STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Di Michel Martone (nella foto) è inutile dire. E non diremo. Nominato da un premier votato da nessuno e "figlio di" eccellente. Insomma l'ultima persona che può permettersi di discettare su meriti e demeriti.

Ma la sua dichiarazione suggerisce qualche riflessione. Partiamo dalla fine: è vero, sacrosanto, che un ragazzo arrivato a ventotto anni senza laurea, dopo quasi un decennio passato all'università, sia uno "sfigato". Eccome.



Naturalmente tutta la querelle mediatica si è spostata sull'analogia della dichiarazione fatta a suo tempo in merito ai "bamboccioni" di Padoa Schioppa, e poi alle altre dichiarazioni infelici di Brunetta. E insomma la si è buttata in rissa, tra i risentimenti dei benpensanti - o delle "suorine", come le chiama Massimo Fini - e l'indignazione degli studenti che magari, in questo momento, stanno ancora dormendo nei propri letti. Ma non è questo il punto.È che in termini generali è evidente il fatto che se a ventotto anni non si è stati ancora in grado di raggiungere una laurea - beninteso, se si sono iniziati gli studi appena dopo il liceo - ci si debba fare un serio esame di coscienza. Cosa difficile, perché proprio questo, fare un esame di coscienza, meglio, farsi un esame di coscienza, può apparire impresa titanica.

Sia chiaro, non intendiamo fare la solita tirata sui demeriti dei "giovani d'oggi" che svernano a casa di mamma e papà e navigano in fuori corso perenni tra le aule universitarie, quando va bene, o le giornate passate sui libri a tentare di studiare qualcosa che non si riesce a far entrare in zucca. Il punto non è neanche questo, ma la riflessione generale rimane: è chiaro che se dopo aver impiegato oltre il doppio del tempo necessario a perseguire la laurea sei ancora in giro tra esoneri, esami, assegnazione della tesi, e magari, ovviamente, sei senza lavoro e non hai uno straccio di indipendenza, insomma un po' sfigato lo sei. Altroché.



È sui motivi di questa situazione che bisogna riflettere, visto che si tratta non già di qualche caso ma della stragrande maggioranza, almeno nel nostro Paese. E la colpa, o la responsabilità - attenzione - molto spesso non è affatto dello studente (sfigato) di turno. Ma risiede altrove.

La responsabilità di un sistema accademico marcio come il nostro c'è, ad esempio, nel fatto che le Università, diventate di fatto delle aziende, hanno tutto l'interesse a che uno studente rimanga nella propria pancia, e nella propria lista di "clienti", il più a lungo possibile. Ogni anno in più, una retta incassata in più. Dunque perché facilitarlo nel raggiungere la fine nei tempi stabiliti?

La responsabilità è poi in un carrozzone che, tra baronati di vario tipo, è comunque uno degli ennesimi casi in cui all'interno del nostro Paese si crea un sistema in grado di far vivacchiare e stipendiare (male quanto volete, ma poi non tanto, oggi come oggi) un numero sconfinato di persone, tra personale docente e non docente. Se tutti si laureassero rapidamente forse i conti non tornerebbero, no?



La responsabilità, inoltre, risiede anche in chi, in questo mondo in cui tutto è permesso e in cui sull'altare delle pari opportunità per tutti si sono sacrificati i più elementari criteri di merito, ha fatto credere che tutti fossero in grado, o prima o poi, di laurearsi.

L'università dovrebbe permettere di raggiungere l'eccellenza dal punto di vista scientifico, accademico, o comunque dovrebbe essere uno stadio avanzato nella storia dei propri studi. Magari perché dopo si accede a specializzazioni ancora superiori, ma in ogni caso laurearsi è - o dovrebbe essere - dal punto di vista generale, un traguardo in grado di far risaltare una certa elite nel campo della cultura e della scienza. Questo è il punto. Non si tratta tanto di dividere con l'accetta quello che è lo studio dell'obbligo e quello che non lo è, quanto di capire che se di eccellenza si tratta, ebbene è di tutta evidenza che essa non possa essere raggiunta da tutti.

Fuori di ipocrisia - il che, in questo ambito, deve essere un imperativo - il fatto di permettere pari opportunità di accesso a dei corsi superiori di studi, ovvero pari opportunità di poter tentare la strada di questi studi, non deve essere confuso e scambiato con la pari certezza che tutti, o prima o poi, possano raggiungere tale traguardo.

Se l'eccellenza si chiama così qualche motivo deve pur esserci. Non tutti sono in grado di poterla raggiungere a livello universitario. Magari possono farlo in qualche altro ambito, ma che si debba garantire a tutti di arrivare al traguardo è cosa ridicola, non fosse che, come detto, vi sono altri motivi per tentare di imporre la cosa.

A tutti deve essere garantita la possibilità di partire, certo, ovvero di presentarsi ai nastri di partenza. Ma da lì in avanti a un certo punto si dovrebbe capire da sé se si è in grado di arrivare o meno. Insomma se dopo quattro giri di pista ti accorgi che c'è gente che ti ha doppiato quattro volte forse è il caso che ti chiedi il perché. E che magari tenti di darti una risposta.

Di più: in molti casi, la responsabilità di tanti studenti che tentano la strada dell'università senza averne le capacità minime richieste per poter sperare di arrivare, è da imputare a chi, anni prima, non è stato in grado di chiarirgli in modo più o meno efficace che la strada dello studio non era proprio quella più adatta da intraprendere. Oggi se un liceale viene bocciato i genitori molto spesso come prima cosa se la prendono con i professori. Insomma che vi siano persone più portate e motivate per lo studio rispetto ad altre che non lo sono, e che magari sono più portate e motivate per altre cose, è un dato di fatto. E ciò non significa che le seconde valgano meno delle prime. Semplicemente che forse sarebbe il caso di non andare del tutto contro la propria natura.

Invece oggi le pressioni affinché in ogni caso si tenti la strada dell'università sono infinite. Premono mamma e papà, premono le aziende (salvo poi, in ogni caso, dare posti di lavoro da call center anche a pluri laureati) e preme l'università stessa, come abbiamo detto, a fare in modo che non crollino le iscrizioni ai corsi. Corsi che si decuplicano e che si inventano dal nulla pur di incassare una retta.



Il risultato è sotto gli occhi di tutti: corsi che alla fine (alla fine...) non portano a nulla se non a un pezzo di carta dal valore irrisorio. Livello generale delle università, e dei laureati, in caduta libera: è evidente, per far arrivare più persone al traguardo si abbassa il valore tecnico del percorso, no? E cosa ancora più grave, anni e anni in cui il ragazzo di turno va alla deriva in un sistema che non funziona senza, di fatto, costruire nulla. Perdendo il presente e evitando di cominciare a pensare al futuro.

Se a ventotto anni non ti sei ancora laureato, se non ci sei riuscito nel doppio del tempo necessario a conseguire il titolo (a meno di problematiche eccezionali che ovviamente non rientrano in questo discorso perché, appunto, riguardano l'eccezione), se hai speso, o fatto spendere, il doppio del denaro necessario ai tuoi genitori, oppure se hai dovuto lavorare di notte per pagarti la retta per il doppio degli anni necessari, e malgrado questo ancora non ti sei laureato, ebbene un po' sfigato lo sei. Per responsabilità tua o meno, perché non ti va di studiare o perché non sei in grado e non te ne rendi conto e nessuno te lo hai mai fatto notare, perché l'università nella quale sei è un carrozzone fatiscente, o perché magari, visto che comunque fuori lavoro non ce n'è, è meglio continuare a vivacchiare lì dentro piuttosto che fare proprio il nulla, ma insomma, non è che sia una situazione fortunata, o no?

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com

24.01.2012


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Commenti (54)

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    1. Nauseato 25 gennaio 2012

      Pensa che avevo letto in rete nemmeno un mese fa, un articolo di due poveri e autorevoli coglioni, coglioni ad essere gentile, che sostenevano come in italia le tasse universitarie fossero troppo basse e occorresse assolutamente aumentarle.

      Purtroppo non ricordo i nomi degli autori, ma era un articolo letto su Lavoce.info.



      E il bello è stato che a parte il sottoscritto e metà di chi aveva commentato rispondendo per le rime a una simile falsità, l'altra metà circa dei commenti concordava sulla tesi delle tasse universitarie «troppo basse».



      Non c'è niente da fare: l'italia è un paese sottosviluppato e condannato a sottosvilupparsi sempre di più.

    1. Santos-Dumont 25 gennaio 2012

      Chapeau! Sul piano dell'istruzione e della sanità pubblica (Michael Moore docet, "Sicko" é un film illuminante), la Francia ha solo da insegnare.

    1. Santos-Dumont 25 gennaio 2012

      Dimenticavo... Se il problema é rappresentato dal numero di anni durante i quali lo studente permane nell'ambiente universitario in preda a pazze gozzoviglie, basta fare come qui in Brasile. L'accesso alle università pubbliche é a numero chiuso, pertanto tutti passano per il fatidico vestibular, esame di ammissione che verte su tutte le discipline studiate alle "medie superiori" (ensino médio) e rappresenta da un certo punto di vista uno spartiacque in parte paragonabile all'esame di maturità. Chi entra ha un numero determinato di anni per terminare: nel mio caso (matematica) la durata legale é di quattro anni, se non ce la fai in sette sei automaticamente fuori e, casomai non volessi perdere il tuo risultato parziale complessivo, dovrai ripetere il vestibular. O santi numi.... sette anni, roba da "sfigati"! Tranquillo ministro, ce l'ho fatta in quattro :D


      Quanto costa tutto questo?...
      NULLA!

      Ebbene si, le università pubbliche brasiliane sono totalmente gratis, niente tasse scolastiche. Questo perché secondo la costituzione del 1994, una tra le più moderne esistenti, il diritto allo studio oltre ad essere un diritto individuale inalienabile (al pari della salute), non deve comportare oneri per le famiglie. Al più, si paga una miseria per chiedere qualche certificato, o per assistere alle settimane di estensione universitaria.
      Cose da "terzo mondo" o da "paese emergente"... 8-)

    1. perniceblu 25 gennaio 2012

      Mi sono iscritto all'università a 32 anni e l'ho finita a 39, lavorando. La laurea non mi è servita a niente dal punto di vista lavorativo, molto invece come processo di crescita personale e di capacità di lettura critica della società. Non mi risulta che le università inglesi siano meglio di quelle italiane, per non parlare degli USA, dove i laureati si trovano a dover pagare le montagne di debiti che hanno contratto con le banche per pagarsi gli studi e a cercarsi un lavoro sempre meno retribuito e sicuro.


      La differenza tra l'Italia e i paesi più avanzati è che nel nostro paese sono premiati il conformismo e l'appartenenza di casta (politica, religiosa, famigliare), sia fuori che dentro il mondo accademico. Questo produce stagnazione politica ed economica, nonché l'emarginazione dai processi produttivi e di governance delle persone capaci e moralmente poco inclini ai compromessi che potrebbero invece dare una svolta alla società.


      Leggo dietro le parole di Martone nient'altro che l'appartenenza a quel ceto borghese salottiero, stereotipato e assolutamente insignificante dal punto di vista culturale, così ben rappresentato dai rotocalchi televisivi nazionali. Spero soltanto che siano di monito per chi ancora possiede un apparecchio tv e acquista i quotidiani a smettere questa insana abitudine.


      Sotto questo aspetto anche Lo Monaco non scherza, infilando una dopo l'altra una serie di banalità. In realtà l'aumento esponenziale di produttività nel settore agricolo e industriale porta inevitabilmente ad una crescita del settore terziario e dei servizi. Inoltre studiare è una delle poche attività rimaste quasi interamente basate su risorse locali e direi anche ecologiche, perché non comporta l'importazione di merci dall'estero o grandi dispendi di energia e materie prime, inoltre tiene in vita i centri storici delle nostre più nobili città. Con una maggiore distribuzione della ricchezza e razionalizzazione delle risorse potremmo permetterci una significativa riduzione degli orari di lavoro e persino un dignitoso reddito di cittadinanza, approfittandone per frequentare l'università, seguire corsi, viaggiare, prenderci cura di noi. Si tratta di attività molto più appaganti rispetto all'odierno "produci, consuma, crepa" e anche meno impattanti dal punto di vista energetico, ecologico e del benessere sociale.


      Per fortuna le persone si stanno svegliando dal lungo sonno televisivo, questi Martone non li digerisce più nessuno , me lo confermano mini sondaggi effettuati nell'ambiente di lavoro.

    1. Sokratico 25 gennaio 2012

      caro Piga, ho scritto un commento sotto che non sto a riprendere se non nel punto saliente: io (ben oltre i 30 anni) mi sto prendendo una seconda laurea a Parigi, alla Sorbona, e pago 180 euro all'anno di tasse.



      Inoltre, qui gli studenti NON POSSONO rifiutare un voto. Spesso non lo conoscono neppure fino alla fine del semestre, con la pubblicazione delle medie.

      Insomma, passi lo psicologismo e le considerazioni emozional-depressive. Ma ci sono anche delle valutazioni di contesto da fare: per prendere la prima laurea in Italia io valuto di aver speso non meno di 10000 euro, e una cifra multipla per affitti e vita.



      Ovviamente, ho lavorato. E quando si lavora, caro Piga, studiare filosofia nei ritagli di tempo diventa difficile.



      Allora, ci sono modi per scoraggiare il fenomeno dei "fuoricorso". Uno per esempio è smetterla con gli esami da non frequentanti e il rifiuto del voto.



      Ma fondamentale è aprire e non chiudere l'università. Qui, tra i miei colleghi alla Sorbona, un incredibile 40% sono persone i cui genitori hanno al massimo il diploma superiore e molti ancora sono immigrati di seconda generazione.

      Faccia un giro nelle università italiana, e mi dica quanti arabi, africani, albanesi o rumeni vede nelle aule.

      E poi parliamo di civiltà.



      A 200 euro l'anno, far studiare i figli diventa di colpo da un sogno a una PRIORITA' di elevazione sociale.



      Cinque anni di laurea, alla Sorbona, costano circa 1000 euro. E qui i servizi universitari li danno davvero!



      E' questione di scelte politiche. E abbiamo visto che scelta ha fatto l'Italia: un'Università media-mediocre che produca quadri per le aziende. Ignoranti, competitivi e affamati.



      E un'università di eccellenza che fornisca curricula scintillanti ai figli di papà ed ai pochi parvenus tanto ossessionati e motivati da farcela e da confermare così la grande democraticità di un sistema classista...

    1. Sokratico 25 gennaio 2012

      bene carissimi, io come altri che hanno commentato, tempo fa mi sono laureato e ben dopo i fatidici 28 anni perchè lavoravo.



      Ma il mio commento ha un altro senso: essendo rimasto parecchi anni senza dare esami, a Pisa ho pagato più di 5000 euro di tasse arretrate per potermi laureare. Io col mio stipendio da 528 euro al mese.

      Cinquemila, capite?



      Bene, a Giugno di quest'anno prendo una seconda laurea alla Sorbona di Parigi.



      Non me la sto a tirare ma vi dico solo questo: sapete come ho fatto?

      beh, studiare nella migliore università d'Europa costa...sapete quanto? 180 euro all'anno. 180!



      Meno di 300 per i Master. Non si arriva a 500 per Ingegneria e medicina e per i Dottorati.
      Capito?


      Tutto qua, caro il mio ministro sfigato.

      Lasciamo perdere l'età per un momento: in cinque anni, una laurea italiana costa ad una famiglia tra i 7000 e i 10000 euro SOLO DI TASSE, più le spese per libri.


      Se lo studente è fuori sede, come la maggior parte sono, altri 7-8000 euro all'anno per affitti e vita.
      Quindi: tra i 40000 e i 50000 euro ALMENO e se ci si laurea in pari.


      Oppure lo studente, ci mette la buona volontà e lavora. E rallenta.


      Bello fare i froci col culo degli altri e i gradassi col portafoglio di papà, eh ministro?

    1. Santos-Dumont 25 gennaio 2012

      Quel che avevo da dire su questo individuo già l'ho scritto in un commento precedente nel forum e non ci perdo più tempo.

      Spiace solo che CDC getti benzina sul fuoco, alimentando le sciocchezze profferite da cotanto decerebrato a molla, ricorrendo a un articolo criptofascista, perbenista e ipocrita; e spiace constatare che in tanti (troppi) si lascino irretire in una futile discussione, invece di tirare lo sciaquone e andare innanzi, magari occupandosi di problemi più pressanti tipo la repressione brutale dei pescatori che protestavano a Roma.

    1. embros13 25 gennaio 2012

      Malignazzi che non siete altro! Non capite che siamo dei privilegiati... L´ex enfant prodige Martone é quanto di meglio la classe dirigente possa vantare....
      L´universitá in Italia é diventata come un circolo sociale ma ad uso e consumo delle solite caste che si sollazzano ad ostentare l´erudizione sterile da pseudo-intellettuali nevrotici, dove si possono "sistemare" figli, nipoti, amanti e contemporaneamente dibattere di argomenti che richiederebbero urgentemente un TSO, dove vengono legittimate ed anzi raccomandate le raccomandazioni, dove é umiliante non leccare il culo, dove si indottrinano gli utili idioti del prossimo scenario, si inquadra la manovalanza che si presta ad essere manipolata e dove si epurano gli ultimi cervelli indipendenti dalle doti di ragionamento critico e intelligenza creativa. Alla faccia di chi, bamboccione o meno, spera legittimamente, a fronte di un piu o meno duro impegno e sacrifici, di avere una prospettiva migliore. Il tutto pagato dai soliti. Ma quando sbocchi lavorativi non ce ne sono, il "bretellone Martone molto fumo e poco rognone" ringrazi che i giovani sono impegnati a studiare financo a 28 anni e oltre e che i genitori mettono mano al portafoglio per continuare a mantenere un sistema di cui lui stesso é il risultato. Uno che si riempie la bocca con parole come "Merito" e "Diritto", naturalmente, in un sistema che non ne contempla il significato. Tra l´altro l´esimio Martone è stato consigliere giuridico del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione quando il paparino presiedeva il Civit (Commissione per l'integrità, la valutazione, la trasparenza indovinate di cosa ....delle amministrazioni pubbliche). Tranquilli malignazzi, niente di anomalo! Tutto regolare....Come sempre

    1. Mandeville851 25 gennaio 2012

      Concordo. L'antimoderno Lo Monaco la pensa come un solerte executive.

    1. Mandeville851 25 gennaio 2012

      Peccato perché nelle prime righe hai detto una gran verità.
      "Lo sfigato è colui che a 28 anni hon ha ancora un lavoro certo, che non sia precario, ed è una situazione chi coinvolge tutti laureati e no". Il lavoro è futuro, democrazia e libertà.

    1. Roma 25 gennaio 2012

      Ma che stai a dire?
      La solita tiritera antiberlusconiana .... frutto di 20 anni di bombardamento mediatico antiberlusconiano, ben più potente e ben più organizzato dei 4 squallidi programmucci come il drive in o la De Filippi.
      Ma vuoi mettere la potenza di fuoco di un "anno zero" contro la Marcuzzi?
      Repubblica, Corriere, Il Fatto, l'Unità, migliaia di blog, siti internet, beppe grillo, travaglio, rai 2 e rai 3, Santoro, Saviano, Biagi, Bocca, il 95 % dell'università e il 100% delle scuole secondarie, confindustria, Montezemolo, contro chi????????? Contro il Grande Fratello? o contro Emilio Fede?
      Sveglia! Ormai anche i più ritardatari si stanno svegliando!

    1. Roma 25 gennaio 2012

      Non ho detto che io faccio aperitivi e lecco i culi giusti. Anzi, io ho fatto il contrario: lavoravo e studiavo. Il risultato è stato pari a zero. Se avessi fatto aperitivi e leccato i culi giusti avrei sicuramente ottenuto molto di più. Ma non ne sono mai stato capace proprio perchè sono uno sfigato, probabilmente come te

    1. MartinV 25 gennaio 2012

      Al di là delle esternazioni di un troppo giovane professore ordinario (di così giovani ne ho incontrati altri, alcuni bravi, altri cialtroni, ma tutti avevano in comune un padre barone universitario) la mia idea sull'Univerità italiana è ben diversa.

      Infatti per me si tratta di uno dei migliori sistemi universitari del mondo... e spero che la smettano di cercare di 'migliorarla' per conformarla ai sistemi degli altri paesi.

      La più grande qualità che riconosco è nella libertà che lascia a coloro che la frequantano. Essa è adatta per gli studiosi, per i motivati, per quelli che voglio primeggiare... ma pure per i 'filosofi' della vita, per quelli che se la cavano, per quelli che maturano più lentamente... per quelli che fanno pochi esami l'anno perché accanto agli studi hanno la loro vita, talora il bisogno di lavorare, talaltra una famiglia... e persino per i mantenuti alle spalle di papà e che vivacchiano facendo due o tre esami l'anno, se va bene...

      Perché non dimentichiamolo, l'università e fatta per far studiare le persone, non per programmare automi che espleteranno le loro funzioni nel mondo del lavoro (se gli va bene, per di più...). E le persone sono diverse, hanno idee e obiettivi differenti, hanno ritmi di studio e capacità variabili... e non è detto che i laureati in corso riescano a raggiungere i loro obiettivi più facilmente dei fuori corso...

      Quindi categorizzare persone sulla base dell'età alla quale conseguono il diploma di laurea dimostra solo di non aver capito gran che della vita... anche se si è giovane e brillante viceministro coi capelli spettinati alla moda.

    1. bysantium 25 gennaio 2012

      Quoto al quadrato e mi sbellico dalle risate guardando la foto di gruppo del governo tecocrate. Saluti.

    1. calliope 25 gennaio 2012

      "E' meglio perdere il tempo a fare degli aperitivi e leccare i culi giusti."

      E bravo!!!

      È gente come te che serve per cambiare questa malridotta società italiana,

      Ragazzi che leccano il culo, e donne che aprono le gambe!!!

      Che pena mi fai!!!

    1. siletti86 25 gennaio 2012

      Già che ci sono, siccome a 28 anni secondo questi signori si è già vecchi per il mondo del lavoro e si è un peso per la società, perchè non riapriamo qualche campo di concentramento e togliamo di mezzo qualche milione di italiani, molti dei quali hanno avuto la sfortuna di non aver avuto un intelligenza adeguata? A mali estremi estremi rimedi, no? Personalmente sarei d'accordo.

    1. siletti86 25 gennaio 2012

      University "made in USA/UK"

    1. siletti86 25 gennaio 2012

      Ma i bocconiani alla Martone, non erano coloro che hanno sempre pontificato sul fatto che ormai la vita si è allungata ed ogni uomo ha un'aspettativa di vita di almeno 120 anni? Se è così, allora chi si laurea a 28 anni non solo non si laurea in ritardo, ma addirittura in anticipo. Quando si dice la coerenza.....

    1. nuvolenelcielo 25 gennaio 2012

      secondo me gli sfigati sono quelli che si laureano. e prima si laureano più sfigati sono. e più vanno avanti negli studi post laurea più sfigati diventano. le università creano quasi solo automi.

    1. Albertino 25 gennaio 2012

      ma lo sai che hai ragione ? purtroppo è vero quello che dici !

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