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C’è poco da fare, a Londra come Parigi, il mercato adora gli attentati. Anzi, ne adora le conseguenze

DI MAURO BOTTARELLI

rischiocalcolato.it

Mentre scrivo, ho un’unica certezza rispetto a quanto accaduto a Londra: il mercato adora gli attentati terroristici. Anzi, con quasi certezza, posso dire che adora le conseguenze politico-sociali che spesso e volentieri portano con sè. Il computo dei morti, per ora, è di due persone: un poliziotto ucciso mentre tentava di fermare l’assalitore e una donna investita dal suv lanciatosi sulla folla lungo Westminster Bridge. Un medico dell’ospedale St. Thomas, raggiunto dalla BBC, ha parlato di “ferite catastrofiche” per molti dei feriti ricoverati.

Il Parlamento è ancora in lockdown, fino alla fine della bonifica interna, non entra e non esce nessuno: i servizi segreti hanno messo immediatamente in salvo la premier Theresa May, mentre i deputati sono stati invitati in un primo momento a sdraiarsi per terra, mentre ora attendono di potersene andare. Poco fa Scotland Yard ha emanato un comunicato in cui parla di diversi morti, anche tra i poliziotti e invita la popolazione a stare alla larga dall’area di Westminster. Qualcun altro è entrato in azione, oltre al 40enne con barba e aspetto asiatico ucciso dagli agenti, mentre coltello alla mano ha assalito un loro collega nel tentativo di entrare dentro la House of Commons?

Ripeto, è presto per trarre conclusioni. Troppa incertezza, troppa confusione, troppi particolari che mancano. Ad esempio, gli assalitori erano due o uno solo? C’era l’attentatore a piedi armato di coltello e quello alla guida dell’automobile usata stile Nizza oppure si tratta della stessa persona? Nel secondo caso, è morto e non potrà dirci nulla. Nel primo caso, ci troviamo di fronte a un terrorista mancante, in fuga od ormai “fuori servizio”. Anche perché i prii lancia di agenzia parlavano di un assalto a colpi di arma da fuoco a Westminster, mentre ora si tratterebbe di un suv lanciato sulla folla e di un assalitore all’arma bianca: i colpi uditi erano quelli della polizia che ha fatto fuoco o qualcun altro ha sparato, magari per aprire il varco al suv?

Il fatto che ci siano parecchi morti e che anche i feriti presentino ferite gravissime, ci dice che il suv ha attraversato Westminster Bridge ad altissima velocità: chiunque sia stato a Londra anche solo una volta in gita scolastica, sa di quale area della città si tratti. Passato il ponte si arriva a Parliament Square e, girando a destra, a Whitehall, la via dei ministeri dove si trova il 10 di Downing Street, la residenza del primo ministro. La dinamica non pare quella di un attacco posto in essere da professionisti, però l’area colpita ci dice il contrario: il cuore politico di Londra, nel corso di una seduta del Parlamento e in presenza del premier. Non c’erano pattuglie o posti di blocco nell’approssimarsi al Parlamento che potessero intercettare il suv, se davvero andava a velocità sospetta?

Lo scopriremo con lo svilupparsi dell’inchiesta, così come scopriremo con quanti terroristi abbiamo a che fare, se uno o due. Se poi Rita Katz rivendicherà a nome dell’Isis, tutto apparirà più chiaro. Una cosa è certa: lunedì il governo britannico ha annunciato per il 29 marzo prossimo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per cominciare il percorso del Brexit e ieri, con velocità siderale, ha seguito la scelta statunitense di vietare laptop e altri devices elettronici sugli aerei in partenza da alcuni Paesi arabi e mediorientali verso il Regno Unito: tutto in stiva, da Yemen e Nigeria arrivano voci di possibili attacchi con batterie caricate di esplosivo.

C’erano segnalazioni di rischio imminente? Oggi, anniversario della strage all’aeroporto di Bruxelles, l’attentato a Westminster. E poco fa, le seguenti parole del presidente turco Erdogan, riportate dalla Reuters: “Se l’Europa continuerà a comportarsi in questo modo, nessun europeo potrà camminare per la strada in maniera sicura in nessuna parte del mondo. Come Turchia, chiediamo all’Europa di rispettare i diritti umani e la democrazia”. Ridete pure, vi capisco. E’ una risata isterica, perché qui la situazione sta impazzendo come una maionese giorno dopo giorno e c’è davvero poco da stare tranquilli. Ma è troppo presto, per quanto mi riguarda, per trarre conclusioni definitive. Ho una sola certezza: il mercato gode. E non è un bel segnale.

 

Mauro Bottarelli

Fonte: www.rischiocalcolato.it

Link: https://www.rischiocalcolato.it/2017/03/ce-poco-londra-parigi-mercato-adora-gli-attentati-anzi-ne-adora-le-conseguenze.html

22.03.2017

Pubblicato da Davide

  • ANTONIO GRAUS

    Tralasciando ulteriori questioni su cospirazione, inside job o quant’altro (è appunto troppo presto per trarre conclusioni, anche per farsi una vaga idea forse) vorrei capire da quali elementi/indicatori asserisci che il mercato gode.

  • PietroGE

    Francamente non si capisce cosa vuol dire con la frase ” il mercato gode”. L’attentato è stato commissionato dalla City? L’attentatore, nella foto con l’indice alzato verso il cielo, invece che la preghiera islamica vuol forse invitare a comprare azioni? Non sarebbe meglio attendere un po’ prima di avventurarsi in simili sparate?

  • Zerco

    … infatti eccaallà! Un due tre SITE!!! Puntuale come un orologio israeliano.
    Dove c’è Katz c’è Isis. E finché c’è Isis c’è speranza.

    • gianni

      ma la signora KATZ e’ ebrea quindi…..

      • Zerco

        sta a Washington: è un’ ebrea israelo-americana nata in Iraq: c’è tutto…

  • Truman

    Se il titolo fosse un teorema: “il mercato adora gli attentati”, allora ci sarebbe un interessante corallario: “se gli attentati non ci fossero bisognerebbe inventarli”.

  • Nicolass

    mi sorprende che ancora non abbiano rinvenuto i documenti degli attentatori…. quasi un marchio di fabbrica ormai

  • Nicolass

    l’indignazione italica per il programma della Perego sulla virtù delle donne dell’est fa molto pensare.. soprattutto alla luce della chiusura immediata del programma e del licenziamento della conduttrice. Si vien da pensare che se ci fosse stata la stessa indignazione italica per il salvataggio di Minzolini, allora il Senato avrebbe dovuto chiudere i battenti e tutti i senatori avrebbero dovuto cambiare mestiere. Ormai l’Italia è un paese che si indigna a comando, della serie non siamo più nemmeno liberi di indignarci per come ci pare e piace. Perché i giornali e i giornalai sempre più spesso guidano e incanalano questa indignazione popolare che diventa un modo per coprire uno scandalo creandone un altro ad arte.