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Che ne facciamo di Schettino?

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Fra pochi giorni, sarà celebrato l’ultimo atto della vicenda Costa Concordia e per Francesco Schettino sarà veramente l’ultima spiaggia: se verrà confermata la sentenza d’Appello saranno 16 anni di carcere, ma il P.G. della Cassazione ha già anticipato che chiederà 27 anni. Una pena troppo pesante per un omicidio colposo, seppure plurimo? La pena per l’omicidio volontario è di 22 anni. Tutta la vicenda ha un sapore assai strano: a Schettino non è stato ritirato il passaporto, e l’interdizione al comando – guarda a caso – è stata comminata per soli 5 anni.

Recentemente, Schettino ha pubblicato su Youtube un breve filmato intitolato “L’onore del marinaio” (vedi video  qui sotto) e non ci sentiamo di dargli completamente torto.

Sarà perché tante volte ho visto la Concordia entrare in porto, a Savona, proprio mentre mi recavo a scuola, magari proprio al Nautico e ricordo l’imponente massa che, talvolta, suonava i rituali 5 colpi di sirena rivolta a barche, pescherecci e quant’altro: 5 colpi significano “non capisco cosa cazzo vuoi fare”. Ricordo che sorridevo, pensando al pilota occupato a seguire magari 3 o 4 bersagli mentre conduceva in porto un albergo galleggiante con 5.000 anime sopra.

Voglio precisare subito: per come sono andate le cose, Schettino doveva essere degradato a mozzo senza ripensamenti. Mai più doveva salire in plancia in comando: questo mi stupisce della sentenza di primo grado, sostanzialmente confermata in appello, perché girando attorno alle vicende processuali ci sono troppe cose che non tornano: gente che ha ricevuto medaglie e, poi, s’è trovata a dover patteggiare le pene, altri che hanno fatto la parte del leone e poi sono stati trasferiti, ma andiamo con ordine.

Nel 1974 mi trovavo al Giglio, accampato “sotto le stelle” proprio sulla punta delle Scole, che separa Giglio Porto dalla baia delle Cannelle. Nella baia, era ancorata una pilotina del New England di proprietà della contessa Agusta (quella che sposò un calciatore nero, ricordate?). Non fatevi fuorviare da quel “pilotina”: la “barca” in questione era un tre alberi di 100 piedi di lunghezza, equipaggio in divisa, ottoni lucidi e tutto il resto…se ne stavano lì, a fare i bagni.

Un giorno, probabilmente per rifornirsi di carburante, si recarono a Giglio Porto (a motore, ovvio) e fui stupito perché la rotta, vista da lassù, puntava dritta sull’Argentario (pressappoco per 90°): fecero un lungo bordo – circa un miglio – prima di virare di 180° circa ed entrare a Giglio Porto. Perché?

Poiché dal mio punto di osservazione, in alto, si notava chiaramente il “campo minato” di scogli che, dalla battigia, continuavano per centinaia di metri: manco con un gommone – pensai – sarei andato a cacciarmi lì dentro! Saggio, il comandate della pilotina – perché cercarsi grane? – mentre Schettino fu proprio tutto meno che avveduto.

E’ vero che lo spettacolo del Giglio con poche luci, nel buio invernale era atteso dai passeggeri, ma c’è modo e modo di farlo!

Osservate, nella cartina, l’angolo fra la rotta della Concordia e la costa Est dell’isola: troppo ampio. Pare quasi una rotta per entrare in porto al Giglio (se mai fosse possibile, con un simile “bestione”!) Chi tracciò quella rotta? Non lo sappiamo. Chi doveva approvarla? Il comandante. Per questa ragione affermo che Schettino non dovrebbe più comandare nulla, manco un pattino. Toglietegli anche la patente nautica.

Con una rotta più verso Nord, una correzione di rotta sarebbe stata più agevole: ma dove ha imparato, Schettino, a condurre una nave? E la velocità? Oltre 16 nodi! Non facciamoci proprio mancare niente per combinare un bel disastro!

Come è avvenuto? Colpa della globalizzazione, anche in quel caso.

La legge, oggi, impone la lingua inglese nei comandi in plancia. Così, invece di “timone a dritta” bisogna dire “on the starboard” e per timone a sinistra “on the port”. Immaginate…onthestarboard…ontheport…ditelo in fretta: com’è? Confusione? Pensate un po’…con un timoniere indonesiano che mastica poco l’inglese…

Così, con una bella accostata a dritta (invece che a mancina) per allontanare la poppa dagli scogli, si è giocato con la vita di 32 persone: bisognava pensarci prima, con una diversa rotta ed una velocità più bassa.

Un naufragio è una tragedia: anche quando finisci in mare da una piccola deriva a vela…ti viene una paura irrazionale…anche se sai nuotare, se è giorno, piena Estate…ti viene un terrore inconsulto e cerchi d’aggrapparti a qualsiasi cosa, anche se basterebbero poche bracciate per giungere a terra.

Un naufragio di 5000 persone, di notte, d’Inverno, nel volgere di un’ora…è una cosa che non riesco nemmeno ad immaginare: pur comprendendo le procedure, non penso che ci sia essere umano in grado d’affrontarlo. l’Andrea Doria, tanto per essere chiari, rimase a galla ancora per quasi un giorno: per certi versi, il naufragio della Concordia ricorda quello del Titanic: notte, freddo, stesso “taglio” delle lamiere per più compartimenti, inabissamento repentino.

Se non bastassero i prodromi – e qui Schettino ce l’ha messa proprio tutta – quando la nave, già da un’ora, è adagiata sugli scogli del Giglio, si fa vivo un certo De Falco – Capitano di Fregata della Capitaneria di Grosseto – che completa l’opera: dalla tragedia al teatro dei pupi.

Da cento chilometri di distanza, senza aver chiara la situazione, senza sapere niente – in pratica – fa una bella lavata di capo a Schettino, diventando un eroe nazionale. Successivamente, De Falco, sarà trasferito (non dietro sua richiesta) ad un incarico amministrativo (non operativo), proprio per aver aggiunto, per pura insolenza (tipicamente militare), un po’ di pepe sulla ferita: oh, come godono i media di mezzo mondo quando un “vero uomo” sale alla ribalta!

Prima d’andare avanti, bisogna ricordare che una nave, nel momento che viene dato il comando d’abbandonarla, diventa un relitto: da quel momento in poi, il comandante cessa d’esser tale e la competenza passa alla Marina, tramite le Capitanerie di Porto. Schettino, giuridicamente, era un naufrago come tutti gli altri.

Senza ricordarsi che il comandante Calamai (Andrea Doria) si salvò – ma anche l’amm. Nagumo sopravvisse all’affondamento dell’Akagi (Midway, 1942) come il comandante dell’Indianapolis Mac Vay e tanti altri – chiede a Schettino (non può chiedergli perché non è morto da eroe in plancia! Così fanno i veri uomini!) di risalire su un relitto senza corrente elettrica, buio come il fondo dell’inferno per dirigere le operazioni di sbarco. Che, all’ora in cui ci fu la famosa telefonata, erano pressoché concluse: alcune navi, deviate dalla rotta per soccorrere la Concordia, stavano allontanandosi perché oramai erano in troppi.

Schettino dirigeva, a quell’ora, le operazioni dalla scogliera insieme ai suoi ufficiali: s’avverte, nel colloquio, che Schettino non ha tempo né voglia di stare a sentire la ramanzina del solito capitano rompicoglioni, tant’è che ha già chiamato Roma, ossia il superiore di De Falco, per narrargli l’accaduto. Che, ad essere onesti, non ha mai negato: “Ho combinato ‘nu grosso guaio”, esordisce nel primo messaggio con la Costa Crociere, a Genova.

Poco prima aveva abbandonato la nave con l’ultima scialuppa disponibile, disincastrandola dalla gru che, per l’inclinazione della nave, minacciava di portarla a fondo. Nel momento nel quale lasciava la nave con gli ultimi naufraghi, Schettino era fermamente convinto che tutti gli occupanti avessero lasciato il relitto, perché non era lui a doversi occupare della questione. E chi, allora?

Quando si parla di naufragi e di responsabilità, sono sempre storie infinite: per questa ragione, Charles Butler McVay III (comandante dell’Indianapolis) si stufò e, nel 1968 – dopo 23 anni di avanti e indietro, sentenze di colpevolezza seguite da assoluzioni e tante scuse – si stese sul prato di casa e si sparò un colpo con la pistola d’ordinanza.

Schettino non rischia questi “avanti e indietro” – è responsabile e colpevole dell’affondamento – però ci sono altri che non hanno eseguito i loro compiti: primo fra tutti, il capo commissario di bordo Manrico Giampedroni, rimasto ferito (una gamba rotta) durante le operazioni di evacuazione e dimenticato sul relitto per un giorno e mezzo – per questa ragione ha ricevuto una medaglia al valore dal Senato – ma…quali erano i suoi compiti? Quella sera, dove si trovava?

Era sull’aletta di plancia, a sinistra, e si godeva lo “spettacolo” del “inchino” al Giglio, mai eseguito (sic!) così vicino alla costa dell’isola.

Così, ha patteggiato una pena a 2 anni, perché:

“…non avrebbe fatto evacuare i passeggeri dalle cabine della Costa Concordia e non li avrebbe fatti radunare nei punti di raccolta per avviarli alle lance di salvataggio, e non avrebbe coordinato l’emergenza in base ai prescritti protocolli.”

Insomma, l’uomo che aveva la responsabilità “alberghiera” della nave, in quel momento, stava in plancia (dove non doveva essere) e si trastullava. Disse anche: “Oh, ma quegli scogli li prendiamo in pieno!”. E scomparve, rimanendo poi ferito in un ponte inferiore, da qui la medaglia del Senato. Concessa con troppa fretta? Beh…similis similia solvitur…sappiamo bene che i senatori non perdono tempo per unirsi al coro dei media ed apparire in Tv…

Anche a Schettino è stato dato un riconoscimento – insieme a tutto l’equipaggio – nientedimeno che dai Lloyd’s di Londra, per il comportamento tenuto durante il naufragio e per il salvataggio dei passeggeri.

Perché?

Poiché tutto il naufragio, dall’impatto a “nave ferma” semiaffondata, è durato circa 63 minuti e, in quei 63 minuti, il mondo si è capovolto per le persone sulla Concordia: dai brindisi al sapore, amaro, dell’acqua salsa.

La manovra tentata e riuscita, eseguita dagli ufficiali della nave – senza poter contare sulle macchine! – è stata da manuale (il plauso dei Lloyd’s non giunge a casaccio): filando le ancore in sequenza, a tempo debito, sono riusciti ad accostare la nave alla costa. Cosa sarebbe successo se la Concordia fosse affondata – in 63 minuti! – nel canale? Quante centinaia di morti?

Insomma, tutta la faccenda è stata vissuta su due piani, quello reale (terribile) e quello mediatico, che deve essere spettacolare e che ha i suoi ruoli – il mattatore, il vile, l’eroe, l’amante, ecc – come recitano i canoni della commedia dell’arte. E servono, ancora una volta, ad acchiappare ed a condizionare il pubblico, a portarlo dove si vuole. Quante persone, nei giorni successivi alla tragedia – anche fra le gente di mare! – avrebbero voluto impiccare Schettino all’albero di maestra!

Il giudizio sul governo della nave, da parte del comandante Francesco Schettino, deve essere completo e la pena pesante, non c’è dubbio. Una manovra pericolosissima, senza tener conto che la cartografia GPS contiene un errore di 25-50 metri (per ragioni di terrorismo), ma 50 metri non sono niente in mare, difatti, la gomena, che è la misura corrente per le piccole distanze, è di 80 metri, e non vengono usate altre unità minori. Una gerarchia di comando e controllo molto approssimativa – quando mai un comandante non approva la rotta anzitempo? – l’assenza in plancia (sappiamo perché…) in un momento cruciale, la diffidenza con i suoi più diretti sottoposti, denotano un temperamento sbruffone ed orgoglioso, un comportamento superficiale e guascone. La compagnia è responsabile, per aver conferito il comando ad un uomo simile.

Per le vicende successive all’impatto, però, non ci sono elementi che aggravino la sua posizione nella vicenda: ha fatto quel che doveva fare, da bordo o da terra, la cosa non cambiava.

I giudici giudicheranno: vedremo se la sentenza sarà mediatica o basata sui fatti. Schettino è libero d’andare dove vuole: lo farà? Andrà in carcere?

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2017/04/che-ne-facciamo-di-schettino.html

20.04.2017

 

 

Pubblicato da Davide

26 Commenti

  1. Quella di Schettino anzi della Costa – Carnival è una storia complessa. Non è come pensa, legge, vede la gente. C’è dell’altro. Molti personaggi storici non sono stati giudicati da un tribunale ma dalla storia perchè erano suoi strumenti. Perciò il Comandante a parer mio fa parte della storia e se strumento non dovrebbe essere giudicato ma se lo fosse non dovrebbe andare in galera. Commento apparentemente anomalo. Approfondite.

    • ce’ dell’altro , ma che non lo scagiona di certo .E’ corresponsabile della gestione mafiosa e dei traffici . I colpevoli , NON sono sempre gli altri .

      • Certo Shanzer…. ma … era una tradizione consolidata del Comandante passare a poche centinaia di metri dall’isola. I radar della base Italiana hanno tracciato nell’arco dell’anno una cinquantina passaggi, senza intervenire … presumo.
        La Capitaneria di porto lo sapeva e la cosa era tollerata, senza intervenire … presumo.
        Nelle capitanerie italiane, dal 2009 è stato installato un ulteriore sistema di sicurezza e monitoraggio, il VTS.
        È un sistema integrato con una rete di radar e satelliti in grado di tracciare delle autostrade marine nelle quali dovrebbero muoversi con sicurezza le navi di grande tonnellaggio e prevede un sofisticato sistema di allarmi che allerti le capitanerie in caso di cambi di rotta o avvicinamenti pericolosi alle coste, tipo quello della Concordia per l’inchino di rito. Il progetto, firmato da Finmeccanica-Selex è costato ai contribuenti 320 milioni di euro, gli impianti sono stati installati in tutte le capitanerie compresa quella di Livorno. Ma, tranne che a Messina, non funzionava praticamente da nessuna parte. In alcuni casi non è nemmeno cominciato il collaudo.
        Perciò difficile puntare il dito …
        Inoltre se vogliamo fare fare i complottisti …. storicamente parlando, allo sbarco USA in Sicila 11 giugno 1943, (sempre 11) partecipò anche la Brigata Ebraica del British Army in cui combatté Ted Arison – fondatore della compagnia Carnival Cruise Lines – che rinunciò nel ’90 alla cittadinanza statunitense per motivi fiscali …. , ritornando definitivamente in Israele – Nel ’93 si trasformò in Carnival Corporation e nel ‘97 acquistò Costa Crociere nella cui Classe Splendor apparteneva la nota Concordia naufragata. Nel 1997 è stato alla guida del consorzio che ha rilevato la Bank Hapoalim al prezzo di oltre un miliardo di dollari dando vita alla più grossa … privatizzazione della storia di Israele.

  2. In Italia soltanto i digraziati pagano in proporzione alle malefatte. Per gli altri tanto spettacolo, ma raramente assistiamo a provvedimenti punitivi.
    Cosa ne facciamo di Schettino? Un bel tuffo nel suo elemento di lavoro, possibilmente tra gli squali bianchi. E niente giustizialismo…

  3. Che ne facciamo di Mattarella? Nessuno si pone la domanda, in perfetto stile UE, ma dobbiamo ricordare che è sua la responsabilità dell’Italia e della difesa della costituzione. Ha mai parlato di pericoli per la costituzione? No, un deficiente preso a caso per strada farebbe meglio il suo dovere. Subirà delle conseguenze? No, tanto questi possono dire tutto ed il contrario di tutto, milioni di persone SUBISCONO le loro decisioni irresponsbili, ma nessuno pagherà i propri errori e le proprie mancanze.
    Che ne facciamo di Papa Francesco? Nègriéres sans forntiéres…
    Il mondo è PIENO di criminali impuniti che hanno fatto e fanno tuttora peggio, ma noi pensiamo a Schettino… -.

  4. Solita storia all’italiana. Schettino il fesso che paga per tutti. Che rabbia poi il mantra recitato da tutti a pappagallo con l’aria di chi ha centrato il nocciolo della questione :”Eh ma non doveva abbandonare la nave!”, senza sapere un emerito ca**o dei fatti come si sono svolti e totalmente a digiuno di diritto della navigazione, solo perchè lo ha deciso la tv. Ancora una volta disgustato.

  5. ??A cosa serve in Capitano , se non a coordinare ? Schettino , non c’era al momento di evitare l’avvicinamento agli scogli , e non c’era al momento di coordinare le operazioni . Inventava scuse ridicole , perche’ inadeguato alla Responsabilita’ , e , probabilmente , fumato ., La svista dell’autore di questo articolo , si spiega solo con l’italica solidarieta’ per il menefreghista . Il senso della , memorabile , generosita’ di Di Falco , sta nell’essersi fatto carico di una situazione di crisi in cui il Responsabile latitava , e la situazione precipitava . L’autore si e’ anche dimenticato che Schettino nascose , alla compagnia , alla capitaneria , e ai passeggeri , l’incidente , per ore . Di Falco , cerco’ di infondere in po’ di metodo e d’orgoglio , in una situazione drammatica che li richiedeva . Comportamento poco Italiano , e per questo , inviso all’autore dell’articolo . Fece il capitano , perche’ quello piagnucolava e dava I numeri .. Penso che le registrazioni ci siano ancora . Cosa tocca sentire….

    • Guarda che De Falco non coordinava niente: era tutto nelle mani delle capitanerie di Piombino e di Livorno, competenti per territorio. Che hanno svolto bene i loro compiti. L’errore fu tutto di Schettino: una rotta rischiosissima. Poi, De Falco cercò il suo momento di gloria: giustamente lo hanno trasferito.

      • Ti ricordi che venne fuori che il famoso inchino altro non era che un
        modo per contrabbandare la merce con le accise?
        che l’amante di schettino la moldava era la traduttrice per
        i componenti della mafia russa che si incontravano a bordo della
        concordia?
        che schettino se la squaglio’ dopo aver manomesso le scatole
        nere della nave e portatosi via i dati dei passeggeri?
        Questa cose non vengono fuori al processo?

      • Guarda che avete perso . Avete perso perche’ avete vinto . Avete distrutto il paese che ERA anche mio . Io non meritavo di perdere . Mi domando anche se lo copri per via della roba che dovevano lanciare .Quando ho sentito Di Falco lottare , ho sentito la mia voce , non un personaggio del vostro mondo giornalistico farlocco .

  6. Già a partire dalla famosa telefonata di De Falco si era capito tutto. Metterei in galera lui al posto del capro espiatorio dell’affondamento. Dell’Italia.

  7. Io fin dai primi tempi della vicenda Costa Concordia presi posizione difendendo l’operato di Schettino, vittima (è opinabile) di un colpo gobbo perpetrato dai soliti ignoti in nero per procurarsi un rito macabro per la dissoluzione dell’Europa. Si chiamava Concordia e ogni piano aveva il nome di una Nazione Europea. Tutto affogato.
    Dice niente questo? L’EU è quasi affondata e la concordia tra Europei ha il dito sul grilletto. O no?
    Il rituale sarebbe risultato senz’altro più efficace, se avesse potuto disporre di un “tutti morti”- come volevano i satanici e come sarebbe accaduto senza la manovra magistrale, l’unica possibile, di portare in secca sugli scogli la nave. La balena si sarebbe ribaltata senza concedere scampo ad alcuno o quasi.
    Onore quindi a capitan Schettino e lo dico da ex marinaio militare e navigante di Lago.
    Secondo me gli hanno manomesso gli strumenti di bordo, un giochetto che riesce bene con gli aerei e anche con le navi,sembra..

    • In un canale di 6 miglia, non serve la cartografia elettronica (utile in alto mare): prendi i punti a terra e triangoli osservando le carte. La cartografia elettronica, difatti, era disattivata, ma l’errore nella rotta ci fu lo stesso, per incapacità e presupponenza. Ciao

      • L’errore ci fu, ovvio, ma è proprio lì che dovrebbero indagare i nostri giudici da scartoffie, competenti in teoria ma non in pratica..
        Una rotta fatale, con lo scoglio, anzi un “massone”, grosso masso in agguato.
        Esistono aggeggi in mano a certi corpi speciali, in grado di confondere o addirittura prendere il comando elettronico delle macchine con p.l.c…
        Schettino magari era in qualche modo in castagna, ma altri, forse, lo hanno usato per fini inconfessabili e la stampa mainstream falsa bugiarda e forcaiola ha subito fatto la sua parte di “Voce del Padrone” accusando distorcendo e amplificando..
        Complottismo? Mah, non diamo niente per impossibile.
        A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca. Chi l’ha detto?

        • Tutta la nave, oggi, è un ammasso di chip e fili, che tutto comandano e dirigono. Rotta sul GPS, pilota automatico…in teoria tutto è possibile, però mancano le prove, che magari salteranno fuori fra mezzo secolo…sempre la stessa storia. Ah, lo disse Andreotti. Buon vento.

  8. Mai potuto soffrire fin da subito le frasi di De Falco: Mi pareva che si immaginasse già che le sue parole avrebbero fatto il giro del mondo e ci dava dentro senza un motivo. Come si fa del resto a credere che uno appena messosi in salvo tenti di risalire su una nave gigantesca che incombe piegata verso di lui e magari pronta a rovesciarsi del tutto? In più di notte e con l’acqua gelata? Ma neanche fosse Tarzan! Forse poteva farcela Diabolik…

  9. Quì da noi in Abruzzo è, da anni ed anni, usato e forse abusato un detto: chi è la putt..a? Lib…ta Ma…e.ti! In realtà le vere ”prostitute” sono altre! Schettino non mi è mai stato simpatico ma sono forse pregiudizi pur sospettando che si sentisse proprio il capitano della ”love boat’. Molto probabilmente pagherà per colpe non solo sue ma anche per inadempienze altrui. Del De Falco meglio non parlare, un valoroso nocchiero e censore a distanza con arroganza tipicamente ed odiosamente militare valorosa quanto a chiacchiere e proclami ma sotto il vestito nulla!! Temo che i veri Schettino, impuniti, arroganti, odiosi, pericolosi ”affondatori” di nazioni e popoli siano sempre lì! I Persano come la Lagarde, Trump, Obama, agenzie di rating che intervengono in maniera mafiosa, massona, invadente e criminale sempre ed ovunque, trilateral, aspen, cia, mossad, sarkofagosarkozy, clinton, teppaglia bush, banche, lobby e tutto il liquame consimile ebbene quelle frattaglie corrotte e delinquenziali sono i veri pericoli, il vero cancro, il vero tumore! Non ci sono tribunali per quella teppaglia? Non esiste ristoro contro la criminale oppressione americana? Non esiste giustizia che ci protegga da pazzoidi militaristi costosi, inutili, folli? Ovviamente non parlo dei nostrani ”politici’ (sic) pietosi e grotteschi: basta Crozza a caratterizzarli e fustigarli! Peggio per noi sciocchi servi di malsani, depravati, criminali poteri incapaci di decoro e dignità! Una prece!!!’

  10. dite cosa volete per me doveva lasciare la nave per ultimo,solo per questo merita la galera!!

  11. Ci mancava solo che scrivesse che la colpa dell’affondamento è stata del Capitano De Falco e poi il quadretto era completo.
    La nave è affondata: il Comandante della Nave Affondata risponde al nome di Schettino. Schettino è colpevole.
    Non mi risulta che il Capitano De Falco fosse il Comandante della Costa Concordia e quindi responsabile dell’Affondamento.
    Sulla Costa Concordia è poi stato montato uno show mediatico? Assolutamente SÌ, ma su cosa oggi non lo si monta!
    Quanto alle attenuanti/aggravanti per carità, ognuno avrà le sue opinioni ed è giusto esporle se si ritiene di avere qualcosa da dire, ma la Responsabilità dell’Affondamento è chiara oltre ogni ragionevole dubbio.

    • E cosa ho detto io? Hai letto?

      • Non si indispettisca, non ce n’è motivo.
        Semplicemente ho trovato il tono dell’articolo eccessivamente comprensivo verso lo Schettino ed eccessivamente aggressivo verso il Capitano De Falco, tutto qui.
        Il suo punto di vista è legittimo e cristallino ma, mi permetta, può anche non essere condivisibile.
        Quella notte all’Isola del Giglio sono molte tante persone e Schettino è Responsabile e quindi colpevole: che poi meriti 16, 27 o 5 anni ci penserà il giudice a stabilirlo benché, ovviamente, anche in quel caso si tratterà di una valutazione “soggettiva” di persone in carne ed ossa con convinzioni proprie e, pertanto, passibile di critica: ma alla fine questo conta e il Capitano De Falco, sul quale si possono avere opinioni anche diametralmente opposte, resta tutto sommato un personaggio marginale al succo della vicenda benché altamente mediaticizzato.
        Detto questo, se si è in qualche modo sentito offeso dal mio commento Le chiedo scusa. Saluti.

        • No, mi creda, non mi offendo per commenti sensati e comprensibili: io m’incazzo come una iena quando la gente insulta senza motivo. Detto questo, il problema è tutto giuridico, ma le leggi non sono così cristalline: quasi tutto dipenderà dai giudici. Il dilemma è: conta di più il numero dei morti o la volontarietà dell’atto? Io credo che Schettino non abbia mai pensato, prima, alle conseguenze delle sue scelte inconsulte: dopo, l’incubo avrà popolato le sue notti, ne sia pur certo. Un altro problema, ancora, in Italia, è la certezza della pena: 22 anni sono la pena per l’omicidio volontario ma, legge Gozzini alla mano, diventano 11, con la buona condotta scendono ancora…per questa ragione si vedono in giro persone dopo pochi anni dall’aver sgozzato la fidanzata…e i padri delle vittime ci restano di sasso. Ma, la legge Gozzini, fu varata in tempi nei quali c’erano le rivolte nelle carceri perché il trattamento carcerario era disumano (veda il film di Sordi al riguardo). Per quel che ne so, nessuna nazione democratica ha un corpo militare con funzioni di polizia come c’è in Italia, ma qui sarebbe lunga…saluti.