Corsi e ricorsi della propaganda USA prima di scatenare le guerre: Afghanistan e Iran

Corsi e ricorsi della propaganda USA prima di scatenare le guerre: Afghanistan e Iran

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

E' un déjà vu, quello che IA definisce un fenomeno psichico, un'illusione della memoria per cui si ha la netta sensazione di aver già vissuto una simile situazione?

Purtroppo non è un'illusione. La stessa cosa è avvenuta in modo preventivo per attaccare l'Afghanistan, con le seguenti modalità: vituperare come atto di guerra l'intervento sovietico 1979-89, sostenere la guerra civile interna finanziando i gruppi antisovietici, demonizzare i Talebani (vincitori della guerra civile) dipingendoli come unici colpevoli e terroristi che infierivano contro il loro stesso popolo.

Anche allora era tutta propaganda e calcolo strategico degli USA. Alle spalle non c'era conoscenza di differenze etniche, religione islamica, storia, gestione e governo di comunità locali. Mancava ogni rispetto per il popolo afghano e le sue possibili opzioni. Nessuna considerazione per le civiltà millenarie che in Afghanistan hanno lasciato il segno. C'erano invece molti interessi di droga e controllo delle risorse... alla faccia della 'esportazione di democrazia'. Quanto diffuso dalla propaganda, noi occidentali ce lo siamo bevuto proprio al completo. Alla fine dell'intervento ventennale di USA e NATO in Afghanistan (2021) si sono visti i risultati: nulla di fatto, anzi gli afghani starebbero un po' meglio di prima se non ci fossero le carestie, i terremoti e i loro soldi sequestrati nelle banche americane.

Con l'Iran si ripete il copione. La propaganda martellante parla di "regime teocratico" di "dittatura oscurantista", orchestra e dirige insurrezioni mondiali per i diritti violati delle donne iraniane, organizza e sobilla scenari da rivoluzione colorata, insiste sul fatto che proprio dall'Iran venga il sostegno alla resistenza palestinese, ad Hamas, Houthi ed Hezbollah, enfatizza le posizioni storiche dell'Iran post-rivoluzionario contro USA e soprattutto Israele. L'obiettivo è fare dell'Iran il Grande Satana, rovesciando le accuse che la Guida Suprema Ruhollah Khomeyni aveva lanciato contro l'America.

[caption id="attachment_235779" align="aligncenter" width="825"] Teheran, incontro del 2023 con rappresentante dei Taleban[/caption]

Ancora una volta questi "registi della propaganda" e i loro sprovveduti seguaci occidentali sono ignoranti come talpe: a malapena distinguono tra sunnismo e sciismo, non conoscono la civiltà (quella sì millenaria) del Paese, non hanno idea del percorso storico-politico successivo alla caduta della dinastia Qajar, delle pesantissime intromissioni di britannici e russi come potenze coloniali, del costituzionalismo e di tutte le lotte con cui le forze sociali e religiose hanno contribuito a fare dell'Iran uno Stato sovrano. A leggere i social (ma anche vaticanisti e pseudo-esperti) c'è da rimanere annichiliti nel vedere distribuite informazioni false e depistanti sulla repressione delle minoranze religiose (tutelate invece per Costituzione -art.13) e, ultima ciliegina sulla torta, la recente auspicata equivalenza tra Pasdaran e terroristi.

Le Guardie della Rivoluzione infatti non sono un gruppo armato clandestino o una milizia irregolare: fanno parte delle forze armate della Repubblica Islamica dell'Iran, sono previste dalla Costituzione, finanziate dallo Stato e responsabili delle politiche di sicurezza di un Paese sovrano. Definirle per una 'esterna' decisione politica "organizzazione terroristica" rischia di ribaltare il diritto internazionale perché se un esercito regolare può essere etichettato come terrorista, nulla può impedire che qualsiasi Stato potrebbe, ad esempio, inserire i Carabinieri italiani in una lista di organizzazioni terroristiche straniere, accusandoli di operazioni all'estero o di partecipare a missioni NATO. Il problema è di responsabilità internazionale: utilizzare l'etichetta di terrorismo a seconda della momentanea convenienza politica non è proprio la strada migliore. E naturalmente è anche un problema di ignobile interferenza: provate ad immaginare se l'Iran intervenisse a dirci cosa dobbiamo fare su una riforma in discussione.

Anche bruciare l'immagine dell'Ayatollah Khamenei, così come va di moda sulle piazze di contestazione, potrebbe essere denunciato come grave atto di vilipendio alla religione e alla sovranità dell'Iran.

Intanto l' ultima Armada di Trump - anch'essa propagandata forse ignorando la disfatta storica nel 1588 della Grande y Felicisima Armada - si avvicina minacciosamente nel Mar Arabico... Sappiamo che L'Iran non è l'Afghanistan, tuttavia siamo preoccupati che, nei rapporti internazionali, ignoranza e arroganza l'abbiano sempre vinta su responsabilità e rispetto.

Di Maria Morigi per ComeDonChisciotte.org

01.02.2026

Maria Morigi. Nata a Ravenna, laureata in archeologia e Storia dell’arte greca e romana presso l’Università di Trieste, è stata docente in Istituti e Licei artistici a Udine e a Trieste. Si è dedicata allo studio di storia delle religioni orientali, ricerca archeologica, tutela di beni culturali e patrimonio, specie per l’Afghanistan e per le regioni autonome cinesi del Tibet e dello Xinjiang, con attenzione ai caratteri storici, politici, culturali ed etnico-sociali di quelle aree. Ha svolto catalogazione presso il Museo Archeologico di Aquileja e seguito missioni di scavo in vari paesi (Turchia, Pakistan, Iran, Cina e regione dello Xinjiang).

Commenti (1)

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    1. Spartan 3 febbraio 2026

      Sappiamo che L’Iran non è l’Afghanistan...... Ma è come l'Iraq prima di desert shield. Descritto come una fortezza armata fino ai denti, cadde dopo meno di una settimana.
      L'Iran prenderà delle bastonate tremende che lo zittirà per almeno 10 anni

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