Un eroe dei nostri tempi

Di Moravagine per Comedonchisciotte.org

 

Un amico mi segnala che nel quartiere di Santa Viola, nella periferia bolognese, è in atto da qualche giorno uno scontro di civiltà.

Da una parte vi è un eroe dei nostri tempi, un coraggioso cittadino che tappezza il quartiere coi suoi manifestini (vedi foto in evidenza); dall’altra, il suo malvagio antagonista, un dispettoso e pericoloso negazionista (probabilmente affetto da demenza) che si diverte a stracciare le sue pubblicità progresso, vanificando così gli sforzi di quel valoroso.

Entrambi sono anonimi e senza volto, almeno per ora: ciò arricchisce la vicenda di un pizzico di mistero.

Tutto è cominciato due settimane fa, quando il nostro prode ha iniziato ad affiggere i suoi proclami di civiltà sui pali della luce, sulle campane per la raccolta del vetro, sulle cassette della posta. Egli ha agito con il favore delle tenebre, sfidando il coprifuoco, sì, ma a fin di bene. Si è portati a parlare di un “lui” osservando i tratti del disegno, ma è un dettaglio: gli eroi non hanno età nè genere. Ad ogni modo, la prima versione del suo manifesto era piuttosto rozza: tre omini coi capelli a spazzola rappresentati in primo piano sotto la sacrosanta esortazione “usala bene”. Uno aveva la mascherina coscienziosamente calcata (“sì”), un altro la indossava in modo improprio, lasciando scoperti il naso assassino e persino una parte della bocca (“no”), mentre l’ultimo la usava come fascia per i capelli, scoprendo oscenamente il volto (“scemo” lo bollava l’autore, e ci sembra davvero il minimo sindacale). Guardando meglio, emerge poi un ulteriore, curioso elemento: i primi due omini hanno gli occhi chiusi, mentre il terzo (lo scemo) ce li ha aperti. Questa finezza nasconderà sicuramente un messaggio al contempo sottile e profondo: si accettano interpretazioni.

La prima campagna di affissioni era stata piuttosto discreta, interessando giusto un paio di strade, e neppure troppo trafficate; l’antagonista, tuttavia, (forse perché pazzo) aveva rabbiosamente strappato i manifestini, riducendoli a brandelli e spargendone i resti sull’asfalto marcescente, sfidando a sua volta il coprifuoco, ma a fin di male.

Ferito nell’orgoglio, il nostro eroe aveva dunque dato il via ad un secondo giro di affissioni, più capillare stavolta, colonizzando nuovi isolati e diffondendo il verbo del buon senso presso una platea più ampia. Per aumentare la valenza pedagogica del suo messaggio, aveva pure arricchito il disegno di un particolare: lo scemo era ritratto con la sigaretta in bocca. Manco a dirlo, l’antagonista aveva esteso a sua volta il raggio della sua infame azione distruttiva, sbrindellando le fotocopie con metodo e scelleratezza. Il misfatto si era consumato nell’arco di una sola notte: la notte dei lunghi coltellini.

A questo punto, un uomo normale avrebbe desistito, ponendo a se stesso una domanda retorica: “ma chi me lo fa fare?”. Un eroe degno di questo nome, invece, non conosce la resa davanti al Male; dopo una fisiologica pausa passata a leccarsi le ferite dell’anima e ad elaborare un piano ancora più ardito, questo eroe dei nostri tempi ha partorito una terza e ancor più  incisiva versione del manifestino educativo: è quella ritratta nella foto pubblicata sopra. In essa, un’immagine shock è posta sotto il disegno dei tre omini; potrebbe trattarsi di un paziente che sta per essere “intubato” oppure di uno che è appena trapassato: in entrambi i casi, viene spontaneo dare la colpa allo scemo (a meno che non si tratti dello scemo stesso, ed in quel caso viene spontaneo concludere che è giusto così).                  Oltre alle affissioni, in questa terza ondata il nostro Milite Ignoto della lotta alla pandemia ha pure fatto volantinaggio “a distanza”, disseminando copie della sua opera sui muretti, sulle panchine, sotto i tergicristalli; si obietterà che è proprio toccando cose già smanazzate che si prende l’orrenda malattia; si controbietterà, con irreprensibile logica aristotelica, che dipende da chi smanazza cosa. Immaginiamo inoltre che il nostro eroe, prima di mettere il naso fuori di casa, resti a mollo 24 ore nell’amuchina.

Ora, attendendo la contromossa dell’antagonista (ci sarà, ci sarà) è giusto precisare, per onor di cronaca, che nel quartiere Santa Viola di Bologna (un tempo roccaforte operaia, oggi noto come “la piccola Bucarest”) il tasso di mascherinamento è del 99,9 (periodico) per cento. Questo dato rende ancor più nobile la campagna del nostro paladino: ci fosse anche un solo “scemo” (pure quel vigliacco dello strappatore seriale va in giro mascherinato per confondersi nella folla mite e assennata), l’eroe dei nostri tempi farà vibrare le corde della sua coscienza malata, svergognandolo e redimendolo.

Il nostro auspicio è che alla fine questo gigante possa uscire allo scoperto, vincendo la sua riservatezza per mostrare a tutti il suo eroico profilo mascherinato; egli non è in cerca di gloria, onori, ricchi premi e cotillon, ma le istituzioni sapranno valorizzarlo: dopotutto, si sa che l’Italia è da sempre una repubblica fondata sulla più rigorosa meritocrazia. A seconda delle sue inclinazioni, l’eroe dei nostri tempi potrà dunque scegliere se diventare senatore a vita, commissario tecnico della nazionale di calcio (del resto, pure Roberto Mancini è un negazionista) oppure ospite fisso di Barbara D’Urso. In ogni caso, i libri di storia sapranno serbarne l’immortale ricordo.

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clausneghe
clausneghe
2 Dicembre 2020 , 8:11 8:11

Bel racconto, scritto egregiamente dal bravo Moravagine.
Divertente ma tragico, se non fosse ridicolo nello stesso tempo.
Io, naturalmente tifo per lo “strappatore”, anzi aggiungo che se fossi in lui, gli farei la posta, all’ultracovid terrorista e un volta colto nell’incollaggio dei suoi deliri, lo sputacchierei in un occhio gridando nel contempo che sono positivo, come Jovanotti..

Dante Bertello
Dante Bertello
2 Dicembre 2020 , 10:05 10:05

Le tre figure disegnate mi hanno ricordato i personaggi del film “Nell’Anno del Signore” di Luigi Magni, ambientato nella Roma papalina del 1825.

Il primo, con la mascherina ben messa, è il popolo bue, che subisce, senza mai fiatare, tutto quanto viene decretato dal potere temporale, qui rappresentato dal Cardinal Rivarola-Ugo Tognazzi.

Quello senza maschera sono i due carbonari, Robert Hossein e Renaud Verley, che combattono intrepidamente per la libertà, ma alla fine vengono ghigliottinati, anche perchè il popolo, stufo del continuo procrastinarsi dell’esecuzione, ne chiederà a gran voce le teste.

Quello con la mascherina di sghimbescio invece è Cornacchia-Manfredi, che in realtà, sotto l’ identità di un comune ciabattino, cela l’autore delle satire pungenti, che vengono ritrovate sotto la statua di Pasquino.

lady Dodi
lady Dodi
2 Dicembre 2020 , 10:37 10:37

CDC fa ottima opera di informazione ma soluzioni? Si accetta tutto.
Anni fa negli Stati Uniti si era creata una falla nel fondo marino da cui eruttava petrolio. Impossibile fermarla. Hanno indetto, con tanto di premio, una specie di concorso per chi proponeva un rimedio. Ed erano arrivate idee eccellenti di cui ho visto i disegni. Cose incredibili e geniali.
Quella di sollevare il popolo, invece, è cassata all’istante per me . Tempo perso.

Diva D. Agod
Diva D. Agod
2 Dicembre 2020 , 18:59 18:59

Caro Moravagine,

Mi piace pensare che fra noi — noi che capiamo, e andiamo diffondendo il nostro capire in stanze come questa dove tutti hanno capito — ci sia anche qualcuno che se ne va là fuori, nel mondo che non c’è più, a tentar invano, ma eroicamente, di svegliare gli ipnotizzati.

Insomma, caro Moravagine, mi piace pensare che lo strappatore sia tu!

Best,

D.

Moravagine
Moravagine
Reply to  Diva D. Agod
2 Dicembre 2020 , 19:24 19:24

Grazie, Diva. Ne sono onorato!