È ancora in attività l’Imperial College?

Gilad Atzmon
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Negli anni ’60, l’establishment accademico britannico si era appassionato al lavoro di Karl Popper, il filosofo che aveva sviluppato il concetto di falsificabilità empirica. L’intento di Popper era quello di trovare una linea di demarcazione tra ciò che è scientifico e ciò che imita l’empirismo e lo scientismo. Una teoria, secondo Popper, può essere considerata scientifica se, e solo se, è potenzialmente falsificabile dagli esperimenti o dalle sue previsioni. Popper aveva tentato di stabilire criteri che negassero alla psicoanalisi, al marxismo e all’astrologia qualsiasi status di scientificità, basandosi sul fatto che queste teorie non sono falsificabili.

Ci si potrebbe chiedere che cosa avrebbe detto Popper della “scienza” di Neil Ferguson, l’uomo che aveva predetto 550.000 morti da coronavirus nel Regno Unito e 2,2 milioni di decessi negli Stati Uniti.

Il 29 aprile, Off-Guardian ha pubblicato quella che, secondo me, è a tutt’oggi la critica più perspicace della politica del lockdown. Nell’articolo, Iain Davis approfondisce il lavoro o dovremmo dire le cantonate, che attribuisce a Ferguson. Davis scrive: “sia la Public Health England (PHE) che l’Advisory Committee on Dangerous Pathogens (ACDP) si sono resi conto del ‘basso rischio’ di mortalità del COVID-19 (C19) e, il 19 marzo, lo lo hanno declassato dallo status di Malattia Infettiva Altamente Contagiosa (HCID). Fra i membri del consiglio dell’ACDP vi è il professor Neil Ferguson dell’Imperial College. Possiamo presumere che il prof. Ferguson sia stato tra le voci dissenzienti nel comitato ACDP, visto che aveva completamente ignorato l’opinione della maggioranza dei suoi colleghi ricercatori.”

Non c’è nulla di male nel sostenere una visione scientifica discordante, tuttavia, questa specifica “visione discordante” (e sopratutto come è stata attuata dai governi del Regno Unito e degli Stati Uniti) sembra aver portato l’America, la Gran Bretagna e il resto del mondo a rispondere [all’epidemia] secondo modalità che hanno creato una catastrofe  [economica] mai vista prima d’ora.

In un’intervista del 13 febbraio ampiamente riportata dai media mainstream,” scrive Davis, “(Ferguson) aveva dichiarato che i suoi modelli predittivi erano ‘non assurdi.’ Aveva affermato che nella popolazione erano possibili tassi di infezione del 60%, con una mortalità dell’1%. Era rimasto inflessibile sulla sua previsione di 400.000 morti da C19 nel Regno Unito. Il rapporto basato sul modello computerizzato dell’Imperial College era stato reso pubblico il 16 marzo, in esso si prevedeva un numero enorme di morti da C19. Il 19 marzo, il prof. Ferguson doveva aver saputo che la maggioranza dei suoi colleghi non era d’accordo con lui.

Davis sottolinea che Ferguson non è riuscito ad implementare le procedure scientifiche più elementari, vale a dire consentire una revisione paritaria delle sue “previsioni,” assicurarsi cioè che una o più persone con competenze epidemiologiche pari alla sua potessero valutare quelli che ora sappiamo essere i modelli predittivi più grossolanamente esagerati dell’Imperial College.

Guardate cosa ha da dire un esperto svedese, il Prof. Johan Giesecke, sul più importante epidemiologo della Gran Bretagna:

Davis rivela che “quando si tratta di fare previsioni marchiatamente errate, il Prof. Ferguson dell’Imperial College ha una lunga ed illustre storia. Nel 2002, aveva affermato che nel Regno Unito sarebbero morte (fino a) 50.000 persone per la ‘sindrome della mucca pazza,’ ad oggi ne sono morte meno di 200; aveva predetto 200 milioni di decessi globali a causa dell’influenza aviaria H5N1. Attualmente, si sospetta che di questa patologia siano morte 455 persone in tutto il mondo; nel 2009 aveva comunicato al governo britannico che, nel Regno Unito, 65.000 persone avrebbero potuto morire di influenza suina e aveva concordato con l’Organizzazione Mondiale della Sanità nel prevedere milioni di morti per la pandemia di influenza globale H1N1.”

Potreste chiedervi che tipo di scienziati sono quelli che sulle loro previsioni fanno errori di ordini di grandezza di 200 o più. Quale istituzione accademica fornirebbe ad uno scienziato del genere una struttura, per non parlare poi del fatto di lasciargli dirigere un dipartimento. E le domande vanno molto più in profondità. Scrive Davis, “mentre il prof. Ferguson e i suoi colleghi dell’Imperial College hanno sempre avuto torto, ad ogni occasione sono sempre stati ciecamente creduti dai governi e dagli organi intergovernativi. Apparentemente senza riserve. Nonostante le evidenti prove del contrario, i responsabili politici di tutti i partiti politici hanno sempre mostrato un’enorme deferenza nei confronti delle ridicole previsioni dell’Imperial College. In questo modo, non solo hanno ignorato i deplorevoli precedenti delle previsioni sbagliate di questi ricercatori, ma hanno anche negato l’evidenza scientifica che le aveva sempre contraddette.”

Davis non è il solo. Il 28 aprile, F. William Engdahl aveva espresso preoccupazioni molto simili su Neil Ferguson, sulla sua reputazione e sui suoi “modelli” passati. “Nel 2005,” scrive Engdahl, “Ferguson aveva affermato che, in tutto il mondo, fino a 200 milioni (!) di persone sarebbero state uccise dall’influenza aviaria, o H5N1. All’inizio del 2006, l’OMS aveva attribuito solo 78 decessi a questo virus.

Non sono in grado di valutare il vero pericolo del C19 o quale dovrebbe essere la nostra risposta nei suoi confronti. Ma il semplice buon senso ci dice che l’unico dato scientifico certo sul nostro miglior team di epidemiologi britannici è il fatto che ha spesso tratto conclusioni errate, e anche di parecchio.

In modo assolutamente franco, Engdahl suggerisce che “era stato lo stesso gruppo di Ferguson all’Imperial College, con l’approvazione dell’OMS, la fonte delle previsioni da paura che avevano innescato il lockdown da parte del governo britannico. Da Ferguson era anche partita l’assurda ‘previsione’ secondo cui 2,2 milioni di Americani sarebbero probabilmente morti se non si fosse immediatamente provveduto al blocco dell’economia statunitense. Basandosi sul modello di Ferguson, il dott. Anthony Fauci del NIAID aveva affrontato il presidente Trump e lo aveva costretto a dichiarare un’emergenza sanitaria nazionale. Proprio come nel Regno Unito, dopo aver iniziato a far danni all’economia, il modello di Ferguson ha poi ridotto drasticamente le stime di mortalità per gli Stati Uniti, portandole a 100.000 – 200.000 decessi previsti. In entrambi i casi, per gli Stati Uniti e il Regno Unito, Neil Ferguson si è basato su dati del governo cinese, dati che si sono dimostrati inaffidabili.

Come si sarebbero classificati nel test di falsificabilità di Popper Neil Ferguson e il suo gruppo dell’Imperial College? Non bene.

In termini popperiani, ciò che Ferguson e il suo team dell’Imperial College hanno prodotto non ha molto a che fare con la scienza, in quanto non tenta neanche di produrre chiari criteri di falsificabilità. Le “previsioni” di “possibili” morti che, nel caso della malattia della mucca pazza, oscillavano da 50 a 200.000, o da 20.000 a 500.000 nel caso del C19, non possono essere considerate “falsificabili” scientificamente, poiché l’intervallo è troppo ampio per convalidare un modello teorico piuttosto di un altro. I modelli in gioco, a quanto pare, includono troppe variabili, troppi “se,” probabilmente per proteggere la reputazione del loro autore, piuttosto che per produrre qualcosa che assomigli ad una previsione verificabile.

La domanda successiva è perché qualcuno in Gran Bretagna o negli Stati Uniti prenda sul serio questa “scienza.” Ci si potrebbe chiedere cos’è che ha portato la Gran Bretagna e i suoi atenei a perdere il contatto con l’etica scientifica di base.

Per quanto possa essere sconvolgente per alcuni progressisti, anche il modello coronavirus di Donald Trump/Casa Bianca è più affidabile e scientifico dell’esercizio numerico prodotto dal più prestigioso istituto accademico britannico.

Eppure, nonostante il fatto che l’Imperial College e Ferguson abbiano apparentemente trascinato la Gran Bretagna e gli Stati Uniti in un enorme e totale caos finanziario, l’Imperial College è ancora perfettamente funzionante. Nonostante il disastro che ha causato al mondo intero, si autoreferenzia ancora come “una delle dieci migliori università globali, con una reputazione a livello mondiale in scienza, ingegneria, economia e medicina.” Credo che non molti istituti accademici possano competere con l’Imperial College nella capacità di infliggere disastri scientifici al mondo intero. Per quanto ne so, il team degli epidemiologi dell’Imperial College deve ancora essere interrogato dalle autorità competenti in merito alle motivazioni teoriche e alle prove che sono alla base delle sue illusorie previsioni.

Engdahl riferisce che “Neil Ferguson e il suo gruppo di teorici all’Imperial College, oltre ad essere sostenuti dall’OMS, ricevono milioni dalla Fondazione Bill & Melinda Gates. Ferguson è a capo del Vaccine Impact Modelling Consortium presso l’Imperial College, che ha come finanziatori la Bill & Melinda Gates Foundation e la GAVI, la società produttrice di vaccini sponsorizzata da Gates. Dal 2006 al 2018 la Gates Foundation ha investito ben 184.872.226,99 dollari nei modelli predittivi dell’Imperial College di Ferguson.”

Sentiamo cosa ha da dire Neil Ferguson sulla partnership dell’Imperial College con la Fondazione Gates e i governi di tutto il mondo:

Nel 2002, Arnold S. Relman, allora professore di medicina presso l’Università di Harvard, aveva asserito che “la professione medica viene acquistata dall’industria farmaceutica, non solo in termini di pratica della medicina, ma anche in termini di insegnamento e di ricerca. Le istituzioni accademiche di questo paese [USA] si sono ridotte ad essere agenti pagati dell’industria farmaceutica. Penso che ciò sia vergognoso.”

Forse, giudicare Ferguson, l’Imperial College o qualsiasi altra istituzione “scientifica” in termini popperiani non è pertinente. Ciò che conta per questi istituti accademici è la quantità di denaro che possono estrarre da oligarchi, industrie, banchieri e multinazionali. Questo induce a chiedersi: cosa danno in cambio? Fondamentalmente abbiamo a che fare con la civiltà occidentale che prostituisce il suo patrimonio intellettuale più importante, vale a dire la propria filosofia scientifica.

Se, a questo punto, c’è una lezione da imparare dalla crisi del C19, è che l’università, l’accademia e la scienza dovrebbero essere separate dal dio denaro, in tutte tutte le sue forme. La parola “università” deriva dalla parola latina universitas: il tutto, la totalità, l’universo, il mondo. Le università erano inizialmente comunità di insegnanti e di studiosi impegnati nella conoscenza e nella ricerca, non un elefantiaco apparato collegato ai conglomerati farmaceutici, alle catene alimentari, ai banchieri e ad altri rappresentanti dell’universo capitalista.

Perché la civiltà occidentale sopravviva, deve ripristinare le sue radici ateniesi e il suo impegno alla ricerca della verità. Dovremmo, ancora una volta, imparare a differenziare e a comprendere la cruda tensione tra scienza e tecnologia, tra coloro che svelano il nascosto e quelli che fanno di tutto per appropriarsi della natura e che trasformano ogni possibile evento, incluso il coronavirus, in una occasione per fare soldi.

Un grande filosofo aveva dedicato molto lavoro alla comprensione delle tensioni tra scienza e tecnologia o, dovremmo dire, tra la verità e la sua strumentalizzazione. Mi riferisco a Martin Heidegger, un filosofo che, secondo il Guardiano della Giudea, non dovreste neanche prendere in considerazione.

Gilad Atzmon
Fonte: gilad.online
Link: https://gilad.online/writings/2020/5/4/is-imperial-college-still-open-for-business
04.05.2020