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E' INIZIATA LA NOSTRA DISCESA AGLI INFERI

DI TONY SWINDELL

Poche settimane fa abbiamo ricevuto una bella lettera da Tony Swindell, cronista di Sherman (Texas), che così ci esorta:

“È giunto il momento di prestare molta attenzione alle notizie che ci arrivano dall’Iraq, come quell’ultima riguardo al marine che ha fatto strage di un gruppo di civili vicino a Baghdad. Indica una nuova fase della guerra, in cui cresce la frustrazione tra i nostri soldati, in particolare fra quelli che sono stati richiamati più volte.

Ho prestato servizio nella Divisione Americal [1] con l’11ma Brigata di Fanteria Leggera, e My Lai [2] non fu un incidente isolato. Venivamo chiamati la “Brigata dei macellai” e fummo quelli che diedero inizio al “Progetto Phoenix”[3]. Il comandante di brigata e quello di battaglione furono accusati per l’uccisione di civili (sparavano loro dagli elicotteri, come testimoniano alcune mie foto), anche se poi riuscirono a farla franca. Lo stesso Colin Powell, come ci racconta nella sua autobiografia, servì per un breve periodo sotto l’11ma a Duc Pho, prima di essere trasferito al quartier generale della Divisione a Chu Lai.Le atrocità commesse nei confronti dei civili iracheni sono state accuratamente trascurate dai media, ma tra non molto esploderanno in faccia agli Stati Uniti e faranno apparire Abu Ghraib come un “piccolo” incidente (sic!); al confronto, quello sembrerà solo un casino combinato dopo una bevuta tra studentelli. L’episodio di Fort Sill (descritto in aprile da JoAnn Wypijewski nel suo articolo “L’Esercito si ammazza da solo”) [4] fa parte della stessa tempesta che si affaccia all’orizzonte. Sono seriamente preoccupato per la nostra nazione”.

Abbiamo chiesto a Swindell di approfondire queste riflessioni; ecco la sua poderosa risposta ai nostri redattori Alexander Cockburn e Jeffrey St.Clair

In Iraq è iniziata la nostra discesa all’inferno, il momento alla “Apocalypse Now”. All’inizio ci fu Guantanamo, poi venne il tempo del programma di “estradizione globale”, quindi Abu Ghraib, a cui seguì la polverizzazione di Fallujah, ed ora assistiamo ai raid dal grilletto facile che riempiono moltitudini di fosse sabbiose con i corpi di uomini, donne e bambini. Il motto “Ammazzali tutti e lascia a Dio la cernita” è diventato forse il nostro obiettivo in terra di Babilonia? Nessuno si ricorda del Vietnam, dove lasciammo dietro più di un milione di morti civili? In Iraq abbiamo già superato da un pezzo il mezzo milione, se contiamo gli effetti delle sanzioni economiche degli anni ’90. È davvero così cieco e sordo, come sembra, il popolo statunitense? Ci rendiamo conto che stiamo attraversando le porte dell’inferno e che i cancelli si stanno chiudendo rumorosamente alle nostre spalle?

Giustamente, potreste chiedervi chi sono per concedermi tali affermazioni. Lasciate, quindi, che vi racconti una storia riguardo i crimini mostruosi e le tragedie della mia generazione che sta per ripetersi in Iraq, di fronte al mondo intero. Prima di tutto, però, dovete capire che non ci si può aspettare che un singolo soldato comprenda la scelleratezza della guerra nel suo intero, perché il suo universo si riduce ad un piccolo spazio di fronte al suo naso. Così da rimanere vivo. Se sapesse tutto ciò che realmente accade, ne sarebbe straziato; se anche ne conoscesse il perché, probabilmente impazzirebbe.

La ristrettezza della sua visione è esattamente il motivo per cui anche il soldato migliore e più sensibile diventa involontariamente un mostro, e la gente che produce le guerre lo sa bene. A causa del dolore e della rabbia, col puzzo della carne macellata del suo compagno nelle narici, il soldato smette di fare domande e comincia a dettare le sue regole col fucile. Ha raggiunto il cuore delle tenebre, e non potrà mai tornare indietro. Andare a letto con quella puttana chiamata guerra distrugge la moralità, e farlo per una causa ignobile peggiora ulteriormente il danno.

Ecco perché, noi che ci siamo passati, dobbiamo farci sentire con forza. Se sarà necessario un cazzotto in bocca per far ripartire il cervello confuso di qualche neoconservatore, ebbene, che sia! E non sarà mai troppo presto per tutti quelli che traggono le loro verità politiche da gente come Rush Limbaugh o Bill Òreilly [5], palloni gonfiati che parlano a vanvera. A tacere, in momenti come questo, si rischia di perdere tutto ciò che la nostra nazione rappresenta.

La storia che voglio raccontarvi ha inizio in un giorno maledettamente caldo di febbraio del 1969, quando vidi il Colonnello John W. Donaldson portare alle labbra una ciotola di riso mescolato con sangue e bersela tutta fino in fondo. Nonostante la mistura pullulasse di vermi, Donaldson non si tirò indietro. A quel tempo ero in servizio come corrispondente di guerra presso l’11ma Brigata di fanteria leggera ed il lavoro di quel giorno consisteva nel seguire Donaldson, scattando una foto dietro l’altra ai macabri festini che si presentavano ai miei occhi. Donaldson comandava la Brigata di base al campo chiamato LZ Bronco, nei pressi del villaggio di Duc Pho, un distaccamento della Divisione Americal, il cui quartier generale si trovava più a nord, a Chu Lai.

Il Colonnello e gran parte degli ufficiali di brigata e divisione erano gli ospiti d’onore di una festa Tet nel villaggio dei Montagnard [6] di Ba To, negli altopiani centrali a sud-ovest di Chu Lai. Poco distante si trovava il campo dei Corpi Speciali dell’A- Team [7], un’inquietante fortezza triangolare che pullulava di cannoni da 105 mm con proiettili corazzati. Un serpente non sarebbe riuscito ad attraversare il dedalo di filo spinato affilato come un rasoio che circondava l’accampamento, e sui muraglioni erano piazzate dozzine di mine Claymore. Una Claymore, a breve distanza, ti riduce letteralmente ad uno stato “molecolare”.

[Soldati Montagnard]

Il villaggio dei Montagnard ed il campo dell’A-Team erano stati duramente colpiti dal fuoco delle forze Nord Vietnamite all’inizio della settimana, e la presenza di Donaldson era una chiara provocazione per i comandi nemici intenti a leccarsi le ferite nella fitta giungla lì vicino. Il paesaggio mi diede i brividi; i recenti bombardamenti e i colpi dell’artiglieria avevano martoriato le bellissime colline maculate di verde intorno al villaggio con centinaia di crateri che mostravano il rosso vivo del terriccio sottostante. Non riuscivo a levarmi dalla testa l’immagine che associai a quella vista: il Gigante Jolly Green [8] con un serio problema di acne. Mentre donne Montagnard a seno nudo adornavano la zona con striscioni e totem per nascondere la devastazione dell’attacco, il capo del villaggio, lentamente, trafiggeva a morte un vitello sacrificale di bufalo d’acqua con una lancia. Ci volle quasi mezz’ora prima che il vitello cadesse esausto sulle ginocchia, debole a tal punto da non riuscire più neppure a muggire. Solo allora il capo tagliò la gola della bestia sopra una grossa bacinella di terracotta per raccoglierne il sangue ancora pulsante, mentre un altro abitante del villaggio vi versava riso e vino mescolandoli.

[Jolly Green]

Ad insaputa dei visitatori, i Montagnard ed alcuni soldati dei Corpi Speciali avevano precedentemente torturato a morte tre prigionieri nord vietnamiti e ne avevano raccolto in parte il sangue. Questi poveri disgraziati vennero prima impalati su delle canne di bambù e poi trafitti a loro volta con una lancia. Più tardi i loro corpi vennero esposti bene in vista lungo i sentieri percorsi dal nemico come macabro monito.

Quel giorno fu il mio momento alla “Apocalypse now”, una decina di anni prima che Francis Ford Coppola realizzasse il suo film. In precedenza, eravamo venuti a sapere che soldati della 20ma Brigata di fanteria del 1mo Battaglione si erano dati a violenze a My Lai, quando videro la Polizia Militare frugare nelle nostre distillerie clandestine in cerca di prove e picchiare Rusty Calley mentre era ammanettato. Nel frattempo, nella penisola di Batangan le Squadre Tigre [9] erano impegnate in una repressione crudele e sanguinosa di amministrazioni locali sospettate di collaborare col nemico. Le violenze contro i civili erano una procedura operativa standard. La deportazione di massa nell’ambito del Programma di Pacificazione aveva sconvolto intere zone del Vietnam, e ricordava la situazione delle “Terre Bruciate”[10] nel Missouri al tempo della Guerra Civile.

Il Progetto Phoenix era nel pieno della sua realizzazione, e fu un orrore mai visto prima. Mi era già capitato di essere incaricato di seguire una missione Phoenix diretta dalla Polizia Nazionale dell’ARVN (Army of the Republic of Vietnam, Esercito della Repubblica del Vietnam), ma voglio risparmiarvi i dettagli. Credetemi, non vi piacerebbe sapere quel che è accaduto.

Ero in piedi e osservavo Donaldson bere dalla ciotola; quel gesto simbolico rappresentava tutto ciò che di sbagliato vi era in quel posto, e fu come ricevere un pugno in faccia. Ironicamente, l’Overseas Weekly, un giornale che si opponeva alla guerra, pubblicò una delle mie foto col commento: “Un capoccia dell’Esercito beve sangue durante un rito pagano”.

Nel febbraio del 1969 il morale della Brigata era sotto terra a causa delle terribili perdite subite, principalmente per via delle trappole esplosive; un intero battaglione era stato dismesso come “non-operativo”. I Nord Vietnamiti bersagliavano senza sosta le nostre postazioni di fuoco con razzi da 122 mm e LZ Bronco venne presto colpito più di 200 volte nel corso del famoso assalto che sarebbe stato ricordato come “l’incendio di Duc Pho”. Le diserzioni, gli insubordinamenti e le aggressioni agli ufficiali si ripetevano con sempre maggiore frequenza; i soldati erano a pezzi, ed alcuni si suicidarono. Uno della fanteria, fuori di testa, iniziò a sparare all’interno del campo prigionieri di guerra, uccidendone molti. Il Col. Donaldson e un comandante di battaglione, due dei più alti ufficiali della Brigata, vennero accusati per aver ucciso civili dagli elicotteri quando ancora erano in corso le indagini sui fatti di My Lai. Un giovane Maggiore Colin Powell, assegnato all’11ma Brigata e conoscente di Donaldson, scrisse nella sua autobiografia di essere rimasto sconvolto da quanto vide accadere. Forse anche lui ebbe il suo momento alla “Apocalypse Now”.

[Una scena da Apocalypse Now]

Mi si intrecciano gli intestini nel constatare come lo stesso incubo stia prendendo nuovamente forma in Iraq, e mi domando cosa sia accaduto all’anima degli Stati Uniti. Vogliamo davvero che un’altra generazione cresca avvelenata dall’ennesima Amministrazione rinnegata? I “musi gialli” sono diventati “terroristi mediorientali”, ogni maschio adulto è un possibile ribelle passabile di tortura ed ogni casa irachena, piena di uomini, donne e bambini, è un potenziale obiettivo. Siamo arrivati al punto di distruggere addirittura i luoghi di culto. Ancora una volta, ci stiamo incamminando verso un manicomio “ai confini della realtà”.

Come è potuto accadere? Perché siamo rimasti con le mani in mano ed abbiamo consentito ai nostri governanti di iniziare una guerra su procura e non provocata? Per paura di un’atomica sganciata su Cleveland da uno staterello come l’Iraq, che non era in grado di far alzare un aereo o far uscire uno dei suoi carri armati decrepiti dai suoi confini senza che chiunque lo sapesse? Fatemi il piacere. Come è stato possibile che lo statunitense medio si sia fatto imbrogliare a tal punto da credere che davvero Saddam Hussein era una minaccia?

Ora che è l’Iran ad essere al centro del mirino, spero con tutto il cuore che la nostra amnesia nazionale svanisca. Sono sicuro che da costa a costa, in tutta la nazione, un numero crescente di persone, in particolare molti veterani come me, si sentono impotenti, confuse, spaventate e tenute all’oscuro. Tre anni in Iraq e ancora ci sentiamo ripetere il vecchio ritornello della guerra preventiva fino alla prossima generazione? Ancora e ancora, senza fine, ma sfortunatamente i nostri imperatori a Washington trattano gli americani che fanno domande serie come gli strozzini che si presentano al funerale del debitore, o li additano pubblicamente come estremisti e traditori. E non provate a chiedere del coinvolgimento di Israele in quel disastro che “Dubya” chiama politica mediorientale.

Aspetto, invano, di sentire le voci dei giovani statunitensi che ne subiranno direttamente ed irrimediabilmente le conseguenze. Gli ultimi fatti in Medio Oriente dovrebbero rappresentare una questione di estrema importanza, ma, inspiegabilmente, i ragazzi ne sono assolutamente indifferenti. Cresciuti tra Internet e la X-Box, forse credono che l’Iraq sia semplicemente l’ennesimo prodotto mediatico hollywoodiano. Ma voglio fare una predizione: la salvezza giungerà nel momento in cui le cassette delle lettere inizieranno a riempirsi di lettere di coscrizione militare da parte dei Servizi di Reclutamento, e credetemi, arriveranno presto. Vedrete che, improvvisamente, le voci dei giovani si leveranno altissime contro il regime, quando i ragazzi dei quartieri poveri, quelli di buona famiglia e quelli scansafatiche per cui la vita è sempre stata facile si renderanno duramente conto che essere spediti a combattere non ha niente a che vedere con i videogiochi e gli stereo portatili, con le gare a chi beve più birra e, soprattutto, con ragazzine in bikini mozzafiato [11].

Noi della vecchia generazione possiamo fare la nostra parte. Per prima cosa, spegniamo le televisioni ed andiamoci a studiare un po’ di storia americana, in particolare quella che ci mette in guardia dall’interferire negli affari altrui e dalla eccessiva bramosia. Davvero, pensiamo a quali Stati Uniti stiamo lasciando ai nostri figli. Organizziamo squadre di vecchi squinternati che stiano alle calcagna dei politici ed arruoliamo una cavalleria di flaccidi attempati che sommerga di e-mail ogni burocrate che gli capiti a tiro. Facciamogli capire che non ce ne frega niente del Nuovo Ordine Mondiale e della sua “manifesta predestinazione aziendale”. Dobbiamo dire a quelli di Washington che le guerre preventive e non provocate vanno contro lo spirito alla base di tutto ciò che consideriamo statunitense e che non riceveranno più il nostro appoggio “entusiastico e incondizionato”.

E già che ci siamo, impegniamoci seriamente a ricordare ai politici da noi eletti che rivogliamo indietro il nostro governo dalle lobby politiche e aziendali che lo controllano. All’intero apparato burocratico deve arrivare il messaggio che la gente vuole sapere subito la verità, tutta la verità e nient’altro che la verità su qualsiasi questione che la riguardi direttamente, prima che sia sparato un altro colpo o sia sganciata un’altra bomba. In particolare, martelliamo con questo messaggio quelli del Dipartimento di Stato fino a che non gli fischino le orecchie.

Non dimentichiamoci dei Billy Graham, Jerry Falwell e Pat Robertson (e tutti gli altri) [12] e delle loro schiere di robot-credenti. A questi caccia-balle dalla Bibbia facile facciamo una semplice domanda: fratello, dov’è che il buon Gesù ci dice di bombardare, torturare, violentare e uccidere? Mentre si strozzano con la loro stessa ipocrisia, ricordiamogli il Vangelo di Giovanni nel Nuovo Testamento; Cristo è chiamato il Principe della Pace e non a caso.

Rammentiamo a chiunque ci ascolti che la Rivoluzione Americana fiorì con la ferma determinazione di lasciar fuori dal nuovo continente duemila anni di imperi, monarchie, dittature feudali ed istituzioni religiose armate e basate sull’uso della forza bruta e sulla dottrina de “il potere dà il diritto”. Gente come Washington, Jefferson e Franklin, invece, ha gridato a viva voce no: è il DIRITTO che dà il potere. Quel concetto immutabile fu un’arma invincibile contro le Giubbe Rosse di Re Giorgio, ma è altrettanto efficace nei confronti delle armi nucleari e delle flotte di portaerei.

Lo so, ci vorrà dello stomaco, ma quale alternativa ci resta? Se non iniziamo a vivere secondo i nostri veri ideali, il mondo, molto presto, ci costringerà a farlo. E se ciò accadrà, credete si preoccuperà di risparmiarci?

Per vostra informazione, nell’antologia sui corrispondenti e le foto di guerra del Vietnam di Time Life, un intero capitolo è dedicato alla mia unità. Per farla breve, abbiamo seguito ovunque la Fanteria, i Ricognitori, i Corpi Speciali, il Genio Militare, l’Artiglieria, ogni volta che sapevamo ci sarebbe stata battaglia. Praticamente, eravamo gli occhi dell’esercito, abbiamo documentato le azioni e le perdite e le abbiamo diffuse. Il risultato fu una buona conoscenza di come andavano le cose. La nostra unità era quasi interamente composta di soldati con esperienza di combattimento che vi entrarono dopo aver servito in prima linea. Ci vuole un bel po’ di coraggio per concentrarsi sull’obiettivo mentre qualcuno ti spara contro con armi automatiche o proiettili esplosivi. Io sono stato colpito una volta, durante un assalto ad una postazione Nord Vietnamita, mentre mi trovavo sul primo elicottero ad arrivare nella zona di atterraggio, per scattare fotografie ai soldati che rientravano. In tutto ho partecipato a più di trenta missioni di combattimento in piena regola, diverse volte a bordo dei voli di soccorso medico. Tutti i miei compagni di unità hanno passato momenti terrificanti ed uno di loro si è beccato un proiettile di kalashnikov attraverso l’obiettivo della macchina fotografica. Credo che ciascuno di noi si sia guadagnato quattro stellette di combattimento in undici mesi, che ci permisero di ottenere un rimpatrio anticipato di quattro settimane. Avevamo tutti dei soprannomi, il mio era “Torcia”.

Tony Swindell può essere contattato all’indirizzo: [email protected]

Note del Traduttore:

[1] Costituita nel 1942, deriva il nome dalla contrazione di America e New Caledonia.

[2] Il 16 marzo 1968 la Compagnia Charlie, appartenente all’11ma Brigata della Divisione Americal, attaccò il villaggio di My Lai alla caccia di Viet Cong del Fronte Nazionale di Liberazione. Non avendone trovato nessuno, i soldati statunitensi si diedero alla sistematica distruzione del villaggio e all’uccisione dei civili. Furono sterminate 508 persone tra donne, vecchi e bambini.

[3] Il “Phoenix Program” era un progetto segreto di intelligence organizzato dalla CIA in collaborazione con i servizi segreti del Vietnam del Sud negli anni che vanno dal 1966 al 1973. Il progetto prevedeva l’identificazione e la “neutralizzazione” delle infrastrutture dei Viet Cong incaricate di reclutare ed addestrare forze ribelli nei villaggi del Vietnam del Sud e di fornire supporto all’armata Nord Vietnamita. Il progetto passò gradualmente sotto il controllo dell’esercito americano e di quello della Repubblica del Vietnam.

[4] Fort Sill è una postazione dell’esercito Usa vicino a Lawton (Oregon), dove ha sede l’U.S. Army Field Artillery (Artiglieria di campo dell’Esercito Usa) e la relativa scuola di addestramento. Fort Sill è anche un centro dove si svolge il Programma di Addestramento Fisico e di Riabilitazione (PTRP, Physical Training and Rehabilitation Program) per le reclute o i soldati che hanno riportato ferite o incidenti. L’articolo “The Army Slays Its Own” di JoAnn Wypijewski si riferisce al caso del soldato Matthew Scarano, un ragazzo di 21 anni che si infortunò alla spalla durante l’addestramento. Dopo più di un anno di maltrattamenti, ingiurie, abusi e “cure” mediche a base di droghe potentissime, Scarano è stato trovato morto nel suo letto in caserma.

[5] Rush Limbaugh e Bill Òreilly sono due commentatori radio-televisivi dell’ala più conservatrice e intransigente dei Repubblicani.

[6] Montagnard è il nome con cui i francesi chiamarono i Degar, una popolazione indigena degli altopiani centrali del Vietnam.

[7] Il Distaccamento Operativo dei Corpi Speciali-A (Special Forces Operational Detachment-A), o semplicemente A-Team, è il nucleo costitutivo dei Corpi
Speciali. Tutti i Corpi Speciali possiedono sei A-Team. Ogni A-Team è composto da un Capitano alla guida di 12 uomini; le mansioni vanno dall’infiltrare specifiche aree operative per via aerea, terrestre o marina, al condurre operazioni in zone remote ed ambiente ostile per lunghi periodi di tempo con un minimo di direzione e supporto esterni, allo sviluppare, organizzare, equipaggiare ed addestrare forze indigene delle dimensioni di un battaglione per operazioni segrete, ed addestrare, consigliare e assistere altre unità americane o di paesi alleati.

[8] Jolly Green è il nome di un gigante verde, simbolo di una nota azienda ortofrutticola statunitense, oltre che un elicottero da combattimento dell’esercito usa

[9] “Tiger Team” era il nome di alcune unità dell’esercito Usa, il cui compito era di penetrare nei sistemi di sicurezza delle installazioni militari amiche per testarne l’efficenza. I membri di tali unità lasciavano sul posto indizi del successo della loro missione che, una volta scoperti da alti ufficiali delle forze di sicurezza, portavano spesso alle dimissioni del comandante della base o degli addetti alla sicurezza.

[10] Nell’agosto del 1863, durante la Guerra Civile Americana, il Generale dell’Unione Thomas Ewing ordinò che venissero confiscati tutto il grano, le derrate alimentari e la biada, e che fosse bruciata ogni costruzione delle contee di Cass e Bates e di parte delle contee di Vernon e Jackson, nel Missouri, per foraggiare le sue armate e tagliare i rifornimenti ai Rangers ed alla guerriglia e, contemporaneamente, isolarli dalle forze confederate. Agli abitanti vennero dati quindici giorni di preavviso, dopodiché iniziò il rogo e la sistematica uccisione di chiunque fosse sospettato di simpatizzare con i Sudisti. Più di 20.000 civili subirono le drammatiche conseguenze e molti morirono di fame o malattia. Quando i sopravvissuti poterono tornare alle loro terre, trovarono ad attenderli un paesaggio desolato e fumante da cui derivò il nome di “Burnt District” (Distretto Bruciato).

[11] Videogiochi, birra, musica rap, e ragazze in bikini sono immagini spesso associate alle armi, in particolare nella cultura Usa.

[12]) Predicatori Battisti ultra-conservatori che appaiono spesso in televisione e sostengono apertamente (con ampie citazioni bibliche) la politica aggressiva dell’amministrazione Bush.

Tony Swindell
Fonte: http://www.counterpunch.org
Link: http://www.counterpunch.org/swindell05042006.html
04.05.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di TRIMEGISTO

Pubblicato da God