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President Donald Trump shakes hands with Saudi Defense Minister and Deputy Crown Prince Mohammed bin Salman, Tuesday, March 14, 2017, in the State Dining Room of the White House in Washington. (AP Photo/Evan Vucci)

Arabia Saudita – Questa “Notte dei Lunghi Coltelli” è colpa del Panico

THE MOON OF ALABAMA

Ieri il clan di Salman che governa l’ Arabia Saudita ha messo in scena la sua  Notte dei Lunghi Coltelli  per purificare  lo stato da ogni potenziale concorrenza. Il re saudita Salman e suo figlio, quel pagliaccio del Principe Mohammad bin Salman hanno avviato una grande ondata di arresti tra i più alti ranghi di principi e ufficiali. Parte di questo colpo di stato interno è servito anche a confiscare  enormi beni finanziari a vantaggio del clan Salman.

Le precedenti dimissioni forzate del primo ministro libanese Saad al-Hariri probabilmente hanno avuto qualche relazione con gli eventi dell’altra notte. Il primo ministro israeliano Netanyahu ha appoggiato  quelle dimissioni e questo garantisce che Hariri non ricoprirà mai un ruolo di primo piano in Libano.

In Arabia Saudita undici principi, compresi i figli del defunto-re Abdullah, più di trenta tra ministri ed ex ministri, nonché i capi delle tre più importanti reti TV sono stati presi in custodia  o messi agli arresti domiciliari. Il comandante della Guardia Nazionale, il principe Mitieb Bin Abdullah, è stato sollevato dal suo incarico e sostituito dal principe Khalid Bin Abdulaziz al Muqrin. (La Guardia Nazionale era l’ultimo centro di potere dell’ intelligence e del security  ancora controllata dal ramo degli Abdullah della famiglia al Saud).

Una purga precedente lo scorso luglio aveva detronizzato  il principe ereditario Nayaf e lo aveva sostituito con il giovane Mohammad Bin-Salman. Poi il ramo dei Nayef della famiglia al-Saud è stato rimosso da tutti i centri di potere e ieri il ramo degli Abdullah ha fatto la stessa fine. Con questa seconda purga i tirapiedi del clan di Salman hanno rimpiazzato gli ultimi funzionari cacciati.

In questo modo il ramo della famiglia Salman dell’attuale re e del principe-clown ha eliminato ogni potenziale concorrenza interna, invertendo la tendenza del modello di consenso che era stato il fondamento della regola della famiglia saudita per tutto il secolo scorso. Sono decine di migliaia le persone dei clan che godevano della protezione dei principi e dei funzionari rimossi che non si limiteranno solo a sedere negli ultimi posti ma che vedranno anche evaporare le loro fortune.

Un effetto di queste purghe, quindi, sarà la concentrazione della ricchezza saudita nelle mani della famiglia dei Salman.

Una delle persone arrestate è  quello che dovrebe essere il sesto uomo più ricco del mondo, il principe Al-Waleed Bin Talal (video) che possiede (possedeva?) un patrimonio netto tra $ 18 e $ 32 miliardi di dollari. Al-Waleed si è scontrato in pubblico con il presidente Usa Donald Trump. Al-Waleed è (è stato?)  il maggior azionista del Citygroup, quello che selezionò  Barack Obama tra i vari candidati, prima di ricevere il Bailout – un salvataggio enorme del governo. Altra vittima è  stato Bakr bin Laden, fratello di Osama Bin Laden, presidente del gruppo Binladin Saudita e quinto uomo più ricco del paese.

Il pretesto ufficiale per la purga sono accuse di corruzione che risalgono al 2009, ma questo sotterfugio finanziario permetterà alla casa dei Salman, che governa oggi, di confiscare la ricchezza degli accusati, per cui questo raid vale qualche decina di miliardi di dollari. E’ stato istituito un nuovo comitato anti-corruzione – sotto il controllo del principe-clown Mohammad bin Salman – comitato che ha poteri dittatoriali e può congelare e confiscare qualsiasi attività finanziaria che reputi degna della sua attenzione:

Può prendere tutte le misure che ritenga necessarie per contrastare chiunque sia coinvolto in casi di corruzione pubblica e può confiscare tutto ciò che ritiene essere proprietà di persone, entità, fondi, beni mobili e immobili, in patria e all’estero, per restituire fondi al tesoro dello Stato e può registrare proprietà e beni in nome della proprietà statale.

Quanto è successo in Libano e a Riad sarebbe stato impossibile senza l’approvazione e l’appoggio degli USA. Alla fine di ottobre il genero di Trump, che è consigliere senior, Jared Kushner,  ha fatto una visita senza preavviso in Arabia Saudita. In un tweet  Donald Trump, ha giurato fedeltà  al cerchio Wahhabita e ha stabilito  il prezzo per il suo consenso e per la sua collaborazione:

Donald J. Trump‏ @realDonaldTrump – 12:49 PM – 4 Nov 2017  – Would very much appreciate Saudi Arabia doing their IPO of Aramco with the New York Stock Exchange. Important to the United States!        (Sarebbe molto apprezzato se l’Arabia Saudita facesse una Offerta Pubblica per la Aramco alla Borsa di New York. Sarebbe importante per gli Stati Uniti!)

Una prima iscrizione del conglomerato petrolifero della Aramco alla NYSE concederà al governo USA  una autorità statutaria e giuridica sulla azienda più preziosa del mondo.

Anche ieri sera le forze Yemenite hanno sparato un missile a medio raggio dal nord dello Yemen verso l’aeroporto di Riyadh, un obiettivo a  1.000 chilometri (660 miglia) di distanza che è impressionante e senza precedenti. La difesa aerea saudita che usa sistemi Patriot USA per mezzo di contractors, ha lanciato quattro missili intercettori (video) contro il missile Yemenita in arrivo. I Sauditi affermano che uno degli intercettori abbia raggiunto il bersaglio. Una colonna di fumo è stata vista alzarsi  dall’aeroporto (video), ma non è possibile dire si sia trattato del missile  che ha colpito il suo obiettivo o di una intercettazione.

Che la capitale saudita possa essere colpita sarebbe un altro shock per molti sauditi e scoraggia gli investimenti in Arabia Saudita.

I missili yemeniti, sparati dall’esercito ufficiale dello Yemen sotto l’ex presidente Saleh, possono avere la loro origine in Iran. Ma potrebbero anche essere vecchi missili comprati dallo Yemen altrove, decenni fa. I sauditi daranno sicuramente la colpa all’Iran, senza spiegare che questi missili potrebbero essere stati contrabbandati forzando il loro stretto blocco messo tutto intorno a questo piccolo paese che continua a resistere.

E’ difficile che il lancio di questo missile sia correlato alle dimissioni di Hariri o alla purga di Riyadh. Ci vogliono giorni per gli Yemeniti a preparare i missili e a lanciarli. Potrebbe essere stata una rappresaglia per il devastante attacco aereo fatto dai Sauditi di mercoledì scorso in un mercato all’aperto nella provincia di Saada nel nord dello Yemen, dove, secondo fonti Yemenite, sono state uccise più di 60 persone. Dopo che il lancio del missile su Riyad, aerei sauditi hanno nuovamente bombardato la capitale yemenita, Sanaa.

Dal momento che l’inetto Re Salman si è seduto sul trono di Riyadh, il suo spietato figlio di 32 anni Mohammad bin Salman ha assunto il controllo di tutti i rami dell’Arabia Saudita. Il regno di Saudi ha lanciato una guerra contro uno Yemen indifeso e ha dato il suo appoggio ad  al-Qaeda, all’ ISIS e ad altri “ribelli” contro i governi dell’Iraq e della Siria. Ha diviso il Gulf Cooperation Council attaccando il Qatar.

Dopo uno stallo in Yemen e in Qatar, ora sta perdendo in Iraq e in Siria, ma sta cominciando una guerra contro Hezbollah in Libano, ma nessuna di queste sue sanguinose iniziative ha raggiunto l’obiettivo di indebolire l’influenza del suo odiato nemico iraniano. Tutti hanno aiutato l’Iran per mantenere solida la sua posizione.

La situazione finanziaria dello Stato saudita non è buona, anche se davanti agli applausi di tutto il codazzo occidentale, Bin Salman ha annunciato una liberalizzazione economica, sociale e religiosa dell’Arabia Saudita, ma poche, o niente, delle grandi promesse fatte, sono state mantenute.

La purga di ieri può essere percepita come una mossa dovuta al panico. Tutti gli sforzi fatti dai Bin Salman sono falliti. Il successo del missile che ha colpito l’aeroporto di Riyadh lo sottolinea solamente. È un uomo sotto pressione, ma non è capace di reagire mentre la resistenza interna sta crescendo.

Quando Hitler fece la sua  Notte dei coltelli lunghi contro l’ala socialista del partito, la sua carriera ed il suo potere politico erano in ascesa, il paese era in pace, la sua reputazione internazionale stava crescendo, l’economia stava recuperando e la maggioranza della gente lo approvava. Il remake di Bin Salman di quella notte arriva mentre tutte le sue iniziative stanno fallendo  e ci sono forti dubbi che quel consolidamento che sta cercando, incontrerà lo stesso successo.

 

Fonte: http://www.moonofalabama.org/

Link:  http://www.moonofalabama.org/2017/11/saudi-purge.html#more

5.11.2017

 

Pubblicato da Bosque Primario

  • Vamos a la Muerte

    Un Regno di Beduini che vorrebbe distruggere la Millenaria Civiltà Persiana con l’aiuto dei sionisti israeliani e degli zotici yankees. Se non fossimo sull’orlo del Baratro sembrerebbe un remake delle Comiche con Renato Pozzetto e Paolo Villaggio. E come tutti i remake, molto più patetico e grottesco.

  • Annibale Mantovan

    La Volpe (Trump) ed il Fesso…della serie: come fregare il petrolio ai Saud! Ricetta: creare un nemico mortale (non importa se un nemico finto come l’Iran), fingersi alleati (non importa se biforcuti) ed un fesso alla firma. Tutto qui il segreto della ricchezza: rubarla a chi ce l’ha!

  • GioCo

    Utile il parallelo con la Germania, ma non è esatto dire che le economie tendesche erano in crescita prima dell’espansione territoriale, anche se il nazionalsocialismo tedesco nasce sull’onda della crisi del ’29 e grazie all’intervento di aziende e capitali anglofoni. Come l’IBM.
    Dal poco che ne so iniziò la stampa forsennata di soldi per ripagare i debiti contratti all’estero (prestiti) finendo in una di spirale inflazionistica che ovviamente non esplose per la guerra che mise in moto una monumentale macchina (per i tempi) produttiva. Quindi credo sia più corretto dire che la situazione interna economica della Germania nazionalsocialista fu il motore più convinto per quella che poi divenne la seconda guerra mondiale (in funzione anti-russa e con il plauso iniziale anglofono) ma questo non è il caso delle petromonarchie odierne. Qui abbiamo un mix piuttosto complesso di interessi contrapposti sia in casa americana (basta pensare che le petromonarchie nascono per volere dei Bush vicini ai Clinton e ad Obama) che saudita. C’è il problema della produzione saudita di petrolio e la dipendenza dall’america per le armi. C’è un problema di controllo nell’area (tipo il Qatar?) e influenze di mille attori frammentati e non proprio gestibili (il territorio di cui stiamo parlando è un immenso oceano di sabbia bollente dove è persino difficile spostarsi, figuriamoci sapere cosa succede). Immagino che la questione sia per Trump tenere gli occhi del mondo più lontani possibile dall’area (troppo instabile) e concentrarli sulla più interessante Corea. Questo gli permette tre cose:
    1) pompare di steroidi i generali che lo circondano per … niente, fare scena come negli incontri di wrestling … e naturalemente fare anche tanti nuovi giocattoli e corruzione …
    2) tenere sulle spine la Cina al fine di strappare più contratti possibile e quindi guadagnare consensi politici interni (sai quanta merda serve poi per coprirlo di infamia se rastrella effettivamente posti di lavoro da portare in USA?)
    3) dimostrare che ogni accusa (tipo russiagate) è rigirabile al mittente (interno)

    Nella pratica credo però che gli effetti del trumpismo saranno molto diversi per tutte le analisi in corso. Nel senso che lui funziona più o meno come una macchia solare sul campo elettromagnetico terrestre: produce interferenze caotiche impredicibili. L’attuale azione israeliana è il risultato di anni di isolazionismo e guerra (diciamo che non si tratta di partner che tendono a trattare alla pari avversari economici) e Trump rende possibili e desiderabili azioni che prima Israele non avrebbe potuto tentare. L’avvicinamento ad esempio al “nemico” saudita (ovviamente “nemico” come per la lega da noi era la “Roma ladrona”, poi arrivati a Roma … parole e atti si sono sgonfiati come un souffle venuto male) non è solo cruciale per Israele ma spacca in più modi il mondo arabo che non può sopportare la pressione multipla di un nemico giurato dopo l’altro e dovrà fare una scelta tra le forze Israele-Sudite e quelle Iraniano-Russe. Il problema è che tutto questo movimento toglie al territorio egemonia americana e qualunque sia il risultato in tutto questo ci guadagnano coloro che prima non avevano influenza (come gli Iraniani). Poniamo ad esempio che l’Arabia Saudita stia facendo purghe per incamerare miliardi, questo però serve a impoverire o ad arricchire il paese nel complesso? Lo rende più forte o più debole sul piano internazionale rispetto alle controparti? Ad esempio rispetto ad Israele? Tutto questo ritarderà il collasso del petrodollaro, ma a quale prezzo? Forse al prezzo della fine del controllo americano sul medioriente. Cosa però questo significhi per Israele non saprei proprio immaginarlo …

    • Pedro

      Complimenti, analisi interessante.