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HONG KONG - SEPTEMBER 1: (EDITORIAL USE ONLY) In this handout photo provided by Disney, Mickey and Minnie Mouse are seen in front of the Sleeping Beauty Castle at the new Disneyland Park on September 1, 2005 in Hong Kong. The new theme park and vacation resort will officially open September 12. (Photo by Mark Ashman/Disney via Getty Images)

Come l’impero USA copia l’impero romano

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org

L’impero americano cresce e avanza attraverso la “pratica dei simboli”: il dollaro, i film, i fastfood, la musica, le costruzioni, i centri commerciali, la televisione, i giornali, tutto ciò che vuole. Per riprendere l’espressione di Roland Barthes “l’America è un impero di simboli”. In “Mitologie”, d’altronde Barthes sceglie obiettivi americani a caso: dalla gomma da masticare alle esplorazioni nello spazio, passando per l’anticomunismo o il sempreverde e ipocondriaco odio antirusso.

Gli stessi segni che sono serviti qui ad annientare le nazionalità, che venivano dell’Europa per comporre questo impero, servono oggi ad annientare le nazionalità oltreoceano, a mettere fine alla storia e alla sua diversità, qualunque essa sia, a colpi di esperti e banchieri, di attivisti umanitari e assassini-sabotatori.

L’impero americano si presenta spesso e volentieri come un “missionario” pacifico e benevolo, questo non gli ha impedito di utilizzare una violenza inaudita nella storia del mondo: colpi di stato ovunque, distruzione dell’Europa sotto le bombe (terapia d’urto, annientamento della Germania e del Giappone, distruzione gratuita della Corea e del Vietnam. Per non parlare di ciò che l’impero fa subire agli Arabi da sessanta anni con la complicità dei traditori della tribù di Riyad.

Ciò detto, il piccolo Obama che si lancia come un bambino maleducato in una campagna puerile contro la Cina o la Russia, prima di uscire dalla piccola porta della storia, dovrebbe almeno sapere una cosa: l’impero americano non ha niente di originale.

Potremmo citare lo storico romano Tacito (40-140dc) che Obama non deve conoscere molto bene. Tacito scrive la vita del suo patrigno Agricola, che sottomise la Britannia all’epoca romana. La Britannia, ossia parte della Gran Bretagna, che da quel momento ha imparato una lezione: bisogna avere una flotta solida per proteggersi da ciò che viene dal mare.

Ecco cosa scrive Tacito rispetto alla sottomissione della Britannia da parte dei Romani: i massacri (peraltro inenarrabili) da un lato, i simboli e il condizionamento dell’altro.

“XXI. 1. Venne l’inverno, che fu interamente consacrato alla realizzazione di opere molto utili per la gente sparsa e incolta e quindi più propensa a fare la guerra. Agricola voleva abituarli a vivere in pace e a occupare piacevolmente il tempo libero”.

Occupare il tempo libero: la Paramount, McDonald’s o Disneyland.

Tacito prosegue. Ben prima di Washington, Roma comprese che bisogna controllare l’educazione, soprattutto quella delle elite sollecite a convertirsi o a tradire:

“2. Inoltre, volle che i figli dei notabili fossero educati alle arti liberali mostrando di preferire alle pratiche culturali dei Galli, le disposizioni naturali dei Britanni: coloro i quali disprezzavano poc’anzi la nostra lingua, non desideravano adesso, ad ogni prezzo, parlarla correntemente?”

“3. Di conseguenza cominciò ad essere considerato un onore vestire come noi e molti adottarono la toga. Poco a poco i Britanni si lasciarono andare al fascino dei vizi, alle raffinatezze dei portici, dei bagni, dei conviti”.

Ma Tacito è un maestro, benché romano rispetta l’avversario. Ecco cosa aggiunge sugli effetti di questa manipolazione dei costumi e dello spirito:

“Nella loro inesperienza chiamano tutto questo civiltà, mentre non era che un aspetto del loro asservimento. ( Idque apud imperitos humanitas vocabatur, cum pars servitutis esset)”.

Un coraggioso capo Britannico chiamato Calgacus tenta di risvegliare lo spirito di libertà dei britanni.

Ecco come Tacito racconta il suo discorso straordinario:

“non c’è altra terra oltre questa e neanche il mare è sicuro, da quando su di noi incombe la flotta romana. […] ma dopo di noi non ci sono più popoli, bensì solo scogli e onde e il flagello peggiore, i Romani.”

Calgacus chiama i romani “raptores orbis”, predatori del mondo

e aggiunge:

“6. Tutto il mondo è loro preda, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico è ricco, arroganti se povero, gente che né l’oriente né l’occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria”

“7. Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero (auferre trucidare rapere falsis nominibus imperium). Dove fanno il deserto, dicono che è la pace (ubi solitudinem faciunt, pacem appellant).”

E’ molto simile alle parole di Leon Trotski, che ho già citato qui: “per ogni brigantaggio, l’America ci riserva una parola d’ordine di emancipazione”.

Bisogna aggiungere che la nozione antica di “barbarie” si applica ancora alla nostra epoca. O ci si sottomette all’impero oppure si sarà annientati in quanto barbari.

E Calgacus ci dà un consiglio di insubordinazione:

“Non crediate di difendervi dalla loro prepotenza sprezzante sottomettendovi con obbedienza”.

 

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.org

Link: http://www.dedefensa.org/article/comment-lempire-us-plagie-lempire-romain

16.01.2017

 

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di @alepontecorvo

Pubblicato da Davide

  • Tonguessy

    perfettamente d’accordo. Se la Realtà (qualsiasi cosa questa parola significhi) si muove prima in ambito simbolico e poi fisico (da Guenon a Jung passando per De Saussure) la vera arma imperiale è simbolica. La vittoria dei simboli imperiali sugli altri simboli (operazione veicolata come “civiltà”) comporta la sconfitta materiale dei soggiogati ben prima che questi tentino la reazione fisica. Viceversa il consolidamento dei valori simbolici di un popolo permettono effetti come il Vietnam degli anni ’60.
    La sconfitta di un popolo è quindi altamente simbolica prima che fisica.
    Da noi (fateci caso) sono sparite del tutto le stelle rosse che si vedevano anni fa fare bella mostra nei berretti, non ci sono più le magliette del Che, nessuna falce e martello visibile ma solo una pletora di stelle e strisce su borsette, scarpe, maglie, magliette, manifesti etc.
    Il problema (per loro e per noi) è che questi simboli sono ormai comuni quando la loro decadenza è ormai conclamata. Quindi siamo in piena decadenza per simbiosi. Non esistono più gli eroi hollywoodiano tipo Stallone-vi-faccio-vedere-io. Gli eroi attuali sono dubbiosi, vulnerabili, quasi teneri. Obama che piange, la Clinton che sviene, la Lehman Brothers che fallisce e via via scendendo verso Hollywwod con i suoi Batman e Spiderman sempre meno supereroi e sempre più maledettamente vulnerabili.
    Il simbolo è chiaro, la secolarizzazione ha colpito ancora, il sogno si è infranto.

    • MarioG

      Ah ecco, sono sparite le stelle rosse! E’ normale: il sogno dell’altro impero si e’ infranto (fateci caso)

      • Tonguessy

        a farci ben caso è sparita anche la svastica che a te piace ancora tanto

        • MarioG

          LEI:
          “La sconfitta di un popolo è quindi altamente simbolica prima che fisica. Da noi (fateci caso) sono sparite del tutto le stelle rosse che si vedevano anni fa fare bella mostra nei berretti”

          Viceversa, non mi pare di avere (ancora) scritto:
          “La sconfitta di un popolo è quindi altamente simbolica prima che fisica. Da noi (fateci caso) sono sparite del tutto le svastiche che si vedevano anni fa fare bella mostra nei bracciali”

          A parte cio’, mi pare innegabile la perfetta contradditorieta’ del suo commento precedente. Riconosca sempliucemente che ha prevalso l’impero sbagliato

          • Tonguessy

            Stai forse dicendo che ti sei tatuato la svastica?
            Quale “impero sbagliato” poi? Non ti piace l’impero a stelle e strisce e rivorresti indietro quello con la svastica?

    • Vamos a la Muerte

      Analisi eccellente.
      Aggiungo soltanto che, perlomeno nel loro Imperialismo i Romani ci hanno lasciato il Colosseo, Ponti e Acquedotti che sono vere e proprie opere d’arte e via discorrendo.
      Gli Yankees invece sono capaci soltanto di costruire grattacieli: ed è anche il motivo per cui le loro città son tutte uguali.

  • gnorans

    L’impero USA non ha molto a che fare con l’impero romano, i romani incorporarono i popoli assoggettati e li governarono, gli USA sfruttano e basta.
    Per chi ha voglia di approfondire:
    https://byebyeunclesam.files.wordpress.com/2010/09/capitalisti.pdf

  • Luigi za

    Crollato l’impero USA sorgerà quello cinese.

    • cdcuser

      sarebbe più corretto dire “risorge(rà)” quello cinese, dato che nel corso della storia lo è stato quasi sempre: https://tinyurl.com/za7mde3

  • Truman

    Su questo argomento era uno dei primi articoli di Comedonchisciotte titolato proprio “Fanno il deserto e lo chiamano pace”, che non riesco più a rintracciare.
    Nel merito, ad anni di distanza, apprezzo meglio le differenze tra l’impero romano e quello degli USA. La principale differenza è nel mito fondativo degli USA, la frontiera. In questo mito, interiorizzato da generazioni di cittadini USA, il futuro sta sempre nella frontiera, che deve espandersi in continuazione. Chi si ferma resta chiuso dentro, mentre la frontiera si allontana. Evidentemente i romani avevano anche loro un termine per la frontiera, che era “limes”, ma il “limes” (o i “limes” per i puristi, visto che in latino è plurale) dei romani assumeva un significato in qualche modo opposto, il limes proteggeva la civiltà dai barbari che stavano fuori. Aveva quindi senso costruire muri come il Vallo adriano. E quindi l’impero romano spesso cresceva, ma era anche capace di restare in equilibrio con i paesi circostanti, anche per lunghi periodi. Anche qui il periodo di Adriano può essere esemplare.
    Discorso lungo, ma voglio ribadire questo mito fondativo della frontiera come qualcosa di tipico degli USA. E’ forse il caso di puntualizzare che tutti gli imperi si fondano su complessi sistemi simbolici. Kleeves faceva anche notare un fondamento degli USA sul Dio del Vecchio Testamento, sostanzialmente diverso da quello del Nuovo Testamento, a cui si fa più riferimento in Europa. Insomma alla base della ferocia degli USA c’è un dio più vecchio e più cattivo.

    • vocenellanotte

      Col termine “frontiera”, riferito alla legittimazione della violenza USA, c’è un illuminante articolo di Dimitri Orlov

    • buran

      Il confine si stabiliva dove andare oltre sarebbe stato molto rischioso, e certo il Limes era anche il risultato di grandi sconfitte: Teutoburgo, Carre, in Caledonia contro i Pitti etc.

    • yakoviev

      Credo che in latino “limes-limitis” sia singolare, e che il plurale sia “limites”, quindi “il limes” è corretto. Il confine dell’Impero romano si stabiliva dove andare oltre sarebbe stato molto rischioso, e certo il Limes era anche il risultato di grandi sconfitte: Teutoburgo, Carre, in Caledonia contro i Pitti etc. A parte questo, per quanto riguarda gli USA, il mito della frontiera è strettamente collegato alla teoria del “destino manifesto”, che ancora oggi, anche se non dichiaratamente, è base ideologica della politica imperialista statunitense

      • Truman

        Il vocabolario da ragione a te, ricordavo male evidentemente.
        Sul resto siamo abbastanza allineati, c’è una base ideologica molto poco dichiarata, ma praticata. Però ci tenevo a far notare come il mito della frontiera fosse interiorizzato dai cittadini USA e non fosse solo un espediente delle elite.

        • yakoviev

          Raccontava diversi anni fa in un’assemblea contro la Guerra del Golfo una cittadina USA residente in Italia che a loro fanno una specie di lavaggio del cervello fin dalle elementari proprio teso a inculcare certi “valori”, e non solo nell’ “america profonda” e rurale: lei era californiana

  • vocenellanotte

    A proposito di parole d’ordine, di nuovo oggi Padoan ha pronunciato “Riforme Strutturali” che altro non sono che il solito depredare sanità, scuola, pensioni, assistenza, acqua, trasporti, per consegnarle ai soliti noti.

  • Antonio XV

    Come studioso di cose classiche, non mi convince per nulla questa analogia fra l’Impero romano e l’Impero americano… Nella tradizione romana ancora mi riconosco e ne sento la perdita, ma il mondo americano non l’ho mai digerito e considero quasi un merito e una fortuna non aver mai messo piede in America… E non ditemi che sono provinciale!

  • enricodiba

    Calgacus in realtà non è mai esistito, fu un invenzione di Tacito che invento questo personaggio storico, per metterli in bocca queste parole di “pacifismo” e in ogni caso anti-romane o per lo meno anti-imperialiste, tanto che Tacito se fosse stato americano sarebbe finito vittima del maccartismo, anche perché gli scozzesi di oggi più che Agricola e Tacito, devono ringraziare che Settimo Severo è morto con qualche anno di anticipo, perché si era scocciato delle invasioni dalla scozia in Brittania e aveva deciso di sterminare veramente tutti gli abitanti dell’allora Scozia, oggi probabilmente la Brittania sarebbe un isola senza la divisione culturale Scozia e Inghilterra.