Simplicius
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Anche questa settimana Trump sta trascinando la sua armata attraverso il mondo verso un nuovo punto caldo geopolitico. Dopo aver "messo alle strette" il Venezuela con una massiccia vittoria "d'oro", Donigula sta ora nuovamente riorientando l'attenzione del suo potentissimo esercito sull'Iran.
Da settimane nella regione si stanno accumulando varie risorse, dai caccia agli aerei da trasporto C17 fino alla "più grande armata mai vista":
Qualche settimana fa Trump aveva rinunciato a colpire l'Iran perché i suoi più stretti consiglieri e analisti dell'intelligence lo avevano convinto che un simile attacco non avrebbe "indebolito il regime" abbastanza da rovesciare l'Ayatollah e altri leader chiave. Questo perchè l'operazione psicologica destinata al cambio di regime era stata un fallimento completo, nonostante le massicce interferenze e provocazioni del Mossad e della CIA.
Trump non ha voglia di "battaglie campali" su larga scala perché sa che:
1. Gli Stati Uniti non hanno la resistenza necessaria, né dal punto di vista militare né dal punto di vista dell'approvazione pubblica.
2. Ama le operazioni pulite e chirurgiche che generano il massimo dei titoli sui giornali e promuovono le pubbliche relazioni con il minimo sforzo, in breve: l'efficienza.
Uno dei motivi è che Trump agisce ovviamente in modo unilaterale senza le opportune approvazioni. Ma, quando le azioni apparentemente "hanno successo", come si sostiene sia avvenuto in Venezuela, pochi si lamentano. Vengono eseguite rapidamente prima che il Congresso possa organizzare una risposta e poi le gloriose conseguenze mettono subito a tacere i dissidenti, facendoli passare per pessimisti e antipatriottici.
Più un conflitto si protrae, peggiore diventa l'immagine e maggiore è il tempo a disposizione per gravi ripercussioni politiche e contraccolpi legali. E questo senza contare che le cose potrebbero andare male e che l'America potrebbe effettivamente iniziare a subire perdite o danni di qualche tipo.
Pertanto, Trump ora intende intimidire e sottomettere l'Iran con un'altra grande dimostrazione di forza. Il monolite predatorio USA-Israele è come un lupo che cammina lentamente avanti e indietro davanti a una preda ferita, aspettando il momento perfetto per colpire e finire un avversario ormai debilitato.
L'ondata propagandistica che ha investito l'Iran durante le proteste, in gran parte artificiali, delle ultime settimane è stata uno spettacolo tutto da vedere. È difficile immaginare chi fosse il pubblico a cui era destinata una campagna così esagerata e assurda. Le notizie false si apprezzano meglio se considerate insieme alla propaganda anti-russa sulla guerra in Ucraina, poiché sembrano avere dietro di loro la stessa squadra di sparaballe.
Ad esempio, ci viene detto che un numero assurdo, quasi una barzelletta, di russi starebbe morendo in Ucraina. I media mainstream ci informano poi che 30.000 civili iraniani sarebbero stati "uccisi dal regime" in un solo giorno o due di "proteste":
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La gravità delle menzogne può essere pienamente compresa solo se messa in relazione con i dati fasulli forniti dai media mainstream sulla guerra in Ucraina: ogni scandalosa menzogna deve ora superare la precedente in una sorta di spirale di propaganda fuori controllo e sempre più esagerata. In Ucraina morirebbero 30.000 russi al mese, un numero che ci è stato presentato come catastrofico e senza precedenti, mai sentito dall'epoca delle grandi guerre mondiali. Sapendo che i loro ottusi lettori sono ormai immunizzati e desensibilizzati a tali iperboli sfrenate, questi stessi giornali scandalistici devono continuare a gonfiare le cifre con le sciocchezze dei 30.000 iraniani morti in un giorno, nel ridicolo tentativo di alimentare un'indignazione artificiale.
Il tutto ignorando, va detto, l'unico conflitto globale che si è effettivamente avvicinato ad un numero simile di vittime civili, ovvero il genocidio di Gaza da parte di Israele. Ma questo è semplicemente accademico.
Ma, come per ogni iniziativa recente di Trump, la facciata dell'escalation con l'Iran è fragile. Non dimentichiamo che Trump aveva proclamato a gran voce la vittoria in Venezuela, per poi insabbiare rapidamente la questione, nonostante non avesse ottenuto alcun risultato, almeno per quanto ne sappiamo. Diversi media riportano ora che Delcy Rodriguez, che Trump aveva vantato essere ormai completamente sottomessa alla sua volontà, starebbe già disobbedendo ai suoi ordini:
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La presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez ha dichiarato domenica di averne "abbastanza" degli ordini di Washington, mentre lavora per unire il Paese dopo la cattura da parte degli Stati Uniti dell'ex leader Nicolás Maduro.
Rodríguez sta camminando sul filo del rasoio da quando è stata incaricata dagli Stati Uniti di guidare il Paese in via provvisoria, cercando di mantenere in patria l’appoggio dei sostenitori di Maduro e, allo stesso tempo, di soddisfare la Casa Bianca.
Diventa ogni giorno più chiaro che Trump ha ottenuto ben poco oltre ad aver rapito un leader per motivi meschini e personali. Abbiamo già visto come le compagnie petrolifere statunitensi abbiano detto apertamente a Trump che il Venezuela non è investibile senza una profonda ristrutturazione delle sue normative, il che significa essenzialmente che Delcy dovrebbe collaborare alla svendita del suo Paese e alla riprivatizzazione dei suoi beni, cosa che sembra sempre più improbabile:
Poco dopo, anche la mossa diplomatica di Trump sulla Groenlandia ha fallito sulla scena mondiale.
Quindi, naturalmente, ora è costretto a passare rapidamente da un fallimento all'altro per mantenere vivo l'entusiasmo artificiale creato dal suo "trionfo".
Ma la sua ultima trovata sta già incontrando ostacoli da parte di alleati chiave:
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I più stretti alleati di Washington nel Golfo – Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – hanno dichiarato pubblicamente che non permetteranno che il loro territorio o spazio aereo venga utilizzato per azioni militari statunitensi contro l'Iran.
A proposito, qualcuno si è chiesto quale sia esattamente il motivo dell'ultimo rafforzamento militare verso l’Iran, o meglio, quale falso pretesto venga utilizzato come giustificazione questa volta. Trump sembra darci una risposta rivelatrice. Proprio come il cartello inventato e il traffico di droga fasullo erano stati utilizzati come giustificazione in Venezuela, anche in questo caso Trump sembra basare le sue minacce all'Iran su un falso pretesto: il rafforzamento nucleare del Paese:
Quindi si tratta ancora una volta di armi nucleari? Ma, un momento, i magnifici e impareggiabili B2 statunitensi non avevano bombardato il sito del programma nucleare iraniano riportandolo all'età della pietra, un trionfo salutato dallo stesso Trump come inequivocabile e permanente? Che fine ha fatto? Sta forse rivelando implicitamente che l'attacco a Fordow era in realtà fasullo, come tutti avevamo supposto?
Proprio come in Venezuela, dove il ridicolo "Cartello dei Soli" e altre foglie di fico relative al narcotraffico erano state rapidamente abbandonate in cambio di aperte ammissioni sui "profitti" derivanti dal saccheggio del petrolio, anche qui le "uccisioni di civili da parte del regime" vengono improvvisamente sostituite da ulteriori sciocchezze sull'arricchimento dell'uranio. È più chiaro che mai che gli Stati Uniti evocano narrazioni di convenienza che servono a finestre sempre più brevi di propaganda. L'attacco a Fordow era allora una spinta necessaria e tempestiva, ma ora che il suo risultato apparente è scomodo per il momento attuale, lo spazio informativo viene completamente riorganizzato a piacimento per fargli accettare nuove realtà, mentre quelle vecchie vengono spazzate via nel buco nero della memoria.
Persino Rubio ha faticato a spiegare le ultime contorsioni della politica estera del suo capo:
— [email protected] (@bilosta19570645) January 29, 2026
A proposito, come triste promemoria di quanto sia stato cinicamente sfacciato l'intero spazio informativo dell'Uniparty, dalla sua leadership politica fino ai suoi stenografi aziendali, ecco un esempio recente:
Alan Macleod scrive:
Questo è uno dei passaggi più straordinari e illuminanti di tutto il giornalismo.
La CNN dipinge Maduro come un bugiardo paranoico per aver affermato che la CIA stava cercando di rovesciarlo.
Eppure, nella frase successiva, nota con disinvoltura che la CIA lo ha effettivamente rovesciato.
Il livello di dissonanza cognitiva e di marciume imperiale che bisogna avere per scrivere questo, e poi farlo leggere da un editore e pubblicarlo, è davvero sbalorditivo.
È davvero sbalorditivo, ma solo per il fatto che una tale depravata schifezza non sarebbe nemmeno ammissibile alla pubblicazione se non fosse così prontamente inghiottita dai lettori lobotomizzati delle riviste che pubblicano roba del genere. Più sai di poterla fare franca, più osi: è il semplice calcolo della responsabilità.
Tornando al punto di partenza: né Trump né Israele vogliono una guerra lunga e alcuni funzionari iraniani hanno effettivamente promesso proprio questo, sostenendo che questa volta non si tireranno indietro come "generosamente" avevano fatto l'ultima volta.
Certo, probabilmente si tratta solo di spacconate da entrambe le parti, ma abbiamo il precedente dalla "Guerra dei Dodici Giorni" dello scorso giugno, quando Israele non era in realtà pronto per una lotta prolungata e aveva iniziato a chiedere pietà, proclamando una "vittoria" precoce e la soddisfazione per gli "obiettivi raggiunti". Ricorderete che dopo quello scontro c’erano state enormi ripercussioni socio-politiche in Israele e Bibi e la sua cricca probabilmente non sono ansiosi di ripetere l'esperienza. Loro e il loro vassallo americano vogliono un’operazione "rapida e facile" per spodestare la leadership iraniana e far crollare "come le tessere del domino" l'intero ordine politico-militare.
Il problema è che ciò può avvenire solo utilizzando le stesse tattiche impiegate in Venezuela: infiltrati, tangenti, sovversione interna e sabotaggio, ecc. Ma, secondo quanto riferito, l'Iran ha ridotto in larga misura queste minacce: arrestando orde di agenti del Mossad, sequestrando centinaia di postazioni Starlink – che fungevano da punti di distribuzione delle comunicazioni – e persino assumendo il controllo di tutta la rete Internet del Paese. Ovviamente non possiamo esserne del tutto certi, ma, sulla carta, tali azioni potrebbero aver paralizzato il nucleo dei principali meccanismi operativi della CIA e del Mossad e impedito il raggiungimento dei loro obiettivi.
Senza questi elementi di disturbo interni, le minacce di attacco di Trump rappresentano un rischio troppo grave per lui e per gli Stati Uniti in generale. Lo scenario più probabile e realistico, a cui Trump ha ora apertamente "accennato", è il tentativo di attuare un "blocco navale" dell'Iran, che sembra in linea con l'attuale strategia generale dell'Occidente imperiale contro il Sud del mondo nel suo complesso. Trump probabilmente ritiene che questa era la strategia che aveva avuto successo in Venezuela, dato che il cambio di regime era stato preceduto da un blocco navale totale che aveva esercitato una forte pressione economica e politica sui dissidenti e sui transfughi, facendoli poi schierare contro Maduro.
Allo stesso modo, Trump potrebbe ritenere che esercitare pressioni sull'Iran attraverso la Marina Militare degli Stati Uniti possa causare un identico stress sul "regime" iraniano, provocandone il graduale deterioramento, fomentando ulteriori disordini, ecc. A quel punto, l'elemento dello "strike chirurgico" potrebbe essere utilizzato come colpo finale per portare a termine il lavoro. Il problema è che l'Iran ha molte carte da giocare nel Golfo Persico e potrebbe rovinare i prematuri festeggiamenti di Donigula. Senza contare che, se gli Stati Uniti e i loro vassalli imperiali incrementassero gli atti di pirateria contro le navi dei Paesi del Sud del mondo potrebbero, alla fine, costringere Paesi come Russia, Iran, Cina, ecc. a formare alleanze navali più strette per proteggere i propri beni, il che porterebbe davvero le tensioni tra i blocchi a livelli mai visti prima.
Persino il CFR ora esorta Trump a fare marcia indietro, sostenendo che non vincerebbe uno scontro militare con l'Iran, come lui immagina:
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Fonte[/caption]
Durante la guerra dei 12 giorni nel giugno 2025, l'Iran non aveva fatto ricorso a queste misure di escalation. Ma, se la stabilità del suo regime dovesse subire una minaccia esistenziale a causa delle pressioni interne e dei bombardamenti aerei, la Repubblica Islamica probabilmente giocherà tutte le sue carte prima di perderle. Anche se l'Iran subirà il colpo più duro da un conflitto regionale di questo tipo, è improbabile che Trump ne esca vincitore con il tipo di colpo "decisivo" che cerca.
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Infine, Hegseth annuncia che l'esercito statunitense integrerà Grok AI nelle sue reti di controllo: si tratta di un "progresso" sicuro o di un'altra iniziativa discutibile e folle di questa amministrazione degna di Idiocracy?
— [email protected] (@bilosta19570645) January 29, 2026
Simplicius
Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/covering-his-tracks-trump-hard-pivots
29.01.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org






mago 2 febbraio 2026
un immobiliarista di successo a cui e nato il nonno o il padre prima di lui come tutti i prodigi che calcano il palcoscenico della finanza nostrana e non, circondato da persone con uno spiccato senso di vendetta e onnipotenza nei confronti di altre persone che hanno la colpa di aver interferito e rovinato in qualche modo la vita dei loro avi,tre milioni di files che pendono sulla sua testa come una frana pronta a travolgerlo ( ma a proposito tre milioni vi rendete conto di quanti server o cloud devi avere per uno che lo fa per diletto) un fine calcolatore o giocatore di scacchi Scuola Sovietica come alcuni dicono o un Cavalier Tentenna di Italiana memoria ?