Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
Addio a Francesco Guccini, morto nella notte tra il 5 e il 6 agosto all'età di 86 anni. (ANSA)
Caro Maestro,
So che non amava essere chiamato così ma in questo momento, non mi vengono altri modi per appellarla.
Ero un bambino. Un pomeriggio mio padre in macchina inserì nello stereo un disco di un cofanetto.
Una traccia? Un classico dei classici: "L’avvelenata".
Lei non amava molto questo brano, poiché giustamente rivendicava di non aver scritto solo ed esclusivamente questa poesia.
Ma un po’ per il divertimento dettato dalle parolacce udite dall’orecchio di un bimbo, un po’ per la mia indole attratta enormemente dalla ribellione, rimasi incuriosito, a tal punto da “rubare” tutti gli altri suoi dischi presenti in casa.
Da quel momento i suoi cd e i suoi libri non si sono mossi più dalle mie mensole.
Del Folk Beat n.1, suo debutto discografico, non sono rimasto colpito solo da “Auschwitz” ma anche da “Il sociale e l’antisociale”: un vero e proprio poema di osservazione sulla società e sulla solitudine. Ma soprattutto, spero non sia banale, ciò che rimarrà per sempre impresso nella mia mente è “In morte di S.F.”, conosciuta anche come Canzone per un’amica, in cui si affronta la questione più difficile, la morte. Lei non ha mai scritto per spettacolarizzare, rifuggendo da ogni sentimentalismo d’apparenza, poiché le sue emozioni erano autentiche, proprio come quando il suo amico Fabrizio De André scriveva di Marinella, "che volò in cielo su una stella".
Ecco, ci ritroviamo “Due anni dopo”. La descrizione del rapporto con la sua futura moglie, la traslazione in musica di Rimbaud, le proteste di Praga. Tutte pietre miliari della sua attività cantautorale. Eppure, una canzone non tanto nominata è "Il compleanno”. Amara e malinconica per un amore mai sbocciato. Ironica e beffarda nell'illustrare una festa puramente borghese. Semplice nel descrivere un tema complesso quale è il passare del tempo. A proposito, per ironia della sorte lei, Maestro, nacque lo stesso giorno di Che Guevara, al quale dedicherà uno dei brani più belli della storia della musica in “Ritratti” (2004).
Il tempo, questo essere misterioso. È proprio lui che fa trovare in noi le nostre “Radici”, quelle di qualche parente lontano, di un posto sperduto e amato, oppure di un anarchico bolognese che all’inizio del Novecento, quando iniziava “la guerra santa dei pezzenti”, scelse di schiantare “il mostro strano che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano” nei pressi della Stazione di Bologna.
Ed è proprio perché era sua abitudine descrivere situazioni o “Stanze di vita quotidiana”. O forse una casa di vita quotidiana. Quella in Via Paolo Fabbri 43, il posto in cui lei rifiutava il divismo intellettuale. Proprio per questo, ad un certo punto, lasciò Bologna, una città logorata dal caotico consumismo, e come “Amerigo” riesplorò “vecchi” luoghi come Pavana, magari con il suo "Eskimo" “dettato solo dalla povertà”.
L’implementazione e la sperimentazione artistica maturata da lei negli anni Novanta e Duemila non cambiarono ciò che era. Le canzoni erano sempre pregne di politica, ma in maniera diversa. Se penso a “Don Chisciotte” (dall’album “Stagioni", 2000), oltre ad essere una di quelle denominate come “canzoni politiche”, è una vera e propria riflessione del rapporto tra l’idealismo e il disincanto.
Arriviamo così, passando di poesia in poesia, all’Ultima thule. Non nel 2012, ma il sei agosto 2026. Un giorno di lutto per gli ultimi, per i ribelli… per i taccuini su cui scriveva seduto nelle osterie con Lucio Dalla.
Nonostante alcune contestazioni che le ho rivolto per via di alcune affermazioni fatte negli ultimi tempi, per quanto possa sembrare strano, ho continuato ad ascoltarla ancora di più, senza sfatare la sua figura, come in questi casi succede.
Detto questo, spero che lei si trovi nella sua vigna fiorente con qualche sigaretta in mano.
…addio Maestro…
Dio è morto...
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Di Riccardo D'Amico per ComeDonChisciotte.org
06.08.2026
Martin 8 agosto 2026
Mai sopportato, ne' il suo perenne, acido e violento pessimismo, nè l'odiosa arroganza del giudizio, e meno che mai la R da ritardo mentale ma rutilata e ostentata all'estremo. E mi fanno schifo anche i tortellini in brodo.