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SULLE FOIBE E ALTRO

DI FRANCO CARDINI
francocardini.net

Decisamente, la “distrazione” degli italiani a proposito della tragedia delle foibe è colpevole e indecorosa. Siamo all’ennesima riprova che, centocinquant’anni dopo l’unità, la nostra coscienza identitaria nazionale è poco più che all’Anno Zero. Il punto è pero questo: che fare? Sensibilizzare meglio l’opinione pubblica, a cominciare dai giovani? Vincere le residue e implicite reticenze di quanti (tantissimi) in passato hanno a lungo proclamato e sostenuto che il solo richiamare quella memoria era “propaganda fascista”? Organizzare magari delle gite scolastiche in Carso, così come abitualmente molti istituti fanno per i campi di sterminio nazisti?

Ecco, partiamo da qui: giornata della memoria sulla shoah, giornata del ricordo sulle foibe. Abbiamo accettato tranquillamente questa sorta di doppia celebrazione: e molti di noi mostrano, per quanto non lo dicano a chiare lettere, d’intendere questa scelta come qualcosa di bipartisan.Fino a poco tempo fa si sarebbe detto che ricordare la shoah soddisfaceva di più la sinistra, onorare le vittime delle foibe faceva più piacere alla destra. Ma oggi questi contorni politici, un tempo almeno in apparenza così chiari, si sono andati complicando e confondendo. Io credo che i cittadini di buoni sentimenti e di buona volontà vorrebbero in effetti che entrambi gli eventi fossero altrettanto presenti nella memoria e nella coscienza di tutti, pur essendo qualcosa di molto diverso tra loro

Ma proviamo ad andar oltre: ciascuno di noi guardi bene dentro la propria coscienza, fino a quegli angoletti sordidi e bui nei quali di solito si annidano i sentimenti dei quali noi stessi abbiamo paura e vergogna. Dimenticare è colpevole e vergognoso: ma siamo davvero del tutto in buona fede, quando ricordiamo? Dovremmo aver il coraggio di spingerci oltre: e di renderci ben conto che anche il ricordare può essere un dimenticare.

Il mondo è grande, il flusso della storia è immenso: abbiamo il sacrosanto diritto di aver a cuore anzitutto e soprattutto “i nostri”, la nostra famiglia, il nostro prossimo. Ma, dal momento che tale diritto ce l’abbiamo tutti, non dobbiamo né possiamo ormai trascurare nemmeno quello, sacrosanto, degli altri. Di tutti gli altri. Tale era del resto il senso originario della giornata della memoria del 27 gennaio, quando ne fu proposta l’istituzione; era il medesimo senso nel quale si erano mossi i giudici di Norimberga. Ricordare affinché queste cose non accadessero mai più a nessuno. A nessuno: non solo agli ebrei o ai giuliano-dalmati. Questo senso originario si è andato perdendo. Si è discettato e ci siamo accapigliati sulla “unicità” della shoah. Ci siamo dati all’odioso espediente della computisteria funebre, domandandoci chi avesse ammazzato più gente in senso assoluto o in proporzione all’ambiente e al momento in cui aveva agito: Hitler? Stalin? Pol Pot? I conquistadores? Genghiz Khan? I colonialisti europei in Asia e in Africa?

Ho guardato tutto il giorno la televisione, il 27 gennaio scorso. Vi assicuro che tutte le reti e tutti i canali hanno quasi ininterrottamente parlato della shoah. E’ un bene: non ne parleremo e non ce ne vergogneremo mai abbastanza. Ma guai e arciguai se anche per un istante solo pensassimo che la shoah serva a giustificare o a nascondere i poveri morti dei campi di Sabra e di Chatila o gli oltre mille palestinesi falcidiati a Gaza due anni fa nell’operazione che gli israeliani denominarono “piombo fuso”. Guai e arciguai se solo per un momento cedessimo alla tentazione di ritenere che la memoria delle foibe serva a nascondere le violenze e le infamie delle quali gli “italiani-brava-gente” e i loro alleati tedeschi e ustascia si resero responsabili tra ’40 e ’45 in Slovenia e Croazia.

Siamo tutti – nessuno escluso – corresponsabili dell’immenso dolore del mondo: e ciascuno di noi deve accollarsene la sua parte di colpa, compresi i silenzi, le dimenticanze, le viltà. Ciascuno di noi dovrebbe ormai imparare non tanto e non solo a elaborare il lutto dei torti subiti, ma anche a fare un pieno e completo esame di coscienza di quelli fatti subire agli altri. Nel marzo del 2000, papa Giovanni Paolo II ci dette una splendida lezione, con il documento Memoria e riconciliazione: la Chiesa e le colpe del passato. Dissero ch’era l’ora che i cattolici ammettessero i delitti commessi. Ma quel documento era ben altro; era un esempio e un ammonimento. Tutti i popoli dovrebbero metterlo in pratica per quel che riguarda ciascuno di essi. Senza aspettare dagli altri il primo passo. Perché – come s’insegna o si dovrebbe insegnare ai bambini – quando si pretendono delle scuse dagli altri, bisogna cominciar a presentare le nostre per primi. Visto che ricorre il 150° dell’unità, diciamolo con chiarezza: quando noialtri italiani avremo fatto debita e onorevole ammenda dei “briganti” meridionali massacrati, dei libici fatti a pezzi nel 1911-12, degli obbrobri della conquista dell’Etiopia del 1935-36 (rileggete Canale Mussolini del “fasciocomunista” Pennacchi per rinfrescarvi la memoria) e delle carognate seminate a piene mani dai Balcani all’Albania alla Grecia durante la seconda guerra mondiale, allora potremo chiedere gli altri di fare altrettanto. E vedrete che risate, quando toccherà agli inglesi, ai francesi, agli americani, ai piccoli gloriosi popoli olandesi e al loro opulento passato coloniale. Pensate che esageri? Date un’occhiata alle oltre settecento documentatissime pagine dell’ Encyclopedia of genocide messo insieme da Israel W. Charny, Direttore generale dell’Istituto dell’Olocausto di Gerusalemme (edizione statunitense nel 1999; quella francese, della Privat di Tolosa, è del 2001; purtroppo ne manca una italiana) e a Le livre noir du colonialisme di Marc Ferro (Hachette 2003): poi ne riparliamo.

Del resto, basterebbe cominciare a essere una buona volta sul serio dei buoni europei. Ha senso che in Alto Adige/Sudtirol si continui ancora a litigare dopo oltre mezzo secolo di convivenza? Ha un senso, dopo tanti anni di comune cittadinanza europea, che ciascun paese continui a celebrare le sue gloriuzze conseguite in guerre fratricide tra europei? Non sarebbe bello, almeno da qui, cominciar a impiantare sul serio uno spirito di concordia europea?

Napoleone agì in modo esemplare a Parigi, cancellando l’infausto nome di Place de la Revolution attribuito alla piazza dove per troppi anni aveva lavorato la ghigliottina e sostituendolo con lo splendido nome di Place de la Concorde. E io, vecchio impenitente europeista, ho un sogno: che tutti i paesi d’Europa cancellino le loro piazze dedicate “alla vittoria”, ch’è sempre e comunque una vittoria contro compatrioti europei in guerre fratricide come quelle combattute dalla riforma del Cinquecento fino al 1945, e lo sostituiscano con la dedicazione “alla concordia europea”; in attesa di diventar tanto saggi da riuscir sul serio a celebrare la concordia umana e mondiale.

Franco Cardini
Fonte: www.francocardini.net
11.02.2011

Pubblicato da Davide

  • stefanodandrea

    La mia stima per Cardini è tanta. Ma quest’articolo è pessimo.
    Recidere la memoria della realtà che fu;
    chiamare fratricide guerre che non lo erano al tempo in cui vennero combattute;
    qualificare con critri odierni fatti di ieri;
    costruire una memoria del futuro (sperato peraltro);
    cintinuare a negare e anzi rimuovere che l’Europa, dopo sessanta anni, non è un’idea ma è quella che è, ossia un ordinamento pessimo, sia per quanto riguarda l’apparato e la distribuzione dei poteri, sia per quanto riguarda i principi e i valori costitutivi;
    sono tutte operazioni intellettuali che manifestano la crisi e la malattia italiana (ed europea) e non costituiscono, invece, una medicina, come l’autore sembra sperare.
    Rimanere per sempre giovani è importante. Non conquistare mai la realistica saggezza è un limite.

  • Rossa_primavera

    Ottimo articolo di Franco Cardini che sottolinea giustamente come
    il penultimo Papa nel suo illuminato pontificato abbia compiuto il
    nobile gesto di scusarsi per i misfatti della Chiesa del passato,il tutto
    sigillato da un documento ufficiale pontificio.
    Non ho invece conoscenza di documenti analoghi redatti dagli ex fascisti
    per la responsabilita’ morale delle leggi razziali e dell’olocausto o dagli
    ex comunisti per lo scempio delle foibe.L’unico che ha vagamente
    accennato a qualcosa che sembrassero delle scuse e’ stato Violante le
    cui onesta’ intellettuale e del resto riconosciuta anche dagli avversari.
    I tempi sembrano tuttavia maturi perche’ i piu’ lungimiranti dei due
    schieramenti compiano questo passo che aiuterebbe molto a stemperare
    il clima da guerra civile e a superare la sindrome da 8 settembre che
    ormai ci perseguita da 60’anni.

  • redme

    …tutte le guerre capitaliste sono guerre fratricide in quanto combattute da fratelli che non sanno di esserlo perche educati alla logica dell’interesse delle classi dominanti…Cardini (che io non apprezzo molto) queste volta sembra voglia metterci in guardia dal vecchio trucco di usare la storia “a porzioni” per usi contingenti…ciao

  • Tetris1917

    Cosa sono, le foibe? Cioè, quale episodio della storia evocano?

    In poche ed essenziali parole, sono le foibe (caverne e aperture carsiche del terreno)
    il luogo in cui, a fine guerra mondiale, furono uccisi e gettati, spesso dopo
    umiliazioni e tormenti, moltissimi italiani. Gli eccidi ebbero due momenti: il
    primo, allindomani dellarmistizio
    dell8 settembre 1943, quando si scatenarono vendette e
    rancori mai sopiti dopo 20 anni di italianizzazione forzata; il secondo, molto
    più grave per numero delle vittime, nella primavera del 45,
    quando le truppe titine occuparono la Venezia Giulia, la Dalmazia, Trieste e
    parte del Friuli.

    Le origini antiche di un odio feroce

    Sia nella Serenissima Repubblica Veneta, sia nellImpero
    Austro-Ungarico, il concetto di nazionalità era tanto sfumato quanto poco etnico. È solo dopo la prima guerra
    mondiale, cioè quando i nazionalismi si affermano fino a sfociare nei razzismi
    di Stato, che il Regno di Italia comincia una politica di italianizzazione
    forzata delle terre irredente.
    Da ogni regione, piovono funzionari e impiegati pubblici, che sostituiscono i
    locali. La lingua ufficiale, anzi, obbligatoria, diventa litaliano,
    e dialetti e lingue dei popoli presenti sul territorio sono vietati, proibiti.
    Se leffetto di tale norma è assai violento nelle città
    della costa, dove comunque gli italiani erano in maggioranza o assai numerosi, e dove bi e
    trilingusmo erano la norma, è nelle zone rurali e nellinterno
    che gli slavi (sloveni, croati, dalmati, cici), in gran parte contadini poco
    alfabetizzati, si ritrovano ad essere stranieri in patria.

    Le durissime condizioni imposte dal Regno si fanno ancora più rigide ed
    intolleranti con il fascismo. Tra gli episodi da ricordare: la chiusura del
    liceo classico di Pisino, dell’istituto magistrale femminile di Pisino e del
    ginnasio di Volosca (1918), la chiusura delle scuole elementari slovene e
    croate, e il confino di alcuni esponenti Sloveni e Croati in Sardegna e in
    altre località italiane. A ciò si aggiungevano le violenze fasciste non
    contrastate dalle autorità, come gli incendi delle sedi associative a Pola e a
    Trieste.

    In Istria l’uso dello sloveno e del croato nell’amministrazione e nei tribunali
    era stato limitato già durante l’occupazione (1918-1920). Nel marzo 1923 il
    prefetto della Venezia Giulia vietò l’uso dello sloveno e del croato
    nell’amministrazione, mentre per decreto regio il loro uso nei tribunali fu vietato
    il 15 ottobre 1925. Il colpo definitivo al sistema scolastico sloveno e croato
    in Istria arrivò il 1 ottobre 1923 con la riforma scolastica del ministro
    Gentile.

    L’attività delle società e delle associazioni croate e slovene era stata
    vietata già durante l’occupazione, ma poi specialmente con l’entrata in vigore
    della Legge sulle associazioni (1925), Legge sulle manifestazioni pubbliche
    (1926) e Legge sull’ordine pubblico (1926). Nel 1927 fu il turno del
    cambiamento dei cognomi (la toponomastica era già stata italianizzata nel
    1923). Così vennero italianizzati quasi tutti i cognomi sloveni e croati. Un
    vero atto di brutalità verso le identità personali. (Non dobbiamo dimenticarci
    che tali provvedimenti vennero presi anche a Zara e Fiume, città extraterritoriali che furono
    annesse a forza dopo la prima guerra mondiale.)

    Le leggi razziali antiebraiche e genetiche del 1938 (che seguono le meno
    famose, meno organiche, ma altrettanto famigerate leggi razziali del 36-37 emanate nei confronti dei popoli
    di pelle nera, e altri coloniali)
    dividono ancor più la cittadinanza in due categorie,
    gli italiani puri e gli
    inferiori. Duramente colpita, in particolare, la numerosa e antica comunità
    ebraica di Trieste, da sempre città cosmopolita e multiculturale.

    La seconda guerra mondiale

    La ignobile aggressione alla Grecia obbliga i comandi italiani in difficoltà a
    chiedere lintervento della Germania, mettendo così
    fine alla illusione della guerra parallela. Nel 1941, dopo un criminale bombardamento su Belgrado, che
    viene rasa al suolo, Tedeschi, Ungheresi e Italiani invadono la Jugoslavia,
    occupandola completamente in poche settimane.

    AllItalia spettano: lintera
    costa dalmata, parte del Montenegro, quasi lintera
    Slovenia e la Croazia, sotto forma di protettorato.

    La Slovenia viene annessa, e diventa la provincia di Lubiana. La Croazia
    diventa un regno indipendente,
    con primo ministro Ante Pavelic, un fascista feroce e sanguinario, amico di
    vecchia data di Mussolini, e come Re un cugino di Vittorio Emanuele III, Aimone
    di Aosta. Il partito fascista e razzista croato, gli Ustascia, formato da
    fanatici religiosi (cattolici) e nazionalisti,
    appoggiati dal vescovo di Zagabria e primate di Croazia Stepinac, intraprendono
    fin da subito una opera di pulizia etnica nei confronti di Serbi e altre
    minoranze, spesso spalleggiati dalle truppe italiane.

    Lintera Jugoslavia diventa territorio di stragi e di
    crudeltà. Alla fine della guerra, sarà uno dei paesi che avrà pagato il più
    alto tributo di morti, da calcolarsi in circa 1 milione e mezzo di persone su
    16 milioni di abitanti (si pensi che i caduti italiani tra civili e militari,
    fra battaglie e bombardamenti, repressioni e fucilazioni, non supera le 300
    mila unità su 45 milioni di abitanti).

    In particolare, sono da attribuirsi alla responsabilità diretta delle truppe di
    occupazione italiana almeno 250 mila morti, che le fonti serbe però portano ad
    un totale di 300 mila.

    Di questi, i morti in combattimento sono una parte esigua, perché la stragrande
    maggioranza delle vittime fu dovuta a vere e proprie stragi e repressioni, a
    saccheggi e a brutalità. In particolare, è da ricordare il ruolo della II
    Armata Italiana, sotto il comando del generale Roatta.

    La situazione è differenziata nei diversi territori: le peggiori e più inumane
    condizioni si verificarono nella Jugoslavia meridionale, dove si aprì una vera
    e propria caccia al serbo. Vere e proprie spedizioni italo-croate partivano
    alla volta dei villaggi e delle cittadine serbe, dove, in unorgia
    di violenze di ogni tipo, centinaia di uomini, donne e bambini venivano
    torturati e uccisi. I villaggi jugoslavi distrutti dagli italiani sono non meno
    di 250, ai quali vanno aggiunti quelli distrutti in collaborazione con i
    tedeschi o con altre milizie dellAsse. 250 Marzabotto
    e SantAnna di Stazzema in cui i colpevoli, i macellai,
    eravamo noi. Gli episodi di efferatezza e di crudeltà non si contano, e le
    mutilazioni, gli stupri, gli accecamenti erano allordine
    del giorno. Il comandante partigiano cattolico Edvard Kocbek così descriveva
    un’offensiva sferrata dall’esercito italiano nell’agosto del 1942: “I
    villaggi bruciano, i campi di grano e i frutteti sono stati devastati dal
    nemico, le donne e i bambini strillano, quasi in ogni villaggio degli ostaggi vengono
    passati per le armi, centinaia di persone vengono trascinate nei campi di
    prigionia, i bovini muggiscono e vanno vagando per i boschi.

    La cosa più sconvolgente è che questi orrori non vengono perpetrati da
    un’accozzaglia di primitivi come al tempo delle invasioni turche, ma dai
    gioviali soldati del civile esercito italiano, comandati da freddi ufficiali
    che impugnano fruste per cani… “. Spesso i partigiani slavi, o gli
    indifesi abitanti delle campagne, erano bruciati vivi (su roghi di fascine, o chiusi
    nelle chiese ortodosse, che furono distrutte in
    questo modo- in gran numero). Le deportazioni della inferiore
    razza serba furono massicce, e decine di migliaia di
    ex soldati o di cittadini serbi fu avviata ai campi di sterminio tedeschi o a
    quello della Risiera di San Sabba, a Trieste, assieme con ebrei ed altre
    minoranze.

    In Croazia, nel regno indipendente,
    lopera delle truppe italiane fu di supporto e
    affiancamento alle milizie ustascia, mentre nelle coste e isole annesse, la
    repressione della II armata fu assai più pianificata e scientifica. Stessa cosa
    in Slovenia, che, entrata a far
    parte del territorio nazionale, doveva essere completamente assimilata.

    Gli occupanti italiani costruirono campi di concentramento che, seppur non
    scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di
    morti e di infinite sofferenze. Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma
    decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, italiani, costruimmo e
    gestimmo i lager di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (isola
    di Arbe). Furono creati campi anche in Italia, per esempio a Gonars (Udine), a
    Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime
    rapportate nel volume dell’A.N.P.P.I.A. ,pericolosi nelle contingenze belliche,
    i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini.
    In Slovenia, già dallottobre del 1941, il tribunale
    speciale pronuncia le prime condanne a morte, il mese dopo entra in funzione il
    tribunale di guerra. La lotta contro i partigiani, che diventano una realtà in
    continua espansione, si sviluppa nel quadro di una strategia politico-operativa
    rivolta alla colonizzazione di quei territori.

    Con lintervento diretto dei comandi militari italiani
    la politica della violenza si esercita nelle più svariate forme:
    iniziano le esecuzioni sommarie sul posto, incendi di paesi, deportazioni di
    massa, esecuzioni di ostaggi, rappresaglie sulle popolazioni a scopo
    intimidatorio e punitivo, saccheggiamento dei beni, setacciamento sistematico
    delle città, rastrellamenti prende corpo il progetto
    di deportazione di massa, con il trasferimento forzato degli abitanti di
    Lubiana, progetto che i comandi
    discutono con Mussolini in un incontro a Gorizia il 31 luglio 1942 . In una
    lettera spedita al Comando supremo dal generale Roatta in data 8 settembre 1942
    (N. 08906), viene proposta, addirittura, la deportazione della intera
    popolazione slovena.

    STRALCIO DELLE COMUNICAZIONI VERBALI FATTE DALL’ECC. ROATTA

    NELLA RIUNIONE DI FIUME DEL GIORNO 23-5-1942

    “Il DUCE è assai seccato della situazione in Slovenia perchè Lubiana è
    provincia italiana. /…/

    Anche il Duce ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il
    nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e applicare
    la fucilazione tutte le volte
    che ciò sia necessario. /…/

    L’Ecc. Roatta esprime il suo pensiero nei riguardi del sistema da usare per
    risolvere la situazione in Slovenia:

    1) – Chiudere la frontiera con la provincia di Fiume e con la Croazia,
    specialmente nella zona di Gorjanci. /… /

    2) – Ad oriente del vecchio confine sgombrare tutta la regione per una zona di
    una profondità variabile (3-4 km.). In tale zona sarebbe interdetta qualsiasi
    circolazione tranne che sulle ferrovie e sulle strade di grande comunicazione.
    Apposite pattuglie in servizio di vigilanza aprirebbero senz’altro il fuoco
    contro chiunque.

    Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente – anche 20-30.000
    persone.

    Si può quindi estendere il criterio di internamento a determinate categorie di
    persone. Ad esempio: studenti. L’azione però deve essere fatta bene cioè con
    forze che limitino le evasioni. /…/

    Il C. d’A. in base alle direttive suesposte dovrà compilare uno studio, da
    presentare entro 3-4 giorni, dal quale risulti:

    1) – zone da sgomberare dalla popolazione, indicando l’entità della popolazione
    da internare, suddivisa in famiglie (per categorie);

    2) – quali altri provvedimenti sono ritenuti necessari;

    3) – intenzioni operative nei vari stadi della situazione.

    /…/

    Ricordarsi che tutti i provvedimenti di sgombero di gente, li dovremo fare di
    nostra iniziativa senza guardare in faccia nessuno.

    Solo per quel che riguarda la piccola Slovenia, nei lager italiani morirono
    13.606 sloveni e croati. Nel lager di Arbe (sullisola
    di Rab) ne morirono dai 1.500 ai 2.500 circa. I civili e partigiani fucilati sul posto, cioè durante
    azioni belliche, furono non meno di 2.500. 1.500 invece i fucilati civili
    trattenuti come ostaggi, uccisi cioè mesi dopo il loro internamento, per
    stanare le bande partigiane o per vendetta contro azioni verso i nostri
    militari. I morti per sevizie, torture, o bruciati vivi arrivano ad un totale
    documentato di 187. Ripetiamo: questo solo nella provincia
    di Lubiana, dove più numerose sono le documentazioni
    giuntaci.

    S L O V E N I !

    – Al momento dell’annessione, l’Italia vittoriosa vi ha dato condizioni
    estremamente umane e favorevoli.

    Dipendeva da voi, ed unicamente da voi, di vivere in un’oasi di pace.

    – Invece molti di voi hanno impugnato le armi contro le autorità e le truppe
    italiane.

    – Queste, per un alto senso di civiltà ed umanità, si sono limitate all’azione
    militare, evitando misure che gravassero sul’insieme della popolazione ed
    ostacolassero la normale vita economica del paese.

    E’ solo quando i rivoltosi sono trascesi ad orrendi delitti contro italiani
    isolati, contro vostri pacifici concittadini e persino contro donne e bambini,
    che le autorità italiane sono ricorse a misure di rappresaglia ed a qualche
    provvedimento restrittivo, di cui soffrite per causa dei rivoltosi

    – Ora, poichè i rivoltosi continuano la serie di delitti, e poichè una parte
    della popolazione persiste nel favorire la ribellione, disponiano quanto segue:

    1°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di
    Lubiana:

    – sono soppressi tutti i treni viaggiatori locali;

    – è vietato a chiunque viaggiare sui treni in transito, tranne a chi è in
    possesso di passaporto per le altre provincie del regno e per l’estero;

    – sono soppresse tutte le autocorriere;

    – è vietato il movimento con qualsiasi mezzo di locomozione, fra centro abitato
    e centro abitato;

    – è vietata la sosta ed il movimento, tranne che nei centri abitati, nello
    spazio di un chilometro dai due lati delle linee ferroviarie. (Sarà aperto
    senz’altro il fuoco sui contravventori);

    – sono soppresse tutte le comunicazioni telefoniche e postali, urbane ed
    interurbane.

    2°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di
    Lubiana, saranno immediatamente passati per le armi:

    – coloro che faranno comunque atti di ostilità alle autorità e truppe italiane;

    – coloro che verranno trovati in possesso di armi, munizioni ed esplosivi;

    – coloro che favoriranno comunque i rivoltosi;

    – coloro che verranno trovati in possesso di passaporti, carte di identità e
    lasciapassare falsificati;

    – i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento – senza
    giustificato motivo – nelle zone di combattimento.

    3°) – A partire da oggi nell’intera Provincia di
    Lubiana, saranno rasi al suolo:

    – gli edifizii da cui partiranno offese alle autorità e truppe italiane;

    – gli edifizii in cui verranno trovate armi, munizioni, esplosivi e materiali
    bellici;

    – le abitazioni in cui i proprietari abbiano dato volontariamente ospitalità ai
    rivoltosi.

    – Sapendo che fra i rivoltosi si trovano individui che sono stati costretti a
    seguirli nei boschi, ed altri che si pentono di aver abbandonato le loro case e
    le loro famiglie, garantiamo salva la vita a coloro che, prima del combattimento,
    si presentino alle truppe italiane e consegnino loro le armi.

    – Le popolazioni che si manterranno tranquille, e che avranno contegno corretto
    rispetto alle autorità e alle truppe italiane, non avranno nulla a temere, nè
    per le persone, nè per i loro beni.

    gen. Roatta, Lubiana luglio 1942 – XX

    Altrettanto duro, e crudele, è il campo di Gonas vicino Udine. Qua sono
    migliaia i bambini, soprattutto croati, lasciati a morire letteralmente di
    fame.

    (A proposito di morte per fame, è da ricordare come una buona parte dei 100
    mila greci deceduti sotto loccupazione italiana, morì
    appunto di inedia, poiché, per mantenere i numerosissimi uomini del contingente
    di occupazione- al quale sono da includere anche i famosissimi reparti di
    Cefalonia e di Corfù- si procedette con una espoliazione totale delle risorse
    locali).

    Nota del Generale Robotti

    Al Capo di Stato Maggiore Galli,

    chiarire bene il trattamento dei sospetti, perchè mi pare che su 73 sospetti
    non trovar modo di dare neppure un esempio è un po’ troppo.

    Cosa dicono le norme della 3° circolare, e quelle
    successive ?

    Conclusione :

    SI AMMAZZA TROPPO POCO !

    Dopo lotto settembre, ad una prima ritirata
    (precipitosa) delle truppe regie, subentrano i tedeschi e i repubblichini di
    Salò. I partigiani slavi (ai quali, è onesto e necessario dirlo, si sono uniti
    nel frattempo anche migliaia di soldati italiani) intensificano le loro azioni
    (è in questo senso istruttivo andare alle grotte di Postumia: si noterà che la
    prima grande caverna è completamente spoglia e annerita; essa infatti era un
    deposito di armi nazi-fascista che fu fatto esplodere dalla resistenza). Ciò
    provoca azioni sempre più feroci ed intense. Questa volta sono proprio i civili
    i primi obiettivi, e riprendono le deportazioni e le stragi, stavolta dirette
    dalle SS. Comandante delle SS era il triestino Odilo Globocnik, che si distinse
    per crudeltà. Se la Dalmazia e la Croazia sono ormai in mano ai partigiani
    jugoslavi (ricordiamo che la Jugoslavia è lunico paese
    europeo che si liberò da solo dalla occupazione nazi-fascista), è nella Venezia
    Giulia e nella Slovenia che si concentrano le azioni militari.

    I morti italiani

    Come accennato allinizio di questo scritto, non
    vogliano, ne potemmo, negare né sottovalutare le sofferenze degli italiani (e
    dei giuliani, istriani e dalmati di lingua e etnia italiana). Ricordando, sempre e comunque, che la guerra di
    aggressione la dichiarò Mussolini contro la Jugoslavia, e che quindi siamo
    stati noi i diretti responsabili della guerra e indiretti responsabili di ogni
    sua più tragica conseguenza, illustriamo quanto accadde nei due periodi (1943 e
    1945) della vendetta slava.

    Crollato il regime fascista, si verificò un fenomeno alquanto strano e
    significativo: le terre irredente
    vennero precipitosamente abbandonate. Le autorità civili (composte in gran
    parte da ferventi fascisti, quasi tutti meridionali) fuggirono verso le loro
    città di origine, lasciando una terra che evidentemente non avevano mai
    riconosciuta come loro, nella più totale anarchia. Le autorità militari
    consegnarono alle poche centinaia di tedeschi presenti non solo lintera regione, ma anche migliaia di soldati e carabinieri,
    che furono in gran parte uccisi, internati, deportati in Germania. Questa vera
    e propria strage in conto terzi, commessa dai comandi dellesercito
    e fascisti, dagli stessi comandi che si erano macchiati dei peggiori crimini di
    guerra, non è considerata da quella propaganda patriottarda che enumera
    martiri ed eroi, ma che sa sempre tacere sui nomi e le responsabilità. Le
    recenti scuse per il decennale silenzio sui fatti dIstria,
    scuse porte da eminenti politici della cosiddetta sinistra, non hanno avuto in
    contropartita le scuse di coloro che, per vigliaccheria e incompetenza,
    consegnarono migliaia di giovani al lager e alla morte.

    Dunque, settembre 1943: dopo decenni di repressione e violenze, i contadini
    croati e altri elementi insorgono contro tutto ciò che è fascismo, purtroppo spesso identificato con Italia. Come purtroppo accade sempre, quando odio attira e crea
    odio, gli orrori furono tanti,
    quanto terribili. Il leader del partito comunista sloveno, Kardelj, aveva dato
    la direttiva di “epurare non sulla base della nazionalità ma del
    fascismo”, ma, quasi inevitabilmente, è lelemento
    italiano che patisce le peggiori persecuzioni, anche a causa del fatto che i
    posti di potere, sia economico, che terriero, che di responsabilità, sono tutti
    occupati da italiani. Come illustra nei suoi lavori Giacomo Scotti, con il
    quale abbiamo condotto la trasmissione radiofonica di cui
    sopra, nel caos generale di quei mesi, furono circa 250-300 i fucilati e infoibati dai partigiani o dal
    popolo in rivolta. La stima più pessimistica, ma anche la meno verosimile,
    parla di 600 morti. Paradossalmente, furono contestualmente salvati e protetti,
    rifocillati e ospitati, migliaia e migliaia di soldati delle armate italiane
    allo sbando, poiché le violenze si scatenarono quasi esclusivamente verso i
    carabinieri, i gerarchi, le camicie nere. Ripetiamo: quasi esclusivamente.
    Molte furono le vittime tra i civili, donne, vecchi. Furono passati alle armi
    anche fascisti sloveni e croati (daltronde, nella
    guerra partigiana di ogni parte dEuropa, tali tristi
    fatti erano allordine del giorno), mentre ben maggiore
    fu il numero di caduti tra i partigiani stessi negli scontri con lesercito tedesco. Il quale, come accennato, riprese presto
    il controllo del territorio.

    Altre vittime, ma non da ascriversi nel capitolo Foibe, furono fatte in Dalmazia, a Fiume, a Zara, nelle isole. Si
    può parlare di un totale generale di circa 2.000 persone. La propaganda di
    destra ha da sempre gonfiato tali cifre, fino a farle giungere alle decine di
    migliaia. E parliamo solo del 1943.

    Ben altro successe con loccupazione titina di Trieste
    e della Venezia Giulia. Con il crollo della Germania, (che, ricordiamolo, si
    era annesso tutto il nord-est italiano strappandolo allalleato
    di Salò), le formazioni jugoslave
    si gettarono in una corsa contro il tempo verso le coste adriatiche per
    impedire agli anglo-americani di prendere il controllo di quelle terre.

    Giungono a Trieste, Gorizia, Fiume tra il 1° e il 3
    maggio, e, per quaranta giorni circa, tengono sotto controllo sotto
    occupazione- la fascia adriatica. In questi terribili quaranta giorni, si scatena
    una violenta epurazione. La volontà jugoslava è chiara: creare uno stato di
    fatto che preceda lannessione. Le giunte del CNL
    partigiane vengono disarmate, destituite, in certi casi arrestate.

    La jugoslavizzazione, il
    tentativo cioè di annessione, è reso chiaramente da questo dispaccio del
    partito comunista sloveno già nel 1944: tenere
    preparato tutto lapparato. Dappertutto, il più
    possibile, bandiere slovene e jugoslave. Ad eccezione di Trieste, non
    permettere in nessun caso manifestazioni italiane. Rinforzare lOzna (polizia politica, nda). Tutti
    coloro che possono essere considerati per un motivo o per laltro,
    ostili, vengono
    arrestati, deportati, in parte uccisi. D’altronde, lo stesso stava accadendo in
    tutte le altre regioni della neonata repubblica titina, e non era una specifica
    anti-italiana. In quei giorni, dunque, si vive un clima di terrore. A Fiume i
    primi ad essere eliminati sono i fautori dello Stato Libero, coloro che negli
    anni a cavallo tra il 1919 e il 1925 si erano opposti alla
    annessione italiana; a Gorizia sono gli esponenti partigiani ad essere indicati
    come concorrenziali e fatti
    immediatamente prigionieri; ma è nella cruciale Trieste che si raggiunge lapice:
    in città operano lesercito popolare jugoslavo, lOzna, bande irregolari croate, serbe, slovene, (e anche
    italiane!), elementi del Partito Comunista ognuno di
    questi elementi arresta, confisca, deporta, stupra, tortura, uccide gli ustascia, i cetnici,gli appartenenti alle formazioni
    armate al servizio del nemico, i collaboratori, le spie, i delatori, i
    corrieri, tutti
    traditori della lotta popolare, tutti i disertori del popolo, tutti i
    demolitori dellesercito popolare.
    La situazione sfugge immediatamente di mano alle autorità militari e politiche
    jugoslave, che ammettono, fin dal 6 maggio: ci sono
    stati arresti e fucilazioni arbitrarie. È necessario riprendere il controllo lOzna si rifiuta di capire la
    situazione, e continua in arresti di massadobbiamo
    renderci conto che tali errori ci portano il danno maggiore
    .

    Le esecuzioni si susseguono a ritmo impressionante, e i cadaveri vengono
    gettati nelle foibe giuliane (la circostanza secondo la quale venivano
    infoibate anche persone vive legate a cadaveri è stata smentita da testimoni
    oculari, quali in parroco di Corgnale. Egli, che
    aveva dato lestrema unzione ai disgraziati di
    Basovizza, dichiarò, con espressione un po
    burocratica, che le vittime erano state fucilate in
    modo corretto prima di essere gettate dentro.
    Ciò non esclude che, nel clima di violenza e sadismo, episodi come quello
    ipotizzato si siano verificati, anzi, quelli dei sepolti
    vivi sono stati casi crudeli e accertati, ma,
    comunque, sporadici). Chi non cade fucilato sul posto o nella mattanza carsica
    delle foibe, viene avviato verso inumani campi di prigionia, in particolare
    quello di Borovnica, alle porte di Lubiana.
    Fame, fatica, maltrattamenti il destino atroce di
    tutti gli internati si abbatte sugli italiani d’Istria.

    Le foibe localizzate con certezza: Basovizza, Corgnale, Opicina , Scadaicina ,
    Casserova, Podubbo, Semich, Drenchia, Sesana e Orle, Vifia Orizi, Obrovo,
    Raspo, Brestovizza, Castelnuovo d’Istria, Cava di bauxite di Lindaro,
    Vescovado, Surani, Pucicchi, Treghelizza, Cava
    di Bauxite di Gallignana, Vines, Gropada, Gargaro o Podgomila, Zavni,
    Pinguente, Creogli , Cernovizza (più altre fosse e cave nellarco
    tra Gorizia e Fiume)

    Il bilancio

    Anche se le dimensioni di una tragedia non dovrebbero essere misurate solo dal
    numero delle vittime, è chiaro che le cifre sono sempre di forte impatto. In
    questa ottica, sul numero dei morti dei quaranta giorni di occupazione slava
    (Tito fu poi indotto a ripiegare e ad
    abbandonare almeno la fascia costiera) e di quelli del periodo successivo dellimmediato dopoguerra, si è scatenato un indegno balletto.
    Fonti della destra e di associazioni di profughi parlano di 20-30 mila morti,
    ma tali numeri sono assolutamente esorbitanti. Il dibattito triestino e
    giuliano, dentro e fuori dei confini nazionali, ha spesso esasperato i calcoli,
    le cifre
    sono state, talvolta, sparate alla cieca. Gli studiosi, ma non soltanto loro,
    hanno, invece, fatto un buon lavoro. Si è arrivati a indicare cifre attorno
    alle quattro-cinque migliaia. Una cifra che comprende, lo ribadiamo, non solo
    gli infoibati. I quali, calcolati secondo il criterio dei corpi estratti
    direttamente dalle caverne, sono in effetti 570. Cinquecentosettanta sono
    dunque gli ufficialmente infoibati. Molti. Ma nulla giustifica i bilanci di
    fantasia, stilati nellordine delle decine di migliaia
    solo a scopo di pura propaganda e di falsificazione della
    Storia.

    I morti degli altri

    Se non esistono morti buoni e morti cattivi, non crediamo debbano esistere
    morti
    eroi e morti da dimenticare a seconda di chi li ha uccisi. Perché la stragrande
    maggioranza delle perdite italiane nella guerra derivano dai bombardamenti
    angloamericani. Qua non vogliamo elencare le stragi provocate dai massicci e
    spesso indiscriminati bombardamenti sui civili anche
    e soprattutto- dopo la firma dellarmistizio, perché il
    terreno è troppo vasto. Potremmo raccontare dei 20 mila morti (questi sì,
    documentati) di una piccola città come Foggia, o di Isernia, che perse un terzo
    dei suoi abitanti sotto gli attacchi aerei. Potremmo raccontare di
    Napoli, Livorno, Messina, Palermo e Genova, dove i lutti furono numerosissimi e
    i danni incalcolabili. O del terribile bombardamento di Treviso. O di quelli
    indiscriminati che gli aeroplani anglosassoni facevano al ritorno dalle loro
    missioni, sganciando il carico in eccesso, cioè le bombe avanzate, su case e paesi (pratica in uso
    anche nella guerra alla Serbia del 1999, con lo
    scarico di bombe in Adriatico). Potremmo anche soffermarci su episodi di
    esplicito cinismo e crudeltà, come il mitragliamento di bambini alle giostre di
    Grosseto, o quello dei civili in fila per il pane nelle campagne di
    Caltagirone. Ma circoscriveremo lanalisi alla sola
    zona geografica della quale stiamo trattando.

    Trieste viene attaccata massicciamente, per la prima volta, nel 1944. Il
    bombardamento più pesante è quello del 10 giugno, che viene effettuato come
    rappresaglia per lanniversario dellentrata
    in guerra dellItalia. Solo quel giorno, i morti sono
    più di 400, migliaia i feriti. Solo nei raid del 15 luglio, del 9 – 10
    settembre e del 23 ottobre 1944, si contano rispettivamente 50, 150, e 75
    morti. I bombardamenti proseguono fino al maggio 1945 sia
    sul capoluogo, che sulle cittadine circostanti. Molti i morti anche a Muggia.

    Pola, Istria e Fiume: anche le più piccole località furono martellate
    ininterrottamente. Pola fu gravemente danneggiata, con decine e decine di
    morti, fin dal 1943, ma il primo attacco massiccio è datato 8 settembre 1944.
    Fiume, con porto e industrie militari, subisce distruzioni enormi e paga un
    altissimo tributo in vite umane.

    Ma laccanimento degli anglo-americani si manifesta
    soprattutto nei confronti di Zara. La piccola enclave (1,5 Km quadrati) subirà
    infatti ben 54 bombardamenti, che ne provocheranno la quasi distruzione. I
    morti saranno più di 4.000 su una popolazione di 38mila persone.

    Ma per i revisionisti, per i professionisti della cantilena anticomunista,
    questi morti dilaniati, straziati, bruciati dagli
    ordigni caduti dal cielo- non contano. Non contano come non contano gli altri,
    nel resto dItalia, caduti
    dal 1943, anno dellarmistizio, in poi-
    esattamente come gli infoibati, anche se la loro morte cadeva dal cielo. La
    teoria della pulizia etnica è
    tanto forzosa quanto miserabile, poiché la parte politica che, con questo
    pretesto, insiste da 60 anni in una violenta e brutale campagna (basta leggere
    alcuni siti web ed alcune riviste di irredentisti) è
    la stessa che, negli anni del conflitto, intraprese una pianificata,
    scientifica, ufficiale e legale, nel senso che fu supportata da infami leggi razziste,
    campagna di genocidio e di morte nei confronti di ogni minoranza etnica, e,
    nelle terre conquistate, verso anche i popoli autoctoni maggioritari. Chi ha
    approvato ed esaltato, forse anche eseguito, i massacri, le deportazioni, i
    lager, i forni crematori, oggi dovrebbe avere la dignità di tacere.

    I criminali di guerra.

    Nellimmediato dopoguerra, tutte le parti politiche
    italiane, con lappoggio ed il contributo determinante
    del comando anglo-americano, intrapresero una campagna, ed una opera, di de
    responsabilizzazione. Gerarchi, federali, comandanti fascisti non solo
    evitarono punizioni ed
    epurazioni, ma furono lasciati ai più alti gradi di comando. Nessun generale,
    nessun comandante di armata, nessun ufficiale che si fosse macchiato di crimini
    di guerra, crimini contro lumanità, venne mai
    processato o anche solo destituito. Il culmine della ipocrisia fu toccato,
    contemporaneamente, da De Gasperi e da Togliatti; dal primo, quando, alla
    Conferenza di Pace, illustrò meriti e onori del nostro Paese, e addirittura
    denunciò le pretese territoriali jugoslave che costringevano migliaia di
    profughi a scampare nella madrepatria (lItalia, stato
    aggressore, aveva perso la guerra!); il secondo, quando, da ministro di Grazia
    e Giustizia, emanò una amnistia generale che, se presentata come necessaria per
    pacificare il paese, in realtà permise la liberazione e il reintegro di
    migliaia e migliaia di fascisti.

    Mentre Germania, Polonia, Romania, Ungheria subivano mutamenti territoriali
    drammatici, con trasferimenti di milioni e milioni di persone (otto milioni
    soltanto i tedeschi che abbandonarono la Prussia), le clausole del trattato di
    pace di Parigi venivano presentate in Italia come un affronto alla Patria.

    Nessuno vuole negare né disconoscere il dramma dei 250 mila profughi istriani e
    dalmati, che dovettero abbandonare le loro terre (spesso indotti a farlo dallo
    stesso governo italiano), ma è necessario ribadire che quello non fu un dramma
    causato dalla volontà persecutrice titina e comunista, come è stato troppe
    volte ripetuto, ma fu un dramma causato dalla sete di potere e di sangue di un
    regime dittatoriale militarista ed espansionista, che non aveva esitato, solo
    pochi anni prima, ad aggredire un altro membro della Società delle nazioni, lEtiopia, nel quale aveva provocato non meno di mezzo milione
    di morti in soli cinque anni di occupazione.

    Ma il senso di responsabilità mancò del tutto allitalia
    post-bellica, e, mentre le carceri si riempivano di ex partigiani, mentre i CNL
    venivano sciolti, mentre i consigli di fabbrica venivano cancellati, tutti i
    prefetti, tutti i questori, tutti i vicequestori nominati
    dal fascismo rimanevano saldamente sulle loro poltrone. Saranno gli stessi che,
    nel 1948, repressero con brutalità le manifestazioni seguite allattentato a Togliatti, e gli stessi che, una volta epurata
    la polizia dai membri sovversivi
    (8.000 poliziotti definiti comunisti furono licenziati, o trasferiti in
    Sardegna e in Sicilia in una inutile e sanguinosa lotta al banditismo),
    provocarono gli scontri e i morti nel 1960, al tempo dellinfausto
    governo Tambroni.

    I militari, in particolare, ebbero le più alte protezioni. Lo stesso Badoglio,
    considerato dal governo abissino come il diretto responsabile di stragi e
    bombardamento con i gas asfissianti, godeva dei favori particolari degli
    inglesi. I quali inglesi negarono in modo risoluto ogni possibilità di consegna
    dei criminali di guerra fascisti ai paesi richiedenti. In una Italia che vedeva
    il passaggio di gerarchi nazisti da Roma, in fuga verso il sudamerica, fuga
    organizzata e gestita direttamente dal Vaticano, la cosa non deve purtroppo- sorprendere. Lo stesso Ante Pavelic, il più
    sadico dei dittatori dEuropa, si rifugiò in Vaticano
    per poi
    imbarcarsi verso lArgentina.

    Le autorità jugoslave fornirono immediatamente la lista dei criminali di
    guerra, con grande profusione di documenti. Le autorità militari inglesi,
    preoccupate del pericolo comunista, trovarono fin da subito ogni scusa per
    rimandare lesecuzione degli arresti. Quando poi la
    sovranità tornò completamente al governo italiano, le richieste di estradizione
    furono semplicemente ignorate.

    Da Belgrado era stata presentata una lista con circa 800 nomi. Essa fu via via
    ristretta, fino ad arrivare al numero quasi simbolico di 40 . Ma neanche questo
    indusse De Gasperi e gli alleati a ricercare la verità e la giustizia. Anzi! È
    in quegli anni che si decide di
    occultare, nascondere, insabbiare anche ogni inchiesta sulle stragi
    nazi-fasciste compiute in Italia. Sarà solo negli anni 90
    che un caparbio procuratore militare scoprirà un armadio, con le ante chiuse e
    volte verso il muro, contenente i fascicoli e le prove di decine e decine di
    massacri compiuti nellItalia centro-settentrionale da
    tedeschi e repubblichini. È larmadio
    della vergogna che Franco Giustolisi racconta con
    profusione di particolari nel suo libro omonimo.

    Mentre in Germania si celebrano i processi di Norimberga (il più famoso, quello
    ai grandi gerarchi, provocò la condanna a morte di tutti i più alti esponenti del
    terzo Reich, ed altri ne seguirono contro funzionari minori, contro generali,
    medici, funzionari, magistrati e industriali corresponsabili delle barbarie
    naziste), in Italia le responsabilità della guerra e delle sue atrocità vennero
    semplicemente ignorate, ovattate, nascoste, poi, negate.

    Lunico grande gerarca condannato (ma soltanto per il
    suo ruolo nella Repubblica di Salò, non per i crimini contro i popoli
    stranieri) fu il Maresciallo Rodolfo Graziani. Graziani fu processato da un
    tribunale militare e condannato il 2 Maggio 1950 a 19 anni di carcere, di
    cui 13 condonati, per la sua attività legata alla RSI. La pena da scontare di
    un anno e otto mesi fu ulteriormente ridotta a quattro mesi per la richiesta
    della difesa, subito accolta, di far iniziare la decorrenza della carcerazione
    preventiva al 1945. Pertanto, quattro mesi dopo la sentenza, il 29 agosto,
    Graziani tornò in libertà lasciando l’ospedale militare dove aveva trascorso
    gran parte della durata del processo. Nel marzo 1953 divenne presidente
    onorario del MSI. Morì nel 1955 per collasso cardiaco.

    totale di 1992 italiani accusati di aver commesso crimini di guerra, da nazioni
    belligeranti o che avevano subito l’occupazione militare durante il conflitto
    mondiale. Non viene tenuto conto delle azioni svolte dai militari italiani in
    Africa (Libia, Eritrea, Etiopia e Somalia)

    Di Marco Ottanelli

    Premessa:Questa redazione ha, come suo scopo principale, sempre privilegiato
    quello della ricerca obiettiva della realtà dei fatti, anche quando scomoda e
    dolorosa. In un momento storico in cui gli eredi del partito fascista sono al
    governo del Paese, ed in cui la retorica patriottarda risuona ancor più
    violenta e oscurantista del solito,
    riteniamo necessario ricollocare storicamente e documentatamente la vicenda
    delle foibe istriane, vicenda alla quale la destra e le sinistra amorevolmente
    unite hanno deciso di dedicare una
    speciale giornata della memoria. Anzi, il ministro Gasparri ha voluto
    sollecitare tutti i mezzi di informazione liberi ad occuparsi della vicenda. Ci
    siamo occupati di questo aspetto
    nellarticolo Ultime dal
    Minculpop.La nostra redazione ha partecipato ad una
    trasmissione radiofonica trasmessa da
    Controradio- che è servita a far luce e a chiarire la verità, appunto, di quel
    tragico periodo. Laudio completo della trasmissione,
    cui hanno partecipato Raffaele Palumbo, Nicola Tranfaglia,
    Giacomo Scotti, Marco Ottanelli, Giovanni Bellini, Sandro Damiani è disponibile
    nel CD intitolato limpunità in vendita tramite il nostro sito.

     

     

  • redme

    grazie!

  • Tetris1917

    🙂

  • giorgiolx

    “Non ho invece conoscenza di documenti analoghi redatti dagli ex fascisti per la responsabilita’ morale delle leggi razziali e dell’olocausto”

    aggiungerei anche dell’invenzione e primo utilizzo delle foibe

  • licia

    Cardini scrive
    “Ciascuno di noi dovrebbe ormai imparare non tanto e non solo a elaborare il lutto dei torti subiti, ma anche a fare un pieno e completo esame di coscienza di quelli fatti subire agli altri.”
    e poi aggiunge “Tutti i popoli dovrebbero metterlo in pratica per quel che riguarda ciascuno di essi. Senza aspettare dagli altri il primo passo.”

    Caro sig Cardini lei da cattolico sà benissimo che questa catarsi non avverrà mai;come cattolico sà che l’uomo,il genere umano è una insulsa cacchetta incapace di modificare la propria condizione di peccatore e fratricida.Le scuse di Giovanni Paolo II per le presunte colpe della Chiesa hanno negato questo principio basilare del cattolicesimo innalzando quindi la giustizia dell’uomo al di sopra di quella di Dio e permettendo che uomini, si ergessero a giudici e vendicatori (vedi Norimberga) nonostante siano colpevoli delle stesse miserie umane di coloro che hanno giudicato .Perpetrando quindi la colpa nell’umanità.Perdonare e porgere l’altra guancia è il solo modo per interrompere la catena della Vendetta e guardare al futuro.Far proprio il criterio della MEMORIA vuol dire perpetrare la vendetta e soprattutto vuol dire snaturare l’essenza stessa della identità cattolica del nostro paese.

  • licia

    LA MEMORIA è VENDETTA !! ROBBA DA JUDEI !

  • licia

    cardini VUOLE RICORDARE E CHIEDERE SCUSA ?
    vada da un prete a confessarsi !

  • owanda

    Francamente mi sono rotto i marroni delle foibe e di tutte le altre cose che hanno combinato i nostri padri e nonni. Sono di una generazione che non c’entra niente con la seconda guerra mondiale e le sue porcate (da entrambi gli schieramenti). Che se le facciano gli ottantenni queste rimembranze, noi giovani abbiamo altri problemi a cui pensare, la maggior parte dei quali causati proprio dalle generazioni piu’ vecchie. Non solo ci hanno lasciato un mondo di m…., ora ci vogliono pure rompere i marroni ad oltranza per i loro errori? Chiedete ad un disoccupato se gliene frega delle foibe. Oppure ad uno di Scampia…

  • mircea79_MI

    SPECIE QUANDO SI BASA SU FATTI DEL TUTTO INVENTATI CHE BISOGNA INGOIARE A FORZA PERCHE’ ORAMAI NELLA MAGGIOR PARTE DEI PAESI EUROPEI AFFERMARE LA VERITA’ DI UNA SIMILE TRUFFA E’ REATO PENALE

  • Sokratico

    probabilmente ad un disoccupato o una vittima della camorra (o ad un ragazzino come presumo tu sia) non gliene frega niente delle foibe e dei vari eccidi.

    Questo è il motivo per cui, in una situazione simile, rifarebbero gli stessi errori.


    Ascanio Celestini una volta ha detto una cosa molto bella, e molto semplice: la memoria non riguarda il passato, ma il presente. E’ come la chiave di casa, se non ce l’hai in tasca nel momento in cui ti serve resti fuori di casa.

    Non serve averla in un cassetto o su uno scaffale della libreria, devi proprio averla con te, in quel momento.

    Ma quando c’è un diffuso interesse politico-sociale nel disimpegno e nell’ignoranza, quando il problema è l’analfabetismo e l’incapacità ad orientarsi nella società complessa, parlare di memoria…è tanto utopistico da essere doloroso.

    Cosa posso dire a un ragazzo che non capisce cosa succede intorno a lui, che pensa che il problema sia Berlusconi?
    Leggiti Foucault? Leggi Pasolini?

    cosa pensate che mi risponderebbe? Probabilmente che è stufo di sentirsi dire che deve leggere robe vecchie di 30 o 40 anni, che i problemi sono di adesso!

    E così, tutto si perpetua…

  • Tetris1917

    Mi spiace, io sono giovane e la storia la ritengo utile. Ti posso assicurare che a Scampia non si parla delle foibe, ecco anche il perche’ e’ ridotta cosi’! Il problema e’ l’opposto: le foibe sono un’occasione di discussione seria. Affrontarla in questo modo malsano e’ l’errore. Con rispetto, saluti.

  • buran

    Sulle stragi italiane, sull’occupazione della Jugoslavia, nessun armadio della vergogna è stato mai aperto, continuano a restare ben chiusi a doppia mandata.

  • lucamartinelli

    bravo Tetris. E’ triste vedere come ai giovani non importi nulla della storia. Forse anche per questo siamo ridotti cosi’ Un popolo senza memoria non è un popolo….infatti… saluti.

  • lucamartinelli

    ottima puntualizzazione. Ma non è esatto affermare che le stragi di noi italici in Jugoslavia siano sottaciute. Il sottoscritto, per esempio, ha avuto modo di raccontare quello che abbiamo fatto a quella gente durante la guerra, avendone avuta conoscenza da una persona che le aveva commesse. Non è stato bello apprendere che siamo stati tra i peggiori criminali del secolo scorso. Quindi è giusto che chi è onesto intellettualmente racconti tutta la verita’ sulle foibe. saluti

  • vic

    Grazie per aver rinfrescato la memoria un po’ a tutti.

  • owanda

    Evidentemente sono stato frainteso. Sono il primo a capire e a dire che dalla storia si puo’ e si deve imparare. Pero’ sono stanco di farmi ficcare in gola storie di cento anni fa, che hanno poco o niente a che vedere con il MIO presente, per di piu’ col fare saccente di chi vuole promuovere un’ideologia. Quelle porcate sono figlie di quei tempi e (soprattutto) dei loro leaders, tanto quanto le porcate di oggi sono dovute ai leaders di oggi.

    Vi sembra normale che da quarant’anni si riempiano le pagine dei giornali con questa diatriba sulle foibe di destra o di sinistra? a me sembra una melina inutile per farci costantemente sentire sotto pressione… facile dare lezioni col ditino alzato, ma non vi sembra che sia un problema di un’altro secolo?

    Se ci sono cosi’ tanti disoccupati e vittime della camorra, sara’ mica anche perche’ si perde tempo su problemi minori? Si va da un estremo all’altro… o si parla di cose antiquate, o si parla delle orge del premier.

    Ma i problemi veri non li risolve nessuno.

  • Sokratico

    Sono d’accordo con te, gli eventi sono vecchi. Non hanno diretta relazione con noi, oggi.


    Ma informati, non è 40 anni che si parla di queste cose, sono forse dieci anni. Da quando la nuova destra revisionista ha avuto necessità di “fare a pari” dicendo che anche a sinistra hanno fatto porcate.


    In questi senso, è importante capire veramente cosa è successo, proprio perchè vengono usati per manipolare la pubblica opinione ADESSO!

    Tutto il refrain Berlusconiano sui comunisti si regge su questa diffusa percezione, prodotta dai media berlusconiani ad hoc.

    E dunque, leggi Foucault, leggi Pasolini, leggi Ivan Illich, leggi Chomsky. Leggi, insomma.

    I problemi, che tu dici che bisogna risolvere, vanno prima compresi. Altrimenti ti possono vendere qualunque soluzione semplicistica e tu ti trovi a sostenere il potere altrui in buona fede.

  • Longoni

    Grazie!!

  • Longoni

    “Ho guardato tutto il giorno la televisione, il 27 gennaio scorso. Vi assicuro che tutte le reti e tutti i canali hanno quasi ininterrottamente parlato della shoah. E’ un bene: non ne parleremo e non ce ne vergogneremo mai abbastanza.” Io non mi vergogno affatto e ne ho abbastanza di questa ipocrisia della finta memoria selettiva. I fatti degli ultimi sessant’anni ci hanno dimostrato che la lezione della storia non è stata imparata per una precisa mancanza di volontà e la rievocazione in totale malafede dell’Olocausto è servita solo a “pulirsi” la coscienza, quando non serviva per giustificare i milioni di morti in Palestina negli ultimi 100 anni. Le foibe e l’Olocausto sono due fatti totalmente separati. L’associarli serve solo a dimenticare il primo per assorbirlo nel simbolo propagandistico del secondo.