Che dirò ai miei studenti nel giorno della memoria?

Che dirò ai miei studenti nel giorno della memoria?

DI FRANCO BERARDI BIFO

alfabeta2.it

Dopo la guerra che Israele scatenò contro la popolazione di Gaza nel 2008, Stefano Nahmad (la cui famiglia subì le persecuzioni naziste) scrisse queste parole: «hai fatto una strage di bambini e hai dato la colpa ai loro genitori dicendo che li hanno usati come scudi. Non so pensare a nulla di più infame […] li hai chiusi ermeticamente in un territorio, e hai iniziato ad ammazzarli con le armi più sofisticate, carri armati indistruttibili, elicotteri avveniristici, rischiarando di notte il cielo come se fosse giorno, per colpirli meglio. Ma 688 morti palestinesi e 4 israeliani non sono una vittoria, sono una sconfitta per te e per l’umanità intera».

La guerra che Israele conduce contro il popolo palestinese non è finita, non finisce mai. Continua ogni giorno, e ogni giorno uccide, distrugge, depreda. Negli ultimi mesi è esplosa una povera Intifada, chiamata l’Intifada dei coltelli. Si manifesta con azioni suicidarie compiute da uomini donne, anziani e giovani che il razzismo quotidiano del gruppo dirigente di Israele ha reso a tal punto disperati da cercare la morte per strada, nel tentativo generalmente fallimentare di accoltellare uno dei superarmati agenti dell’esercito di Israele.

Come ogni anno si avvicina il giorno della Memoria, e come ogni anno mi preparo a parlarne con gli studenti della scuola in cui insegno. Insegno in una scuola serale per lavoratori, in gran parte stranieri. È un ottimo osservatorio per capire quel che accade nel mondo. Qualche anno fa, in occasione di questa ricorrenza, leggemmo brani dal libro Se questo è un uomo di Primo Levi. Avevamo parlato molto della questione ebraica, e della storia del popolo ebreo dalle epoche lontane al ventesimo secolo. Proposi che tutti scrivessero un breve testo sugli argomenti di cui avevamo parlato. Claude D, un ragazzo senegalese di circa venti anni, piuttosto pigro ma dotato di vivacissima intelligenza concluse il suo lavoro con queste parole: «Ogni anno si fanno delle cerimonie per ricordare lo sterminio degli ebrei, ma gli ebrei non sono i soli che hanno subito violenza. Perché ogni anno dobbiamo stare lì a sentire i loro pianti quando altri popoli sono stati ammazzati ugualmente e nessuno se ne preoccupa?». Questa frase mi colpì, e decisi di proporla alla discussione della classe, in cui oltre Claude c’erano cinque italiani due marocchini un peruviano una brasiliana, un somalo, due ragazze romene una ucraina e due russi. L’opinione di Claude era quella di tutti. Sia ben chiaro: nessuno mise in dubbio la verità storica dell’Olocausto, neppure Yassin, un ragazzo marocchino appassionato alla causa palestinese e sempre pronto a criticare con durezza Israele. Tutti avevano seguito con attenzione e partecipazione la lettura delle pagine di Primo Levi. Però tutti mi chiedevano: perché non si fanno cerimonie pubbliche dedicate allo sterminio dei rom, dei pellerossa, o allo sterminio in corso dei palestinesi? Claude a un certo punto uscì fuori con una frase che non potevo contestare: perché nessuno ha pensato a un giorno della memoria dedicato all’olocausto africano? Pensai ai milioni di suoi antenati deportati dagli schiavisti, pensai all’irreparabile danno che questo ha prodotto nella vita dei popoli del golfo d’Africa occidentale, e conclusi il discorso in maniera che a tutti apparve risolutiva (vorrei quasi dire salomonica): «Nel giorno della memoria si ricorda l’Olocausto ebraico perché attraverso questo sacrificio si ricordano tutti gli Olocausti sofferti dai popoli di tutta la terra».

Ammesso che la parola «identità» significhi qualcosa, e non lo credo, per me l’identità non è definita dal sangue e dalla terra, blut und boden come dicono i romantici tedeschi, ma dalle nostre letture, dalla formazione culturale e dalle nostre mutevoli scelte. Perciò io affermo di essere ebreo. Non solo perché ho sempre avuto un interesse fortissimo per le questioni storiche e filosofiche poste dall’ebraismo della diaspora, non solo perché ho letto con passione Isaac Basheevis Singer e Abraham Yehoshua, Amos Oz, Gershom Scholem e Daniel Lindenberg, ma soprattutto perché mi sono sempre identificato profondamente con ciò che definisce l’essenza culturale dell’ebraismo diasporico. Nell’epoca moderna gli ebrei sono stati perseguitati perché portatori della Ragione senza appartenenza. Essi sono l’archetipo della figura moderna dell’intellettuale. Intellettuale è colui che non compie scelte per ragioni di appartenenza, ma per ragioni universali. Gli ebrei, proprio perché la storia ha fatto di loro degli apatridi, hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della figura moderna dell’intellettuale e hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione dell’Illuminismo e della laicità, e anche dell’internazionalismo socialista.

Come scrive Singer nelle ultime pagine del suo Meshugah, «la libertà di scelta è strettamente individuale. Due persone insieme hanno meno libertà di scelta di quanto ne abbia una sola, le masse non hanno virtualmente nessuna possibilità di scelta». Per questo io sono ebreo, perché non credo che la libertà stia nell’appartenenza, ma solamente nella singolarità. So bene che nel ventesimo secolo gli ebrei sono stati condotti dalla forza della catastrofe che li ha colpiti, a identificarsi come popolo, a cercare una terra nella quale costituirsi come stato: stato ebraico. È il paradosso dell’identificazione. I nazisti costrinsero un popolo che aveva fatto della libertà individuale il valore supremo ad accettare l’identificazione, la logica di appartenenza e perfino a costruire uno stato confessionale che contraddice le premesse ideologiche che proprio il contributo dell’ebraismo diasporico ha introdotto nella cultura europea.

In Storia di amore e di tenebra scrive Amos Oz: «Mio zio era un europeo consapevole, in un’epoca in cui nessuno in Europa si sentiva ancora europeo a parte i membri della mia famiglia e altri ebrei come loro. Tutti gli altri erano panslavi, pangermanici, o semplicemente patrioti lituani, bulgari, irlandesi slovacchi. Gli unici europei di tutta l’Europa, negli anni venti e trenta, erano gli ebrei. In Jugoslavia c’erano i serbi i croati e i montenegrini, ma anche lì vive una manciata di jugoslavi smaccati, e persino con Stalin ci sono russi e ucraini e uzbeki e ceceni, ma fra tutti vivono anche dei nostri fratelli, membri del popolo sovietico».

Il mio punto di vista sulla questione mediorientale è sempre stato lontano da quello dei nazionalisti arabi. Avrei mai potuto sposare una visione nutrita di autoritarismo e di fascismo? E oggi potrei forse sposare il punto di vista dell’integralismo religioso che pervade la rabbia dei popoli arabi e purtroppo ha infettato anche il popolo palestinese nonostante la sua tradizione di laicismo? Proprio perché non ho mai creduto nel principio identitario non ho mai provato particolare affezione per l’idea di uno stato palestinese. I palestinesi sono stati costretti all’identificazione nazionale dall’aggressione israeliana che dal 1948 in poi si è manifestata in maniera brutale come espulsione fisica degli abitanti delle città, come cacciata delle famiglie dalle loro abitazioni, come espropriazione delle loro terre, come distruzione della loro cultura e dei loro affetti. «Due popoli due stati» é una formula che sancisce una disfatta culturale ed etica, perché contraddice l’idea – profondamente ebraica – secondo cui non esistono popoli, ma individui che scelgono di associarsi. E soprattutto contraddice il principio secondo cui gli stati non possono essere fondati sull’identità, sul sangue e sulla terra, ma debbono essere fondati sulla costituzione, sulla volontà di una maggioranza mutevole, cioè sulla democrazia.

Pur avendo un interesse intenso per l’intreccio di questioni che la storia ebraica passata e recente pone al pensiero, non ho mai scritto su questo argomento neppure quando l’assedio di Betlemme o il massacro di Jenin o l’orribile violenza simbolica compiuta da Sharon nel settembre del 2000 o i bombardamenti criminali dell’estate 2006 provocavano in me la stessa ribellione e lo stesso orrore che provocavano gli attentati islamici di Gerusalemme o di Netanya o gli omicidi casuali di cittadini israeliani provocati dal lancio di razzi Qassam.

Non ho mai scritto nulla (mi dispiace doverlo dire), perché avevo paura. Come ho paura adesso, non lo nascondo. Paura di essere accusato di una colpa che considero ripugnante – l’antisemitismo. So di poter essere accusato di antisemitismo a causa della convinzione, maturata attraverso la lettura dei testi di Avi Shlaim, e di cento altri studiosi in gran parte ebrei, che il sionismo, discutibile nelle sue scelte originarie, si è evoluto come una mostruosità politica. Pur avendo paura non posso però più tacere dopo aver discusso con lo studente Claude.

Per quanto io sappia che il sionismo va compreso nel contesto della persecuzione di cui gli ebrei sono stati vittime per secoli, non posso ignorare che l’ideologia sionista si è evoluta come nazionalismo colonialista, è causa di infinite ingiustizie e sofferenze per il popolo palestinese, e rischia, nel lungo periodo, di rivelarsi un pericolo mortale per lo stesso popolo ebraico.

La violenza sistematica che lo stato di Israele ha scatenato negli ultimi sessant’anni alimenta la bestia antisemita che sta diventando maggioritaria nel subconscio collettivo. Poiché non si può affermare che il nazionalismo sionista è una politica sbagliata che produce effetti criminali senza essere accusati di antisemitismo, molti non lo dicono, ma non possono impedirsi di pensarlo. Dato che non è possibile affermare a viso aperto che uno stato che si definisce ebraico e discrimina i cittadini sulla base dell’appartenenza religiosa è uno stato integralista, allora molti lo tacciono ma non possono impedirsi di pensarlo.

Aprendo la discussione sulle parole dello studente Claude, ho scoperto che gli altri studenti, italiani e marocchini, romeni e peruviani, che pure nel loro svolgimento avevano trattato la questione secondo gli stilemi politicamente corretti, costretti ad approfondire il ragionamento e a far emergere il loro vero sentimento, finivano per identificare il governo colonialista di Israele con il popolo ebraico e quindi a ripercorrere la strada che conduce verso l’antisemitismo. Considerando criminale e arrogante il comportamento dello stato di Israele, identificandosi spontaneamente con il popolo palestinese vittimizzato, finivano inconsapevolmente per riattivare l’antico riflesso anti-ebraico. Proprio la rimozione e il conformismo che si coltivano nel giorno della memoria stanno producendo nel subconscio collettivo un profondo antisemitismo che non si confessa e non si esprime. Perciò credo che occorra liberarsi della rimozione e denunciare il pericolo che il sionismo aggressivo rappresenta soprattutto per il popolo ebraico.

Si avvicina il 27 gennaio, che sarà anche quest’anno il giorno della memoria. Come potrò parlarne agli studenti della mia scuola? Non c’è più Claude, ma ci sono altri ragazzi africani e arabi e slavi ai quali non potrò parlare dell’immane violenza che colpì il popolo ebraico negli anni Quaranta senza riferirmi all’immane violenza che colpisce oggi il popolo palestinese. Se tacessi questo riferimento apparirei loro un ipocrita, perché sanno quel che sta accadendo. E come potrò tacere le analogie tra l’assedio di Gaza e l’assedio del Ghetto di Varsavia? È vero che gli ebrei uccisi nel ghetto di Varsavia nel 1943 furono 58.000 mentre i morti palestinesi sono per il momento solo poche migliaia. Ma come dice Woody Allen i record sono fatti per essere battuti. La logica che ha preparato la ghettizzazione di Gaza (che un cardinale cattolico ha definito «campo di concentramento») non è forse simile a quella che guidò la ghettizzazione degli ebrei di Varsavia? Non vennero forse gli ebrei di Varsavia costretti ad ammassarsi in uno spazio ristretto che divenne in poco tempo un formicaio? Non venne forse costruito intorno a loro un muro di cinta della lunghezza di 17 chilometri di tre metri di altezza esattamente come quello che Israele ha costruito per rinchiudere i palestinesi? Non venne agli ebrei polacchi impedito di uscire dai valichi che erano controllati da posti di blocco militari?

Per motivare la loro aggressione che uccide quotidianamente centinaia di bambini e di donne, i dirigenti politici israeliani denunciano i missili Qassam che in un decennio hanno causato dieci morti (tanti quanti l’aviazione israeliana uccide in mezz’ora). È vero: è terribile, è inaccettabile che il terrorismo di Hamas colpisca la popolazione civile di Israele. Ma questo giustifica forse lo sterminio di un popolo? Giustifica il terrore indiscriminato, la distruzione di una città? Anche gli ebrei di Varsavia usarono pistole, bombe a mano, bottiglie molotov e perfino un mitra per opporsi agli invasori. Armi del tutto inadeguate, come lo sono i razzi Qassam o i coltelli da cucina. Eppure nessuno può condannare la difesa disperata degli ebrei di Varsavia.

Cosa posso dire, dunque, nel giorno della memoria? Dirò che occorre ricordare tutte le vittime del razzismo, quelle di ieri e quelle di oggi. O questo può valermi l’accusa di antisemitismo?

Se qualcuno vuole accusarmi a questo punto non mi fa più paura. Sono stanco di impedirmi di parlare e quasi perfino di pensare ciò che appare ogni giorno più evidente: che il sionismo aggressivo, oltre ad aver portato la guerra e la morte e la devastazione al popolo palestinese, ha stravolto la stessa memoria ebraica fino al punto che nelle caserme israeliane sono state trovate delle svastiche, e fino al punto che cittadini israeliani bellicisti hanno recentemente insultato cittadini israeliani pacifisti con le parole «con voi Hitler avrebbe dovuto finire il suo lavoro».

Proprio dal punto di vista del popolo ebraico il sionismo aggressivo del gruppo dirigente di Israele è un pericolo mortale. La violenza degli insediamenti, la violenza dell’operazione Piombo Fuso del 2008 e dei bombardamenti su Beirut del 2006 è segno di demenza suicida. Israele ha vinto tutte le guerre dei passati sessant’anni e può vincere anche la prossima guerra contro una popolazione disarmata. Ma la lezione che ne ricavano centinaia di milioni di giovani islamici che assistono ogni sera allo sterminio dei palestinesi fa nascere in loro un odio che oggi si manifesta nelle forme del terrorismo islamista. Israele può sconfiggere militarmente Hamas. Può vincere un’altra guerra come ha vinto quelle del 1948 del 1967 e del 1973. Può vincere due guerre tre guerre dieci guerre. Ma ogni sua vittoria estende il fronte dei disperati, il fronte dei terrorizzati che divengono terroristi perché non hanno alcuna alternativa. Ogni sua vittoria approfondisce il solco che separa il popolo ebraico da un miliardo e mezzo di islamici. E siccome nessuna potenza militare può mantenere in eterno la supremazia della forza, i dirigenti sionisti aggressivi dovrebbero sapere che un giorno o l’altro l’odio accumulato può dotarsi di una forza militare superiore, e può scatenarla senza pietà, come senza pietà da anni si manifesta l’odio israeliano contro la popolazione indifesa di Gaza.

Franco Berardi Bifo

Fonte: www.alfabeta2.it

Link: https://www.alfabeta2.it/2016/01/24/memoria-bifo/

24.01.2017

Commenti (132)

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    1. gianni 24 gennaio 2017

      Chissà perche' qui in Italia si e' dovuto fare una legge che a chi nega l' olocausto rischia la galera , che strano....

    2. Divoll79 24 gennaio 2017

      E' la stessa cosa anche in altri paesi. Si puo' negare di tutto, ma non questo. Chissa' perche'.

    1. antifemminismoragusa 24 gennaio 2017

      L'olocausto è un misto di realtà e fantasia, è una leggenda. I documentari sui campi di sterminio li ha fatti hitcock ( che faceva film dell'orrore ) cioè hollywood. Viceversa i tedeschi hanno fatto un film sui rothshit che è stato screditato facendolo considerare un'opera della propaganda nazista quando invece dice la verità. Non ci sono documenti tedeschi dei campi di sterminio, i forni erano pochi per uno sterminio di massa così com'è stato raccontato e molti li hanno fatti dopo a guerra finita, i testimoni infine sono tutti ex detenuti e quindi inattendibili perchè coinvolti emotivamente. Erano campi di lavoro ( c'era scritto pure all'ingresso ), in buona sostanza hitler è stato l'uomo più diffamato della storia perchè ha osato fare nomi e cognomi.

    2. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Davvero? Lo vada a dire a chi ha perso la famiglia intera in quei campi e in quei forni. Il suo negazionismo è ignobile. La sua idea di verità è altrettanto schifosa. La sua mala fede, il suo nazismo, la sua pochezza, oltre alla sua logica traballante, sono talmente evidenti che quando parla di "detenuti" li dichiara "quindi inattendibili perchè coinvolti emotivamente". Avevano un numero tatuato, i "detenuti". Un numero, non erano più neanche persone. Milioni di numeri, milioni di morti. Chi meglio di coloro che hanno avuto corpo e mente straziati dalla barbarie e sono riusciti a sopravvivere può testimoniare l'orrore? Lei, forse, che si inventa pretesti ridicoli per sminuire l'orrore nazista? Campi di lavoro... ancora questa pagliacciata! In un campo di "lavoro" ci stanno dei lavoratori non dei "detenuti", che stanno invece in prigioni. La lingua che lei pretende di usare si rivolge contro di lei. Lei che parla di verità dovrebbe vergognarsi delle scemenze che scrive.

    3. Divoll79 24 gennaio 2017

      Ha fatto oltre 23 milioni di morti in Russia e questo, da solo, basterebbe a condannarlo per l'eternita'.

    4. MarioG 24 gennaio 2017

      Chi meglio di una bella di giorno (ma bellissima di notte) puo' rilevare le "logiche traballanti" altrui?

      "Campi di lavoro... ancora questa pagliacciata! In un campo di "lavoro"
      ci stanno dei lavoratori non dei "detenuti", che stanno invece in
      prigioni. La lingua che lei pretende di usare si rivolge contro di lei."

      Da sbellicarsi! Ha dimostrato (linguisticamente...)
      che non esistono campi di lavoro per prigionieri: infatti i detenuti (prigionieri) stanno nelle prigioni e i lavoratori nei campi di lavoro!
      E' tutto cosi' ... lineare...
      Linerare come la bellezza di giorno, che si prolunga nella bellezza ancor piu' spiccata della notte...

      Eppure scrivono!

    5. MarioG 24 gennaio 2017

      Strano, qualcuno s'e' mangiato il mio commento... copio e incollo di nuovo.

      Chi meglio di una "bella di giorno" (ma "bellissima di notte") puo' testimoniare la logica traballante altrui?
      Dunque leggiamo:

      "Campi di lavoro... ancora questa pagliacciata! In un campo di "lavoro"
      ci stanno dei lavoratori non dei "detenuti", che stanno invece in
      prigioni. La lingua che lei pretende di usare si rivolge contro di lei."

      !!!

      Da sbellicarsi dalle risa.
      Le metto un "mi piace"!
      Ha dimostrato (linguisticamente...) che non esistono i campi di lavoro per detenuti:
      INFATTI i detenuti, o prigionieri, stanno nelle prigioni, i lavoratori stanno nei campi di lavoro.
      Tutto cosi'...lineare!
      Lineare come la bellezza di giorno, che si prolunga in una ancor piu' spiccata bellezza di notte!
      Dia retta: torni alle sue maschere di bellezza e ai cetrioli sul visino.

      (Mah! Eppure non si fanno scrupolo di mettere i loro scatti isterici per iscritto)

    6. Rolmas 24 gennaio 2017

      Qui non ci sono né razzisti né nazisti, ma soltanto persone che stanno commentando un post. Ognuno secondo le proprie conoscenze e convinzioni. I tedeschi deportarono milioni di persone nei campi di lavoro perché non avevano più manodopera per l'agricoltura e l'industria. I loro uomini erano tutti in guerra. Non facevano fare cinque giorni di viaggio in treno ai prigionieri per poi ucciderli. Era gente concreta. Le condizioni di vita dei campi erano disumane e lì morirono milioni di persone. I tedeschi furono invece vittime del Piano Morgenthau che nel dopo guerra, quindi in tempo di pace, fece circa 8 milioni di morti per fame e stenti. La maggior parte erano bambini, donne e vecchi perché i giovani tedeschi rimasero prigionieri fino alla fine degli anni quaranta nei campi di lavoro degli alleati. Morgenthau, invece, era un ricco ebreo. Il suo piano prevedeva la morte di venti milioni di tedeschi. Non aveva scritto il Mein Kampf, ma di sicuro era razzista quanto Hitler se non di più. O no? Anche la Albright è ebrea e considera tuttora giusto che 500.000 bambini irakeni abbiano perso la vita per colpa dell'embargo americano. "Ne valeva la pena, era un prezzo giusto da pagare", ha detto. Brava anche questa vittima della shoah? Forse lei ha una visione unilaterale e ristretta della storia. Sarebbe meglio ampliarla, prima di accusare gli altri per come la pensano.

    7. 999 24 gennaio 2017

      Signorina anche oggi se passa per l'Ufficio matricole di qualunque carcere la prima cosa che fanno le stracciano l'identità e le assegnano un numero di identificazione..
      Per lo stato poi qualunque altro cittadin non è altro che un numero.
      Di cosa vuole parlare del tatuaggio forzato?

    8. MarioG 24 gennaio 2017

      Ma e' comprensibile.
      Fa parte del repertorio retorico (che non significa necessariamente scorretto!).
      "Trasformati in numeri" e' una delle locuzioni di ordinanza su questo tema. Deve per forza essere ripetuta e interiorizzata. E cosi' viene fuori anche a sproposito, producendo effetti indesiderati.

    9. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Spero che prima o poi capiti anche a lei una gita in un campo di sterminio come "ospite". Se sopravvivrà potrà raccontare le sue impressioni a qualche giornalista.

    10. 999 24 gennaio 2017

      Io invece le auguro semplicemente di essere stuprata insieme a sua figlia se la ha.

    11. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Le sue argomentazioni sono esattamente quelle delle persone che lei vorrebbe difendere. Negando l'olocausto e riducendolo a un mero fatto di "sfruttamento del lavoro", che al mio paese si chiama schiavitù, con tutto ciò che la schiavitù comporta, ossia il valore nullo della vita dello schiavo, lei non fa che rafforzare coloro che invece dell'olocausto furono vittime e testimoni. Non è portando l'esempio degli altri genocidi che il genocidio da parte nazista sminuisce la sua importanza e negarlo è ancora peggio perché a questo punto si potrebbero negare anche gli altri che lei stesso porta come esempio. Poi lei saprà meglio di me che la seconda guerra mondiale fu iniziata proprio da Hitler e che le conseguenze di una guerra mondiale, se si è sconfitti, le paga lo sconfitto. Esattamente come Hitler faceva pagare ai suoi sconfitti, non li premiava, sa... O li sterminava o li riduceva in schiavitù. Forse ignora che cosa ha comportato la seconda guerra mondiale in termini di perdite umane e di distruzioni? Credo che sia troppo difficile da capire per lei. E lei, non io, dimostra che la sua visione della Storia ha un diametro di 10 cm. Ampliarla è un'impresa che non si può neanche pensare di iniziare se non si ha una mente analitica e scevra da pregiudizi. Oltre ad avere, naturalmente, e non mi pare il suo caso, capacità logiche spiccate. E, in ultimo, uno studio accurato dei documenti e delle testimonianze di chi c'era non di chi si inventa, OGGI, presunte beneficenze naziste. Si vergogni.

    12. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      io posso permettermi di essere bella di giorno, lei non può permettersi neanche di capire una sola parola che scrivo. Mi dispiace per lei. Non è all'altezza.

    13. Rolmas 24 gennaio 2017

      Bene, ho capito il suo ruolo in questo blog. La pagano bene per offendere? O lo fa gratis?

    14. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Vede, caro signore, in realtà chi offende sono i commenti a cui io rispondo. Sono un'offesa alla Storia, alla civiltà e all'intelligenza. E non c'è prezzo che tenga per combattere l'ignoranza. Che vuole, sono un'idealista...

    15. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Vede... non mi pare che nessun cittadino tedesco "ariano", non ebreo, non dissidente politico, non zingaro, non omosessuale, non altro, abbia avuto alcun numero tatuato sul corpo. Ma per lei "trasformati in numeri" acquista un valore da locuzione di ordinanza, negando il valore che aveva nella realtà: una classificazione, un marchio, un elenco da registrare. Le è andata male... E conferma che lei non è in grado di capire una sola parola di ciò che io scrivo, soprattutto perché i suoi mezzi critici e linguistici sono inferiori.

    16. WM 24 gennaio 2017

      @rolmas:disqus e @disqus_gIn04xvMmZ:disqus, cerchiamo di moderare i toni, per favore. Grazie

    17. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      grazie moderatore, ma non credo di essere stata io ad avere insultato. Qui mi dicono di tutto solo perché oso rilevare il negazionismo...
      Questo, addirittura:
      999 Bella di Giorno • 30 minuti fa
      Io invece le auguro semplicemente di essere stuprata insieme a sua figlia se la ha.

    18. WM 24 gennaio 2017

      Quel commento è già stato cancellato, insieme al suo che augurava l'internamento in un campo di concentramento.
      Non ci saranno altri avvisi, o discutete da persone civili o lo farete da un'altra parte.
      Grazie

    19. MarioG 24 gennaio 2017

      Senta, le chiacchere contano poco. Sono 3 righe, che tutti possono leggere:

      ""Campi di lavoro... ancora questa pagliacciata! In un campo di "lavoro" ci stanno dei lavoratori non dei "detenuti", che stanno invece in prigioni. La lingua che lei pretende di usare si rivolge contro di lei."

      Tre righe che la perseguiteranno fino alla morte! (La lingua le si e' rivoltata contro!)

      Ripeto:

      " In un campo di "lavoro" ci stanno dei lavoratori non dei "detenuti""

      Io la manderei a fare la dispensatrice di manicure in un LAOGAI!

      :):):)

    20. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Ma, a differenza di colui che mi augurava uno stupro insieme a mia figlia, il mio non era un augurio gratuito e volgare, se ricorda bene: era una condizione di prigionia della quale, qualora fosse sopravvissuto, avrebbe potuto forse capire le condizioni in cui i prigionieri coatti si trovano. Infatti era chiarito subito dopo. C'è una bella differenza, credo.

    21. WM 24 gennaio 2017

      Se è solo per quello, anche da uno stupro si sopravvive e dura molto meno.

      Non per questo si può augurare l'uno o l'altro, perlomeno non qui.
      La questione è chiusa, discutete da persone civili e con rispetto reciproco, non ci saranno altri avvisi, in difetto.

    22. Rolmas 24 gennaio 2017

      Forse sono i suoi toni un po’ garbati ed il suo pensiero molto ben allineato e unidirezionale a scaldare gli animi

    23. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Infatti, lei continua a mostrare di non essere all'altezza. La lingua dimostra i suoi tranelli inconsci. Se solamente colui avesse scritto "campo di lavoro forzato" avrebbe già lasciato intendere che erano prigioni. Invece no, colui scrive: "Erano campi di lavoro ( c'era scritto pure all'ingresso )". E c'era scritto, beffardamente: Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi. Liberi di essere schiavi dei nazisti, certo. Ma lei e colui forse non sapete che erano lager, non campi di lavoro VOLONTARIO. Meno male, adesso l'informazione ce l'avete per potere studiare meglio la Storia.
      Difficile mantenere un grado di civiltà con persone come voi... la misoginia che spandete a piene mani e che caratterizza ogni vostra manifestazione è veramente irritante.

    24. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      Lei ha mai subito uno stupro?

    25. Bella di Giorno 24 gennaio 2017

      non credo di essere l'unica ad avere un pensiero unidirezionale, per ciò che lei intende con questo termine... Mi pare che un po' tutti, qui, abbiate un pensiero unidirezionale, per ciò che lei intende, negando ciò che è accaduto.

    26. MarioG 24 gennaio 2017

      1) Se solamente colui avesse scritto "campo di lavoro forzato" avrebbe già lasciato intendere che erano prigioni. Invece no, colui scrive: "Erano campi di lavoro ( c'era scritto pure all'ingresso )"."

      Sa', io sono veramente in pensiero per le sue unghie laccate. Anche se lo specchio e' perfettamente liscio, la pressione impressa nei ripetuti tentativi di arrampicamento non va assolutamente presa alla leggera...

      2) "non campi di lavoro VOLONTARIO"

      Fantastico!
      MA DOVE HA SCRITTO, (che dico, dove ha minimamente LASCIATO SOSPETTARE) il signore di Ragusa, che i campi di concentramento erano campi di lavoro VOLONTARIO?

      Qui siamo al ricovero d'urgenza...

      E invece no! C'e' puzza di trollismo... :) :)

    27. MarioG 24 gennaio 2017

      1) Ma di nuovo fa finta di non capire. Le si stava solo rispondendo.
      Lei ha detto:

      " Avevano un numero tatuato, i "detenuti". Un numero, non erano più neanche persone."

      Le si e' detto che il numero tatuato IN SE' non significa quello che dice lei (o per lo meno non significa nulla di piu' di quello che significa il numero di matricola di un prigioniero qualsiasi di una prigione qualsiasi).
      Poi lei potra' sostenere che non erano persone, ma quella e' una considerazione che va OLTRE il fatto del numero tatuato che ha voluto portare a emblema.

      2) A proposito di "le e' andata male":

      "Vede... non mi pare che nessun cittadino tedesco "ariano", non ebreo,
      non dissidente politico, non zingaro, non omosessuale, non altro, abbia
      avuto alcun numero tatuato sul corpo."

      LE E' ANDATA MALISSIMO, Bella: Le SS avevano il numero di matricola tatuato sul braccio!

      Tanto per dire quante figurette... poco simpatiche le fa collezionare la sua agitazione (o il suo lavoro)

    28. WM 24 gennaio 2017

      L'utente Bella di Giorno è stato bannato, quindi è completamente inutile replicare ai suoi commenti.

    29. Antonio XV 24 gennaio 2017

      Di grazia, le cose che dici come le sai? Ma non è poi questo il punto quando si parla di "negazionismo”... Forse questa campagna di demonizzazione produrrò alla fine il suo effetto contrario: si verrà a capire che nessuno difende il principio di crudeltà, ma se mai il diritto di poter indagare su tutti i casi di crudeltà denunciati... E quanto più gli anni si allontano dagli eventi storici, tanto più il metodo storico-documentale ed interpretativo è necessario per avere cognizione del passato... In questo modo, rifiutando e criminalizzando il metodo storico (non quello degli accademici che sono una sorta di giornalisti di quelli al servizio della CIA), si fonda soltanto una religione... Ed in effetti, quando si parla di Olocausto, è meglio parlarne come di una nuova religione, non come un fatto storico di cui ci si possa occupare come di un qualsiasi altra fatto storico, anche tragico ed assai tragico...

    30. Antonio XV 24 gennaio 2017

      Ed aiutaci a salire alla tua altezza!

    31. Antonio XV 24 gennaio 2017

      È giusto per te che una persona vada in galera per aver scritto libri di storia dove in coscienza e con metodo sostiene tesi diversi dalle tue? Chi non è d'accordo con le cose che dici va in galera? È in questo modo che tutte quelle della tua specie pensano di aver ragione? O mi dai ragione e ti inginocchi, o vai in galera! È così che ragioni? Dillo!

    32. Antonio XV 24 gennaio 2017

      Cerco di essere più chiaro: a me non interessa il merito della discussione (campi di lavoro e simili), a me interessa il diritto o meno di sostenere una tesi diversa dalla tua... Chi ha poi ragione è questione secondario. Per me è di somma assoluta importanza il diritto di sostenere una tesi la cui verità o falsità può risultare soltanto dal contraddittorio e dalla qualità e forza intrinseca degli argomenti e delle prove... Chi poi dovesse avere torto, non per questo però il carcere, ossia ciò che adesso avviene. Ed è questo per me il male assolutamente certo... L’altro è incerto perché non è stato concesso di poterlo appurare, almeno in una fase iniziale di ricerca... Chi è giunta alla fase finale e si trova per questo in carcere, costringere a ricominciare daccapo, per poi magari finora nuovamente in carcere... In questo modo si costruisce la verità "ufficiale", che si celebre in tutto l'arco di questo mese, ogni anno, fino a quando peseranno su di noi 130 basi americane...

    33. Antonio XV 24 gennaio 2017

      E lei avrebbe una mente analitica? E il senso della storia e della giustizia è che chi perde una guerra ne paga le conseguenze? Il vinto ha sempre torto e il vincitore ha ragione e scrive la storia? Azz!... Credo che il tuo sia uno scherzo e una provocazione consapevole, deliberata... Quanto poi hai "documenti" il punto dolente è proprio questo: se uno ne produce (e se ne producono!) di tali che portano a conclusioni diverse da quelle decretate dai vincitori, lo mettono il galera, per non parlare poi della morte civile. Non credo proprio che una persona di buon senso e libera, non arrivi a comprendere questo... So per certo che esistono finanziatissimi istituti di propaganda per sostenere tesi come le sue, che magari possono essere benissimo frutto della sua libera convinzione, ma ciò non toglie che esistono ricchi istituti di propaganda... che producono appunto le tesi da te sostenute, Sempre negli articoli pubblicati su CDC appare una voce come la tua... Non so è la stessa, con nome mutato, o il frutto di una scuola, di una squadra, ma il fatto è sistematico e ricorrente... L'ho già detto a Davide: ho il sospetto che vogliano giocare qualche brutto tiro a CDC, giusto per farlo chiudere... Sono dei veri professionisti in questo genere di operazione... Noi siamo (e mi ci metto pure io) dei grandi ingenui... inguaribili ingenui...

    34. Antonio XV 24 gennaio 2017

      Ed abbi un poco di pietà, per noi poveri esseri inferiori... Illuminaci! Facci capire... Guidaci tenendoci per mano!

    35. MarioG 25 gennaio 2017

      Allora avevo fiutato giusto riguardo al trollismo!

    36. Antonio XV 25 gennaio 2017

      "mala fede" di chi? E in cosa? Se qui vige la regola che ci si deve insultare, e la Moderazione ha un bel lavoro da fare, allora se passa il tuo dare della "mala fede” ad altri, di consequenza uno potrebbe imputare a te della "mala fede": principio di reciprocità. Ed infatti sospetto fortissimamente di te... Che ne dice il moderatore, del cui lavoro ho il massimo rispetto, accetando ogni sua decisione?

    37. Antonio XV 25 gennaio 2017

      Non sapevo..., ma è interessante conoscere la motivazione... A me in effetti non quadrava, ed ho già avvertito altre volte che esistono appositi servizi, gente pagata proprio per fare intrusioni come quelle viste... I livelli sono molteplici e vari... Non è come qui facciamo noi, ognuno è una persona e parla solo per sé, a seconda della sua cultura e istruzione... Quelli sono centri veri e propri, uffici, con gente stipendiata... Se in nostro Paese non fosse esso stesso asservito, andrebbe fatto una inchiesta parlamentare... È un grave attentato alla libertà di pensiero dei cittadini, una minaccia alla democrazia e perfino alla sicurezza nazionale e dello Stato... Con 130 basi americane cosa possiamo aspettarci?

    38. antifemminismoragusa 25 gennaio 2017

      ripigliati invece di ripetere a pappagallo le cose che ti hanno inculcato

    39. cdcuser 25 gennaio 2017

      @antonioxv:disqus
      io quando me ne accorgo, rispondo sempre in questo modo:

      ☺☺☺☺☺☺ ("6" sorrisini)

      era un consiglio che avevo preso dall'utente mincuo.

      Fate attenzione a non cadere nelle "loro" trappole, perché scattano chiusure, denunce, blocchi, ecc ... in un batter d'occhio.

    40. WM 25 gennaio 2017

      Antonio, Bella di Giorno è stata bannata ieri, non sprecarci altro tempo, non serve.

    41. Antonio XV 25 gennaio 2017

      Anche negli ospedali, dove ero stato per qualche tempo, in decenni passati, ricordo che mi chiamavano con il numero del mio letto... Non mi avevano tatuato il numero sul corpo, ma per gli infermieri era più facile identificarmi con il numero del mio letto (in camere da sei letti e sei numeri) e per tutto il padiglione che aveva qualche centinaio di letti.... Mi sembra che io fossi il numero 58. E nei corridoi mi si chiamava con il numero...

    42. Antonio XV 25 gennaio 2017

      L'ho detto sopra: non me ne ero accorto. Da quando me ne sono accorto ho smesso di commentare i suoi testi... Infatti, mi stupivo di non trovare le sue repliche... Mi chiamo Antonio, non Maramaldo, quello che uccideva uomini già morti...

    1. Rolmas 24 gennaio 2017

      Agli allievi del prof. basterebbe dire che nella Germania degli anni venti gli ebrei rappresentavano il 2% della popolazione, ma controllavano il 60% dell'economia, la maggior parte dei giornali e la finanza al gran completo. Erano iper rappresentati nella politica, nell'insegnamento universitario e nella magistratura. Più o meno la stessa situazione che c'è oggi negli Stati Uniti, con la sola differenza che ora il controllo è molto più profondo e insidioso. All'epoca la Germania era stremata dalla povertà ed in quel contesto disastrato gli unici ad arricchirsi ancora erano gli ebrei. Gli altri erano sempre più poveri e senza speranza. Tra il 1870 e il 1930 vi erano continue crisi finanziarie generate dalle banche e quindi, a torto o a ragione, riconducibili ai banchieri ebrei. Non so quanto fosse razzista Hitler, ma il suo ministro dell'economia Hjalmar Schacht, artefice del miracolo economico tedesco degli anni trenta, era ebreo e non rinnegò mai di esserlo. Hitler in persona volle decorarlo per i suoi meriti nella ricostruzione della Germania, dove Schacht condusse una vita tranquilla. Forse non è un problema di razza, che in questo caso tra l'altro non c'entra nulla, visto che gli ebrei di sicuro non sono né una razza né un'etnia. Forse si tratta soltanto di un problema di sopravvivenza che o prima o poi induce a ribellarsi anche i popoli più pazienti e pacifici del pianeta.

    2. 999 24 gennaio 2017

      non sono ne una razza ne una etnia?
      Non credo sia mai sato importante quale sia la realtà ma è importante solo ciò che si crede.Cioè la verità.
      Del resto cosa risponde cristo a pilato quando gli domanda "quale è la verità ?"

    3. Rolmas 24 gennaio 2017

      Gli ebrei non sono né una razza né un'etnia. Il vincolo che li unisce è religioso e culturale. Molto forte, ma non razziale. La razza ebraica è soltanto un'invenzione.

    4. 999 24 gennaio 2017

      Vuoi dire che tra un ebreo negro, uno dell'india , uno giapponese ed uno...russo non esistono caratteristiche genetiche ereditarie comuni?
      forse è meglio che aguzzi la vista.

    5. Rolmas 24 gennaio 2017

      Zuckerberg, Elkann e Bob Dylan ti sembrano fratelli? Forse sei tu che non vedi bene o che ti fai influenzare. Tutti gli studi genetici riguardanti gli ebrei danno gli stessi risultati. Ora vai a dormire che si é fatto tardi per te.

    6. 999 24 gennaio 2017

      Guardi che il rabbino della comunità conserva l'albero genealogico di
      ogni ebreo della comunità.Sulla base di questo viene censita la purezza
      ossia la classe di appartenenza all'interno della comunità.Sulla base di
      questo albero vengono organizzati matrimoni e concesse figli e figlie
      in sposa.Tramite questo la comunità concede i finanziamenti per intraprendere attività commerciali e sostiene l'attività con tutta la sua influenza.Tramite la certificazione del rabbino si ottiene la
      cittadinanza israeliana.
      Sanno perfettamente chi è ebreo e chi no.

    7. Rolmas 25 gennaio 2017

      Si, hai ragione. Le cose che dici sono giuste. Ma un albero genealogico non definisce l'appartenenza ad una razza. Gli ebrei azkenaziti (la stragrande maggioranza degli ebrei) sono talmente mischiati con popolazioni europee e turche che il loro dna non ha più nulla o quasi nulla in comune con le originarie popolazioni del medio oriente. C'è anche da considerare che tutta la popolazione dell'impero Cazaro si sono convertiti all'ebraismo e questo ha una incidenza considerevole. Mi dispiace contraddirti, ma non possono essere considerati nemmeno un'etnia. C'è troppo variabilità anche per questo. La razza ebraica è un abbaglio. Gli ebrei sono un gruppo religioso e culturale molto unito e omogeneo. Tutto qui. Nessuna razza e nessuna etnia.

    8. vocenellanotte 25 gennaio 2017

      Ti chiedo di chiarirmi cosa intendi col/coi tuo/tuoi commento/commenti. Personalmente ritengo che azzardare che l'ebreo possa essere riconosciuto "geneticamente" oltre ad essere scientificamente campato in aria (non è ancora mappato il gene dei negri, rispetto che so a quello dei giapponesi), è pericoloso perché potrebbe giustificare "eliminazioni" ad cappellam. . . . .
      Gli ebrei non sono una razza, non sono un'etnia, non sono un popolo, non sono una cultura, non sono geneticamente diversi (come sopra detto) . . . . . sono solo una comunità autoproclamatasi migliore, eletta, prediletta da Dio, e autoriconoscentesi nell'osservanza di alcune banali prescrizioni del Talmud. Infatti tu stessi affermi che per riconoscersi hanno bisogno di trasmettere informazioni certificate dal rabbino alla propria discendenza.
      In sostanza la comunità ebraica, la cui manifestazione esteriore del sionismo è solo una possibile espressione, adotta le strategie tipiche dei disturbati mentali (mania di persecuzione ad esempio) e di parassitismo sociale (come gli zingari per il parassitismo economico, o i gay per il parassitismo genetico essendo per natura sterili in coppia).

    9. 999 26 gennaio 2017

      No. Sono io che ti chiedo di spiegarmi che significa "ad cappellam"?

    1. Divoll79 24 gennaio 2017

      Se l'identita' non e' definita dal sangue e dalla terra, di che stiamo a parlare? Lo chieda ai palestinesi, che si vedono portare via ogni giorno ancora un pezzo della loro terra e del loro sangue. Lo chieda a qualunque altro popolo, se la sua terra e i suoi simili, con la loro storia e le loro tradizioni, non rappresentano la sua identita'!
      E poi, asserire che "si ricorda l'Olocausto per ricordare tutti i popoli che hanno subito un genocidio" e' puro sofismo, respinto, per altro, dagli stessi ebrei.
      L'ennesima sviolinata filo-ebraica.

    1. 999 24 gennaio 2017

      "...il sionismo va compreso nel contesto della persecuzione di cui gli ebrei sono stati vittime per secoli..."
      Il prof dovrebbe insegnare ai suoi studenti ad inquadrare il significato del termine antisemitismo nel contesto della Educazione Civica.
      Dovrebbe insegnare che per giungere alla Unità nazionale Italiana ossai a quella che impropriamente viene definita Nazione Italiana tutti i Popoli della Penisola Italica sono stati perseguitati,uccisi sterminati deportati e,mischiati dalla Monarchia sabauda.Tutte le minoranze etniche religiose e culturali furono omologate,sottomesse ed uniformate.Tramite la violenza del suo esercito.
      Questo processo è stato necessario per eliminare le molteplici minoranze etniche linguistiche tradizionali e culturali e religiose presenti sul territorio e al fine di Uniformare la lingua,la cultura,la tradizione la legge la religione e la economia e cosituire un Popolo Unitario una società.Lo hanno fatto gli egizi,i babilonesi i romani,lo stato pontificio,i savoia.I nazisti.Ovunque nella storia del mondo fino all'avvento delle democrazie.Tutti questi pretendevano l'assoggettamento dei popoli ad una unica Entità politica che doveva essere considerata in ogni caso superiore a quelle proprie di ogni minoranza.Qualsiasi popolo che non si sottometteva veniva sterminato e/o deportato,cancelato dalla storia.L'antisemitismo è quindi un termine che indica esclusivamente la persecuzione che il Potere Centrale perpetrava nei confronti degli ebrei in quanto essi non riconoscevano la superiorità dell'autorità statale e quindi rifiutavano di assoggettarsi ad essa ed alle sue leggi.Rimanevano cioè distinti e distanti dall'Ordine politico economico Sovrano condiviso dal resto della società ma da questa traevano sostentamento e accumulavano ricchezza.La Nazione israelita è una Monarchia assoluta di origine Patriarcale a differenza di qualunque altra nazione del mondo che non origina da un Padre biologicamente determinato.Il termine antisemitismo si è diffuso assumendo valore negativo dopo il Processo di Norimberga quando cioè si stabili che gli ebrei furono perseguitati dai nazisti esclusivamente a causa della loro razza e non per motivazioni politiche ed economiche di salvaguardia degli interssi "nazionali" del popolo tedesco.

    1. Pyter 24 gennaio 2017

      Che cosa dovrebbe dire ai suoi studenti? La stessa cosa che uno studente direbbe al suo posto: "Prof non ho studiato", oppure se si è più scaltri: "Prof, ho studiato da un testo diverso dal suo."

    1. Pyter 24 gennaio 2017

      Dopo quattromila anni abbondanti c'è ancora qualche ebreo che cerca di capire cosa vuol dire essere ebreo.
      Sono così schizzinosi che persino il Padreterno non riesce a trovare un Messia in gamba e che non abbia il doppio passaporto.

    2. 999 24 gennaio 2017

      Guardi che il rabbino della comunità conserva l'albero genealogico di ogni ebreo della comunità.Sulla base di questo viene censita la purezza ossia la classe di appartenenza all'interno della comunità.Sulla base di questo albero vengono organizzati matrimoni e concesse figli e figlie in sposa.Tramite la certificazione del rabbino si ottiene la cittadinanza israeliana.
      Sanno perfettamente chi è ebreo e chi no.

    1. PinoRossi 24 gennaio 2017

      Sarei ebreo pure io per gli stessi motivi. Peccato che gli ebrei non ti vogliono se non hai sangue ebraico. Bifo cerca lavoro su un grande quotidiano mi sa.

    1. Rolmas 24 gennaio 2017

      Articolo buonista, servile e lecchino. Nessuno darà dell'antisemita a Bifo, non si preoccupi. Anzi, forse gli proporranno un posto di lavoro al Ministero della Propaganda Israeliana.

    2. MarioG 24 gennaio 2017

      E' il minimo! Dopo la sviolinata sul vero e nobile spirito ebraico, eletto a emblema della piu' pura e universale idea di Umanita'!

      "Se qualcuno vuole accusarmi a questo punto non mi fa più paura"

      Quando si dice "essere patetici"...

    1. PietroGE 24 gennaio 2017

      Questo articolo è una accozzaglia di sciocchezze, luoghi comuni, e menzogne strepitose.

      ".. l’idea – profondamente ebraica – secondo cui non esistono popoli, ma individui.." Da ridere. Certo gli ebrei vorrebbero che gli altri si definissero solo come individui, senza popolo e senza identità allo stessomodo con cui sono favorevoli all'immigrazione ma non a casa loro.

      "per me l’identità non è definita dal sangue e dalla terra, blut und boden come dicono i romantici tedeschi, ma dalle nostre letture, dalla formazione culturale e dalle nostre mutevoli scelte. Perciò io affermo di essere ebreo." Da ridere a crepapelle. Israele è definito da loro stessi come il Paese degli ebrei definiti come razza e basta. Non si può diventare ebreo come non si può diventare cinese o africano.
      Uno potrebbe proseguire a criticare l'articolo, ad esempio l'alternativa : sionismo invece di antisemitismo ecc. ecc. ma le sciocchezze sono tante e tali che è meglio smettere.
      Quello che Berardi dovrebbe dire ai suoi allievi :
      1.Un popolo che ricorda i morti degli altri ma non i propri è un popolo SERVO.
      2.Un popolo che si fa prescrivere da una lobby straniera a cosa deve credere, pena la galera, non è degno di avere una nazione propria e una propria cultura.
      3.Invece di leggere da Primo Levi si potrebbe cominciare a spiegare il perchè della seconda guerra mondiale e per quanto riguarda l'olocausto leggere da Carlo Mattogno, se proprio vuole approfondire.

    2. Lorenzo 24 gennaio 2017

      Altra cosa importante: un "individuo" nel contesto giuridico è un'entita che non ha diritti qunado essa non è cosciente, la persona invece che ha consapevolezza di se diviene quindi autocosciente, consapevole della propria natura e di decidere del proprio futuro...
      sotto questo aspetto la frase da te postata credo abbia un valore molto più inquietante.

    3. Tizio.8020 25 gennaio 2017

      Veramente, in secoli passati è successo esattamente questo: intere popolazioni che "hanno deciso di diventare ebrei".
      Kazari etc.

    1. MarioG 24 gennaio 2017

      "«Due popoli due stati» é una formula che sancisce una disfatta culturale
      ed etica, perché contraddice l’idea – profondamente ebraica – secondo
      cui non esistono popoli, ma individui che scelgono di associarsi."

      Mi sembra che sia "Bifo" a contraddire la storia millenaria dell'ebraismo.

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