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DISTURBO DA STRESS PRE-TRAUMATICO

DI GILAD ATZMON

In questo articolo, che abbiamo avuto il piacere di tradurre, il grande musicista cosmopolita, Gilad Atzmon, “palestinese di lingua ebraica”, riflette sugli aspetti psicopatologici del sionismo. — Miguel Martinez

Si trovano anche in recenti articoli nella stampa europea dove si parla della possibilità della scomparsa d’Israele come di ‘un’ipotesi ragionevole’. Ulteriori prove del livello della minaccia si trovano nel fatto che Israele non è solo l’unico paese al mondo a essere minacciato di distruzione. E’ anche l’unico stato il cui diritto di esistere sia oggetto di sondaggi internazionali, dove molti rispondono negativamente. Si tratta di un onore che non è mai stato concesso nemmeno all’Iran, alla Corea del Nord o al Sudafrica ai tempi dell’apartheid.” (Yair Sheleg. Haaretz ) Mentre molti potrebbero trovare incoraggiante o divertente il fatto che nemmeno un israeliano di destra riesca a vedere la luce in fondo al tunnel sionista, è piuttosto sconcertante leggere come gli israeliani stiano pensando seriamente alla loro prossima Shoah. Voglio sostenere qui che è proprio questa forma micidiale di meditazione che trasforma Israele, gli israeliani, i sionisti globali e i neocon nei peggiori nemici della pace mondiale.

Infatti, un numero crescente di persone desidera vedere la fine di Israele, lo ‘Stato per soli ebrei’. Ma nessuno esprime alcun piano di stragi o di sterminio contro l’ebraismo mondiale, e nemmeno contro il suo stato ebraico. Nessuno nel modo politico o dei media invita a compiere atti omicidi contro gli ebrei o contro il loro stato ebraico.

Perciò, la radicata tendenza giudeocentrica di interpretare praticamente qualunque critica politica o ideologica legittima come se si trattasse dell’esecuzione di un futuro giudeocidio dovrebbe essere vista come una forma grave di paranoia che si avvicina alla psicosi collettiva, un fenomeno che io chiamo Disturbo da stress pretraumatico (Pre-Traumatic Stress Disorder o Pre-TSD).

In una condizione di Disturbo da stress pretraumatico, lo stress è l’esito di un evento fantasmatico, un episodio immaginario collocato nel futuro; un evento che non ha mai avuto luogo. Diversamente dal PTSD (Disturbo da stress posttraumatico, Post Traumatic Stress Disorder), dove lo stress insorge come reazione diretta a un evento che si è, o potrebbe essersi, svolto nel passato, nella condizione di Pre-TSD, lo stress è chiaramente l’esito di un evento immaginario potenziale.

Nel Pre-TSD, un’illusione si impossessa preventivamente della realtà, e la condizione cui si attribuisce la fantasia di terrore si trasforma in concreta realtà. Se si porta alla sua logica conclusione, persino un programma di guerra totale contro il resto del mondo diventa una reazione che non è da escludere.

A questo punto, ci si può chiedere se il Pre-TSD non sia semplicemente un altro nome per la paranoia. Ritengo che la differenza tra i due fenomeni sia piuttosto evidente. Nel caso della paranoia, proviamo compassione per la persona che ne soffre. Quando ci troviamo alle prese con un caso di Pre-TSD, si dà il caso che proviamo compassione per noi stessi. Al contrario della paranoia, dove a subire i propri sintomi è proprio chi ne è affetto, nel caso del Pre-TSD, la persona affetta addirittura celebra i propri sintomi, lasciando agli altri il ruolo di semplici spettatori.

Nel caso della paranoia, possiamo constatare chiaramente come la persona che ne è affetta viva in un’illusione ed è prigioniera di un universo fantasmatico. Nel caso del Pre-TSD, la persona affetta si presume ‘sana’, ‘non è tanto sicura’, e perde anche lei il controllo della realtà. Spesso, finiamo per credere alla persona affetta da Pre-TSD quando pretende di essere la vittima di un ‘futuro delitto fantasmatico’. In qualche modo, diventiamo anche noi partecipi della fantasia. Però, ci si rivolge a noi soltanto finché restiamo in silenzio. Nel momento in cui alziamo la voce, che spieghiamo che il futuro delitto non è ancora successo e forse non succederà mai, diventiamo subito anche noi parte del delitto.

La proiezione e il Pre-TSD

“Abbiamo lanciato oltre un milione di bombe a grappolo sul Libano. […] Ciò che abbiamo fatto è stato demenziale e mostruoso, abbiamo ricoperto intere cittadine di bombe a grappolo”

(il capo di un’unità dell’esercito israeliano addetto ai razzi, in Libano)

Diciamocela una volta per tutte. Nessuno invita a buttare gli israeliani nel mare, o a farli fuori con le bombe atomiche. E quindi è lecito chiederci se la tendenza israeliana ad accusare i musulmani e gli arabi di albergare simili tendenze assassine non si possa capire in termini di proiezione. La gente che ha fatto piovere sul Libano “oltre un milione di bombe a grappolo” sta proiettando la propria furia omicida sulle proprie vittime, e persino sulle proprie vittime future.

Sheleg, ad esempio, scaglia le proprie tendenze distruttive sul mondo islamico, e sull’Iran in particolare. Sheleg, un convinto sionista che invoca misure violente praticamente contro chiunque non sia ebreo, è condannato a proiettare la propria furia omicida quando parla di arabi e musulmani.

Sheleg chiaramente non è da solo: l’American Jewish Committee (AJC) fa esattamente la stessa cosa. Nel corso di una recente campagna di pubbliche relazioni, ha messo in guardia l’Europa a proposito dei missili iraniani a lungo raggio. Chiaramente, nel loro fantasmatico universo giudeocentrico, una guerra globale contro l’Islam è nell”interesse giudeocristiano’.

Ma gli europei tendono a ridere quando si trovano alle prese con l’ideologia smaccatamente aggressiva dell’AJC. Al contrario dei membri del Comitato ebraico americano che promuovono la violenza, gli europei hanno fantasie di pace: a quanto pare, gli europei ne hanno avute abbastanza di guerre (evidentemente, l’AJC non ancora…).

Gli europei poi si rendono conto che finché loro non danneggiano l’Iran, la capacità missilistica dell’Iran è del tutto irrilevante per la loro sicurezza. In altre parole, gli europei non riescono a vedere nell’Iran un’entità omicida, perché – al contrario dell’AJC – gli europei stessi non sono omicidi. Non essendo omicidi, non riescono a vedere gli altri come omicidi. Agli europei manca il necessario zelo aggressivo, di cui sono saturi invece quelli dell’AJC. E’ proprio qui che nasce un divario crescente tra l’universo fantasmatico e sanguinario dei sionisti, e il resto dell’umanità.

Ma chi lo vuole un arsenale nucleare (e poi non bastano i razzi katiuscia?)

Il sentimento generale in Israele, espresso con tanta eloquenza da Sheleg e che si riflette nello scenario catastrofico dell’AJC, rivela una forma grave e collettiva di Disturbo da stress pretraumatico. Gli israeliani e le lobby che li sostengono riflettono pubblicamente sulla loro futura Shoah nucleare. Questa modalità patologica è piuttosto bizzarra, se pensiamo che il coraggioso Hezbollah è riuscito a sconfiggere il potente esercito israeliano semplicemente usando armi leggere. Ed è riuscito anche a sconfiggere la società israeliana semplicemente adoperando razzi katiuscia a corto raggio. Infatti, il nemico d’Israele non ha affatto bisogno di ‘colpire Israele con armi nucleari’. Tutto quello che devono fare è mandare un messaggio agli ebrei del mondo: Israele è tutt’altro che un rifugio. Così facendo, obbligano gli israeliani a rendersi conto di aver fallito la prova dell”ama il tuo prossimo’. Ecco cosa significa la resistenza araba. E’un messaggio metafisico e non una chiamata al giudeocidio.

Ma per qualche motivo, gli israeliani non riescono a leggere i segni. Anziché guardarsi allo specchio e scoprire le proprie evidenti mancanze che hanno portato pian piano a uno stato di grave bancarotta morale, gli israeliani preferiscono sottomettersi totalmente alla fantasia materialista del Giudeocidio Nucleare.

Invece di pensare in termini etici, gli Israeliani soccombono al discorso materialista interamente incentrato sulla ‘distruzione dell’ego’. Gli israeliani soccombono a una Shoah immginaria e fantasmatica, in cui vengono sterminati quotidianamente con le armi nucleari. E’ preoccupante notare che gli israeliani non sono soli – per quanto riguarda la fissazione su terrori illusori, Blair e Bush sono affetti dalla stessa malattia mentale.

Sheleg, l’AJC e Bush attribuiscono intenzioni omicide al presidente dell’Iran, ma è veramente così? Il presidente dell’Iran ha forse mai parlato della distruzione del popolo ebraico, o di chiunque altro?

Consideriamo il fatto più ovvio. Il presidente Ahmadinejad ha certamente detto che Israele dovrebbe essere ‘cancellata dalla carta geografica’, Ma il presidente non ha mai detto che gli ebrei in quanto popolo dovevano essere colpiti. Lui si riferiva chiaramente a Israele, lo stato razzista ‘per soli ebrei’.

Questa è una critica legittima proprio come era giustificabile la critica al Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Ma Ahmadinejad non si ferma qui. Sviluppa ulteriormente la questione. E astutamente, e non senza ragione, pone una sfida all’Occidente:

“Se voi (l’Occidente) avete bruciato gli ebrei, perché non date un pezzo dell’Europa, degli Stati Uniti, del Canada o dell’Alaska a Israele? […] La nostra domanda è: se voi avete commesso questo immenso delitto, perché l’innocente nazione della Palestina deve pagare per quest delitto?” .

Si tratta di una domanda sicuramente appropriata, però non esiste il minimo indizio per pensare che chi la pone abbia qualche piano per eliminare gli ebrei o il loro stato

Casomai, Ahmadinejad sta facendo del suo meglio per trovare una nuova casa per gli ebrei. E’ evidente che il sogno sionista di un insediamento ebraico nella Terra Santa si è trasformato in un grave disastro. Ed è Ahmadinejad che dice che i viandanti stanno forse per rimettersi in marcia. Posso suggerire che un’occhiata alla coda interminabile di cittadini israeliani che cercano di rientrare in possesso della loro nazionalità polacca o dell’Unione Europea indica che un numero crescente di israeliani ha già fatta propria l’idea che viaggiare per il mondo costituisce probabilmente la prossima fase della loro esistenza ebraica.

Il vero Asse del male

Quando si legge l’editoriale di Sheleg in Haaretz, viene da chiedersi, “ma chi è esattamente che pensa alla liquidazione dello stato ebraico?” E’ chiaro che l’Iran ha in programma di entrare a far parte del club dei paesi nucleari. Ma anche se l’Iran intendesse davvero sviluppare un arsenale di micidiali armi nucleari, non sarebbe certamente il primo stato nella regione a farlo. Semplicemente, seguirebbe le orme dello stato ebraico, uno stato che ha mostrato senza ombra di dubbio che uccidere civili innocenti è il suo divertimento preferito.

Così ci si deve rendere conto che la paura israeliana, e siocentrica [centrata sul sionismo, ndt], di un’aggressione iraniana è nient’altro che una proiezione. Siccome Israele si impegna quotidianamente nell’uccisione di civili innocenti, gli israeliani e i sionisti sono condannati a interpretare il comportamento di altri come se si trattasse di una tendenza omicida.

Si tratta di una cosa molto triste, ma tutt’altro che eccezionale. La paranoia statunitense durante la guerra fredda non era diversa da quella israeliana.

Siccome gli Stati Uniti erano stati il primo, e finora l’unico, paese a usare la bomba atomica contro altri popoli, furono gli americani a trovarsi coinvolti in un Pre-TSD da guerra fredda. Semplicemente, proiettarono le proprie pulsioni omicide collettive sui sovietici. Va da sé che, al contrario degli statunitensi, i ‘comunisti’ non hanno mai lanciato una bomba atomica addosso a nessuno, né sembra che abbiano mai pensato di farlo.

Per qualche motivo, sembra che più si è crudeli, più si diventa preda del terrore. Inoltre, più sono crudeli le pratiche in cui una nazione si impegna, più quella nazione diventa preda della politica della paura. Questa semplice formula potrebbe aiutare a far luce sul legame crescente tra Stati Uniti e Israele.

Applicando alcune contorte tecniche espansioniste, i due paesi affondano in un tenebroso pensiero di morte che confina con la paranoia collettiva. Tale paranoia collettiva conserva l’egemonia dell’unico e solo asse del male che c’è in giro: cioè, il sionismo globale e i neocon.

Intervallo comico

Segue un Telegramma Ebraico:

‘comincia a preoccuparti, seguono dettagli’

Questa barzelletta è in realtà più vecchia d’Israele, probabilmente è vecchia quanto il telegrafo stesso. In realtà, fa riferimento a una realtà devastante, in cui la dialettica della paura domina l’esistenza, oltre alla mentalità, ebraica. Semba che la paura sia stata sfruttata politicamente dai dirigenti etnici ebraici sin dai primi giorni dell’emancipazione.

Forse, nel processo di secolarizzazione e di emancipazione ebraica avviato dall’illuminismo e dalla rivoluzione francese, la paura della realtà fantasmatica ha sostituito la paura di un Dio malvagio e onnipotente, un Dio che uccide senza né grazia né misericordia, il Dio di Sodoma e Gomorra. Se le cose stanno veramente così, la ‘paura’ andrebbe riconosciuta come il moderno Dio ebraico, e il Pre-TSD si potrebbe vedere come la pratica della sua religione. La giudaizzazione di Blair e di Bush può essere vista nell’emergere della ‘Politica della paura’. A quanto pare, tale pratica olto politica ha incontrato ampio successo negli Stati Uniti, ma ha fallito totalmente nel Regno Unito.

Comunque il Pre-TSD non è affatto un’invenzione israeliana. Gli opinion leader ebraici e coloro che conducevano campagne etniche erano diventati specialisti nel tener viva l’ansia ebraica molto prima che nascesse Israele. i primi sionisti erano bravissimi a terrorizzare i propri fratelli. Herzl si lasciò ispirare scioccamente dal caso Dreyfus (come indica Lenni Brenner, Herzl non capì il senso del caso, o le sue implicazioni. In realtà, la riabilitazione di Dreyfus dimostra che gli ebrei francesi hanno vinto la battaglia contro l’antisemitismo e la xenofobia). Altri sionisti della prima ora furono stimolati da alcune sommosse antiebraiche e dai pogrom nell’Europa orientale. In generale, possiamo vedere il sionismo come la spinta a formulare un progetto politico generale basato sulla paura autoinflitta. Ecco probabilmente perché il sionismo deve mantenere il terrore per sostenere il proprio potere. E’ chiaro che Bush e i neocon adoperano esattamente la stessa tattica.

Intervento divino

Mi permetto di dire a questo punto che è piuttosto probabile che alcuni leader mondiali provino un senso di allarme per il progetto atomico iracheno, non perché temono un’aggressione iraniana, ma piuttosto perché sono ormai tutti coscienti della psicosi collettiva israeliana.

Anche se non conoscono il Pre-TSD, i dirigenti politici occidentali si rendono comunque conto che Israele non esiterebbe a iniziare una guerra nucleare, come non ha esitato a coprire i villaggi e le città del Libano con oltre un milione di bombe a grappolo. Un paese in grado di distruggere il proprio vicino di casa e di trasformare un terzo dei suoi cittadini in senza tetto per appena due prigionieri di guerra è capace praticamente di tutto.

Io non sono uno psichiatra. Non sono nemmeno uno psicanalista che eserciti la professione. Non so se esiste un divano da analista abbastanza grande da accomodare tutto il popolo israeliano, nel suo attuale stato di Pre-TSD. Non so nemmeno se gli israeliani gradirebbero i consigli di uno strizzacervelli.

Tutto quello che faccio io è semplicemente proporre la diagnosi di un disturbo piuttosto grave. Mentre molti sono convinti che il comportamento d’Israele sia il frutto di bancarotta morale, io insisto nel dire che l’identità israeliana sta diventando un caso patologico di psicosi. La bancarotta morale, quindi, è soltanto il simbolo di un disturbo mentale molto preoccupante.

Trovandosi in uno stato psicotico, gli israeliani godono dei propri sintomi e a noi chiedono solo un po’ di attenzione. Fondamentalmente, hanno bisogno della nostra approvazione. Quando radono al suolo i quartieri meridionali di Beirut, il loro portavoce insiste nel convincerci che stanno in realtà combattendo una guerra santa per l’Occidente. Vogliono davvero farci credere di averlo fatto tutto per conto nostro e in nome nostro. Dobbiamo ammettere che, con l’eccezione di due casi di Pre-TSD democraticamente eletti (Bush & Blair) che hanno approvato le atrocità israeliane, il resto dell’umanità che ha osservato il massacro a Beirut ha provato un crescente disgusto per lo stato ebraico e per tutta l’avventura sionista.

Per chi ancora non riesce a rendersene conto, abbiamo a che fare qui con un caso grave di follia di uno stato che sta raggiungendo il culmine della propria condizione di psicosi collettiva.

Per coloro che tendono a dimenticare, ricordiamo che questa entità nazionale mentalmente disturbata possiede un vasto arsenale nucleare, e ha la pancia piena di buone intenzioni.

La cosa ci riempie di orrore, ed è bene che sia così. Possiamo vederli mentre spadroneggiano su tutto il Medio Oriente. Siamo circondati dal loro edonismo spietato e dalla loro certezza di essere nel giusto, e ci rimane poco da fare, se non pregare per un intervento divino.

Versione originale

Gilad Atzmon
Fonte: http://www.gilad.co.uk
Link: http://www.gilad.co.uk/html%20files/pre-tsd.html
17.09.2006

Versione italiana

Fonte: http://www.tlaxcala.es
Link: http://kelebek.splinder.com/1159013182#9330965

Tradotto dall’inglese in italiano da Miguel Martinez, un membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica (www.tlaxcala.es). Questa traduzione è in Copyleft: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l’integrità e di menzionarne l’autore e la fonte.

Pubblicato da Davide

  • Zret

    Qualcuno vuole portare le cupide vele nel Tempio. Saluti.

  • Tao

    Per tutti coloro che hanno commentato l’articolo di Gilad Atzmon. (1)

    Primo, per qualcuno che lo ha difeso, definendolo comunque “ebreo”. Gilad Atzmon non è ebreo, né nel senso di credente nella religione ebraica, né nel senso di identitarismo etnico-razziale.

    Non ho messo il suo articolo qui, per dimostrare che “esiste un ebreo antisionista”, ma semplicemente perché è un amico, che conosce molto bene Israele, e che dice cose sagge. Esistono veramente ebrei antisionisti, (2) ma quella è un’altra faccenda.

    Invece, i critici di Atzmon li dichiaro tutti antisemiti, perché non leggono mai gli scritti dei sionisti (aggiungo faccina con sorriso per chiarire le mie intenzioni 🙂 ).

    La questione è, cos’è il sionismo oggi, non ai tempi del brillante letterato Herzl (un personaggio che per molti versi mi piace), non ai tempi dei primi insediamenti in Palestina, ma ai tempi di Alan Dershowitz e di Abe Foxman, delle grandi raccolte di fondi da parte degli imprenditori e degli avvocati delle organizzazioni ebraiche statunitensi, ai tempi descritti da Philip Roth nel suo meraviglioso racconto Operazione Shylock.

    A prima vista sembra difficile definire il sionismo del 2000, perché si esprime con una carica emotiva tale da oscurare ogni ragionamento, e già questo dovrebbe confermare la diagnosi di Gilad.

    Certamente, il sionismo non c’entra niente con altri fenomeni di attaccamento alle proprie radici, visto che nasce distruggendo uliveti per piantarci pinete, e distruggendo villaggi per farci shopping center.

    Anche se oggi esiste un certo recupero di simboli religiosi, il sionismo nasce anche negando le radici religiose delle stesse comunità ebraiche.

    Però,non è impossibile riconoscere la logica che comunque sta dietro i nove decimi della produzione sionista:

    1) L’umanità, da sempre, vuole sterminare gli ebrei.

    2) Gli ebrei non sono una religione, ma si definiscono come coloro che l’umanità vuole sterminare, e per quest’unico motivo devono stare insieme.

    3) Per difendersi contro lo sterminio, possiedono uno dei migliori eserciti del mondo, un arsenale nucleare capace di distruggere il pianeta. E secondariamente, anche uno stato-rifugio che è Israele.

    4) La dimostrazione del punto n. 1 è che ancora oggi c’è gente che critica Israele.

    5) Israele (con tanto di arsenale di armi distruzione di massa, omicidi mirati, guerre) è indispensabile perché c’è gente che critica Israele.

    Il sionismo è inseparabile dallo stato emotivo che suscita.

    Perché Israele si regge sul ricordare ogni giorno, a ogni persona di lontane origini ebraiche, che il suo simpatico vicino di casa sogna segretamente di sgozzarla nella notte. E quindi, chiedere a quella persona soldi, pressioni sui politici e se possibile, anche l’emigrazione in Medio Oriente. Facendola sentire un kapò se non firma un assegno abbastanza grosso.

    Israele si regge sul ricordare ogni giorno, alle persone non di origine ebraica, che il Grande Complotto Islamonazicomunista vorrebbe trasformarci tutti in bevitori di latte di cammella, e che ogni ambulante marocchino vorrebbe sgozzare anche noi nella notte.

    E che, per difendersi dallo sgozzatore di Marràkesh (sì, l’accento cade lì), per qualche motivo misterioso, occorre “difendere il diritto di esistere di Israele”.

    Leggete quello che scrivono i sionisti, prima di difenderli.

    Miguel Martinez
    Fonte: http://kelebek.splinder.com/
    26.09.06

    Note:

    1) http://kelebek.splinder.com/1159013182#9330965

    2) http://kelebek.splinder.com/1158140396#9221050

  • kiteni

    Ringrazio Gilad per l’eccellente articolo, la sensibilità dimostrata nell’abbordare questa tragedia di nome Israele giustifica gli sforzi passati e presenti di tutti/e coloro che cercano la luce nella cupa e silenziosa notte. Temo che sia troppo tardi per trovare soluzioni viabili a questa forma di psico-patologia collettiva. Orribile il trasparente cinismo che impavido pervade le multitudini schiavizzate.
    Queridos saludos.