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CRIPTODELIRI

DI ALBERTO CONTI

Comedonchisciotte

 

Si è risvegliato l’interesse per le cripto valute, in riferimento all’apparente successo del bitcoin le cui quotazioni sono aumentate a dismisura negli ultimi anni. Su questo fatto di cronaca si sono così costruite fantasie su un possibile futuro utilizzo di tali “monete”, che monete non sono, su larga scala, financo a sostituire le valute tradizionali con tutto il relativo corredo d’infrastrutture gestionali, a partire dallo stesso sistema bancario.
Oggettivamente le valute tradizionali, purtroppo ancora condizionate da un dollaro in evidente affanno (a mantenere lo scettro di valuta di riferimento con i relativi vantaggi), sono a rischio di sostenibilità in relazione alle corrispondenti dinamiche finanziarie, afflitte da crisi ricorrenti e sempre più gravi, anche a causa della deregulation imperante volta a favorire la proliferazione di schemi di Ponzi, o bolle che dir si voglia.
Certo è che l’avversione popolare verso le banche, viste come elementi sempre più inadeguati a tutelare il loro bene fondante, che è la fiducia nel sistema, e spesso sospettate di truffe ai danni dei risparmiatori, è anche rafforzata da ripetuti fatti di cronaca che le riguardano. Per non parlare dell’insostenibilità evidente di ricchezze finanziarie accumulate in misura smodata e non compatibile con l’equivalente in ricchezze reali presenti sul pianeta, e soprattutto esageratamente concentrate in poche mani superpotenti mentre le masse soffrono di crescente povertà, con danni collaterali alla democrazia stessa degenerata in farsa.

Da qui il comprensibile entusiasmo per un denaro non più soggetto al controllo centralizzato (dietro il quale non si può mai sapere chi si nasconde) in quanto gestito in forma automatica e distribuita su una rete senza potenziali confini. Una sorta d’intelligenza artificiale supertecnologica, neutra e senza secondi fini, interamente dedicata al servizio di libero scambio anonimo, eppur tracciabile, tra tutti gli attori economici. Premessa di un ritorno alla democrazia vera, che può sconfiggere finalmente il “vero potere” attualmente imperante e nascosto dietro il sistema bancario.

Fantastico! Peccato che sia una bufala non tanto nella realizzabilità tecnologica (che pure ha i suoi limiti), quanto nel senso fondante della stessa economia a base monetaria che regge le società moderne.

Se si vuole veramente contrastare il cancro che divora l’organizzazione delle moderne società, cioè il già accennato automatismo di concentrazione delle ricchezze (e del potere) in un vertice sempre più ristretto e separato dal resto della popolazione, e più in generale l’esacerbarsi delle differenze sociali senza merito e senza possibilità di riequilibrio, occorre comprendere la fenomenologia della moneta e soprattutto gli obiettivi che vogliamo raggiungere tramite essa.

C’è ancora un qualche ragionevole dubbio che un sistema monetario possa funzionare senza le tasse?
Per quel che mi riguarda assolutamente no, a partire dalla convinzione che un tale sistema economico sarebbe del tutto instabile, prima ancora di considerare la questione della spesa pubblica e relativo welfare.

Per la stessa ragione un sistema monetario tecnicamente indipendente dal potere politico finirebbe per esplodere disastrosamente, non prima di aver aggravato le sperequazioni sociali. E’ questo l’interesse del popolo? Direi proprio di no, per quanto possa essere forte la tentazione popolare di adottare una moneta autonoma dall’intermediazione bancaria. Chi volesse sostenere che però anche le cripto valute possono convivere con un sistema fiscale equo ed equilibrato, dovrebbe spiegare come conciliare questo film con l’anonimato delle transazioni. Chi infine volesse concepire una cripto valuta come realtà minoritaria, accessoria al sistema della valuta a corso legale, si porrebbe allo stesso livello dei paladini delle valute complementari, o dei certificati di credito fiscale. Metaforicamente fanno pensare a quel povero ragazzo che avendo la madre puttana, pensa di rifarsi la reputazione frequentando saltuariamente la zia suora.

L’esperienza recente delle crisi bancarie “risolte” dai QE non fa che dimostrare quello che il linea di principio era già chiaro dalla conclusione per truffa degli accordi di Bretton Woods: il problema primario della moneta è l’autocontrollo delle emissioni, evitando i rischi sia di sottoproduzione che di sovraproduzione. L’esperimento bitcoin, nato con un limite d’emissione prestabilito e invalicabile, sta dimostrando che lo si può comunque eludere tramite supervalutazione della moneta stessa, e che questa tendenza è strettamente legata alla speculazione valutaria. Ed è del tutto logico, anche altre architetture progettuali e gestionali di cripto valute “autonome” sarebbero affette da questo stesso problema, ancor più delle valute tradizionali vittime di un FOREX deregolamentato. A chi gioverebbe la totale deregolamentazione degli scambi e dei movimenti di capitale? A nessuno, se consideriamo vittime di tale sistema perfino le cupole messe in condizioni di concentrare il grosso delle ricchezze e del potere, e perciò stesso separate ed alienate dalla condizione umana più autentica.

Da tecnico mi resta comunque il dubbio sull’utilità/fattibilità di far compiere calcoli mostruosi ad una macchina ogni volta che vado a comprarmi il pane quotidiano o qualsiasi altra cosa, con una coda di occupazione di memoria in crescita esponenziale. E per cosa? Per rendere sicura la transazione, cioè per meritare una fiducia che le nostre capacità di comprensione delle cose che ci riguardano hanno portato fino all’estremo limite fallimentare del tradimento, ad opera dei soliti “furbi”, ma soprattutto di noi stessi. Siamo condannati all’autogoverno democratico, questo è l’effetto collaterale della tecnologia, e se non saremo all’altezza del compito ci estingueremo da noi stessi, poco ma sicuro.

 

Alberto conti

Fonte: comedonchisciotte.org

06.12.2017

Pubblicato da Truman