Paulo Guedes e Bolsonaro

Bolsonaro vince, Paulo Guedes è il nuovo presidente del Brasile!

DI AZUL

comedonchisciotte.org

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Bolsonaro è il Trump dei tropici! Bolsonaro come Salvini! Bolsonaro populista onesto! Lula è un ladrone e corrotto!

Se ne sentono molte in giro.
La frase più bella, però, l’ho letta qualche giorno fa in autostrada su un adesivo enorme di propaganda pro Bolsonaro sul lunotto posteriore di un’auto: “O Brasil tem jeito! A farra acabou!” (C’è una soluzione per il Brasile! La pacchia è finita!).

Il gergo di Salvini si è globalizzato? O forse è solo un caso.

Ma Jair non è Salvini, né Trump. Sembra più una macchietta esagerata che ne esalta i lati deteriori, una imitazione malriuscita uscita fuori dallo scimmiottare scomposto di un comico impazzito.
Basta leggere alcune delle sue dichiarazioni, ve ne presento solo alcune, ma ne troverete svariate decine in rete:

1. “L’errore della dittatura è stato di torturare e non uccidere”
2. “Alla memoria del Coronel Brilhante Ustra, il terrore di Dilma Rousseff!”. (Durante il voto alla Camera sull’impeachment della Rousseff, Bolsonaro dedicò il suo voto al colonnello Brilhante Ustra, che durante la dittatura comandò i servizi di intelligenza e repressione, rendendosi responsabile di almeno 6 omicidi sotto tortura.)
3. “Andiamo a fucilare la gentaglia del PT dell’Acre che sono qui!” (Durante un comizio a settembre.)
4. “Dio sopra ogni cosa. Non esiste questa storiella dello stato laico, no. Lo stato è cristiano e la minoranza che fosse contro, che se ne vada! Le minoranze devono curvarsi alle maggioranze!”
5. “Io sono stato in un quilombo (le comunità dove si rifugiavano gli schiavi negri nel 1800) in Eldorado Paulista. Guardate, l’afrodiscendente più leggero là pesava 103 chili! Non fanno nulla! Io credo che nemmeno per procreare servono più. Spendiamo più di un miliardo all’anno per loro!”
6. Rispondendo alla cantante Preta Gil, che gli domandava cosa avrebbe fatto se suo figlio si fosse innamorato di una negra: “Oh Preta, io non discuto di promiscuità con nessuno. Io non corro questo rischio perché i miei figli sono stati educati molto bene e non sono vissuti in ambienti simili al tuo!”
7. “Io ho molta pena degli imprenditori in Brasile, perché è una disgrazia per te essere un padrone nel nostro paese, con tanti diritti dei lavoratori. Tra un uomo e una donna giovane, che cosa pensa l’imprenditore? Accidenti, questa donna fra un po’ sarà gravida, sei mesi di licenza maternità. Bello sto ca..o! Chi pagherà il conto? L’imprenditore. Alla fine, egli ricupera nel INSS (IMPS), ma avrà spezzato il ritmo del lavoro!”
8. Rivolgendosi ad una deputata del PT: “Non ti stuprerei mai, perché non te lo meriti”, poi, dopo averla spinta: “Vagabunda!” (qualcosa a metà tra puttana e bandita).
9. “Se dovessi vedere due uomini baciandosi in strada, li prenderei a cazzotti!”
10. “Sarei incapace di amare un figlio omosessuale. Non sarò ipocrita: preferisco che muoia in un incidente, piuttosto che si faccia vedere in giro con un baffuto. Per me egli sarebbe proprio morto”.

Certo, alla gente piace, il politicamente scorretto è divertente, è una reazione allergica all’imposizione moralistica che viene dalla società aperta, globalizzata, che ci impone diritti civili in tutte le salse per farci dimenticare i diritti sociali. Peccato che mentre da noi la destra ha ricuperato i diritti e lo stato sociale dimenticati dalla sinistra, qui in Brasile Jair è rimasto un tradizionalista reazionario che si oppone ad una sinistra socialdemocratica, che, malgrado tutti i difetti e le incapacità (se volete anche le corrruzzioni!) del caso, svolgeva ancora il suo modesto lavoro di redistribuzione dei redditi e diminuzione delle diseguaglianze.

Come direbbe Chico Buarque, Jair è solo una “fumaça, desgraça”. Una mediocrità che sbraita scemenze, imprecazioni e insulti ad ogni respiro. Un impulsivo irriflessivo senza qualità rilevanti.
L’attentato che ha sofferto per lui è stato una fortuna sotto due aspetti, non solo per averlo trasformato in un martire, ma, soprattutto, perché lo ha sottratto al dibattito politico, impedendogli di mostrare tutti i suoi limiti ed incapacità. E’ sufficiente ascoltarlo in qualche tribuna elettorale, quando viene sottoposto a banali domande o contestato in modo prevedibile sulle contraddizioni più evidenti. Non lo vedrete mai rispondere con i sorrisi serafici alla Di Maio o con i bacioni alla Salvini, ma con contorcimenti espressivi, facce cupe, apprezzamenti di sollievo per domande di suo gradimento e disagi evidenti per questioni non gradite. Un autentico disastro di intolleranza, incapacità e limitatezze psicologiche e intellettuali.

Per comprendere come sia arrivato al 60% delle preferenze, bisogna tornare a fine 2017.
Si preparavano allora le candidature e le élite economiche e finanziarie avevano la necessità, da una parte di neutralizzare la candidatura di Lula, dall’altra, di trovare una figura che potesse contrapporsi a Ciro Gomes, politico moderato, socialdemocratico ed unico galantuomo della politica brasiliana, che se avesse raccolto il sostegno esterno del PT, secondo i sondaggi, sarebbe stato vincente contro qualsiasi altro candidato al secondo turno.

Si presentavano allora le candidature di Geraldo Alckmin e di due ruote di scorta: Meirelles (ex presidente Banco Central (governo Lula) e Ministro Fazenda (economia) di Temer e il presentatore della Globo Luciano Huck, che, secondo ricerche e analisi Big Data svolte da Paula Guedes (figlia di Paulo Guedes), avrebbe potuto interpretare i desideri e i disagi dei disoccupati e di ampi settori della popolazione, proponendo l’agenda liberista.

Luciano Huck però, dopo poco tempo, rinunciava alla candidatura, obbligando l’economista/balia Paulo Guedes a deviare sul nostro Jair Bolsonario, che lo candidava ad un super ministero dell’economia (accorpando ben 4 dicasteri economici) del suo futuro governo.

Ben presto si rendeva evidente che entrambi i cavalli delle élite erano zoppi: Geraldo Alckmin, appoggiato da partiti di centro più coinvolti del Pt negli scandali di corruzione e accreditato inizialmente di un 14% al primo turno e Meirelles accreditato di un 3%, ma macchiato dall’aver partecipato al governo più odiato di tutti (quello di Temer).

Al primo turno infatti sarà un autentico disastro: meno del 5% per Alckmin e meno del 2% per Meirelles. A questo punto la ruota di scorta diventa il volante e alla guida c’è, col volto ancora coperto, Paulo Guedes.

A sinistra, l’arroganza e presunzione di Lula facevano il resto e si puntava sull’ex ministro dell’istruzione ed ex sindaco di San Paulo, Fernando Haddad, abbandonando il bravo Ciro Gomes al destino di Cassandra.

I giochi sono fatti ormai, per cui dimenticatevi del fumo di Jair e concentratevi sul prossimo presidente del Brasile: Paulo Guedes.

Se Salvini non è Bolsonaro, Paulo Guedes non è Alberto Bagnai.

Paulo è un Old Chicago Boy, economista formatosi sotto le ali di Milton Friedman e volato poi ad insegnare i fondamenti dell’iperliberismo nelle università del Cile di Pinochet e poi del Brasile.
Megalomane, ma anche intelligente, colto e capace di dominare qualsiasi dibattito televisivo, una prosa efficace, coinvolgente, convincente anche per le masse, grande capacità di sintesi (in una lezione di 1 ora è capace di rileggere l’intera storia dell’umanità attraverso gli occhiali del liberismo).
Il suo programma è semplice e chiaro:

1. Indipendenza della Banca Centrale.
2. Indipendenza del Ministro dell’economia.
3. Vendita di tutti gli attivi dello Stato, immobili e imprese statali per un totale di 500 miliardi di dollari, per abbattere il fardello del debito pubblico che grava sulle future generazioni dei brasiliani (avete già sentito questa storia?).
4. Passaggio dal sistema previdenziale pubblico retributivo a quello contributivo privatizzato. Il Brasile sta invecchiando, il modello attuale è insostenibile!
5. Riforma e flessibilità del mercato del lavoro (troppi ostacoli alla libertà delle imprese).
6. Mantenimento del programma assistenziale del Bolsa Familia (il salario di sopravvivenza di
Hayek).
7. Stato minimo e società aperta.
8. Flat tax al 20%.

Cosa succederà adesso?
Sicuramente le privatizzazioni non saranno rapide e, come Guedes stesso ammette, si chiederà 100 per ottenere inizialmente il 40% del totale, poi bisognerà fare alleanze e compromessi al parlamento, perché i deputati di Jair sono solo 52 e ce ne vorranno circa altri 250 per arrivare ad una maggioranza. Ma il cammino è tracciato.

La pacchia è appena iniziata sui mercati finanziari, la borsa sale e il Real ricupera in parte la svalutazione dell’ultimo anno, una vera euforia che potrebbe anche protrarsi per un anno. Anche i brasiliani potrebbero godere della festa, come accadde agli Argentini con Menem, poi la pacchia finirà… e sarà peggio, molto peggio di prima.

Azul

Fonte: www.comedonchisciotte.org

25.10.2018

Pubblicato da Davide

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7 Commenti

  1. Evidentemente il Brasile, come probabilmente tutto il Sudamerica, è un posto dove la destra e la sinistra sono ancora ben riconoscibili in base alle ideologie classiche, senza aver bisogno di invertire i ruoli e mascherarsi, come accade da noi, per confondere l’elettore. D’altronde si tratta di un paese dove la dittatura militarista classica ha lasciato il campo da non molto tempo e le divise sono ancora ben inquadrabili nel loro ruolo, basta vedere sul tubo quello che accade nelle favelas di Rio e altre città.

  2. Se vent’anni fa avevo una fiducia smodata nella rinascita del Sudamerica che avrebbe portato un vento fresco di umanità in tutto il mondo, oggi mi devo ricredere. Di solito una generazione sotto dittatura pretende riscatto, e lo trova (vedi il nostro dopoguerra fino agli anni di piombo). Non mi sembra le cose stiano andando allo stesso modo da quelle parti.

  3. Che il Brasile stia spofondando verso la dittatura, l’avevamo capito da un pezzo ma che l’autore vuole confrontarlo con l’Italia allora non ha capito una mazza dell’Italia.
    Tanto più che l’attuale governo non è minimamente paragonabile a quelli che hanno governato in Brasile.
    In Italia la rotta è stata invertita se non di 180° almeno di 120°, il chè non è poco coi tempi che corrono.

  4. Purtroppo x il Brasile dare del Brasile a una nazione è uno dei peggiori insulti che gli si possono fare

  5. Attenzione: il real recupera perché era sottovalutato.

  6. Il Brasile è un paese difficile da decifrare anche per un brasiliano, figuriamoci per un europeo. Bolsonaro è una espressione, un messaggio che la gente, forse 60% dei votanti, vuole trasmettere. Il Brasile è pieno di paradossi e Bolsonaro è uno di questi, si vuole libertà e giustizia, ma si vota estrema destra militare. Non sarà facile per il presidente Bolsonaro, se non mostra risultati, la gente si rivolta contro di lui con grande frustrazione. Ci saranno cambiamenti, ma credo sia molto difficile prevedere le reali conseguenze dopo la sua elezione. Come hanno detto: “Fare previsioni è difficile, specialmente quelle che riguardano il futuro.”

  7. Quando Lula si avviava a vincere la prima presidenza, si dicevano cose terribili su di lui. Erano le stesse cose, ma in salsa di sinistra: comunismo, socialismo senza fine e conflitti finanziari tremendi. Mi viene da ridere, quando Bolsonaro (o qualsiasi altro) assumerà la presidenza del Brasile, dovrà fare i conti con la realtà e trovare dei compromessi, nessun politico è veramente libero in questo pianeta. Le parole prima del voto sono esagerate, fa parte del teatrino.