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Berlusconi e Dell’Utri mandanti? Non mi stupisco

DI ANTONIO INGROIA

ilfattoquotidiano.it

La notizia dell’indagine su B. e Dell’Utri come mandanti esterni delle stragi del ’93 è stata accolta dai politicanti, Renzi in testa, con fastidio o addirittura stupore. Io, al contrario, sono stupito dallo stupore, e quindi provo a fare un’operazione “memoria”, visto che alcuni fatti sono noti da decenni e altri, che hanno imposto la nuova indagine, sono più recenti. La ricostruzione della strategia stragista, emersa da anni di indagini e processi a Palermo, Firenze, Caltanissetta e Reggio Calabria, è quella consacrata in sentenze, anche definitive, che dicono che si trattava di stragi a moventi e mandanti “multipli”, ove la mafia militare ebbe un ruolo non solo esecutivo, ma che un ruolo determinante lo ebbero soprattutto quei “mandanti esterni”, quelle “menti raffinatissime”, come le chiamava Giovanni Falcone, fino a oggi non identificati con sentenze, ma più volte indagati sulla base di elementi probatori che negli anni si sono stratificati.

È accertato che l’accordo di reciproco supporto stipulato dalla mafia con i referenti tradizionali, la Dc andreottiana in testa, si era usurato e andava ristrutturato, di pari passo al processo di ristrutturazione del quadro politico, a cavallo fra Prima e Seconda Repubblica. E siccome la mafia “ristruttura” i propri rapporti a suon di bombe e omicidi, tutto era iniziato con il delitto Lima e l’azzeramento dei rapporti con la Dc, per proseguire con le stragi di Falcone e Borsellino, premesse per intavolare una “trattativa” e ricontrattare analogo accordo con un soggetto politico “nuovo”. È materia già accertata nel processo Dell’Utri, che ho seguito da pm dal 1997 al 2004, sette lunghi anni di un’istruttoria assai approfondita, che Dell’Utri fin dal 1992 si prodigò per il nuovo soggetto politico che poi fu Forza Italia, naturale approdo nel 1994 col primo governo B.

E siccome bisognava “convincere” con tutti i mezzi B. a scendere in campo per accogliere i desiderata del Sistema Criminale, è più che sostenibile, sulla base delle prove finora acquisite, che la mafia, assieme a Dell’Utri, definito nel processo come “l’ambasciatore di Cosa Nostra alla corte di B.”, abbia ritenuto Maurizio Costanzo come un ostacolo, così come tanti altri consiglieri di B. del tempo contrari alla sua discesa in campo, per realizzare il “piano”. Bisognava dare un segnale a B. perché capisse e un attentato a Costanzo era il modo migliore per farlo: contava che B. capisse, anche perché qualcuno a lui vicino glielo avrebbe spiegato, e che nessun altro comprendesse il vero movente del delitto. E chi meglio dunque di Maurizio Costanzo che aveva dato fastidio con i suoi programmi antimafia? Ed è significativo, come ha dichiarato Costanzo a Marco Lillo, che B., subito dopo l’attentato, gli raccomandò di “stare attento”. Quindi B. aveva ben capito l’avvertimento.

E ci sono poi le rivelazioni di Giuseppe Graviano prima a Gaspare Spatuzza, che le racconta in aula, e poi a un detenuto in carcere mentre viene intercettato, che spiega che le stragi furono “una cortesia” chiesta da B. e che nel gennaio 1994 occorreva il “colpo di grazia” per mettere definitivamente sottosopra il Paese e così favorire B. che qualche giorno dopo, il 26 gennaio, annuncia la sua discesa in campo. A quel punto i giochi sono fatti, e si può rinunciare all’attentato all’Olimpico, il più terribile progettato ma fallito il 23 per un guasto del telecomando. Dopo il 26 non serve più, perché, come diceva trionfalmente Graviano, con B. “loro”, gli stragisti, si stavano “mettendo l’Italia nelle mani”.

Ce n’è abbastanza per riaprire l’indagine su B. e D.U. come mandanti di quella stagione da cui è nata la politica dei decenni successivi. Verrebbe da ridere a sentire le dichiarazioni di Renzi e C., ma non c’è da ridere. È stato versato tanto sangue innocente, che attende giustizia, in quel tragico biennio da cui è nato tutto.

 

Antonio Ingroia

Tratto da: Il Fatto Quotidiano

1.10.2019

 

visto su www.antimafiaduemila.com

2.10.2019

Pubblicato da Davide

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9 Commenti

  1. Ma se la mafia voleva convincere Berlusconi e mandargli un messaggio chiaro, potevano inviare una busta con una pallottola o una capoccia d’agnello ad un parente stretto, che bisogno c’era di fare un attentato bombarolo a Costanzo?
    Mi sembra un interpretazione un pò fantasy…

  2. chissà perché si deve reindagare su Silvio, mica vorrà fare cadere il governo a stelle rosse?
    p.s. il rosso è sangue, ovviamente, ed altrettanto ovviamente nostro.

  3. Berlusconi e’entrato in politica per salvare le proprie aziende e ha dovuto bere l amaro calice.
    Ora la narrazione ci dice che lo ha dovuto fare per altri motivi da ricercarsi nella mafia. E aveva lo stalliere a casa sua!
    Se la mafia parla a suon di bombe come mai non parla piu’ il politichese,ovvero dove trova proventi per starsene zitta? La risposta e’ semplice,basta seguir gli sbarchi.

  4. I teoremi invece di una precisa notizia di reato.
    Eccola qua per te, egregio Ingroia, la notizia di reato:
    La cessione di sovranita’ effettuata senza modifica della costituzione non e’ reato di tradimento?
    Ora, caro Ingroia, la notizia di reato ce l’hai, perche’ non procedi d’ufficio?

  5. Qualcuno pensa che siamo ancora nel ’91 di Mane puliti…

  6. Bè…c’è chi ancora ama l’accusazionismo vintage..che quello attuale..rublosalvinista non da tanta soddisfazione..

  7. La massoneria italiana, la stupidità è in coloro che si stupiscono e non c’è niente da ridere perché hanno distrutto vite, affetti, economia, salute, ambiente.

  8. ingroia o no, pagheremo caro tutti i danni che ha combinato berluscane, almeno per 200 anni. mi spiace solo una cosa che non posso vederlo al patibolo…