Come la polveriera di Roma, ma senza il botto: zero proiettili dalla fabbrica miracolosa del Texas

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ProPublica ha pubblicato un rapporto esplosivo che riguarda il tanto decantato nuovo stabilimento della General Dynamics a Mesquite, in Texas, destinato ad aumentare massicciamente la produzione statunitense di proiettili di artiglieria da 155 mm, fondamentali per l'Ucraina e altri Paesi.

Ricorderete che avevamo già parlato di questa fabbrica diverse volte nel 2024, citando un articolo del New York Times dell'epoca, secondo cui l'impianto avrebbe raddoppiato la produzione negli Stati Uniti e contribuito a raggiungere l'obiettivo di 100.000 proiettili al mese entro il 2025:

Qui, nel primo nuovo grande stabilimento di armamenti del Pentagono costruito dopo l'invasione russa dell'Ucraina, operai turchi con elmetti arancioni sono impegnati a disimballare casse di legno su cui è stampato il nome Repkon, un'azienda di difesa con sede a Istanbul, e ad assemblare robot e torni a controllo computerizzato.

A breve, la fabbrica produrrà circa 30.000 involucri d'acciaio al mese per gli obici da 155 millimetri, diventati cruciali per lo sforzo bellico di Kiev.


Innanzitutto, un'importante anticipazione: gli Stati Uniti non si sono mai avvicinati minimamente ai loro obiettivi per il 2025. Un recente rapporto dell'Ispettorato Generale del Dipartimento della Difesa ha rilevato che gli Stati Uniti faticano ancora a produrre la misera quantità di 36.000 proiettili, la cifra massima degli ultimi due anni.

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Ricordiamo che, quando la Russia produceva, secondo le stime occidentali, tra i 250.000 e 350.000 proiettili al mese, i sostenitori filo-ucraini ci promettevano che l'indomabile complesso militare-industriale americano avrebbe facilmente raggiunto i russi, ormai impoveriti. A quanto pare, gli Stati Uniti sono fisicamente incapaci di correggere la rotta del loro evidente declino industriale.

L'articolo di Military Times citato sopra faceva notare che gli Stati Uniti, semplicemente, non riescono a reperire abbastanza metallo per i proiettili:

La produzione di proiettili richiede innanzitutto la costruzione dei contenitori in una fabbrica per la lavorazione del metallo, seguita dal riempimento dei contenitori con esplosivo, cosa che avviene in un altro impianto. Questo significa che "la produzione di componenti metallici per i proiettili è il fattore limitante per il raggiungimento dell'obiettivo di 100.000 pezzi al mese per i proiettili di artiglieria da 155 mm", faceva notare il rapporto.

L'esercito non è stato in grado di forgiare un numero sufficiente di componenti metallici per incrementare la produzione di proiettili. In particolare, "uno stabilimento di proprietà e gestito da un appaltatore a Mesquite, in Texas, non è stato in grado di produrre alcun componente metallico per proiettili conforme alle specifiche contrattuali", si legge nel rapporto.


Ora, la rivelazione di ProPublica racconta una storia ancora più sconvolgente. Il tanto acclamato stabilimento della General Dynamics, considerato il più avanzato del suo genere e dotato di una linea di produzione turca completamente automatizzata all'avanguardia, è fallito.

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Sorpresi?

Analizziamo nel dettaglio questo fiasco.

Innanzitutto, un breve riepilogo dei punti principali:

La General Dynamics statunitense ha sprecato mezzo miliardo di dollari per produrre proiettili per l'Ucraina senza consegnarne nemmeno uno.

Lo stabilimento situato in Texas ha speso 533 milioni di dollari in macchinari robotici turchi non collaudati nella speranza di automatizzare il processo.

Tuttavia, i robot prendevano fuoco regolarmente, sbattevano contro le altre attrezzature e facevano cadere i pezzi d'acciaio da lavorare. Ogni notte bisognava prendere a colpi di mazza le gigantesche presse per farle funzionare.

Nel 2025, l'esercito americano aveva chiuso due linee di produzione, ma non aveva mai obbligato la General Dynamics a restituire un centesimo.

Dalla chiusura, l'unità della General Dynamics responsabile ha ricevuto 2,5 miliardi di dollari in nuovi contratti.

Il reportage di ProPublica è un'esilarante incursione nell'assurdo mondo del declinante complesso militare-industriale statunitense.

L’articolo inizia col botto, mettendo in luce i frequenti incendi scoppiati nelle postazioni di "robotica avanzata"del futuristico impianto:

Un robot in fiamme. Di nuovo.

Era l'estate del 2024 e, secondo quattro ex dipendenti, i robot all'avanguardia all'interno della torrida fabbrica di artiglieria della General Dynamics vicino a Dallas prendevano fuoco con una frequenza allarmante. La situazione non era ideale, dato che lo stabilimento avrebbe dovuto produrre proiettili di artiglieria per l'Ucraina richiesti con urgenza. I robot, giganteschi bracci metallici con pinze al posto delle mani, finivano per essere ricoperti di olio, che poi – non a caso – si incendiava mentre spostavano blocchi d'acciaio riscaldati a 1.800 gradi dentro e fuori da una macchina che periodicamente emetteva colonne di fuoco. Quell’estate, un incendio aveva fuso i cavi di un robot, mettendolo fuori uso per una settimana.

Proseguono descrivendo nel dettaglio gli spettacolari e molteplici modi in cui i macchinari si guastavano e si autodistruggevano regolarmente, secondo quanto riferito da ex dipendenti dell'impianto, 36 dei quali sono stati intervistati da ProPublica nella loro approfondita inchiesta:

Invece di produrre proiettili in modo efficiente e razionale, le costose macchine continuavano a guastarsi in modi bizzarri. I bracci robotici si muovevano in modo incontrollato, urtando contro apparecchiature accuratamente calibrate e a volte lasciavano cadere inaspettatamente pezzi di acciaio da un'altezza di un metro e mezzo. Il dispositivo simbolo della fabbrica, progettato per stirare con precisione l'acciaio per i proiettili di artiglieria, spesso lo crepava irreparabilmente. Poi c'erano le gigantesche presse, che necessitavano di essere regolarmente colpite con una mazza per funzionare correttamente, ma che comunque rovinavano la forma di quasi tutti i proiettili.

"Non avevamo procedure standardizzate", ha affermato Quantel White, un ex dipendente. "Eravamo solo un gruppo di uomini che, ogni sera, a turno, colpivano la macchina con una mazza". Per gli operai, persino gli edifici della fabbrica sembravano destinati a sprofondare, con un fumo acre che aleggiava a temperature di 38 gradi sopra fondamenta che sembravano affondare nella terra.


La conclusione sconvolgente: dopo numerose interruzioni, la fabbrica da mezzo miliardo di dollari non è riuscita a produrre un singolo contenitore utilizzabile.

La situazione non era mai migliorata. L'esercito statunitense, che finanziava la fabbrica, aveva ordinato l'interruzione dei lavori su due delle tre linee di produzione nell'agosto del 2025. A quel punto, la General Dynamics aveva già mancato otto scadenze. I lavori sulla terza linea di produzione erano continuati, ma, secondo un rapporto dell'ispettore generale del Dipartimento della Difesa di luglio, lo stabilimento non aveva mai prodotto mai un singolo involucro utilizzabile.


Com'è possibile che le cose siano precipitate a tal punto, che si siano deteriorate fino a questo livello? Come è possibile?

Ricorderete che nell'articolo del 2024 avevo ridicolizzato gli Stati Uniti per aver importato macchinari e operai turchi non collaudati, mentre a loro volta si prendevano gioco della Russia per l'utilizzo di macchine CNC tedesche, austriache e giapponesi per la lavorazione dei metalli e la produzione di proiettili. A quanto pare, la mia derisione era ben meritata perché un progetto così ambizioso era chiaramente troppo oneroso per essere gestito da un impero sclerotico e in declino.

Leggendo l'articolo, si ha la sensazione che l'intero "spettacolo" sia stato una sorta di operazione Potemkin, volta ad impressionare politici disperati in cerca di un vantaggio elettorale. Durante la "trionfale" cerimonia di inaugurazione dell'impianto, gli operai erano rimasti scioccati nel trovare finti proiettili di artiglieria, disposti in modo da sembrare usciti direttamente dalla linea di produzione.

Ma non tutto era così fantastico come sembrava. I proiettili di artiglieria esposti quel giorno nello stabilimento erano stati spediti da fuori, hanno raccontato tre ex dipendenti a ProPublica. Un operaio ne aveva preso uno in mano ed era rimasto sorpreso nello scoprire che era finto, apparentemente di plastica. La General Dynamics non era riuscita ad eseguire il test del primo prototipo, previsto dal programma, un esame che avrebbe dovuto dimostrare la capacità dello stabilimento di produrre proiettili conformi alle specifiche dell'esercito. Lo stabilimento avrebbe dovuto iniziare a produrre proiettili a breve, ma i macchinari funzionavano a malapena.

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Sembrano le comiche degli anni'80


È incredibile: persino le macchine turche si deformavano rapidamente e si era scoperto che erano state costruite con "acciaio cinese".

Ben presto i problemi erano sembrati spuntare da ogni dove, stando alle interviste con 12 ex operai della fabbrica. Innanzitutto, i bracci robotici surriscaldati continuavano a sbattere ovunque. Si schiantavano contro le macchine a controllo numerico, rompendo vetri e piegando le porte. Rovesciavano contenitori. Andavano a sbattere contro le recinzioni di sicurezza. Gli operai parlavano di bracci "fuori controllo" e avevano iniziato a chiamarne uno"Johnny 5", come il robot militare senziente di un film degli anni '80.

Anche le attrezzature più semplici si guastavano con una regolarità quasi comica, hanno raccontato sei operai. I nastri trasportatori si rompevano. I carrelli automatizzati si perdevano. I cancelli di sicurezza, progettati per arrestare le macchine all'avvicinarsi degli operai, non funzionavano. Un tubo era esploso, spruzzando acqua fino al soffitto. Alcuni componenti delle macchine Repkon si erano deformati e un operaio aveva scoperto che erano stati realizzati con acciaio cinese, forse in violazione delle normative federali. (L'esercito ha dichiarato di non avere prove di tali violazioni).

Questo straordinario articolo va letto per intero per poterci credere: include persino foto di involucri deformati dalle imprevedibili macchine turche che, pur essendo state progettate per levigarli, li avevano trasformati in forme spiraleggianti, simili a quelle che escono da Mr. Frosty. [Mr. Frosty (o Mr. Softee in alcune zone) è il nome generico delle macchine del gelato soft, che esce dall’erogatore a forma di spirale, N.D.T.].

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L'articolo si conclude spiegando che, dopo questi fallimenti, le munizioni convenzionali vengono messe da parte perché vari missili, come i Patriot, sono ora di gran moda per il complesso militare-industriale miope:

Gli Stati Uniti sono ancora lontani dal mantenere la promessa e arrivare a produrre 100.000 proiettili al mese, ha dichiarato a ProPublica a giugno un ex funzionario dell'esercito, sebbene altri investimenti per aumentare la produzione di proiettili da 155 mm si siano rivelati più efficaci. L'Ucraina ha ancora bisogno di questi proiettili, ha affermato il funzionario, ma l'attenzione si è nuovamente spostata. In Medio Oriente, sono altre munizioni che l'amministrazione Trump ha rapidamente consumato durante la guerra con l'Iran. I funzionari di Trump ora chiedono di incrementare la produzione in quei settori, e in fretta.

"Le munizioni convenzionali sono tornate in secondo piano", ha dichiarato il funzionario. "Ora si parla solo di intercettori e missili."


Coloro che ritengono che l'artiglieria conservi ancora una grande importanza nei conflitti moderni concluderanno che questa battuta d'arresto è estremamente negativa per l'Ucraina, soprattutto considerando che Russia e Corea del Nord non hanno alcun problema a produrre a livello industriale tutto ciò che occorre all’artiglieria.

Ma la cosa peggiore è che alcune fabbriche di munizioni europee che riforniscono l'Ucraina sono di recente andate a fuoco "in modo misterioso". Ieri, l'azienda italiana KNDS ha subito una forte esplosione nel suo stabilimento vicino a Roma:

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ULTIM'ORA! Esplosione scuote una fabbrica di munizioni vicino a Roma.

Un incendio, seguito da una potente esplosione, si è verificato giovedì pomeriggio nello stabilimento Knds Ammo Italy (ex Simmel Difesa) a Colleferro, alle porte di Roma. L'esplosione, avvertita a chilometri di distanza, ha interessato il reparto di pressatura della polvere da sparo.

L'impianto produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché propellenti solidi per veicoli aerospaziali.

Articolo pubblicato da Kiev Independent:

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Si ritiene che l'esplosione sia stata causata da un incendio nell'unità di "lavorazione e compressione della polvere da sparo" dello stabilimento.

Nella stessa settimana si è verificata un'esplosione presso la EMCO bulgara, un'azienda che si dice fornisca proiettili da 155 mm all'Ucraina dall'inizio della guerra:

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In Bulgaria, si è verificata un'esplosione in un deposito di munizioni.

Secondo i media locali, un camion presente nel deposito ha inizialmente preso fuoco, dopodiché le fiamme si sono propagate fino a provocare l'esplosione delle munizioni.

Probabilmente si tratta di un deposito appartenente all'azienda EMCO, specializzata nella produzione e nell'esportazione di armi e munizioni.

La gamma di prodotti di EMCO comprende proiettili di artiglieria nei calibri da 120 a 152 mm, proiettili perforanti, armi da fuoco, cartucce e mine.

L'organizzazione fornisce armi all'Ucraina dal 2014 e, dopo l'inizio dell'"operazione speciale", era diventata uno dei maggiori fornitori di munizioni di calibro sovietico al regime di Kiev.


È evidente che l'influenza della Russia, o dei suoi sostenitori, non si limita alla sola Ucraina.

Qualche chiarimento in più su cosa producevano le fabbriche utilizzando il canale russo RVoenkor:

Le due fabbriche che questa settimana hanno preso fuoco e sono esplose in Europa sono collegate alla fornitura di armi all'Ucraina.
▪️Si tratta della KNDS in Italia e della EMCO in Bulgaria: entrambe le aziende lavorano con armi e munizioni fornite all'Ucraina.
▪️EMCO produce munizioni di standard sovietico: proiettili di artiglieria da 122 e 152 mm, razzi per il sistema lanciarazzi multiplo "Grad", mine da mortaio da 60, 82 e 120 mm e proiettili per lanciagranate.
▪️Inoltre, EMCO è coinvolta nella riparazione e modernizzazione di veicoli blindati leggeri.
▪️La divisione italiana della KNDS produce munizioni, tra cui quelle NATO calibro 155 mm, per gli eserciti europei e per la fornitura all'Ucraina.
▪️La holding fornisce inoltre alle Forze Armate ucraine obici semoventi CAESAR e PzH 2000, carri armati Leopard 1/2, sistemi antiaerei Gepard e veicoli blindati AMX-10 RC.
▪️KNDS Ucraina opera a Kiev, fornendo servizi di manutenzione e riparazione per attrezzature occidentali, nonché localizzando la produzione di munizioni in Ucraina.

A quanto pare il futuro dell'Ucraina sta lentamente andando in fumo, oppure viene mandato a rotoli da robot turchi di scarsa qualità.

La domanda che molti si porranno è quanto siano significativi questi insuccessi nell'artiglieria, visto che in molti credono che l'Ucraina si basi ormai esclusivamente su attacchi con droni FPV. La verità è che una guerra raramente si perde per un singolo fattore, piuttosto per una serie di fallimenti su più fronti che, sommandosi, creano una situazione insostenibile. La Russia ora esercita pressione su ogni possibile fronte ibrido, creando nello scafo del piroscafo ucraino talmente tante “falle” da superare la capacità dello Stato di sigillarle.

È evidente che l'Occidente non è più in grado di sostenere un conflitto moderno in alcun modo. La principale arma operativa dell'Ucraina sul campo di battaglia, i droni FPV, provengono principalmente dalla Cina, tramite componenti assemblati in officine clandestine. Se la Russia dovesse continuare a trovare modi per contrastare i droni FPV, come nel caso del recente sistema Arena, le carenze industriali dell'Occidente nella fornitura di sistemi d'arma chiave all'Ucraina si farebbero sentire in modo molto più critico.

Ma, al di là della sola Ucraina, il fallimento del nuovo stabilimento della General Dynamics evidenzia quanto gli Stati Uniti siano diventati vulnerabili nei confronti di qualsiasi futura "minaccia cinese". Con i recenti annunci di perdite materiali subite dagli Stati Uniti in Iran, tra cui il 25% dell'intera flotta di droni MQ-9 Reaper, è chiaro che le guerre del futuro saranno decise, più di ogni altra cosa, dalla capacità industriale di rimpiazzare perdite continuative.

Questo dovrebbe essere un campanello d'allarme, ma, a questo punto, ci sono stati così tanti problemi di questo tipo che è chiaro che abbiamo superato di gran lunga il limite di tali banalità. Non possiamo che ricordare la citazione sulla caduta di Roma riportata nell'articolo precedente. Forse in futuro si dirà degli Stati Uniti: nessuno si era accorto del crollo finché un giorno le fabbriche non erano state più in grado di produrre nemmeno i beni più elementari.

Simplicius

Fonte: simplicius76.substack.com
Link: https://simplicius76.substack.com/p/bombshell-report-touted-futuristic
15.08.2026
Scelto e tradotto da Markus per comedonchisciotte.org


Commenti (3)

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Mostra commenti 3 caricati
    1. falsterbo 17 agosto 2026

      buona sera. solo un piccolo commento : blocchi di acciaio a1800 gradi ??
      faccio presente che non io, ma il diagramma ferro/carbonio , che esiste sui libri scolastici ,i miei di 50 anni fa, indicano la temperatura di fusione dell'acciaio sopra i1154 gradi centigradi, quindi da li ' in su (1800 gradi ) , è tutto LIQUIDO !!! altro che blocchi d'acciaio..... E MI FERMO QUI. buona serata a tutti . b

    1. mimmo002 16 agosto 2026

      il sistema e cadente, ma il "sistema" e fatto da tanti singoli individui , e se ogni singolo individuo grazie alla propaganda e a sistemi e soluzioni per ridurre sia lo spirito critico che il livello mentale e culturale nella gente, i singoli individui che dovrebbero sorreggere il sistema si instupidiscono e di conseguenza non riescono a trovare soluzioni per risolvere i problemi al sistema

    1. Dario Lampa 16 agosto 2026

      Repetita iuvant (quam quam continuata secam): è la guerra il principale "alimento" del liberal-capitalismo. La guerra e in secondo ordine la devastazione ambientale diretta conseguenza del suo infame e criminale sistema socio-economico.
      Ergo, per salvare l'umanità bisogna "prima di subito" attuare l'alternativa che è una sola. A buon intenditore...

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