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STUDENTI FUORI CORSO, SFIGATI. VERO

DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Di Michel Martone (nella foto) è inutile dire. E non diremo. Nominato da un premier votato da nessuno e “figlio di” eccellente. Insomma l’ultima persona che può permettersi di discettare su meriti e demeriti.

Ma la sua dichiarazione suggerisce qualche riflessione. Partiamo dalla fine: è vero, sacrosanto, che un ragazzo arrivato a ventotto anni senza laurea, dopo quasi un decennio passato all’università, sia uno “sfigato”. Eccome.

Naturalmente tutta la querelle mediatica si è spostata sull’analogia della dichiarazione fatta a suo tempo in merito ai “bamboccioni” di Padoa Schioppa, e poi alle altre dichiarazioni infelici di Brunetta. E insomma la si è buttata in rissa, tra i risentimenti dei benpensanti – o delle “suorine”, come le chiama Massimo Fini – e l’indignazione degli studenti che magari, in questo momento, stanno ancora dormendo nei propri letti. Ma non è questo il punto.È che in termini generali è evidente il fatto che se a ventotto anni non si è stati ancora in grado di raggiungere una laurea – beninteso, se si sono iniziati gli studi appena dopo il liceo – ci si debba fare un serio esame di coscienza. Cosa difficile, perché proprio questo, fare un esame di coscienza, meglio, farsi un esame di coscienza, può apparire impresa titanica.

Sia chiaro, non intendiamo fare la solita tirata sui demeriti dei “giovani d’oggi” che svernano a casa di mamma e papà e navigano in fuori corso perenni tra le aule universitarie, quando va bene, o le giornate passate sui libri a tentare di studiare qualcosa che non si riesce a far entrare in zucca. Il punto non è neanche questo, ma la riflessione generale rimane: è chiaro che se dopo aver impiegato oltre il doppio del tempo necessario a perseguire la laurea sei ancora in giro tra esoneri, esami, assegnazione della tesi, e magari, ovviamente, sei senza lavoro e non hai uno straccio di indipendenza, insomma un po’ sfigato lo sei. Altroché.

È sui motivi di questa situazione che bisogna riflettere, visto che si tratta non già di qualche caso ma della stragrande maggioranza, almeno nel nostro Paese. E la colpa, o la responsabilità – attenzione – molto spesso non è affatto dello studente (sfigato) di turno. Ma risiede altrove.

La responsabilità di un sistema accademico marcio come il nostro c’è, ad esempio, nel fatto che le Università, diventate di fatto delle aziende, hanno tutto l’interesse a che uno studente rimanga nella propria pancia, e nella propria lista di “clienti”, il più a lungo possibile. Ogni anno in più, una retta incassata in più. Dunque perché facilitarlo nel raggiungere la fine nei tempi stabiliti?

La responsabilità è poi in un carrozzone che, tra baronati di vario tipo, è comunque uno degli ennesimi casi in cui all’interno del nostro Paese si crea un sistema in grado di far vivacchiare e stipendiare (male quanto volete, ma poi non tanto, oggi come oggi) un numero sconfinato di persone, tra personale docente e non docente. Se tutti si laureassero rapidamente forse i conti non tornerebbero, no?

La responsabilità, inoltre, risiede anche in chi, in questo mondo in cui tutto è permesso e in cui sull’altare delle pari opportunità per tutti si sono sacrificati i più elementari criteri di merito, ha fatto credere che tutti fossero in grado, o prima o poi, di laurearsi.

L’università dovrebbe permettere di raggiungere l’eccellenza dal punto di vista scientifico, accademico, o comunque dovrebbe essere uno stadio avanzato nella storia dei propri studi. Magari perché dopo si accede a specializzazioni ancora superiori, ma in ogni caso laurearsi è – o dovrebbe essere – dal punto di vista generale, un traguardo in grado di far risaltare una certa elite nel campo della cultura e della scienza. Questo è il punto. Non si tratta tanto di dividere con l’accetta quello che è lo studio dell’obbligo e quello che non lo è, quanto di capire che se di eccellenza si tratta, ebbene è di tutta evidenza che essa non possa essere raggiunta da tutti.

Fuori di ipocrisia – il che, in questo ambito, deve essere un imperativo – il fatto di permettere pari opportunità di accesso a dei corsi superiori di studi, ovvero pari opportunità di poter tentare la strada di questi studi, non deve essere confuso e scambiato con la pari certezza che tutti, o prima o poi, possano raggiungere tale traguardo.

Se l’eccellenza si chiama così qualche motivo deve pur esserci. Non tutti sono in grado di poterla raggiungere a livello universitario. Magari possono farlo in qualche altro ambito, ma che si debba garantire a tutti di arrivare al traguardo è cosa ridicola, non fosse che, come detto, vi sono altri motivi per tentare di imporre la cosa.

A tutti deve essere garantita la possibilità di partire, certo, ovvero di presentarsi ai nastri di partenza. Ma da lì in avanti a un certo punto si dovrebbe capire da sé se si è in grado di arrivare o meno. Insomma se dopo quattro giri di pista ti accorgi che c’è gente che ti ha doppiato quattro volte forse è il caso che ti chiedi il perché. E che magari tenti di darti una risposta.

Di più: in molti casi, la responsabilità di tanti studenti che tentano la strada dell’università senza averne le capacità minime richieste per poter sperare di arrivare, è da imputare a chi, anni prima, non è stato in grado di chiarirgli in modo più o meno efficace che la strada dello studio non era proprio quella più adatta da intraprendere. Oggi se un liceale viene bocciato i genitori molto spesso come prima cosa se la prendono con i professori. Insomma che vi siano persone più portate e motivate per lo studio rispetto ad altre che non lo sono, e che magari sono più portate e motivate per altre cose, è un dato di fatto. E ciò non significa che le seconde valgano meno delle prime. Semplicemente che forse sarebbe il caso di non andare del tutto contro la propria natura.

Invece oggi le pressioni affinché in ogni caso si tenti la strada dell’università sono infinite. Premono mamma e papà, premono le aziende (salvo poi, in ogni caso, dare posti di lavoro da call center anche a pluri laureati) e preme l’università stessa, come abbiamo detto, a fare in modo che non crollino le iscrizioni ai corsi. Corsi che si decuplicano e che si inventano dal nulla pur di incassare una retta.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: corsi che alla fine (alla fine…) non portano a nulla se non a un pezzo di carta dal valore irrisorio. Livello generale delle università, e dei laureati, in caduta libera: è evidente, per far arrivare più persone al traguardo si abbassa il valore tecnico del percorso, no? E cosa ancora più grave, anni e anni in cui il ragazzo di turno va alla deriva in un sistema che non funziona senza, di fatto, costruire nulla. Perdendo il presente e evitando di cominciare a pensare al futuro.

Se a ventotto anni non ti sei ancora laureato, se non ci sei riuscito nel doppio del tempo necessario a conseguire il titolo (a meno di problematiche eccezionali che ovviamente non rientrano in questo discorso perché, appunto, riguardano l’eccezione), se hai speso, o fatto spendere, il doppio del denaro necessario ai tuoi genitori, oppure se hai dovuto lavorare di notte per pagarti la retta per il doppio degli anni necessari, e malgrado questo ancora non ti sei laureato, ebbene un po’ sfigato lo sei. Per responsabilità tua o meno, perché non ti va di studiare o perché non sei in grado e non te ne rendi conto e nessuno te lo hai mai fatto notare, perché l’università nella quale sei è un carrozzone fatiscente, o perché magari, visto che comunque fuori lavoro non ce n’è, è meglio continuare a vivacchiare lì dentro piuttosto che fare proprio il nulla, ma insomma, non è che sia una situazione fortunata, o no?

Valerio Lo Monaco

www.ilribelle.com
24.01.2012

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Pubblicato da Davide

  • Tao

    Se non sei laureato a 28 anni, sei uno sfigato. (Se non lo sei neppure a 40, fondi la Lega Nord). La colorita scomunica del Fuoricorso (parentesi esclusa) è scappata di bocca al viceministro Michel Martone, suscitando entusiasmo fra i «coloristi» dei giornali, in astinenza dai tempi di Brunetta, e dispetto in qualche altro a causa di una certa incompletezza. Il viceministro infatti si è dimenticato di aggiungere che a 28 anni sei uno sfigato se oltre a fingere di studiare non fai un tubo, a parte lamentarti. Avrebbe dovuto dirlo – lui figlio di papà e quindi privilegiato – per una forma di rispetto verso i tanti studenti lavoratori che a 28 anni sono ancora chini sui libri non per pigrizia, ma per mancanza di qualcuno in grado di mantenerli all’università.

    Se poi volessimo marchiare con la lettera scarlatta della «sfigaggine» tutti coloro che intorno a questo problema si comportano male senza provare vergogna, la lista potrebbe utilmente cominciare da quegli imprenditori e liberi professionisti che non assumono chi si è laureato in perfetto orario, ma il figlio dell’amico degli amici che magari si è laureato a 28 anni, in una sede oscura, pagandosi gli esami. E continuare con quei professori universitari che invece di pungolare i fuoricorso cercano in ogni modo di scoraggiare i secchioni: sfruttandoli, umiliandoli e facendoli sentire, loro sì, degli sfigati. Infine dovrebbe comprendere chi, politici in testa, ha ridotto l’università a un esamificio, la società a un gerontocomio e la famiglia a un ricovero di sfigati in cerca d’autore.

    Massimo Gramellini
    Fonte: http://www.lastampa.it
    25.01.2012

  • cris79

    Che utilità può avere nel postare spazzatura “trash” su CDC?!
    Se uno ci vuole mettere quattro o quindici anni a prendersi la laurea saranno fatti suoi no?!
    Francamente trovo patetico sia questo Michel Martone ma molto di più chi ne sta facendo un caso di stato.

  • glab

    quoto.

    comunque penso che il signorino occhialini furbetti abbia fatto la cosa solo per ottenere visibilità gratis, il signorino è solo uno dei tanti predoni che ci gravano l’esistenza.

  • Hamelin

    Mi duole dirlo ma questo tal figlio di papà Martone ha nettamente ragione …
    Purtroppo in Italia se nasci ricco e di buona famiglia sei a posto e ti puoi laureare nei canonoci 5 anni + magari un bel masterini di 2 a NYC …
    Se invece nasci in una famiglia di poveracci sarai necessariamente lo sfigato di turno che dovrai lavorare e studiare per farti la laurea in 8/9 anni fuoricorso se ti va bene …
    La cosa piu’ triste è che questi 8/9 anni non servono a un cazzo…
    Perchè fuori se sei un poveraccio ti aspetta se ti va bene un contratto a progetto di 6 mesi a 800 EUR al mese , mentre se sei del giro che conta dopo gli studi entri in dirigenza a 5,000 EUR .
    Il problema non è lo studio… è il sistema di merda che ci sta dietro…
    Questo tizio con questa affermazione in fondo a fatto capire molto di piu’ su cio’ che pensa chi comanda rispetto ai sottoposti…
    Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato non perchè ci ha impiegato tanto…
    Ma perchè non ha capito che i sacrifici suoi ( e della sua famiglia ) non sono serviti a un cazzo…
    Perchè studiare 20 anni per fare il centralinista da 600 EUR è da stupidi!
    Questo fa parte anche delle mie esperienze …
    Ho un amico in gamba che si è sparato 5 anni di Ingegneria Gestionale , è uscito con 105 ed ora lavora 10 ore al giorno come impiegato a progetto per 1,000 EUR al mese …
    Ogni giorno cerco di capire come facciano le persone a pensare che sta benedetta università serva a qualcosa…perchè come il mio amico ce ne sono migliaia di miglialia in questo fottuto paese…

  • ericvonmaan

    Purtroppo è il sistema che è sballato in Italia. In UK e in Germania, realtà che conosco, queste cose non succedono. E non è un problema di essere figlio di ricchi o di poveri. Il nostro è un sistema che “permette” alle persone non adatte di trascinarsi per anni e in qualche modo, pagando o arrancando, di prendere un pezzo di carta che, si ricordi, a livello internazionale NON VALE NULLA (l’Università italiana meglio piazzata, Bologna, è tra il 150° e il 200° posto a livello mondiale). Altrove le lauree NON LE REGALANO, se riesci a stare al passo ok altrimenti sei fuori anche se sei “figlio di”. Infatti chi esce con una laurea da certe università in USA, UK, Svizzera, Germania, Korea, Giappone, India ecc il lavoro lo trova subito, e anche buono. Mentre i nostri laureati, capaci solo a produrre chiacchiere vuote (materia nella quale siamo indiscussi maestri) partecipano ai concorsi con 100 posti per 20.000 candidati (e alla fine vince “chi deve vincere”). Il problema è che siamo ancora un paese feudale, diviso in tanti feudi, e invece che il valore e il merito contano nepotismo, clientelismo, favoritismi, clan familiari e lobbies. Finchè non si cambierà questo sistema e questa mentalità (incancrenita in tutti i settori della società, si badi bene) non c’è alcuna speranza.

  • Garand

    La classe dirigente italiana gode, come ovunque, di privilegi di questo tipo. Non so poi cosa convenga alle “grandi aziende” (e scrivo grandi perchè io ho un’azienda piccola, finchè ce la faccio a resistere, e non applico questi criteri) prendere sul groppone dei mantenuti cronici ed incapaci. Comunque sia quello che posso dire riguarda la mia esperienza personale. Ho provato a studiare all’università. Non l’ho finita per 2 motivi:
    1. per loro sei solo una retta in più, non interessa a nessuno se hai capacità o no, interessa solo quanto paghi e quanto lecchi culi;
    2. non sono portato per lo studio su carta, lo ammetto. Leggo tantissimo, ma studiare a comando è un’altra cosa. Se sono interessato ad un argomento lo sviscero altrimenti non ce la faccio. Questo fa il paio con il punto 1 in un ambiente dove nessuno mi trasmetteva degli stimoli il solo obbiettivo di ottenere il pezzo di carta non era abbastanza forte.

    Dall’altra parte smessa l’università ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia dove, un po’ alla volta, sono cresciuto approfondendo da solo quegli argometi che avevo abbandonato all’università unendoli ad un’esperienza pratica sul campo ed integrandoli con tutta una serie di nozioni che altrimenti avrei dovuto apprendere solo a laurea raggiunta.

    Oggi dirigo l’azienda di famiglia, come ho scritto sopra finchè resisto, non nascondo che il momento è durissimo ed il rischio chiusura alto. Comunque il punto è un’altro, mi sono trovato spesso a fare dei colloqui con dei laureati. Quello che le aziende cercano non si avvicina quasi mai a quello che i laureati sono in grado di dare.
    A questo punto credo che buona parte del problema sarebbe risolte se i giovani, prima di iniziare gli studi post diploma, si chiedessero se, in base alle offerte del mercato del lavoro vale la pena o no i mpegnarsi in determinati studi. Faccio un esempio, se nella mia ziona c’è bisogno di gente che sappia fare disegni tecnici per componenti meccanici o per mobili a 1200-1300€ al mese forse non è il caso di lanciarsi in una laurea in architettura o in ingegnieria, quanto piuttosto fare un corso specialistico in disegno tecnico con magari uno stage in qualche azienda. Se invece nella zona c’è molta richiesta di progettisti per portaerei a 3000€ al mese ecco che architettura ed ingegnieria possono essere soluzioni valide.

  • Grandebaba

    bella questa.. visto che tutti si sbizzarriscono in qualunquismo dò anch’io il mio contributo..
    mi sono laureato a 29 anni e ho lavorato come cameriere per dieci anni durante gli studi (sia perchè non volevo pesare sui miei sia perchè la mia motivazione a studiare era, a voler dir poco, discontinua).. ora ho quasi quarant’anni e sono dirigente di una azienda e ne ho fondata un’altra.. volete sapere cosa mi è servito di più nel mondo del lavoro? I dieci anni in cui ho fatto il cameriere..
    E un altra cosa.. faccio decine di colloqui di lavoro all’anno e mi si presentano di fronte laureati di ogni ordine, grado e provenienza geografica, e vi posso assicurare che a tutti, o quasi, manca una dote decisiva nel modo del lavoro: la capacità di relazionarsi col prossimo.. da questo punto di vista i più ‘sfigati’, guarda un po’, sono quelli che si sono laureati con pieni voti e tempi da record..AMEN

  • Nyarlathotep

    io ho 27 anni e se Giove lo vuole a fine anno mi laureo.

    Lavoro da quando andavo al liceo, ho fatto il lavapiatti, il traslocatore, lo scaricatore, lo scaffalista da supermercato (una roba depressiva all’inverosimile). Dopodichè sono stato un bel pò di tempo a fare la security sia in italia che fuori, sia in uno degli stadi più pericolosi d’italia (vorrei vedercelo martone in quelle mezze guerriglie).

    Attualmente ho un lavoro impegnativo, relativamente comodo in ufficio e che mi consente di viaggiare per l’europa, coi pregi e difetti del caso. Comunque è dura, perchè il tempo è poco, nonostante tutto mi tengo in costante allenamento per non assomigliare a feccia umana come Rockfeller nemmeno fisicamente. Probabilmente c’è un esercito che si fa il culo pure peggio di me, quindi caro sig. martone credo di poter parlare a nome di tutti dicendo che puoi solamente ciucciarci il ******* – Saluti

  • Nyarlathotep

    Ps. Come tanti (e ne conosco tanti), vivo da solo e mi mantengo io, anzi, quando posso aiuto pure i miei. Odio sempre di più questa classe politica di bambini saccenti e viziati

  • Tetris1917

    Concordo con qualche commento fatto. Cosa si applica delle nozioni, inculcate nelle universita’ poi rispetto al mondo del lavoro (chi ci accede) e’ presto detto: circa il 5%. Nulla di piu’ e nulla di meno. Teoricamente basterebbe fare un anno universitario e poi via….ma via dove? A ingrossare l’esercito di riserva, tanto utile al sistema. Un idiota di tale risma, che gia’ potrebbe ben rappresentare la futura classe dirigente, e’ un marchionne in potenza (non ancora atto), un nozionista che gli e’ stato messo anche il tovagliolo al muso prima di mangiare, uno che ha appreso davvero bene a quale classe appartiene, e quali sono gli argomenti per esercitare il suo diritto di classe. Uno che ha imparato bene a buttare la pietra e poi ritrattare, ma sempre per uno scopo: fottere, semmai al ritmo di Hendrix.

  • Roma

    Martone ha quasi ragione. C’è quasi arrivato, ha solo messo un “a 28 anni” in più. Perchè la frase giusta è: “chi si laurea è uno sfigato”. Io, figlio di operai, mi sono laureato proprio a 28 anni perchè per mantenermi l’università ero costretto a lavorare. E ho faticato molto a lavorare e studiare. Mi sono pesati molto i week-end dei miei 20 anni quando i miei amici erano in giro a cazzeggiare ed io invece stavo chino sui libri a preparare gli esami. Ma così era l’imprinting trasmesso dai miei genitori (sfigati pure loro): se studi farai un lavoro migliore, se sarai bravo verrai valorizzato, se ti impegni avrai successo, e avanti con palle di questo genere in cui loro, poveretti che non avevano potuto studiare perchè allora l’università era solo per i ricchi, credevano veramente. TUTTE PALLE!!!!
    Studiare non serve ad un cazzo, anzi è solo deleterio, tu che hai studiato soffrirai di crisi depressive ad essere sottoimpiegato e sottopagato, chi ti deve assumere non lo farà perchè preferisce avere un ignorante per fargli fare l’asino da soma. La bravura e la competenza non è mai premiata, anzi fa paura. L’impegno non serve a niente, ed è controproducente sia nei confronti dei superiori che dei colleghi. E’ meglio perdere il tempo a fare degli aperitivi e leccare i culi giusti.

  • Nauseato

    Più passa il tempo più rivaluto le teorie del povero Lombroso: uno con una faccia del genere in un momento del genere più che mai, non poteva che vomitare fesserie.

    Avrei poi potuto commentare vero se avesse detto “Se sei nato in Italia sei uno sfigato”.

  • Tao

    Al di là dei toni, cosa pensare del contenuto dell’intervento del Vice-Ministro Martone (http://www.repubblica.it/scuola/2012/01/24/news/martone_laureati-28671973/) sul laurearsi a 28 anni come cosa da “sfigati”?

    Ci sono fior fiore di studi (vedi il bellissimo lavoro di Dan Ariely e Klaus Wertenbroch (http://web.mit.edu/ariely/www/MIT/Papers/deadlines.pdf>) sulla tendenza delle persone a procrastinare le loro decisioni, anche se sanno che ciò le danneggerà. Imporsi delle scadenze serve a poco, mostra Ariely. Se tali scadenze sono invece imposte dall’esterno e sono vincolanti, queste migliorano la performance.

    Laurearsi a 28 anni non è da sfigati, è da masochisti. Perché nel farlo i laureandi 1) rendono il loro curriculum meno attraente per le imprese (mostrandosi lenti nel fare le cose) e 2) rinunciano ad entrare subito nel mondo del lavoro ed ad una maggiore remunerazione.

    Che fare dunque? Semplice. Il Vice Ministro Martone si adoperi subito per parlare con il suo collega Profumo, Ministro dell’Università, ed introduca immediatamente il divieto di laurearsi fuori corso, come presente in quasi tutti i Paesi del mondo (vedi i tanto amati Stati Uniti).

    Per farlo, basterà prevedere una modifica nei voti degli studenti universitari, che saranno costituiti da una media di tutti gli esami obbligatori da fare in un anno, voti che andranno da 0 al 30. Nessun docente avrà così diritto di veto sulla prosecuzione dello studio da parte dello studente. Solo se tale media sarà sotto il 18 lo studente dovrà ripetere l’anno (con tasse universitarie, tanto per aumentare gli incentivi a fare bene, più alte per studenti ripetenti).

    Il risultato? Tanti studenti non più masochisti ma felici di avere fatto, miracolosamente la scelta giusta.

    Un Governo che non adottasse questa ovvia norma sarebbe un Governo di sfigati? No, ma di masochisti sì!

    Gustavo Piga
    Fonte: http://www.gustavopiga.it/
    Link: http://www.gustavopiga.it/2012/martone-2012-laureati/
    24.01.2012

  • Tao

    Non mi interessano le 725 precisazioni che Martone potrebbe inventarsi per giustificare una frase veramente infelice che dalle mie parti viene definita una stronzata.

    Lo sfigato è colui che a 28 anni hon ha ancora un lavoro certo, che non sia precario, ed è una situazione chi coinvolge tutti laureati e no.

    Trovo anche che non sia necessario laurearsi, prima o dopo i 28 anni non ha importanza, per essere dei coglioni nella vita, delle teste di cazzo nei ragionamenti.
    Mi scuso per il linguaggio particolarmente triviale di questo mio post ma oggi ho la presunzione di farmi capire anche dai leghisti e dalle ragazze come Terry De Nicolò che pur non sapendo parlare l’italiano sparano sentenze come Martone.
    Farebbero una bella coppia, non so che titolo di studio abbia la Terry e, certamente, Martone sarà un laureato con tanto di scadenza, come lo yogurt, di certo hanno una cosa in comune, la cultura, la logica.

    Ciò che ha detto Martone ” da sfigati laurearsi dopo i 28 anni” è una riflessione, se la vogliamo chiamare così, degna della famosa riflessione della Terry ” se si brutta devi startene a casa, non puoi battere per comprarti le scarpe di Prada.

    E’ il risultato degli ultimi 35 anni di televisione, sono i polli d’allevamento generati dai telequiz, dalla scomparsa della cultura nella tv generalista e dall’esigenza di apparire ad ogni costo.

    Se sei una femmina devi apparire possibilmente senza mutande e con, almeno, una tetta fuori per avere la speranza di farti largo nella vita dopo aver allargato le gambe e, possibilmente, finire in televisione per avere la conferma del raggiunto successo nella vita ed economico.

    Martone, non potendo esibire perizoma o tette di silicone, si limita ad esibire la sua stupidità si lascia andare in dichiarazioni delle quali non ne capisce il senso e le conseguenze.

    Forse è per questo che l’hanno fatto viceministro.

    Pensate come la televisione e la “cultura” degli ultimi 35 anni imposta all’inizio sottilmente, con il Drive In, in seguito sempre più spudoratamente con le varie trasmissioni spazzatura sino al Grande Fratello.

    A proposito del Grande fratello, in caduta libera di ascolti,ancora qualche puntata e la Marcuzzi ci farà vedere le tette e che non porta le mutande, potremo vederne u pilu direttamente dalla bocca sempre spalancata per ira i meraviglia.
    Sono tutti figli della stessa chioccia la P2 e del suo geniale imbonitore che ha reso la maggioranza degli italiani, maschi o femmine che siano, a sua immagine e somiglianza.

    Martone ritiene sfigato uno che non si è laureato entro i 28 anni, la Terry ci ricorda che per fare al puttana oltre al dna ci vuole la bellezza e ne rivendica con orgoglio ruolo e quantità anche se non è dato sapere se è tanto bella quanto puttana o viceversa, ad ogni modo chi è brutta deve starsene a casa, è out, come i laureati dopo i 28 anni.

    La Marcuzzi è una dei tanti cavalli di Troia della televisione, il mangime con il quale vengono allevati i polli in batteria, la gioventù che domani prenderà la guida del Paese.

    Chi non prenderà mai una laurea, nemmeno dopo i 28 anni, sarà comunque un disoccupato o un precario e contribuirà con il voto a reggere questo sistema sociale, politico e culturale, allo sfascio, accompagnandolo al degrado totale tra un televoto ed una nomination.

    Tutti questi personaggi, facenti parte delle stessa batteria culturale, rivendicano con orgoglio la loro miseria etica, culturale e sociale. E’ l’unica gioventù, ricca e famosa, che il sistema ci propina e ci propone azzerando qualsiasi tipo di valore ideologico, culturale, etico o religioso, anche se quest’ultimo è quello che mi interessa meno.

    Rimane un fatto che la gioventù sana, gli adulti sani, gli anziani rimasti indenni dal bombardamento mediatico di Maria De Filippi con uomini e donne per anziani che passano dallo studio tv al Tribunale di Milano a difendere il geniale artefice di tutto questo, non hanno visibilità, non possono dire la loro e nemmeno fare il buon esempio.

    Rovinerebbero il capolavoro, il tumore, che ha distrutto la nostra società negli ultimi 35 anni.

    L’Endemol ha rischiato di fallire ma non basta, dobbiamo far fallire questo sistema e questa cultura da avanspettacolo o da porcile che ci sta portando alla rovina, alla perdita di etica e di rappresentanza.

    Sembra un discorso inutile ma, dal mio punto di vista , non lo è e vado a spiegarmi meglio.

    Io ritengo, da anni, che l’autentica corazzata, portaerei, che ha garantito e garantisce i voti al piduista ed alla sua proposta politica corrotta e prezzolata, sia Maria De Filippi e per un semplice motivo, matematico.

    Per vincere le elezioni, conquistare il potere e spappolare il cervello della massa rendendolo succube di una “cultura” devastante, bastano un milione e mezzo di voti, di cervelli spappolati.

    La De Filippi, da sola, ne devasta cinque milioni spaziando dai giovani sino agli anziani a 360°. E’ lo strumento più potente e fecondo portatore di voti che portano all’autodistruzione dell’individuo e chi emerge da questa melma appiccicosa sono i tipi come Martone e la Terry De Nicolò.

    Non sono nemmeno prototipi, come la mamma putativa della Tetty, Lory De Santo diventata ricca e famosa dopo aver passato una notte con uno sceicco indicando la strada a milioni di fanciulle democraticamente, senza nemmeno consigliare alle brutte di starsene a casa loro, sono i frutti delle piante a coltura intensiva che hanno prodotto i nuovi mostri che vediamo in tv o sui giornali tutti i giorni.
    I Martone e le Terry sono le facce della stessa moneta.

    Lory era una novità singolare adesso i cloni sono a milioni, siamo circondati da cloni di Berlusconi e berluschini, di puttanoni ed orgettine.
    v
    Intendiamoci, siamo in democrazia, è giusto che la massa si spappoli il cervello come meglio crede.

    Quando saranno stanchi di vivere di sacrifici ed in miseria, senza contratti e garanzie, senza prospettive di un futuro per mantenere questo circo mediatico gioioso e festante passeranno alle ghigliottine in piazza, per fare pulizia.
    Non c’entra niente ma, due minuti fa più o meno, ha ballato tutta la casa.

    Fonte: http://slasch16.wordpress.com
    Link: http://slasch16.wordpress.com/2012/01/25/il-viceministro-martone-e-la-terry-de-nicolo-del-governo-monti-non-avranno-la-stessa-scuola-ma-hanno-la-stessa-cultura/
    25.01.2012

  • Albertino

    ma lo sai che hai ragione ? purtroppo è vero quello che dici !

  • nuvolenelcielo

    secondo me gli sfigati sono quelli che si laureano. e prima si laureano più sfigati sono. e più vanno avanti negli studi post laurea più sfigati diventano. le università creano quasi solo automi.

  • siletti86

    Ma i bocconiani alla Martone, non erano coloro che hanno sempre pontificato sul fatto che ormai la vita si è allungata ed ogni uomo ha un’aspettativa di vita di almeno 120 anni? Se è così, allora chi si laurea a 28 anni non solo non si laurea in ritardo, ma addirittura in anticipo. Quando si dice la coerenza…..

  • siletti86

    University “made in USA/UK”

  • siletti86

    Già che ci sono, siccome a 28 anni secondo questi signori si è già vecchi per il mondo del lavoro e si è un peso per la società, perchè non riapriamo qualche campo di concentramento e togliamo di mezzo qualche milione di italiani, molti dei quali hanno avuto la sfortuna di non aver avuto un intelligenza adeguata? A mali estremi estremi rimedi, no? Personalmente sarei d’accordo.

  • calliope

    “E’ meglio perdere il tempo a fare degli aperitivi e leccare i culi giusti.”

    E bravo!!!

    È gente come te che serve per cambiare questa malridotta società italiana,

    Ragazzi che leccano il culo, e donne che aprono le gambe!!!

    Che pena mi fai!!!

  • bysantium

    Quoto al quadrato e mi sbellico dalle risate guardando la foto di gruppo del governo tecocrate. Saluti.

  • MartinV

    Al di là delle esternazioni di un troppo giovane professore ordinario (di così giovani ne ho incontrati altri, alcuni bravi, altri cialtroni, ma tutti avevano in comune un padre barone universitario) la mia idea sull’Univerità italiana è ben diversa.

    Infatti per me si tratta di uno dei migliori sistemi universitari del mondo… e spero che la smettano di cercare di ‘migliorarla’ per conformarla ai sistemi degli altri paesi.

    La più grande qualità che riconosco è nella libertà che lascia a coloro che la frequantano. Essa è adatta per gli studiosi, per i motivati, per quelli che voglio primeggiare… ma pure per i ‘filosofi’ della vita, per quelli che se la cavano, per quelli che maturano più lentamente… per quelli che fanno pochi esami l’anno perché accanto agli studi hanno la loro vita, talora il bisogno di lavorare, talaltra una famiglia… e persino per i mantenuti alle spalle di papà e che vivacchiano facendo due o tre esami l’anno, se va bene…

    Perché non dimentichiamolo, l’università e fatta per far studiare le persone, non per programmare automi che espleteranno le loro funzioni nel mondo del lavoro (se gli va bene, per di più…). E le persone sono diverse, hanno idee e obiettivi differenti, hanno ritmi di studio e capacità variabili… e non è detto che i laureati in corso riescano a raggiungere i loro obiettivi più facilmente dei fuori corso…

    Quindi categorizzare persone sulla base dell’età alla quale conseguono il diploma di laurea dimostra solo di non aver capito gran che della vita… anche se si è giovane e brillante viceministro coi capelli spettinati alla moda.

  • Roma

    Non ho detto che io faccio aperitivi e lecco i culi giusti. Anzi, io ho fatto il contrario: lavoravo e studiavo. Il risultato è stato pari a zero. Se avessi fatto aperitivi e leccato i culi giusti avrei sicuramente ottenuto molto di più. Ma non ne sono mai stato capace proprio perchè sono uno sfigato, probabilmente come te

  • Roma

    Ma che stai a dire?
    La solita tiritera antiberlusconiana …. frutto di 20 anni di bombardamento mediatico antiberlusconiano, ben più potente e ben più organizzato dei 4 squallidi programmucci come il drive in o la De Filippi.
    Ma vuoi mettere la potenza di fuoco di un “anno zero” contro la Marcuzzi?
    Repubblica, Corriere, Il Fatto, l’Unità, migliaia di blog, siti internet, beppe grillo, travaglio, rai 2 e rai 3, Santoro, Saviano, Biagi, Bocca, il 95 % dell’università e il 100% delle scuole secondarie, confindustria, Montezemolo, contro chi????????? Contro il Grande Fratello? o contro Emilio Fede?
    Sveglia! Ormai anche i più ritardatari si stanno svegliando!

  • Mandeville851

    Peccato perché nelle prime righe hai detto una gran verità.
    “Lo sfigato è colui che a 28 anni hon ha ancora un lavoro certo, che non sia precario, ed è una situazione chi coinvolge tutti laureati e no”. Il lavoro è futuro, democrazia e libertà.

  • Mandeville851

    Concordo. L’antimoderno Lo Monaco la pensa come un solerte executive.

  • embros13

    Malignazzi che non siete altro! Non capite che siamo dei privilegiati… L´ex enfant prodige Martone é quanto di meglio la classe dirigente possa vantare….
    L´universitá in Italia é diventata come un circolo sociale ma ad uso e consumo delle solite caste che si sollazzano ad ostentare l´erudizione sterile da pseudo-intellettuali nevrotici, dove si possono “sistemare” figli, nipoti, amanti e contemporaneamente dibattere di argomenti che richiederebbero urgentemente un TSO, dove vengono legittimate ed anzi raccomandate le raccomandazioni, dove é umiliante non leccare il culo, dove si indottrinano gli utili idioti del prossimo scenario, si inquadra la manovalanza che si presta ad essere manipolata e dove si epurano gli ultimi cervelli indipendenti dalle doti di ragionamento critico e intelligenza creativa. Alla faccia di chi, bamboccione o meno, spera legittimamente, a fronte di un piu o meno duro impegno e sacrifici, di avere una prospettiva migliore. Il tutto pagato dai soliti. Ma quando sbocchi lavorativi non ce ne sono, il “bretellone Martone molto fumo e poco rognone” ringrazi che i giovani sono impegnati a studiare financo a 28 anni e oltre e che i genitori mettono mano al portafoglio per continuare a mantenere un sistema di cui lui stesso é il risultato. Uno che si riempie la bocca con parole come “Merito” e “Diritto”, naturalmente, in un sistema che non ne contempla il significato. Tra l´altro l´esimio Martone è stato consigliere giuridico del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione quando il paparino presiedeva il Civit (Commissione per l’integrità, la valutazione, la trasparenza indovinate di cosa ….delle amministrazioni pubbliche). Tranquilli malignazzi, niente di anomalo! Tutto regolare….Come sempre

  • Santos-Dumont

    Quel che avevo da dire su questo individuo già l’ho scritto in un commento precedente nel forum e non ci perdo più tempo.
    Spiace solo che CDC getti benzina sul fuoco, alimentando le sciocchezze profferite da cotanto decerebrato a molla, ricorrendo a un articolo criptofascista, perbenista e ipocrita; e spiace constatare che in tanti (troppi) si lascino irretire in una futile discussione, invece di tirare lo sciaquone e andare innanzi, magari occupandosi di problemi più pressanti tipo la repressione brutale dei pescatori che protestavano a Roma.

  • Sokratico

    bene carissimi, io come altri che hanno commentato, tempo fa mi sono laureato e ben dopo i fatidici 28 anni perchè lavoravo.

    Ma il mio commento ha un altro senso: essendo rimasto parecchi anni senza dare esami, a Pisa ho pagato più di 5000 euro di tasse arretrate per potermi laureare. Io col mio stipendio da 528 euro al mese.
    Cinquemila, capite?

    Bene, a Giugno di quest’anno prendo una seconda laurea alla Sorbona di Parigi.

    Non me la sto a tirare ma vi dico solo questo: sapete come ho fatto?
    beh, studiare nella migliore università d’Europa costa…sapete quanto? 180 euro all’anno. 180!

    Meno di 300 per i Master. Non si arriva a 500 per Ingegneria e medicina e per i Dottorati.
    Capito?

    Tutto qua, caro il mio ministro sfigato.
    Lasciamo perdere l’età per un momento: in cinque anni, una laurea italiana costa ad una famiglia tra i 7000 e i 10000 euro SOLO DI TASSE, più le spese per libri.

    Se lo studente è fuori sede, come la maggior parte sono, altri 7-8000 euro all’anno per affitti e vita.
    Quindi: tra i 40000 e i 50000 euro ALMENO e se ci si laurea in pari.

    Oppure lo studente, ci mette la buona volontà e lavora. E rallenta.

    Bello fare i froci col culo degli altri e i gradassi col portafoglio di papà, eh ministro?

  • Sokratico

    caro Piga, ho scritto un commento sotto che non sto a riprendere se non nel punto saliente: io (ben oltre i 30 anni) mi sto prendendo una seconda laurea a Parigi, alla Sorbona, e pago 180 euro all’anno di tasse.

    Inoltre, qui gli studenti NON POSSONO rifiutare un voto. Spesso non lo conoscono neppure fino alla fine del semestre, con la pubblicazione delle medie.

    Insomma, passi lo psicologismo e le considerazioni emozional-depressive. Ma ci sono anche delle valutazioni di contesto da fare: per prendere la prima laurea in Italia io valuto di aver speso non meno di 10000 euro, e una cifra multipla per affitti e vita.

    Ovviamente, ho lavorato. E quando si lavora, caro Piga, studiare filosofia nei ritagli di tempo diventa difficile.

    Allora, ci sono modi per scoraggiare il fenomeno dei “fuoricorso”. Uno per esempio è smetterla con gli esami da non frequentanti e il rifiuto del voto.

    Ma fondamentale è aprire e non chiudere l’università. Qui, tra i miei colleghi alla Sorbona, un incredibile 40% sono persone i cui genitori hanno al massimo il diploma superiore e molti ancora sono immigrati di seconda generazione.
    Faccia un giro nelle università italiana, e mi dica quanti arabi, africani, albanesi o rumeni vede nelle aule.
    E poi parliamo di civiltà.

    A 200 euro l’anno, far studiare i figli diventa di colpo da un sogno a una PRIORITA’ di elevazione sociale.

    Cinque anni di laurea, alla Sorbona, costano circa 1000 euro. E qui i servizi universitari li danno davvero!

    E’ questione di scelte politiche. E abbiamo visto che scelta ha fatto l’Italia: un’Università media-mediocre che produca quadri per le aziende. Ignoranti, competitivi e affamati.

    E un’università di eccellenza che fornisca curricula scintillanti ai figli di papà ed ai pochi parvenus tanto ossessionati e motivati da farcela e da confermare così la grande democraticità di un sistema classista…

  • perniceblu

    Mi sono iscritto all’università a 32 anni e l’ho finita a 39, lavorando. La laurea non mi è servita a niente dal punto di vista lavorativo, molto invece come processo di crescita personale e di capacità di lettura critica della società. Non mi risulta che le università inglesi siano meglio di quelle italiane, per non parlare degli USA, dove i laureati si trovano a dover pagare le montagne di debiti che hanno contratto con le banche per pagarsi gli studi e a cercarsi un lavoro sempre meno retribuito e sicuro.

    La differenza tra l’Italia e i paesi più avanzati è che nel nostro paese sono premiati il conformismo e l’appartenenza di casta (politica, religiosa, famigliare), sia fuori che dentro il mondo accademico. Questo produce stagnazione politica ed economica, nonché l’emarginazione dai processi produttivi e di governance delle persone capaci e moralmente poco inclini ai compromessi che potrebbero invece dare una svolta alla società.

    Leggo dietro le parole di Martone nient’altro che l’appartenenza a quel ceto borghese salottiero, stereotipato e assolutamente insignificante dal punto di vista culturale, così ben rappresentato dai rotocalchi televisivi nazionali. Spero soltanto che siano di monito per chi ancora possiede un apparecchio tv e acquista i quotidiani a smettere questa insana abitudine.

    Sotto questo aspetto anche Lo Monaco non scherza, infilando una dopo l’altra una serie di banalità. In realtà l’aumento esponenziale di produttività nel settore agricolo e industriale porta inevitabilmente ad una crescita del settore terziario e dei servizi. Inoltre studiare è una delle poche attività rimaste quasi interamente basate su risorse locali e direi anche ecologiche, perché non comporta l’importazione di merci dall’estero o grandi dispendi di energia e materie prime, inoltre tiene in vita i centri storici delle nostre più nobili città. Con una maggiore distribuzione della ricchezza e razionalizzazione delle risorse potremmo permetterci una significativa riduzione degli orari di lavoro e persino un dignitoso reddito di cittadinanza, approfittandone per frequentare l’università, seguire corsi, viaggiare, prenderci cura di noi. Si tratta di attività molto più appaganti rispetto all’odierno “produci, consuma, crepa” e anche meno impattanti dal punto di vista energetico, ecologico e del benessere sociale.

    Per fortuna le persone si stanno svegliando dal lungo sonno televisivo, questi Martone non li digerisce più nessuno , me lo confermano mini sondaggi effettuati nell’ambiente di lavoro.

  • Santos-Dumont

    Dimenticavo… Se il problema é rappresentato dal numero di anni durante i quali lo studente permane nell’ambiente universitario in preda a pazze gozzoviglie, basta fare come qui in Brasile. L’accesso alle università pubbliche é a numero chiuso, pertanto tutti passano per il fatidico vestibular, esame di ammissione che verte su tutte le discipline studiate alle “medie superiori” (ensino médio) e rappresenta da un certo punto di vista uno spartiacque in parte paragonabile all’esame di maturità. Chi entra ha un numero determinato di anni per terminare: nel mio caso (matematica) la durata legale é di quattro anni, se non ce la fai in sette sei automaticamente fuori e, casomai non volessi perdere il tuo risultato parziale complessivo, dovrai ripetere il vestibular. O santi numi…. sette anni, roba da “sfigati”! Tranquillo ministro, ce l’ho fatta in quattro 😀

    Quanto costa tutto questo?…
    NULLA!

    Ebbene si, le università pubbliche brasiliane sono totalmente gratis, niente tasse scolastiche. Questo perché secondo la costituzione del 1994, una tra le più moderne esistenti, il diritto allo studio oltre ad essere un diritto individuale inalienabile (al pari della salute), non deve comportare oneri per le famiglie. Al più, si paga una miseria per chiedere qualche certificato, o per assistere alle settimane di estensione universitaria.
    Cose da “terzo mondo” o da “paese emergente”… 😎

  • Santos-Dumont

    Chapeau! Sul piano dell’istruzione e della sanità pubblica (Michael Moore docet, “Sicko” é un film illuminante), la Francia ha solo da insegnare.

  • Nauseato

    Pensa che avevo letto in rete nemmeno un mese fa, un articolo di due poveri e autorevoli coglioni, coglioni ad essere gentile, che sostenevano come in italia le tasse universitarie fossero troppo basse e occorresse assolutamente aumentarle.
    Purtroppo non ricordo i nomi degli autori, ma era un articolo letto su Lavoce.info.

    E il bello è stato che a parte il sottoscritto e metà di chi aveva commentato rispondendo per le rime a una simile falsità, l’altra metà circa dei commenti concordava sulla tesi delle tasse universitarie «troppo basse».

    Non c’è niente da fare: l’italia è un paese sottosviluppato e condannato a sottosvilupparsi sempre di più.

  • Nauseato

    Di fronte a simili parole non posso che complimentarmi per aver sciorinato dati tanto scrupolosi e per l’acume sfavillante che li collega con attenta sagacia. E’ bello sapere che in questo paese c’è chi la pensa così e ha anche il coraggio di sostenerlo.

  • calliope

    per me gli sfigati sono coloro che svendono la propria dignità.
    schiena dritta e testa alta, prima o poi il vento cambierà e se non cambia mi guarderò allo specchio senza farmi schifo.
    Dai…, c***o!!!

  • VeniWeedyVici

    Ma gia’ un paese che permette a una faccia di cazzo del genere che di nome fa addirittura michel (?!?!) di fare il ministro, e’ un paese che ha perso la sua serieta’.

  • Nauseato

    Un ulteriore commento. Tanto uno più, uno meno …

    Al di là che questo soggetto possa aver torto o ragione (in parte o per nulla) sulla permanenza universitaria e al di là di qualsiasi possibile discorso sul senso – oggi – di iscriversi ad una facoltà, non meno al di là che un personaggio simile con padre “illustre” e amicizie ai massimi livelli, sia l’ultimo al mondo che possa permettersi di soltanto di pensare qualcosa su questo argomento,… insomma davvero a parte qualsiasi possibile osservazione specifica sul tema, ce ne è un’altra di ordine generale che terrei a fare.
    E che secondo me, peggiora ancora di più la già pessima considerazione su questo triste figuro.

    In un momento economico come l’attuale dove migliaia di uomini e donne non trovano uno straccio di lavoro o lo perdono, quando non sono costrette ad un’esistenza precaria sotto qualsiasi aspetto, in un momento di difficoltà estreme sotto ogni punto di vista, direi che rientrano a pienissimo titolo nella categoria degli sfigati moltissime persone. Anche degnissime persone e ne conosco più di una. Scrupolose, attente, per nulla lavative e oneste.
    Eppure, non caro e non mio Martone, secondo i suoi parametri e al suo confronto costoro sono sicuramente parte della numerosissima categoria degli sfigati: nessun genitore amicissimo dell’illustre Previti, nessun rapporto stretto con chi conta, nessun appoggio piccolo o grande che sia. Solo l’arrangiarsi dignitosamente tirando la cinghia. Sarebbero per questo da considerare degli sfigati e dei perdenti ? Ci illumini e vada fino in fondo nei suoi giudizi e su cosa significhi davvero sfigati, ammesso che riesca a dire qualcosa di diverso da queste mie considerazioni.

    Quindi se ne deduce che sempre stando ai suoi parametri, si vive in un mondo intero di sfigati se le fosse sfuggito questo non trascurabile particolare. Il famoso 99% o 90% o fosse anche l’88%, il 77%. Punto più punto meno, sicuramente è ben oltre il 50%
    Quindi il giorno che mai vedrà questa massa di sfigati alzare la testa e passare ad iniziative concrete, saranno i personaggi come lei, egregio ed illustre professor Martone, che verranno a cercare … sperando bene che le facciano passare la voglia per il resto della sua vita di uscirsene fuori con simili concetti.

  • Nauseato

    Concordo sia sulla faccia, anzi lo avevo già osservato ricordando Lombroso, sia sulla perdita di serietà.

    E purtroppo non si torna indietro: quel che è perso è perso.

  • Elmart

    Figli di papà del cazzo, è facile parlare quando c’hai la pappa pronta. Voglio vedere se devi pensare dove prendere i 2000 euro per le tasse, le ingenti somme che ti vanno via per la benzina e chi più ne ha più ne metta…io a volta non so dove sbattere… ed in più il lavoro comincia a scarseggiare…

    Non vi racconto la mia storia che sarà uguale a quelle, di chi come me, si deve tirar su le maniche, penso solamente che nessuno può permettersi di giudicare, nessuno conosce il percorso di una persona, l’importante non è l’età, ma la capacità di ragionamento che una persona acquisice, i bamboccioni sono l’ 1 al max 2% degli studenti, gli altri sono persone che cercano di lottare e si danno tanto da fare.

    Il mondo accademico si stà pian piano riempendo di persone con una visione distorta della realtà, specialmente in Italia, stiamo entrando forse nella seconda o terza generazione “figli di papà”:

    Qualche tempo fa mi sono divertito a fare un indagine, ne è uscito che Nella mia università almeno il 70% dei professori sono figli, parenti di ex professori, ergo non sono mai usciti dalla pancia di mamma university, non hanno mai avuto problemi di soldi, non hanno mai affilato gli artigli arrancando nei momenti difficili…

    come recitava la canzone di Ivan Graziani : ” In nome della fame ho ammazzato le illusioni, piegando le ginocchia ho sfrouttato le occasioni e ho lavorato come un pazzo in cose in cui io non credevo lasciando che morisse l’erba che io calpestavo”

    loro non hanno mai piegato le ginocchia loro non sanno che significa, nessuna erba è mai morta al loro passaggio…. loro non hanno dovuto crearsi una cultura da zero se alle superiori non ce l’avevi perchè ancora non eri cresciuto, se i tuoi genitori non ce l’avevano…

    Ma chi cazzo sono questi per giudicare? chi può giudicare il percorso di un uomo?

    infine vorrei dire che questo qui sopra, tra alti e bassi, è un articolo del cazzo.

    saluti.

  • lmonticone

    …bravo complimenti.Sono doppiamente sfigato ed orgoglioso di esserlo, per tutti questi motivi:
    1)Mi sono laureato a 30 anni, dopo avere lavorato per 12 anni come infermiere.
    2)Negli ultimi cinque anni in cui ho lavorato come infermiere,ho sempre lavorato di notte…perchè ovviamente la frequenza,oltre che obbligatoria è anche assolutamente necessaria…particolare insignificante:i corsi serali per gli studenti lavoratori non esistono in Italia.
    3)Ho sempre pagato le tasse piene:ovviamente perchè da cittadino “sfigato”avevo un reddito,per cui nessun diritto a sconti e/o riduzioni,sei uno studente lavoratore,cosa vuoi ancora???
    4)Sono sposato ed ho un figlio a cui sto insegnando di non limitare la sua visione a questo paese di “arrivati”,”papponi”,”imbecilli”,”incompetenti”…e potrei continuare con ben altro di peggio:EMIGRATE RAGAZZI,EMIGRATE!!!
    5)Ultima cosa.Da bravo sfigato ho un sogno:una seconda laurea in storia e la prenderò,non appena le finanze mi permetteranno di pagare nuove tasse a questa Università marcia e baronale.
    Potete fare tutto,sfilarci l’ultimo euro dalle tasche bucate ma una cosa non potete e non riuscirete a fare:limitare le mie idee e il mio cervello.
    Perdonate lo sfogo:le mie sono solo parole….qualcun altro ha finalmente messo mano ai forconi e si sta svegliando!

  • DaniB

    Se per te laurearsi, allo stato attuale delle cose, significa raggiungere l'”elevazione sociale” allora vuol dire che non abbiamo capito un cazzo di niente, tutti quanti. Così, chi non si laurea, sarebbe “socialmente inferiore”? Questo è il marketing esistenziale che ha fottuto interamente (o quasi) la mia generazione (sono un 83). Panzane del modello culturale della sinistra elitaria (e qui si che ti do ragione, i francesi in questo sono maestri). Io mi sono laureato a 26 e mi son pentito. Tornassi indietro, imparerei un buon lavoro e la cultura me la farei da me. Riflettiamo un po’ sui giudizi di valore impliciti alle nostre affermazioni, per favore.

  • Garand

    L’ho scritto in post sopra ma lo ridico. io faccio l’imprenditore e di colloqui ne faccio tanti. Non concordo con le tue conclusioni Roma. Non è vero che studiare non serve a niente perchè i risultati sono 0. il problema è che tutti quelli che vanno a studiare (e ci sono andato pure io, anche se non ho concluso gli studi) è che si aspettano una volta usciti di trovare impieghi degni degli sforzi fatti. In occidente oggi si producono più laureati di quelli che servono. Ho detto che se in una zona ci sono molti posti da ipiegato a 1200€ e pochi da architetto è il caso che i giovani, prima di iniziare a studiare ne siano consapoveli. Se tutti vanno a studiare architettura, chi fa l’impiegato? Ecco perchè oggi molti laureati o non lavorano o devono accettare lavori inferiori. Ma se il tessuto produttivo in Italia non riesce ad assorbire laureati ed invece è carente di manodopera (nel triveneto fino a 15 anni fa moltissimi giovani lasciavano gli studi a 16 anni ed andavano in fabbrica dove lavoravano praticamente solo italiani, ora tutti studiano ed in fabbrica ci vanno gli extracomunitari) bisogna innanzitutto prenderne atto e poi ragionare sulla convenienza di forzare una presa di coscienza da parte dei giovani ed orientarli verso studi più consoni alle occupazioni offerte o forzare un cambiamento nel tessuto produttivo italiano affinchè assorba più laureati (ma questo ragionamento lo deve fare lo stato). In più aggiungo anche una frecciatina, ma lo faccio co cognizione di causa: non è che molti giovani scelgono di studiare per ritardare la loro entrata nel mondo del lavoro per continuare a spassarsela? Non è che molto spesso scelgono corsi di laurea “facili” ma con sbocchi professionali minimi? Se è così poi ci vuole una bella faccia tosta per lamentarsi che il lavoro manca. Faccio un altro esempio (non sia mai che qualcuno pensi che stia parlando di arai fritta), tutti gli iscritti a filosofia o scienze politiche (conosco alcune persone che le frequentano e tutti mi dicono che le hanno scelte perchè gli piacevano ed in più erano tra le più abbordabili) cosa fanno quando finiscono? tutti a fare concorsi pubblici per diventare insegnanti, ma mica possiamo avere solo insegnanti in Italia, no?

  • McBane

    Avrò 28 anni ancora per nove giorni. Giusto in tempo per dire la mia su questo articolo, se mai a qualcuno potesse interessare. Mi sono laureato a 23 anni, laurea triennale (ma trilingue) in economia e management, voto 87/110… E due settimane dopo la discussione della tesi firmai il mio primo contratto a tempo determinato di un anno con una grossa multinazionale. Stipendio di 1000 € al mese. Dopo sei mesi passai a tempo determinato. In tre anni di lavoro qualificato ho più che raddoppiato il mio stipendio (trascuriamo il fatto che mi sia stato possibile cambiando azienda grazie a una migliore offerta). Sono “figlio di nessuno” e non ho mai avuto la minima raccomandazione, il primo lavoro l’ho trovato “onestamente” rispondendo ad un annuncio al quale altri aveva sicuramente risposto.
    Durante questi anni mi sono fatto anche i miei sfortunati periodi di Cassa Integrazione… ma che ci volete fare… c’è crisi… Questo per ripetere che “il mio culo non è parato da nessuno”.
    Non si vive di sole raccomandazioni. Ce la si può benissimo fare puntando sulle proprie capacità. Come ho scritto prima, sono uscito con un misero 87 costruito su qualche 18 di troppo (alla mia facoltà non si potevano rifiutare i voti), ciò che mi ha permesso di iniziare la mia carriera sono state l’umiltà, una buona conoscenza delle lingue straniere, un titolo di studio spendibile e probabilmente qualche capacità sul lavoro (ma questo lo lascio giudicare ai miei superiori). Ammetto che gli studi me li hanno pagati mamma e papà, con però l’accordo che almeno una parte l’avrei restituita non appena avessi avuto uno stipendio fisso (accordo rispettato ovviamente), quindi non sono stato costretto a lavorare per pagarmi gli studi. I genitori che concedono ai figli di iscriversi all’università potrebbe optare per questo soluzione, permettendo ai figli di concentrarsi sullo studio così che possano finire in tempi “utili” ed essere indipendenti quanto prima. Spesso non si pensa agli innumerevoli vantaggi di accedere al mondo del lavoro prima dei 25 anni. Più giovane sei, più ti sarà facile accettare le prime difficoltà, più ti sarà facile “accontentarti” e riuscire a campare con uno stipendio che per forza di cose all’inizio non sarà un granchè.
    Invito i “piagnoni” che a 28 anni e dieci anni di studi alle spalle non trovano lavoro, a chiedersi perchè… si leggano qualche annuncio e controllino cosa cercano le aziende e comprendano da sè il titolo che stanno conseguendo avrà in futuro un utilità anche sul mercato del lavoro, oltre che per se stessi. Esistono facoltà che effettivamente danno solo un pezzo di carta poco spendibile, ma conseguirle è una scelta consapevole (si inizia mediamente a 18 anni… si presume che a quell’età si sia sviluppata una coscienza…) dello studente.
    Quindi smettiamolo con ‘sta cazzo di Italia che vive di raccomandazioni. Come me (che non ritengo di essere nessuno di speciale) ce ne sono tanti. Quindi, studentelli in erba e stacanovisti che fate sette lavori per pagarvi gli studi– Apro parentesi: Cristo dio, in Italia l’università statale costa 2000 € all’anno più o meno, i libri si scaricano o si fotocopiano al giorno d’oggi, non è che servano stipendi milionari per studiare, eh… ma a chi la volete raccontare???, — piuttosto smettetela di frignare, il mondo è pienmo di opportunità per chi sa coglierle… Chissà, magari fra un paio di settimane tornerò a scrivervi di come mi hanno licenziato… ma sarà un’altra storia…

  • McBane

    Scusa la provocazione, ma visto che sei così infuriato, ti faccio una domana: A che ti servirebbe una laurea in Storia? Per dire che sei un Dottore in Storia…? Scaricati il programma e leggeti i libri e metteci anche vent’anni se ti va, senza bisogno di spendere un euro, al massimo 99 euro per un e-reader e i libri te li scarichi 😉 , o hai bisogno di qualcuno che ti dica con un numero “quanto ne sai”…? Non ti piace questo sistema? E che cazzo ci entri a fare? Stanne fuori, studiati i libri che interessano a te e manda a fanculo ‘sti baronacci… così fai solo il loro gioco… Una laurea in logica, no?

  • Nauseato

    Abbi pazienza, a parte tutti i (sinceri) complimenti possibili per la tua vicenda e non di meno per le tue qualità che non sto mettendo assolutamente in discussione ammesso potrei mai farlo, trovo il tuo discorso condivisibile solo quando giustamente affermi che il piagnisteo non sia producente e che occorra saper cogliere le opportunità.
    Ma punto.
    Per tutto il resto no, non trovo possa essere condivisibile e lo trovo anche inopportuno, diciamo così, vista la sconfinata vastità delle possibili situazioni personali. Perché a fronte di quanto è anche fortunatamente capitato a te, non significa per questo che il “problema” da te liquidato in due battute non esista e che sia tutta una comoda invenzione, eh ?
    Tanto per dirne una, prova a fare un dottorato e poi vieni qui ancora a raccontare la favoletta che le raccomandazioni siano un’invenzione dei frignoni …

  • Sokratico

    Ovviamente, non hai capito una cippa nella foga di sparare la tua cartuccia. Ma hai letto cosa ho scritto?
    Sto parlando di immigrati di seconda e terza generazione e della loro situazione sociale.

    Laurearsi CAMBIA la situazione sociale, eccome.
    Cambia il tipo di lavoro cui puoi aspirare, cambia lo stipendio che puoi chiedere.

    Se comprendi l’italiano e riesci a non schiumare dalla bocca prima di aver assimilato il contesto, “elevazione sociale” NON è un giudizio morale…è una semplice constatazione:

    Se sei un immigrato, un nero, un africano, un arabo, un rumeno, un turco…le tue chances sociali sono limitate. E’ una vergogna, è razzismo, siamo d’accordo. Ma è così.
    Se però sei laureato, migliorano.

    Marketing esistenziale? ma che stai dicendo? Io ho lavorato per anni e francamente se posso lavorare meno e guadagnare di più, non ci vedo nulla di immorale, anzi.

    In francia, almeno, ti danno la possibilità di “elevarti socialmente” cioè di salire la scala sociale, facendo in modo che l’istruzione sia davvero accessibile a chiunque.

    Lo spazzino ha dignità umana esattamente come un dirigente, siamo d’accordo.
    Ma fare lo spazzino non è la stessa cosa che fare il dirigente, altrimenti come mai tutti gli spazzini qui sono quasi tutti neri non scolarizzati e i dirigenti sono quasi tutti bianchi laureati?
    La differenza con l’Italia, è che la Francia (che pure è un paese razzista sia chiaro) sta cominciando ad avere una notevole percentuale di dirigenti non bianchi: arabi, africani, orientali. Perchè gli permettono di studiare.

    Quanto al tuo discorso, se ti penti di aver studiato, le possibilità sono due: o hai studiato la materia sbagliata o hai studiato male…
    oppure, stai solo facendo retorica, per darti arie da democratico “ho-studiato-ma-voglio-fare-il-muratore”.

  • Sokratico

    Bello generalizzare, sì….
    un bel ruttino e via! anche oggi ci siamo evitato il problema di dover pensare a cosa dire…

  • Sokratico

    Il concetto di “a che serve” una laurea fa abbastanza ridere…a che serve studiare?
    Forse vuoi dire, con un laurea in storia non trovi lavoro?

    Bene, uno accetta il rischio e segue la sua passione.

    E l’ultimo argomento è pura retorica. La frase “stanne fuori e studiati i libri”….ci dice solo che non sai di cosa parli.
    Studiare NON è “leggere libri”…questa è la visione ignorante della cultura. Studiare è confrontarsi, riflettere, essere stimolati da persone che hanno passato la vita a appronfondire un argomento, essere aiutati a focalizzare un interesse…

    E questo, mi spiace, ma google, wikipedia o il Kindle non lo possono fare al posto di un insegnante bravo.

  • Sokratico

    Certo, l’università costa 2000 euro. Poi l’affitto sono in media tra i 400 e i 600 euro al mese.
    Ci permetti di mangiare? sono altri 150-200 euro al mese.
    Mettiamo insieme la macchina, la benzina, i mezzi pubblici, una pizza con gli amici, due paia di mutande nuove. Diciamo altri 200 euro al mese.

    Sono contento che a te mamma e papà ti abbiano pagato gli studi.
    Ma se mamma e papà non ci sono più o non hanno soldi, il conticino della serva che ho fatto ti dice: almeno 10000 euro all’anno. Tre anni sono 30.000.

    Ora, se lavori a tempo pieno ce la fai a pagare. Ma a studiare? Il cervello si stanca prima dei piedi…i camerieri fanno fatica a studiare filosofia teoretica al ritorno dal lavoro (fidati, è così)
    E allora, gli anni passanno, le tasse si accumulano.

    Ci sono un sacco di coglionazzi che ciondolano nelle facoltà, ma non sono poveracci quelli.
    La gente che ci tiene si sbatte, non frigna. Si fa il culo, ma a volte non ce la fa lo stesso.
    Essere poveri, costa caro…

    Quindi, scendi dal tuo minuscolo piedistallo e abbi il pudore di tacere.

  • McBane

    1- Io parlavo di retta, non di costi della vita.
    2- Ora… non so quale sia la tua storia, quindi non vorrei sembrare offensivo, ma non dirmi che le università italiane pullulano di orfani con le pezze al culo che si fanno un “mazzo tanto”… Non è comunque a questa categoria che si riferisce l’articolo, ma alla stragrande maggioranza di pecore che si trascinano lungo i corridoi e che dopo dieci anni (di cui cinque sono studio effettivo e gli altri cazzeggio… l’università l’ho fatta anch’io e so benissimo quanti tempi morti ci sono, c’è chi effettivamente li sfrutta per lavorare, ma non sono la maggioranza) si lamentano perchè non trovano lavoro qualificato.
    Mi fa piacere che il cameriere si interessi di filosofia teoretica, ma non si lamenti se dopo anni di studi si accorgerà che quel pezzo di carta non gli servirà (quasi) a nulla. Lo sapeva… voglio dire: si sa quali sono le lauree “vendibili” e quelle meno vendibili… allora c’è da chiedersi: mi laureo per avere più possibilità di trovare un lavoro, o mi laureo per dire: “Ho fatto l’università?”…

  • Sokratico

    No, caro, non stiamo parlando di costo della vita. tu dici:
    Cristo dio, in Italia l’università statale costa 2000 € all’anno più o meno, i libri si scaricano o si fotocopiano al giorno d’oggi, non è che servano stipendi milionari per studiare, eh… ma a chi la volete raccontare???, — piuttosto smettetela di frignare, il mondo è pienmo di opportunità per chi sa coglierle”

    Beh, mi sembra che il problema della retta, sia il minore per chi vuole studiare, no?Sesei fuori sede, dovrai dormire e mangiare o no?
    E siamo d’accordo, l’ho scritto, che c’è un sacco di gente che cazzeggia all’università con le sovvenzioni di papà. Non c’è bisogno di ribadirlo.

    Il punto però che dire “piantatela di frignare” si rivolge a chi si lamenta, soprattutto nel contesto di questo articolo, ed ai commentatori che ti hanno preceduto che si lamentavano giustamente del costo dell’Università.

    Le situazioni familiari, ognuno ha la sua. Ma che l’università in Italia abbia un accesso classista, è un fatto evidente. Studia chi ha i soldi.
    Sulla base di questo fatto, è indecente dire che chi si laurea in ritardo è “uno che frigna”.

    Quanto al discorso del cameriere, non parlavo della laurea per trovare lavoro ma la difficoltà di studiare e lavorare al tempo stesso. Poichè io ho lavorato e studiato, mi sono laureato in filosofia appunto, lo posso dire: non è facile. Non puoi dare 6-8 esami l’anno se lavori 8 ore al giorno.

    Sono contento della mia laurea inutile, sai caro? Adesso sono a Parigi e sto prendendo una seconda laurea alla Sorbona, in un paese che mi da a fondo perduto contributi sull’affitto, servizi e un’Università a 180 euro all’anno.

    Questo è l’accesso al sapere, non “marketing esistenziale”, qualunque cosa sia…
    E io a differenza tua non mi pento di aver studiato.
    Si penta l’Italia piuttosto di aver mandato via un altro cervello ben instruito, spero. Che ci restino gli sgobboni, a godersi il bel paese…e tutte le opportunità di fare gli schiavi con le dimissioni firmate in bianco che sembra ti piacciano tanto.
    saluti

  • consulfin

    non credo che si possa essere doppiati quattro volte, a meno che non si disputino quattro gare. Almeno linguisticamente.

  • Truman

    Il bamboccione che parla tanto di laurea a max 28 anni dimentica che c’è un patto sottostante all’istruzione, che implica una serie di impegni specifici.

    Chi educa cede delle conoscenze e quindi del potere. Egli perderebbe potere se tali conoscenze non fossero organizzate in modo opportuno e se il discente non si sottoponesse alle regole dell’istituzione.
    Quindi il discente si sottomette per anni e anni all’istruzione ed al suo sistema concettuale di saperi e di valori, diventando infine un chierico, un intellettuale organico al potere istituzionale. Egli diventa un uomo del sistema.
    E’ evidente che se l’istituzione statale non è poi in grado di dare da vivere al chierico, quest’ultimo si sente tradito. Ha dato la sua vita per aria fritta in cambio.

    Se poi il suo percorso è ancora incompleto egli comincia ad avere dubbi e lentezze, si applica poco al suo dovere.

    Ma il suo poco impegno discende dal tradimento di un patto (implicito ma sostanziale): l’istituzione lascia abbandonati quelli che per anni e anni hanno dedicato la propria vita ad imparare i dogmi ed i riti del potere istituzionale. Direi che fanno bene a metterci poco impegno, altrimenti potrebbero avere grosse delusioni nel vedere tutti i posti che contano occupati da figli di papà, mentre i migliori laureati lottano per una borsa di studio da 600 € al mese per tre mesi.

    Questo il bamboccione non ha capito. Ma non fateci caso, lui è un figlio di papà e non ha bisogno di ragionare.