SE FOSSI FRANCESE

SE FOSSI FRANCESE

DI COSTANZO PREVE
ariannaeditrice.it

1. Quanto scrivo qui probabilmente aumenterà il gossip e l'antipatia in rete nei miei confronti. Ma siccome ho anche alcuni estimatori convinti (ad occhio e croce più di dieci e meno di cinquanta) a loro, e solo a loro, devo la sincerità e la parrhesia (in greco, parlare chiaro). In Francia il 22-4-2012 ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali, ed il 6-5-2012 il secondo turno fra i primi due rimasti. Se fossi francese andrei a votare in entrambi i turni. Al primo turno (scandalo! orrore!) voterei Marine Le Pen, ed anche al secondo turno, se fosse ancora in corsa.
Al secondo turno, nell'ipotesi che siano ancora in corsa solo Sarkozy ed Hollande, voterei sicuramente Hollande come male minore.

Sarkozy, o meglio il trio Sarkozy-Juppè-Bayrou, sono per la Francia e l'Europa il male maggiore, Draghi e Monti in salsa francese, più "nuovi filosofi", "polizia del pensiero" ed interventismo di guerra. Penso che non interesserà tanto questa dichiarazione, quanto la motivazione.

E cominciamo, partendo un po' da lontano, ma a costo di essere verboso non credo alla comunicazione via SMS e Twitter. Sono legato alla buona vecchia argomentazione su carta. Scrivo ovviamente prima del 22-4-2012, per cui non so proprio come andrà a finire.

2. Come cittadino italiano, non voto più dal 1992 (in cui votai per l'ultima volta la neonata Rifondazione per inerzia politica, avendo sempre votato dal 1968 l’estrema sinistra). Non voto più per protesta contro il colpo di Stato giudiziario extra-parlamentare surrealmente denominato Mani Pulite. Non voto più perché l'Italia non ha più nessuna sovranità politica dal 1945 a causa delle basi americane, ma almeno allora c'era l'opposizione comunista di sistema, e poi dopo il 1991 non c'è stata neppure più la sovranità monetaria, cui è subentrato il mantra "ce lo chiede l'Europa", di cui il rinnegato ex-comunista Napolitano è diventato la macchietta. Non voto più perché, pur avendo antipatia per il Puttaniere Sbruffone, mi sono sempre rifiutato di pormi sul terreno minato dell'anti-berlusconismo, ideologia di riciclaggio del serpentone trasformistico PCI-PDS-DS-PD. Non voto più perché, pur restando un anticapitalista radicale, non mi interessa l'innocuo massimalismo verbale dei tre porcellini (Vendola, Diliberto, Ferrero), ed in quanto a Bertinotti, lo considero solo una figura grottesca e poco divertente di una commedia dell'arte da periferia padana. E potrei continuare, ma ritengo sia già chiaro così. In Francia, grazie unicamente al meritorio De Gaulle, c'è ancora un brandello di sovranità nazionale. La gente è in maggioranza contro l'euro, anche se sventuratamente viene divisa ideologicamente fra la Le Pen e Mélanchon, per il quale voterei, se pensassi che facesse sul serio, senza recitare il semplice gioco delle parti (urla rivoluzionarie, e poi appoggio a Mitterrand e Jospin). E poi per ora non ci sono ancora basi americane, e ci sono persino pensatori geopolitici dell'asse Parigi-Berlino-Mosca (de Grossouvre). Insomma, un paese più serio del nostro. E adesso, scusatemi per il narcisismo, ma voglio dire qualcosa sul mio rapporto con la Francia.

3. Il mio rapporto con la Francia (e con la francofonia, che pratico fin da bambino) è avvenuto in due tempi. La mia iniziazione sia alla filosofia che al marxismo è avvenuta in Francia, mentre l'Italia non vi ha giocato un ruolo. Ho avuto come amici personali alcuni fra i maggiori pensatori marxisti francesi della seconda metà del Novecento (nominativamente Labica, Vincent, Bidet, Balibar, Andréani, Tosel, ed altri), ed essi mi hanno praticamente insegnato tutto. Ho aderito per circa un quindicennio all'althusserismo, che poi ho radicalmente abbandonato, ma il suo abbandono è stato per me "maieutico", perché mi ha costretto ad elaborare un codice filosofico personale. In Italia ho goduto della consuetudine con alcuni pensatori più anziani (Norberto Bobbio, Ludovico Geymonat, Cesare Cases, Franco Fortini, fra gli altri), ma essi sono stati per me un esempio umano, non certo filosofico. Filosoficamente non ritengo di avere imparato da loro quasi nulla, ed ho anzi dovuto fare tutto da solo.

4. Un secondo tempo del mio rapporto con la Francia è stato caratterizzato dalla mia amicizia con Alain de Benoist, amicizia che i precedenti citati avrebbero senz'altro condannato, ma se si fa di testa propria non si può piacere a tutti. De Benoist è giunto fino a menzionarmi nella dedica del suo recentissimo libro-intervista di memorie (cfr. Mémoire Vive, entretiens avec François Bousquet, Editions de Fallois, Paris 2012). Non entro qui nel merito dei numerosissimi punti di accordo con de Benoist o sui punti di disaccordo (ad esempio, la valutazione filosofica dell'universalismo). L'ho già fatto in un apposito saggio (cfr. Il paradosso de Benoist, Settimo Sigillo, Roma 2006). Qui mi interessa solo sottolineare tre punti. In primo luogo, de Benoist sfugge alla inesorabile definizione sugli intellettuali come gruppo sociale distinto data a suo tempo da Bourdieu: una frazione dominata della classe dominante. Per sfuggirvi bisogna violare il tabù della dittatura del Politicamente Corretto, come ha fatto recentemente su Israele il benemerito Günther Grass. Inoltre, de Benoist non può essere definito in alcun modo un membro dominato della classe dominante, perché la classe dominante inscena un teatrino delle marionette Destra/Sinistra, il cui ingrediente fondamentale è l'antifascismo in assenza di fascismo e l'anticomunismo in assenza di comunismo. De Benoist è del tutto al di fuori di questo gioco e della sua utilizzabilità. In secondo luogo, c'è il gruppo intellettuale della "crociata umanitaria", in cui si distinguono i francesi Glucksmann e Henry-Lévy, ma che hanno numerosi cloni in Italia (paginoni culturali e giornaloni). E si trasformano guerre civili (Kosovo, Libia, Siria) in rappresentazioni fantastiche, in cui interi popoli unanimi lottano contro feroci dittatori personalizzati, a piacere hitlerizzati o stalinizzati. Naturalmente urlano a tutto spiano per i bombardamenti umanitari, e chi non è d'accordo con loro è bollato di populismo, antiamericanismo ed antisemitismo. Vergogna. In terzo luogo, c'è il patetico gruppo della "polizia del pensiero" (cito come esempi Rossana Rossanda ed Umberto Eco, in quanto francofoni e parigini di elezione). Costoro non hanno portato e non porteranno mai nessun contributo creativo, ma in compenso sono sempre attivi nel "mettere in guardia contro le infiltrazioni" del Fascismo Obliquo ed Eterno (FOE), contribuendo attivamente a bloccare e mummificare quanto restava di creativo ed anticonformista nel pensiero di sinistra. È evidente che all'interno di questa triste tipologia de Benoist spicca per creatività, originalità e coraggio politico e culturale. Per questo considero la sua amicizia un onore ed un privilegio, anche se essa può spiacere ad altri amici, francesi o italiani.

5. Essendo un uomo di libri (e non vergognandomene affatto) cito nell'ordine quattro libri francesi, che mi hanno portato liberamente a questa folle decisione politicamente scorrettissima, anche se virtuale perché non ho il passaporto francese. Il primo è un recente saggio di de Benoist (cfr. Au bord du gouffre, Krisis, Paris 2011). Il secondo è un saggio di Jean-Claude Michéa (cfr. Le complexe d'Orphée, Climats, Paris 2011). Il terzo è un saggio di Régis Debray (cfr. Èloge des fronti&egr ave;res, Gallimard, Paris, 2011). Il quarto e ultimo è direttamente di Marine Le Pen (cfr. Pour que vive la France, Grancher, Paris, 2012). D'ora in poi li citerò con il nome del solo autore, ma lo farò analiticamente, perché mi pare che due esistano anche in traduzione italiana, ma due ancora no. Cercherò di fare un ragionamento piano e non settario.

6. Intitolato in italiano "Sulla soglia dell'abisso", il più recente libro di de Benoist sarebbe forse il più bel libro di "sinistra" pubblicato nell'ultimo anno, se la sinistra esistesse ancora e non fosse stata completamente fagocitata dalla "polizia del pensiero", dal futurismo progressistico automatizzato, dalla retorica dei diritti umani a bombardamenti incorporati, dall'antifascismo nostalgico-paranoico in totale assenza di fascismo, e via dicendo. So che quello che dico pare surrealistico e kafkiano, ma leggere per credere. Oggi chi è di sinistra dovrebbe essere contro la globalizzazione finanziaria, forma post-moderna di imperialismo post-borghese e post-proletario, ed in effetti libri contro il finanz-capitalismo (Gallino) si sprecano. Ma de Benoist è veramente contro la globalizzazione, non per finta o in modo teatrale (indignatos, Occupy Wall Street, eccetera), ma lo è con il coraggio di tirare anche alcune conclusioni sgradevoli e politicamente scorrette per i palati di sinistra: connotazione esatta del nemico principale indicato con nome e cognome e senza perifrasi, contingentamento dell'immigrazione incontrollata (senza la minima ombra di razzismo), ritorno alla sovranità monetaria nazionale anche se in forma federalista, protezionismo moderato ma visibile, opposizione al multiculturalismo americanizzante, eccetera. Tutte cose che la sinistra politicamente corretta non osa non solo dire, ma neppure pensare. A proposito della globalizzazione, la "sinistra" è divisa in due grandi tronconi, che definirei dei globalizzatori anarchico-utopisti e degli altermondialisti politicamente corretti. I globalizzatori anarchico-utopisti (Negri, Hardt, ma anche Badiou e Zizek) sono soprattutto nemici del vecchio Stato nazionale autoritario, e vedono nella globalizzazione nuove possibilità di liberazione ed il potenziale avvento di una nuova "moltitudine" (che sostituisca la vecchia e noiosa classe salariata, operaia e proletaria, che nel frattempo ha "deluso"), cioè di una soggettività capace di legare "la singolarità al comune”. Formalmente, si tratta di marxismo ortodosso legato analogicamente al Marx del Manifesto del 1848: così come la società borghese è un progresso rispetto a quella feudale, così l'impero mondializzato è un passo avanti rispetto alla realtà degli Stati nazionali edificati dalla borghesia (cfr. G. Giaccio, Diorama Letterario, n. 306, 2011). Si tratta di una ipocrita follia popolare nei due estremi della società, le cafeterias dei campus americani ed i centri sociali, dove vegeta una generazione di disoccupati. Gli altermondialisti politicamente corretti (ad esempio "Le Monde diplomatique", i trotzkisti francesi delle due varianti, i tre porcellini italiani Vendola, Diliberto e Ferrero, la Linke tedesca, eccetera) respingono invece le idiozie precedenti, ma ritengono in buona fede che le "lotte" (proletari più ecologisti, femministe e pacifisti) possano "imporre" alle oligarchie un secondo compromesso keynesiano-fordista, riproducendo i trenta anni gloriosi (Hobsbawm). Essi condannano virtuosamente la globalizzazione e la dittatura dello spread e della speculazione, ma pensano di poterne venire fuori non solo con Bersani, Hollande e la SPD rinnovata, ma anche senza pagare prezzi sgradevoli come il contingentamento dell'immigrazione, misure protezionistiche e ristabilimento delle monete sovrane nazionali (magari tenendo l'euro come sola unità di conto di riserva). Insomma, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, e vogliono fare la frittata senza rompere le uova. Il libro di de Benoist rompe finalmente l'ipocrisia politicamente corretta, ed ora si capisce meglio perché la "polizia del pensiero" adori Negri, Badiou e Zizek e lo condanni alla damnatio memoriae in vita.

7. Il libro di Michéa affronta in modo impareggiabile un tema che un secolo prima di lui solo Georges Sorel aveva saputo affrontare così bene, anche se Sorel non aveva ancora conosciuto la natura controrivoluzionaria del cosiddetto Sessantotto (in proposito vedi D. Fusaro, Minima Mercatalia, Bompiani, Milano 2012, pp. 372-394). Michéa spiega come la "sinistra" abbia potuto alienarsi la "gente comune" sulla base dell'adozione dogmatica della "religione del progresso". Il paradosso che Michéa spiega in modo magistrale sta nel fatto che da un lato la sinistra critica il liberismo economico ed il liberalismo politico, visti correttamente come l'involucro del dominio delle oligarchie finanziarie, e poi accetta supinamente il suo necessario complemento culturalistico, la liberalizzazione dei costumi, la religione del progresso, il mito per cui l'Avanti è sempre per definizione meglio dell'Indietro, ed il fatto che la morale per definizione è considerato un fatto strettamente privato. Michéa non coltiva nessuno nostalgismo reazionario, semplicemente spiega con ricchi riferimenti storici, antropologici e filosofici in che modo la schizofrenia progressista si è impadronita del recinto sacro della sinistra, recinto ben sorvegliato dalla nota "polizia del pensiero" e dai "crociati dell'interventismo umanitario". Leggere per credere.

8. Régis Debray ha alle spalle una lunghissima storia rivoluzionaria che l'ha portato dal Che Guevara a Mitterrand alla difesa sacrosanta della Jugoslavia nel 1999. Debray vede nella "frontiera" un limite alla mondializzazione, perché è ad un tempo la precondizione della sovranità monetaria nazionale e la precondizione dell'opposizione al "mondialismo planetario", che si copre di buone intenzioni multiculturali, assistenzialistiche e pacifistiche, e poi inevitabilmente copre l'interventismo a cento ottanta gradi (Schmitt, Zolo). Quello di Debray è un vero discorso contro il politicamente corretto sans frontiéres e sans papier, fatto da una persona che ha girato il mondo, ha le credenziali "internazionalistiche" a posto ed è multilingue. Appunto per questo non ha bisogno di coprirsi con il ridicolo mantello del multiculturalismo politicamente corretto, può tranquillamente restaurare il significato positivo e non negativo della frontiera: un limite magari facilmente oltrepassabile con una semplice carta d'identità, ma anche un limite fisiologico della sovranità comunitaria praticabile.

9. Ed arriviamo ora al libro della Le Pen. Ma poiché ho fatto la mia dichiarazione scandalosa, devo ai miei amici di "sinistra" (ne ho infatti ancora) una spiegazione sul perché non le preferisco i due trotzkisti Arthaud e Poitou ed il normale "sinistro" comunista-sovranista Mélenchon.

10. In Francia esistono tre gruppi trotzkisti organizzati, di cui due si presentano alle elezioni. Uno è il gruppo di Lotta Operaia (Arthaud) e l'altro è l'ex-Lega Comunista Rivoluzionaria, ribattezzata recentemente Nuovo Partito Anticapitalista. Entrambi hanno deciso di non unirsi al Fronte della Sinistra di Mélenchon, perché intendono chiarire di non voler fare da ruota di scorta massimalista a Hollande. A differenza di come si potrebbe pensare, io approvo fortemente l’esistenza organizzata di gruppi testimoniali apertamente anti-capitalisti, anche se (ma non è poco!) il loro analfabetismo geopolitico li porta a vere e proprie idiozie, come l'appoggio agli oppositori integralisti di Gheddafi in Libia e di Assad in Siria. Ma per quanto riguarda il trotzkismo, mi è venuto a noia il loro testimonialismo conservatore, per cui le analisi di de Benoist, di Michéa e di Debray non esistono, perché essi sono bensì rivoluzionari, ma prima di ogni altra cosa restano politicamente corretti di estrema sinistra. Da un lato, continuano a battere il tamburo di Stalin come capo termidoriano dei burocrati e della classe operaia, salariata e proletaria come soggetto rivoluzionario privilegiato, e dall'altro credono di poter rimpolpare il vecchio trotzkismo con dosi americaneggianti di ecologismo, femminismo e pacifismo, magari con un pizzico di sale di Negri, Badiou e Zizek presi a piccole dosi omeopatiche. Bisogna dire apertamente che si tratta di tempo perduto e di prosecuzione di un equivoco. In quanto a Mélenchon, i miei amici francesi di sinistra sicuramente lo voteranno. Nel secondo turno ha già chiarito che voterà Hollande, ma questo non mi scandalizza, perché anch'io lo farei, ritenendo l'accoppiata Sarkozy-Bayrou il male peggiore. Il fatto è che Mélenchon a mio avviso non fa sul serio, ma resta un tipico altermondialista e sovranista politicamente corretto, che si ferma intimidito di fronte al feticcio della unità della sinistra e del mantenimento della dicotomia Destra/Sinistra, a mio avviso obsoleta. E Hollande, il compare di Bersani, lo sa e ci marcia, anche se non giunge alla abiezione tutta italiana di appoggiare direttamente Monti per anti-berlusconismo ossessivo. Ecco in breve come vedo io la cosa.

11. E passiamo ora al libro della Le Pen. Mi si dirà che è un libro propagandistico, fatto per ingannare i creduloni "di sinistra" come me. Ma io non faccio parte della polizia del pensiero, ed ho già largamente pagato i miei prezzi al gossip malevolo. Io leggo libri, mi devo fidare di quello che leggo, e raramente ho avuto modo di trovarmi tanto d'accordo con un testo politico-teorico. Marine Le Pen (p. 135) afferma apertamente il deperimento attuale della dicotomia Destra/Sinistra. Se lo fa, questo significa che cerca voti a destra, al centro e a sinistra. Bene, è esattamente quello che da 15 anni aspetto da un politico. Perché ora che arriva dovrei sospettare l'inganno? Essa critica la guerra dell'Iraq (p.37). Sostiene che la bolla speculativa immobiliare è stata una strategia voluta (p. 36). Sostiene con Polanyi che il mercato è più utopico del piano (p.26). Sostiene con Maurice Allais che il liberalismo ha un codice "stalinista" e che il mondialismo è un'alleanza fra consumismo e materialismo (p. 49). Sostiene con Todd che c'è incompatibilità fra libero scambio e democrazia (p.50). Sostiene che se c'è qualcosa di "fascista", questo qualcosa è l'euro (pp. 54-61), affermazione certamente un po' hard, ma meglio esagerare che sottovalutare. Le è perfettamente chiara la natura abbietta dell'interventismo umanitario di Kouchner (p. 127). Si rifà positivamente a Lipovetsky, a Michéa ed a Bourdieu, e cita positivamente sia De Gaulle che lo stesso comunista Marchais. Ma soprattutto ci sono due punti importanti. In primo luogo, a differenza dei soliti politicanti ignoranti, la Le Pen traccia una vera genealogia teorica del capitalismo liberista, dai fisiocratici a Smith. In secondo luogo, non lascia dubbi sul fatto che la mondializzazione è cattiva in sé, è un orizzonte di rinuncia (p. 19), il modello americano è al cuore del progetto mondialista (p. 34), il debito pubblico è un buon affare mondialista (p. 72), l'organizzazione europea di Bruxelles è l'avanguardia europea del mondialismo (p. 74), e che infine l'immigrazione incontrollata è parte di un'offensiva economica e culturale del mondialismo (p. 80). Questa ultima affermazione è particolarmente sgradevole per le anime pie politicamente corrette di sinistra, perché identificata con il razzismo ed il populismo. Bisogna però sapere se essa è fondata o infondata, ed io la considero parzialmente fondata. La Le Pen afferma anche che il sarkozysmo è lo stadio supremo del mondialismo (p. 151), che la nazione non deve essere demonizzata (p. 103), che la scuola e la cultura classica devono essere difese (p. 111 e p. 235), che il popolo è diventato "indesiderabile” e viene sempre accusato di "populismo", termine vuoto e per questo sorvegliato dalla polizia del pensiero (p. 128). E potrei continuare. Sottolineo per chiarezza che la mia dichiarazione “scandalosa” deve essere giudicata solo ed esclusivamente sulla base del libro e dei punti citati; essa non comporta in alcun modo la condivisione del razzismo e della xenofobia anti-immigrati, con le quali la Le Pen si deve e si dovrà inevitabilmente confrontare sul piano elettorale. A questo punto mi si dica, se lo si vuole, che sono un vecchio ingenuo gabbione e che mi lascio infinocchiare da una scaltra "populista". Ammetto di avere un fraterno amico, che qui non cito, che fa parte del circolo politico della Le Pen. Egli afferma, ed io gli credo, che il libro corrisponde a verità e che la Le Pen crede veramente a quello che scrive. Preferisco sbagliare per ingenuità che essere sospettoso per paranoia. Ed ora terminiamo con un breve commento finale.

12. Io resto un anticapitalista radicale. Lo sono diventato a 18 anni, nel 1961, ed è chiaro che lo sono diventato all'interno della cultura di "sinistra". Mio padre, morto nel 1993, non me lo ha perdonato, perché era un anticomunista viscerale, e l'ha preso come un vero e proprio tradimento di un figlio ingrato. Da posizioni di sinistra mi sono messo a studiare la filosofia, Hegel, Marx ed il marxismo, e ne sono diventato un esperto, al di là della condivisione o meno della mia interpretazione. Negli anni Sessanta, a Parigi mi sono interessato sia all’althusserismo, che ho condiviso per più di un decennio, e sulla cui base sono diventato amico di Gianfranco La Grassa, sia alle differenze fra le tre tradizioni staliniana, trotzkista e maoista. Negli anni Sessanta sono anche entrato a fare parte organica della sinistra greca, dopo un lungo soggiorno ad Atene. Negli anni Settanta e Ottanta ho attivamente militato nella sinistra italiana della mia città (Torino). Come si vede, ho un pedigree di tutto rispetto e ritengo di non avere nulla di cui vergognarmi. Soprattutto, ritengo di non avere "scheletri nell'armadio" e di aver sempre fatto pubblicamente quello che ho fatto.

Un amico mi ha sconsigliato di mettere in rete pubblicamente queste pagine, perché sembrano fatte apposta per incrementare un gossip maligno. Ma penso che se si comincia ad autocensurarsi perché si è introiettato il politicamente corretto, tanto varrebbe andare da soli all'ospizio, finché i piedi ci portano ancora.

Costanzo Preve
Fonte: www.ariannaeditrice.it
Link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43120
18.04.2012

Sulle reazioni all'articolo, leggere: POLITICAMENTE CORRETTO...

Commenti (58)

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    1. cloroalclero 20 aprile 2012

      A me Preve mi incanta quando parla di storia della filosofia, veramente lo trovo illuminante e mi è stato utile molte volte per impostare spiegazioni in classe. Per cui lo stimo molto e nutro per lui molto rispetto.
      Come filosofo politico pero' mi suscita molte riserve. Molto alla lunga piu' esauriente e militante il liberale Caracciolo.

    1. cloroalclero 20 aprile 2012

      Non voterei mai per Marie Le Pen perchè è fascista. E com'è nella storia di TUTTI i fascismi, anche se elaborano bellissimi "programmi di san sepolcro" (e non è manco il caso della la pen) alla fine se c'è da dare una svolta "filo-potente-di-turno la danno, senza troppi scrupoli e mandando al macello chi li aveva sostenuti per ideale. E' SEMPRE ANDATA COSI sfido chiunque ad argomentare il contrario.

      Secondariamente: NON E' VERO CHE LA FRANCIA CONSERVA UN BARLUME DI SOVRANITA'. E' piu' di molte altre "terra di sion" ed ha pure vinto la guerra (noi siamo terra americana, ma almeno abbiamo perso). La LDJ (legue de juives) in Francia attua una vera e propria dittatura, collusioni con la pula (a mò di fascisti), vessazioni, risse, incendi di librerie ed anche un omicidio. Tutto orientato alla persecuzione dei filopalestinesi. E i filopalestinesi sono bollati come nazi e perseguitati anche dal governo in modo molto pesante. Dieudonne' l'hanno rovinato, per esempio

    1. Santos-Dumont 20 aprile 2012

      Ma infatti, per coerenza io non avrei votato (e di fatto, da tempo non voto) nessuno. Tutto qui.

    1. Kursk43 20 aprile 2012

      Non è che gli altri concorrenti a miss president de France, siano una spanna al di sopra di Marine, neanche Melenchon, che ha invocato pubblicamente l'assassinio di Gheddafi...

    1. Kursk43 20 aprile 2012

      Non è che gli altri concorrenti a miss president de France, siano una spanna al di sopra di Marine, neanche Melenchon, che ha invocato pubblicamente l'assassinio di Gheddafi...

    1. Santos-Dumont 20 aprile 2012

      Dimenticavo: Preve non vota in Italia il meno peggio, ma lo/la vota in Francia? Nessuno ci vede una contraddizione?! Io per coerenza, continuerei con la scelta del non-voto. De gustibus.
      Detto ciò, a prescindere dalle critiche, leggere Preve é sempre un piacere, si vede da lontano che é abituato ad insegnare (e doveva essere un professore di quelli che ricordi per la vita intera...)

    1. Santos-Dumont 20 aprile 2012

      Lasciando da parte quel certo narcisismo che Preve mostra nel contare i propri "estimatori" (ma fregarsene degli estimatori, no?...), non voglio cadere nel solito giochino destra vs sinistra. Non esistono ragioni per dare l'ostracismo a Preve, finchè si opera sul piano del raziocinio logico. Quindi, premesso che conosco molto sommariamente il programma della Le Pen, preferisco pronunciarmi su singole affermazioni di Preve.


      - Opinabile l'affermazione che non esistano più comunisti: citandone alcuni, mai sentito parlare di PMLI? Sono in pochi ma apparentemente abbastanza "presenzialisti". Che siano mal digeriti dal nostro a causa del loro principale ispiratore Mao Tze Tung? Oppure sono altri "innocui massimalisti verbali"

      - Trovo fastidioso il modo in cui deturpa il termine "anarchico" associandolo a gente come Toni Negri. Che sia il risultato di rigurgiti di stalinismo o trotskismo? Si sa, i comunisti hanno sempre percepito gli anarchici come fumo negli occhi, Ucraina e Spagna docent...

      - La definizione di Francia come "paese più serio" dell'Italia...si certo, se con "serietà" intendiamo la capacità di sfruttare, bombardare umanamente, inquinare, etc. In questo si sono dimostrati ultimamente ben superiori al nostro paese, concordo.

      - Meno male che la condivisione del programma lepeniano non include la xenofobia e il razzismo, come é sollecito nel comunicarci nella parte conclusiva... perché a giudicare dal preambolo, avrei detto il contrario. O almeno, Preve avrebbe potuto specificare chiaramente che i limiti alla libera circolazione umana si applicano indistintamente a tutti (cominciamo dagli statunitensi?), non a specifiche etnie in virtù dell'aureo principio "alcuni sono più uguali degli altri"... e per non fare nomi: cosa direbbe Preve del blocco selettivo spagnolo all'immigrazione brasiliana, cui recentemente il governo brasiliano ha risposto pan per focaccia?



      Ammetto che il tasto dell'immigrazione é particolarmente dolente, nel mio caso, trovandomi io stesso in tale situazione come neocittadino brasiliano. La società brasiliana é per definizione multirazziale/multiculturale, forse più di facciata che di sostanza per ora, ma il cammino é comunque tracciato. Qui dovremmo entrare in considerazioni sull'effetto dei media sulla globalizzazione, ma francamente non ne ho molta voglia.

      Sará che Le Pen, Preve, i leghisti, etc ancora non hanno compreso il PERCHÉ dell'immigrazione, la sua dinamica? Potrà sembrare mancanza di umiltà, ma io non faccio il conteggio degli estimatori, anche fossero ZERO poco o nulla mi tange. Essere sconosciuto dá un bel vantaggio... ;-)

      L'Europa soffre il fenomeno dell'immigrazione incontrollata perché.... ormai siete DEBOLI! Si, grazie, é l'uovo di Colombo. Non c'è di che. Chiudere le porte ora, é come chiudere il recinto dopo che le vacche sono scappate. Tutto il mondo vede da decadi come vivete (intendo dire: quello che passa sui media globali); chi può, come i paesi BRICS o altri, vi emula sul posto favorendo lo sviluppo o vi manda(va) i suoi figli per apprendere, tornare in patria e applicare. I BRICS hanno risorse di vario tipo, voi no (o molto meno: in fin dei conti il colonialismo aveva pure le sue brutali ragioni, o no?). Il differenziale "ma il nostro patrimonio sono i cervelli", tende paurosamente a zero in funzione della crescita umano/sociale dei paesi ex-in-via-di-sviluppo. Spero vivamente che non mi cadrete nel solito provincialismo ausonico della presunta superiorità del genio italico. LOL.

      Il punto è: altri attori mondiali sono entrati in gioco prepotentemente e con l'intento di giocare un ruolo cruciale. Ergo, gli attori precedenti vedranno il loro ruolo ridimensionato e inserito in un contesto più ampio. Che ne dite della nazionalizzazione dell'YPF: reputate la Kirchner pazza? O agisce sapendo di poterlo fare? Ora, che questa inesorabile diminuzione di prestigio possa essere frenata dall'elezione di una Le Pen qualsiasi che pensa di risolvere mettendo dazi (ah si? e noi ve ne mettiamo sui lavorati o semilavorati, anzi, gia lo stiamo facendo: ride bene chi ride ultimo...) e frenando la libera circolazione dei lavoratori, é cosa che fa ridere i polli. Semmai, si dovrebbe fare esattamente il contrario: solo creando ponti e vincoli saldi con altre popolazioni più ricche di materie prime, riuscirete a scamparla in minima parte dal ciclone che si sta abbattendo sul presunto "primo mondo".
      Perdonate il paragone irriverente, ma qualcuno si ricorda il finale di "The Day After Tomorrow"? Ecco... Mettete la crisi attuale al posto del congelamento, e unite i puntini.

      My two cents, naturalmente.

    1. Fabriizio 20 aprile 2012

      56

    1. ws 20 aprile 2012

      non ci saranno simili "prossime elezioni" . Alla fine quando il "troiaio" sara' diventato troppo grande non ci sara' piu' alcun " indottrinamento" che lo possa nascondere , e per gestire il " poppolo " al posto delle " chiacchiere" torneranno necessarie le " maniere forti".

    1. ws 20 aprile 2012

      l "outing" di preve e' apprezzabilissimo perche' fa quello che un intellettuale onesto dovrebbe sempre fare: osservare la realta' dando spazio al dubbio e cercando le risposte senza pregiudizi.

      Sfortunatamente pero' molto di piu non si puo' fare, quando i giochi sono truccati la filosofia del " male minore " non porta da nessuna parte.

      Nello specifico ,Marina le pen non andra' al ballottaggio e il pesce lesso hollande , per quanto ben poco si sia voluto impegnare, vincera' , ma solo per la voglia di cambiamento del disperato pecorume francese

      Ma non cambiera' nulla .L' attuale classe dirigente " ex-trostkysta" ( cioe' globalista amerikanista e superkapitalista :-)) che 5 anni fa transito' dal ps ,che l' aveva cresciuta e rimpizzata ,nel governo di sarko ' fara' il cammino inverso per continuare le stesse politiche sotto slogan diversi :-(

      Purtroppo l'unico modo per vincere su di un tavolo truccato e' rovesciarlo cacciando il croupier.

    1. Truman 20 aprile 2012

      Stimo Preve, anche se su parecchi punti non mi ritrovo d'accordo con lui. Anche qui troppi argomenti sono in discussione.

      Noto di passaggio la ripetizione del mantra previano della dicotomia destra/sinistra ormai esausta. Se così fosse, il miglior modo di trattare tale argomento sarebbe ignorarlo. Ma qui il discorso è lungo.


      Vorrei piuttosto commentare la frase: "intellettuali come gruppo sociale distinto data a suo tempo da Bourdieu: una frazione dominata della classe dominante.

      Qui c'è un'assunzione implicita sull'idea di dominio: che esistano delle frazioni della classe dominante che non sono dominate, cioè che si possa esercitare un potere senza che tale potere in qualche modo limiti il dominante. Insomma gli intellettuali sarebbero costretti ad agire per conto dei dominanti ma sarebbero anch'essi dominati, mentre altri dominanti sarebbero liberi.

      Per quanto tale assunzione possa apparire scontata, lapalissiana, quasi tautologica, non è dimostrata, anzi si scontra con gli aspetti paradossali del potere.

      Il buon senso comune lo sa bene che chi arriva a posizioni di grande potere spesso riesce nel suo intento solo obbedendo alle persone giuste.

      In pratica Mario Monti è potente in Italia perchè obbedisce a Golman Sachs e gruppi di potere analoghi.


      Ma il potere è paradossale di suo. Chi raggiunge i vertici del potere diventa schiavo del suo stesso potere. Lo raccontava bene Robert Sheckley in un raccontino che non trovo più. Un esempio più recente è in "Fight Club" di Chuck Palaniuk. Verso la fine della storia il protagonista è ormai diventato un essere sovrumano, un semidio, nessuno lo può fermare, ma una cosa non può fare: chiudere un fight club. L'origine del suo stesso potere non gli rende possibili alcune azioni.


      In definitiva il potere ha aspetti contraddittori e gli intellettuali sono schiavi di questo potere più o meno come gli altri componenti della classe dominante. Però si prestano facilmente a fare il lavoro sporco.

    1. MATITA 20 aprile 2012

      anche io attendo da anni chi spacchi questa assurda contrapposizione destra sinistra ,ma la cosa che più mi preoccupa è la totale ignoranza della gente ormai ridotta ad accettare tutto.......forse la miseria aguzzerà il loro pensiero

    1. ghera60 20 aprile 2012

      Peccato che tu non lo sia

    1. totalrec 20 aprile 2012

      Estimatore n. 55. Anch'io voterei come Preve al primo turno, e con gioia. Al secondo turno no, non ce la farei a scomodarmi per un quaqquaraqqua come Hollande. E' vero che egli rappresenta il male minore, ma la politica del male minore non è sufficiente a costringermi a dare il mio contributo di comparsa all'ennesima farsa elettorale.

    1. Kursk43 20 aprile 2012

      Ma perchè ti chiami eurasia? Hollywood era già prenotato?

    1. Pellegrino 20 aprile 2012

      Ma la Le Pen non è al contempo sionista?

    1. castigo 20 aprile 2012

      inasprimento delle sanzion contro i delinquenti recidivi...

      molto meglio qua, dove te li ritrovi per la strada il giorno dopo l'arresto, sì??

      ma dobbiamo essere tutti bbbbbuoni e rieducarli..... anche dopo che ti hanno massacrato per derubarti di 20 euro.....

    1. VeniWeedyVici 20 aprile 2012

      Comunque se Preve fosse francese mi farebbe schifo, come mi fanno schifo tutti i mangiarane d'oltrAlpe. 88.

    1. reio 20 aprile 2012

      il problema è che la marine andrà all' eliseo, non a queste elezioni, ma alle prossime, tanto hollande e sarko faranno un gran troiaio

    1. reio 20 aprile 2012

      ma va ma va

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