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Democrazia sotto tutela o Repubblica Popolare?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

I giorni che stiamo vivendo sono fra i più importanti di questo lunghissimo dopoguerra e ricchissimi di sorprese, sotto l’aspetto istituzionale e nei nostri rapporti con l’estero. Una crisi (krisis gr.: cambiamento, mutamento) senza precedenti ha investito la nazione nei suoi aspetti fondanti, accompagnata dal segno del tempo che scorre, dunque di una stasi (stasis gr.: concetto che riassume una situazione di crisi politica, sociale e morale interna alla polis, derivante da situazioni di conflitto tra classi sociali diverse) che sta marcendo da quasi tre mesi. Cosa non ha funzionato?

La Costituzione, poco chiara in alcuni passaggi?
Dicono che la nostra costituzione sia la migliore del mondo: sarà, ma non è scevra da punti nei quali – anche cercando di appurarne lessicalmente il senso – risulta ostica.
L’art. 92 – citato da Mattarella – così recita:

“Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.”

Non si comprende cosa succeda quando il Presidente della Repubblica non intenda nominare uno o più ministri. Può rifiutarsi?
Nella prassi comune, il Presidente della Repubblica non nomina mai un Presidente del Consiglio a vanvera (poteva nominare Salvini? No, perché già sapeva che non avrebbe avuto una maggioranza di centro destra) oppure Di Maio? Stessa cosa. In passato, si verificarono molte di queste situazioni e, il Presidente, nominava una persona (eccetto Monti) che era espressione dei partiti.
Anche l’elezione di Monti – formalmente – fu ineccepibile: nominato senatore a vita pochi giorni prima, fu nominato da Napolitano, e lo stesso Napolitano nominò poi i ministri che Monti aveva scelto. Fu certamente un colpo di stato, ma ineccepibile sotto il profilo istituzionale.
Insomma, la questione rimane dubbia perché, se nomini una certa persona, sai già dove vuole andare a parare.
Forse, qui, bisognerebbe osservare anche un altro articolo, ossia l’1:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Certo, “nelle forme e nei limiti della Costituzione”, ma “la sovranità appartiene al popolo” e qui non ci sono dubbi.
Come possono, i cittadini, esercitare questo diritto/dovere?

Ce lo racconta l’art. 49:
Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.

Allora, se la sovranità appartiene al popolo, che la esercita democraticamente mediante le elezioni, i partiti sono legittimati, se votati, a determinare la politica nazionale. Per farlo devono avere ministri di loro fiducia, proprio per determinare la politica nazionale. A mio modesto parere, Mattarella sta seguendo un sentiero che si distanzia un po’ dalla Costituzione, anche ammettendo interpretazioni puramente letterali.

Si dice che quella che nascerà sarà la Terza Repubblica – prendiamo per buono questo modo di dire, non è questa la sede per sottilizzare – ma qualcuno ricorda come nacque la Seconda?
La Seconda Repubblica nacque per opera della Magistratura: i principali leader politici sfilarono nelle aule del Tribunale di Milano per essere accusati di finanziamenti illeciti e (a volte) di corruzione (o peggio ancora).
Bettino Craxi si autoaccusò di quel reato, ma chiese al Parlamento “chi non sapeva si alzi”: non s’alzò nessuno.
Anche se sappiamo – e la cosa sarebbe infinita – di coinvolgimenti internazionali, di poteri occulti, di “gladiatori” e quant’altro, non si può non affermare che lo strumento furono i giudici, e non vogliamo ripercorrere ancora una volta tutta la vicenda.
Era, tutto sommato, una componente interna al sistema che ne metteva sotto accusa un’altra, nella tripartizione dei poteri la Magistratura mise sotto accusa il Potere Legislativo.
Difatti, quando la Magistratura pensò di continuare ad indagare – una volta saltati i vecchi equilibri e stabilitisi quelli nuovi – piovvero sulla Magistratura leggi e leggine per contrastarla. E ci riuscirono, ma solo in parte: molte delle inchieste “archiviate”, delle pene “edulcorate”, delle facili prescrizioni…furono la benzina che mosse il torpedone verso la Terza Repubblica.

Ora, l’arbitro della Terza Repubblica, chi è? Un democristiano.
Un uomo che – siamo certi, suo malgrado – si trova di fronte i nodi che sono venuti al pettine, e che non sa come comportarsi perché è saltato il sistema di riferimenti al quale era abituato.
Un Presidente della Repubblica era abituato, spesso, a nominare un ex collega di partito o un eminente esponente del partito avverso…comunque una persona che conosceva bene…ma la vera democrazia è questa: si vota, si elegge, si sceglie. Anche un illustre sconosciuto.

La colpa è anche dei vecchi partiti i quali, come spesso avviene nella Storia, s’accorgono solo all’ultimo momento che le truppe non li hanno seguiti: la Gran Bretagna perse il più grande impero mai esistito quasi senza accorgersene.
Anni di sufficienze, di “ma lascia perdere…”, delle solite tre scimmiette in azione – non vedo, non sento e non parlo – hanno condotto a questa situazione: in una democrazia popolare, il popolo si riprende il potere.

Nel momento in cui scrivo non so come andrà a finire, però è mia impressione che né Salvini e né Di Maio faranno un passo indietro, semplicemente perché – politicamente – non hanno nessun interesse a farlo. E dopo? Come potrebbero giustificarsi di fronte ai propri elettori?
Anche la strada di Mattarella è stretta e senza soluzioni. Rimanda a casa Conte? Bene. Fa un governicchio “balneare” senza maggioranza? E dopo, in Autunno? Se è certo che Salvini tornerà a sedersi di fianco a Berlusconi (ossia sotto la tutela di B.) potrà azzardare di tornare ad elezioni. Ma la fine politica di Salvini, a quel punto, sarebbe certa.
Peggio ancora se i due “enfant terrible” decidessero d’andare insieme ad elezioni: se non basta un sondaggio che racconta che più del 60% gradisce un governo giallo/verde, vi può bastare ciò che si è lasciato sfuggire Massimo D’Alema, del quale si può dire tutto il male che si vuole, meno che sia stupido:

“Se si va ad elezioni adesso, quei due prendono l’80%”

Avrà esagerato, però i numeri delle proiezioni sono già “bulgari” per i due compari e, essere obbligati a tornare a votare solo per un diktat di Mattarella, farebbe ancor più incazzare gli italiani.

Questo non significa che le ricette economiche di Paolo Savona saranno miracolose, che non ci saranno errori, però l’Europa s’è lanciata contro l’Italia con la sconfitta nel cuore: comunque vadano le cose, anche se a finire a gambe all’aria fosse l’Italia, non ci finirebbe da sola. Per le proporzioni di un eventuale fallimento italiano, crollerebbe tutta la struttura dell’euro, e i tedeschi questo lo sanno benissimo, anzi, lo raccontano proprio loro stessi.

Perciò…qui à peur de qui?…vero Mattarella? Lascia che gli eventi scorrano…opporsi agli eventi è dannoso…lo dicono anche gli antichi testi cinesi: a che serve opporsi ad un fortunale?

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2018/05/democrazia-sotto-tutela-o-repubblica.html

27.05.2018

Pubblicato da Davide