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ELEZIONI E PIANO ALCATRAZ IN VENEZUELA

DI HECTOR ARENAS AMOROCHO
Reseau Voltaire

Impero e opposizione cercano ingovernabilità

Il 3 dicembre 2006, il Venezuela assisterà alle proprie elezioni sullo sfondo di una lotta di potere senza precedenti. È inedita anche la chiarezza con cui le elezioni sono percepite dai settori mobilizzati: la scelta è tra il continuare la Rivoluzione di Indipendenza Bolivariana, capeggiata dal presidente Hugo Chávez Frías, o il ritorno al tracciato imperiale della regione diretto oggigiorno da George Bush II. A differenza di anteriori frustrazioni come quelle di Jacobo Árbenz in Guatemala (1951) e Allende in Cile (1973), il processo bolivariano, oltre a mostrare innegabili progressi sociali, è subentrato alla Fuerza Armada Nacional (FAN) con valori di sovranità e indipendenza nazionale. Con questa particolarità, nell’inedito e decisivo scenario dell’ordine mondiale che cambia, l’attività e il risultato elettorale in Venezuela si convertono in elemento centrale di un movimento politico di fondo che trascende con chiarezza la cornice dello Stato nazionale, per suscitare impatti regionali ed effetti globali.Bush ha chiaro che, nel campo dei voti, gli sembra impossibile sia sconfiggere il riconoscimento della maggioranza del popolo venezuelano al lavoro sociale ed economico del processo rivoluzionario democratico, sia contenere il risveglio che suscita nella regione l’esempio venezuelano, così come tacere sull'”inaccettabile” sfida di portata mondiale che Chávez pone oggi all’ordine imperiale. In testa al suo governo, il presidente venezuelano esprime chiaramente concetti che molti al mondo pensano ma hanno paura di esprimere. Di fronte a questo fatto, la combriccola di Washington ha messo in marcia una nuova offensiva che include ogni mezzo possibile.

Finora, gli Stati Uniti promuovono, come strumento e non come fine a se stessa, la lettera di partecipazione elettorale o “via” democratica che incarna il candidato dell’opposizione, Manuel Rosales, governatore dello stato di Zulia, confinante con la Colombia. Ma allo stesso tempo hanno messo in marcia il Piano Alcatraz, strategia destabilizzante, articolata con l’opposizione golpista interna che considera di arrivare a un tetto di cinque milioni di voti, e di usare la rinuncia di Rosales (i), che sarà accoppiata alla denuncia mediatica di frode elettorale (ii), le azioni terroriste, principalmente al confine con la Colombia, e le mobilitazioni di strada conosciute come “guarimbas” (iii) che anticiparono il golpe dell’aprile 2002 e si ripeterono nel 2003 per sospendere la riaffermazione del mandato che confermò la pratica democratica, unica al mondo, del referendum revocatorio che si può effettuare a metà del mandato di tutti i funzionari eletti. Con quest’insieme di azioni, in cui lo stesso presidente Chávez ha segnalato che si leva l’intento di omicidio nella sua persona, l’Impero cerca di porre fine ancora una volta alla Rivoluzione Bolivariana nel segno della cruciale procedura elettorale per il Venezuela e l’America Latina.

L’obbiettivo: porre fine alla povertà nel 2013 e la miseria nel 2021

La Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, dopo il trionfo elettorale di Chávez nel dicembre 1998 e il suo ritorno al potere in seguito al golpe fallito dall’11 al 13 aprile 2002, si traduce in opera umana e di progresso sociale dalla portata impressionante. A seguito del disastro economico di oltre quattro decenni che compirono i partiti Acción democrática e Copei, i quali si succedevano al potere, la disoccupazione è scesa al di sotto delle due cifre (fino al 9,6%), e si sta mettendo in marcia un insieme di piani, stimoli, con la creazione di nuclei di sviluppo endogeno, forme associative di economia popolare, accordi di inversione internazionale e la “semina” del petrolio per guidare l’economia a una situazione di disoccupazione zero.

Il salario minimo ha visto in Venezuela un incremento del 26,5%, e sommate tutte le prestazioni – come la cestatiket, il cui minimo giornaliero è di 8.300 bolivar per spese o alimentazione dell’impiegato o lavoratore – raggiunge oggi una cifra vicina al milione di bolivar di media mensile all’anno.

Avanza un’economia sociale dove non sono di troppo gli essere umani, e in cui l’attività umana si riavvia dalla meta suprema ed esclusoria della crescita verso l’accuratezza della vita, la natura, e il perfezionamento culturale. Nonostante ciò, la crescita economica ha raggiunto medie consecutive del 12,6% negli ultimi 13 trimestri.

Grazie a una politica nazionalista e di ricostruzione della OPEC, che il governo degli Stati Uniti credeva sepolta, gli utili dell’industria petrolifera statale PDVSA sono arrivati a 6.200 milioni di dollari nel primo semestre 2006, superando così gli utili dello stesso periodo del 2005 e alterando le notizie sulle perdite che avrebbe generato l’Impresa se fosse stata sotto il controllo del governo rivoluzionario venezuelano e se non fossero stati compiuti piani di privatizzazione come quello di Uribe con Ecopetrol in Colombia.

Il 10 agosto, il presidente Chávez ha dato inizio al processo formale di certificazione internazionale che riconoscerà al Venezuela le maggiori riserve di petrolio nel pianeta. I benefici derivati dall’incremento del prezzo dell’idrocarburo, che è passato da una media di 20,21 dollari nel 2000 a una di 58,74 nel 2006, saranno destinati a sanità, nutrimento, educazione, cultura, abitazione, lavori retribuiti, migliorando innegabilmente la qualità della vita di chi per secoli è stato escluso dalla ricchezza nazionale.

Le riserve internazionali crescono quasi esponenzialmente, aumentando da 28.000 milioni di dollari nel febbraio 2006 a 34.795 milioni di dollari nell’agosto scorso. A settembre, il Venezuela ha proposto ufficialmente a vari governi latinoamericani la creazione del Banco del Sur, il cui proposito è quello di rafforzare l’autonomia finanziaria e realizzare progetti di impatto regionale nel segno di un’integrazione sovrana dei paesi della regione. È chiaro che la grandezza dell’afflusso di soldi in circolazione, insieme alla moltiplicazione della spesa pubblica, scatena pressioni dell’inflazione sui prezzi, fatto che boccia la riduzione dell’IVA e tiene in discussione l’adozione di misure monetarie e fiscali.

Oltre le Mete del Millennio in Salute ed Educazione

Una cosa è parlare di salute e di cifre, e un’altra l’esercizio di pianificare e mettere lo Stato e la sua trasformazione nel lavoro di riduzione della sofferenza umana mediante cure mediche, chirurgica e farmacologia; l’accesso alle risorse alimentari dove imperava la fame, la salubrità dove prevalevano condizioni patologiche, e libri e l’educazione dove regnavano l’analfabetismo e l’assenza di qualsiasi speranza di studio. Si sommi a tutto quello detto in precedenza il riconoscimento e l’irrefrenabile entusiasmo che nascono lì dove si impadronivano l’abbandono, l’angoscia e la disperazione.

C’è da sottolineare che l’opera sociale e umana della Rivoluzione Bolivariana, raggiunta in tempo record, è stata possibile come risultato della decisiva relazione con Cuba, che oltre ai suoi limiti offre la sua esperienza alla ricerca di un modello di taglio rivoluzionario e socialista, nonostante le sanzioni politiche ed economiche subite per più di 45 anni.

Si tratta di un’esperienza unita allo spirito di dedizione e devozione di migliaia e migliaia di medici, infermiere e allenatori cubani e venezuelani che ha reso possibile l’attenzione medica e un processo formativo che supera in non pochi casi la qualità dei servizi offerti in molti dei cosiddetti paesi sviluppati, in modo particolare il fatto di unire la qualificata competenza professionale con l’eccezionale umanità nella cura offerta.

Il flusso commerciale tra questi due paesi arrivò a 800 milioni di dollari nel 2004 e raggiunse la cifra di 1.600 milioni nel 2005, fino a piazzarsi a circa 1.800 milioni nel 2006. Quest’anno finisce con all’incirca 10.000 studenti venezuelani che si formano a Cuba per poi ritornare nel loro paese e mettersi al servizio delle comunità più povere, secondo quello che ha indicato Emiro Brito, ministro consigliere e incaricato all’ambasciata venezuelana a l’Avana.

Il processo bolivariano ha attuato una misura economica rivoluzionaria e generale per tutta la società e la popolazione, come la registrazione e l’adozione del sussidio ai disoccupati, e con la misura di autorizzare in modo generale e immediato il diritto della “terra per chi lavora”, basandosi sull’esistenza di sufficienti risorse dello Stato che permetteranno, senza tramiti né ostacoli giuridici o legali, l’indennizzo totale ai proprietari di terre improduttive e latifondi. Talvolta, si apre un interrogativo sulle definizioni di vincolo sociale, partecipazione comunitaria e trasformazione statale, necessarie per raggiungere a passo deciso e accelerato soluzioni al deficit di alloggi urbani e rurali che ancora generano espressioni di malcontento.

Riappare il Sud

L’Alba, Alternativa Bolivariana para las Américas, firmata nel dicembre 2004 tra Venezuela e Cuba, e vidimata con l’integrazione della Bolivia dopo il trionfo di Evo Morales, costituì in meccanismo di integrazione regionale di cooperazione solidale, lo stesso del colpo mortale sia per l’Alca – il trattato annesionista di libero commercio per le Americhe – sia per i recenti trattati di libero commercio bilaterali, maneggiati dal governo statunitense a beneficio delle proprie aziende, davanti alla tenace resistenza trovata verso l’Alca. L’ingresso ufficiale del Venezuela nel Mercosur, durante il luglio di quest’anno, si iscrive in questa dinamica di un’integrazione autonoma e alternata agli interessi della Casa Bianca nella regione.

Insieme al colpo demolitore per questi interessi dell’emisfero, l’azione internazionale della Rivoluzione Bolivariana contribuisce sostanzialmente al processo di ricomposizione dello scenario globale, grazie a importanti accordi di cooperazione con la Cina e la Russia, e al saldo appoggio autorizzato ai popoli del Libano e della Palestina in Medio Oriente di fronte all’aggressione del governo israeliano, appoggiato da Washington. Allo stesso modo, il Venezuela contribuisce a potenziare la cooperazione con i popoli dell’Africa.

Questi sono fattori questi di indole sostanziale nel quadro del complesso passaggio da uno scenario caratterizzato dalla deriva globale dell’egemonia bellica statunitense verso il possibile equilibrio di un ordine mondiale multipolare; il passaggio dal tenebroso orizzonte di predominio della forza, il cinismo e il confronto, a una nuova era di luce, di risvegli, in cui il meglio dello spirito umano possa consacrarsi finalmente nella risoluzione dei più gravi e pressanti problemi che si sono trovati per decenni di impero mondiale dell’egoismo e della violenza.

Metodi nella “predica” oppositrice della democrazia

Di fronte alle azioni democratiche e sovrane del governo di Chávez, la sua decisione di dedicare i benefici della ricchezza energetica al servizio del popolo venezuelano, la costruzione di un socialismo creatore che si nutre nelle radici ancestrali e l’imprescindibile processo di integrazione solidale del Sud, il regime di Bush ha riproposto una strategia di destabilizzazione con l’esecuzione diretta, lo stimolo e l’appoggio a un insieme di azioni dirette a far collassare il processo della Rivoluzione Bolivariana.

Il 13 agosto, un giorno dopo l’iscrizione ufficiale della candidatura del presidente Chávez, ha avuto luogo la fuga di Carlos Ortega, che fu presidente dell’associazione centrale dei lavoratori del Venezuela (CTV) e che fu implicato nel mancato colpo di stato dell’aprile 2002. Con lui sono scappati anche tre ufficiali: due coinvolti nell’ingresso di paramilitari colombiani nel maggio 2004 per realizzare sabotaggi e attentati politici, e uno in un attentato contro la vita di Hugo Chávez. Per la logistica della fuga e la gran quantità di corruzioni, è difficile pensare che ciò avvenisse senza appoggio esterno. Il quotidiano Vea (http://diariovea.com.ve), nella sua edizione di venerdì 1 settembre, ha segnalato che gli indizi conducono a mostrare, tra altri elementi, la partecipazione di un “ex deputato internazionalista, molto vincolato ai servizi segreti degli Stato Uniti”.

Il 18 agosto, il direttore dei servizi di spionaggio statunitensi, John Negroponte, ha annunciato la designazione di un funzionario per “riuscire a ottenere e analizzare informazioni di intelligence a Cuba e in Venezuela”. L’incarico sarà occupato dall’agente della CIA Jack Patrick Maher, 32 anni di esperienza soprattutto in Colombia e nel bacino dei Carabi, che ha il compito di “assicurare il fornitura di strategie per Cuba e Venezuela”. Allo stesso tempo, si è messa in marcia un’offensiva della CIA nei mezzi di comunicazione, che tende a creare atmosfere di opinione favorevole o tollerante con future azioni diplomatiche, politiche e anche militari contro Cuba e Venezuela.

La “guerra contro il narcotraffico” è stata utilizzata per far scorrere l’opinione che, a causa dell’espulsione di agenti della DEA per attività di spionaggio in Venezuela, il paese non collabora in questa lotta. Ciò nonostante, tale affermazione si altera in modo contundente con un’importante dichiarazione del vicepresidente José Vicente Rangel: “Il governo degli Stati Uniti non ha autorità morale per fare da giudice in questa materia […] perché alti membri del governo del presidente George Bush sono implicati nel narcotraffico e perché il sistema finanziario degli Stati Uniti è gravemente penetrato dal narcotraffico […] Devo anche dire che da quando se ne è andata la DEA dal Venezuela, è incrementato del 40% il sequestro di droghe”.

Il 23 agosto, il governo venezuelano ha scoperto detonanti e cavi per utilizzo in esplosivi in un carico dell’ambasciata degli Stati Uniti. Il pacco è stato ubicato in una spedizione aerea di 20 casse che si è tentato di far entrare nel paese con franchigia diplomatica. Una volta scoperto, il governo statunitense ha accusato il governo venezuelano di violare l’immunità diplomatica. La domanda alla quale il governo statunitense non rispose è stata: “Per quale motivo volete che questo tipo di materiale militare entri in maniera furtiva?”.

Quella stessa settimana di agosto e tramite una sollecitudine secondo il Freedom of Information Act, l’Associated Press ha ottenuto 1.600 pagine sul finanziamento del governo statunitense di gruppi d’opposizione venezuelani. E tempo fa l’avvocata nordamericana Eva Golinger, nel suo libro The Chávez Code, fece conoscere documenti sulla consegna di soldi dai fondi pubblici statunitensi a vari aggruppamenti dell’opposizione venezuelana. Ora, dopo il tentativo di colpo di stato dell’aprile 2002, l’Ufficio di Iniziative di Transizione (OTI) del Diparimento degli Interni Usa ha riconosciuto di aver supervisionato più di 26 milioni di dollari per il Venezuela, e il National Endowment for Democracy, finanziato dal Congresso statunitense, ha consegnato dal 2002 altri 2,9 milioni di dollari a gruppi di opposizione. Il 29 agosto, il candidato Manuel Rosales, che firmò nel 2002 l’atto golpista di Pedro Carmona, è ritornato a Miami e ha dichiarato che ha “un’agenda aperta di conversazioni con il governo degli Stati Uniti”.

La terza settimana di ottobre, il Comitato di Sicurezza Interna della Camera dei Rappresentanti ha accusato il Venezuela di formare un nucleo di terrorismo nell’America Latina tramite l’aiuto e l’assistenza di gruppi radicali islamici che poi avrebbe potuto far entrare negli Stati Uniti per commettere atti terroristici. Il comunicato cita comunque un alto ufficiale del governo statunitense dichiarare che “Hugo Chávez, presidente del Venezuela, ha parlato in modo molto chiaro con l’Iran sull’uranio”. È lo stesso significato dell’infame accusa lanciata da Camilo Ospina, ex ministro della Difesa e attuale rappresentante colombiano di fronte alla DEA. Diceria deplorevole che ha dovuto essere corretta immediatamente dal presidente Uribe.

D’altra parte, a ottobre, il governo statunitense ha usato tutta la gamma di strumenti di pressione dei quali dispone per impedire l’ingresso del governo venezuelano nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, nonostante le enormi pressioni esercitate affinché si scegliesse il Guatemala, non ha raggiunto il numero di voti richiesti grazie all’indomabile seguito che ha ottenuto il Venezuela. Alla fine, Panama è stato eletto come formula di consenso per superare l’impantanamento che si è prodotto durante le elezioni con l’attacco imperiale sulla candidatura venezuelana.

Per far fronte a tutta la strategia di destabilizzazione, il governo di Chávez fa affidamento prima di tutto su una riconoscenza popolare e su rapidi progressi nel processo di organizzazione popolare; con delle forze armate depurate dopo l’intento di golpe del 2002, con un’architettura di comunicazione meno vulnerabile alla cattura e chiusura, e con formidabili progressi d’identità, formazione ideologica e radicalizzazione di settori della popolazione.

Sfide culturali

Senza valori etici, non ci sono valori rivoluzionari

Nonostante uno sforzo colossale nella comunicazione, cultura e formazione ideologica, che ben presto darà frutti, le modulazioni della sensibilità e i modelli valutativi sono sempre controllati a un grado considerevole per la pubblicità privata e la propaganda delle aziende. Questa circostanza si traduce nel fatto che una parte significativa della popolazione rimane all’oscuro dei risultati, sentiti e proposti del processo rivoluzionario democratico e non solo non offre appoggio elettorale ma oltre tutto non partecipa alla costruzione quotidiana del socialismo del XXI secolo (iv).

Non solo non è spregevole , ma è anche significativo, il dato che segnala il Venezuela come il paradiso dei fabbricatori di automobili, dal passo fatto da 135.000 unità vendute nel 2004, a 300.000 unità nel 2006 e una prospettiva di grandi benefici negli anni che verranno. Si tratta dell’automobile, il simbolo per eccellenza del capitalismo: l’individualismo, la competenza, l’ostentazione e l’aggressività e la prerogativa del più forte, vincolate al più irrazionale dei mezzi di trasporto: quello che più inquina e più aggrava il cambiamento climatico, quello che più consuma energia in relazione al peso mobilitato, quello che più colpisce il muoversi a piedi o in bicicletta, il più rumoroso e quello che più deturpa il paesaggio, quello che più impegna il bilancio statale e produce più morti, mutilazioni e feriti. Ciò che sta succedendo con l’automobile può essere compreso comr indicatore della grandezza smisurata del compito esistente nel terreno degli antivalori e le pratiche più quotidiane.

La cultura del consumismo va contromano in questo fondamento del processo di trasformazione di ciò che è imperante, perché privilegia il beneficio individuale nel minor lasso di tempo senza contemplare le pratiche quotidiane che portano al suo raggiungimento. La coscienza su ciò che in realtà significa il perfezionamento culturale infinito, la creazione congiunta e la potenza della ricchezza della cultura ecologica ancestrale unita a quella che emerge irrefrenabile di fronte alle minacce di vita sul pianeta, proporzionano gli antidoti sul piano dei valori e le pratiche per non essere vittime delle malattie del consumismo, il “produttivismo” e il privilegio incosciente dell’azione non creatrice della nuova cultura. Il superamento dell’idea che l’alternativa al mercato è lo Stato e non i passi in avanti in autorganizzazione delle comunità, ma forma anche parte della democrazia “protagonica” e della nuova etica socialista che sono state proposte e si richiedono. Ma l’incorporazione di nuovi significati e il superamento di forme da interpretare e valutare sono parte di un processo vasto e complesso che richiede azioni coordinate, esemplari, sostenute e fantasiose da diversi spazi, istituzionali e non.

Frammentazione delle forze del cambiamento e altre minacce

Di fronte ai casi di cultura accumulata di corruzione che minano la fiducia nel governo rivoluzionario, il presidente Chávez ha chiamato, a novembre, nel Teatro Carreño di Caracas, a “sostenere una battaglia a morte contro la burocrazia e la corruzione”: “Siamo, disse Cristo, luce del mondo e sale della terra per risanarci dalle corruzioni e dai vizi che ci arrivano dal passato”.

È anche in marcia il compito di superare frammentazioni e rivalità interne, esplicite o larvate, che causano del male alla dinamica richiesta dal processo di cambiamento e che favoriscono tanto il governo statunitense e le vertenti dell’opposizione nei suoi obiettivi destabilizzanti. Nella prospettiva di contrastarle, la proposta di “Partito Unico”, formulata questo semestre, dovrà cominciare nel 2007.

A sua volta, si allarga il dibattito sull’incorporazione dei processi organizzativi con la mentalità di rete e di movimenti sociali, che innalzano parole d’onore di potere popolare e di superamento delle logiche gerarchiche, rappresentative e competitive che condizionano l’azione in funzione dei calcoli di settore del potere, in cambio dell’azione creatrice e cooperativa scelta dall’emergenza della nuova cultura.

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In tutto questo contesto, il dibattito elettorale e le elezioni del prossimo dicembre (questo mese, ndr) – con un registro vicino ai 16 milioni di votanti – si costituiscono su un’eccezionale opportunità di pedagogia politica a favore dell’America Latina. Nel continente e nel mondo è ancora imprescindibile alzare la comprensione al di sopra del significato della rivoluzione bolivariana in tutto il suo valore umano e il suo significato per il pensiero e la pratica postcoloniale nella regione e il passaggio a un mondo multipolare non legato a una deriva autodistruttiva e bellica. È urgente avere in chiaro che questo stesso significato colossale si traduce anche in minaccia imperiale sul processo; il Circolo Latinoamericano de Studi Internazionali in Messico ha segnalato in questo (nello scorso, ndr.) mese di novembre “l’allarmante modello di intervenzionismo sfacciato statunitense nelle procedure elettorali latinoamericani, mediante organizzazioni non governative che funzionano da schermo per attività occulte e di organismi internazionali finanziati da Washington”. “…ha finanziato e aiuta a pianificare ed eseguire costose campagne di propaganda sporca contro i candidati che considera ostili o restii ai suoi interessi”, tramite la Fondazione Nazionale per la Democrazia e l’Agenzia Internazionale di Sviluppo (USAID), tra gli altri organismi. (Vedere La Venezolana www.jornada.umam.mx)

Le nuove forme di intervenzionismo esigono una crescente e decisa risposta internazionale per evitare che questi meccanismi, brutali o sofisticati, continuino ritardando il già represso passaggio a un ordine politico mondiale a favore della vita che rimandata guarigione delle stragi causate alla natura, al tessuto sociale e gli universi interni degli esseri umani lungo decenni di dominio di un corso demenziale che ha sacrificato il meglio dello spirito umano nella dinamica retrograda stimolata dalla somma degli egoismi feroci.

Hector Arenas Amorocho
Fonte: http://www.voltairenet.org
Link: http://www.voltairenet.org/article144102.html
22.11.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SABRINA VECCHIERELLI

NOTE:

i. Diario El Universal, 2 settembre 2006.

ii. Revista América XXI, aprile 2006.

iii. Si veda “Venezuela señalada como núcleo de terrorismo en informe del gobierno estadounidense”, Eva Golinger, 20.10.06, www.rebelion.org.

iv. Nella prima settimana di settembre, il presidente Chavez annunciò quali erano le sette linee strategiche del Progetto Nazionale Simón Bolívar per il cambiamento nei prossimi 14 anni, fino al 2021. 1. Nuova etica socialista. 2. Modello produttivo socialista, economia socialista. 3. Democrazia protagonica rivoluzionaria. Il potere del popolo come Potere Massimo. 4. Suprema felicità suprema. 5. Nuova geopolitica nazionale. 6 Nuova geopolitica internazionale, mondo multipolare. 7 Venezuela, potenza energetica mondiale.

v. Dichiarazioni del 28 ottobre ad un programma della catena Globovisión, identificata con la diffusione del messaggio contro-rivoluzionario.

Pubblicato da God

  • bstrnt
    L’America Latina sta rinascendo!
    Dopo gli anni bui delle dittature e della sovranità limitata, il cortile di casa, come è chiamato negli USA, sta alzando la testa e sta mostrando quella dignità che sarebbe necessaria anche in noi europei.
    Sembra proprio che la via al socialismo avviata in Sud America sia una speranza che si sta realizzando.
    Sembra ovvio che questo tipo di società venga osteggiata e sabotata da regimi orwelliani.
    Il terzo Reich è rinato negli USA sotto nuove forme, possiamo chiamarlo quarto Reich e come in passato, a capo di queste dittature, vi sono menti malate e criminali.
    La cosa più grave è che ancora non vi è una concreta sensazione della realtà, grazie anche ad una informazione servile e intrinsecamente malata.
    Conviene a tutti guardare con speranza a queste nuove realtà, forse in un futuro non molto lontano potranno essere una guida e fungere da esempio per risanare la nostra demenziale "democrazia".