Di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org
E’ proprio vero: il terrore non finisce mai. E sta per arrivare l’ennesima ondata di paura che prelude generalmente raffiche di provvedimenti ed azioni emergenziali contrarie agli interessi dei cittadini. Dopo la reale tragedia agricola pugliese causata dall’emergenza Xylella, un batterio killer arrivato dal Centro America, per cui sono stati abbattuti oltre 2 milioni di olivi secolari, le ultime notizie danno ancora la Xylella alle porte, stavolta pronta ad invadere la Calabria. E non c’è da stare tranquilli: non certo per assecondare le notizie catastrofiste del mainstream con annessi e connessi, ma perché in genere esse fanno da apripista a qualche disastro imminente, ovvero scelte sciagurate che potrebbero travolgere nuovamente la nostra già martoriata agricoltura.
Ne parliamo con il prof. Luca Marini, docente di diritto internazionale alla Sapienza di Roma, ex vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica e noto esperto di biopolitica.
- Allora, professor Marini, la Xylella è sbarcata in Calabria.
Tenuto conto della parte che recitano i media mainstream nella propaganda del terrore, qualcuno potrebbe anche dubitare, maliziosamente, della veridicità della notizia. Ma prendiamola per buona, non solo perché la strategia della tensione biopolitica ha bisogno continuamente di nuove tragedie e di nuove vittime, ma soprattutto perché ancora nessuno ha dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che il batterio è l’unico responsabile del disseccamento rapido degli olivi: e quindi, se la xylella è arrivata in Calabria, questa potrebbe essere l’occasione per capire finalmente ciò che non si è potuto o voluto capire in Puglia: e cioè quale è la vera causa del disseccamento degli olivi.
- E chi è che dovrebbe capire tutto ciò?
Anzitutto la comunità scientifica, cui la società civile chiede di pervenire, una volta tanto, a conclusioni, se non proprio univoche, quantomeno coerenti con le evidenze oggettive, al di sopra e al di fuori dei conflitti di interesse che finora hanno contrassegnato la vicenda xylella. E poi, se del caso, la magistratura: a suo tempo, le Procure di Bari e di Lecce avevano aperto delle inchieste, poi archiviate, e non è da escludersi che anche quelle calabresi, prima o poi, decidano di fare altrettanto.
- Domanda da mainstream: "non teme di alimentare il dibattito sul negazionismo con queste sue affermazioni?"
Direi proprio di no: so bene che, andando contro le versioni ufficiali, ad esempio quella che da anni porta avanti l’amministrazione regionale pugliese, si rischia di essere ostracizzati, ma chi fa il mio mestiere, e ha un briciolo di onestà intellettuale, deve per forza di cose sollevare interrogativi e formulare ipotesi, anche se scomodi. In ogni caso, è bene ricordare a chi legge che, fino ai primi anni Dieci del Duemila, l’aggettivo “negazionista” si utilizzava esclusivamente per indicare chi metteva in discussione i dati relativi al cosiddetto Olocausto, e niente più: è stato proprio l’affaire xylella – molto prima del Covid – ad ampliare la portata del “negazionismo” fino a comprendere non solo chi osa dubitare di evidenze scientifiche incontrovertibili perché promananti da certa scienza (quella, per intenderci, che più frequentemente frequenta i salotti televisivi), ma anche chi è in odore di anarco-individualismo.
- C’è qualcosa che non quadra, secondo Lei, in questa nuova pandemia vegetale?
Anzitutto, trovo singolare che le grida di allarme promanino dal mondo economico-produttivo prima che da quello scientifico, come se le cause e gli effetti della fitopatia non investissero prioritariamente la dimensione biologica e ambientale.
Inoltre, senza nulla togliere all’importanza dell’olivicoltura calabrese, è evidente che l’impatto sull’opinione pubblica della xylella in Calabria sarà ancora minore di quanto non sia stato per la Puglia, visto che ancora oggi milioni di italiani ignorano beatamente l’esistenza stessa del batterio.
E’ comunque evidente, in entrambi i casi, il tentativo di distrarre l’opinione pubblica agitando lo spettro della debacle economica, che fa passare in secondo piano la questione ecologica e ambientale anche agli occhi di chi è pronto a stracciarsi le vesti e a soffrire di eco-ansia a causa della pretesa natura antropico-individuale del cambiamento climatico.
- E quali saranno le conseguenze di questa operazione di distrazione di massa?
Facile: le Cassandre che annunciano la crisi già reclamano a gran voce l’applicazione, in Calabria, di quelle stesse normative europee che, in Puglia, hanno condotto alla strage degli olivi, alla loro sostituzione con mono-varietà più o meno geneticamente modificate e, a cascata, alla riduzione della biodiversità, alla standardizzazione verso il basso della qualità dell’olio prodotto e all’azzeramento dell’autosufficienza alimentare dei piccoli produttori, che spesso, per varie ragioni, anche generazionali, non possono procedere ai reimpianti degli olivi abbattuti in nome e per conto di un principio di precauzione che, in qualsiasi altro campo, dall’ingegneria genetica al nucleare all’inquinamento elettromagnetico, è sistematicamente negletto e calpestato.
- "Un complotto", insomma.
Cosa vuole che le dica? Che la xylella, prima o poi, andasse in trasferta in altre regioni era facilmente prevedibile: poteva essere l’Umbria ed è toccato, invece, alla Calabria. Ma la questione è un’altra: quando toccherà ai pomodori, alle zucchine o alle ciliegie e, soprattutto, quali simpatici nomi avranno le relative fitopatie?
Mi rendo conto che, in questo modo, c’è il rischio di apparire complottista, ma vorrei che qualcuno mi dimostrasse, per par condicio, che gli effetti della gestione biopolitica della xylella sono diversi da quelli che ho indicato più sopra: allora sarò lieto di cambiare idea.
Di Jacopo Brogi per ComeDonChisciotte.org
04.09.2026
Piero Casu 6 settembre 2026
Buonasera,non capisco quali criteri di valutazione adottiate per decidere se i commenti dei vostri lettori possano essere o meno consoni rispetto alla vostra visione del giusto e dello sbagliato.Ora restano chiari alcuni aspetti:vi state avvalendo dell'ausilio della cosiddetta IA cosí da alleggerirvi il carico di lavoro,oppure vi siete convinti che in molti di noi non siano all'altezza di partecipare alla duscussione.O ancora:forse qualcuno o qualcosa vi impedisce di pubblicare opinioni non conformi?A giudicare dalla partecipazione alla discussione e dal numero dei commenti non mi pare ve la passiate bene.Allora ditelo chiaro cosí da evitarmi perdite di tempo nel tentativo di restituire a questo vostro spazio di informazione un minimo di fervore in piú.Non é la prima ne l'ultima volta che i miei commenti(cosí come credo quelli di altri)non vengono pubblicati.Vorrei capire la ragione oveve ne fosse una.Grazie.Piero Casu.