Senato USA ferma l’orrore dell’aborto al nono mese

La legge non è passata a Capitol Hill per 48 voti contrari e 46 favorevoli, a fare la differenza il senatore democratico Joe Manchin

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La Camera, saldamente nelle mani Dem, a settembre l’aveva approvata per sette voti. A rincarare la dose, Biden aveva nominato per la Corte Suprema per occupare il posto del giudice dimissionario Stephen Breyer il giudice della Corte d’Appello del District of Columbia Ketanji Brown Jackson, attivista radicale e di sinistra, sostenuta da molti dei gruppi pro-aborto più radicali d’America. Insomma, quelli secondo i quali si può uccidere un bambino anche al nono mese, anche alla nascita, come avviene già in Cina, Nord Corea, Vietnam, Singapore, Canada e Paesi Bassi.
L’amministrazione Biden è la più abortista della storia d’America, secondo le associazioni religiose e pro-vita americane. D’altronde, come non esserlo, quando tra i propri finanziamenti c’è un miliardo di dollari ascrivibile ai fautori dell’aborto radicale. La legge in questione si nasconde dietro la tutela dei diritti della donna, si chiama Women’s Health Protection Act (“Legge sulla protezione della salute delle donne”) ed è accompagnata dal solito corollario di attivisti e manifestanti femministi. La legge avrebbe portato non solo a consentire l’aborto fino alla nascita, ma avrebbe in effetti criminalizzato il dissenso verso la pratica, sancendo: l’eliminazione di tutte le leggi statali e federali che prevedono il consenso dei genitori sull’aborto delle minorenni; divieto di tutte le leggi che prevedono, prima del consenso della madre all’aborto, pause di riflessione e presa visione di immagini digitali del nascituro; divieto a tutti gli stati di approvare leggi per proteggere i nascituri sino alle 20 settimane; licenziamento in tronco per medici e infermieri obiettori di coscienza, taglio dei fondi pubblici a ospedali religiosi che non eseguono la pratica; eliminazione di ogni tetto e limite di spesa pubblica per il finanziamento federale diretto alle strutture abortiste; divieto a ogni singolo stato di proibire l’aborto fino alla nascita e l’aborto selettivo in base al sesso.
Perché tanta foga sull’aborto radicale? quali gli interessi che si celano dietro ai ricchissimi lobbisti di Planned Parenthood & affiliati? Innanzitutto il principio del depopolamento, sacro al Comitato dei 300 e a tutte le sue diramazioni davosiane e trilateraliste, che sono i burattinai di Sleepy Joe e la sua cricca. Inoltre, gli aborti forniscono tanti feti, materia prima preziosissima per lo sviluppo di vaccini e farmaci di ultima generazione, e gli aborti ne forniscono in quantità industriale. Con l’estensione dell’aborto fino alla nascita, si legalizzerebbe la sperimentazione sul feto in tutte le sue fasi di sviluppo, e l’utilizzo di organi a fini scientifici. Infine, nelle cosiddette alte sfere (che di alto non hanno proprio nulla) sono diffuse pratiche di magia nera e scienza alchemica, che – per chi ci crede, e loro ahinoi ci credono – prevedono sia l’utilizzo di parti di feti morti, sia pratiche magiche che si nutrono dell’energia dei bambini uccisi.
Inaspettatamente, il Women’s Health Protection Act è stato bloccato in senato per due voti, e il voto che ha fatto la differenza, essendosi espressi compattamente i due schieramenti pro (democratici) e contro (repubblicani), è stato proprio quello dell’unico senatore Dem dissenziente, Joe Manchin, che ora si trova nel bel mezzo della gogna mediatica per aver rovinato proprio alla fine un lavoro costato anni di fatica alla cricca globalista. E proprio Capitol Hill, la cui profanazione da parte dei brancaleoneschi Antifa al soldo del Deep State ha inaugurato l’era Biden, si è posto un’altra volta ad argine del nulla che avanza.

MDM 06/03/2022

Fonte https://lanuovabq.it/it/sconfitta-dem-bocciato-laborto-fino-alla-nascita

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