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E' STATA LA CIA AD UCCIDERE BOB KENNEDY?

DI SHANE O’SULLUVAN
The Guardian

Nel 1968 Robert Kennedy sembrava seguire le orme del fratello John alla Casa Bianca. Poi, il 6 giugno, fu assassinato – apparentemente da un “pistolero solitario”. Ma Shane O’Sullivan dichiara di essere in possesso di prove evidenti sul coinvolgimento di tre agenti della CIA in questo omicidio.

All’inizio sembrava un caso semplice da risolvere. Il 5 giugno 1968 Robert Kennedy aveva vinto le Elezioni Primarie Democratiche in California ed era candidato successore di Richard Nixon per la Casa Bianca. Dopo la mezzanotte, concluso il suo discorso di vittoria all’Hotel Ambassador a Los Angeles, Kennedy stava ricevendo complimenti dal personale della cucina in un magazzino affollato, quando un giovane palestinese di 24 anni, Sirhan Sirhan, si appostò dietro un carrello porta vassoi, con in faccia un “sorriso debole e malato”, e cominciò a sparargli con un revolver da otto colpi. Quando Kennedy cadde sul pavimento del magazzino in fin di vita, Sirhan fu arrestato come unico assassino. Portava il movente nel taschino della camicia (un ritaglio in merito ai piani di Kennedy di vendere bombardieri a Israele), ma sembra che sia stato definitivamente incriminato grazie ad alcuni appunti rinvenuti a casa sua. Tuttavia, l’autopsia riportò che Sirhan non poteva aver sparato il proiettile che uccise Kennedy poichè quest’ultimo era stato sparato da pochi millimetri dietro, ed inoltre, nel luogo del delitto furono trovati molti fori di proiettile che potevano appartenere alla pistola di Sirhan e che, quindi, rafforzano l’ipotesi della presenza di un secondo killer. Gli appunti di Sirhan mostrarono una serie bizarra di “scritture automatiche” (“RFK deve morire, RFK deve essere ucciso, RFK deve essere assassinato prima del 5 giugno”) ed egli, anche sotto ipnosi, non fu mai capace di ricordare la sparatoia. Ricordò di essere stato “condotto in un posto buio da una ragazza che voleva del caffé” e poi di essere stato bloccato da una folla frenetica. Lo psichiatra della difesa affermò che il killer si trovava in stato di trance al momento dello sparo e suggerì che potesse trattarsi di un assassinio programmato con l’ipnosi.

Tre anni fa cominciai a scrivere una sceneggiatura circa l’assassinio di Robert Kennedy, riprendendo uno strano racconto riguardo una seconda pistola, sullo stile di “Manchurian Candidate” (il lavaggio del cervello all’assassino era la base del film). Quando cominciai a fare ricerche sul caso, scoprii un video inedito in cui la fotografia metteva in risalto tre alti funzionari della CIA come possibili responsabili del delitto. Non credendo alla versione ufficiale che accettava Sirhan unico protagonista, iniziai ad approfondire le ricerche seguendo dei nuovi sentieri che portarono a Davis Sanchez Morales, un temibile Yaqui Indiano.

Morales era una figura legendaria nelle operazioni incognite della CIA. Secondo Tom Clines, un collega a lui vicino, se si fosse visto Morales camminare per le strade di una capitale latino ameriana, si sarebbe capito che stava per accadere qualcosa. Quando, durante un’amichevole riunione notturna, si affrontò la questione “Kennedy” (era il 1973), Morales si lanciò in un’arringa che ultimò con: “Io ero a Dallas quando abbiamo preso il figlio di puttana ed ero a Los Angeles quando prendemmo il piccolo bastardo”. Da questa linea generale ho ricostruito la mia odissea: tra i segreti dietro la morte di Bobby Kennedy, nell’intricato mondo degli anni 60.

Mentre lavoravo su una fotografia cubana di Morales del 1959, ho analizzato dei resoconti sull’assassinio, per vedere se potevo individuare l’uomo cubano chiamato “El Gordo” – “il Grasso”. Era lì, in piedi nella parte posteriore della sala da ballo negli istanti tra la fine del discorso di Kennedy e gli spari. Trenta minuti dopo, eccolo di nuovo, casualmente errante nell’ingiallita sala da ballo, mentre un collega dai baffi disegnati prendeva appunti.

La fonte delle prime ricerche su Morales fu Bradley Ayers, un capitano fuori servizio dell’esercito statunitense, che era stato assegnato al JM-Wave, base CIA di Miami nel 1963, per lavorare a stretto contatto con Morales, capo degli addestramenti agli esiliati cubani per commettere raid di sabotaggio a Castro. Rintracciai Ayers in una piccola città del Wisconsin e gli scrissi che trovavo decisamente sospetti Morales e un altro tipo (un uomo che è stato fotografato mentre entrava nella sala da ballo in direzione del magazzino e che, dopo l’omicidio, tenendo un piccolo contenitore stretto verso il suo corpo, era indirizzato da un collega latino verso un uscita).

La risposta di Ayers fu istantanea. Era sicuro al 95% che la prima figura fosse Morales ed era ugualmente certo che l’altro uomo fosse Gordon Campbell, che lavorava a fianco di Morales al JM-Wave nel 1963 e che era stato superiore di Ayer prima dell’assassinio di John F. Kennedy.

Misi da parte i miei scritti e volai verso gli Stati Uniti per intervistare il testimone chiave per un documentario sulla storia. Ayers identificò Morales e Campbell di persona e mi presentò a David Rabern, un libero professionista, che prese parte all’invasione della Baia dei Porci nel 1961 e che si trovava all’Ambassador Hotel quella notte. Egli non conosceva Morales e Campbell di nome, ma li aveva visiti parlare tra loro nell’anticamera prima dell’omicidio e allora diede per scontato che essi facessero parte dello staff di sicurezza di Kennedy. In aggiunta, affermò di aver visto Campbell vicino la stazione di polizia tre o quattro volte durante l’anno precedente all’omicidio di Robert Kennedy.

Il tutto era molto curioso. La CIA non aveva giurisdizione locale e Morales, nel 1968, doveva trovarsi in Laos. Ma, data l’assenza in quei giorni di servizi segreti per la protezione dei candidati a presidente, Kennedy era sorvegliato da un campione olimpico disarmato, Rafer Johnson, e dal calciatore Rosey Grier: un’inezia per un’esperta squadra di assassini.

Mentre cercavo tra i microfilm della polizia investigativa, trovai ulteriori fotografie di Campbell con un terzo figuro, in piedi al centro della stanza dell’Ambassador Hotel alcune ore prima del delitto. Sembrava greco e io sospettai fosse George Johannides, capo delle operazioni di guerra psicologica al JM-Wave. Johannides fu chiamato al ritiro nel 1978 per lavorare come contatto tra la CIA e la “House Select Committee on Assassinations” [“Comissione Scelta della Camera sugli Assassinii”, ndt] per investigare sulla morte di John F Kennedy.

Ed Lopez, oggi un rinomato avvocato della Cornell Univesity, entrò in contatto con Johannides quando egli era un giovane studente di legge che lavorava per il comitato. Andammo a trovarlo e, mostratagli la fotografia, egli ci assicurò al 99% che si trattava di Johannides. Quando gli dissi dove era stata scattata non fu sorpreso: “Se questi tipi decidono che sei di troppo, agiscono”.

Ci trasferimmo a Washington per incontrare Wayne Smith, un ufficiale al dipartimento di stato per 25 anni, che conobbe bene Morales all’ambasciata Usa dell’Havana tra il 1959 e il 1960. Quando gli mostrammo il video della sala da ballo, la sua risposta fu istantanea: “è lui, è Morales”. Si ricordava che Morales, a un cocktail party a Buenos Aires nel 1975, diceva che Kennedy avrebbe avuto ciò che si meritava. È questa una buona spiegazione per la sua presenza? Per la sicurezza di Kennedy forse? Smith rise. “Morales è l’ultima persona che vorresti per proteggere Bobby Kennedy”, egli disse. “Odiava i Kennedy, lamentava loro la mancanza di supporti aerei e il successivo fallimento dell’invasione della Baia dei Porci nel 1961”.

Incontrammo Clines in una stanza d’hotel vicino al quartier generale della CIA. Era accompagnato da un amico un pò nervoso. Clines sospirò dolcemente: “Dave”. “Il ragazzo nel video somiglia a Morales, ma non è lui”, disse “questo ragazzo è più grasso e Morales camminava più trasandato e con la crevatta slegata”. Per me, il ragazzo del video effettivamente cammina come un vagabondo con la cravatta slegata.

Clines disse anche che conobbe Johannides e Campbell e che questo ragazzo non poteva essere uno dei due. Si ricordò teneramente di Ayers che portava serpenti nel JM-Wave per spaventare le segretarie, e mi sembrò disturbato dall’identificazione di Smith su Morales. Non scoraggiò le nostre ricerche e ci suggerì altri che potevano aiutare. Un attempato e prudente giornalista che avrebbe atteso Clines per “fumare una sigaretta” e dare la sua onesta opinione.

Quando ho lasciato Los Angeles, ho rivelato al funzionario dell’immigrazione che stavo scrivendo una storia su Bob Kennedy. Lei aveva visto le pubblicità per il nuovo film di Emilio Estevez sull’omicidio di Bobby. “Chi pensi sia stato? Io penso sia stata la folla”, mi disse prima che potessi rispondere.

“Sono certa che è stato più di un solo uomo”, affermai con discrezione.

Morales è morto di infarto nel 1978, settimane prima che fosse chiamato dal HSCA. Johannides morì nel 1990. Campbell potrebbe ancora essere là da qualche parte, quasi 80enne. Date le sicure indicazioni che abbiamo raccolto su questi tre, la CIA e il Dipartimento di Polizia di Los Angeles dovranno spiegare cosa stessero facendo lì. Lopez crede che la CIA dovrebbe chiamare e intervistare tutti coloro che li conoscevano, rivelare che erano implicati in operazioni della CIA e, perchè no, il motivo per il quale erano lì quella notte.

Oggi sarebbe stato l’81esimo compleanno di Robert Kennedy. Il mondo piange un leader compassionevole come lui. Se ci sono “forze oscure” dietro la sua eliminazione, bisogna fare chiarezza.

Shane O’Sullivan
Fonte: http://www.guardian.co.uk
Link: http://www.guardian.co.uk/usa/story/0,,1952393,00.html
20.11.2006

Traduzione per www.comedonchisiotte.org a cura di SILVIA GANDOLFO

Pubblicato da God