CHI HA UCCISO YASSER ARAFAT?

DI KHALID AMAYREH
The Palestinian Information Center

Chi ha ucciso
Yasser Arafat? È la domanda in cui molti si sono incaponiti dopo la
misteriosa morte del leader palestinese nel novembre del 2004.

Erano in molti
allora, sia tra i politici sia tra la normale cittadinanza, e addirittura
il medico personal di Arafat, dott. Ashraf al-Kurdi, a credere che il
decesso di Arafat non fosse avvenuto per cause naturali bensì come
conseguenza dell’iniezione nel suo corpo di alcune sostanze tossiche,
probabilmente per mano di agenti del Mossad israeliano.

All’indomani
della morte di Arafat, lo scrivente ebbe modo di parlare con Sakhr Habash,
collaboratore stretto del leader palestinese. In quell’occasione Habash,
ora indebolito a causa di un ictus, attribuì l’assassinio di Arafat
agli «agenti di Israele».Ricordo le
sue parole: «l’hanno assassinato, l’hanno assassinato».
E quando gli chiesi a chi si riferiva, Habash rispose che si riferiva
agli «oppositori di Arafat all’interno dell’organizzazione di
Fatah
».

Habash non
fece nomi, ma chiunque poteva dare un volto ad alcune delle persone
che Habash aveva in mente.

L’OLP e l’Autorità
palestinese formarono una commissione d’inchiesta per esaminare il
caso della morte di Arafat. Tuttavia, non appena formata, cadde in uno
stato di letargo: ogni indizio o si era dimostrato infruttuoso o portava
in direzione di individui inaccessibili e di governi stranieri sovrani,
come la Francia, che si rifiutò di collaborare.

Quasi due settimane
fa, Bassam Abu Sharif, un altro collaboratore di Yasser Arafat, tenne
a sorpresa una conferenza stampa a Ramallah in occasione del settantottesimo
anniversario della nascita di Arafat. Ha affermato in quell’occasione
che Arafat fu avvelenato e che è in possesso di informazioni credibili
a comprova di questa tesi.

Abu Sharif
aveva fatto appello all’ex presidente francese Jacques Chirac affinché
fosse rivelata la causa della morte di Arafat, o, per essere più precisi,
affinché si potessero avere informazioni sul tipo di veleno adoperato
per procurare la morte del leader palestinese.

Ci giunge nel
frattempo la recente notizia della decisione presa dal governo della
Tunisia di revocare la cittadinanza tunisina alla vedova di Arafat,
Suha Tawil, che, da quel che si dice, risiede ora a Malta.

Nessuna nuova
notizia o spiegazione è stata fornita né dal governo tunisino né
dalla vedova di Arafat, dopo la diffusione da parte di alcuni giornali
panarabi dell’ipotesi che l’iniziativa tunisina sia da ascriversi
ad una disputa commerciale (business dispute) tra la vedova di
Arafat ed il suo compagno tunisino.

Tuttavia, si
è diffusa la voce che Suha Tawil abbia in suo possesso «informazioni
concrete
» (hard information) sulla morte di Yasser Arafat
e che abbia ricevuto dalle autorità francesi l’impegno formale (legal
undertaking
) che dette autorità rispetteranno la «confidenzialità»
sui contenuti del «dossier medico relativo
ad Arafat
».

Inoltre, voci
consistenti circolano nei territori palestinesi occupati secondo le
quali Suha Tawil avrebbe siglato un «patto» con l’alta dirigenza
Fatah in Cisgiordania: se «saprà
stare zitta
» riceverà in cambio milioni di dollari.

E pare che
entrambi le parti abbiano mantenuto la parola data. Tuttavia, è chiaro
che né il mormorato patto tra la First Lady della Palestina,
come la chiamavano alcuni influenzabili giornali palestinesi, né l’alta
dirigenza di Fatah abbiano potuto far calare il silenzio totale sul caso
della morte di Arafat, per consegnarlo alla poubelle de l’histoire.

Questa settimana,
Ashraf al Kurdi ha rivelato all’emittente panaraba Al Jazeera
che furono trovati anticorpi HIV nel sangue di Arafat. Non appena Kurdi pronunciò queste parole, l’emittente interruppe l’intervista.

I responsabili
di Al Jazeera non hanno spiegato perché fu interrotta l’intervista
con il dott. al Kurdi. Kurdi è un eminente cardiologo e in passato ha
ricoperto il ruolo di Ministro della salute in Giordania. Alcuni giornalisti
della divisione distaccata dell’emittente satellitare nei territori
occupati palestinesi hanno in ogni caso espresso l’opinione che le
rivelazioni di Kurdi avrebbero con ogni probabilità compromesso i rapporti
tra, da una parte, i giornalisti ed il personale al-Jazeera operanti
in Palestina e, dall’altra, l’Autorità palestinese, e soprattutto
il gruppo Fatah. Le preoccupazioni della notissima emittente panaraba
riguarderebbero l’incolumità del proprio personale in Palestina.

Al-Kurdi non
si è lasciato scoraggiare dal nervosismo dimostrato da al-Jazeera,
e questa settimana ha fornito ulteriori chiarimenti in un’intervista
apparsa sul sito web giordano Ammon. Egli sostiene che Arafat è stato
infetto con il virus dell’AIDS per nascondere la vera causa della
morte e per ledere il nome di Arafat, suggerendo alla gente che,
ad esempio, egli potesse risultare gay, e per la società tradizionale
araba è una cosa che viene vista con grande disapprovazione.

Al-Kurdi, medico
personale di Arafat da 18 anni, non ha spiegato come abbia potuto avere
l’informazione circa il ritrovamento del virus HIV nel sangue di Arafat.
E non ha fornito le ragioni per il suo convincimento che la morte del
leader sia da attribuirsi all’avvelenamento e non all’AIDS.

Al Kurdi ha
affermato che gli fu impedito ogni contatto con il leader palestinese
durante il periodo in cui la sintomatologia indicava un chiaro deterioramento
delle condizioni di salute, e restano molte domande a cui manca una
risposta.

«All’epoca,
mi chiamavano anche quando si trattasse di
un banale raffreddore, ma quando iniziò il deterioramento, la moglie,
Suha, non ha voluto che io l’accompagnassi
all’ospedale a Parigi; nessun medico all’ospedale militare francese
mi ha contattato per avere informazioni dettagliate circa il suo stato
di salute e, dopo la sua morte, l’attuale presidente palestinese non
ha concesso l’autorizzazione per
la riapertura del sepolcro per indagare sulle cause del decesso
».

Incuriosisce
il fatto che la dichiarazione di al Kurdi circa la presenza del virus
HIV nel sangue non sia emersa prima di ora, e mancano le conferme a
questa tesi. All’epoca della morte di Arafat, lo scrivente aveva intervistato
al-Kurdi, il quale non aveva fatto cenno a detta malattia infettiva.

Dunque, siamo
indotti a chiederci quale sarà la fonte delle rivelazioni di al-Kurdi.
Chi ha interesse a diffondere queste rivelazioni ora? C’è un qualche
«insider» che ricatta i malfattori per denaro, concessioni
politiche o entrambe le cose?

Perché, poi,
Suha ha impedito a Ashraf al-Kurdi di vedere Arafat dopo il trasferimento
all’ospedale militare di Parigi? Inoltre, il fatto che sia stata allontanata
da Tunisi ha qualche legame con una rivelazione mai rivendicata circa
l’eventuale complicità o colpevolezza della stessa Suha Arafat nella
vicenda della morte del marito?

Attendiamo
risposte soddisfacenti, a queste domande e ad altre ancora.

Khalid Amayreh
Fonte: http://www.palestine-info.co.uk/
Link
12.08.2007

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