COVID e digitalizzazione nel settore ICT: e i diritti dei lavoratori?

Di  Gianluca Graziadio e Letizia Lanzi (CSEPI)

Continua il percorso d’indagine prospettica delle modificazioni sociali e di classe che stanno coinvolgendo i lavoratori in questo periodo così complesso, la cui denominazione è declinata in un’ottica di emergenza sanitaria o pandemia. Come abbiamo già messo in evidenza i cambiamenti che stanno chiamando in causa l’organizzazione del lavoro, in particolare, non sono iniziati con la gestione problematica del Covid; questa, semmai, è stata spesso un fattore di accelerazione e di costrizione. Nella seconda puntata abbiamo intervistato Claudio Di Mambro, membro della segreteria Fiom di Roma, sindacalista di lungo corso, da anni impegnato nella contrattazione in aziende del settore ICT sia sul territorio romano sia come coordinatore sindacale nazionale di alcune grandi società informatiche. E’ responsabile del Coordinamento dei delegati informatici Fiom di Roma e del Lazio con il quale ha elaborato proposte finalizzate a regolamentare aspetti legati alla contrattazione nazionale ed aziendale del settore ICT e esperienze formative sugli effetti della digitalizzazione nell’organizzazione del lavoro.

Con Claudio Di Mambro abbiamo approfondito proprio l’organizzazione del lavoro nel settore ICT e come questa sia stata trasformata dal massiccio ricorso allo smart working e dalla digitalizzazione sempre più spinta, che spesso si trasforma in una richiesta di disponibilità costante senza che venga riconosciuto il diritto alla disconnessione, con un incremento del carico di lavoro per chi un lavoro già ce l’ha e con la difficoltà sempre maggior di reimpiego per i lavoratori fuoriusciti, considerati obsoleti per il settore già a 40 anni.

Un mondo, quello dell’ICT, pervaso dall’innovazione nel quale però gli accordi collettivi sono sempre meno scontati e anzi l’idea stessa di orario di lavoro e di contratto è sempre più osteggiata.

Buona visione con la nostra video intervista Prospettive di Classe 2.0

 

Autori: Gianluca Graziadio e Letizia Lanzi del CSEPI