COVID e digitalizzazione nel settore ICT: e i diritti dei lavoratori?

Di  Gianluca Graziadio e Letizia Lanzi (CSEPI)

Continua il percorso d’indagine prospettica delle modificazioni sociali e di classe che stanno coinvolgendo i lavoratori in questo periodo così complesso, la cui denominazione è declinata in un’ottica di emergenza sanitaria o pandemia. Come abbiamo già messo in evidenza i cambiamenti che stanno chiamando in causa l’organizzazione del lavoro, in particolare, non sono iniziati con la gestione problematica del Covid; questa, semmai, è stata spesso un fattore di accelerazione e di costrizione. Nella seconda puntata abbiamo intervistato Claudio Di Mambro, membro della segreteria Fiom di Roma, sindacalista di lungo corso, da anni impegnato nella contrattazione in aziende del settore ICT sia sul territorio romano sia come coordinatore sindacale nazionale di alcune grandi società informatiche. E’ responsabile del Coordinamento dei delegati informatici Fiom di Roma e del Lazio con il quale ha elaborato proposte finalizzate a regolamentare aspetti legati alla contrattazione nazionale ed aziendale del settore ICT e esperienze formative sugli effetti della digitalizzazione nell’organizzazione del lavoro.

Con Claudio Di Mambro abbiamo approfondito proprio l’organizzazione del lavoro nel settore ICT e come questa sia stata trasformata dal massiccio ricorso allo smart working e dalla digitalizzazione sempre più spinta, che spesso si trasforma in una richiesta di disponibilità costante senza che venga riconosciuto il diritto alla disconnessione, con un incremento del carico di lavoro per chi un lavoro già ce l’ha e con la difficoltà sempre maggior di reimpiego per i lavoratori fuoriusciti, considerati obsoleti per il settore già a 40 anni.

Un mondo, quello dell’ICT, pervaso dall’innovazione nel quale però gli accordi collettivi sono sempre meno scontati e anzi l’idea stessa di orario di lavoro e di contratto è sempre più osteggiata.

Buona visione con la nostra video intervista Prospettive di Classe 2.0

 

Autori: Gianluca Graziadio e Letizia Lanzi del CSEPI

23 Commenti
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VincenzoS1955
VincenzoS1955
15 Marzo 2021 7:13

Elementare Watson! Con la farsa del coronavirus stiamo assistendo alla rigenerazione del sistema liberal-capitalista, anche nel senso di uno pseudo-ecologismo. Se riuscisse sarebbe la fine dell’umanità e nella migliore delle ipotesi una nuova Età della Pietra. E’ necessaria un’ alternativa, anzi l’alternativa.
Però noto, con immenso disappunto, che anche i sindacati di sistema si sono allineati alla farsa! É come dire che la casta dei plutocrati (come quella delle multinazionali del vaccino) ha la strada spianata per i suoi progetti!

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  VincenzoS1955
15 Marzo 2021 7:58

Lo sfruttamento sostenibile dell’ambiente deve andare a braccetto con la cessazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Holodoc
15 Marzo 2021 8:36

E chi ha detto il contrario?

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  VincenzoS1955
15 Marzo 2021 8:58

Lo so, completavo solo il tuo discorso 😉
L’ecologia senza giustizia sociale è un abominio.

emilyever
emilyever
Risposta al commento di  Holodoc
16 Marzo 2021 3:15

L’ecologia senza giustizia sociale è giardinaggio (chico mendes)

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  VincenzoS1955
15 Marzo 2021 7:58

Lo sfruttamento sostenibile dell’ambiente deve andare a braccetto con la cessazione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  VincenzoS1955
15 Marzo 2021 20:58

Capisco la mentalità, mia madre è poco più giovane di te e pure lei ha ancora l’idea romantica del sindacato di lotta. Oggi ormai non sono altro che uno dei vivai da cui la politica attinge future classi dirigenti, dunque sono sterilizzati per definizione.

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Simsim
16 Marzo 2021 4:24

A rimpiazzare i “venduti”, e non solo del sindacato” , ne verranno sempre altri e più onesti. La lotta di classe esisterà fino a quando non ci saranno più ingiustizie sociali di qualsiasi genere. E’ una legge, “un moto perpetuo” insito nell’animo umano. Guai se non fosse così: non ci sarebbero più speranze per l’umanità poichè nessuno potrebbe opporsi alle forze nichiliste generate da menti distorte. Le stesse forze che hanno condotto l’umanità alla catastrofica situazione attuale.

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  VincenzoS1955
16 Marzo 2021 6:15

Non c´é dubbio che se c´é un attrito, in qualche modo verrá risolto. Ma su questa linea la soluzione non potrá passare tramite i sindacati, non ancora a lungo quantomeno.

giovanni
giovanni
Risposta al commento di  Simsim
16 Marzo 2021 3:51

Oggi???

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  giovanni
16 Marzo 2021 6:18

Beh forse lo sono sempre stati, ma una volta almeno c´era almeno una parvenza di normalitá. La prima repubblica tanto bistrattata (per alcuni versi giustamente) si é portata via anche quella.

Holodoc
Holodoc
15 Marzo 2021 7:56

Sono già anni ed anni che per lo sviluppo software vengono usati service cinesi o indiani… non c’è quindi da stupirsi se per tenere in vita il settore, in mancanza di dazi, si cerchi di ridurre i diritti dei nostri lavoratori.

Tonguessy
Tonguessy
Risposta al commento di  Holodoc
15 Marzo 2021 9:15

E’ la delocalizzazione, bellezza!

Simsim
Simsim
Risposta al commento di  Holodoc
15 Marzo 2021 10:47

Vero. Anche se ad oggi il mix di errori e ritardi causati dall´inesperienza, dalla distanza culturale e quant´altro fa ancora pendere la bilancia finale da questa parte del mondo, pur non essendo molto visibili i danni economici di lungo periodo cui si va incontro con una scelta simile. Intendiamoci, ci sono ottimi programmatori anche lí, e se fai un buon lavoro manageriale alla lunga riesci a trarre quel profitto derivante dal cambio e dalle paghe inferiori. Ho vissuto personalmente o tramite colleghi vicini entrambe le situazioni, ma ad oggi é ancora quasi come prendere un terno al lotto.

redfifer
15 Marzo 2021 11:12

A Claudio ma che stai a di’! Il lavoro agile o se si preferisce… lo smart workyng, in tale condizione il lavoratore non ha avuto alcun risparmio millantato dal sindacalista (il mio rappresentante FIOM peraltro) semmai il lavoratore viene aggravato dalle spese presso il suo ambiente abitativo. Certo il problema del lavoratore non consiste più nel perdere tempo e pazienza per raggiungere il posto di lavoro, cosi come il tempo che si perde stressati nel cercare parcheggio, in compenso però, e parlo essendo parte del settore ICT, sono aumentate per il lavoratore le spese in casa e non sono dovute queste solo all’accensione del computer per più ore, ma mettiamo, la sola bolletta dell’energia si è quasi triplicata, quasi duplicato il consumo di acqua, duplicate le spese per l’alimentazione, di conseguenza quello che risparmio come abbonamento dei mezzi che per ovvi motivi non prendo più, riverso la differenza ed a volte neanche basta nelle bollette e visto che, quando si parla di spese queste si uniscono inevitabilmente all’usura delle cose, quindi si consuma energia sia per quanto riguarda l’uso del computer che però almeno questo è aziendale, ma si somma all’usura di condizionamento in estate e riscaldamento di inverno, anche… Leggi tutto »

Violetta
Violetta
Risposta al commento di  redfifer
16 Marzo 2021 2:51

non solo.
C’è un mondo dietro il lavoratore che si sposta per lavorare: dai ristoranti alle mense ai bar etc.

È chiaro che in una società complessa se muti un solo “soggetto” questo ha ripercussioni su tutti gli altri settori.

C’è da dire che personalmente non capisco chi si oppone alle innovazioni perchè vuole restare nel passato.

La digitalizzazione e robotizzazione sono inevitabili e invece di opporsi bisogna spingere perchè le trasformazioni avvengano in maniera guidata, soft e senza che tutto pesi sulle fasce più deboli.
Serve (servirerbbe) solo buonsenso e senso civico e della comunità che non avranno mai le multinazionali e le mega aziende, ma solo un Stato può e deve garantire i diritti di tutti.

Simsim
Simsim
15 Marzo 2021 10:18

É esattamente il mio caso. Ed é vero che sono in Germania, ma se devo essere sincero, in realtá in home-office sto lavorando tendenzialmente meno nel complesso, ed avendo maggiore produttivitá nel tempo in cui sono veramente impegnato. Mi é capitato spontaneamente un paio di volte di andare oltre l´orario, ma é stata una mia scelta che in realtá applico anche quando sto in ufficio. A volte vale la pena nella programmazione il restare nel loop un pelo piú a lungo che non il dover rientrare in concentrazione il giorno dopo e dover ricollegare da zero una logica che stavi scrivendo. La mezz´ora in piú la posso recuperare tacitamente il giorno dopo staccando prima o attaccando piú tardi. Non lo dico da oggi ma giá prima della pandemia, il giusto compromesso in questo tipo di situazione sarebbe metá settimana a casa, metá in ufficio. Sempre a casa é indubbiamente comodo sotto certi aspetti, ma é anche molto straniante. Quanto all´obsoleto…é purtroppo la materializzazione di un processo fisiologico. Oggi ci metto molto piú tempo ad imparare cose nuove, anche il mio interesse non é piú quello affamato di un tempo. Per contro, sono in grado di capire istantaneamente come va strutturato… Leggi tutto »

AnonimoSchedato
AnonimoSchedato
15 Marzo 2021 13:11

Nella mia azienda hanno iniziato a mettere corsi obbligatori fuori dal normale orario di lavoro. E’ chiaramente un test per vedere le reazioni. I segnali della ristrutturazione del rapporto di lavoro sono chiaramente visibili anche nel nuovo orario “flessibile” 8.00-20.00, in teoria a discrezione del dipendente (peccato che la discrezione altrui si somma alla tua e alla fine c’è chi ti chiama alle 8.00 e chi alle 19.00 e la giornata si allunga).
E’ il lavoro agile, agilissimo nel saltare dentro al tempo personale (o, se preferite fare gli anglofoni, è lo smart-working, furbo come una volpe nel pollaio)…

natascia
natascia
16 Marzo 2021 0:26

La situazione salterà perché l’uomo è un essere sociale. Il denaro deve essere prodotto e usato con questa visione. La bruttezza dell’arte attuale ne è testimone. Le proporzioni della bellezza derivano anche dall’armonia sociale. La chiusura e l’isolamento possono essere utili a chi ha accumulato socialità e rapporti fecondi alla luce del sole nella sua giovinezza.

Bertozzi
Bertozzi
Risposta al commento di  natascia
16 Marzo 2021 11:10

Dici bene, la letteratura è morta dall’inizio metà del secolo scorso, mentre nelle arti figurative ora va di moda il Bansky (writer pseudo anonimo che affitta le navi per portare i migranti qui…) che fa bruciare o scomparire e le sue ‘opere’ non appena vengono vendute alle aste, alimentando così un giro di copie digitali della stessa opera precedentemente distrutta che acquisiscono grandissimo valore (per loro) il tutto pagato in Bitcoin o ether… Ah scusa, stavamo parlando di arte… 😉

giovanni
giovanni
16 Marzo 2021 3:58

Chissà le le riunioni sindacali sono in videoconferenza?

lady Dodi
lady Dodi
16 Marzo 2021 6:03

Digitalizzazione, cui tengono tanto, è strettamente collegata alla questione covid. E credo anche l’ecologia. Se manca la digitalizzazione salta il covid e viceversa. Superfluo che spieghi il perché. Meno evidente cosa c’entri il green ma conoscendo ormai i nostri polli……non fanno mai niente per niente e che non sia collegato.

lady Dodi
lady Dodi
16 Marzo 2021 15:06

E ancora non si conoscono gli effetti a medio e lungo termine.
Per me ci saranno trasformazioni in insetti e saremo studiati da un entomologo , l’unico che non si era fatto vaccinare insieme a Bill Gates.