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DI TECH-GLEBA FREGA UN CAZZO A NESSUNO. FINCHE’ NON VI SPENGONO LA LUCE

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

Imparate a memoria questo articolo, così lo potrete raccontare quando sarete al buio, senza riscaldamento, tappati in casa, e a batterie scariche di tutti i gadget possibili.

L’ultima intuizione di Paolo Barnard, colui che le cose le vede quei ‘millenni’ avanti a tutti, è persino più ignorata delle altre. Questo reporter, oggi non più uomo-Tv, viaggia sui 28 lettori al giorno con la sua campagna su TECH-GLEBA SENZA ALTERNATIVE. Cioè quello di cui tutti stanno parlando (e investendo come pazzi) nel mondo meno che in Italia.

Pazienza. Altrove – ripeto, non nel pollitalico pollaio perché a tutto ci pensa Di Maio e quindi tranquilli – altrove, dicevo, sono svegli e guardano all’immane rivoluzione delle TECH in Artificial Intelligence (A.I.) anche nei loro lati oscuri, quelli che Barnard denuncia qui. Barnard è incappato in un’audizione della Commissione Sicurezza del Senato USA dove un esperto pubblico avvertiva gli Stati Uniti d’America di questo: “Il rischio che un attacco hacker o cyber lasci al buio l’intera nazione, è oggi divenuto realtà. Washington deve prendere immediatamente decisioni di difesa nazionale”.

Ma come può accadere che la più potente e tecnologica nazione al mondo sia a rischio di essere spenta come una candela?

La risposta sono le nuove TECH in A.I., che ahimè non stanno solo nelle mani del Bambin Gesù, ma anche di brutti individui. Barnard precisa che la possibilità di letteralmente spegnere un’intera nazione industrializzata già esiste, ma finora essa risiedeva nelle mani della più potente agenzia d’Intelligence del mondo, la NSA americana. Fra le rivelazioni di Ed Snowden nel 2013, vi fu proprio il fatto che la NSA aveva già in pugno l’intera rete elettrica del Giappone e dell’Austria, mentre si accingeva a impossessarsi di altre. Cioè la NSA poteva già nel 2013 spegnere il Giappone da capo a piedi. Oggi questa incredibile arma sta però finendo nelle mani di altri brutti ceffi, grazie, ripeto, alle super TECH in A.I.

All’audizione del Senato americano, l’esperto ha chiesto la creazione di una DARKNET, cioè di un Internet parallelo ma unicamente in mano al governo, su cui appoggiare la gestione dell’intera rete elettrica USA, che oggi è invece sul classico Internet. Ma di più. Un suo collega ha suggerito alla Casa Bianca che la rete elettrica nazionale sia dotata di encryptions quantistiche. Calma, spiego. Play it cool.

Il cliente medio del Web non si accorge mai che questo strumento, oggi nelle case di tutti, esiste e resiste perché là fuori infuria una guerra mostruosa e micidiale fra code-makers, hackers, cyber-pirati di ogni nazione, mega TECH Corporations, Mafie, Stati e Intelligence varie, a colpi di algoritmi, A.I., encryptions e decryptions, dove immensi computers si sfidano a colpi di trilioni di botte al secondo. Sono, qui, di particolare importanza le encryptions.

Play it cool zia Marta, Barnard spiega.

In questa colossale giungla di TECH e relativi trilioni su trilioni di dati, ciascun attore protegge il suo ‘gregge’ con delle ‘chiavi’, che appunto sono le encryptions. Esempio: Apple vuole comunicare un suo segreto industriale a un suo lab nel New Mexico, ok? Il testo, per non essere letto da pirati o dalla concorrenza, viene encrypted. Cioè a chiunque lo intercetti apparirà una cosa tipo questa:

 #jdsfbv -.13ubvùù¶¶πøªœ√æ™√殆…¬jzuqwgd eyurf ≠÷‹~“«¨æ¨œ® ß¥´iua ∆∞®ß€¥‘‹æfytrsyt‘~‹76tfΩ¡@ƒ®ß€ÅΩ€¨ŒUIJNJYRTS«“‘¥~~´˜˜ººmnjbl987˜√

Il cyber pirata o la concorrenza, per decifrare quella formula industriale dovrà usare dei potentissimi computer per renderla decrypted, decifrata. E questa impresa con le A.I. oggi non è affatto impossibile, anzi. Quindi, ora la gara è a creare queste ‘chiavi’ che siano il più complicate possibile e quindi il più difficile possibile da decifrare. Ed era questo che suggeriva al Senato americano il secondo esperto parlando di encryptions quantistiche per proteggere la rete elettrica nazionale.

Oggi sono nati i primi computers quantistici, cioè quei computer da pianeta Giove che non funzionano più con il metodo tradizionale, ma con i princìpi allucinatori della fisica quantistica. Essi hanno potenzialmente un potere di calcolo superiore al numero di atomi dell’universo al millisecondo. Ok? Ed ecco, ripeto, che l’esperto americano alla Commissione ha suggerito che il sistema elettrico nazionale degli Stati Uniti sia protetto in futuro da ‘chiavi’ (encryptions) quantistiche.

Peraltro, uno dei motivi per queste decisioni al vertice USA non è solo il rischio che davvero l’intera nazione venga messa al buio e quindi esposta alla potenziale distruzione, ma anche che i soliti cinesi queste ‘chiavi’ quantistiche le hanno già scoperte.

Ok. Ma voi sapete bene qual è uno dei postulati Barnard: queste TECH salva nazione costano miliardi di dollari che sono stati messi principalmente da investitori privati, che poi vorranno lucrare sull’investimento, e quindi le TECH salva nazione o vite (Sanità) saranno vendute ai popoli a peso d’oro. E infatti la parte più drammatica dell’audizione alla Commissione Sicurezza del Senato USA è venuta proprio quando gli esperti hanno in pratica detto questo: “Egregi Senatori, l’esistenza della vitale DARKNET e delle encryptions quantistiche per la protezione dell’elettricità nazionale, dipendono dalla volontà del Presidente di metterci il denaro di Stato. Non possiamo affidare ai privati un settore così delicato”.

Solito problema, ma almeno in quel Paese ne discutono, e ai massimi livelli legislativi. Non scherziamo, qui si parla del pericolo che un’intera nazione sia rasa al suolo dal buio, mica meno. Ma quel Barnard blatera cose che non interessano a nessuno, suvvia, o a pochissimi fessi, come i suoi 28 lettori e la Commissione Sicurezza del Senato USA…

Sovente si fa sesso al buio, ma non fate figli, e comprate candele.

 

Paolo Barnard

Fonte: www.paolobarnard.info

Link: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1938

1.11.2017

Pubblicato da Davide

  • Nathan

    Quella delle cifratura a chiavi quantiche è anni che va avanti ci stavano lavorando anche italiani e israeliani e altri. Questo tipo di cifratura dovrebbe non essere indecifrabile ma rispondere al fatto che se qualcuno intercetta il messaggio il ricevente se ne accorge. Detto questo, come al solito gridare che il nemico e alle porte fa alzare l’audience.
    Le grandi strutture dovrebbero avere tutte un sistema di recupero da disastro intenzionale o meno che dovrebbe minimizzare i danni, questo non significa che non si possono spendere cifre ingenti per muovere l’economia.

  • Holodoc

    Che la nostra società sia completamente dipendente dalla rete di distribuzione elettrica non è certo una novità. Senza elettricità non vanno le caldaie del riscaldamento e le pompe di benzina. Il che significa che in caso di suo collasso saremmo al freddo a piedi e senza cibo nel giro di 2-3 giorni. Ma il nostri governi si sono preoccupati così tanto di questa cosa da avere quasi completamente privatizzato l’azienda che la gestisce e mantiene.

    Al di fuori della questione, perché Barnard infarcisce i suoi articoli di anglicismi e per di più ripetuti ad oltranza? Pensa di essere più credibile?

    • Gino2

      Barnard infarcisce i suoi articoli anche del suo “ego” cosa che li rende davvero sgradevoli, almeno a me.
      Lui è il genio che prevede sempre tutto chissà da quanto…mentre noi altri siamo solo dei poveri babbioni,

      Personalmente quello che il genio Barnard ha scoperto adesso, lo sto considerando da quando lui era ancora maniaco della MMT….e ho detto tutto!!!
      Ma infierire non è mai bello e mi fermo qui!

      • alboino

        “L’ultima intuizione di Paolo Barnard, colui che le cose le vede quei ‘millenni’ avanti a tutti…”.
        Ma basta!!!! Ma basta!!! Non se ne può più di questo paranoico seccapalle!!!

  • Ronte

    Facciamo un’ipotesi: La fine del mondo. Poi torna a muoversi la vita sulla terra. E tornano i ricercatori, gli archeologi. Quale potrebbe essere la risposta rispetto all’esistenza contemporanea di capanne africane costruite con frasche, canne, fango, e l’irrefrenabile tecnologia avanzata (folle e criminale)? Forse non sarebbe male fare qualche passo indietro e ripartire col piede giusto. Magari rivoluzionando, magari scambiando i ruoli tra popoli oppressi e fanatici sfruttatori…

    • Holodoc

      Le capanne di fango africane o palafitte nel sud est asiatico sono folklore, così come i masi coi gerani sul balcone delle Alpi. Il 95% degli abitanti della terra vivono in supercondomini formicaio quando va bene o in baracche di lamiera e fogne a vista quando va male.

      • Ronte

        A fronte dei 3 miliardi circa di persone che vivono nelle condizioni più disperate e quindi anche in capanne o stamberghe se preferisci, 8 uomini da soli posseggono 430 miliardi di dollari. Ai primi la guerra della luce interessa assai meno. Perciò brutta faccenda da chiarire per i ricercatori…

  • ignorans

    Il potere usa instillare la paura nel popolo per ottenere i suoi scopi, e questo è risaputo. Ma anche Barnard usa la paura per sostenere i suoi argomenti!
    Quindi? Non si scappa. Che la paura sia la tua compagna quotidiana, e vedi un po’ te….

    • Mario Poillucci

      Lei ha ragione da vendere purtuttavia tutelarsi, prevedere, cautelarsi sarebbe quanto meno doveroso non crede? Per quanto mi riguarda ho preferito lasciare Roma, troppo vulnerabile così come tutte le megalopoli, formicai fragilissimi, ultimati gli studi universitari e lasciato un buon lavoro ben retribuito! Son tornato nel mio luogo natio anche se mi son sorbito 36 anni di pendolarismo con tutte le conseguenze ma sempre a contatto ed in stretto rapporto con il mio ”habitat”! Ergo ho scelto una casa in libera periferia senza palazzoni che oscurano tutto e mi sono premunito: ottimo impianto fotovoltaico con congruo accumulo, termocamino possedendo legname a tonnellate et, eziandio, altro impianto collegato al fotovoltaico in caso di necessità! Il sig. Barnard tenderà anche ad esagerare un pò ma tutelarsi non è poi tanto male! Lei obietterà che non tutti possono farlo ma, personalmente, non sono nato ricco e mai lo diventerò ma, quanto a lasciarmi sorprendere, mai potrebbe accadere! E’ vero, tutto ciò costa fatica ma vorrei vedere!!!!! Buona giornata!!!

  • Alberto Capece Minutolo

    Ho per le mani una soliuzione geniale per risolvere questi problemi e queste minacce: far gestire le reti elettriche dagli uomini invece che solo da computer.

  • gix

    Barnard non tiene conto di una cosa tutto sommato banale, il mondo intero è interconnesso, ma non solo a livello di rete elettrica, anche a livello economico, commerciale, sociale ecc. Il che vuol dire che se l’impero ha in mano l’interruttore per spegnere la luce, qualcun altro ha in mano il flusso degli emigranti che alimentano l’impero stesso, qualcun altro ha in mano i suoi titoli di debito pubblico, qualcun altro ancora ha (ormai, con la globalizzazione) in mano la produzione dei beni di sussistenza per la gente comune ecc. La semplice domanda è: benchè sicuramente possibile dal punto di vista tecnico, è verosimile uno scenario del genere?

    • Tizio.8020

      Altro che: l’Italia entrò in guerra nella 2° GM a causa del blocco totale operato dagli Inglesi sulle sue navi.
      Senza il carbone tedesco, aveva meno di tre mesi di vita, prima di spegnersi del tutto.
      Adesso puoi tamponare se hai delle rinnovabili, ma non pensare che siano chissà che…

      • gix

        Si vero per carità, ma è anche vero ed ormai accertato che i tedeschi hanno ricevuto ogni genere di rifornimenti persino durante la guerra, da compagnie riconducibili agli americani, e comunque gli alleati finche hanno valutato la cosa in modo conveniente non hanno chiuso i canali di rifornimento e le fonti di produzione della Germania, che avrebbero potuto essere distrutte prima con bombardamenti seri

        • Tizio.8020

          Esatto.
          Immagina invece che ci fosse stato un blocco “vero e totale”.
          Altro che guerra lunga sei anni.
          Sarebbe stato sufficiente bombardare i pozzi petroliferi di Ploesti in Romania.

          • Roberto

            e poi i rockefeller e i rothschild come facevano a guadagnarci se la guerra durava poco.

          • ws

            è appunto il primo bombardamento fatto dagli americani in europa

            (Halverston Project 1942 ) con aerei specifici ( B24) per operare su lunga distanza su bersagli non molto difesi

  • lupodeicieli

    Quella chiave cifrata dice : “Barnard sei il migliore”: non devo leccare nessuno, dico solo che presti attenzione , grazie al tuo intuito, a problemi concreti, seppure ricordo una tua frase, triste per me almeno, in cui dicevi più o meno quanto segue :”nonostante il nostro impegno o grazie al nostro impegno, noi non vedremo i cambiamenti positivi, ma li vedranno i nostri figli o nipoti”. Tornando al tema principale del post, non possiamo non ricordare quando mezza Italia, quasi tutta, restò senza energia elettrica per un guasto alla centrale elettrica francese o svizzera: non ricordo se fosse un cavo , noi in Sardegna , fummo risparmiati. Non ricordo l’anno, ma è successo in questo secolo, forse nel 2003 andando a mente: il punto è che si ripropose il discorso sul nucleare, sul fatto che dipendiamo dall’estero per un sacco di cose, venne fuori la storia dell’energie alternative eoliche, fotovoltaiche, solari, marine eccetera. Poi, verrebbe da dire , black out: non se ne parlò più o non se ne riparlerà fino alla prossima volta, incidente o,come vorrebbe qualcuno oggi , a causa di qualche attentato. Anche se non mi è simpatico, Piero Angela in tempi non sospetti, dal suo Quark (non c’era ancora né il “mondo di” né “super”) diceva, lamentandosi , che noi in Italia non investiamo né in scienza né in tecnica, in tecnologia: e aveva ragione e quanto dici tu Barnard lo riconferma, se mai ce ne fosse bisogno. Tuttavia la struttura, l’apparato statale italiano, non permette di stilare programmi, progetti di investimenti, e sopratutto qualcosa che abbia un ritorno, economico e pratico e vantaggioso per la nazione. E’ come nelle banche: meglio investire in qualcosa che dia subito un frutto fra sei mesi che prestare denaro a chi mette su un’azienda che ,forse, dopo qualche anno darà frutti (intanto dà posti di lavoro e crea indotto…ma è un’altra questione).

  • Tizio.8020

    Che la rete elettrica (americana e non) sia estremamente vulnerabile, non lo scopriamo ora.
    Secondo questo articolo, basterebbe “uno schioppo” per rompere gli isolatori ceramici e mandare tuto in vacca!

    http://www.linkiesta.it/it/article/2017/09/27/il-sole-e-il-tallone-dachille-dei-militari-americani/35627/

    • Nieuport

      Infatti. Vi ricordate una quindicina di anni fa, quando in Svizzera un albero cadde su una linea elettrica e mezza Italia rimase senza luce per una giornata?

      • Tizio.8020

        MI sembra fosse il 2003, era una domenica mattina.
        Io dovevo andare al lavoro alle 06,00 , quindi partii da casa circa alle 05,20.
        Città assolutatemente buia, ma noi abitiamo in piena campagna, è sempre buio!
        Lavoro al porto, senza corrente fu tutto inutile.

        Tutto assolutamente buio e fermo, con il direttore che si lamentava: “non funzionano nemmeno le lampade di emergenza”.
        Feci notare che l’autonomia è massimo un’ora, erano le 07,30 ed il black-out si era verificato prima delle 04,00 !
        Lì ci rendemmo conto che sianmo proprio appesi ad un filo…

      • Gino2

        questo fu quello che ci raccontarono………..

      • Truman

        All’epoca rimasi colpito e studiai con attenzione il problema, qui le mie considerazioni:

        http://trumanb.blogspot.com/2007/10/2004-fuga-dalla-borsa.html

  • Filippo Gregoretti

    Barnard è affascinato dal concetto di AI, e nonostante il rischio di attacchi informatici sia reali, la AI non c’entra assolutamente nulla. Si vede che ti tecnologia non capisce molto.

    • Gino2

      forse non hai letto bene…..

      • Filippo Gregoretti

        Forse, ma la frase: “Oggi questa incredibile arma sta però finendo nelle mani di altri brutti ceffi, grazie, ripeto, alle super TECH in A.I.” mi sembra di facile interpretazione. Ma magari mi sbaglio. Fatto sta che Barnard è in bilico, parlando di cose che, come si evince dal linguaggio che usa, conosce relativamente.

        • Gino2

          Credo che la A.I. sia determinante in queste cose. Non capisco cosa vuoi dire.

          • Filippo Gregoretti

            La A.I. in realtà non significa nulla. E’ una branca della matematica che attraverso sistemi teorici complessissimi determina ciò che controlla le macchine: degli algoritmi. L’idea di una A.I. in stile HAL9000 è romantica, ma non reale, anche perché per quanto puoi utilizzare campioni o sintetizzatori vocali realistici, le battute di HAL sono comunque generate da un algoritmo. La macchina che “prende decisioni” esiste già, per esempio uno scaldabagno, che tramite un termostato si spegne quando l’acqua arriva a temperatura. Le A.I. sono semplicemente supercazzole che svolgono gli stessi compiti dello scaldabagno, ma su scala infinitamente più complessa. Quando HAL risponde, è equivalente a uno scaldabagno che reagisce a un termostato. La criptazione si basa su diversi livelli di complessità: più è alto il livello, più un approccio “brute force” richiede tempo e calcolo. Se per risolvere un enigma, un matematico ci mette 1000 anni, 100 matematici ci metteranno 10 anni. Macchine più potenti (100 matematici) semplicemente riducono i tempi di decriptazione con approccio brute force. Tutto qui. La A.I. evoca nell’autore scenari fantascientifici e da romanzo cyberpunk, che hanno molto poco a che vedere con la realtà delle reti informatiche. Sono solo macchine più potenti e complesse, che svolgono lo stesso compito che macchine meno potenti svolgono in più tempo. Spero di essere stato chiaro e non troppo arzigogolato 🙂

          • Gino2

            MI pare tu ti stia perdendo qualcosa:
            LA chiave delle A.I. è il “Machine Learning” e i computer quantistici.
            Il che significa che una A.I. è in grado di apprendere molto velocemente e calcolare molto velocemente.

            Che la A.I. faccia gli stessi compiti dello scaldabagno ma più complessi, perdonami è banale, anche tu (ed io) non fai altro.

          • Filippo Gregoretti

            Certo, puoi chiamarla come vuoi, ma sono sempre algoritmi, disegnati da umani, che girano su insiemi di transistor molto veloci progettati e fabbricati da umani. Velocizza e rendi più complesso l’approccio scaldabagno (bello, dovremmo brevettarlo 🙂 ), ed è la stessa cosa. Anche il mio smartphone aggiorna il correttore automatico basandosi su cosa scrivo, lo definiresti A.I.? Forse c’è un livello di complessità oltre il quale ci piace definire una macchina A.I., bene, ne prendo atto. Ma è sempre un hardware con un software che lo controlla, non potrà mai essere nulla di più. I computer quantistici saranno comunque controllati da software scritto da umani, e saranno solo sovrainsiemi più complessi di… sempre le stesse cose, solo più veloci, piccole, performanti e con i (supposti) benefici della fisica quantistica. Ma rimangono nell’ambito del “domani potremo”, comunque teorico. Detto questo non sono uno studioso di fuzzy logic o di algoritmi decisionali, solo uno sviluppatore di videogiochi. Faccio il programmatore da circa 30 anni, quindi mi sembra (mi sembra eh, è solo il mio banale punto di osservazione) che dal linguaggio che usa Barnard in realtà lui di queste cose capisca veramente poco. Un po’ come quando vai alle riunioni di lavoro e capisci subito chi è quello che spara paroloni per farsi bello agli occhi del committente ma in realtà non capisce molto. Magari mi sbaglio. Ma quando Barnard parla di cose di cui non capisco veramente nulla lo seguo con attenzione, ma leggendo quest’articolo, mi chiedo se abbia usato lo stesso approccio pressapochista anche con altri argomenti. Poi, magari mi sbaglio 🙂 comunque non mi interessa un dibattito sulle A.I. in quanto tali, anche perché è un ambito davvero complesso, al cospetto del quale anche chi ne capisce è cauto e umile. E io ne capisco davvero poco 🙂 lo dico da programmatore. Un saluto

          • Gino2

            “Forse c’è un livello di complessità oltre il quale ci piace definire una macchina A.I., bene, ne prendo atto. Ma è sempre un hardware con un software che lo controlla, non potrà mai essere nulla di più. I computer quantistici saranno comunque controllati da software scritto da umani……..”

            Capisco cosa vuoi dire.
            Si, certo. Personalmente non parlo di fantascienza o di non capisco cosa potrei parlare…?
            Ma c’è una differenza con la A.I., che è sempre nel software e negli algoritmi ma è una differenza fondamentale.
            La “complessità” raggiunge il punto che la A.I. “apprende e decide da sé”.
            Risolvere problemi e situazioni per le quali non è espressamente programmata ma per le quali si “autoprogramma”, cioè impara.
            Non mi pare poco.

            Su Barnard non dico nulla la tua “valutazione” di “pressappochismo” la comprendo e la posso condividere.
            Però è vero che queste cose cambieranno radicalmente e velocemente molti aspetti di questa società.

            Posso aggiungere, che dal discorso che si stava facendo noi, ovvero che alla fine una AI è un po’ (molto in realtà) piu complessa di uno scaldabagno..(che condivido) arriveremo anche a temi etici, morali, mistici, religiosi.
            Ci vediamo tra 20anni! 😉 ciao a te!

          • Filippo Gregoretti

            Mamma mia speriamo di arrivarci 🙂 stapperemo il vino buono! Se nel frattempo una AI non ci avrà sterminato 🙂

          • Gino2

            no ma infatti è molto prima

          • Nat

            Non sbagli Filippo, anzi.

          • Filippo Gregoretti

            ahahah anche io 🙂

          • Gino2

            L’idea sbagliata probabilmente la avete voi e la attribuite agli altri.
            Non è che siccome si parla di Intelligenza Articifiale bisogna immaginarsi robot che parlano e diventano cattivi e uccidono gli umani come nei film o racconti di fantascienza.
            Probabilmente siccome viene a voi questa idea, vi auto prendete in giro…..prendendo in giro gli altri. Classico.

            Qui si sta parlando di cose ovvie risapute e concrete.
            Nascono problemi etici e morali.

            Intelligenze Artificiali son già impiegate in moltissimi ambiti e lo saranno sempre più.
            Sono programmi, e non robot di sembianza umana con la faccia cattiva…
            questo non cambia una virgola della sostanza.
            Questi PROGRAMMI (cosi vi rasserenate e smettete di sbeffeggiare un argomento attuale e complesso, tanto complesso che forse non lo capite) saranno usati sempre di più per gestire dei sistemi molto complessi che riguarderanno la nostra vita diretta.

            cosa c’è da ridere, sbeffeggiare, tirare fuori HAL9000 o Asimov o i folletti verdi?
            boh io non lo capisco

          • gincoaho

            Non sottovalutare il Barnard.. 🙂 hai letto tutti gli articoli che ha scritto sull’A.I. ? no perché anche quando nel 2011 parlava di moneta e dei problemi dell’eurozona tutti avevano lo stesso atteggiamento, ma poi… Sembra che realmente neanche i ricercatori sappiano spiegare come queste macchine autoapprendano senza che nessuno gli scriva codice o inserisca imput, quindi è assurdo aspettarsi un trattato tecnico, non è questo il suo mestiere. Ma gli investimenti miliardari in queste tecnologie sono reali, è questo gli desta preoccupazione, si sa che il mercato alla fine vorrà la sua libbra di carne.. saluti

          • Nat

            Mi potresti fare un esempio di macchina che apprende? Un link?

          • gincoaho

            Non so se sia il termine più corretto, ma già oggi ci sono i cobot che replicano le mansioni umane, a parte la programmazione iniziale imparano da un operatore. Cosa intendi te.?
            https://www.robotiko.it/deep-learning-reti-neurali-artificiali/

          • GinoDue

            Guarda un po’ qui:
            https://aws.amazon.com/it/amazon-ai/

            MA ATTENZIONE A T T E N Z I O N E….
            si tratta sempre di software….
            https://www.cwi.it/tecnologie-emergenti/intelligenza-artificiale/10-casi-concreti-utilizzo-ai-machine-learning-100671

            (ahahahahah……)

          • Filippo Gregoretti

            No, tutti no confesso, solo due. Lo seguo da molti anni, anche da prima che “detonasse” e diventasse un po’ matto 🙂

          • Glock

            Be’, Peccato che in questo momento la totalità del trading ad alto livello è gestito da IA che nessuno sa come e perchè fanno quel che fanno. Comprano e vendono titoli, spostano miliardi da un capo all’altro del mondo. Ormai i fondi d’investimento non si rivolgono più ad analisti umani, perchè dovrebbero? Le AI sono in grado di correlare molti più dati e sono capaci di prendere molto più in fretta decisioni molto più profittevoli. Una volta le AI perdevano le partite a scacchi, poi hanno cominciato a vincerle. Oggi giocano fra di loro milioni di partite contemporaneamente. Negli ultimi dieci anni sono stati costruiti colossali datacenter in cui sono accumulati un’infinità di dati: analisi cliniche, dati personali, transizioni, conversazioni, email, immagini, filmati, di tutto e di più. Presto collezioneranno anche le onde cerebrali. Nessun essere umano sarebbe in grado di analizzare e correlare quelle immani quantità di informazioni. Quale credevate fosse lo scopo di Big Data? Pensavate che a qualcuno fregasse di quel che ci scriviamo o di quel che facciamo? No. Serviva una base dati enorme per poter costruire macchine che risolvessero problemi importanti, uno scaldabagno a cui chiedere.”come faccio a guarire dal cancro?” oppure: “Cosa devo fare, nei prossimi 5 anni, per scatenare una guerra contro la Russia e vincerla?”. Elon Musk e Stephen Hawkins sostengono – giustamente – che la ricerca sull’IA dovrebbe essere regolamentata a livello internazionale, esattamente come il nucleare.

          • Filippo Gregoretti

            E’ vero è spaventoso e imprevedibile. Che io sappia però le macchine che gestiscono le transazioni finanziarie si basano su algoritmi ultra complessi realizzati principalmente in phyton per quello scopo. Come dicevo prima, oltre un certo grado di complessità le vogliamo chiamare AI? Bene. Sono comunque software.

          • GinoDue

            Filippo, ma cosa dovrebbero essere? Varani di Komodo? Elfi? Fatine? Gnomi della Foresta Nera? Rettiliani? Arturiani? Klingon? Venusiani? Vulcaniani? Gesuiti Euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming?

            A cosa serve questa “precisazione” se si stà parlando di software, pc, e A.I.?

            A: “Sai, nel nuovo cellulare che sto comprando avrò l’assistente vocale”

            Filippo Gregoretti: “Ah…la vogliamo chiamare ASSISTENTE? Ok.mi stà bene..ma è sempre un software…”

            A: “Ma dai…e io che pensavo che mi davano una bella [email protected]@ personale”…..

            A Filì…ma non è che stai parlando con babbuini scesi dal pero!
            scusa eh..insisti su sto punto….io ti sfotto un po’!
            1 – 1

          • Filippo Gregoretti

            Fai bene a sfottermi 🙂 anche se non capisco bene come mai prendi l’argomento così sul serio…

          • GiNoDue

            ” le vogliamo chiamare AI? Bene. Sono comunque software.”

            Mi fa ridere questa frase che hai già scritto diverse volte sottolineando che non sono ALTRO che software.
            Se potresti andare oltre e spiegare cosa ALTRO dovrebbero essere sarebbe utile.

            Prendo sul serio niente

          • Filippo Gregoretti

            Gino, una AI è un software molto evoluto 🙂 dovrai farci pace prima o poi. Probabilmente avrà un’interfaccia vocale, e una speech synthesis evoluta, ma sarà sempre il famoso scaldabagno 🙂 viviamo già in un mondo dove molto è controllato da software. Io volevo semplicemente sottolineare che (imho) Barnard non sa bene di cosa stia parlando. Con tutto l’affetto. Un saluto

          • GiNoDue

            ” una AI è un software molto evoluto 🙂 dovrai farci pace prima o poi.”

            AHAHAHAHAHH ancora!!!! AHAHAHAH è davvero surreale, straordinario piuttosto ma anche anzichenò!!! ahaahah!!!!!
            ma chi ha mai detto il contrario????
            Filippoooooooooo

            MA COSA DOVREBBE ESSEREEEEE?????

            Mi dici per favore, cosa TU pensi che IO pensi che sia un AI?

          • Filippo Gregoretti

            Scusa Gino con tutto l’affetto ma non no tempo per questa conversazione surreale 🙂 un daluto

          • GiNoDue

            Ma certo che è surreale,
            Da tre o quattro messaggi insisti a dire come un disco rotto che la AI è un software.
            Ti sto dicendo IN OGNI MODO che non capisco cosa tu voglia dire visto che È OVVIO che sia un software e tu insisti a rispondermi che “dovrai farci pace prima o poi” e non si capisce con cosa visto che ti sto dicendo che SI ( S I ) la AI è un software molto evoluto, SI.
            Sarà sempre uno scaldabagno…SIIIII

            MA quel MOLTO EVOLUTO fa si che o scaldabagno deciderà DA SE se è il caso di farti l’acqua calda o farti lavare il pisello con l’acqua fredda!

            mio dio che cacchio di fatica……….
            mi arrendo…..hai vinto…non so cosa [email protected]@o tu voglia dire ma hai vinto lo stesso!

          • Filippo Gregoretti

            Non capisco perchè tu scegli di fare tutta questa fatica 🙂 Pensa ad altro e fregatene di cosa uno sconosciuto pensa. Un abbraccio.

          • GiNoDue

            Non faccio nessuna fatica e ti sollevo dalla tua preoccupazione dicendoti che penso già ad altro.
            Me ne frego già di cosa pensano i “conosciuti” figuriamo gli sconosciuti.
            In ogni caso non so cosa pensi perché non lo hai detto (a parte che le AI sono software…fino allo sfinimento).
            Ricambio l’abbraccio

          • Filippo Gregoretti

            Grazie, un abbraccio di ricambio. Avremo modo di scambiare di nuovo su temi più interessanti!

  • Ital Ucni

    me la ricordo bene la vicenda dell albero che trancio` un traliccio che portava corrente dalla svizzera o dalla francia, di notte importiamo dalla francia e dalla svizzera corrente a costi ridicoli e la usiamo principalmente per pompare acqua nelle dighe o laghi (energia potenziale) che poi riproduciamo nel momento in cui ci sta il bisogno ed il costo alto , con perdite chiaramente enormi in efficienza ,ma dato che le centrali nucleari non possono essere spente quella energia che non serve alla francia qualche uno deve usarla, il problema fu molto banale ,cioe` non erano presenti efficienti sistemi di salvaguardia che facessero spegnere in caso di emergenza i consumi ,quindi fu un effetto domino, centrali che saltavano per eccesso di domanda e la cosa fu veramente un disastro nazionale, per riavviare le centrali spente occorre corrente quindi si e` dovuto procedere in molti casi a mano a sezionare le centrali in modo che fluissse corrente da una centrale accesa ad una spenta per riavviarla, in quanto non riavvii una centrale se si e spenta senza che arrivi energia da una altra,quindi la procedura e` stata lenta e complicata,in quanto prima si e` dovuto provvedere a sezionare come dicevo anche manualmente le linee cioe staccare le utenze ,e poi procedere a catena al riccendere delle centrali ,alla fine nelle zone piu remote ci sono volute dalle 48 alle 36 ore

  • ton1957

    Caro Barnard…son temi che non fregano un cazzo all’italiano medio……….esso è molto più concentrato e preoccupato dal taglio della luce, da parte del gestore, per morosità…….gestore che non è neppure crikabile………..nel senso che non gli si può neppure dare un colpo di crik in testa.

  • –<>– –<>–

    La rete elettrica è digitalizzata e controllabile da remoto, e può essere spenta, come spiega l’articolo.
    Ma è comunque riarmabile manualmente, escludendo la parte digitale, quindi il black out sarebbe temporaneo.
    Esistono anche i gruppi elettrogeni poi.
    Mi sembra la faccia un pò troppo tragica il Barnard, sembra il trailer di un film.

  • agendone

    Mi sembre che il senso finale sia che alla fine paga Pantalone

  • GioCo

    Edaiie con la complessità … ci si rifugia dietro l’idea che più una cosa sia complessa, più sia pericolosa e mostruosa. Come l’I.A. infilata in un drone Killer, anche il laser spaziale … tuttavia se parliamo di difesa, parliamo anche di strumenti militari e quindi di strategia e tattica. La prima ondata di tecnofrenia statunitense per la prima guerra dell’Iraq (credo si chiamasse “desert storm” o qualche ca%%ata del genere) era stata fermata già in simulazione prima del grande lancio da un generale in pensione con dei barchini ottenibili in qualsiasi becero porto mondiale. I super droni killer di ultima generazione dipendono dal GPS per sapere dove vanno, ultimamente è stato inventato un fucile a spalla dal costo ridicolo che li acceca con un fascio di energia diretta costringendo il mezzo a fare la sola cosa possibile: precipitare. La guerra si combatte anche con i costi e oggi le centrali elettriche si possono spegnere sputandoci sopra. Rimane il problema della vulnerabilità elettronica e quello credo sia più problematico per l’idea di un esercito “in rete”, dato che tenere accesa la rete può essere più conveniente per un nemico che prende il controllo dei mezzi militari in quella rete. Sai che ridere se metti in piedi un complesso super tecnologico che un altro puoi usare contro di te a suo piacimento? Oggi è quel tipo di “ridicolo” che non fa dormire di notte strateghi militari …

  • piripicchio sotutticazzimiei

    caspita quante fregnacce

  • Primadellesabbie

    A me pare di vivere in un’epoca in cui il male viene, per lo più, da chi si preoccupa di difendersi.

    I muri e le barriere erette con il pretesto di difendersi hanno, di tutta evidenza, la valenza opposta.

    Comandanti militari incolti, pochi super ricchi privi di altre qualità, bimbi tecnocrati: cos’altro serve per produrre tutta la malvagità di cui il mondo può aver bisogno?

    Si può immaginare che finiranno per fare tutto da soli.

    E poi litigheremo con le fionde?

    Che altro, per chi si dispone ad andare per conigli con le bombe atomiche?

  • Filippo Gregoretti

    Non so. Forse Barnard si spinge un po’ troppo in la. Leggerlo a disquisire di argomenti tecnologici estremamente complessi, al cospetto dei quali anche addetti ai lavori con le palle ottagonali esercitano umiltà, con tale sicumera (e anche sparando strafalcioni lessicali), mi rende alquanto sospetto. Sarà anche un giornalista con un ottimo intuito, ma per favore parli di ciò che conosce, oppure eserciti umiltà, che fa sempre bene.

  • Truman

    Molte considerazioni interessanti insieme a parecchie approssimazioni.
    Sulle “chiavi quantistiche” in particolare mi sembra ci sia confusione. Un problema delicato della crittografia è la necessità di generare a volte numeri casuali (a volte chiamati “challenge”) che siano assolutamente impredicibili. Su tali numeri si basano anche le logiche per accedere al vostro conto in banca (insieme alla crittografia asimmetrica ed a quella simmetrica). Sembrerebbe che solo tecniche quantistiche possano generare numeri sufficientemente “random”, tutti gli altri metodi sono suscettibili di attacco con qualche possibilità di riuscita.
    Altri aspetti della meccanica quantistica sono suscettibili di essere usati in crittografia, per esempio la possibilità di avere computer molto potenti potrebbe consentire di avere potenza di calcolo sufficiente per attaccare a “forza bruta” algoritmi crittografici finora inviolabili (o almeno molto sicuri). Si tratterebbe comunque di applicazioni della meccanica quantistica che non cambiano la tipologia degli attacchi, ma solo la potenza dello strumento.
    L’aspetto più interessante della meccanica quantistica è però la sua violazione del principio di località, la possibilità di correlare istantaneamente eventi a qualsiasi distanza (il caso esemplare è l’entanglement quantistico). Finora non mi risultano risultati utilizzabili, ma sembra che i cinesi ci stiano lavorando massicciamente.

  • Non mi sembra niente di strano. La cifratura delle informazioni è sempre esistita fin dagli squilli di tromba modificati. Nella seconda guerra mondiale è stato determinante avere il codice giapponese.