STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Di Michel Martone (nella foto) è inutile dire. E non diremo. Nominato da un premier votato da nessuno e "figlio di" eccellente. Insomma l'ultima persona che può permettersi di discettare su meriti e demeriti.

Ma la sua dichiarazione suggerisce qualche riflessione. Partiamo dalla fine: è vero, sacrosanto, che un ragazzo arrivato a ventotto anni senza laurea, dopo quasi un decennio passato all'università, sia uno "sfigato". Eccome.



Naturalmente tutta la querelle mediatica si è spostata sull'analogia della dichiarazione fatta a suo tempo in merito ai "bamboccioni" di Padoa Schioppa, e poi alle altre dichiarazioni infelici di Brunetta. E insomma la si è buttata in rissa, tra i risentimenti dei benpensanti - o delle "suorine", come le chiama Massimo Fini - e l'indignazione degli studenti che magari, in questo momento, stanno ancora dormendo nei propri letti. Ma non è questo il punto.È che in termini generali è evidente il fatto che se a ventotto anni non si è stati ancora in grado di raggiungere una laurea - beninteso, se si sono iniziati gli studi appena dopo il liceo - ci si debba fare un serio esame di coscienza. Cosa difficile, perché proprio questo, fare un esame di coscienza, meglio, farsi un esame di coscienza, può apparire impresa titanica.

Sia chiaro, non intendiamo fare la solita tirata sui demeriti dei "giovani d'oggi" che svernano a casa di mamma e papà e navigano in fuori corso perenni tra le aule universitarie, quando va bene, o le giornate passate sui libri a tentare di studiare qualcosa che non si riesce a far entrare in zucca. Il punto non è neanche questo, ma la riflessione generale rimane: è chiaro che se dopo aver impiegato oltre il doppio del tempo necessario a perseguire la laurea sei ancora in giro tra esoneri, esami, assegnazione della tesi, e magari, ovviamente, sei senza lavoro e non hai uno straccio di indipendenza, insomma un po' sfigato lo sei. Altroché.



È sui motivi di questa situazione che bisogna riflettere, visto che si tratta non già di qualche caso ma della stragrande maggioranza, almeno nel nostro Paese. E la colpa, o la responsabilità - attenzione - molto spesso non è affatto dello studente (sfigato) di turno. Ma risiede altrove.

La responsabilità di un sistema accademico marcio come il nostro c'è, ad esempio, nel fatto che le Università, diventate di fatto delle aziende, hanno tutto l'interesse a che uno studente rimanga nella propria pancia, e nella propria lista di "clienti", il più a lungo possibile. Ogni anno in più, una retta incassata in più. Dunque perché facilitarlo nel raggiungere la fine nei tempi stabiliti?

La responsabilità è poi in un carrozzone che, tra baronati di vario tipo, è comunque uno degli ennesimi casi in cui all'interno del nostro Paese si crea un sistema in grado di far vivacchiare e stipendiare (male quanto volete, ma poi non tanto, oggi come oggi) un numero sconfinato di persone, tra personale docente e non docente. Se tutti si laureassero rapidamente forse i conti non tornerebbero, no?



La responsabilità, inoltre, risiede anche in chi, in questo mondo in cui tutto è permesso e in cui sull'altare delle pari opportunità per tutti si sono sacrificati i più elementari criteri di merito, ha fatto credere che tutti fossero in grado, o prima o poi, di laurearsi.

L'università dovrebbe permettere di raggiungere l'eccellenza dal punto di vista scientifico, accademico, o comunque dovrebbe essere uno stadio avanzato nella storia dei propri studi. Magari perché dopo si accede a specializzazioni ancora superiori, ma in ogni caso laurearsi è - o dovrebbe essere - dal punto di vista generale, un traguardo in grado di far risaltare una certa elite nel campo della cultura e della scienza. Questo è il punto. Non si tratta tanto di dividere con l'accetta quello che è lo studio dell'obbligo e quello che non lo è, quanto di capire che se di eccellenza si tratta, ebbene è di tutta evidenza che essa non possa essere raggiunta da tutti.

Fuori di ipocrisia - il che, in questo ambito, deve essere un imperativo - il fatto di permettere pari opportunità di accesso a dei corsi superiori di studi, ovvero pari opportunità di poter tentare la strada di questi studi, non deve essere confuso e scambiato con la pari certezza che tutti, o prima o poi, possano raggiungere tale traguardo.

Se l'eccellenza si chiama così qualche motivo deve pur esserci. Non tutti sono in grado di poterla raggiungere a livello universitario. Magari possono farlo in qualche altro ambito, ma che si debba garantire a tutti di arrivare al traguardo è cosa ridicola, non fosse che, come detto, vi sono altri motivi per tentare di imporre la cosa.

A tutti deve essere garantita la possibilità di partire, certo, ovvero di presentarsi ai nastri di partenza. Ma da lì in avanti a un certo punto si dovrebbe capire da sé se si è in grado di arrivare o meno. Insomma se dopo quattro giri di pista ti accorgi che c'è gente che ti ha doppiato quattro volte forse è il caso che ti chiedi il perché. E che magari tenti di darti una risposta.

Di più: in molti casi, la responsabilità di tanti studenti che tentano la strada dell'università senza averne le capacità minime richieste per poter sperare di arrivare, è da imputare a chi, anni prima, non è stato in grado di chiarirgli in modo più o meno efficace che la strada dello studio non era proprio quella più adatta da intraprendere. Oggi se un liceale viene bocciato i genitori molto spesso come prima cosa se la prendono con i professori. Insomma che vi siano persone più portate e motivate per lo studio rispetto ad altre che non lo sono, e che magari sono più portate e motivate per altre cose, è un dato di fatto. E ciò non significa che le seconde valgano meno delle prime. Semplicemente che forse sarebbe il caso di non andare del tutto contro la propria natura.

Invece oggi le pressioni affinché in ogni caso si tenti la strada dell'università sono infinite. Premono mamma e papà, premono le aziende (salvo poi, in ogni caso, dare posti di lavoro da call center anche a pluri laureati) e preme l'università stessa, come abbiamo detto, a fare in modo che non crollino le iscrizioni ai corsi. Corsi che si decuplicano e che si inventano dal nulla pur di incassare una retta.



Il risultato è sotto gli occhi di tutti: corsi che alla fine (alla fine...) non portano a nulla se non a un pezzo di carta dal valore irrisorio. Livello generale delle università, e dei laureati, in caduta libera: è evidente, per far arrivare più persone al traguardo si abbassa il valore tecnico del percorso, no? E cosa ancora più grave, anni e anni in cui il ragazzo di turno va alla deriva in un sistema che non funziona senza, di fatto, costruire nulla. Perdendo il presente e evitando di cominciare a pensare al futuro.

Se a ventotto anni non ti sei ancora laureato, se non ci sei riuscito nel doppio del tempo necessario a conseguire il titolo (a meno di problematiche eccezionali che ovviamente non rientrano in questo discorso perché, appunto, riguardano l'eccezione), se hai speso, o fatto spendere, il doppio del denaro necessario ai tuoi genitori, oppure se hai dovuto lavorare di notte per pagarti la retta per il doppio degli anni necessari, e malgrado questo ancora non ti sei laureato, ebbene un po' sfigato lo sei. Per responsabilità tua o meno, perché non ti va di studiare o perché non sei in grado e non te ne rendi conto e nessuno te lo hai mai fatto notare, perché l'università nella quale sei è un carrozzone fatiscente, o perché magari, visto che comunque fuori lavoro non ce n'è, è meglio continuare a vivacchiare lì dentro piuttosto che fare proprio il nulla, ma insomma, non è che sia una situazione fortunata, o no?

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com

24.01.2012


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Commenti (54)

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    1. Tao 25 gennaio 2012

      Non mi interessano le 725 precisazioni che Martone potrebbe inventarsi per giustificare una frase veramente infelice che dalle mie parti viene definita una stronzata.


      Lo sfigato è colui che a 28 anni hon ha ancora un lavoro certo, che non sia precario, ed è una situazione chi coinvolge tutti laureati e no.


      Trovo anche che non sia necessario laurearsi, prima o dopo i 28 anni non ha importanza, per essere dei coglioni nella vita, delle teste di cazzo nei ragionamenti.
      Mi scuso per il linguaggio particolarmente triviale di questo mio post ma oggi ho la presunzione di farmi capire anche dai leghisti e dalle ragazze come Terry De Nicolò che pur non sapendo parlare l’italiano sparano sentenze come Martone.
      Farebbero una bella coppia, non so che titolo di studio abbia la Terry e, certamente, Martone sarà un laureato con tanto di scadenza, come lo yogurt, di certo hanno una cosa in comune, la cultura, la logica.


      Ciò che ha detto Martone ” da sfigati laurearsi dopo i 28 anni” è una riflessione, se la vogliamo chiamare così, degna della famosa riflessione della Terry ” se si brutta devi startene a casa, non puoi battere per comprarti le scarpe di Prada.


      E’ il risultato degli ultimi 35 anni di televisione, sono i polli d’allevamento generati dai telequiz, dalla scomparsa della cultura nella tv generalista e dall’esigenza di apparire ad ogni costo.


      Se sei una femmina devi apparire possibilmente senza mutande e con, almeno, una tetta fuori per avere la speranza di farti largo nella vita dopo aver allargato le gambe e, possibilmente, finire in televisione per avere la conferma del raggiunto successo nella vita ed economico.


      Martone, non potendo esibire perizoma o tette di silicone, si limita ad esibire la sua stupidità si lascia andare in dichiarazioni delle quali non ne capisce il senso e le conseguenze.


      Forse è per questo che l’hanno fatto viceministro.


      Pensate come la televisione e la “cultura” degli ultimi 35 anni imposta all’inizio sottilmente, con il Drive In, in seguito sempre più spudoratamente con le varie trasmissioni spazzatura sino al Grande Fratello.


      A proposito del Grande fratello, in caduta libera di ascolti,ancora qualche puntata e la Marcuzzi ci farà vedere le tette e che non porta le mutande, potremo vederne u pilu direttamente dalla bocca sempre spalancata per ira i meraviglia.
      Sono tutti figli della stessa chioccia la P2 e del suo geniale imbonitore che ha reso la maggioranza degli italiani, maschi o femmine che siano, a sua immagine e somiglianza.


      Martone ritiene sfigato uno che non si è laureato entro i 28 anni, la Terry ci ricorda che per fare al puttana oltre al dna ci vuole la bellezza e ne rivendica con orgoglio ruolo e quantità anche se non è dato sapere se è tanto bella quanto puttana o viceversa, ad ogni modo chi è brutta deve starsene a casa, è out, come i laureati dopo i 28 anni.


      La Marcuzzi è una dei tanti cavalli di Troia della televisione, il mangime con il quale vengono allevati i polli in batteria, la gioventù che domani prenderà la guida del Paese.


      Chi non prenderà mai una laurea, nemmeno dopo i 28 anni, sarà comunque un disoccupato o un precario e contribuirà con il voto a reggere questo sistema sociale, politico e culturale, allo sfascio, accompagnandolo al degrado totale tra un televoto ed una nomination.


      Tutti questi personaggi, facenti parte delle stessa batteria culturale, rivendicano con orgoglio la loro miseria etica, culturale e sociale. E’ l’unica gioventù, ricca e famosa, che il sistema ci propina e ci propone azzerando qualsiasi tipo di valore ideologico, culturale, etico o religioso, anche se quest’ultimo è quello che mi interessa meno.


      Rimane un fatto che la gioventù sana, gli adulti sani, gli anziani rimasti indenni dal bombardamento mediatico di Maria De Filippi con uomini e donne per anziani che passano dallo studio tv al Tribunale di Milano a difendere il geniale artefice di tutto questo, non hanno visibilità, non possono dire la loro e nemmeno fare il buon esempio.


      Rovinerebbero il capolavoro, il tumore, che ha distrutto la nostra società negli ultimi 35 anni.


      L’Endemol ha rischiato di fallire ma non basta, dobbiamo far fallire questo sistema e questa cultura da avanspettacolo o da porcile che ci sta portando alla rovina, alla perdita di etica e di rappresentanza.


      Sembra un discorso inutile ma, dal mio punto di vista , non lo è e vado a spiegarmi meglio.


      Io ritengo, da anni, che l’autentica corazzata, portaerei, che ha garantito e garantisce i voti al piduista ed alla sua proposta politica corrotta e prezzolata, sia Maria De Filippi e per un semplice motivo, matematico.


      Per vincere le elezioni, conquistare il potere e spappolare il cervello della massa rendendolo succube di una “cultura” devastante, bastano un milione e mezzo di voti, di cervelli spappolati.


      La De Filippi, da sola, ne devasta cinque milioni spaziando dai giovani sino agli anziani a 360°. E’ lo strumento più potente e fecondo portatore di voti che portano all’autodistruzione dell’individuo e chi emerge da questa melma appiccicosa sono i tipi come Martone e la Terry De Nicolò.


      Non sono nemmeno prototipi, come la mamma putativa della Tetty, Lory De Santo diventata ricca e famosa dopo aver passato una notte con uno sceicco indicando la strada a milioni di fanciulle democraticamente, senza nemmeno consigliare alle brutte di starsene a casa loro, sono i frutti delle piante a coltura intensiva che hanno prodotto i nuovi mostri che vediamo in tv o sui giornali tutti i giorni.
      I Martone e le Terry sono le facce della stessa moneta.


      Lory era una novità singolare adesso i cloni sono a milioni, siamo circondati da cloni di Berlusconi e berluschini, di puttanoni ed orgettine.
      v
      Intendiamoci, siamo in democrazia, è giusto che la massa si spappoli il cervello come meglio crede.


      Quando saranno stanchi di vivere di sacrifici ed in miseria, senza contratti e garanzie, senza prospettive di un futuro per mantenere questo circo mediatico gioioso e festante passeranno alle ghigliottine in piazza, per fare pulizia.
      Non c’entra niente ma, due minuti fa più o meno, ha ballato tutta la casa.



      Fonte: http://slasch16.wordpress.com

      Link: http://slasch16.wordpress.com/2012/01/25/il-viceministro-martone-e-la-terry-de-nicolo-del-governo-monti-non-avranno-la-stessa-scuola-ma-hanno-la-stessa-cultura/

      25.01.2012

    1. Tao 25 gennaio 2012

      Al di là dei toni, cosa pensare del contenuto dell’intervento del Vice-Ministro Martone (http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/24/news/martone_laureati-28671973/) sul laurearsi a 28 anni come cosa da “sfigati”?

      Ci sono fior fiore di studi (vedi il bellissimo lavoro di Dan Ariely e Klaus Wertenbroch (http://web.mit.edu/ariely/www/MIT/Papers/deadlines.pdf>) sulla tendenza delle persone a procrastinare le loro decisioni, anche se sanno che ciò le danneggerà. Imporsi delle scadenze serve a poco, mostra Ariely. Se tali scadenze sono invece imposte dall’esterno e sono vincolanti, queste migliorano la performance.

      Laurearsi a 28 anni non è da sfigati, è da masochisti. Perché nel farlo i laureandi 1) rendono il loro curriculum meno attraente per le imprese (mostrandosi lenti nel fare le cose) e 2) rinunciano ad entrare subito nel mondo del lavoro ed ad una maggiore remunerazione.

      Che fare dunque? Semplice. Il Vice Ministro Martone si adoperi subito per parlare con il suo collega Profumo, Ministro dell’Università, ed introduca immediatamente il divieto di laurearsi fuori corso, come presente in quasi tutti i Paesi del mondo (vedi i tanto amati Stati Uniti).

      Per farlo, basterà prevedere una modifica nei voti degli studenti universitari, che saranno costituiti da una media di tutti gli esami obbligatori da fare in un anno, voti che andranno da 0 al 30. Nessun docente avrà così diritto di veto sulla prosecuzione dello studio da parte dello studente. Solo se tale media sarà sotto il 18 lo studente dovrà ripetere l’anno (con tasse universitarie, tanto per aumentare gli incentivi a fare bene, più alte per studenti ripetenti).



      Il risultato? Tanti studenti non più masochisti ma felici di avere fatto, miracolosamente la scelta giusta.



      Un Governo che non adottasse questa ovvia norma sarebbe un Governo di sfigati? No, ma di masochisti sì!

      Gustavo Piga

      Fonte: http://www.gustavopiga.it/

      Link: http://www.gustavopiga.it/2012/martone-2012-laureati/

      24.01.2012

    1. Nauseato 25 gennaio 2012

      Più passa il tempo più rivaluto le teorie del povero Lombroso: uno con una faccia del genere in un momento del genere più che mai, non poteva che vomitare fesserie.



      Avrei poi potuto commentare vero se avesse detto "Se sei nato in Italia sei uno sfigato".

    1. Roma 25 gennaio 2012

      Martone ha quasi ragione. C'è quasi arrivato, ha solo messo un "a 28 anni" in più. Perchè la frase giusta è: "chi si laurea è uno sfigato". Io, figlio di operai, mi sono laureato proprio a 28 anni perchè per mantenermi l'università ero costretto a lavorare. E ho faticato molto a lavorare e studiare. Mi sono pesati molto i week-end dei miei 20 anni quando i miei amici erano in giro a cazzeggiare ed io invece stavo chino sui libri a preparare gli esami. Ma così era l'imprinting trasmesso dai miei genitori (sfigati pure loro): se studi farai un lavoro migliore, se sarai bravo verrai valorizzato, se ti impegni avrai successo, e avanti con palle di questo genere in cui loro, poveretti che non avevano potuto studiare perchè allora l'università era solo per i ricchi, credevano veramente. TUTTE PALLE!!!!
      Studiare non serve ad un cazzo, anzi è solo deleterio, tu che hai studiato soffrirai di crisi depressive ad essere sottoimpiegato e sottopagato, chi ti deve assumere non lo farà perchè preferisce avere un ignorante per fargli fare l'asino da soma. La bravura e la competenza non è mai premiata, anzi fa paura. L'impegno non serve a niente, ed è controproducente sia nei confronti dei superiori che dei colleghi. E' meglio perdere il tempo a fare degli aperitivi e leccare i culi giusti.

    1. Tetris1917 25 gennaio 2012

      Concordo con qualche commento fatto. Cosa si applica delle nozioni, inculcate nelle universita' poi rispetto al mondo del lavoro (chi ci accede) e' presto detto: circa il 5%. Nulla di piu' e nulla di meno. Teoricamente basterebbe fare un anno universitario e poi via....ma via dove? A ingrossare l'esercito di riserva, tanto utile al sistema. Un idiota di tale risma, che gia' potrebbe ben rappresentare la futura classe dirigente, e' un marchionne in potenza (non ancora atto), un nozionista che gli e' stato messo anche il tovagliolo al muso prima di mangiare, uno che ha appreso davvero bene a quale classe appartiene, e quali sono gli argomenti per esercitare il suo diritto di classe. Uno che ha imparato bene a buttare la pietra e poi ritrattare, ma sempre per uno scopo: fottere, semmai al ritmo di Hendrix.

    1. Nyarlathotep 25 gennaio 2012

      Ps. Come tanti (e ne conosco tanti), vivo da solo e mi mantengo io, anzi, quando posso aiuto pure i miei. Odio sempre di più questa classe politica di bambini saccenti e viziati

    1. Nyarlathotep 25 gennaio 2012

      io ho 27 anni e se Giove lo vuole a fine anno mi laureo.

      Lavoro da quando andavo al liceo, ho fatto il lavapiatti, il traslocatore, lo scaricatore, lo scaffalista da supermercato (una roba depressiva all'inverosimile). Dopodichè sono stato un bel pò di tempo a fare la security sia in italia che fuori, sia in uno degli stadi più pericolosi d'italia (vorrei vedercelo martone in quelle mezze guerriglie).

      Attualmente ho un lavoro impegnativo, relativamente comodo in ufficio e che mi consente di viaggiare per l'europa, coi pregi e difetti del caso. Comunque è dura, perchè il tempo è poco, nonostante tutto mi tengo in costante allenamento per non assomigliare a feccia umana come Rockfeller nemmeno fisicamente. Probabilmente c'è un esercito che si fa il culo pure peggio di me, quindi caro sig. martone credo di poter parlare a nome di tutti dicendo che puoi solamente ciucciarci il ******* - Saluti

    1. Grandebaba 25 gennaio 2012

      bella questa.. visto che tutti si sbizzarriscono in qualunquismo dò anch'io il mio contributo..
      mi sono laureato a 29 anni e ho lavorato come cameriere per dieci anni durante gli studi (sia perchè non volevo pesare sui miei sia perchè la mia motivazione a studiare era, a voler dir poco, discontinua).. ora ho quasi quarant'anni e sono dirigente di una azienda e ne ho fondata un'altra.. volete sapere cosa mi è servito di più nel mondo del lavoro? I dieci anni in cui ho fatto il cameriere..
      E un altra cosa.. faccio decine di colloqui di lavoro all'anno e mi si presentano di fronte laureati di ogni ordine, grado e provenienza geografica, e vi posso assicurare che a tutti, o quasi, manca una dote decisiva nel modo del lavoro: la capacità di relazionarsi col prossimo.. da questo punto di vista i più 'sfigati', guarda un po', sono quelli che si sono laureati con pieni voti e tempi da record..AMEN

    1. Garand 25 gennaio 2012

      La classe dirigente italiana gode, come ovunque, di privilegi di questo tipo. Non so poi cosa convenga alle "grandi aziende" (e scrivo grandi perchè io ho un'azienda piccola, finchè ce la faccio a resistere, e non applico questi criteri) prendere sul groppone dei mantenuti cronici ed incapaci. Comunque sia quello che posso dire riguarda la mia esperienza personale. Ho provato a studiare all'università. Non l'ho finita per 2 motivi:
      1. per loro sei solo una retta in più, non interessa a nessuno se hai capacità o no, interessa solo quanto paghi e quanto lecchi culi;
      2. non sono portato per lo studio su carta, lo ammetto. Leggo tantissimo, ma studiare a comando è un'altra cosa. Se sono interessato ad un argomento lo sviscero altrimenti non ce la faccio. Questo fa il paio con il punto 1 in un ambiente dove nessuno mi trasmetteva degli stimoli il solo obbiettivo di ottenere il pezzo di carta non era abbastanza forte.

      Dall'altra parte smessa l'università ho iniziato a lavorare nell'azienda di famiglia dove, un po' alla volta, sono cresciuto approfondendo da solo quegli argometi che avevo abbandonato all'università unendoli ad un'esperienza pratica sul campo ed integrandoli con tutta una serie di nozioni che altrimenti avrei dovuto apprendere solo a laurea raggiunta.

      Oggi dirigo l'azienda di famiglia, come ho scritto sopra finchè resisto, non nascondo che il momento è durissimo ed il rischio chiusura alto. Comunque il punto è un'altro, mi sono trovato spesso a fare dei colloqui con dei laureati. Quello che le aziende cercano non si avvicina quasi mai a quello che i laureati sono in grado di dare.
      A questo punto credo che buona parte del problema sarebbe risolte se i giovani, prima di iniziare gli studi post diploma, si chiedessero se, in base alle offerte del mercato del lavoro vale la pena o no i mpegnarsi in determinati studi. Faccio un esempio, se nella mia ziona c'è bisogno di gente che sappia fare disegni tecnici per componenti meccanici o per mobili a 1200-1300€ al mese forse non è il caso di lanciarsi in una laurea in architettura o in ingegnieria, quanto piuttosto fare un corso specialistico in disegno tecnico con magari uno stage in qualche azienda. Se invece nella zona c'è molta richiesta di progettisti per portaerei a 3000€ al mese ecco che architettura ed ingegnieria possono essere soluzioni valide.

    1. ericvonmaan 25 gennaio 2012

      Purtroppo è il sistema che è sballato in Italia. In UK e in Germania, realtà che conosco, queste cose non succedono. E non è un problema di essere figlio di ricchi o di poveri. Il nostro è un sistema che "permette" alle persone non adatte di trascinarsi per anni e in qualche modo, pagando o arrancando, di prendere un pezzo di carta che, si ricordi, a livello internazionale NON VALE NULLA (l'Università italiana meglio piazzata, Bologna, è tra il 150° e il 200° posto a livello mondiale). Altrove le lauree NON LE REGALANO, se riesci a stare al passo ok altrimenti sei fuori anche se sei "figlio di". Infatti chi esce con una laurea da certe università in USA, UK, Svizzera, Germania, Korea, Giappone, India ecc il lavoro lo trova subito, e anche buono. Mentre i nostri laureati, capaci solo a produrre chiacchiere vuote (materia nella quale siamo indiscussi maestri) partecipano ai concorsi con 100 posti per 20.000 candidati (e alla fine vince "chi deve vincere"). Il problema è che siamo ancora un paese feudale, diviso in tanti feudi, e invece che il valore e il merito contano nepotismo, clientelismo, favoritismi, clan familiari e lobbies. Finchè non si cambierà questo sistema e questa mentalità (incancrenita in tutti i settori della società, si badi bene) non c'è alcuna speranza.

    1. Hamelin 25 gennaio 2012

      Mi duole dirlo ma questo tal figlio di papà Martone ha nettamente ragione ...

      Purtroppo in Italia se nasci ricco e di buona famiglia sei a posto e ti puoi laureare nei canonoci 5 anni + magari un bel masterini di 2 a NYC ...

      Se invece nasci in una famiglia di poveracci sarai necessariamente lo sfigato di turno che dovrai lavorare e studiare per farti la laurea in 8/9 anni fuoricorso se ti va bene ...

      La cosa piu' triste è che questi 8/9 anni non servono a un cazzo...

      Perchè fuori se sei un poveraccio ti aspetta se ti va bene un contratto a progetto di 6 mesi a 800 EUR al mese , mentre se sei del giro che conta dopo gli studi entri in dirigenza a 5,000 EUR .
      Il problema non è lo studio... è il sistema di merda che ci sta dietro...

      Questo tizio con questa affermazione in fondo a fatto capire molto di piu' su cio' che pensa chi comanda rispetto ai sottoposti...

      Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato non perchè ci ha impiegato tanto...

      Ma perchè non ha capito che i sacrifici suoi ( e della sua famiglia ) non sono serviti a un cazzo...

      Perchè studiare 20 anni per fare il centralinista da 600 EUR è da stupidi!

      Questo fa parte anche delle mie esperienze ...

      Ho un amico in gamba che si è sparato 5 anni di Ingegneria Gestionale , è uscito con 105 ed ora lavora 10 ore al giorno come impiegato a progetto per 1,000 EUR al mese ...

      Ogni giorno cerco di capire come facciano le persone a pensare che sta benedetta università serva a qualcosa...perchè come il mio amico ce ne sono migliaia di miglialia in questo fottuto paese...

    1. glab 25 gennaio 2012

      quoto.

      comunque penso che il signorino occhialini furbetti abbia fatto la cosa solo per ottenere visibilità gratis, il signorino è solo uno dei tanti predoni che ci gravano l'esistenza.

    1. cris79 25 gennaio 2012

      Che utilità può avere nel postare spazzatura "trash" su CDC?!
      Se uno ci vuole mettere quattro o quindici anni a prendersi la laurea saranno fatti suoi no?!
      Francamente trovo patetico sia questo Michel Martone ma molto di più chi ne sta facendo un caso di stato.

    1. Tao 25 gennaio 2012

      Se non sei laureato a 28 anni, sei uno sfigato. (Se non lo sei neppure a 40, fondi la Lega Nord). La colorita scomunica del Fuoricorso (parentesi esclusa) è scappata di bocca al viceministro Michel Martone, suscitando entusiasmo fra i «coloristi» dei giornali, in astinenza dai tempi di Brunetta, e dispetto in qualche altro a causa di una certa incompletezza. Il viceministro infatti si è dimenticato di aggiungere che a 28 anni sei uno sfigato se oltre a fingere di studiare non fai un tubo, a parte lamentarti. Avrebbe dovuto dirlo - lui figlio di papà e quindi privilegiato - per una forma di rispetto verso i tanti studenti lavoratori che a 28 anni sono ancora chini sui libri non per pigrizia, ma per mancanza di qualcuno in grado di mantenerli all’università.

      Se poi volessimo marchiare con la lettera scarlatta della «sfigaggine» tutti coloro che intorno a questo problema si comportano male senza provare vergogna, la lista potrebbe utilmente cominciare da quegli imprenditori e liberi professionisti che non assumono chi si è laureato in perfetto orario, ma il figlio dell’amico degli amici che magari si è laureato a 28 anni, in una sede oscura, pagandosi gli esami. E continuare con quei professori universitari che invece di pungolare i fuoricorso cercano in ogni modo di scoraggiare i secchioni: sfruttandoli, umiliandoli e facendoli sentire, loro sì, degli sfigati. Infine dovrebbe comprendere chi, politici in testa, ha ridotto l’università a un esamificio, la società a un gerontocomio e la famiglia a un ricovero di sfigati in cerca d’autore.

      Massimo Gramellini

      Fonte: www.lastampa.it

      25.01.2012

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