Come evitare la prossima era glaciale

Dmitry Orlov
cluborlov.blogspot.com

Alla maggior parte delle persone piace una vita prevedibile. Qualcuno ama un briciolo di eccitazione e un po’ di assurdità, ma anche costoro tendono a preferire un risultato prevedibile; alla fine, è meglio andare a casa e ritornare al lavoro, piuttosto che ritrovarsi abbandonati su un’isola deserta o divorati da un orso polare. Il desiderio di prevedibilità da parte del pubblico ha creato una nicchia di mercato per le persone che fanno previsioni. Stranamente, non importa molto se le previsioni sono accurate o no. Il tempo è caotico, e quindi non particolarmente prevedibile al di là di qualche giorno, ma alla gente piace lamentarsi e le previsioni del tempo danno loro qualcosa di cui lamentarsi. Anche i mercati azionari sono caotici, ma ci sono analisti in grado di soddisfare ogni stato d’animo, dagli iper-rialzisti ai super-ribassisti.

I fenomeni ciclici sono i più facili da prevedere con precisione. L’industria delle previsioni era iniziata molte migliaia di anni fa, quando sacerdoti e sciamani avevano incominciato a guardare le stelle, i pianeti e ad allineare le rocce per traguardarli. Usavano le informazioni acquisite attraverso l’osservazione delle stelle per prevedere con precisione i periodi migliori per coltivare i campi o andare a pesca. Le persone erano molto impressionate da simili prodezze e le ritenevano una sorta di magia. A volte rimanevano impressionate per migliaia di anni. Nell’antico Egitto, ad esempio, credevano che il Nilo non avrebbe inondato e irrigato i loro campi fino a quando il Faraone non avesse eseguito i suoi rituali e si fosse accoppiato con la propria sorella per generare il Faraone successivo. Questo, a proposito, si chiama “pensiero magico” e, in qualche modo, continua ancora oggi. Negli Stati Uniti, ad esempio, la gente crede che, se il presidente della Federal Reserve continuerà a svolgere i suoi rituali, il loro paese non farà bancarotta sul proprio debito e il denaro continuerà a scorrere per sempre.

I fenomeni perfettamente ciclici sono facilmente prevedibili, se si sa cosa cercare, ma, a parte i fenomeni celesti, non è che ce ne siano poi tanti. I fenomeni semi-ciclici sono molto più comuni; in questi i cicli sono evidenti ma c’è anche molta variabilità e caos. Anche qui si possono fare previsioni accurate, tranne per quanto riguarda la tempistica. Ad esempio, oltre un decennio fa avevo coraggiosamente previsto che l’Impero degli Stati Uniti, ad un certo punto, sarebbe crollato (perché alla fine tutti gli imperi collassano, senza eccezioni!), ma avevo esitato a fare previsioni sui tempi del crollo. Da allora ho seguito la sua progressione verso il collasso, con buoni risultati. A questo punto, sono tentato di sbilanciarmi e di prevedere che, se tutto andrà bene (per me), sarò ancora vivo quando questo collasso avverrà realmente. Quando succederà, sarò certamente compiaciuto per un breve periodo di tempo, ma poi dovrò passare a prevedere altre cose, perché le previsioni sono interessanti solo se riguardano il futuro, mentre quelle che riguardano il passato sono noiose da morire.

Anche le previsioni sul futuro remoto sono noiose da morire. Gli astrofisici prevedono che tra un miliardo di anni o più il nostro sole si espanderà oltre l’orbita terrestre e ci brucerà tutti. Questo, ovviamente, è irrilevante per noi, dal momento che le specie di mammiferi come la nostra si estinguono dopo pochi milioni di anni. La nostra specie in particolare è esposta ad un rischio molto più elevato di estinzione ogni volta che si verifica un’era glaciale. Durante questi periodi, piccoli gruppi di persone vestite di pelli dimorano in caverne umide (dove fa più caldo), bruciano ossa per scaldarsi e masticano carcasse di animali. Le ere glaciali si verificano abbastanza regolarmente, durano decine di migliaia di anni e, durante questi periodi, le popolazioni umane si riducono quasi a zero. Sulla base dei reperti storici, possiamo coraggiosamente prevedere che un’altra era glaciale è proprio dietro l’angolo e potrebbe iniziare da un secolo all’altro. Dal momento che anche questa particolare previsione sul futuro non riesce a scaldare gli animi, proviamo a fare previsioni sul passato.

Un tipo di previsione sul passato è attualmente considerato piuttosto eccitante. Questa previsione è fatta sulla base di modelli climatici: programmi per computer che simulano il clima della Terra basati su teorie scientifiche del funzionamento del clima e su vari tipi di prove indirette, come gli anelli di accrescimento degli alberi e i carotaggi dei sedimenti e dei ghiacciai. [Questi modelli] sono considerati più affidabili di, diciamo, le foglie di tè o le interiora di capra perché sono retro-validati: le loro previsioni sul futuro sono ritenute accurate a causa dell’accuratezza delle loro previsioni sul passato. Vengono modificati tramite diversi coefficienti di correzione fino a quando non corrispondono ai dati storici. Quindi, sulla base di un gigantesco atto di fede, vengono considerati capaci di prevedere il futuro. Questa asserzione si basa sul presupposto, raramente discusso, che il clima sia prevedibile anzichè caotico.

Il clima, in effetti, sembra piuttosto caotico, almeno nel breve periodo (secoli e millenni). C’era stato un episodio di raffreddamento che era coinciso con il crollo dell’Impero Romano d’Occidente. Poi c’era stato un periodo di riscaldamento, durante il quale le tribù slave si erano moltiplicate in tutta l’Europa Orientale e avevano coltivato la terra fino al Circolo Polare Artico. Nello stesso periodo, la popolazione dei pastori nomadi nella steppa eurasiatica era esplosa. Alla fine, era stata unificata dai Mongoli di Genghis Khan e aveva creato un impero che, ad un certo punto, era arrivato a comprendere la maggior parte dell’Eurasia, tra cui Cina, Russia, India, Persia e l’Europa orientale fino alle porte di Vienna. A tutto questo era seguito un periodo freddo, durante il quale l’Impero Mongolo era crollato. Le informazioni su ciò che era veramente accaduto sono imprecise perché i dati affidabili sono scarsi e le spiegazioni del perché questi cambiamenti climatici siano avvenuti proprio in quel momento sono ancora più scarne. Quando si parla di climatologia, il passato può essere un tantino oscuro, ma il futuro non potrebbe essere più luminoso.

Tutto questo è molto interessante, ma bisogna fare una precisazione essenziale: le previsioni basate su modelli climatici non sono state validate attraverso l’osservazione. Certo, possono essere retro-validate facendole combaciare con i dati storici, ma questo è solo un trucco scientifico. Se volete far ridere un broker, ditegli che avete un programma per computer in grado di prevedere con la massima precisione i valori azionari della settimana scorsa. Dovremmo aspettare alcuni secoli per scoprire se le previsioni fatte sulla base dei modelli climatici saranno state accurate. Nel frattempo, un po ‘di scetticismo riguardo a queste previsioni sembrerebbe abbastanza normale. Le previsioni che non sono state validate attraverso l’osservazione successiva non possono essere trattate come “scienza consolidata,” per definizione. Sono solo teorie. A tutt’oggi, abbiamo circa 1°C di riscaldamento rispetto a quella che si presume fosse la “temperatura preindustriale globale media,” che non è mai stata misurata direttamente. Tutto questo riscaldamento non esiste. Durante il Massimo Termico del Paleocene-Eocene, circa 55,5 milioni di anni fa, si pensa che le temperature medie globali siano state superiori a quelle di oggi di 14°C.

Dato che la scienza non è ancora in grado di valutare il futuro aumento della temperatura globale (a causa della mancanza di tempo per le osservazioni necessarie a convalidare la teoria), dobbiamo supporre che ciò di cui ci stiamo occupando non è scienza ma un culto basato sulla scienza. In effetti, la quantità di emotività attualmente in circolazione riguardo a ciò che  dovrebbe indicare il termometro è molto poco consona a chiunque sia coinvolto in qualsiasi tipo di sforzo scientifico e molto più indicativa di una sorta di esperienza religiosa. C’è anche un brutto aspetto politico sulla nevrotica e surriscaldata retorica che riguarda il riscaldamento globale: le nazioni sviluppate, che hanno già sprecato le loro dotazioni di combustibili fossili e quindi non si stanno più sviluppando, possono essere sospettate di voler usare il moralismo legato alla climatologia per contrastare gli sforzi delle nazioni in via di sviluppo per raggiungerle e superarle. Questo, intendiamoci, non funziona, ma è un fatto che potrebbe spiegare l’isteria, altrimenti inspiegabile, provocata da un aumento della temperatura media globale di 1°C.

Dato che questo è il caso, dovrebbe essere giustificato impegnarci in qualche meta-teorizzazione: elaborare teorie politiche e sociologiche sulle teorie climatiche. Particolarmente interessanti sono quelle che possiamo testare. Un’ipotesi particolare è che le teorie sul clima che prevedono il riscaldamento globale hanno più probabilità di essere popolari rispetto a quelle che non prevedono nulla di particolarmente drammatico o che non prevedono proprio nulla e che le teorie che prevedono un riscaldamento globale molto drammatico saranno probabilmente ancora più popolari. Possiamo verificare queste previsioni utilizzando il test AB, ampiamente utilizzato in campo pubblicitario. Supponiamo che voi gestiate un’agenzia pubblicitaria e che abbiate un designer che desidera aggiungere linee serpeggianti ad un annuncio pubblicitario e un dirigente della ditta che odia le linee serpeggianti. Potete risolvere questo dilemma pubblicando annunci con linee serpeggianti (A) e senza (B) in mercati diversi ma simili e scoprendo poi quale funziona meglio in base al loro effetto sulle vendite.

Credo che un test AB sulle teorie climatiche dimostrerebbe in modo definitivo che la gente preferisce le teorie che predicono con sicurezza il riscaldamento globale e le calamità ad esso associate, piuttosto di quelle che prevedono sempre la stessa cosa o che non predicono nulla di particolare. Ma un test del genere potrebbe non essere nemmeno necessario. Già negli anni ’70 la teoria del clima prevedeva che la prossima era glaciale avrebbe potuto iniziare da un anno all’altro, ma quella teoria è stata accantonata già da qualche tempo. Non aveva colpito l’immaginario collettivo allo stesso modo del riscaldamento globale. L’Ice Age è una roba da bambini, che riguarda uno scoiattolo ossessionato dalle ghiande di nome Scrat, mentre il riscaldamento globale è un genere adulto ed eroico, che comprende Mad Max e Waterworld. Le interminabili ere glaciali sono difficili da vendere; nessuno vuole veramente passare ore intere a guardare gente irsuta e vestita di pelliccia che cerca di uccidere animali con bastoni appuntiti e che poi si stringe attorno ad un fuoco a rosicchiarne le ossa.

Gli scienziati del clima hanno chiaramente ricevuto il messaggio che il riscaldamento globale è di moda e che l’era glaciale non lo è e quindi si sono comportati di conseguenza. Vediamo gente che sul riscaldamento globale usa termini come “opinione scientifica” e “consenso scientifico” e alcuni che addirittura definiscono “schiaccianti” le prove dei catastrofici cambiamenti climatici. Si noti, tuttavia, che in ambito scientifico l’opinione non esiste. Neppure la moda scientifica. Quello che rende scientifica la scienza è l’uso del metodo scientifico. Gli scienziati formulano teorie, usano queste teorie per fare previsioni, progettano esperimenti per testare queste previsioni, fanno gli esperimenti e osservano i risultati. Se i risultati corrispondono alle previsioni, la teoria rimane; in caso contrario viene scartata, a prescindere da quanto fosse alla moda. Per quanto riguarda i cambiamenti climatici, l’esperimento non è ancora stato eseguito (perché ci vorrebbero almeno alcuni secoli), quindi, tutto ciò che abbiamo, è la teoria ed alcune previsioni, alla moda ma non testate.

In ogni caso, in questo momento molte persone sono piuttosto emotive riguardo alle previsioni sul riscaldamento globale basate su modelli climatici informatici non testati. Alcuni vorrebbero misure drastiche per cercare di fermarlo, soprattutto tagliando le emissioni di anidride carbonica. In particolare, c’è gente che sostiene da decenni, con risultati negativi, la necessità adottare tali misure. Ma per loro c’è una buona notizia: le risorse di combustibili fossili di facile accesso stanno diminuendo rapidamente e, sebbene le riserve totali di idrocarburi fossili siano, a tutti gli effetti, illimitate, le quantità che possono ancora essere estratte in modo redditizio sono piuttosto scarse; in altre parole, il petrolio e il gas da scisto negli Stati Uniti sono stati uno spreco netto di denaro. La maggior parte dei paesi ha già superato il picco di produzione di combustibili fossili. Questa è una buona notizia se considerate il riscaldamento globale come un problema e una cattiva notizia se la vedete come la soluzione di un problema ancora più grande, che è il suo contrario: il raffreddamento globale, a cui seguirà il congelamento globale.

Sulla scala temporale dei decenni e dei secoli, il clima sembra abbastanza caotico, ma, se si ingrandisce la scala temporale fino ad arrivare ai millenni ed oltre, diventa evidente un modello semi-ciclico. Ci sono indicazioni sul fatto che questi cicli potrebbero essere correlati alle fluttuazioni della radiazione solare e dell’orbita terrestre, ma la cosa interessante non è ciò che dà origine questo schema, ma il suo significato per il clima del futuro. Vista tutta l’attenzione attualmente focalizzata sul riscaldamento globale, potrebbe sorprendervi sapere che la Terra è attualmente in un’era glaciale e che vi è rimasta per tutti gli ultimi 2,6 milioni di anni. L’Antartide è coperta in media da 2000 m. di ghiaccio, la Groenlandia è in condizioni simili. Il permafrost copre 22,8 milioni di km2 dell’emisfero settentrionale, si tratta di circa 23 trilioni di dollari in termini di valore dei terreni agricoli (ai prezzi medi statunitensi attuali) che non possono essere coltivati perché fa troppo freddo. (Per pura combinazione, questa è anche la dimensione del debito federale degli Stati Uniti).

Nel grafico seguente, i periodi interglaciali sono contrassegnati in verde. Si noti che sono stati piuttosto brevi rispetto alle ere glaciali e che il periodo attuale è molto più lungo di tutti gli altri.

La Terra non è sempre stata così fredda. Il periodo caldo più vicino a noi si è verificato tra 60 e 100 milioni di anni fa, quando le temperature globali medie erano più alte di 10°C, c’era ovunque pochissimo ghiaccio, il Sahara era lussureggiante e boscoso e gli alligatori sgambettavano nell’Artico. Se all’epoca fossero esistiti degli esseri umani, si sarebbero divertiti a cacciare i dinosauri fin nelle regioni artiche. Da allora le temperature globali sono in calo, con una sequenza di lunghe ere glaciali interrotte da periodi molto più caldi. L’attuale periodo caldo, che dura ormai da 10 o 12 mila anni, è insolitamente lungo e dovremmo aspettarci un’altra era glaciale da un secolo all’altro. Questa dovrebbe essere una notizia piuttosto allarmante per quei milioni di persone che vivono nelle località che finiranno per essere congelate in modo permanente e schiacciate dall’avanzata dei ghiacciai.

Fortunatamente, c’è qualcosa che possiamo fare per allontanare di almeno mezzo milione di anni la prossima era glaciale: bruciare più combustibili fossili. Secondo alcuni calcoli, la quantità di combustibili fossili bruciati finora non è neanche lontanamente sufficiente; per ottenere l’effetto desiderato, dovremmo triplicarla. Nella tabella in basso, la linea sinuosa rossa più in alto visualizza l’effetto della triplicazione dell’anidride carbonica atmosferica partendo dai livelli attuali, prevedendo con audacia che, in questo modo, si potrebbe evitare un’era glaciale per almeno il prossimo mezzo milione di anni, un periodo che, forse, potrebbe anche bastare per dar modo agli umani di estinguersi, cosa che, prima o poi, capita a tutti i mammiferi.

L’unica fonte di combustibile fossile sufficientemente abbondante è il carbone. Come fonte di emissioni di anidride carbonica, il carbone è abbastanza potente, essendo tre volte più efficace per unità di energia rispetto al gas naturale. Sfortunatamente, potrebbe non essere rimasto abbastanza carbone facilmente accessibile e la maggior parte delle riserve rimanenti sono di qualità piuttosto scadente: molta antracite di buona qualità, come il carbone gallese, è già stata estratta e ciò che rimane è lignite di qualità scadente e di densità energetica molto più bassa. Se non fosse possibile trovare abbastanza carbone per scongiurare la prossima era glaciale, potrebbe essere necessario rilasciare nell’atmosfera grossi quantitativi di metano. Esistono abbondanti depositi di metano sotto forma di clatrati oceanici, o ghiaccio di metano, a grandi profondità, e potrebbero essere rilasciati  facendo magari detonare, di tanto in tanto, delle piccole bombe atomiche di profondità sui depositi più grandi di clatrato. Il metano è un gas serra molto potente, 30 volte più efficace del biossido di carbonio, ma non dura tanto a lungo nell’atmosfera e quindi questa procedura di nuclearizzazione oceanica dovrebbe essere ripetuta periodicamente.

Alcune persone hanno espresso preoccupazione per il fatto che le emissioni di gas serra potrebbero innescare un riscaldamento globale fuori controllo e rendere la Terra calda e senza vita come Venere. Un po’ di fisica e di matematica da liceo sarebbero di grande aiuto per sfatare questo ridicolo mito. La distanza fra il Sole a Venere è di 108 milioni di km, mentre quella dal Sole alla Terra è di 149 milioni di km. L’intensità della radiazione solare diminuisce con il quadrato  della distanza e

149-2 / 108-2 ≅ 2

Quindi, Venere riceve il doppio di energia dal sole rispetto alla Terra. Nel frattempo, la temperatura media della Terra è di 14,9ºC (58,85ºF) mentre su Venere è di 462ºC (863,6ºF). Rispetto alla temperatura dello spazio esterno, che è 2.73º Kelvin, la Terra è a 285.32ºK, Venere è a 722.42ºK e 725/288 ≅ 2.5. Quindi, Venere è più calda del 25% di quanto dovrebbe esserlo solo per la radiazione solare e, se la Terra avesse un’atmosfera di tipo venusiano, potrebbe arrivare a 356,65ºK o 83,5ºC (182,3ºF). Ma non dovremmo saltare troppo in fretta alla conclusione che ciò è dovuto all’effetto serra dell’atmosfera venusiana, perché le caratteristiche fisiche di Venere sono abbastanza differenti.

Per prima cosa, Venere ruota lentamente: il giorno venusiano dura 2802 ore, il che significa che l’emisfero dove è giorno cuoce al sole per un tempo davvero lungo e dovrebbe essere molto più caldo della parte notturna. Tuttavia non è così: i due emisferi hanno la stessa temperatura e i poli sono caldi come l’equatore. D’altro canto, Venere è molto più attiva dal punto di vista vulcanico, con giganteschi campi di lava, più vulcani di qualsiasi altro pianeta del sistema solare e, molto probabilmente, con frequenti eruzioni vulcaniche. Infine, Venere è permanentemente protetta dal sole da una spessa copertura nuvolosa che riflette la maggior parte della luce solare.

Quindi, l’effetto serra può essere un fattore secondario che contribuisce al torrido clima venusiano, ma la vera ragione per cui [il pianeta] è così caldo non è la radiazione solare (la maggior parte della quale si riflette nello spazio) ma perché è una palla di roccia fusa. Perciò non vi è alcun motivo per temere che le emissioni di gas serra potrebbero trasformare la Terra in un’altra Venere. Persone che hanno fatto calcoli molto più dettagliati sulla questione hanno concluso che nessuna quantità di emissioni di gas serra potrebbe portare il clima della Terra oltre i valori che si erano raggiunti durante il Massimo Termico del Paleocene-Eocene, durante il quale gli alligatori e gli ippopotami proliferavano nell’Artico, la Groenlandia era completamente verde e l’Antartide potrebbe essere stata boscosa.

Anche se tutto ciò dovesse accadere, non significherebbe necessariamente la fine della vita sulla Terra. Nonostante le assurde temperature sulla superficie di Venere, le sonde sovietiche Venera avevano fotografato alcune strane creature a tre zampe che  sgambettavano sulla sua superficie, lasciando una scia di impronte nel terreno. Altre creature venusiane erano state registrate mentre fuoriuscivano suolo venusiano, per poi riseppellirsi. Altre creature non si muovevano ma avevano una dimensione costante e una forma oblunga caratteristica che suggeriva una testa e una coda, con la coda che mostrava un motivo a zig-zag. [1] Sono ovviamente necessarie ulteriori ricerche per scoprire di che cosa si tratti, ma i dati interessanti raccolti da queste sonde rendono Venere piuttosto intrigante, molto più delle terre desolate, permanentemente congelate e relativamente senz’aria di Marte. Dal momento che né Marte né Venere sono minimamente adatti alla permanenza umana, una simile esplorazione non ha alcun valore pratico, anche se la particolare tecnologia che gli scienziati e gli ingegneri hanno dovuto svipuppare potrebbe avere importanti applicazioni qui sulla Terra.

Il progetto di bruciare tutti i combustibili fossili su cui potremmo mettere le mani per evitare che la Terra scenda in un’altra era glaciale nel prossimo mezzo milione di anni potrebbe essere ragionevole, fatta eccezione per un fastidioso dubbio. Guardando i dati delle temperature dell’ultimo mezzo milione di anni, sembra che i brevi periodi interglaciali caldi tendano tutti a finire piuttosto bruscamente, e sembra plausibile pensare che l’inizio di un’era glaciale venga innescato proprio da un picco delle temperature globali. Ecco come potrebbe accadere una cosa del genere.

La sostanza più importante sulla Terra, quella che influenza quasi tutto, è l’acqua. L’evaporazione e la concentrazione di vapore acqueo atmosferico aumentano all’aumentare della temperatura, raddoppiando all’incirca ogni 10°C (20°F). Mentre il pianeta si riscalda, anche solo di pochi gradi, la concentrazione di vapore acqueo atmosferico aumenta in modo drammatico. Questo può andare avanti per un po’ di tempo, con il clima che diventa sempre più caldo e più mite. Ma poi un’eruzione vulcanica, un impatto di un asteroide o una guerra nucleare fa arrivare una grossa quantità di polveri sottili nella stratosfera e da lì si diffondono in tutto il pianeta, trasportate dalle correnti a getto. Queste polveri sono punti di nucleazione, attorno a cui il vapore acqueo inizia a condensare, formando una copertura nuvolosa spessa e ininterrotta che può persistere per un lungo periodo di tempo. Questa copertura nuvolosa riflette abbastanza radiazione solare da raffreddare in modo significativo la superficie del pianeta ed è sufficiente a far persistere per tutto l’anno neve e ghiaccio su una parte significativa della superficie, che, in questo modo, continuerà a riflettere la luce solare anche dopo che le nuvole si saranno dissolte. Nei decenni e nei secoli successivi si accumulerà sempre più manto nevoso, portando infine alla formazioni di ghiacciai su gran parte dell’emisfero settentrionale.

Se questo è ciò che realmente accade ogni volta che una fase di riscaldamento globale precipita nella successiva era glaciale, bruciare tutti i combustibili fossili su cui potremmo mettere le mani, nuclearizzare i clatrati oceanici o qualsiasi altra cosa che potremmo inventare per scongiurare la prossima era glaciale non funzionerebbe. Sarebbe molto utile se gli scienziati che si occupano di clima superassero l’ossessione indotta dai media sul riscaldamento globale e prendessero in esame questa eventualità. Allo stato attuale delle cose, il riscaldamento globale sta diventando difficile da vendere, perciò gli scienziati del clima potrebbero volersi diversificare ed essere pronti a saltare su un altro carro prima che finiscano le sovvenzioni. I Cinesi stanno costruendo più centrali elettriche a carbone di quante ne abbia attualmente l’intera UE, alla faccia del riscaldamento globale. E non provare nemmeno a dire alla brava gente di Verkhoyansk, Yakutia, Russia (popolazione 1122), che attualmente si trova -52°C (-61°F), che dovrebbero smettere di bruciare tutto quel carbone perché l’intero pianeta sta diventando troppo caldo per i gusti personali di qualcuno.

Evitare l’era glaciale sembra una nuova e meravigliosa priorità. Gli scienziati del clima continuerebbero comunque a terrorizzare a morte tutti quanti, abbastanza per continuare ad essere sovvenzionari, inoltre si renderanno popolari a tutte le persone che, al momento, tremano dal freddo e che non si fanno impressionare dagli allarmi sul riscaldamento globale. Naturalmente, questa è solo una previsione basata sulla mia personale teoria, quindi dovrebbero utilizzare prima di tutto il test AB.

Dmitry Orlov

[1] Ipotesi di uno scienziato russo, Leonid Ksanfomaliti, non confermata a livello internazionale. Per un approfondimento: https://www.planetary.org/blogs/emily-lakdawalla/2012/3338.html

Fonte: cluborlov.blogspot.com
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28.11.2019