Caro Draghi le risorse non sono scarse

Nel suo discorso attraverso cui ha chiesto la fiducia al Senato, l’ormai premier Mario Draghi ha dichiarato quanto segue: <<Spesso mi sono chiesto se noi abbiamo fatto tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni>>.

Il tema delle risorse scarse è ricorrente in economia ed è argomento centrale e dirimente rispetto al quale le varie scuole si posizionano.

All’interno di questo contesto è possibile sostenere che nell’evoluzione storica delle idee economiche, tutte le teorie economiche possono essere ricondotte all’uno o all’altro di due paradigmi alternativi molto ampi: uno focalizzato sullo scambio e l’altro sulla produzione, che saranno di seguito analizzati.

PARADIGMA DELLO SCAMBIO

In questo paradigma il ruolo fondamentale è svolto da un modello di puro scambio (o di pura utilità individuale) in cui, data una configurazione iniziale di risorse, i singoli individui massimizzano la propria utilità scambiando, sulla base dei prezzi che trovano sul mercato, le risorse di cui sono stati dotati.

Ne deriva che, se lasciati liberi di scambiare le loro risorse senza impedimenti, i prezzi di mercato risulteranno essere tali (in equilibrio) da condurre il sistema economico ad una migliore allocazione di quelle risorse.

L’insieme dei prezzi di mercato, generato dalle interazioni di tutti gli individui, assume un ruolo assolutamente centrale nell’intero modello.

Tutti i teoremi e tutte le elaborazioni sono di solito sviluppati innanzitutto per questo modello minimale, altri aspetti sono introdotti successivamente.

PARADIGMA DELLA PRODUZIONE

Un altro paradigma alternativo che si può individuare, che ha generato un’intera serie di indagini economiche, è quello della produzione.

Il modello di produzione che sottende questo paradigma, deriva dal fenomeno economico del processo tecnologico di produzione, caratterizzato dalla divisione e specializzazione del lavoro.

Produzione e scambio sono interamente collegati dalla specializzazione del lavoro.

I prezzi rappresentano indici dei costi ma non portano con sé tutte le informazioni necessarie per raggiungere l’equilibrio nel sistema economico; ciò significa che non esiste alcun meccanismo automatico concepito per assicurare una completa utilizzazione delle risorse disponibili, in particolare del lavoro.

DIFFERENZE FONDAMENTALI TRA I DUE PARADIGMI

Le caratteristiche di fondo dei due paradigmi sono sorprendentemente differenti.

Riguardo al “tempo”.

Il modello di puro scambio è privo di dimensione temporale. Il problema che viene affrontato è un problema posto una volta per tutte: come allocare risorse scarse in maniera ottimale.

Nel modello di pura produzione il problema è posto in maniera sequenziale nel tempo.

La produzione e i servizi di lavoro sono flussi, hanno una dimensione temporale.

Il modello conduce ad investigare i movimenti nel tempo.

Riguardo alle “divergenze filosofiche”.

La scelta teorica implicita nella formulazione del modello di puro scambio deriva da una filosofia sociale particolare, che si fonda sull’interesse personale di ciascun individuo come base del comportamento razionale. Sull’idea, cioè, della sovranità del consumatore, sulla fiducia nel mercato come meccanismo che produce l’utilizzazione di tutte le risorse – non lasciandone nessuna disoccupata – e sulla proprietà privata di tutti i beni come postulato fondamentale della teoria stessa.

Per contrasto il modello di pura produzione deriva da un altro modo particolare di guardare la società che, attraverso la divisione del lavoro, sottolinea gli aspetti necessariamente cooperativi di qualunque società organizzata, ricerca una responsabilità della società – nel suo complesso – nel condurre a situazioni considerate come socialmente desiderabili.

Diventa necessaria, dunque, la realizzazione macro-economica che riguarda la domanda effettiva nel suo complesso: quest’ultima deve essere sufficiente ad assicurare la piena occupazione.

DAL PARADIGMA DELLA PRODUZIONE AI KEYNESIANI, TRATTI DISTINTIVI DI UNA TEORIA ALTERNATIVA A QUELLA DOMINANTE

1.    Realtà (e non soltanto astratta razionalità) come punto di partenza della teoria economica.
“Quando i fatti cambiano, cambio opinione” diceva Keynes. La scuola keynesiana ha sempre mostrato una forte avversione nei confronti di un mondo puramente immaginario di individui che si comportano razionalmente, un mondo che non riflette quello della realtà. Ogni teoria deve basarsi sull’evidenza fattuale e questo aspetto diventa cruciale quando si sta indagando su società industriali.

2.    Logica economia e coerenza interna (e non solo rigore formale).
La teoria economica non deve solo rispettare i fatti fin dall’inizio. Deve anche mantenere uno stretto contatto con la realtà economica. Questo perché ogni economia è un sistema tipicamente complesso e in evoluzione, in cui è importante individuare le caratteristiche sottostanti.

3.    Malthus e i classici (non Walras e i marginalisti) come la principale fonte di ispirazione nella storia del pensiero economico.

La riconsiderazione delle idee e della metodologia degli economisti classici è fondamentale per una comprensione dei contributi essenziali della scuola di Cambridge e per inquadrarli in un paradigma economico della produzione piuttosto che dello scambio.

4.    Sistemi economici non-ergodici (e non sistemi stazionari, senza tempo).
Gli economisti della scuola di Cambridge erano convinti che ogni sistema economico dovesse essere analizzato in un contesto di tempo storico e che questa dimensione temporale non potesse essere rimossa dall’analisi. Ciò è vero non solo per l’analisi di lungo periodo ma anche per quella di breve periodo. Il riconoscimento dell’importanza del tempo storico è legato alla convinzione che i sistemi economici non abbiano una posizione di riposo, né consentano di riportare indietro l’orologio, una nozione che è condensata qui con il termine di non ergodico. Keynes sottolineò il ruolo dell’incertezza e della non prevedibilità degli eventi futuri.

5.    Causalità e interdipendenza.
La nozione di tempo storico apre la questione della causalità. Keynes e l’intero gruppo dei keynesiani di Cambridge considerarono sempre necessario far emergere prima di tutto quelle variabili e quelle relazioni che, dal punto di vista dei fatti, sono le più importanti, lasciando le altre ad un secondo livello. Ciò implica il riconoscimento dell’esistenza di catene di relazioni di tipo causale.

6.    Macroeconomia prima della microeconomia.
Gli economisti keynesiani hanno colto molto chiaramente il principio secondo cui il comportamento del sistema economico nel suo complesso non è sempre riconducibile alla somma di ogni sua singola parte, nel senso che non è esclusivamente dalla somma delle singole parti che si ottiene il risultato complessivo. Ci sono molti esempi di “fallacia di composizione” che la scuola di Cambridge ha messo in luce, in contrapposizione a tentativi di estendere ciò che è vero per il singolo individuo al comportamento del sistema economico nel suo complesso.

7.    Disequilibro e instabilità (e non equilibrio).
Questa caratteristica esprime la convinzione che una moderna economia non può mai essere in una posizione di perfetto equilibrio. Questo naturalmente è un tema molto ampio e assolutamente fondamentale. Esso implica il rifiuto di quella che per un secolo è stata conosciuta come “la legge di Say”, vale a dire la proposizione secondo cui per ogni iniziale configurazione della capacità produttiva, qualunque essa possa essere, il meccanismo concorrenziale di mercato è capace di generare un insieme di prezzi di equilibrio tale da indurre una corrispondente domanda, pari alla produzione potenziale, generando così un livello di piena occupazione. Keynes cominciò con il capovolgere questa proposizione, argomentando che è l’ammontare della domanda effettiva che genera una corrispondente produzione e che questa produzione nella realtà può ben rivelarsi al di sotto del livello che corrisponde alla piena occupazione. Dove è che possiamo individuare la fonte di questa instabilità intrinseca? Instabilità dei mercati finanziari, cambiamenti inevitabili che avvengono nella struttura fisica e nelle strutture dei prezzi e dell’occupazione via via che avanzano il tempo e la conoscenza tecnologica.

8.    Una forte, profonda preoccupazione per gli aspetti sociali.
La scuola keynesiana di Cambridge ha sempre messo la preoccupazione sociale al primo posto, con la convinzione che se, o quando, l’ordine sociale può essere salvaguardato mediante la libera interazione di famiglie, imprese e istituzioni governative, ciò debba essere incoraggiato. Ma con la convinzione ugualmente forte che in ogni economia monetaria di produzione, l’equilibrio non è il caso normale, a causa della cumulativa interazione delle due fonti di instabilità di cui sopra. “I difetti più evidenti della società economica nella quale viviamo sono l’incapacità a provvedere la piena occupazione e la distribuzione arbitraria e iniqua della ricchezza e dei redditi”, così scriveva Keynes nella Teoria Generale.

Come abbiamo potuto vedere da quanto sopra scritto, l’idea che si debba ottimizzare le risorse poiché “sempre scarse” e dunque sarebbe prudente “evitare ogni spreco” anche per non gravare le “prossime generazioni” di un onore o fardello da portarsi sulle spalle è frutto di una o più visioni, soprattutto in ambito economico, che con la realtà fattuale c’entrano poco.

La moderna macroeconomia, soprattutto quella di matrice eterodossa post-keynesiana, ha ampiamento confutato tali visioni tipiche di un retaggio di una cultura economica neoclassica-marginalista, che da questo punto di vista hanno quasi bloccato la società fissandola in un tempo “passato” che sembra durare all’infinito, impedendo di fatto una piena attuazione di politiche economiche volte, ad esempio, al welfare state (ossia quel complesso di politiche pubbliche messe in atto da uno Stato che interviene, in un’economia di mercato, per garantire l’assistenza e il benessere dei cittadini) o ad eliminare le diseguaglianze sociali o a garantire e sostenere l’occupazione, le politiche industriali e così via.

In quest’ottica, dunque, il tempo sembra davvero maturo per rinunciare una buona volta a chiedere una teoria essenzialmente nata per spiegare una economia di scambio. Sarebbe giunta l’ora, pertanto, per dare risposte concrete a domande e affrontare problemi che riguardano la dinamica strutturale di un mondo industriale in continua evoluzione… caro Draghi!

 

 

di Fabio Di Lenola (CSEPI)

Fonti

Luigi Pasinetti, “Keynes e i keynesiani di Cambridge”;
Keynes “ Teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta”;
Joan Robinson “Occupazione, distribuzione e crescita”.

 

22 Commenti
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VincenzoS1955
VincenzoS1955
29 Marzo 2021 7:19

Siamo in troppi su questa Terra. Ovvero in troppi a volere un tenore di vita “all’occidentale”, consumistico e insostenibile sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale.
Quello terrestre è un sistema “finito” (relativamente come ho spiegato più volte) e un sistema finito non contempla variabili che tendono all’infinito (è matematico!) come profitti, consumi, sviluppo e popolazione. “Loro” questo lo sanno (gli infami) e perciò si sono inventata la farsa sul Covid e il relativo “grande azzeramento” (non mi va d’usare i barabarismi anglo-americani)!

danone
danone
29 Marzo 2021 7:37

L’articolo intreccia aspetti monetari con dinamiche economiche e, dal mio punto di vista rischia di creare più confusione che chiarezza. Ci sarebbe da scrivere troppo per rispondere punto su punto, mi limiterò a far osservare che la moneta, prima di essere oggetto di studio come mezzo di scambio, è un sistema di misura (del valore economico) e come ogni altro sistema di misura (mt, kg, lt, etc), è innanzi tutto il prodotto di un lavoro cognitivo logico-razionale del pensiero umano, quindi non segue dinamiche emotive di pancia , come i fenomeni economici e i mercati, ma ha delle precise proprietà-regole intrinseche-oggettive, che devono valere per tutti sempre, finchè si adottano, pena una manifesta manipolazione arbitraria del sistema stesso a vantaggio delle visioni-teorie economiciste, di interesse dei manipolatori, che non possono che essere gli stessi che gestiscono lo strumento della moneta, o come Autorità monetarie ufficiali o come Padroni dei capitali, che fanno capo alle stesse elite di potere. Il punto manipolato da osservare viene prima degli aspetti scambisti o produttivisti su cui si sofferma l’analisi del’articolo, ed è che la moneta intesa come valuta-mezzo di scambio (euro, dollaro, sterlina etc), non è la stesso ente della moneta metro di misura,… Leggi tutto »

Simone A
Simone A
Risposta al commento di  danone
29 Marzo 2021 16:39

La moneta temo sia un unità di misura irrazionale, lo stesso oggetto può avere valutazioni completamente diverse in tempi e luoghi diversi: un orologio uscito dalla fabbrica in Cina e venduto al portone vale 2$ per il cinese che lo compra, arrivato in Italia (tasse escluse, spese di trasporto e simili esclusi) può venir venduto a 50$, una moneta romana di rame comprava un panino durante l’impero ma oggi se identica (perfettamente conservata ed autenticata) probabilmente compra un automobile.
La moneta effettivamente è per definizione unità di misura, mezzo di scambio e riserva di valore ma in questo senso è una trinità indivisibile.

Holodoc
Holodoc
29 Marzo 2021 7:25

Le risorse per l’apparato di potere e controllo (forze dell’ordine, magistratura, burocrazia statale) ci saranno sempre.

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Holodoc
29 Marzo 2021 9:02

Ovvio! Non ci sarebbereo se la maggioranza degli italioti, grandi analfabeti funzionali, sapesse come votare e comportarsi. Si son bevuti (e se la bevoono ancora) la farsa sul covid… Figuriamoci!!!!

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  VincenzoS1955
29 Marzo 2021 10:07

Draghi chi lo ha votato? Le risorse economiche per l’apparato di regime ci saranno sempre perché il governo le sovvenzionerà sempre nonostante la crisi.

Vi ricordate che 4-5 anni fa la polizia si lamentava di ricevere così pochi finanziamenti da dover tenere le auto in garage per risparmiare la benzina? Oggi girano tutti sul fiammanti Jeep, i loro elicotteri sono sempre in volo per sorvegliare e nessuno si lamenta più. Eppure non mi pare che l’economia nel complesso sia migliorata, anzi…

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  Holodoc
29 Marzo 2021 10:21

Non hanno votato Draghi, ma comunque se lo meritano…

lady Dodi
lady Dodi
Risposta al commento di  VincenzoS1955
29 Marzo 2021 10:51

No, quello è Biden, l’uomo che il mondo si merita 😃

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  lady Dodi
29 Marzo 2021 10:55

Draghi è a agli ordini del Bidet, pardon del Biden!

lady Dodi
lady Dodi
Risposta al commento di  Holodoc
29 Marzo 2021 10:50

E grazie a Dio caro Holodoc che le paghi lo Stato italiano!
Sai chi paga in toto l’Esercito Egiziano? Gli Usa.
Le buste paga arrivano direttamente dalla Virginia.
Ti immagini se qui pagassero Polizia , Esercito ecc la UE? O gli Usa o qualcun altro? A chi risponderebbero?

VincenzoS1955
VincenzoS1955
Risposta al commento di  lady Dodi
29 Marzo 2021 10:52

Chi ti dice queste cose?

lady Dodi
lady Dodi
Risposta al commento di  VincenzoS1955
29 Marzo 2021 10:54

Dici a me? Lo sospettavo non mi ricordo per cosa, poi belli tranquilli , l’hanno pure detto alla Rai, la nota Ditta senza- vergogna.

Holodoc
Holodoc
Risposta al commento di  lady Dodi
29 Marzo 2021 12:20

Ah ok questo in effetti spiegherebbe perché gli egiziani si sarebbero prestati ad inscenare il falso incidente che ha tenuto chiuso il canale di Suez per una settimana arrecando grossi danni elle economie europea e cinese.

lady Dodi
lady Dodi
29 Marzo 2021 7:43

Altolà! Forse, dico forse, la Germania si oppone al Decovery o lo vuol rivedere.
Sarò più precisa e probabilmente PFE lo sa più di me.

Lestaat
Lestaat
29 Marzo 2021 8:37

” Diventa necessaria, dunque, la realizzazione macro-economica che riguarda la domanda effettiva nel suo complesso: quest’ultima deve essere sufficiente ad assicurare la piena occupazione.”
Ma risulta così tanto inconcepibie il non fare gli schiavi?

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  Lestaat
29 Marzo 2021 14:34

Infatti a questa concezione si contrappone la gettonata teoria del Michelasso: mangiare, bere, e ….. fare un casso.

Lestaat
Lestaat
Risposta al commento di  AlbertoConti
29 Marzo 2021 15:33

Se uno è schizofrenico sicuramente.
Essendo sano di mente avrei qualche milione di alternativa costruttiva.

AlbertoConti
AlbertoConti
29 Marzo 2021 10:53

Le risorse non sono scarse per chi ce le ha. Per tutto il resto … c’è mastercard!

lady Dodi
lady Dodi
Risposta al commento di  AlbertoConti
29 Marzo 2021 11:02

Palma d’oro per la più bella del giorno!

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  lady Dodi
29 Marzo 2021 14:36

Grazie cara, troppo buona … è che oggi mi sento creativo, così ho inventato una nuova teoria economica. Non ci aveva ancora pensato nessuno!

Astrolabio
Astrolabio
29 Marzo 2021 14:54

https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-onu_litalia_insieme_agli_usa_vota_contro_i_diritti_umani/39602_40442/

onu: Italia insieme agli Usa vota contro i diritti umani.

La risoluzione era stata promossa da Azerbaigian (in rappresentanza del Movimento dei Non Allineati, colla defezione di Colombia e Perù), Cina e Stato di Palestina. Hanno votato a favore 30 Stati e 15 hanno votato contro. Tra i contrari c’è purtroppo anche l’Italia, che pure un tempo si definiva la patria del diritto. Una nuova vergogna per noi cittadini italiani che da troppo tempo subiamo l’onere insopportabile di un governo totalmente e supinamente allineato ai voleri di Washington, al punto da subordinare ai suoi interessi di potere ed egemonia planetaria perfino ad elementari esigenze di rispetto dei diritti umani fondamentali e per di più in una situazione di emergenza sanitaria ed umanitaria come quella oggi determinata dalla diffusione del virus COVID.

AlbertoConti
AlbertoConti
Risposta al commento di  Astrolabio
29 Marzo 2021 15:12

E quello che succede a frequentare le brutte compagnie (i bulli).