STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Di Michel Martone (nella foto) è inutile dire. E non diremo. Nominato da un premier votato da nessuno e "figlio di" eccellente. Insomma l'ultima persona che può permettersi di discettare su meriti e demeriti.

Ma la sua dichiarazione suggerisce qualche riflessione. Partiamo dalla fine: è vero, sacrosanto, che un ragazzo arrivato a ventotto anni senza laurea, dopo quasi un decennio passato all'università, sia uno "sfigato". Eccome.



Naturalmente tutta la querelle mediatica si è spostata sull'analogia della dichiarazione fatta a suo tempo in merito ai "bamboccioni" di Padoa Schioppa, e poi alle altre dichiarazioni infelici di Brunetta. E insomma la si è buttata in rissa, tra i risentimenti dei benpensanti - o delle "suorine", come le chiama Massimo Fini - e l'indignazione degli studenti che magari, in questo momento, stanno ancora dormendo nei propri letti. Ma non è questo il punto.È che in termini generali è evidente il fatto che se a ventotto anni non si è stati ancora in grado di raggiungere una laurea - beninteso, se si sono iniziati gli studi appena dopo il liceo - ci si debba fare un serio esame di coscienza. Cosa difficile, perché proprio questo, fare un esame di coscienza, meglio, farsi un esame di coscienza, può apparire impresa titanica.

Sia chiaro, non intendiamo fare la solita tirata sui demeriti dei "giovani d'oggi" che svernano a casa di mamma e papà e navigano in fuori corso perenni tra le aule universitarie, quando va bene, o le giornate passate sui libri a tentare di studiare qualcosa che non si riesce a far entrare in zucca. Il punto non è neanche questo, ma la riflessione generale rimane: è chiaro che se dopo aver impiegato oltre il doppio del tempo necessario a perseguire la laurea sei ancora in giro tra esoneri, esami, assegnazione della tesi, e magari, ovviamente, sei senza lavoro e non hai uno straccio di indipendenza, insomma un po' sfigato lo sei. Altroché.



È sui motivi di questa situazione che bisogna riflettere, visto che si tratta non già di qualche caso ma della stragrande maggioranza, almeno nel nostro Paese. E la colpa, o la responsabilità - attenzione - molto spesso non è affatto dello studente (sfigato) di turno. Ma risiede altrove.

La responsabilità di un sistema accademico marcio come il nostro c'è, ad esempio, nel fatto che le Università, diventate di fatto delle aziende, hanno tutto l'interesse a che uno studente rimanga nella propria pancia, e nella propria lista di "clienti", il più a lungo possibile. Ogni anno in più, una retta incassata in più. Dunque perché facilitarlo nel raggiungere la fine nei tempi stabiliti?

La responsabilità è poi in un carrozzone che, tra baronati di vario tipo, è comunque uno degli ennesimi casi in cui all'interno del nostro Paese si crea un sistema in grado di far vivacchiare e stipendiare (male quanto volete, ma poi non tanto, oggi come oggi) un numero sconfinato di persone, tra personale docente e non docente. Se tutti si laureassero rapidamente forse i conti non tornerebbero, no?



La responsabilità, inoltre, risiede anche in chi, in questo mondo in cui tutto è permesso e in cui sull'altare delle pari opportunità per tutti si sono sacrificati i più elementari criteri di merito, ha fatto credere che tutti fossero in grado, o prima o poi, di laurearsi.

L'università dovrebbe permettere di raggiungere l'eccellenza dal punto di vista scientifico, accademico, o comunque dovrebbe essere uno stadio avanzato nella storia dei propri studi. Magari perché dopo si accede a specializzazioni ancora superiori, ma in ogni caso laurearsi è - o dovrebbe essere - dal punto di vista generale, un traguardo in grado di far risaltare una certa elite nel campo della cultura e della scienza. Questo è il punto. Non si tratta tanto di dividere con l'accetta quello che è lo studio dell'obbligo e quello che non lo è, quanto di capire che se di eccellenza si tratta, ebbene è di tutta evidenza che essa non possa essere raggiunta da tutti.

Fuori di ipocrisia - il che, in questo ambito, deve essere un imperativo - il fatto di permettere pari opportunità di accesso a dei corsi superiori di studi, ovvero pari opportunità di poter tentare la strada di questi studi, non deve essere confuso e scambiato con la pari certezza che tutti, o prima o poi, possano raggiungere tale traguardo.

Se l'eccellenza si chiama così qualche motivo deve pur esserci. Non tutti sono in grado di poterla raggiungere a livello universitario. Magari possono farlo in qualche altro ambito, ma che si debba garantire a tutti di arrivare al traguardo è cosa ridicola, non fosse che, come detto, vi sono altri motivi per tentare di imporre la cosa.

A tutti deve essere garantita la possibilità di partire, certo, ovvero di presentarsi ai nastri di partenza. Ma da lì in avanti a un certo punto si dovrebbe capire da sé se si è in grado di arrivare o meno. Insomma se dopo quattro giri di pista ti accorgi che c'è gente che ti ha doppiato quattro volte forse è il caso che ti chiedi il perché. E che magari tenti di darti una risposta.

Di più: in molti casi, la responsabilità di tanti studenti che tentano la strada dell'università senza averne le capacità minime richieste per poter sperare di arrivare, è da imputare a chi, anni prima, non è stato in grado di chiarirgli in modo più o meno efficace che la strada dello studio non era proprio quella più adatta da intraprendere. Oggi se un liceale viene bocciato i genitori molto spesso come prima cosa se la prendono con i professori. Insomma che vi siano persone più portate e motivate per lo studio rispetto ad altre che non lo sono, e che magari sono più portate e motivate per altre cose, è un dato di fatto. E ciò non significa che le seconde valgano meno delle prime. Semplicemente che forse sarebbe il caso di non andare del tutto contro la propria natura.

Invece oggi le pressioni affinché in ogni caso si tenti la strada dell'università sono infinite. Premono mamma e papà, premono le aziende (salvo poi, in ogni caso, dare posti di lavoro da call center anche a pluri laureati) e preme l'università stessa, come abbiamo detto, a fare in modo che non crollino le iscrizioni ai corsi. Corsi che si decuplicano e che si inventano dal nulla pur di incassare una retta.



Il risultato è sotto gli occhi di tutti: corsi che alla fine (alla fine...) non portano a nulla se non a un pezzo di carta dal valore irrisorio. Livello generale delle università, e dei laureati, in caduta libera: è evidente, per far arrivare più persone al traguardo si abbassa il valore tecnico del percorso, no? E cosa ancora più grave, anni e anni in cui il ragazzo di turno va alla deriva in un sistema che non funziona senza, di fatto, costruire nulla. Perdendo il presente e evitando di cominciare a pensare al futuro.

Se a ventotto anni non ti sei ancora laureato, se non ci sei riuscito nel doppio del tempo necessario a conseguire il titolo (a meno di problematiche eccezionali che ovviamente non rientrano in questo discorso perché, appunto, riguardano l'eccezione), se hai speso, o fatto spendere, il doppio del denaro necessario ai tuoi genitori, oppure se hai dovuto lavorare di notte per pagarti la retta per il doppio degli anni necessari, e malgrado questo ancora non ti sei laureato, ebbene un po' sfigato lo sei. Per responsabilità tua o meno, perché non ti va di studiare o perché non sei in grado e non te ne rendi conto e nessuno te lo hai mai fatto notare, perché l'università nella quale sei è un carrozzone fatiscente, o perché magari, visto che comunque fuori lavoro non ce n'è, è meglio continuare a vivacchiare lì dentro piuttosto che fare proprio il nulla, ma insomma, non è che sia una situazione fortunata, o no?

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com

24.01.2012


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Commenti (54)

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    1. Truman 29 gennaio 2012

      Il bamboccione che parla tanto di laurea a max 28 anni dimentica che c'è un patto sottostante all'istruzione, che implica una serie di impegni specifici.


      Chi educa cede delle conoscenze e quindi del potere. Egli perderebbe potere se tali conoscenze non fossero organizzate in modo opportuno e se il discente non si sottoponesse alle regole dell'istituzione.

      Quindi il discente si sottomette per anni e anni all'istruzione ed al suo sistema concettuale di saperi e di valori, diventando infine un chierico, un intellettuale organico al potere istituzionale. Egli diventa un uomo del sistema.

      E' evidente che se l'istituzione statale non è poi in grado di dare da vivere al chierico, quest'ultimo si sente tradito. Ha dato la sua vita per aria fritta in cambio.

      Se poi il suo percorso è ancora incompleto egli comincia ad avere dubbi e lentezze, si applica poco al suo dovere.




      Ma il suo poco impegno discende dal tradimento di un patto (implicito ma sostanziale): l'istituzione lascia abbandonati quelli che per anni e anni hanno dedicato la propria vita ad imparare i dogmi ed i riti del potere istituzionale. Direi che fanno bene a metterci poco impegno, altrimenti potrebbero avere grosse delusioni nel vedere tutti i posti che contano occupati da figli di papà, mentre i migliori laureati lottano per una borsa di studio da 600 € al mese per tre mesi.



      Questo il bamboccione non ha capito. Ma non fateci caso, lui è un figlio di papà e non ha bisogno di ragionare.

    1. consulfin 28 gennaio 2012

      non credo che si possa essere doppiati quattro volte, a meno che non si disputino quattro gare. Almeno linguisticamente.

    1. Sokratico 27 gennaio 2012

      No, caro, non stiamo parlando di costo della vita. tu dici:

      "Cristo dio, in Italia l'università statale costa 2000 € all'anno più o meno, i libri si scaricano o si fotocopiano al giorno d'oggi, non è che servano stipendi milionari per studiare, eh... ma a chi la volete raccontare???, --- piuttosto smettetela di frignare, il mondo è pienmo di opportunità per chi sa coglierle"



      Beh, mi sembra che il problema della retta, sia il minore per chi vuole studiare, no?Sesei fuori sede, dovrai dormire e mangiare o no?
      E siamo d'accordo, l'ho scritto, che c'è un sacco di gente che cazzeggia all'università con le sovvenzioni di papà. Non c'è bisogno di ribadirlo.

      Il punto però che dire "piantatela di frignare" si rivolge a chi si lamenta, soprattutto nel contesto di questo articolo, ed ai commentatori che ti hanno preceduto che si lamentavano giustamente del costo dell'Università.



      Le situazioni familiari, ognuno ha la sua. Ma che l'università in Italia abbia un accesso classista, è un fatto evidente. Studia chi ha i soldi.
      Sulla base di questo fatto, è indecente dire che chi si laurea in ritardo è "uno che frigna".



      Quanto al discorso del cameriere, non parlavo della laurea per trovare lavoro ma la difficoltà di studiare e lavorare al tempo stesso. Poichè io ho lavorato e studiato, mi sono laureato in filosofia appunto, lo posso dire: non è facile. Non puoi dare 6-8 esami l'anno se lavori 8 ore al giorno.



      Sono contento della mia laurea inutile, sai caro? Adesso sono a Parigi e sto prendendo una seconda laurea alla Sorbona, in un paese che mi da a fondo perduto contributi sull'affitto, servizi e un'Università a 180 euro all'anno.



      Questo è l'accesso al sapere, non "marketing esistenziale", qualunque cosa sia...

      E io a differenza tua non mi pento di aver studiato.
      Si penta l'Italia piuttosto di aver mandato via un altro cervello ben instruito, spero. Che ci restino gli sgobboni, a godersi il bel paese...e tutte le opportunità di fare gli schiavi con le dimissioni firmate in bianco che sembra ti piacciano tanto.

      saluti

    1. McBane 27 gennaio 2012

      1- Io parlavo di retta, non di costi della vita.
      2- Ora... non so quale sia la tua storia, quindi non vorrei sembrare offensivo, ma non dirmi che le università italiane pullulano di orfani con le pezze al culo che si fanno un "mazzo tanto"... Non è comunque a questa categoria che si riferisce l'articolo, ma alla stragrande maggioranza di pecore che si trascinano lungo i corridoi e che dopo dieci anni (di cui cinque sono studio effettivo e gli altri cazzeggio... l'università l'ho fatta anch'io e so benissimo quanti tempi morti ci sono, c'è chi effettivamente li sfrutta per lavorare, ma non sono la maggioranza) si lamentano perchè non trovano lavoro qualificato.
      Mi fa piacere che il cameriere si interessi di filosofia teoretica, ma non si lamenti se dopo anni di studi si accorgerà che quel pezzo di carta non gli servirà (quasi) a nulla. Lo sapeva... voglio dire: si sa quali sono le lauree "vendibili" e quelle meno vendibili... allora c'è da chiedersi: mi laureo per avere più possibilità di trovare un lavoro, o mi laureo per dire: "Ho fatto l'università?"...

    1. Sokratico 26 gennaio 2012

      Certo, l'università costa 2000 euro. Poi l'affitto sono in media tra i 400 e i 600 euro al mese.

      Ci permetti di mangiare? sono altri 150-200 euro al mese.
      Mettiamo insieme la macchina, la benzina, i mezzi pubblici, una pizza con gli amici, due paia di mutande nuove. Diciamo altri 200 euro al mese.



      Sono contento che a te mamma e papà ti abbiano pagato gli studi.
      Ma se mamma e papà non ci sono più o non hanno soldi, il conticino della serva che ho fatto ti dice: almeno 10000 euro all'anno. Tre anni sono 30.000.



      Ora, se lavori a tempo pieno ce la fai a pagare. Ma a studiare? Il cervello si stanca prima dei piedi...i camerieri fanno fatica a studiare filosofia teoretica al ritorno dal lavoro (fidati, è così)

      E allora, gli anni passanno, le tasse si accumulano.


      Ci sono un sacco di coglionazzi che ciondolano nelle facoltà, ma non sono poveracci quelli.

      La gente che ci tiene si sbatte, non frigna. Si fa il culo, ma a volte non ce la fa lo stesso.
      Essere poveri, costa caro...



      Quindi, scendi dal tuo minuscolo piedistallo e abbi il pudore di tacere.

    1. Sokratico 26 gennaio 2012

      Il concetto di "a che serve" una laurea fa abbastanza ridere...a che serve studiare?

      Forse vuoi dire, con un laurea in storia non trovi lavoro?

      Bene, uno accetta il rischio e segue la sua passione.


      E l'ultimo argomento è pura retorica. La frase "stanne fuori e studiati i libri"....ci dice solo che non sai di cosa parli.
      Studiare NON è "leggere libri"...questa è la visione ignorante della cultura. Studiare è confrontarsi, riflettere, essere stimolati da persone che hanno passato la vita a appronfondire un argomento, essere aiutati a focalizzare un interesse...



      E questo, mi spiace, ma google, wikipedia o il Kindle non lo possono fare al posto di un insegnante bravo.


    1. Sokratico 26 gennaio 2012

      Bello generalizzare, sì....

      un bel ruttino e via! anche oggi ci siamo evitato il problema di dover pensare a cosa dire...

    1. Sokratico 26 gennaio 2012

      Ovviamente, non hai capito una cippa nella foga di sparare la tua cartuccia. Ma hai letto cosa ho scritto?

      Sto parlando di immigrati di seconda e terza generazione e della loro situazione sociale.


      Laurearsi CAMBIA la situazione sociale, eccome.

      Cambia il tipo di lavoro cui puoi aspirare, cambia lo stipendio che puoi chiedere.



      Se comprendi l'italiano e riesci a non schiumare dalla bocca prima di aver assimilato il contesto, "elevazione sociale" NON è un giudizio morale...è una semplice constatazione:

      Se sei un immigrato, un nero, un africano, un arabo, un rumeno, un turco...le tue chances sociali sono limitate. E' una vergogna, è razzismo, siamo d'accordo. Ma è così.
      Se però sei laureato, migliorano.


      Marketing esistenziale? ma che stai dicendo? Io ho lavorato per anni e francamente se posso lavorare meno e guadagnare di più, non ci vedo nulla di immorale, anzi.



      In francia, almeno, ti danno la possibilità di "elevarti socialmente" cioè di salire la scala sociale, facendo in modo che l'istruzione sia davvero accessibile a chiunque.



      Lo spazzino ha dignità umana esattamente come un dirigente, siamo d'accordo.

      Ma fare lo spazzino non è la stessa cosa che fare il dirigente, altrimenti come mai tutti gli spazzini qui sono quasi tutti neri non scolarizzati e i dirigenti sono quasi tutti bianchi laureati?

      La differenza con l'Italia, è che la Francia (che pure è un paese razzista sia chiaro) sta cominciando ad avere una notevole percentuale di dirigenti non bianchi: arabi, africani, orientali. Perchè gli permettono di studiare.



      Quanto al tuo discorso, se ti penti di aver studiato, le possibilità sono due: o hai studiato la materia sbagliata o hai studiato male...
      oppure, stai solo facendo retorica, per darti arie da democratico "ho-studiato-ma-voglio-fare-il-muratore".


    1. Nauseato 26 gennaio 2012

      Abbi pazienza, a parte tutti i (sinceri) complimenti possibili per la tua vicenda e non di meno per le tue qualità che non sto mettendo assolutamente in discussione ammesso potrei mai farlo, trovo il tuo discorso condivisibile solo quando giustamente affermi che il piagnisteo non sia producente e che occorra saper cogliere le opportunità.

      Ma punto.

      Per tutto il resto no, non trovo possa essere condivisibile e lo trovo anche inopportuno, diciamo così, vista la sconfinata vastità delle possibili situazioni personali. Perché a fronte di quanto è anche fortunatamente capitato a te, non significa per questo che il "problema" da te liquidato in due battute non esista e che sia tutta una comoda invenzione, eh ?

      Tanto per dirne una, prova a fare un dottorato e poi vieni qui ancora a raccontare la favoletta che le raccomandazioni siano un'invenzione dei frignoni ...

    1. McBane 26 gennaio 2012

      Scusa la provocazione, ma visto che sei così infuriato, ti faccio una domana: A che ti servirebbe una laurea in Storia? Per dire che sei un Dottore in Storia...? Scaricati il programma e leggeti i libri e metteci anche vent'anni se ti va, senza bisogno di spendere un euro, al massimo 99 euro per un e-reader e i libri te li scarichi ;-) , o hai bisogno di qualcuno che ti dica con un numero "quanto ne sai"...? Non ti piace questo sistema? E che cazzo ci entri a fare? Stanne fuori, studiati i libri che interessano a te e manda a fanculo 'sti baronacci... così fai solo il loro gioco... Una laurea in logica, no?

    1. McBane 26 gennaio 2012

      Avrò 28 anni ancora per nove giorni. Giusto in tempo per dire la mia su questo articolo, se mai a qualcuno potesse interessare. Mi sono laureato a 23 anni, laurea triennale (ma trilingue) in economia e management, voto 87/110... E due settimane dopo la discussione della tesi firmai il mio primo contratto a tempo determinato di un anno con una grossa multinazionale. Stipendio di 1000 € al mese. Dopo sei mesi passai a tempo determinato. In tre anni di lavoro qualificato ho più che raddoppiato il mio stipendio (trascuriamo il fatto che mi sia stato possibile cambiando azienda grazie a una migliore offerta). Sono "figlio di nessuno" e non ho mai avuto la minima raccomandazione, il primo lavoro l'ho trovato "onestamente" rispondendo ad un annuncio al quale altri aveva sicuramente risposto.
      Durante questi anni mi sono fatto anche i miei sfortunati periodi di Cassa Integrazione... ma che ci volete fare... c'è crisi... Questo per ripetere che "il mio culo non è parato da nessuno".
      Non si vive di sole raccomandazioni. Ce la si può benissimo fare puntando sulle proprie capacità. Come ho scritto prima, sono uscito con un misero 87 costruito su qualche 18 di troppo (alla mia facoltà non si potevano rifiutare i voti), ciò che mi ha permesso di iniziare la mia carriera sono state l'umiltà, una buona conoscenza delle lingue straniere, un titolo di studio spendibile e probabilmente qualche capacità sul lavoro (ma questo lo lascio giudicare ai miei superiori). Ammetto che gli studi me li hanno pagati mamma e papà, con però l'accordo che almeno una parte l'avrei restituita non appena avessi avuto uno stipendio fisso (accordo rispettato ovviamente), quindi non sono stato costretto a lavorare per pagarmi gli studi. I genitori che concedono ai figli di iscriversi all'università potrebbe optare per questo soluzione, permettendo ai figli di concentrarsi sullo studio così che possano finire in tempi "utili" ed essere indipendenti quanto prima. Spesso non si pensa agli innumerevoli vantaggi di accedere al mondo del lavoro prima dei 25 anni. Più giovane sei, più ti sarà facile accettare le prime difficoltà, più ti sarà facile "accontentarti" e riuscire a campare con uno stipendio che per forza di cose all'inizio non sarà un granchè.
      Invito i "piagnoni" che a 28 anni e dieci anni di studi alle spalle non trovano lavoro, a chiedersi perchè... si leggano qualche annuncio e controllino cosa cercano le aziende e comprendano da sè il titolo che stanno conseguendo avrà in futuro un utilità anche sul mercato del lavoro, oltre che per se stessi. Esistono facoltà che effettivamente danno solo un pezzo di carta poco spendibile, ma conseguirle è una scelta consapevole (si inizia mediamente a 18 anni... si presume che a quell'età si sia sviluppata una coscienza...) dello studente.
      Quindi smettiamolo con 'sta cazzo di Italia che vive di raccomandazioni. Come me (che non ritengo di essere nessuno di speciale) ce ne sono tanti. Quindi, studentelli in erba e stacanovisti che fate sette lavori per pagarvi gli studi-- Apro parentesi: Cristo dio, in Italia l'università statale costa 2000 € all'anno più o meno, i libri si scaricano o si fotocopiano al giorno d'oggi, non è che servano stipendi milionari per studiare, eh... ma a chi la volete raccontare???, --- piuttosto smettetela di frignare, il mondo è pienmo di opportunità per chi sa coglierle... Chissà, magari fra un paio di settimane tornerò a scrivervi di come mi hanno licenziato... ma sarà un'altra storia...

    1. Garand 26 gennaio 2012

      L'ho scritto in post sopra ma lo ridico. io faccio l'imprenditore e di colloqui ne faccio tanti. Non concordo con le tue conclusioni Roma. Non è vero che studiare non serve a niente perchè i risultati sono 0. il problema è che tutti quelli che vanno a studiare (e ci sono andato pure io, anche se non ho concluso gli studi) è che si aspettano una volta usciti di trovare impieghi degni degli sforzi fatti. In occidente oggi si producono più laureati di quelli che servono. Ho detto che se in una zona ci sono molti posti da ipiegato a 1200€ e pochi da architetto è il caso che i giovani, prima di iniziare a studiare ne siano consapoveli. Se tutti vanno a studiare architettura, chi fa l'impiegato? Ecco perchè oggi molti laureati o non lavorano o devono accettare lavori inferiori. Ma se il tessuto produttivo in Italia non riesce ad assorbire laureati ed invece è carente di manodopera (nel triveneto fino a 15 anni fa moltissimi giovani lasciavano gli studi a 16 anni ed andavano in fabbrica dove lavoravano praticamente solo italiani, ora tutti studiano ed in fabbrica ci vanno gli extracomunitari) bisogna innanzitutto prenderne atto e poi ragionare sulla convenienza di forzare una presa di coscienza da parte dei giovani ed orientarli verso studi più consoni alle occupazioni offerte o forzare un cambiamento nel tessuto produttivo italiano affinchè assorba più laureati (ma questo ragionamento lo deve fare lo stato). In più aggiungo anche una frecciatina, ma lo faccio co cognizione di causa: non è che molti giovani scelgono di studiare per ritardare la loro entrata nel mondo del lavoro per continuare a spassarsela? Non è che molto spesso scelgono corsi di laurea "facili" ma con sbocchi professionali minimi? Se è così poi ci vuole una bella faccia tosta per lamentarsi che il lavoro manca. Faccio un altro esempio (non sia mai che qualcuno pensi che stia parlando di arai fritta), tutti gli iscritti a filosofia o scienze politiche (conosco alcune persone che le frequentano e tutti mi dicono che le hanno scelte perchè gli piacevano ed in più erano tra le più abbordabili) cosa fanno quando finiscono? tutti a fare concorsi pubblici per diventare insegnanti, ma mica possiamo avere solo insegnanti in Italia, no?

    1. DaniB 26 gennaio 2012

      Se per te laurearsi, allo stato attuale delle cose, significa raggiungere l'"elevazione sociale" allora vuol dire che non abbiamo capito un cazzo di niente, tutti quanti. Così, chi non si laurea, sarebbe "socialmente inferiore"? Questo è il marketing esistenziale che ha fottuto interamente (o quasi) la mia generazione (sono un 83). Panzane del modello culturale della sinistra elitaria (e qui si che ti do ragione, i francesi in questo sono maestri). Io mi sono laureato a 26 e mi son pentito. Tornassi indietro, imparerei un buon lavoro e la cultura me la farei da me. Riflettiamo un po' sui giudizi di valore impliciti alle nostre affermazioni, per favore.

    1. lmonticone 26 gennaio 2012

      ...bravo complimenti.Sono doppiamente sfigato ed orgoglioso di esserlo, per tutti questi motivi:
      1)Mi sono laureato a 30 anni, dopo avere lavorato per 12 anni come infermiere.
      2)Negli ultimi cinque anni in cui ho lavorato come infermiere,ho sempre lavorato di notte...perchè ovviamente la frequenza,oltre che obbligatoria è anche assolutamente necessaria...particolare insignificante:i corsi serali per gli studenti lavoratori non esistono in Italia.
      3)Ho sempre pagato le tasse piene:ovviamente perchè da cittadino "sfigato"avevo un reddito,per cui nessun diritto a sconti e/o riduzioni,sei uno studente lavoratore,cosa vuoi ancora???
      4)Sono sposato ed ho un figlio a cui sto insegnando di non limitare la sua visione a questo paese di "arrivati","papponi","imbecilli","incompetenti"...e potrei continuare con ben altro di peggio:EMIGRATE RAGAZZI,EMIGRATE!!!
      5)Ultima cosa.Da bravo sfigato ho un sogno:una seconda laurea in storia e la prenderò,non appena le finanze mi permetteranno di pagare nuove tasse a questa Università marcia e baronale.
      Potete fare tutto,sfilarci l'ultimo euro dalle tasche bucate ma una cosa non potete e non riuscirete a fare:limitare le mie idee e il mio cervello.
      Perdonate lo sfogo:le mie sono solo parole....qualcun altro ha finalmente messo mano ai forconi e si sta svegliando!

    1. Elmart 26 gennaio 2012

      Figli di papà del cazzo, è facile parlare quando c'hai la pappa pronta. Voglio vedere se devi pensare dove prendere i 2000 euro per le tasse, le ingenti somme che ti vanno via per la benzina e chi più ne ha più ne metta...io a volta non so dove sbattere... ed in più il lavoro comincia a scarseggiare...

      Non vi racconto la mia storia che sarà uguale a quelle, di chi come me, si deve tirar su le maniche, penso solamente che nessuno può permettersi di giudicare, nessuno conosce il percorso di una persona, l'importante non è l'età, ma la capacità di ragionamento che una persona acquisice, i bamboccioni sono l' 1 al max 2% degli studenti, gli altri sono persone che cercano di lottare e si danno tanto da fare.

      Il mondo accademico si stà pian piano riempendo di persone con una visione distorta della realtà, specialmente in Italia, stiamo entrando forse nella seconda o terza generazione "figli di papà":

      Qualche tempo fa mi sono divertito a fare un indagine, ne è uscito che Nella mia università almeno il 70% dei professori sono figli, parenti di ex professori, ergo non sono mai usciti dalla pancia di mamma university, non hanno mai avuto problemi di soldi, non hanno mai affilato gli artigli arrancando nei momenti difficili...

      come recitava la canzone di Ivan Graziani : " In nome della fame ho ammazzato le illusioni, piegando le ginocchia ho sfrouttato le occasioni e ho lavorato come un pazzo in cose in cui io non credevo lasciando che morisse l'erba che io calpestavo"

      loro non hanno mai piegato le ginocchia loro non sanno che significa, nessuna erba è mai morta al loro passaggio.... loro non hanno dovuto crearsi una cultura da zero se alle superiori non ce l'avevi perchè ancora non eri cresciuto, se i tuoi genitori non ce l'avevano...

      Ma chi cazzo sono questi per giudicare? chi può giudicare il percorso di un uomo?

      infine vorrei dire che questo qui sopra, tra alti e bassi, è un articolo del cazzo.

      saluti.

    1. Nauseato 26 gennaio 2012

      Concordo sia sulla faccia, anzi lo avevo già osservato ricordando Lombroso, sia sulla perdita di serietà.



      E purtroppo non si torna indietro: quel che è perso è perso.

    1. Nauseato 26 gennaio 2012

      Un ulteriore commento. Tanto uno più, uno meno ...



      Al di là che questo soggetto possa aver torto o ragione (in parte o per nulla) sulla permanenza universitaria e al di là di qualsiasi possibile discorso sul senso – oggi – di iscriversi ad una facoltà, non meno al di là che un personaggio simile con padre "illustre" e amicizie ai massimi livelli, sia l'ultimo al mondo che possa permettersi di soltanto di pensare qualcosa su questo argomento,... insomma davvero a parte qualsiasi possibile osservazione specifica sul tema, ce ne è un'altra di ordine generale che terrei a fare.

      E che secondo me, peggiora ancora di più la già pessima considerazione su questo triste figuro.



      In un momento economico come l'attuale dove migliaia di uomini e donne non trovano uno straccio di lavoro o lo perdono, quando non sono costrette ad un'esistenza precaria sotto qualsiasi aspetto, in un momento di difficoltà estreme sotto ogni punto di vista, direi che rientrano a pienissimo titolo nella categoria degli sfigati moltissime persone. Anche degnissime persone e ne conosco più di una. Scrupolose, attente, per nulla lavative e oneste.

      Eppure, non caro e non mio Martone, secondo i suoi parametri e al suo confronto costoro sono sicuramente parte della numerosissima categoria degli sfigati: nessun genitore amicissimo dell'illustre Previti, nessun rapporto stretto con chi conta, nessun appoggio piccolo o grande che sia. Solo l'arrangiarsi dignitosamente tirando la cinghia. Sarebbero per questo da considerare degli sfigati e dei perdenti ? Ci illumini e vada fino in fondo nei suoi giudizi e su cosa significhi davvero sfigati, ammesso che riesca a dire qualcosa di diverso da queste mie considerazioni.



      Quindi se ne deduce che sempre stando ai suoi parametri, si vive in un mondo intero di sfigati se le fosse sfuggito questo non trascurabile particolare. Il famoso 99% o 90% o fosse anche l'88%, il 77%. Punto più punto meno, sicuramente è ben oltre il 50%

      Quindi il giorno che mai vedrà questa massa di sfigati alzare la testa e passare ad iniziative concrete, saranno i personaggi come lei, egregio ed illustre professor Martone, che verranno a cercare ... sperando bene che le facciano passare la voglia per il resto della sua vita di uscirsene fuori con simili concetti.

    1. VeniWeedyVici 26 gennaio 2012

      Ma gia' un paese che permette a una faccia di cazzo del genere che di nome fa addirittura michel (?!?!) di fare il ministro, e' un paese che ha perso la sua serieta'.

    1. calliope 26 gennaio 2012

      per me gli sfigati sono coloro che svendono la propria dignità.
      schiena dritta e testa alta, prima o poi il vento cambierà e se non cambia mi guarderò allo specchio senza farmi schifo.
      Dai..., c***o!!!

    1. Nauseato 25 gennaio 2012

      Di fronte a simili parole non posso che complimentarmi per aver sciorinato dati tanto scrupolosi e per l'acume sfavillante che li collega con attenta sagacia. E' bello sapere che in questo paese c'è chi la pensa così e ha anche il coraggio di sostenerlo.

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