CAPITALISMO, CAOS E DISORDINE

DI TRUMAN BURBANK

Comedonchisciotte

Il capitalismo pisciò

A volte può essere utile il linguaggio dei ragazzini per spiegare concetti solo apparentemente nuovi.
Una possibile lettura dell’attuale crisi economica è che il capitalismo abbia pisciato in quella che sembrava essere la fase di passaggio dal livello statale a quello globale, cioé ha fatto “psccc…” come una bombetta natalizia che parte per esplodere fragorosamente ed invece si smorza ignominiosamente.

Se il capitalismo ha fallito il salto di scala, la realtà globalizzata resta.
Adesso alcuni autori stimati (per esempio Prem Shankar Jha, in Il caos prossimo venturo) preannunciano il caos sistemico, una incontrollabile instabilità che provocherà molti danni. Conviene ritornare sul concetto di caos, su cui avevo già scritto.(1)

La regolarità del caos

Il caos può anche essere visto come un concetto tecnologico: ciò che è troppo complesso per essere calcolato viene denominato caos. Ma il caos non è necessariamente del tutto caotico e mantiene spesso degli aspetti ripetitivi.

Il caos di Rubik

Un cubo di Rubik ordinato può essere trasformato con poche mosse in un cubo che per un profano ha un aspetto caotico: ogni tentativo di riportare ordine localmente appare aumentare l’entropia globale, ogni stato di parziale ordine viene sconvolto quando si tenta di estendere tale ordine, quando si tenta di portarlo ad un livello più elevato.
La sensazione che si prova è deludente e sconcertante.
Chi conosce le regole del cubo sa però che esso non è mai caotico, che le combinazioni possibili, per quanto enormi, sono limitate e che in un numero relativamente ridotto di mosse si può tornare all’ordine. Chiaramente serve un’attenta analisi dello stato iniziale per capire le mosse da prendere.
Anche un profano intuisce comunque che è un problema di metodo più che di caos.

Se si tratta di disordine più che di caos, mi torna in mente Mao Tse Tung: “Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione è eccellente”.
Allora nelle situazioni molto disordinate chi sa trovare delle regole può essere molto avvantaggiato sugli altri.

Mi torna anche in mente Georges Simenon, il quale fa dire a Maigret in un momento di difficoltà “I casi della vita sono infiniti, ma le regole in base alle quali si muovono gli uomini sono abbastanza limitate e sono sempre le stesse” (citazione a memoria da “Maigret a New York”).

Il caos di Sacks

Sul caos riguardavo di recente “Risvegli” di Oliver Sacks, il libro in cui il grande neurologo raccontava il risveglio dalla malattia del sonno tramite L-dopa.
Un aspetto interessante di Risvegli è lì dove Sacks studia le teorie dei sistemi caotici per cercare un rimedio all’estrema instabilità delle cure con L-dopa. In lui viene prima l’esigenza pratica e poi la ricerca teorica.
Ma ho la sensazione che gli sarebbe stato più utile un buon manuale sui sistemi dinamici non lineari che troppe chiacchiere sul caos. Avrebbe forse trovato che la reazione alle cure era analoga ad un’isteresi.

La difficoltà occidentale a capire i fenomeni non lineari viene probabilmente dalla tendenza a cercare i componenti più che la Gestalt.
– Alcuni credono che ciò che non ha andamento lineare sia caotico.
– In generale ciò che non è lineare viene capito con difficoltà.

Quando ci si trova di fronte a fenomeni non lineari bisogna prima classificarli. Per fare ciò è necessario individuare la loro Gestalt, la loro tipologia. Poi si può modellizzare e tentare di descrivere matematicamente.
La descrizione delle non linearità può seguire dei cicli ed avere bisogno di uno stato interno, per esempio ciò avviene nei fenomeni di isteresi.
Altro errore comune è il voler linearizzare, il sostituire un andamento lineare a quello reale per comodità di studio: ha senso (in un certo intorno) linearizzare la curva di un transistor, ma non ha senso linearizzare un’isteresi.
Serve considerare il tempo e l’energia, può essere utile un concetto di stato interno.
Insomma servono solitamente piani di analisi aggiuntivi e la soluzione è su un piano diverso da quello lineare /linearizzato.

La realtà si dimostra quasi sempre più ricca (più complessa) di ciò che vorrebbero i nostri principi di economia mentale. Chi non lo sa ricade facilmente nel vizietto dell’investigatore.

E se non servissero grandi teorie?
Tornando a Prem Shankar Jha, egli sembra parlare di grandi teorie necessarie per gestire un mondo globalizzato, mentre a me viene il dubbio che servirebbe solo un po’ di verità in più, del tipo “il mercato spiega poche cose”, “il liberismo era un imbroglio” e così via. Proviamo a ricostruire la verità.

Truman Burbank
Fonte: www.comedonchisciotte.org
3.12.08

Note:
(1) Gestire il caos

6 Commenti
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oiggas
oiggas
4 Dicembre 2008 15:30

Vuoi la verita’?
Il libero mercaro puro (da non confondere con l’attuale che piu’ che libero e’ manipolato) risolverebbe ogni cosa se fosse realmente applicato e tutto sarebbe chiarissimo.
Il liberismo non e’ un imbroglio, e’ un pensiero rivolto all’uomo per renderlo consapevole d’essere in balia di “quattro sciacalli”.

AmonAmarth
AmonAmarth
4 Dicembre 2008 16:02

Io oiggas credo proprio che l’autore abbia ragione… La realtà non è prevedibile, e l’economia non è mai stata una scienza esatta. E il liberismo, essendo teorico come tu stesso dici non può funzionare, così come la pura ideologia comunista: sono due “limiti massimi” entro i quali si muove la realtà piena di sfaccettature umane “non linearizzabili”, appunto. Il tentativo di liberalizzare il pianeta (da parte di chiunque ci abbia provato) è stato banalmente fallimentare e ciò va semplicemente riconosciuto, e prendendone atto dobbiamo organizzarci in modo differente. L’umanità è caotica e nessuno è mai riuscito a gestirne gli eventi. Ormai si tratta solo di sopravvivere al collasso di questi ultimi spasmi di una crescita entropica: come i batteri in un vetrino… Potevamo almeno distinguerci da essi sapendo che prima o poi le risorse per perpetrare tale sistema fallimentare (quello liberale e capitalista appunto) ci avrebbe portato a scannarci l’un l’altro per le ultime briciole… Mi stupisce tuttavia che molti ancora ci credano ingiustificatamente. Un saluto!

oiggas
oiggas
4 Dicembre 2008 17:00

Per un liberista, per un amante del libero mercato puro la cosa piu’ importante e’ la scelta. “La scelta determina tutte le decisioni umane. Scegliendo, l’uomo non sceglie soltanto fra varie cose materiali e servizi. Tutti i valori umani sono offerti in opzione. Tutti i fini e tutti i mezzi, le istanze ideali e quelle materiali, il sublime ed il meschino, il nobile e l’ignobile, sono ordinati in un’unica fila e soggetti ad una decisione che sceglie una cosa e scarta le altre. Nulla di quanto l’uomo desidera ottenere o evitare rimane al di fuori di questo ordinamento, in un unica scala di gradazione e preferenza”. (Mises- Azione umama) C’e’ scelta oggi nel mercato? Non e’ forse esso manipolato a piacimento dal pottere bancario e dai cari governanti? Non sono forse loro che scentemente hanno determinato questo stato di cose? Non usiamo forse una moneta, base di ogni azione economica, senza nessun fondamento reale? E questo lo si vuol chiamare libero mercato? Questo, caro AmonAmarth, e’ un mercato fatto apposta per schiavizzare le persone a loro insaputa. E’ ora di svegliarci un po’ tutti ed informarci su come siamo trattati e raggirati, ripeto scentemente, senza che nessuno abbia la liberta’… Leggi tutto »

AmonAmarth
AmonAmarth
6 Dicembre 2008 5:49

Hai ragione nel dire che il liberismo oggi è “deviato” da ciò che è la sua definizione, ed il problema di fondo ormai è che è proprio la definizione stessa che viene piegata da ciò che viene fatto oggi a livello economico planetario: tutti i governanti “liberisti” sparlano di fare qualcosa in nome di un’ideologia, ma le loro decisioni sono palesemente deviate dalla corruzione dilagante che non permette l’effettiva esistenza di una libertà di mercato. Comunque, a parte il fatto che ogni realtà economica attualmente esistente non coincide mai con l’ideologia perpetrata assieme ad essa, la mia opinione riguardo al liberismo ideale è che anch’esso non possa funzionare, in quanto è proprio la scelta che ci frega: oggi moltissime persone scelgono di essere beceri consumatori e l’ideologia liberista permette al sistema economico di soddisfare ogni loro scelta, seppur non utile e volto all’aumento di materiali inutilizzabili, il tutto attuato sperperando l’energia delle fonti fossili del pianeta. In poche parole credo che il liberismo sia altamente entropico, non bada a spese di nessun genere e questo elimina la capacità del pianeta di rigenerare i nostri sprechi. Il punto al quale voglio arrivare è semplice: in tutti i ragionamenti sull’ideologia economica da… Leggi tutto »

diverticolo
diverticolo
6 Dicembre 2008 16:14

John Nash, premio Nobel per l’economia e diventato famoso al grande pubblico per il film A beautiful Mind con Russell Crowe, dimostrò la competizione individualista produce meno benessere per il gruppo rispetto alle potenzialità… questo sviluppando la teoria dei giochi. (Banalmente, una squadra affiatata da migliori risultati della stessa in cui i singoli giocatori sono in competione tra loro per esser “la prima donna”). Di qui addio Adam Smith… Più o meno nello stesso periodo Lipsey e Lancaster produssero il loro “Teorema del second best” che sostanzialmente dice: in una realtà economica sottoposta a limitazioni di un mondo reale per cui non può funzionare ad un livello di libertà e competitività ottimale per tutti i suoi membri, non si può prevedere a priori di quale livello di regolamentazione ed interventi statali avrà bisogno per funzionare al meglio. Cioè non è possibile dire a priori se funzioni meglio con restrizioni ed interventi statli o senza. Stiamo parlando di dimostrazioni matematiche di 50 anni fa che cestinano le teorie economiche precedenti… e quelle sucessive che non li hanno inclusi. Cestinano tutti i discorsi ideologici capitalisti, liberisti, comunisti, socialisti e quel che si vuole. Concludo con due adorabili citazioni: Chiunque pensi che una… Leggi tutto »

myone
myone
6 Dicembre 2008 19:46

Vero. Solo che fra produrre, consumare, speculare, creare nuovi bisogni, e’ un circolo vizioso. Il mantenimento della sopravvivenza, senza isolarci ma tenendoci quello che abbiamo, dovrebbe partire dal finire di dare valore speculatico alle cose, di finirla di diventare ricchi facendo i sgaloppini del sistema, e ridimensionare la vita a una cosa reale, che darebbe pure un insegnamento sociale e personale molto piu’ ricco e vero. Questo servirebbe a quelli alti sopratutto. Ma qui bisognerebbe reinventare tutto. Ridimensionare un mondo nel tuo mondo, e questo mondo non dovrebbe essere piu’ grande della tua provincia nello stretto, e nel largo, alla tua regione. Autonomia totale.( e non la intendo politicamente, ma nel senso vero della parola) Un salto indietro con tutto. Sapendo che, la non speculazione, darebbe comunque a chi vive, le medesime possibilita’ di comunicazione e di globalita’, come la tv, internet, e altro, e la sicurezza delle risorse principali sia come energia che come fabisogno pratico di base. Ma finche’ ci sono padroni e valori da difendere, la via e’ cieca, il consumatore piu’ ancora, e chi specula ci vede bene, in tutti i sensi e in tutti i luoghi. La domanda rimane: chi vuole cambiare cambiando la sua… Leggi tutto »