Dodici domande ad Alberto Bagnai

Dodici domande ad Alberto Bagnai

DI LEONARDO MAZZEI

sollevazione.blogspot.com

Ancora a proposito della narrazione leghista sulla crisi

Al di là delle divergenze politiche chi scrive ha sempre avuto grande stima di Alberto Bagnai, ma la sua ricostruzione delle vicende che hanno portato alla fine del governo giallo-verde non fa certo onore alla sua intelligenza.

Capisco la scelta salviniana di intorbidire le acque — la propaganda ha le sue esigenze —, tuttavia da uno come Bagnai ci si aspetterebbe qualcosa di meglio del semplice accodamento ad una narrazione che fa acqua da tutte le parti. Una narrazione che include ovviamente alcune verità, occultandone però altre non meno importanti. Il tutto al solo patetico scopo di salvare la faccia a colui che l'ha persa.

Su tutto ciò ho già avuto modo di scrivere nei giorni scorsi, ma tornarci sopra non è inutile. Ed il testo di Bagnai ci dà l'occasione di andare al succo di diverse questioni, ponendo al senatore della Lega dodici precise domande.

PRIMA DOMANDA

Già il titolo del suo articolo, "Cronaca di una crisi annunciata", vorrebbe dar l'idea che in fondo tutto era già scritto, che dunque — mossa di Salvini o meno — si sarebbe comunque arrivati in breve ad un governo M5s-Pd. Ecco allora la prima banalissima domanda: se così stavano le cose, perché agevolare quell'operazione aprendo la crisi con motivazioni ridicole (tipo, il "partito del sì" contro quello "del no") che non spiegavano nulla agli italiani?

SECONDA DOMANDA

Naturalmente, Bagnai ha tutto il diritto di pensare che invece la crisi sia stata aperta con motivazioni chiare, precise e ben illustrate. Resta il fatto che se alla maggioranza delle persone così non è parso, un motivo ci sarà. Tuttavia la seconda domanda è un'altra: se ormai la situazione tra Lega ed M5s era già prima assolutamente incomponibile, che senso ha avuto la successiva riapertura ad un governo giallo-verde bis?

TERZA DOMANDA

Sulle prime due questioni il Nostro non dice nulla, mica si può criticare (neanche di striscio) l'ex ministro dell'Interno! Ma torneremo alla fase immediatamente precedente all'apertura della crisi più avanti. Adesso voglio invece seguire, passo dopo passo, gli argomenti dell'articolo in questione. Bagnai inizia ricordando il lungo periodo (88 giorni) che portò alla nascita del governo giallo-verde nella primavera 2018. Curiosamente, ma non troppo, egli se la prende con Mattarella per non aver allora incaricato Salvini come leader della coalizione di destra (includente in posizione di spicco quel sovranista convinto che corrisponde al nome di Silvio Berlusconi), mentre glissa invece sul ben più grave veto posto nei confronti di Paolo Savona. La cosa è rivelatrice assai. Mentre la critica a Mattarella sull'incarico a Salvini è infondata — il presidente della Repubblica è tenuto ad incaricare non il leader della coalizione di maggioranza relativa, ma colui che può ragionevolmente ottenere la maggioranza assoluta in parlamento — la mancata critica al diktat presidenziale del 27 maggio 2018 la dice davvero lunga. Come se la cava sul punto il presidente della VI Commissione del Senato? Egli ci dice soltanto che venne: «recepita la raccomandazione del Presidente della Repubblica di avere un Ministro dell'economia che non desse "un messaggio di allarme per gli operatori economici e finanziari"». Tutto lì? Non è un po' pochino? Non si ricorda Bagnai che a quel diktat (diktat, non raccomandazione), peraltro palesemente concordato con Bruxelles e Berlino, il leader dei Cinque Stelle rispose con la (più che motivata) richiesta di impeachment, mentre Salvini preferiva tacere? Questa è allora la terza domanda: perché la Lega non raccolse la sfida a Mattarella, accettando invece che quest'ultimo infiltrasse il governo con Tria e Moavero?

QUARTA DOMANDA

Subito dopo Bagnai ci parla dei problemi posti da quella che definisce "ibridazione tecno-politica", degli strabordanti poteri del Ministero dell'economia, del ruolo che in esso hanno, specie nelle trattative con l'Ue, tecnici sostanzialmente inamovibili. Su tutto ciò non possiamo che essere totalmente d'accordo. Anzi, nel nostro piccolo fummo i primi a parlare, denunciandone il ruolo e la pericolosità, della Quinta Colonna mattarelliana capeggiata da Tria. Tuttavia, in quattordici mesi di governo la Lega e Salvini hanno alzato la voce sui migranti, la sicurezza, la legittima difesa, gli inceneritori, il Tav, il Tap, la famiglia, per avere più soldi al nord, per Israele e contro l'Iran. Come mai — quarta domanda — il problema Tria non è mai stato posto apertamente? Non sarà che ciò sia dipeso dalle contraddizioni interne della Lega?

QUINTA DOMANDA

Ad un certo punto della sua ricostruzione il Nostro ci dice che: «I toni sono degenerati rapidamente con l'inizio della campagna elettorale per le elezioni europee».

Già, sono degenerati, ma a causa di chi? Chiaro che il suo riferimento, come esplicitato nell'articolo, è rivolto unicamente ai Cinque Stelle. Ma è corretta questa ricostruzione? Ora, chi scrive non ha niente a che spartire con M5s, specie dopo la svolta eurista degli ultimi mesi, tanto più dopo l'entrata a pieno titolo nell'attuale governo della restaurazione. Tuttavia la ricostruzione di Bagnai proprio non ce la racconta giusta.

Che forse i toni della Lega nei confronti di M5s erano quelli di un alleato? Quante volte la Lega ha manifestato (con Pd e berluscones, con Confindustria e sindacati) nel mitico "partito del Pil" per imporre il Tav? Quante volte la Lega si è unita alla stampa mainstream nel deridere questo o quel ministro pentastellato? Quante volte, con la sua costitutiva arroganza, Salvini ci ha voluto far sapere che nel governo era lui (e solo lui) che comandava?

Sta di fatto che, mentre Salvini e Di Maio parlavano d'altro, il partito mattarelliano interno al governo riportava l'Italia nell'ovile eurocratico. Questo esito, che non era già scritto fin dall'inizio, è stato anche il frutto di una conflittualità interna alla vecchia maggioranza che Salvini e la Lega hanno costantemente alimentato. Non pretendo che Bagnai concordi con questa mia valutazione, ma è così assurdo pensare — quinta domanda — che sia stata proprio l'iniziativa leghista a gettare i Cinque Stelle nelle braccia del Pd, facendo così un enorme regalo alle élite eurocratiche?

SESTA DOMANDA

Sia chiaro, tutto ciò non assolve minimamente i Cinque Stelle, il loro vuoto strategico, la loro adesione al "politicamente corretto", tantomeno la vergogna del governo col Pd ed il voto alla Von der Leyen. Su quest'ultima questione così scrive il Nostro: «Nel frattempo, in coerenza con la linea euroscettica, e in dissenso verso il "cordone sanitario" al Parlamento Europeo la Lega non votava la candidata presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen». Vero, il voto è stato quello, ma può smentire Bagnai — sesta domanda — ciò che a noi risulta, che quel voto negativo non è stato tanto l'espressione di una chiara volontà politica di opporsi alla nuova Commissione Europea, quanto piuttosto il frutto di una mancata vicepresidenza a Strasburgo, che se invece questa fosse stata concessa anche la Lega avrebbe votato a favore della tedesca?

SETTIMA DOMANDA

A proposito di quelle settimane seguite alle europee di maggio, scrive Bagnai che nonostante l'evidente tradimento di Conte (e qui concordiamo in pieno), definitivamente passato nel partito mattarelliano: «Salvini decideva tuttavia di mantenere fedeltà all'alleato, nella speranza di ricucire gli strappi, nel frattempo incontrava tutte le parti sociali, trovandole unanimi nel richiedere un importante taglio delle tasse per lavoratori e produttori».

Ecco, qui mi è venuto proprio da mettermi le mani nei pochi capelli rimasti. Ma come, il problema sono Tria e Conte, ed anziché porre la questione della loro incompatibilità con quello che si faceva chiamare "governo del cambiamento", si convocano le parti sociali al Viminale? Per fare cosa, di grazia? Non avverte il Nostro — settima domanda — che evitare di intervenire sul vero problema politico, per ricorrere invece ad un inutile incontro al Viminale, sia stata solo una delle tante buffonate del suo "capitano" in pieno delirio di onnipotenza?

OTTAVA DOMANDA

Leggiamo ancora la ricostruzione di Bagnai sulle settimane di luglio: «Nel frattempo Salvini aumentava la pressione sui tecnici del Governo per ottenere una legge espansiva per il 2020 con tanti investimenti e un corposo taglio delle tasse». Senza dubbio sarà stato così, ma la verità è che sul punto Salvini non è mai stato preciso. Non lo è stato sull'entità della manovra espansiva, tantomeno sulle tasse. Sul progetto di flat tax — sorvolando adesso sulla sua iniquità sociale, maggiore o minore a seconda delle varie ipotesi circolate — mai è stata presentata una proposta precisa. Ed il perché è chiaro: se lo si fosse fatto si sarebbe immediatamente scoperta la sua pochezza, sia dal punto di vista macroeconomico che da quello di chi le tasse le paga. Se Siri, prima che passasse ad occuparsi dell'eolico, parlava di 50/60 miliardi, si era poi scesi a 30, poi a 20, infine (lo dicevano gli esponenti della Lega) a 10. Ora, 10 miliardi diviso 40 milioni di contribuenti fa 250 euro medi a testa, cioè 20 euro al mese. Non proprio quel «corposo taglio delle tasse» di cui parla il Nostro.

L'ottava domanda è dunque semplice, semplice: se quanto ho appena scritto non corrisponde a verità, vuole il Presidente della VI Commissione del Senato, a maggior ragione oggi che il suo partito non è più al governo, dirci esattamente come avrebbero realizzato la flat tax? Ai cittadini interesserebbe assai.

NONA DOMANDA

Giustamente Bagnai ricorda l'ingloriosa vicenda dei minibot, sulla quale rammenta l'opposizione di Tria. Tutto vero, ma — nona domanda — non risulta al Nostro che, insieme a Conte e Tria, il principale affossatore dei minibot sia stato quel tal Giancarlo Giorgetti da Cazzago Brabbia, autorevole esponente del suo partito a tal punto che Salvini, dopo l'apertura della crisi, lo indicava come futuro Ministro dell'Economia?

DECIMA DOMANDA

Prudentemente, Bagnai non parla nel suo articolo del "regionalismo differenziato". Capisco la reticenza, che vorrei poter interpretare anche come dissenso rispetto alla linea del suo partito. Tuttavia la questione ha una grande rilevanza, tanto più che non si vede come si possa riconquistare la sovranità nazionale distruggendo nel contempo l'unità del Paese. Mi permetto allora la decima domanda: cosa pensa il senatore della Lega delle pretese dei governatori delle regioni del nord?

UNDICESIMA DOMANDA

Torniamo adesso al momento dell'apertura della crisi. Se il problema centrale — e qui concordiamo pienamente con Bagnai — era quello del ruolo di cane da guardia delle regole europee svolto della componente mattarelliana, quella che noi abbiamo chiamato Quinta Colonna, niente torna nelle modalità di apertura della crisi. E' ben noto infatti come in quel momento Salvini non abbia neppure citato Tria, mentre si è scagliato contro i Cinque Stelle come "partito del no", quasi che in politica si dovessero dire sempre e soltanto dei "sì".

Come mai questa reticenza salviniana? Così scrivevo in un articolo di sei giorni fa:

«Mettiamoci ora nei panni di un Salvini che fosse stato davvero deciso ad affrontare lo scontro con l’Unione Europea. Cosa avrebbe dovuto fare l’ormai ex ministro dell’interno di fronte alle posizioni europeiste all’interno del governo? Semplice, egli avrebbe potuto dire: signori, qui senza una terapia choc (necessariamente da finanziare a debito) non si esce dalla stagnazione, occorre dunque portare il deficit al 3, meglio al 4%. Su questa base – e forte del consenso elettorale – avrebbe potuto chiedere un sì od un no a Conte, Tria e Di Maio. I primi due avrebbero certamente risposto picche, sul terzo non ci giurerei proprio. Se Di Maio avesse accettato la linea dello scontro con l'Ue, la strada sarebbe stata quella di sostituire Tria e Conte, andando però avanti con la stessa maggioranza gialloverde. Se invece anche Di Maio avesse detto di no, ecco che Salvini avrebbe avuto una motivazione nitida per uscire dal governo e chiedere nuove elezioni».

C'è qualcosa che non va in questo schema di ragionamento? Nel caso, avrei piacere che Bagnai ce lo chiarisse. Ma se lo schema è invece giusto, come chiunque può capire, perché — undicesima domanda — Salvini non ha scelto la strada della chiarezza, rifugiandosi invece in un incommentabile pasticcio? Lo ha fatto solo per i suoi evidenti limiti, o anche perché nella Lega comandano altri?

DODICESIMA DOMANDA

Alla luce di quanto abbiamo visto finora, non è che nella Lega le posizioni di Bagnai sono state sonoramente battute?

BREVE CONCLUSIONE

Un tempo, ironizzando sull'insopportabile Vendola, Bagnai ci parlava spesso di quanto fosse orribile il "Fogno europeo". Bene, non vorremmo che oggi il Nostro sia invece finito nel credere ad un improbabile Fogno salviniano.

Noi continuiamo a pensare che tutte le forze sinceramente interessate alla riconquista della sovranità nazionale, e con essa della democrazia e dunque della sovranità popolare, dovranno un giorno unirsi per liberare l'Italia.

Molte sono però le cose da fare per avvicinare il momento di quella liberazione. Una, più semplice delle altre, sarebbe intanto quella di smettere di raccontarsi storie. No dunque alla storiella della sinistra sinistrata sulla riformabilità dell'Unione europea che dovrebbe portare all'Europa dei popoli. No alle storielle edificanti e "politically correct", tutte onestà e perbenismo, del mondo Cinque Stelle. No, infine, alla storiella di una Lega capace di guidare un percorso di liberazione nazionale.

La Lega è un'altra cosa. Le vicende di questi ultimi mesi sono lì a dimostrarlo. Proprio per questo, nelle sue ricostruzioni, Alberto Bagnai farebbe bene a non offendere troppo l'intelligenza: la sua e quella di chi lo legge.

Leonardo Mazzei

Fonte: https://sollevazione.blogspot.com

Link: https://sollevazione.blogspot.com/2019/09/dodici-domande-ad-alberto-bagnai-di.html?fbclid=IwAR1j70xVCIlj5scWRpMfCbdx1EXfeJ3WijTlbZQ1n_nrroVbiZNLvm1WZUo

07.09.2019

Commenti (32)

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    1. Pimander 20 settembre 2019

      Siamo arrivati alla creazione di una agenda segreta della Lega.
      Dice Mazzei:
      "Vedete, anche la Lega non e' quello che credete perche' non vi dicono tutto. Adesso vi faccio scoprire cosa nascondono sotto il velo di maia: sono stati battuti e la crisi e' stato il canto del cigno".
      In realta', sotto c'e' una sola cosa: al governo a guida Lega, l'Europa ha fatto applicare regole fallite (Grecia docet).
      Non appena la guida dell'Italia e' passata alle marionette azzerbinate, le regole valide per la Lega sono state cambiate: lo spread non e' piu' spread, l'avanzo primario non va piu' per pagare interessi a Bruxelles ma per manovre espansive e far ripartire il paese, i trattati Europei vanno rivisti, lo stesso Mattarella chiede ORA E SOLO ORA di rivedere il patto di stabilita'...quello che ha sempre cercato di fare - oltre che dire - Bagnai.
      Ed il problema e' che Bagnai da una versione della crisi che non sta bene a Mazzei?
      Non e' che Bagnai DA SEMPRE chiede quello che ora, come d'incanto, accade? Che cosa e' stato "battuto" se ora avviene quello che Bagnai chiede da sempre?

    1. Antonello S. 20 settembre 2019

      Premesso che quelli di "Sollevazione" sono quattro gatti e contano politicamente come il "due di coppe a briscola quando regna bastoni", mi chiedo quale possa essere lo scopo di questa minuziosa e accusatoria indagine in stile soviet supremo.

      E' vero che in passato l'ex "compagno" Bagnai ha ripetutamente umiliato quelli che lui ama definire con poca simpatia i "marxisti dell'Illinois", però da qui a spaccare il capello in quattro una stagione politica tormentata e vissuta sempre sugli aculei delle difficoltà create dal sistema, ce ne passa.
      Se non vi piace il medico o non vi fidate, cercatene un altro oppure, considerato che Mazzei sembra essere un raffinato e fine politologo, si fondi un bel partito e tanti auguri.

    1. SimSim 20 settembre 2019

      Giusto fare domande, ma le risposte non arriveranno mai. Il mio personalissimo parere è che Salvini abbia fatto degli errori strategici e di comunicazione, e abbia spiegato male alcuni passaggi apparentemente contrari. Come ho già avuto modo di scrivere, ogni partito ha il suo infiltrato europeista a controllare la situazione, Lega compresa con Giorgetti, ma anche Maroni, il quale è perlopiù silente ma ha ancora il suo peso all'interno del partiti in termini numerici.

      Nella Lega l'anima antieuropeista va per la maggiore al momento, ma sarebbe sbagliato pensare che siano tutti così. Poi Bagnai certamente ci mette un pelo di appartenenza politica, omette dei dettagli e menziona a malapena alcuni altri. Il disegno complessivamente mi pare comunque chiaro, e il tentativo qui è quello di minimizzare le responsabilità politiche di Salvini, che non sono l aver staccato la spina ma il come.

    1. Primadellesabbie 20 settembre 2019

      Dodici domande?
      Ne basta una: perché ha spiegato per anni, con dovizia di argomenti, sprezzante verso la minima obiezione e l'incompetenza altrui, dettando per filo e per segno cosa e come si sarebbe dovuto fare, e poi appena eletto ha dichiarato che si sarebbe applicato a "studiare" come funziona la politica e cosa si possa fare, prima di eclissarsi?

    1. XL 20 settembre 2019

      Propongo la mia ricostruzione.
      Salvini e Di Maio sono stati contattati dagli eurorappresentanti dei banksters, gangsters e soci.
      Hanno ricevuto minacce, ricatti e coartazioni.
      Entrambi hanno ceduto in due modi diversi: Salvini ha tagliato la corda, Di Maio ha calato le braghe e il nuovo governo è stato fatto l'8 settembre, sotto il segno di Badoglio.
      Uno ha preferito non apparire come il nuovo Tsipras, l'altro ha scelto due o tre anni di caporalato per i poteri forti illudendosi di girare la frittata a suo vantaggio.

      In ogni caso nessuno dei due era all'altezza della situazione e in ogni caso nessuno dei due era peggiore di quelli che avremo adesso.

    1. federico18 20 settembre 2019

      Tredicesima domanda: "Perché siete solo dei pagliacci chiacchieroni che ancor meno del M5S vogliono distruggere questa Europa di strozzini e uscire finalmente dall'Euro? Perché siete dei finti sovranisti che più finti non si può?" Risponda caro bagnai.

    1. Le bateau Ivre 20 settembre 2019

      L'unica cosa "che non va in questo schema di ragionamento" fatto da Mazzei, è pretendere in un riscontro oggettivo dell'ipocrita Bagnai e nondimeno suscitare qualche dubbio nel cervello dei legaioli.
      E' come pretendere di risalire a nuoto le cascate del Niagara.

    2. Sapientino Cacalovo 20 settembre 2019

      AKA Trogloleghisti

    1. Giulio Pelernei 20 settembre 2019

      Secondo me anche la Lega (i Cinque Stelle è evidente) è un cavallo di Troia dei Poteri Forti, con Borghi & Bagnai a fare le foglie di fico.
      Troppi errori, troppe contraddizioni, troppe sviste, troppa ingenuità... Qualcosa non quadra.

    1. Annibal61 20 settembre 2019

      Tutti a sparare addosso a Salvini, nessuno a dire che il governo era a 3 dalla nascita...e che il 3° partito era nettamente più forte!...s' era portato a casa infatti MEF, Esteri e Difesa...l' 80% della capacita di spesa! + il 70% della RAI e dei media, l' impunità di bankitalia... Sono d' accordo comunque per tutte le domande eccetto che la 10: "...le pretese delle regioni del nord..." Secondo questa concezione al nord non devono pretendere di pagare meno del 60% di tasse per "aiutare" un sud abituato e costretto da sempre dalla putrefatta politica romana e dalla loro stessa indole all' assistenzialismo. Patetici i sovranisti italiani, vogliono un Italia sovrana e indipendente ma sempre gli asini a tirar la carretta. Se queste sono le premesse temo che non ci sia altro destino per l' Italia del destino "globalista - eurista". Il nord distrutto verrà "venduto" a Germania e Francia contestualmente ad un ritiro dell' America verso sud, salvo accettazione, magari con un altra moneta...secondo le idee anni '90 di Bossi e Miglio.

    1. Christian Caiumi 20 settembre 2019

      1 - Risposta ovvia: la Lega era in un cul de sac. O accettare la manovra deflazionista e austerista approntata da Conte con Tria proprio allo scopo di disinnescare gli argomenti di espansione della domanda interna portati avanti dalla Lega, diventando così complice dell'operazione, oppure staccare la spina per evidente incompatibilità della scelta (oltre a quella del MES) col contratto di governo e con il mandato degli elettori leghisti, oltrechè naturalmente per difendere la propria coerenza. Altrimenti probabilmente proprio su queste pagine si leggerebbe che Salvini è un buffone e la Lega un partito di trasformisti.

      2 - Facile anche questo: perchè l'alternativa, cioè un governo PD-M5S, sarebbe stata ancora peggiore.

      3 - Perchè come dice lo stesso Bagnai per poter comporre il governo quella sarebbe stata una conditio sine qua non, altrimenti il governo non sarebbe mai nato, e staremmo qui a parlare di un governo PD-M5S nato direttamente dopo le elezioni.

      4 - Se sia dipeso dalle contraddizioni interne alla Lega è difficile dirlo, in realtà però delle contrapposizioni, ad esempio, tra Borghi e Tria ve ne erano già state, e la prudenza suggeriva di provare a garantire un profilo di governo il più possibile coeso, attendendosi lo stesso da Tria, cosa ovviamente non avvenuta. E ovviamente il tutto nasce dalla necessità di tenersi un ministro senza la cui presenza il governo non sarebbe mai nato. In realtà, ad esempio, già a settembre 2018 Borghi stoppò chiaramente Tria relativamente all'idea di aumentare l'IVA, e nell'estate del 2019 la Lega ne chiese la sostituzione.

      5 - Bah... Qui si citano apoditticamente casi in cui la Lega avrebbe delegittimato i ministri del M5S, o Salvini avrebbe detto "che comanda lui", ma le fonti? In realtà la differenza di opinioni tra i due partiti rispetto al TAV era evidente ed esplicita fin dall'inizio. E comunque la gravità delle accuse del M5S alla Lega non è nemmeno paragonabile (e Bagnai cita fonti a riguardo, mentre qui non ne ho viste)

      6 - Può anche darsi. E' chiaro che concedere la vicepresidenza alla Lega avrebbe significato un enorme cambio di rotta in seno alla UE, e quindi un successo politico per la Lega. La UE non avrebbe mai potuto concederlo. E comunque, nella pratica, la Lega ha votato contro. Coi se e i ma non si va da nessuna parte.

      7 - Prendersela direttamente con Tria e Conte avrebbe significato sostanzialmente staccare la spina al governo. Prestando tra l'altro il fianco agli alleati/avversari all'accusa di aver voluto "distruggere il governo". Non dimentichiamo che la Lega ha la metà dei parlamentari del M5S, sebbene nei fatti sia maggioranza relativa nel paese. In termini tattici la Lega doveva mostrare di essere fedele al progetto fino all'ultimo, salvo poi chiamarsi fuori quando non era possibile fare altro.

      8 - Mi sembra chiaro che ormai il governo a quel punto non esiste più. La Lega cerca di accreditare, sempre per motivi tattici o anche di lealtà verso l'elettorato, una propria coerenza politica, ben sapendo ormai che l'esperienza era finita. Il motivo del gioco al ribasso sulle cifre è che il Ministro dell'Economia mai avrebbe accettato importi ingenti, e torniamo all'impossibilità di lavorare insieme a Tria. D'altronde senza Tria il governo non sarebbe mai nato, e torniamo daccapo...

      9 - Mi risulta che sia una bufala totale. Se così non fosse, pregasi citare fonti, altrimenti siamo nell'alveo delle chiacchiere (in tono da "La Repubblica" direi).

      10 - Penso che un certo livello di autonomia non sia il demonio, fermo restando la competenza centrale sui temi di rilevanza nazionale.

      11 - Se Salvini avesse detto tutte queste cose avrebbe completamente travalicato il suo mandato di Ministro dell'Interno, per quanto fosse anche Vice Primo Ministro, e quindi avallata l'idea, su cui concorda anche l'autore dell'articolo, che Salvini voleva dimostrare che "comandava lui". Quindi se Salvini parla del deficit vuole "comandare solo lui", se non ne parla in quanto non titolare di alcuna competenza economica, è reticente. In sostanza come la fa sbaglia.

      12 - Se così fosse, c'è da sperare che l'onestà intellettuale del personaggio lo porti ad allontanarsi.

      Conclusioni: portare l'Italia fuori dal percorso cosiddetto "globalista" è il compito più arduo al mondo, di questi tempi. Probabilmente la Lega non è pronta ad assolverlo, ma in questo momento non mi viene in mente alcuno a cui poter pensare di affidare questo compito, salvo forse Marco Rizzo, verso il quale nutro grande stima, ma conta come il due di spade quando briscola è bastoni.
      Quindi che si fa? Disertiamo in massa le urne?

      Mi sembra un articolo, sinceramente, nato da nobili letture come Repubblica, o Il Corriere, cioè la stampa manipolatrice alla cui azione assistiamo da anni. Il tono è quello.

    1. Pedro 20 settembre 2019

      Dai ci Provo.
      1. Da Goofy del 30 luglio 2012 "...Anche se nel frattempo chi nella casta ci voleva entrare (scatoletta di tonno) ci sarà entrato." Parlava dei 5 stelle.

      2. Semplicemente portare a casa il decreto sicurezza bis. Infatti per la sicurezza con i 5 stelle non era un problema, hanno firmato tutto e anche il caso Diciotti e non è uno scherzo, invece dal lato finanziario Tria e Conte bloccavano tutto.

      3. Questa poi è ridicola come domanda e quindi rispondo con un`altra domanda, ma la Politica, la sua essenza, non è forse mediazione?

      4. Vabbhe se l`articolista crede che Tria non sia stato criticato dalla lega vada a vedere Borghi che lo attacca sul MEF.

      5. Questa è interessante, l`articolista ammette candidamente che i 5s abbiano attaccato la Lega alle Europee, è già un miracolo ammetterlo, poi però indirizza la colpa alla lega rea di aver gettato nelle mani del PD i Grillini con la loro iniziativa. Dunque attaccate selvaggiamente alle Europee la Lega, 5s perdono consensi, bloccate le iniziative fiscali, Tria, Moavero, Trenta, Toninelli non si possono cambiare e vi lamentate se depositano una mozione di sfiducia, che tra l`altro non è mai stata votata ma anzi ritirata perchè Conte si è dimesso e la colpa è della Lega.

      Non ce la faccio mi fermo a 5.
      Saluti

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