameshowardkunstler.typepad.com/
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18.06.2007

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MICAELA MARRI

Nota: Foto ripresa dal blog di Carolyn Baker.

Pubblicato da God