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Che Guevara, La Morte ed il Mito

D ALESSANDRO GUARDAMAGNA
comedonchisciotte.org

Cosa resta oggi del mito di Ernesto Guevara?

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, ricordando Che Guevara (1928-1967), 50 anni dopo la morte. Fu ucciso in Bolivia nel 1967.

Alle 13.10 del pomeriggio di Lunedì 9 Ottobre 1967, moriva all’età di 39 anni Ernesto Che Guevara, marxista rivoluzionario che insieme a Fidel Castro era stato l’anima della rivoluzione cubana del ’59 che portò alla caduta della dittatura di Batista. Nell’autunno del 1966 Guevara andò in Bolivia in incognito, a capo di un gruppo di guerriglieri nella regione di Santa Cruz. L’idea era quella di infiltrarsi fra la popolazione locale per sollevarla contro il regime di Barrientos.

L’8 Ottobre 1967 il gruppo fu quasi annientato da un distaccamento speciale dell’esercito boliviano. Guevara, ferito, fu catturato e condotto nel villaggio di La Higuera dove sarà ucciso il giorno seguente. Il suo corpo sarà successivamente trasferito a Vallegrande dove sarà sepolto in una tomba senza nome, dopo che le mani saranno amputate. Solo nel 1997 i resti verranno riesumanti e portati a Cuba per essere posti nel mausoleo di Santa Clara.

Nato a Rosario in Argentina da una famiglia di origine basco-irlandese, Che Guevara attrae l’immaginario collettivo non solo per la sua singolare esistenza, vissuta all’insegna della lotta contro l’ingiustizia sociale, ma soprattutto per la morte che rispecchia uno stilema profondamente radicato nella cultura occidentale: quella del sacrificio estremo dell’uomo per i suoi simili.

Questo da solo, senza contare le imprese che lo videro protagonista in vita, sarebbe sufficiente a fare del Che un eroe. Guevara e i suoi compagni cadono sacrificandosi per la liberazione degli oppressi del Sud America, crociata che doveva partire dal cuore del continente, la Bolivia, per “accendere due, tre, molti Vietnam” così da costringere gli Stati Uniti a disperdere le forze e ad indebolirsi.

L’incendio che doveva portare alla progressiva sollevazione dei popoli dell’America Latina non avvamperà mai e il sogno politico di Guevara fallirà. Nonostante l’insuccesso la sua morte, dopo aver cercato di far uscire i feriti e i malati dalla gola dove era asserragliato con diciotto compagni, ne rafforzerà la fama di figura storica e ideale. Solo sei guerriglieri riusciranno a rompere l’accerchiamento di diverse migliaia di soldati delle forze governative e a riparare in Cile, dove saranno accolti personalmente da Salvador Allende.

Il Che, che sorregge un compagno ferito – El Chino – viene colpito a sua volta, catturato, e dopo un giorno di prigionia ucciso a sangue freddo per ordine del governo boliviano di Barrientos su indicazioni inviate da Washington. Il suo sacrifico finisce così per rievocarne molti altri, reali e letterari, che da millenni riecheggiano nella tradizione culturale occidentale, da quello di Leonida e degli Spartani che cadono alle Termopili per difendere la libertà della Grecia contro le preponderanti forze persiane, a quello di Rolando a Roncisvalle nell’Agosto del 778 DC. Gli ultimi gesti del Che, che dopo essersi prodigato per i suoi compagni invita il suo scosso carnefice a finirlo – “Spara, non avere paura! Spara!” – conferiscono all’uomo qualcosa di sovrumano, e rievocano il principio cristiano che da duemila anni insegna che una delle forme d’amore più grande è quella di colui che consapevolmente sacrifica sé stesso per gli altri.

Forse il Che non è un eroe medievale, ma come i cavalieri idealizzati discendenti dalle immagini delle Chanson de geste rispetta un codice d’onore che lo vede combattere a difesa dei deboli. Può non essere un eroe romantico, ma come Byron dedica la vita alla lotta per la libertà degli oppressi. Sarebbe corretto dire che il Che non è solo un eroe medievale o romantico perché finisce per comprendere queste due figure e superarle, assurgendo al ruolo superiore di eroe mitico, e quindi universale – ed è per questo che lo percepiamo vicino a noi. Il suo esempio sopravvive alla sua scomparsa e lascia un significato imperituro a memoria della lotta per la libertà e del prezzo che essa può esigere.

Come scrisse il giornalista inglese Richard Gott, che ne vide la salma, “il corpo era veramente quello del Che, che avevo incontrato a Cuba nel 1963. Egli fu forse l’unica persona che tentò di dirigere le forze radicali di tutto il mondo in una campagna contro gli Stati Uniti. Ora è morto, ma e difficile immaginare che le sue idee possano morire con lui”.
Se politicamente il suo progetto fallisce, storicamente ed idealmente la sua figura trionfa e la sua fine garantisce la continuità di quel trionfo oltre la barriera del tempo fissata dalla sua vita terrena.
Il paradosso è che in gran parte ad assicurare l’immortalità eroica dell’uomo Ernesto Guevara de la Serna sarà proprio la cultura di quel mondo occidentale che egli con ogni fibra del suo essere avrebbe voluto abbattere.

 

Alessandro Guardamagna

Fonte: www.comedochisciotte.org

01.12.2017

 

Pubblicato da Rosanna

Ho insegnato italiano, latino e storia in un Liceo Classico, la mia insolita passione è quella di andare a caccia della "verità" nelle vicende contemporanee, attraverso gli interstizi dell'informazione, il mio vizio assurdo invece consiste nell'amare l'anonimato più della notorietà, la responsabilità più del narcisismo, l'impegno sociale più del letargo intellettuale ...
  • DesEsseintes

    Cito:

    “Il paradosso è che in gran parte ad assicurare l’immortalità eroica dell’uomo Ernesto Guevara de la Serna sarà proprio la cultura di quel mondo occidentale che egli con ogni fibra del suo essere avrebbe voluto abbattere.”

    Questo è il punto.
    Perché?
    Ne parla Jessé Souza nel suo recentissimo “A elite do atraso”, libro fortemente politico a favore di Lula e della lotta del popolo brasiliano che è uno dei best seller in quel paese.

    Perché un popolo sia unito, agisca e reagisca occorre una religione e/o una filosofia e/o una ideologia “complete”.
    Le religioni corrispondono ai requisiti di completezza cosí come il comunismo o il capitalismo.
    Il potere si esercita imponendo una propria weltanschauung.
    La quale non ha NESSUN OBBLIGO DI VERIDICITÀ al di là di quei requisiti che sono tre:

    1) dire chi siamo

    2) da dove veniamo

    3) dove andiamo

    Quindi il potere si esercita IMPONENDO UNA VISIONE che risponda alle tre domande e per farlo non occorre la “verità” ma l’esempio della vittoria, la manifestazione stessa del potere nella sua magnificenza e terribilità, la ripetizione continua di formule di adesione e sottomissione, di ministri o sacerdoti o funzionari che si occupino dell’opera di convinzione dei subalterni.
    Queste funzioni prima erano dei sacerdoti, oggi dei media.

    Come si sta reagendo ai nostri giorni alla visione imposta dal potere?

    Con le “analisi”, con le proposte”parziali” per esempio di riscatto di una certa minoranza, con studi tecnicistici di cui si dice apertamente “TANTO LA GENTE COMUNE NON CAPISCE”.
    Ossia ci si limita a confutare punti singoli incaponendosi sulla questione della “verità” al punto che, inevitabilmente, si scade nel tecnicismo o nell’accademismo.
    Ma il problema principale è appunto quello dell’esaminare le cose punto per punto SENZA OSARE DARE UNA RISPOSTA “TOTALE” CHE RISPONDA AI TRE REQUISITI DELLE TRE DOMANDE.

    Dice Souza che queste risposte parziali sono come una rete dalle maglie troppo larghe attraverso le aperture della quale si infiltra la più compatta narrazione del potere (compatta perché effettivamente risponde alle tre domande anche se non è vera) e finisce per sussumere sotto di sé anche i concetti “veri” che non riferendosi ad alcuna autentica “totalità” diventano automaticamente rigirabili in qualsiasi “direzione”.

    Cosí è successo per Che Guevara QUANDO IL COMUNISMO come ideologia “totale” è risultato “perdente” per cui anche il combattenterivoluzionario anticapitalista è stato sussunto come icona consumistica del sogno che implica la “rinuncia alla rivoluzione”.

    Dobbiamo abbandonare il vecchio e pensare il nuovo in forma “totale” ossia ideologica e/o filosofica /o religiosa.
    Richiamare antiche figure esemplari di antisistema non può servire se non abbiamo la weltanschauung antisistema in cui “inserirli”.
    Senza quwsta qeltanschauung totale antisistema qualsiasi “buona idea”, qualsiasi “informazion”, qualsiasi “concetto”, potranno tutt’al più provocare qualche disordinato conatodi rifuto che verràraoidamente non solo depotenziato ma addirittura asservito ai fini del potere.

    Al contrario oggi nel mondo occidentale si è diffuso il rifiuto delle “ideologie” e questa è la causa culturale dell’assenza di una risposta rivoluzionaria (che potrebbe tranquillamente restare “democratica” perché il potere ha enormi fragilità e contraddizioni intrinseche su cui sarebbe possibile fare leva).

    • Quasar

      vorrei pensare che il rifiuto di una ideologia sia solo il primo step di un essere senziente vero il rifiuto primario che e’ quello della legittimazione del potere ma da quello che vedo in giro cosi’ non e’ perche’finche’ la gente legittima il potere in qualche modo questo continuera’ ad esistere

      in quanto alla visione astratta del mondo la maggiore parte della popolazione (cioe’ la quasi totalita’) non ne ha consapevolezza nemmeno di quella reale figuriamoci di quella astratta

      la maggiore parte delle persone non sa nemmeno dare una definizione alla parola astratto non parliamo poi di andare a scomodare le radici filosofiche dell’astrattismo

      forse, come diceva qualcuno, il problema non e’ preocuparsi di morire ma piuttosto capire se si e’ vivi

      • DesEsseintes

        Tu non hai letto quello che ho scritto.
        A che serve questa lamentosa geremiade sull’ignoranza delle plebi?
        Rileggi se davvero ti interessa, se non capisci chiedi e – sempre se ti interessa – rispondi su quello che ho detto, non cogliere l’occasione per sbrodolare sempre la stessa solfa pseudo elitista.

        In Brasile un uomo che è un tigre umano, Lula, uno che faceva il lustrascarpe nel Pernambuco, una condizione semplicemente pazzesca, è diventato IL PRESIDENTE DEL BRASILE.
        Due volte consecutive.
        Poi ha detto: votate questa donna (Dilma Rousseff) e il popolo compatto ha votati per lei.
        Poi Dilma è stata deposta MA ANCORA OGGI i sondaggi danno Lula abbondantemente primo e il potere è costretto a trovare inghippi giudiziari per non rnderlo ineleggibile.
        Perché sa che UN LUSTRASCARPE DEL PERNAMBUCO gli sta facendo il mazzo a tarallo.
        Di fronte a questo lustrascarpe un coltissimo, raffinatissimo e notissimo professore si è inchinato riconoscendo che è stato IL PRIMO UOMO NELLA STORIA DEL BRASILE a mettere in atto politiche a favore degli ultimi.
        E gli ultimi in Brasile sono qualcosa che voi non potete immaginare.
        Un teologo di fama mondiale, ossia qualcuno che ha una cultura filosofica oltre il massimo livello, Leonardo Boff che è il padre della Teologia della Liberazione, afferma in un rcente articolo che Lula è un fatto nuovo e inedito nella storia del Brasile e che bisogna distruggere quelle oligarchie che gli si oppongono.

        Quasar… uoi orobare a chiedere la definizione di “astratto” a Lula?
        O a quell’altro grande uomo che è Morales?
        O a quell’eroico leone che era Chavez?
        Non saprebbero risponderti ma saresti tu, favendo quella domanda, a fare la figura del sempliciotto sprovveduto.
        Il professore raffinatissimo, il teologo profondissimo, tutto il popolo brasiliano, si affidano a quest’uomo (Lula) in nome di ideali, di passione, di cuore e di cojones.
        Non di disquisizioni da signorine nullafacenti.

        Ho scritto delle cose che sono le mie idee da decenni. Che finalmente ho visto espresse da qualcuno che ha molto più di me la capacità di veicolarle al pubblico.
        Rispondimi su quello.
        Ma prima devi leggere il post.

        • Quasar

          non e’ che lula sia apparso dal nulla e da oggi a domani e’ diventato presidente era in politica da almeno 20 anni e prima ricopriva varie cariche nei sindacati

          su quanto poi siano vere le accuse di corruzione non saprei ma dopo 30 anni in politica forse qualcosa di vero c’e

          la ragione del perche’ lula poi vinse e’ l’introduzione nella campagna elettorale della questione sopravvivenza e ha vinto sullo sfondo di un peggioramento, fino a toccare la sopravvivenza delle persone, della situazione sociale brasiliana e stiamo parlando di milioni di persone che letteralmente morivano di fame per intenderci

          chiaramente ci sono due punti da definire:

          – il popolo comunque non ha mai governato anche se lula ha introdotto delle politiche a favore dei poveri (ormai ridotti sotto la soglia di sopravvivenza)

          – non e’ stata una rivoluzione (visto che siamo nel contesto dell’articolo) ma un semplice cambiamento di governo in sostanza

          perche’ ha vinto? perche’ ha detto ai brasiliani che la facevano finito con il capitalismo e svoltavano sul socialismo/comunismo e quelli alla fame l’hanno votato

          tu personalmente non voteresti uno che ti dice che sottomette l’economia e da priorita’ alle questioni sociali?

          l’unico pericolo per il potere nel caso specifico del brasile e’ la mobilitazione di ampie e trasversali fasce sociali che reclamano parte della torta cioe’ del potere ma come puoi ben immaginare non succedera’ per la semplice ragione che il potere cooptera’ chi si siede al tavolo

          ovviamente il potere preferisce che semplicemente i barboni neanche’ si siedano al tavolo ma se proprio si siedono tanto vale che…

          questa, al di la’ degli astrattismi, e’ la realta’

          • DesEsseintes

            I tuoi sono fatalismi frutto di letture superficiali.
            Lula ha fatto vent’anni di politica?
            Ma cosa vorresti che uno diventa presidente del Brasile dall’oggi al domani senza aver mai “fatto” politica?
            Prima era lustrascarpe, amico mio, nel Pernambuco e più di trenta anni fa.
            Io lo conosco il Pernambuco tu no, il suo percorso è sbalorditivo.
            Quanto alle politiche messe in atto da Lula tu non ne sai niente, parli a casaccio.

            Se leggi il portoghese ti do qualche link cosí ti fai un’idea.

            Eventualmente, e te l’ho già detto varie volte, se hai i soldi e almeno un paio di mesi, meglio se di più, te ne vai in Brasile e te lo giri con gli autobus interstato che funzionano come i treni in Svizzera (dico sul serio, sono spettacolari), vai in alberghi medi o anche poveri se non trovi altro, mangi nei posti comuni, chiacchieri con la gente.

            Dopo due mesi, meglio se tre, ti si aprono gli occhi.

            Mi raccomando leggi molto in viaggio e scegliendo libri seri.

          • Quasar

            cercavo di esprimere due concetti:

            a) anche se lo chiami riforma agraria, fiscale o delle balle che girano sempre di sopravvivenza si tratta alla fine e questo ha portato il voto a lula

            b) l’intento delle fasce sociali che si sono mobilitate non e’, purtroppo, quello di cambiare il potere ma solo prendere parte al banchetto siccome’ adesso pensano (essendo stati illusi) di essere titolari di qualche diritto

            loro non si pongono il problema di non riconoscere il potere e l’autorita’ del duca o l’andare al potere al suo posto ma semplicemente di cenare, magari con gli avanzi, alla cena del duca e andare a dormire con la pancia piena cioe’ semplicemente essere riconosciuti come pari ed esseri umani dal duca

            non posso biasimarli ma non e’ in questo modo (cenando a casa del duca come ospite) che si fa un cambio di paradigma specie quello del duca

            detto questo anche se non sembra comprendo quello che dici e in determinate parti concordo anche con te ma mi limito semplicemente ad osservare che il mondo reale e’ diverso e le persone reali sono diverse e questo rende inapplicabili alcune ipotesi

            tutto qui

          • DesEsseintes

            Non dire sciocchezze.
            Dici sciocchezze non perché sei uno sciocco ma perché parli di cose che non conosci minimamente in base a degli schemini elementari.

            In Brasile la media borghesia si è spaventata perché per la lrima volta ha visto quei miserabili del sottoproletariato brasiliano che frequentavano gli stessi suoi luoghi.
            Cinema, centri commerciali, seroporti e soprattutto università.

            Lula ha dato la casa a tutti chiedendo di pagare una quota ridicola e se non eri in grado di pagare perché non avevi un lavoro non pagavi.
            Lula ha dato la pensione ai vecchi.
            Ha dato i soldi per studiare ai poveri e la gente si infiammava dicendomelo.

            Nessuno gli ha mai rinfacciato “che non c’erano i soldi” perché erano programmi che muovevano fortemente l’economia.
            Gli rinfacciavano che stava minando le rendite di posizione di classe.
            E la classe media, come dice Souza, si è trasformata nella tropa de choque, le truppe d’assalto, della élite paulistana che da sempre governa il Brasile depredandolo secondo una mentalità che è la stessa del periodo della schiavitù.

            Oggi, dopo il colpo di stato, con Temer al potere, la classe media collaborazionista si sta rendendo comto che quella élite sta cercando di distruggere anche lei.

            Jessé Souza ha scritto e detto ovunque che la classe media brasiliana è costituita da una massa di autentici imbecilli (tolos, imbecis) e nei blog tovi gente che dice…sí, in effetti comincio a capire di essere un imbecille…uno ha scritto “Noi imbecilli dobbiamo iniziare a unirci!”…

            Lascia perdere queste tue zozzerie che la gente viole solo un posto a tavola.
            Ho scritto varie volte che ci sono i presupposti per la nascita di una nuova mentalità, di un nuovo patto sociale, di nuove forme di potere.

            Secondo me il sistema attuale ha delle contraddizioni intrinseche che sono irrisolvibili.

            Vediamo cosa succede ma ritengo possibile che qualcosa in Sudamerica stia succedendo e lo vedremo alle prossime elezioni perché la mia idea è che il governo di Lula la gente non se lo scorderà più.

            Quindi o voteranno per lui o ci sarà l’ennesimo colpo di stato o magari impediranno le elezioni.
            Con quali conseguenze visto che gli USA non sembra siano più assolutamente onnipotenti in America Latina?

            Certamente qui in Europa non può più succedere nulla visto il livello disastroso degli ideali e della cultura dei nostri intellettuali e della nostra media borghesia in generale.

          • Quasar

            nessuno nega l’eroica resistenza dell’america latina alle politiche americane e oltre ai citati morales, chavez, lula aggiungerei anche correa (che comunque ha lasciato anche lui) e piano piano non rimane quasi piu’ nessuno

            nessuno nega i progressi, rispetto allo stato precedente, a livello sociale specie in alcuni paesi che hanno dimostrato un reale cambiamento come il venezuela

            pero’ c’e da considerare:

            – le ambasciate americane e i vari centri di comando e controllo distribuiti in tutta l’america latina devono giustificare, almeno minimamente, lo stipendio

            – la cina, non so se d’accordo o meno con gli americani, ha rallentato il pivot verso l’america latina quindi ha smesso, nella sostanza, di assorbire le loro esportazioni e fare accordi

            – in economia in tutta l’america latina non sono stati fatti reali progressi e quindi rimangono sostanzialmente produttori ed esportatori di materie prime non lavorate (quindi hanno perso l’occasione di trasformare l’economia da estrattiva a lavorativa)

            e come tu ben sai, giusto o sbagliato, le quotazioni delle materie prime sono in mano alla finanza quindi

            per quello che riguarda il brasile nello specifico parliamo di un crollo tipo del 4% del pil per piu’ anni per capirci con inevitabili riflessi anche in campo sociale

            per quello che riguarda la classe politica del brasile rilevare che quelli che hanno condannato per corruzione lula sono ancora piu’ corrotti di lui non serve a molto e’ una verita’ chiara a tutti ma serviva, insieme al passaggio a destra anche dell’argentina, creare un pivot americano contro il venezuela principalmente che e’ il principale nemico da tirare giu’

            il petrobras citato sotto si inquadra sempre nella stessa strategia di minare il venezuela principalmente

            che a differenza degli europei le classi miserabili latine americane hanno capito cosa le aspetta e lo combattono e’ anche questo un dato di fatto ma domandiamoci con quale speranza di vittoria effettiva

            la media borghesia verra’ disciplinata l’alta borghesia verra’ premiata per il tempo che serve ed i miserabili torneranno alla loro inevitabile sorte

            tu vedi un altro futuro e forse sono io che sbaglio ma temo che questo futuro non arrivera’

            in europa poi bhe meno male che sei in brasile e non vedi la corsa al natale dei miserabili (nel senso di disperati) nostrani

          • DesEsseintes

            Dimenticavo.
            Lula aveva potenziato Petrobras.
            Oggi invece, con Temer al potere, si sono svenduti agli stranieri i diritti del pre-sal che è quella zona geologica in cui in Brasile si trovano giacimenti di idrocarburi di proporzioni colossali.

            Questo giornale come vedi è incazzato e sarcastico

            https://www.cartacapital.com.br/politica/temer-promove-a-black-friday-do-pre-sal

            E non è un gruppetto di comunisti che scrive, eh?

            Non so se mi spiego…

    • giulio pelernei

      Riflettendoci, gli indipendentisti catalani sono [ma forse erano…] diventati un movimento di grande forza perché finalmente avevano trovato in Puigdemont la persona che ha dato una risposta chiara alla terza domanda [“In 18 mesi vi porterò alla Repubblica de Catalunya o tramirte una RUI o tramite una DUI”] con le altre due domande già – da anni – risolte. E la crisi che sta affiorando ora, in attesa del risultato delle elezioni del 21 dicembre, è proprio legato alla terza domanda dato che il percorso iniziato il 6 settembre e terminato il 27 ottobre ormai non si può più ripercorrere. Non sanno più dove stanno andando.

  • Pedroburgo

    peccato che si sia macchiato l’anima con i campi di concentramento e le persecuzioni agli omosessuali. E pensare che era anche medico con una specializzazione in immunologia

    • Tipheus

      Si vede che ai quei tempi le devianze potevano essere chiamate con il loro nome, ed erano “malattie borghesi”, ora sono il fiore all’occhiello delle battaglie di sinistra.

  • clausneghe

    Nè onore nè gloria ho mai tributato a quest’uomo mitizzato artificialmente.
    Era un omicida ed è stato ucciso da omicidi, in questo uguali a lui.
    Oggi un tipo del genere lo troveremmo in qualche “primavera araba” a gridare Allahalbar..
    Libertà? Ma quale libertà, ammazzava personalmente i “diversamente maschi” con un colpo di pistola in fronte, stando a certe sue biografie..

    • ilTafano

      Perdi tempo con questi modaioli indottrinati.

    • Alessandro Guardamagna

      La storia è un terreno contestato, ed è per questo che viene spesso strumentalizzata per questioni legate al potere. L’articolo non afferma che Guevara sia un’entità divina, ma che con la sua morte è assurto al ruolo di eroe mitico, di cui si fatica a trovare un esempio analogo in epoca moderna. Mi ricordo solo di Salvo D’Acquisto al momento, a cui manca la diffusione internazionale. Questo può piacere o meno, ma l’influenza e l’ascendente che la figura di Guevara ha esercitato per milioni di persone in tutto il mondo, per le masse, per i politici ed i media, che anche la strumentalizzano per i propri fini, rimangono fatti innegabili, come innegabili sono gli eventi drammatici che lo videro affrontare con coraggio la morte.
      Che il governo di Cuba post ’59 abbia dato origine ad attività di repressione rimane un altro fatto, e non nascondo che attorno alla figura di Guevara vi siano anche ombre – come ho scritto agli esordi la storia rimane un campo di conflitti e di contraddizioni perché si incentra sulle vicende degli uomini – ma affermare che Guevara non sia sacrificato in nome della libertà – vuoi con i Barbudos combattendo a Cuba vuoi per le scelte che fece successivamente – non è corretto.
      Cordialmente

      • clausneghe

        Allora sarà “corretto” affermare che il Che fù un fenomeno mediatico solo grazie alla celebre foto icona scattatagli dal famoso “Korda” ad un comizio con Fidel nel 1960.
        Senza quella foto, emotivamente coinvolgente, egli non sarebbe nessuno o quasi, al pari di tantissimi altri che morirono combattendo e oggi dimenticati.
        E’ diventato un MIto perchè falso, come tutti i miti..

    • Tonguessy

      Uccideva gli omosessuali al grido “Figa o muerte”?

  • Gianfranco Attanasio

    Non riesco a vedere nel Che’ qualcosa di politicamente valido oggi tale che il suo esempio possa essere seguito per realizzarne il lascito. Le sue idee hanno perso ed i capitalisti hanno fatto dell’America Latina e del mondo intero quello che hanno voluto. L’idea della rivoluzione ( permanente o meno ) ha prodotto solo ecatombi umane senza pari, sopratutto laddove si e’ realizzata. L’idea del socialismo in chiave economica e’ stata abbandonata da tutti gli stati in pratica e pure in linea teorica. A livello sociale, l’individualismo ha vinto e stravinto su qualsivoglia idea di comunanza ideale o pratica: nessuno pensa piu’ che raggiungendo obiettivi comuni si possa migliorare davvero la propria vita. Anzi, e’ il contrario… E ai giovani di questo millennio parlare di tutto cio’ puo’ parere davvero anacronistico. Mi chiedo dunque il perche’ di questo articolo: e’ pura agiografia retrospettiva su di un mito creato per far sognare le masse. Oggi i media fanno tutto cio’ molto meglio…

    • Holodoc

      “… L’idea della rivoluzione ( permanente o meno ) ha prodotto solo ecatombi umane senza pari, sopratutto laddove si e’ realizzata. …”

      Non mi pare che a tutt’oggi i cubani se la passino peggio dei loro vicini di Haiti e Santo Domingo…

      • oriundo2006

        Specie adesso che stanno buttando a mare il socialismo di stato…cosa secondo me sbagliata: ma vogliono arricchirsi come i loro cugini di Miami e non pensare piu’ al resto. Ripeto la mia idea: che ce ne facciamo di uno come Che’ o di Castro, rivoluzionari con la passione per il Rolex ( anzi, a volte due ) ?

    • Alessandro Guardamagna

      Ho proposto un articolo per ricordare una figura storica e politica che con le proprie scelte è stata – forse nei decenni passati in modo maggiore di quanto non accada ora, può essere – per milioni di persone, per partiti politici, per ideologie, quindi per una parte consistente dell’umanità, fonte di ispirazione. Non intendevo offrire surrogati dei media, ma solo ricordare alcuni fatti, perché di questo mi occupo.
      Napoleone – genio militare, autocrate e tiranno – è morto da quasi 200 anni, ma il suo modo di condurre la guerra è tuttora studiato nelle accademie militari in tutto il mondo, a testimonianza del fatto che la storia rimane indipendentemente dalle strumentalizzazioni che ne fa il potere o il tramonto delle ideologie.
      Cordialmente

  • ignorans

    I carnivori ribelli fanno delle rivoluzioni violente, amano le armi, lo scontro, il sangue. I ribelli vegetariani sono più gentili, intellettuali, sottili, vedi Gandhi.
    Comunque, dopo tanti anni abbiamo capito che il lavoro che c’è da fare è molto lungo e deve comprendere la mentalità. Migliorare le condizioni sociali serve a poco o nulla.

    • Tonguessy

      Su Ghandi divresti leggerti certi saggi poco lusinghieri sullo stato vegetariano del suo razzismo. Digita Ghandi razzista e ti vengono fuori un bel po’ di informazioni. Ad esempio questa: Una delle prime battaglie che Gandhi ingaggiò appena giunto in Sudafrica
      fu quella degli ingressi separati per bianchi neri all’ufficio postale
      di Durban. Gandhi non trovava giusto che gli indiani fossero “nella
      stessa categoria dei nativi del Sudafrica” che chiamava ‘kaffiri’, e
      chiedeva un ingresso separato per i cittadini dell’India.
      Ma già, era vegetariano e quindi il suo era un razzismo gentile ed intellettuale.

      • ignorans

        Questo modo di giudicare gli eventi e le persone non va bene, anche se è molto diffuso. Tipico delle persone piscine che si sentono grandi solo sminuendo gli altri.
        Cosa vorresti dire?
        1) tu sei meglio di Gandhi perché non sei razzista
        2) oggi siamo tutti meglio di Gandhi perché non siamo razzisti
        Perché giocare questo giochino di sminuire gli altri? Al di fuori di ogni contesto?
        E perché questa voglia di fare a botte? Questa rabbia? Non mostrare il lato peggiore di te…. Fai un salto ALL’IKEA!

        • Tonguessy

          Questa è la tipica risposta di chi non sa cosa rispondere, e usa i soliti sofismi. Quindi: se sei un uomo degno di questo nome cerca una risposta valida al fatto che Ghandi quando era in Sudafrica ha più volte avuto atteggiamenti razzisti, e trova se possibile una giustificazione al suo razzismo collegato al suo vegetarianesimo.

          Il fatto che ti inventi storie impossibili (secondo cui sarei meglio di Ghandi) la dice lunga sulla tua incapacità di avere rapporti umani con chi la pensa diversamente da te.

          • ignorans

            Il fenomeno chiamato “Gandhi” è avvenuto svariati anni fa. Di questo fenomeno sappiamo qualcosa ma non saremo mai in grado di ricostruire il “fenomeno Gandhi”. Quindi piantare dei giudizi in merito non è facile e non andrebbe fatto con leggerezza. Sappiamo che era vegetariano, che ha intrapreso varie lotte e ha certamente avuto una vita interessante. Probabilmente molto più interessante della tua e della mia e anche di quella di miliardi di altri esseri umani.
            Tra l’altro ha anche scritto una autobiografia che è piena zeppa di “Mea culpa”. Quindi sapeva vedere i propri errori (almeno alcuni) e autocriticarsi. Spesso si trovano passi in cui si giudica troppo duro con la moglie, con i figli, ecc. E questo mi sembra già molto.
            Era uno stinco di santo? Stai cercando uno stinco di santo?
            In ogni caso io non ho fatto alcuna celebrazione di Gandhi, ho solo detto che le modalità di azione dei ribelli dipendono ANCHE dalla loro alimentazione.

          • Primadellesabbie

            Hitler era vegetariano, o sbaglio?

          • ignorans

            Giusto, ma sembra che mangiasse molte uova e l’uovo è anche peggio della carne.

          • Primadellesabbie

            E come la mettiamo con lo yogurt di capra, inacidito, di Gandhi?

          • ignorans

            Un consumo saltuario di prodotti animali non è così problematico. È l’uso quotidiano ripetuto che va considerato.
            Sempre nella sua autobiografia Gandhi afferma di avere ripreso il consumo di yoghurt su consiglio medico, lamentandosi però continuamente di aver rotto il voto fatto con sé stesso che consisteva nel non consumare prodotti animali.
            Insomma si sentiva in colpa.

          • Primadellesabbie

            Gandhi, lo yogurt di capra lo aveva sempre con sé, anche durante i colloqui con il viceré e ne faceva un uso quotidiano.

            Inoltre é utile considerare che, secondo i tradizionalisti indù, che proprio nella sua azione individuarono l’inizio del periodo più buio del Kali Yuga e si defilarono ritirandosi, Gandhi “fu” un terrorista sanguinario.

          • ignorans

            A parte il fatto che la maggioranza delle persone non fa caso né a quello che entra né a quello che esce, bisogna dire che tra le due c’è una relazione. Se uno vede la relazione fa bene a svilupparla, sennò non importa.

          • ignorans

            Ogni alimento ha un’energia propria e un effetto particolare. Lo yogurt pur essendo di origine animale ha un effetto completamente diverso, che so, dal fegato di pollo.
            Non mi pare il caso di fare un’approfondimento. Se ti interessa l’argomento vedi la dietetica della medicina tradizionale cinese.

          • Primadellesabbie

            Che nutrirsi di carne comporti un leggero incremento dell’aggressività l’ho notato su di me, ma da lì a sostenere che se avesse mangiato carne sarebbe divenuto…sanguinario, ce ne passa.

            O che le uova abbiano scatenato ciò che sappiamo. E senza uova si sarebbe risolto tutto con una sfuriata in birreria? Suggestivo!

            E poi l’aggressività si manifesta in molti modi, spesso subdoli, come la violenza d’altronde, anche il costringere la moglie alle corvée alle latrine pubbliche era una forma di violenza (per un uomo educato nella city, poi), non ti pare?

          • ignorans

            Prova a mangiare solo carne e poi mi dici

          • Primadellesabbie

            Ne deduco che hai inteso mettere al centro del discorso la questione dell’alimentazione, o devo pensare che se Guevara fosse stato vegetariano Batista e i suoi postriboli sarebbero rimasti al loro posto?

          • ignorans

            L’alimentazione è sempre al centro. Un grande uomo, ad esempio, lo costruisce sua madre per come si alimenta durante la gravidanza. Cosa sappiamo della madre del Che? Eppure è probabile che abbia fatto tutto lei. Vengono dall’Argentina e in Argentina si sa cosa mangiano…

          • Primadellesabbie

            Adesso capisco il senso di: “La pancia e mia e ne faccio ciò che voglio”!
            Se brucano insalata avremo Fantozzi, con le bistecche Attila.

            E poi la saggezza dei cinesi! Risaie per ogni dove, e dove ci sono risaie non si può allevare bestiame. Così, tutti tranquilli.

            E la perfidia dei mongoli! Con la scusa che non erano organizzati per tassare l’agricoltura, la distruggevano, e imponevano l’allevamento di ovini, più facili da prelevare, portare via e conservare, dato che mangiano e camminano da soli. Ma che metodi erano costretti ad usare per la pax mongolica!

          • ignorans

            C’è stato un tizio che ha scritto un libro sulla storia dell’umanità letta attraverso il consumo alimentare. Ma si è focalizzato su abbondanza e carestie. Il tema è molto più ampio.
            E oggi siamo di fronte al problema della pessima alimentazione delle madri… Che poi fanno figli…. E alcuni con grossi problemi… Un tempo sconosciuti….

          • Primadellesabbie

            Andiamoci piano, come un tempo sconosciuti?

            Nelle giungle del Sud America e dell’Indonesia mangiano scimmie, serpenti, uccelli, maialini (in Indonesia ogni tanto un rockefeller arrosto), i nativi nord americani bisonti e cervidi, gli eschimesi foche e balene, in Oceania canguri (vedessi come giocano a rugby!)…

            Altro che grossi problemi dovevano avere!

            (E ancora nessuna traccia di un Che Guevara!)

          • ignorans

            Ma infatti. Gli animali dopotutto sono ancora un cibo naturale. Che da forza. Casomai troppa forza! Questa è la critica più sensata al cibo animale. Si può star male anche di troppa forza! Dobbiamo anche riflettere!
            No, mi riferivo ei cibi moderni devitalizzati, raffinati, dolcificati…. I prodotti della Ferrero, ad esempio,…
            Se la carne ha prodotto il Che, cosa produrrà la Ferrero?

          • Primadellesabbie

            Sai, ho il forte sospetto che per farci avere un Che Guevara, il tipo di cibo di cui si sia nutrito, lui e la sua famiglia, abbia contribuito in modo molto, molto marginale. Tra l’altro sembra avesse un carattere mite ma determinato, a sentire Doné Paro.

            La Ferrero? Non posso aiutarti, credo di essere l’unica persona al mondo a non aver idea di che sapore abbia la sua onnipresente crema di nocciole.

          • ignorans

            Qui da noi niente futuro Che ma neanche futuro Gandhi. Esto es seguro

            Mi colpisce l’uomo mite che abbraccia un fucile… Ma può essere…

          • Primadellesabbie

            Sembra che non sapesse sparare, glielo avrebbe insegnato l’italiano, ex partigiano, quando erano già sbarcati a Cuba.

          • fuffolo

            Scusa se ti chiedo.
            Vivo lontano da case e strade ed insieme a me stanno anche delle galline. Libere girano e mangiano tutto il giorno, la sera le riparo per evitare che la volpe faccia festa. Le uova che fanno sfamano me ed il mio gruppo familiare. Dove è lo storto?

          • ignorans

            Non c’è nessuno storto. C’è solo capire che ogni cibo ha una sua energia e peculiarità. in particolare ci sono due possibilità. Un alimento può :
            1) tendere, accumulare
            2) rilassare, rinfrscare
            Quindi essendo le uova nella prima categoria, se uno le accompagna con un alimento della seconda categoria ottiene un certo bilanciamento.
            Tu dirai: ma io lo faccio automaticamente. E infatti fai bene.
            Ma per vedere l’effetto vero delle uova dovresti mangiare solo uova….per qualche giorno

          • Tonguessy

            Ma chissenefrega di Ghandi? L’articolo parla del Che, io ho capito che tu pensi che la verve sanguigna (sanguinaria?) del Che la attribuisci al mangiare carne, e ti ho risposto. Al solito stai menando il can per l’aia. Non tollero chi guarda nel piatto altrui e si atteggia a difensore del mondo e dell’umanità tutta. Ho già detto che questo è un vizio tipicamente cristiano. Detesto i messia, preferisco chi rischia in proprio per dimostrare che esiste una strada alternativa. E se per caso è carnivoro o vegetariano, ripeto: CHISSENEFREGA?
            Ma visto che tu mi chiedi se mi reputo meglio di Ghandi (sempre chissenenfrega) io ti chiedo: ti reputi migliore dei nazisti vegetariani?

          • ignorans

            Si

          • Tonguessy

            Risposta sbagliata, ritenta.

          • VanderZande

            Hai per caso chiesto ad un Nazivegano se si reputi migliore di qualcuno? Non si puo’ discutere con loro, qualsiasi tematica viene risolta solamente riconducendo tutto al fatto di mangiare o meno prodotti animali, e poiché loro non ne consumano, saranno sempre superiori a chiunque. Sarebbe ridicolo, se non si prendessero così sul serio.

    • Denisio

      Se questo è vero, potrei aggiungere molte caratteristiche tipiche degli architetti piuttosto che dei poliziotti o degli avvocati piuttosto che degli agricoltori, delle donne piuttosto che degli uomini e cosi via allungando all’infinito i tempi in cui trovare una qualsiasi forma di comunità omogenea. Quindi la questione non è che tipo di persone sono adatte a cambiare il sistema ma semplicemente quante persone sono disposte a condividere un nuovo progetto fuori dal sistema sacrificando le poche certezze e le molte imposizioni che il sistema ti obbliga a seguire. Risposta: pochissimi.

  • Ronte

    Non fallisce il progetto politico del Che, ma paga piuttosto l’errore di non aver coinvolto completamente e messo alla testa della rivoluzione la classe operaia. Resta comunque e resterà uno stupendo esempio di rivoluzionario internazionalista, e chi si prodiga a speculare sulla figura di quest’uomo è semplicente un misero scribacchino o ciarlatano…

    • Alessandro Guardamagna

      I fatti dimostrano che le iniziative di Guevara di espandere focolai di guerriglia in sud America ed in Africa trasformandoli in baluardi di resistenza contro il potete USA e degli stati controllati da Washington non si realizzarono. In tal senso è da intendersi il fallimento, senza che questo infici la visione di Guevara e i principi che la ispirarono; è una mera constatazione.
      Cordialmente

      • Ronte

        Sono d’accordo…per questo l’analisi ci riporta all’internazionalizzazione di Guevara e l’errore del mancato coinvolgimento totale della classe dei lavoratori. Niente a che vedere con ‘l’isolazionismo’ di Castro in stile staliniano…

  • Tonguessy

    Vorrei porre l’attenzione su due aspetti. Il primo: ” colui che consapevolmente sacrifica sé stesso per gli altri” legata all’eroe solitario è una tipica narrazione (quindi modus vivendi) dettata dal cristianesimo. Hollywood ha sfornato migliaia di film sull’eroe che da solo sconfigge il male. Cristo che si immola per il bene dell’umanità ( Eloi Eloi lama sabactani sarà il suo commento finale) è una possente genesi storica. Ma ce ne sono altre. La Sundance dei Nativi americani, ad esempio. I più generosi e valorosi della tribù si infliggono dolorose punizioni per veicolare l’energia della guarigione a tutta la tribù. Non era un’azione isolata, ma una tradizione tribale che coinvolgeva tutti. Così come coinvolgeva tutti il ritiro spirituale di alcune tribù (bambini compresi) per cercare nello spirito del mescal l’identità sociale. Credo che il Che sia una figura intermedia, dato che cercava di collettivizzare l’interesse del popolo piuttosto che erigersi a eroe hollywoodiano/cristiano.
    Sulla sua morte e su quella di Leonida e dei 300 spartani si può trovare un facile parallelo: tradimento. Furono degli ellenici che vivevano a poca distanza dalle Termopili ad indicare ai persiani una stradina che permise al corpo scelto di aggirare gli spartani. Sul tradimento del Che la lista è abbastanza lunga: si parla in primis dell’URSS, indispettita per il discorso che fece ad Algeri di non sottovalutare l’imperialismo russo. Poi Fidel, anche lui sospettoso dell’aura di santità che circondava il Che. Poi il partito comunista boliviano, vedi URSS. Infine i vari Debray e Bustos (o chiunque altro abbia portato i militari nell’accampamento del Che).

    • fuffolo

      Lo stesso facevano i Romani con la DEVOTIO (se azzeccata ottenevano risultati sorprendenti)

    • Alessandro Guardamagna

      Guevara non sembra aver cercato di ergersi al ruolo di eroe, ma eroe è. Ha sempre trasformato in azione ideali in cui credeva fermamente, spesso senza rendersi nemmeno conto dell’impraticabilità delle proprie scelte – non sempre era in grado di capire le necessità militari che le sue imprese comportavano (vd. le spedizioni in Congo e Bolivia) per avere una chance di successo – ma questo naturalmente non diminuisce il coraggio dell’uomo che ne ha fatto un leader e fonte di ispirazione.
      Cordialmente

      • Tonguessy

        sono d’accordo, non penso di avere espresso concetti diversi. Ho solo messo l’accento sul fatto che l’Occidente ha bisogno di eroi.

        • Alessandro Guardamagna

          E’ vero, e non solo l’occidente moderno o antico, ma tutti i popoli – lei citava la danza del sole degli indiani delle pianure, e gli esempi si sprecano – in tutte le epoche perché il bisogno umano di trovare risposte porta l’uomo a ricercare – e quindi creare – costantemente il mito in cui far rifluire aspirazioni ed esorcizzare fallimenti o paure, e nonostante il mito sia creazione falsa, coloro che lo alimentano sono uomini i carne ed ossa, creduti e adorati da altri uomini.
          Cordialmente

  • gix

    Ci sarebbe da chiedersi, molto semplicemente, perché tanta gente, giovani ribelli ma non solo, hanno attaccato, nelle proprie stanze, il manifesto con l’immagine, hollywoodiana e in qualche modo consumistica, del Che. Il simbolo ha sicuramente acquisito un valore quasi religioso, di icona oggetto di fede quasi mistica, anche se nella maggior parte dei casi, inconsapevole. Naturalmente nessun simbolo, specie se essere umano, è del tutto buono o cattivo; nella vita reale, è quello che è, spesso banale e contraddittorio nella sua quotidianità, come era anche il Che. Se dobbiamo pensare ad una categoria di eroi, almeno il Che aveva una visione, un programma, mentre si fa fatica ad individuare quello di un altro che in questi giorni è assurto alla stessa categoria di uomo d’onore, il generale croato suicida.

    • Denisio

      Quando si parla di simboli e di miti si parla sempre di qualcosa che in giovane età si conosce magari superficialmente ma che è e rimane qualcosa di simbolico, qualcosa che si rispecchia semplicemente nelle caratteristiche dell’anima, il coraggio, la perseveranza, l’altruismo, il semplice fatto di aver raggiunto un’identità che è la cosa principale che ogni teenager sta compiendo ma che ancora non è definita, insieme a quello del Che raramente troviamo il poster di Fidel Castro o di Gino Donè, veneto che fu al fianco del Che, mancato solo pochi anni fa… Si tratta di simboli, poi da adulti si arrivano a fare le considerazioni che fai anche tu.
      La cosa realmente interessante è quella di promuovere la giusta forma di contrasto allo strapotere del capitalismo, perchè ancora di questo si parla assiduamente in sud america, esiste un lascito della lotta socialista a tutti i livelli della società dal venezuela all’argentina che passa anche per le scuole, di questo si dovrebbe parlare da adulti ma sembra che regni il fatalismo, la paura e la rassegnazione il che non permette, in occidente, di portare avanti una battaglia condivisa.
      Qui da noi al massimo si afferma una lotta per i diritti e contro le privatizzazioni ma non una lotta di costruzione di un modello alternativo come sta forse avvenendo in Venezuela coraggiosamente e con ampio sostegno popolare.

      • gix

        D’accordo totalmente sul senso delle tue affermazioni, anche per quanto riguarda il contrasto con lo strapotere del capitalismo in America latina. Ma il mito del Che ormai non è più un simbolo esclusivamente giovanile; oltretutto è uno dei pochi simboli che capita ancora di vedere diffuso tra i giovani di oggi. Mi interessava in particolare capire che cosa è che fa diventare un simbolo come è stato per il Che, anche quando era in vita, spiego meglio. Anche Chavez in fondo, come pure a suo tempo Fidel castro, hanno voluto (più o meno, certo non del tutto) le stesse cose che ha desiderato il Che, eppure non stanno appesi in nessuna stanza o raffigurati su nessuna maglietta o bandiera. Ci sono evidentemente altri fattori che intervengono, meccanismi che il potere conosce bene evidentemente, e sa usarli a proprio vantaggio, nella creazione di falsi miti e quant’altro; il discorso è lungo, coinvolge l’istinto, l’emozione, la razionalità, la ricerca di qualcosa a cui affidarsi e anche delegare le proprie responsabilità, mi fermo qui.

        • Denisio

          La mia idea è che 2 fattori fondamentali come quello di vivere secondo ideali universalmente riconosciuti e morire in giovane età sia qualcosa che rende e crea il mito, non sono le creazioni di hollywood ad aver creato questo mito ma ė stato hollywood ad ispirarsi a questo mito.
          Tra i miti giovanili da poster in camera ci sono i cosidetti 27ers….c’è John Lennon, sono i martiri del sistema, quelli che servono anche a dare una forma tangibile e provata della mancanza di morale del sistema….
          Poi ci sono i veri giganti che portano avanti con saggezza e intelligenza la lotta per l’intera vita ma in questo lungo tempo il sistema fa a tempo di sminuirli e denigrarli (Fidel si salvò da un settantina di attentati) così che alla fine vengono apprezzati da minor numero di persone.

  • Primadellesabbie

    E alla tavola di Re Artù, la dodicesima sedia rimaneva vuota.

    Ma non é che si risolva con il bricolage, con l’eroe ‘fai da te’, confezionato in garage secondo i propri gusti, come sembra emergere da molti commenti…o sì?

  • Emilia2

    Sempre ancora con questi “miti” comunisti?