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SE FOSSI FRANCESE

DI COSTANZO PREVE
ariannaeditrice.it

1. Quanto scrivo qui probabilmente aumenterà il gossip e l’antipatia in rete nei miei confronti. Ma siccome ho anche alcuni estimatori convinti (ad occhio e croce più di dieci e meno di cinquanta) a loro, e solo a loro, devo la sincerità e la parrhesia (in greco, parlare chiaro). In Francia il 22-4-2012 ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali, ed il 6-5-2012 il secondo turno fra i primi due rimasti. Se fossi francese andrei a votare in entrambi i turni. Al primo turno (scandalo! orrore!) voterei Marine Le Pen, ed anche al secondo turno, se fosse ancora in corsa.
Al secondo turno, nell’ipotesi che siano ancora in corsa solo Sarkozy ed Hollande, voterei sicuramente Hollande come male minore.

Sarkozy, o meglio il trio Sarkozy-Juppè-Bayrou, sono per la Francia e l’Europa il male maggiore, Draghi e Monti in salsa francese, più “nuovi filosofi”, “polizia del pensiero” ed interventismo di guerra. Penso che non interesserà tanto questa dichiarazione, quanto la motivazione.

E cominciamo, partendo un po’ da lontano, ma a costo di essere verboso non credo alla comunicazione via SMS e Twitter. Sono legato alla buona vecchia argomentazione su carta. Scrivo ovviamente prima del 22-4-2012, per cui non so proprio come andrà a finire.

2. Come cittadino italiano, non voto più dal 1992 (in cui votai per l’ultima volta la neonata Rifondazione per inerzia politica, avendo sempre votato dal 1968 l’estrema sinistra). Non voto più per protesta contro il colpo di Stato giudiziario extra-parlamentare surrealmente denominato Mani Pulite. Non voto più perché l’Italia non ha più nessuna sovranità politica dal 1945 a causa delle basi americane, ma almeno allora c’era l’opposizione comunista di sistema, e poi dopo il 1991 non c’è stata neppure più la sovranità monetaria, cui è subentrato il mantra “ce lo chiede l’Europa”, di cui il rinnegato ex-comunista Napolitano è diventato la macchietta. Non voto più perché, pur avendo antipatia per il Puttaniere Sbruffone, mi sono sempre rifiutato di pormi sul terreno minato dell’anti-berlusconismo, ideologia di riciclaggio del serpentone trasformistico PCI-PDS-DS-PD. Non voto più perché, pur restando un anticapitalista radicale, non mi interessa l’innocuo massimalismo verbale dei tre porcellini (Vendola, Diliberto, Ferrero), ed in quanto a Bertinotti, lo considero solo una figura grottesca e poco divertente di una commedia dell’arte da periferia padana. E potrei continuare, ma ritengo sia già chiaro così. In Francia, grazie unicamente al meritorio De Gaulle, c’è ancora un brandello di sovranità nazionale. La gente è in maggioranza contro l’euro, anche se sventuratamente viene divisa ideologicamente fra la Le Pen e Mélanchon, per il quale voterei, se pensassi che facesse sul serio, senza recitare il semplice gioco delle parti (urla rivoluzionarie, e poi appoggio a Mitterrand e Jospin). E poi per ora non ci sono ancora basi americane, e ci sono persino pensatori geopolitici dell’asse Parigi-Berlino-Mosca (de Grossouvre). Insomma, un paese più serio del nostro. E adesso, scusatemi per il narcisismo, ma voglio dire qualcosa sul mio rapporto con la Francia.

3. Il mio rapporto con la Francia (e con la francofonia, che pratico fin da bambino) è avvenuto in due tempi. La mia iniziazione sia alla filosofia che al marxismo è avvenuta in Francia, mentre l’Italia non vi ha giocato un ruolo. Ho avuto come amici personali alcuni fra i maggiori pensatori marxisti francesi della seconda metà del Novecento (nominativamente Labica, Vincent, Bidet, Balibar, Andréani, Tosel, ed altri), ed essi mi hanno praticamente insegnato tutto. Ho aderito per circa un quindicennio all’althusserismo, che poi ho radicalmente abbandonato, ma il suo abbandono è stato per me “maieutico”, perché mi ha costretto ad elaborare un codice filosofico personale. In Italia ho goduto della consuetudine con alcuni pensatori più anziani (Norberto Bobbio, Ludovico Geymonat, Cesare Cases, Franco Fortini, fra gli altri), ma essi sono stati per me un esempio umano, non certo filosofico. Filosoficamente non ritengo di avere imparato da loro quasi nulla, ed ho anzi dovuto fare tutto da solo.

4. Un secondo tempo del mio rapporto con la Francia è stato caratterizzato dalla mia amicizia con Alain de Benoist, amicizia che i precedenti citati avrebbero senz’altro condannato, ma se si fa di testa propria non si può piacere a tutti. De Benoist è giunto fino a menzionarmi nella dedica del suo recentissimo libro-intervista di memorie (cfr. Mémoire Vive, entretiens avec François Bousquet, Editions de Fallois, Paris 2012). Non entro qui nel merito dei numerosissimi punti di accordo con de Benoist o sui punti di disaccordo (ad esempio, la valutazione filosofica dell’universalismo). L’ho già fatto in un apposito saggio (cfr. Il paradosso de Benoist, Settimo Sigillo, Roma 2006). Qui mi interessa solo sottolineare tre punti. In primo luogo, de Benoist sfugge alla inesorabile definizione sugli intellettuali come gruppo sociale distinto data a suo tempo da Bourdieu: una frazione dominata della classe dominante. Per sfuggirvi bisogna violare il tabù della dittatura del Politicamente Corretto, come ha fatto recentemente su Israele il benemerito Günther Grass. Inoltre, de Benoist non può essere definito in alcun modo un membro dominato della classe dominante, perché la classe dominante inscena un teatrino delle marionette Destra/Sinistra, il cui ingrediente fondamentale è l’antifascismo in assenza di fascismo e l’anticomunismo in assenza di comunismo. De Benoist è del tutto al di fuori di questo gioco e della sua utilizzabilità. In secondo luogo, c’è il gruppo intellettuale della “crociata umanitaria”, in cui si distinguono i francesi Glucksmann e Henry-Lévy, ma che hanno numerosi cloni in Italia (paginoni culturali e giornaloni). E si trasformano guerre civili (Kosovo, Libia, Siria) in rappresentazioni fantastiche, in cui interi popoli unanimi lottano contro feroci dittatori personalizzati, a piacere hitlerizzati o stalinizzati. Naturalmente urlano a tutto spiano per i bombardamenti umanitari, e chi non è d’accordo con loro è bollato di populismo, antiamericanismo ed antisemitismo. Vergogna. In terzo luogo, c’è il patetico gruppo della “polizia del pensiero” (cito come esempi Rossana Rossanda ed Umberto Eco, in quanto francofoni e parigini di elezione). Costoro non hanno portato e non porteranno mai nessun contributo creativo, ma in compenso sono sempre attivi nel “mettere in guardia contro le infiltrazioni” del Fascismo Obliquo ed Eterno (FOE), contribuendo attivamente a bloccare e mummificare quanto restava di creativo ed anticonformista nel pensiero di sinistra. È evidente che all’interno di questa triste tipologia de Benoist spicca per creatività, originalità e coraggio politico e culturale. Per questo considero la sua amicizia un onore ed un privilegio, anche se essa può spiacere ad altri amici, francesi o italiani.

5. Essendo un uomo di libri (e non vergognandomene affatto) cito nell’ordine quattro libri francesi, che mi hanno portato liberamente a questa folle decisione politicamente scorrettissima, anche se virtuale perché non ho il passaporto francese. Il primo è un recente saggio di de Benoist (cfr. Au bord du gouffre, Krisis, Paris 2011). Il secondo è un saggio di Jean-Claude Michéa (cfr. Le complexe d’Orphée, Climats, Paris 2011). Il terzo è un saggio di Régis Debray (cfr. Èloge des fronti&egr
ave;res, Gallimard, Paris, 2011). Il quarto e ultimo è direttamente di Marine Le Pen (cfr. Pour que vive la France, Grancher, Paris, 2012). D’ora in poi li citerò con il nome del solo autore, ma lo farò analiticamente, perché mi pare che due esistano anche in traduzione italiana, ma due ancora no. Cercherò di fare un ragionamento piano e non settario.

6. Intitolato in italiano “Sulla soglia dell’abisso”, il più recente libro di de Benoist sarebbe forse il più bel libro di “sinistra” pubblicato nell’ultimo anno, se la sinistra esistesse ancora e non fosse stata completamente fagocitata dalla “polizia del pensiero”, dal futurismo progressistico automatizzato, dalla retorica dei diritti umani a bombardamenti incorporati, dall’antifascismo nostalgico-paranoico in totale assenza di fascismo, e via dicendo. So che quello che dico pare surrealistico e kafkiano, ma leggere per credere. Oggi chi è di sinistra dovrebbe essere contro la globalizzazione finanziaria, forma post-moderna di imperialismo post-borghese e post-proletario, ed in effetti libri contro il finanz-capitalismo (Gallino) si sprecano. Ma de Benoist è veramente contro la globalizzazione, non per finta o in modo teatrale (indignatos, Occupy Wall Street, eccetera), ma lo è con il coraggio di tirare anche alcune conclusioni sgradevoli e politicamente scorrette per i palati di sinistra: connotazione esatta del nemico principale indicato con nome e cognome e senza perifrasi, contingentamento dell’immigrazione incontrollata (senza la minima ombra di razzismo), ritorno alla sovranità monetaria nazionale anche se in forma federalista, protezionismo moderato ma visibile, opposizione al multiculturalismo americanizzante, eccetera. Tutte cose che la sinistra politicamente corretta non osa non solo dire, ma neppure pensare. A proposito della globalizzazione, la “sinistra” è divisa in due grandi tronconi, che definirei dei globalizzatori anarchico-utopisti e degli altermondialisti politicamente corretti. I globalizzatori anarchico-utopisti (Negri, Hardt, ma anche Badiou e Zizek) sono soprattutto nemici del vecchio Stato nazionale autoritario, e vedono nella globalizzazione nuove possibilità di liberazione ed il potenziale avvento di una nuova “moltitudine” (che sostituisca la vecchia e noiosa classe salariata, operaia e proletaria, che nel frattempo ha “deluso”), cioè di una soggettività capace di legare “la singolarità al comune”. Formalmente, si tratta di marxismo ortodosso legato analogicamente al Marx del Manifesto del 1848: così come la società borghese è un progresso rispetto a quella feudale, così l’impero mondializzato è un passo avanti rispetto alla realtà degli Stati nazionali edificati dalla borghesia (cfr. G. Giaccio, Diorama Letterario, n. 306, 2011). Si tratta di una ipocrita follia popolare nei due estremi della società, le cafeterias dei campus americani ed i centri sociali, dove vegeta una generazione di disoccupati. Gli altermondialisti politicamente corretti (ad esempio “Le Monde diplomatique”, i trotzkisti francesi delle due varianti, i tre porcellini italiani Vendola, Diliberto e Ferrero, la Linke tedesca, eccetera) respingono invece le idiozie precedenti, ma ritengono in buona fede che le “lotte” (proletari più ecologisti, femministe e pacifisti) possano “imporre” alle oligarchie un secondo compromesso keynesiano-fordista, riproducendo i trenta anni gloriosi (Hobsbawm). Essi condannano virtuosamente la globalizzazione e la dittatura dello spread e della speculazione, ma pensano di poterne venire fuori non solo con Bersani, Hollande e la SPD rinnovata, ma anche senza pagare prezzi sgradevoli come il contingentamento dell’immigrazione, misure protezionistiche e ristabilimento delle monete sovrane nazionali (magari tenendo l’euro come sola unità di conto di riserva). Insomma, vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, e vogliono fare la frittata senza rompere le uova. Il libro di de Benoist rompe finalmente l’ipocrisia politicamente corretta, ed ora si capisce meglio perché la “polizia del pensiero” adori Negri, Badiou e Zizek e lo condanni alla damnatio memoriae in vita.

7. Il libro di Michéa affronta in modo impareggiabile un tema che un secolo prima di lui solo Georges Sorel aveva saputo affrontare così bene, anche se Sorel non aveva ancora conosciuto la natura controrivoluzionaria del cosiddetto Sessantotto (in proposito vedi D. Fusaro, Minima Mercatalia, Bompiani, Milano 2012, pp. 372-394). Michéa spiega come la “sinistra” abbia potuto alienarsi la “gente comune” sulla base dell’adozione dogmatica della “religione del progresso”. Il paradosso che Michéa spiega in modo magistrale sta nel fatto che da un lato la sinistra critica il liberismo economico ed il liberalismo politico, visti correttamente come l’involucro del dominio delle oligarchie finanziarie, e poi accetta supinamente il suo necessario complemento culturalistico, la liberalizzazione dei costumi, la religione del progresso, il mito per cui l’Avanti è sempre per definizione meglio dell’Indietro, ed il fatto che la morale per definizione è considerato un fatto strettamente privato. Michéa non coltiva nessuno nostalgismo reazionario, semplicemente spiega con ricchi riferimenti storici, antropologici e filosofici in che modo la schizofrenia progressista si è impadronita del recinto sacro della sinistra, recinto ben sorvegliato dalla nota “polizia del pensiero” e dai “crociati dell’interventismo umanitario”. Leggere per credere.

8. Régis Debray ha alle spalle una lunghissima storia rivoluzionaria che l’ha portato dal Che Guevara a Mitterrand alla difesa sacrosanta della Jugoslavia nel 1999. Debray vede nella “frontiera” un limite alla mondializzazione, perché è ad un tempo la precondizione della sovranità monetaria nazionale e la precondizione dell’opposizione al “mondialismo planetario”, che si copre di buone intenzioni multiculturali, assistenzialistiche e pacifistiche, e poi inevitabilmente copre l’interventismo a cento ottanta gradi (Schmitt, Zolo). Quello di Debray è un vero discorso contro il politicamente corretto sans frontiéres e sans papier, fatto da una persona che ha girato il mondo, ha le credenziali “internazionalistiche” a posto ed è multilingue. Appunto per questo non ha bisogno di coprirsi con il ridicolo mantello del multiculturalismo politicamente corretto, può tranquillamente restaurare il significato positivo e non negativo della frontiera: un limite magari facilmente oltrepassabile con una semplice carta d’identità, ma anche un limite fisiologico della sovranità comunitaria praticabile.

9. Ed arriviamo ora al libro della Le Pen. Ma poiché ho fatto la mia dichiarazione scandalosa, devo ai miei amici di “sinistra” (ne ho infatti ancora) una spiegazione sul perché non le preferisco i due trotzkisti Arthaud e Poitou ed il normale “sinistro” comunista-sovranista Mélenchon.

10. In Francia esistono tre gruppi trotzkisti organizzati, di cui due si presentano alle elezioni. Uno è il gruppo di Lotta Operaia (Arthaud) e l’altro è l’ex-Lega Comunista Rivoluzionaria, ribattezzata recentemente Nuovo Partito Anticapitalista. Entrambi hanno deciso di non unirsi al Fronte della Sinistra di Mélenchon, perché intendono chiarire di non voler fare da ruota di scorta massimalista a Hollande. A differenza di come si potrebbe pensare, io approvo fortemente l’esistenza organizzata di gruppi testimoniali apertamente anti-capitalisti, anche se (ma non è poco!) il loro analfabetismo geopolitico li porta a vere e proprie idiozie, come l’appoggio agli oppositori integralisti di Gheddafi in Libia e di Assad in Siria. Ma per quanto riguarda il trotzkismo, mi è venuto a noia il loro testimonialismo conservatore, per cui
le analisi di de Benoist, di Michéa e di Debray non esistono, perché essi sono bensì rivoluzionari, ma prima di ogni altra cosa restano politicamente corretti di estrema sinistra. Da un lato, continuano a battere il tamburo di Stalin come capo termidoriano dei burocrati e della classe operaia, salariata e proletaria come soggetto rivoluzionario privilegiato, e dall’altro credono di poter rimpolpare il vecchio trotzkismo con dosi americaneggianti di ecologismo, femminismo e pacifismo, magari con un pizzico di sale di Negri, Badiou e Zizek presi a piccole dosi omeopatiche. Bisogna dire apertamente che si tratta di tempo perduto e di prosecuzione di un equivoco. In quanto a Mélenchon, i miei amici francesi di sinistra sicuramente lo voteranno. Nel secondo turno ha già chiarito che voterà Hollande, ma questo non mi scandalizza, perché anch’io lo farei, ritenendo l’accoppiata Sarkozy-Bayrou il male peggiore. Il fatto è che Mélenchon a mio avviso non fa sul serio, ma resta un tipico altermondialista e sovranista politicamente corretto, che si ferma intimidito di fronte al feticcio della unità della sinistra e del mantenimento della dicotomia Destra/Sinistra, a mio avviso obsoleta. E Hollande, il compare di Bersani, lo sa e ci marcia, anche se non giunge alla abiezione tutta italiana di appoggiare direttamente Monti per anti-berlusconismo ossessivo. Ecco in breve come vedo io la cosa.

11. E passiamo ora al libro della Le Pen. Mi si dirà che è un libro propagandistico, fatto per ingannare i creduloni “di sinistra” come me. Ma io non faccio parte della polizia del pensiero, ed ho già largamente pagato i miei prezzi al gossip malevolo. Io leggo libri, mi devo fidare di quello che leggo, e raramente ho avuto modo di trovarmi tanto d’accordo con un testo politico-teorico. Marine Le Pen (p. 135) afferma apertamente il deperimento attuale della dicotomia Destra/Sinistra. Se lo fa, questo significa che cerca voti a destra, al centro e a sinistra. Bene, è esattamente quello che da 15 anni aspetto da un politico. Perché ora che arriva dovrei sospettare l’inganno? Essa critica la guerra dell’Iraq (p.37). Sostiene che la bolla speculativa immobiliare è stata una strategia voluta (p. 36). Sostiene con Polanyi che il mercato è più utopico del piano (p.26). Sostiene con Maurice Allais che il liberalismo ha un codice “stalinista” e che il mondialismo è un’alleanza fra consumismo e materialismo (p. 49). Sostiene con Todd che c’è incompatibilità fra libero scambio e democrazia (p.50). Sostiene che se c’è qualcosa di “fascista”, questo qualcosa è l’euro (pp. 54-61), affermazione certamente un po’ hard, ma meglio esagerare che sottovalutare. Le è perfettamente chiara la natura abbietta dell’interventismo umanitario di Kouchner (p. 127). Si rifà positivamente a Lipovetsky, a Michéa ed a Bourdieu, e cita positivamente sia De Gaulle che lo stesso comunista Marchais. Ma soprattutto ci sono due punti importanti. In primo luogo, a differenza dei soliti politicanti ignoranti, la Le Pen traccia una vera genealogia teorica del capitalismo liberista, dai fisiocratici a Smith. In secondo luogo, non lascia dubbi sul fatto che la mondializzazione è cattiva in sé, è un orizzonte di rinuncia (p. 19), il modello americano è al cuore del progetto mondialista (p. 34), il debito pubblico è un buon affare mondialista (p. 72), l’organizzazione europea di Bruxelles è l’avanguardia europea del mondialismo (p. 74), e che infine l’immigrazione incontrollata è parte di un’offensiva economica e culturale del mondialismo (p. 80). Questa ultima affermazione è particolarmente sgradevole per le anime pie politicamente corrette di sinistra, perché identificata con il razzismo ed il populismo. Bisogna però sapere se essa è fondata o infondata, ed io la considero parzialmente fondata. La Le Pen afferma anche che il sarkozysmo è lo stadio supremo del mondialismo (p. 151), che la nazione non deve essere demonizzata (p. 103), che la scuola e la cultura classica devono essere difese (p. 111 e p. 235), che il popolo è diventato “indesiderabile” e viene sempre accusato di “populismo”, termine vuoto e per questo sorvegliato dalla polizia del pensiero (p. 128). E potrei continuare. Sottolineo per chiarezza che la mia dichiarazione “scandalosa” deve essere giudicata solo ed esclusivamente sulla base del libro e dei punti citati; essa non comporta in alcun modo la condivisione del razzismo e della xenofobia anti-immigrati, con le quali la Le Pen si deve e si dovrà inevitabilmente confrontare sul piano elettorale. A questo punto mi si dica, se lo si vuole, che sono un vecchio ingenuo gabbione e che mi lascio infinocchiare da una scaltra “populista”. Ammetto di avere un fraterno amico, che qui non cito, che fa parte del circolo politico della Le Pen. Egli afferma, ed io gli credo, che il libro corrisponde a verità e che la Le Pen crede veramente a quello che scrive. Preferisco sbagliare per ingenuità che essere sospettoso per paranoia. Ed ora terminiamo con un breve commento finale.

12. Io resto un anticapitalista radicale. Lo sono diventato a 18 anni, nel 1961, ed è chiaro che lo sono diventato all’interno della cultura di “sinistra”. Mio padre, morto nel 1993, non me lo ha perdonato, perché era un anticomunista viscerale, e l’ha preso come un vero e proprio tradimento di un figlio ingrato. Da posizioni di sinistra mi sono messo a studiare la filosofia, Hegel, Marx ed il marxismo, e ne sono diventato un esperto, al di là della condivisione o meno della mia interpretazione. Negli anni Sessanta, a Parigi mi sono interessato sia all’althusserismo, che ho condiviso per più di un decennio, e sulla cui base sono diventato amico di Gianfranco La Grassa, sia alle differenze fra le tre tradizioni staliniana, trotzkista e maoista. Negli anni Sessanta sono anche entrato a fare parte organica della sinistra greca, dopo un lungo soggiorno ad Atene. Negli anni Settanta e Ottanta ho attivamente militato nella sinistra italiana della mia città (Torino). Come si vede, ho un pedigree di tutto rispetto e ritengo di non avere nulla di cui vergognarmi. Soprattutto, ritengo di non avere “scheletri nell’armadio” e di aver sempre fatto pubblicamente quello che ho fatto.

Un amico mi ha sconsigliato di mettere in rete pubblicamente queste pagine, perché sembrano fatte apposta per incrementare un gossip maligno. Ma penso che se si comincia ad autocensurarsi perché si è introiettato il politicamente corretto, tanto varrebbe andare da soli all’ospizio, finché i piedi ci portano ancora.

Costanzo Preve
Fonte: www.ariannaeditrice.it
Link: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43120
18.04.2012

Sulle reazioni all’articolo, leggere: POLITICAMENTE CORRETTO…

Pubblicato da Davide

  • polidoro

    Estimatore n.51 (ma sono di più, lo so).

    Ecco, per quel che posso, sono praticamente d’accordo su tutto.
    Non proprio tutto, altrimenti Io non sarei Io.

    Alcune cose (de Benoist) mi sembrano addirittura ovvie, sono presuntuoso, non so, sarà che è da tanto che ci penso che per me lo sono (ovvie).

    Un amico mi ha sconsigliato di mettere in rete …..


    E perché mai ?

    Saluti

  • gattocottero

    E’ una grande candidata ed è una grande persona. Non credete alle str***ate che dicono in Italia su di lei.

  • Aironeblu

    Chissà se con la vittoria della Le Pen riusciremo a vedere anche qualche calciatore francese nella loro nazionale di calcio, invece della selezione afro-coloniale………………. Sì, speriamo in una bella svolta nazionalista, che insegni ai galletti a camminare con le proprie gambe, e a usare le mani per fare qualcosa: magari avranno meno tempo per bearsi della loro presunta e autorefernziale GRANDEUR, costruita sulla depredazione di un impero coloniale che va dal Maghreb, all’Africa Nera, alla così chiamata “Indocina”, con qualche parentesi in America Latina, e sui milioni di schiavi nordafricani senza diritti attualmente sfruttati nella banlieue francese. Avete visto qualche candidato di origine algerina o marocchina per le elezioni? O forse fanno comodo solo nello sport, per coprire la nullità dei galletti “di razza”? Ma non dobbiamo essere così severi nei giudizi, in cambio della depredazione selvaggia di risorse e forza lavoro, il governo francese elargisce a piene mani accordi bilaterali per la costruzione di centrali nucleari, o, dove non si riescono a smaltire le centrali, arrivano almeno le navi cariche di scorie. ………… Oui, la France………..

  • VeniWeedyVici

    10, 100, 1000 Le Pen, e visto che il problema sono i coglionazzi con i paraocchi, altrettanti Preve, se non di piú.

  • Giancarlo54

    Estimatore n. 52.

    Bravissimo Preve, ha spiegato chiaramente il perchè ed il per come. Se fossi francese voterei esattamente come lui, sia al primo che al secondo turno.

    Ieri criticavo un forumista di CDC che si rammaricava della mancata alleanza tra Marine e Melenchon al primo turno. Lo criticavo non nel merito ma perchè ritenevo che Melenchon, mai avrebbe accettato di mischiarsi coi “fascisti”, e questo per gli stessi motivi che ha ampiamente argomentato Preve. E saranno gli stessi motivi per cui, credo, tra un po’ si scateneranno contro Preve i forumisti di “sinistra” di CDC.

    Grazie di esistere, Costanzo Preve.

  • Nyarlathotep

    ehi, non scordatevi di me, numero 53 (ho fatto pure la rima)

  • stefanodandrea

    Non so se voterei la Le pen se fossi in Francia. Senza avere posizioni di stampo razzista sul problema degli extracomunitari, abbiamo promosso l’Associazione Riconquistare la Sovranità, che, sia pure con un “moderatismo” dei toni necessario a chi deve prendere il volo, sostiene le medesime idee e muove dai medesimi presupposti. Nel riquadro a destra trovate le Proposte dell’associazione. Nel medesimo riquadro, un paio di settimane fa sono state pubblicate le analisi, poste a fondamento delle proposte.

  • Eurasia

    Non c’è peggior razza degli ex comunisti diventati fascisti… lo ha letto il programma di Marine Le Pen? A pag. 7 “Una politica di tolleranza zero sarà applicata all’intero territorio… inasprimento delle sanzion contro i delinquenti recidivi… e ciliegina sulla torta reintroduzione della pena di morte…” (http://www.projetmarine2012.fr/#/7/zoomed). Va be’ tra le sue frequentazioni di intellettuali francesi ho notato che non ha citato Foucault… evidentemente troppo anarchico e sincero … pensieri troppo scomodi… Foucault, nel libro Sorvegliare e punire, riporta quello che scriveva nel 1836 un corrispondente alla “Phalange”: Moralisti, filosofi, legislatori, adulatori della civiltà, ecco il piano della vostra Parigi messo a punto, ecco il piano perfezionato in cui tutte le cose simili sono riunite: ospedali per tutte le malattie, ospizi per tutte le miserie, case per i pazzi, prigioni, bagni, per uomini, donne, bambini. Attorno alla prima cinta, caserme, tribunali, case di polizia, dimore di aguzzini, aree per patiboli, abitazione del boia e dei suoi aiutanti. Ai quattro angoli, camera dei deputati, camera dei pari, Accademia e Palazzo del Re. Al di fuori, ciò che alimenta il recinto centrale, il commercio, le sue furberie, le sue banca-rotte; l’industria e le sue lotte furiose; la stampa, i suoi sofismi; le case da gioco; la prostituzione, il popolo morente di fame o avvoltolato nella corruzione, sempre pronto alla voce del Genio della Rivoluzione; i ricchi senza cuore… infine la guerra accanita di tutti contro tutti. (Op. cit. pagg. 338-339 …”La Phalange”, 10 agosto 1836.)

  • patrocloo

    Grande Preve, come sempre. E adesso attendiamo gli (in)utili idioti fustigatori di “rosso-bruni”.

  • fanfara59

    Estimatore n. 54

  • Jor-el

    Durante l’ultimo governo Prodi, un giorno sì e un giorno no sbottavo: “Basta, la prossima volta voto Berlusconi!”, dal gran che li odiavo. Ah, io sono di sinistra…

  • carloslage

    Il superamento della dicotomia destra-sinistra,la distinzione tra borghesia e proletariato,l’analisi del ’68 come travolgimento degli ideali borghesi ed affermazione definitiva del capitalismo,la critica al “politicamente corretto” imperante,agli intellettuali come gruppo dominato della classe dominante,la necessita’ di opporsi chiaramente a questa globalizzazione mondialista intesa giustamente come un immenso arretramento economico,materiale e di civilta’ tale da ricordare a qualcuno l’epocale collasso dell’impero romano e la sua metamorfosi in feudalesimo,con la conseguente trasformazione di cittadini romani in servi della gleba,legati alla terra come cose,anche allora per ragioni di schiavitu’ fiscale.L’analisi acuta e penetrante di questi accadimenti fanno di Preve un “dotto”(e non quindi un intellettuale inquadrato nella succitata definizione data da Bordieau) capace di illuminare con le sue intuizioni una fase storica complessa come la nostra,e che gli intellettuali di regime,sia di destra che di sinistra,non possono e non vogliono fare,per poter continuare a “vendere” i loro servigi a censuratissimi mass-media in mano totalmente a quei “mondialisti” che stanno rovinando le vite di quasi tutti.

  • carloslage

    In Italia non vi sono ne’ comunisti ne’ fascisti (perche’ non c’e’ traccia di comunismo ne’ di fascismo) e’ proprio questa “miopia” di analisi,lo rispolverare queste vecchie categorie obsolete,che consentono la perpetuazione dello stagnante politicamente corretto,la nuova religione seguendo la quale si afferma il “fascismo”…quello vero,che bombarda l’Iraq e la Libia distruggendo nazioni e popoli sovrani nel nome di una democrazia inesistente che significa solo sfruttamento privato di ricchezze sottratte ad altri,furti quindi,appropriazioni indebite ottenute massacrando popoli inermi.L’inasprimento delle sanzioni contro i delinquenti recidivi e la reintroduzione della pena di morte(che non condivido) sono proposte sagge se confrontate con globalizzazione perseguita dalle elites mondialiste che ci porterebbe a scenari ben piu’ apocalittici di quelli descritti da Foucault e che ci allontanerebbero forse dalla fatalizzazione di questo mondo che fior fiore di intellettuali descrivono come immutabile e definitivo.

  • reio

    voi che siete del posto, come si dice eia eia alalà in francese?

  • yiliek

    Cazzo ti quoto! a me sti polli che fanno i galletti non sono mai andati giù!

  • patrocloo

    Libertè, egalitè & fraternitè?

  • hal900

    tutto condivisibile, a parte le sviolinate a Regis Debray, che non si toglierà MAI di dosso la infamante accusa di avere tradito il Che in Bolivia. e scusate se è poco.

  • reio

    contento te

  • reio

    ma va ma va

  • reio

    il problema è che la marine andrà all’ eliseo, non a queste elezioni, ma alle prossime, tanto hollande e sarko faranno un gran troiaio

  • VeniWeedyVici

    Comunque se Preve fosse francese mi farebbe schifo, come mi fanno schifo tutti i mangiarane d’oltrAlpe. 88.

  • castigo

    inasprimento delle sanzion contro i delinquenti recidivi…

    molto meglio qua, dove te li ritrovi per la strada il giorno dopo l’arresto, sì??
    ma dobbiamo essere tutti bbbbbuoni e rieducarli….. anche dopo che ti hanno massacrato per derubarti di 20 euro…..

  • Pellegrino

    Ma la Le Pen non è al contempo sionista?

  • Kursk43

    Ma perchè ti chiami eurasia? Hollywood era già prenotato?

  • totalrec

    Estimatore n. 55. Anch’io voterei come Preve al primo turno, e con gioia. Al secondo turno no, non ce la farei a scomodarmi per un quaqquaraqqua come Hollande. E’ vero che egli rappresenta il male minore, ma la politica del male minore non è sufficiente a costringermi a dare il mio contributo di comparsa all’ennesima farsa elettorale.

  • ghera60

    Peccato che tu non lo sia

  • MATITA

    anche io attendo da anni chi spacchi questa assurda contrapposizione destra sinistra ,ma la cosa che più mi preoccupa è la totale ignoranza della gente ormai ridotta ad accettare tutto…….forse la miseria aguzzerà il loro pensiero

  • Truman

    Stimo Preve, anche se su parecchi punti non mi ritrovo d’accordo con lui. Anche qui troppi argomenti sono in discussione.
    Noto di passaggio la ripetizione del mantra previano della dicotomia destra/sinistra ormai esausta. Se così fosse, il miglior modo di trattare tale argomento sarebbe ignorarlo. Ma qui il discorso è lungo.

    Vorrei piuttosto commentare la frase: “intellettuali come gruppo sociale distinto data a suo tempo da Bourdieu: una frazione dominata della classe dominante.
    Qui c’è un’assunzione implicita sull’idea di dominio: che esistano delle frazioni della classe dominante che non sono dominate, cioè che si possa esercitare un potere senza che tale potere in qualche modo limiti il dominante. Insomma gli intellettuali sarebbero costretti ad agire per conto dei dominanti ma sarebbero anch’essi dominati, mentre altri dominanti sarebbero liberi.
    Per quanto tale assunzione possa apparire scontata, lapalissiana, quasi tautologica, non è dimostrata, anzi si scontra con gli aspetti paradossali del potere.
    Il buon senso comune lo sa bene che chi arriva a posizioni di grande potere spesso riesce nel suo intento solo obbedendo alle persone giuste.
    In pratica Mario Monti è potente in Italia perchè obbedisce a Golman Sachs e gruppi di potere analoghi.

    Ma il potere è paradossale di suo. Chi raggiunge i vertici del potere diventa schiavo del suo stesso potere. Lo raccontava bene Robert Sheckley in un raccontino che non trovo più. Un esempio più recente è in “Fight Club” di Chuck Palaniuk. Verso la fine della storia il protagonista è ormai diventato un essere sovrumano, un semidio, nessuno lo può fermare, ma una cosa non può fare: chiudere un fight club. L’origine del suo stesso potere non gli rende possibili alcune azioni.

    In definitiva il potere ha aspetti contraddittori e gli intellettuali sono schiavi di questo potere più o meno come gli altri componenti della classe dominante. Però si prestano facilmente a fare il lavoro sporco.

  • ws

    l “outing” di preve e’ apprezzabilissimo perche’ fa quello che un intellettuale onesto dovrebbe sempre fare: osservare la realta’ dando spazio al dubbio e cercando le risposte senza pregiudizi.

    Sfortunatamente pero’ molto di piu non si puo’ fare, quando i giochi sono truccati la filosofia del ” male minore ” non porta da nessuna parte.

    Nello specifico ,Marina le pen non andra’ al ballottaggio e il pesce lesso hollande , per quanto ben poco si sia voluto impegnare, vincera’ , ma solo per la voglia di cambiamento del disperato pecorume francese

    Ma non cambiera’ nulla .L’ attuale classe dirigente ” ex-trostkysta” ( cioe’ globalista amerikanista e superkapitalista :-)) che 5 anni fa transito’ dal ps ,che l’ aveva cresciuta e rimpizzata ,nel governo di sarko ‘ fara’ il cammino inverso per continuare le stesse politiche sotto slogan diversi 🙁

    Purtroppo l’unico modo per vincere su di un tavolo truccato e’ rovesciarlo cacciando il croupier.

  • ws

    non ci saranno simili “prossime elezioni” . Alla fine quando il “troiaio” sara’ diventato troppo grande non ci sara’ piu’ alcun ” indottrinamento” che lo possa nascondere , e per gestire il ” poppolo ” al posto delle ” chiacchiere” torneranno necessarie le ” maniere forti”.

  • Fabriizio

    56

  • Santos-Dumont

    Lasciando da parte quel certo narcisismo che Preve mostra nel contare i propri “estimatori” (ma fregarsene degli estimatori, no?…), non voglio cadere nel solito giochino destra vs sinistra. Non esistono ragioni per dare l’ostracismo a Preve, finchè si opera sul piano del raziocinio logico. Quindi, premesso che conosco molto sommariamente il programma della Le Pen, preferisco pronunciarmi su singole affermazioni di Preve.

    – Opinabile l’affermazione che non esistano più comunisti: citandone alcuni, mai sentito parlare di PMLI? Sono in pochi ma apparentemente abbastanza “presenzialisti”. Che siano mal digeriti dal nostro a causa del loro principale ispiratore Mao Tze Tung? Oppure sono altri “innocui massimalisti verbali”
    – Trovo fastidioso il modo in cui deturpa il termine “anarchico” associandolo a gente come Toni Negri. Che sia il risultato di rigurgiti di stalinismo o trotskismo? Si sa, i comunisti hanno sempre percepito gli anarchici come fumo negli occhi, Ucraina e Spagna docent…
    – La definizione di Francia come “paese più serio” dell’Italia…si certo, se con “serietà” intendiamo la capacità di sfruttare, bombardare umanamente, inquinare, etc. In questo si sono dimostrati ultimamente ben superiori al nostro paese, concordo.
    – Meno male che la condivisione del programma lepeniano non include la xenofobia e il razzismo, come é sollecito nel comunicarci nella parte conclusiva… perché a giudicare dal preambolo, avrei detto il contrario. O almeno, Preve avrebbe potuto specificare chiaramente che i limiti alla libera circolazione umana si applicano indistintamente a tutti (cominciamo dagli statunitensi?), non a specifiche etnie in virtù dell’aureo principio “alcuni sono più uguali degli altri”… e per non fare nomi: cosa direbbe Preve del blocco selettivo spagnolo all’immigrazione brasiliana, cui recentemente il governo brasiliano ha risposto pan per focaccia?

    Ammetto che il tasto dell’immigrazione é particolarmente dolente, nel mio caso, trovandomi io stesso in tale situazione come neocittadino brasiliano. La società brasiliana é per definizione multirazziale/multiculturale, forse più di facciata che di sostanza per ora, ma il cammino é comunque tracciato. Qui dovremmo entrare in considerazioni sull’effetto dei media sulla globalizzazione, ma francamente non ne ho molta voglia.
    Sará che Le Pen, Preve, i leghisti, etc ancora non hanno compreso il PERCHÉ dell’immigrazione, la sua dinamica? Potrà sembrare mancanza di umiltà, ma io non faccio il conteggio degli estimatori, anche fossero ZERO poco o nulla mi tange. Essere sconosciuto dá un bel vantaggio… 😉
    L’Europa soffre il fenomeno dell’immigrazione incontrollata perché…. ormai siete DEBOLI! Si, grazie, é l’uovo di Colombo. Non c’è di che. Chiudere le porte ora, é come chiudere il recinto dopo che le vacche sono scappate. Tutto il mondo vede da decadi come vivete (intendo dire: quello che passa sui media globali); chi può, come i paesi BRICS o altri, vi emula sul posto favorendo lo sviluppo o vi manda(va) i suoi figli per apprendere, tornare in patria e applicare. I BRICS hanno risorse di vario tipo, voi no (o molto meno: in fin dei conti il colonialismo aveva pure le sue brutali ragioni, o no?). Il differenziale “ma il nostro patrimonio sono i cervelli”, tende paurosamente a zero in funzione della crescita umano/sociale dei paesi ex-in-via-di-sviluppo. Spero vivamente che non mi cadrete nel solito provincialismo ausonico della presunta superiorità del genio italico. LOL.
    Il punto è: altri attori mondiali sono entrati in gioco prepotentemente e con l’intento di giocare un ruolo cruciale. Ergo, gli attori precedenti vedranno il loro ruolo ridimensionato e inserito in un contesto più ampio. Che ne dite della nazionalizzazione dell’YPF: reputate la Kirchner pazza? O agisce sapendo di poterlo fare? Ora, che questa inesorabile diminuzione di prestigio possa essere frenata dall’elezione di una Le Pen qualsiasi che pensa di risolvere mettendo dazi (ah si? e noi ve ne mettiamo sui lavorati o semilavorati, anzi, gia lo stiamo facendo: ride bene chi ride ultimo…) e frenando la libera circolazione dei lavoratori, é cosa che fa ridere i polli. Semmai, si dovrebbe fare esattamente il contrario: solo creando ponti e vincoli saldi con altre popolazioni più ricche di materie prime, riuscirete a scamparla in minima parte dal ciclone che si sta abbattendo sul presunto “primo mondo”.
    Perdonate il paragone irriverente, ma qualcuno si ricorda il finale di “The Day After Tomorrow”? Ecco… Mettete la crisi attuale al posto del congelamento, e unite i puntini.
    My two cents, naturalmente.

  • Santos-Dumont

    Dimenticavo: Preve non vota in Italia il meno peggio, ma lo/la vota in Francia? Nessuno ci vede una contraddizione?! Io per coerenza, continuerei con la scelta del non-voto. De gustibus.
    Detto ciò, a prescindere dalle critiche, leggere Preve é sempre un piacere, si vede da lontano che é abituato ad insegnare (e doveva essere un professore di quelli che ricordi per la vita intera…)

  • Kursk43

    Non è che gli altri concorrenti a miss president de France, siano una spanna al di sopra di Marine, neanche Melenchon, che ha invocato pubblicamente l’assassinio di Gheddafi…

  • Kursk43

    Non è che gli altri concorrenti a miss president de France, siano una spanna al di sopra di Marine, neanche Melenchon, che ha invocato pubblicamente l’assassinio di Gheddafi…

  • Santos-Dumont

    Ma infatti, per coerenza io non avrei votato (e di fatto, da tempo non voto) nessuno. Tutto qui.

  • cloroalclero

    Non voterei mai per Marie Le Pen perchè è fascista. E com’è nella storia di TUTTI i fascismi, anche se elaborano bellissimi “programmi di san sepolcro” (e non è manco il caso della la pen) alla fine se c’è da dare una svolta “filo-potente-di-turno la danno, senza troppi scrupoli e mandando al macello chi li aveva sostenuti per ideale. E’ SEMPRE ANDATA COSI sfido chiunque ad argomentare il contrario.

    Secondariamente: NON E’ VERO CHE LA FRANCIA CONSERVA UN BARLUME DI SOVRANITA’. E’ piu’ di molte altre “terra di sion” ed ha pure vinto la guerra (noi siamo terra americana, ma almeno abbiamo perso). La LDJ (legue de juives) in Francia attua una vera e propria dittatura, collusioni con la pula (a mò di fascisti), vessazioni, risse, incendi di librerie ed anche un omicidio. Tutto orientato alla persecuzione dei filopalestinesi. E i filopalestinesi sono bollati come nazi e perseguitati anche dal governo in modo molto pesante. Dieudonne’ l’hanno rovinato, per esempio

  • cloroalclero

    A me Preve mi incanta quando parla di storia della filosofia, veramente lo trovo illuminante e mi è stato utile molte volte per impostare spiegazioni in classe. Per cui lo stimo molto e nutro per lui molto rispetto.
    Come filosofo politico pero’ mi suscita molte riserve. Molto alla lunga piu’ esauriente e militante il liberale Caracciolo.

  • anventur

    n.57

  • cloroalclero

    Kirchner è un grande amica del suo popolo, al contrario di le pen che paventa la guerra dei poveri e la cultura imperialistica

  • cloroalclero

    STRAQUOTO

  • Kazonga

    Cinquina!

  • stefanodandrea

    Grazie

  • carloslage

    Pleasure!

  • carloslage

    EC:la distinzione tra borghesia e capitalismo

  • Kursk43
  • cloroalclero
  • GP

    Beh, se la Le Pen vuole applicare (assieme magari alla Total?) il principio di difesa della Nazione anche in Africa, Sud America, Asia allora sono d’accordissimo con lei. Altrimenti il tutto mi pare piuttosto ipocrita, e pure parecchio provinciale, visto da che parte gira il mondo ultimamente.

  • A

    Se fossi francese, dopo lettura, te le canterei così: A La Gloire De Mon Glaire.
    J’te dédie ce mollard d’un joli colori vert
    J’l’ai fabriqué un soir, où je suis sorti col ouvert
    Je n’avais pas de mouchoir, donc je l’ai jeté par terre
    déçu de ne pas avoir, ta gueule, en guise de crachoir
    J’te l’aurais mis pleine tête, pleine mâchoire.
    Avec une mine satisfaite, avant d’aller me rasseoir
    En regrettant tout de même, la lame de mon rasoir.
    Que j’aurais utilisé sur toi, en me fiant au hasard
    Je n’aime pas les gens de pouvoir, qui ne cherchent qu’à le faire savoir
    Portent sur la misère des autres, un regard sévère
    Qui dans un pull-over, et du haut de leur tour d’ivoire
    S’étonnent faussement, que d’autres crèvent encore dehors en hiver
    Les salauds, les sans coeur, les milliardaires centenaires
    Ces mercenaires sans merci, profiteurs de guerre
    Et qui même à l’agonie veulent se couvrir de gloire
    Je voudrais trouver ces porcs pour les couvrir de glaires.

    Avec mes viscères, du fond de mon ulcère
    Pour mes adversaires, un crachat sincère.
    A la gloire de mon glaire, à la dignité des miens
    Tu vas voir ça va te plaire
    Et des mollards j’en ai plein.
    J’t’aurais bien fait ramasser par la BAPSA
    Tabasser, puis lécher les chiottes du CHAPSA
    Laissé sans un sou jusqu’à te chier dessus
    Poussé crasseux dans un trou, suintant de sangsues
    Et si toutefois tout ça, n’était pas suffisant
    J’t’aurais fait bouffer des bols de crachats pendant dix ans
    Et pleurer cette diarrhée incrustée à tes os
    Même pas sûr que ça t’aurais rendu beaucoup moins méprisant
    Dire que t’as osé connard, quand t’as causé
    Prétendre que si certains se tuent au rosé
    N’étaient pas en cause licenciement ou saisie
    Mais bien au fond sans raison, ou qu’ils l’avaient choisi
    Tu sais quoi, on va s’arrêter là, c’est fini
    Vu que je suis dans le dédain et que toi t’es dans le déni
    J’ai trop envies de violence et puis de dégoût mêlés
    Et ras le bol, de voir ta sale gueule à la télé.

    Et puis j’en ai de plusieurs catégories,
    De différentes formes, textures grosseurs ou gabarits
    Jamais en milieu fermé toujours dehors et aéré
    En activité par tout les temps ou en train de galérer
    Mon mollard est le roi, partout où il atterit
    Parfois gore, gluant et gras, souvent mousseux et serré
    C’n’est que le compagnon indigné de mes péripéties
    Quand ma périphérie semble éloignée et incarcérée
    Alors souris sérieux, tout ça c’est rien
    Qui est le plus vulgaire, d’entre le vandale, le rappeur et le vaurien
    Quand la tolérance zéro sévit sur le terrain
    Et que le pouvoir se comporte réellement comme le parrain
    Avis aux pourris, aux bourreaux et aux bourrins
    J’suis paré, barrez-vous, où vous voudrez et puis courez
    J’adore honorer et redécorer les tarins
    Et ma salive vénérée pour ça est un raz de marée…. A La Gloire De Mon Glaire [www.dailymotion.com]

  • Pellegrino

    rifaccio la domanda:la Le Pen non è sionista?

  • Pellegrino

    http://rdyork.blogspot.it/2012/01/jean-luc-melenchon-e-un-massone.html Blog curato dal Gran Capitolo dei LL.MM. dell’Arco Reale in Italia Rito di York.

    “Jean-Luc Mélenchon è un massone
    Alcuni giorni fa abbiamo “postato” di come si stia alzando la soglia dell’interesse, con l’avvicinarsi della campagna elettorale per le Presidenziali, del mondo politico francese verso la massoneria. Jean-Luc Mélenchon, candidato del Fronte della Sinistra per l’Eliseo, ha confermato la sua appartenenza alla massoneria in una biografia che è stata pubblicata due giorni fa: “Mélenchon il plebeo”, una biografia approfondita, scritta dal giornalista Lilian Alemagna (Liberazione) e alleati Stephane (Mediapart), dove il Mélenchon parla per la prima volta nella sua appartenenza al Grande Oriente di Francia.”

  • amaryllide
  • Donnie

    Lo è senza dubbio alcuno.
    Lo è come tutta la “nuova” destra europea. Ma evidentemente per certi intellettuali da circolo del bridge questo non è un discrimine.

  • Donnie

    Il tuo paragone ha senso almeno sotto un aspetto: trattasi di due parolai borghesi senza funzione alcuna.

  • pietroancona

    Insomma pur di stupire e di dire una cosa che pensa sia ritenuta originale è disposto a passeggiare con l’orinale in bilico sul capo…

  • Tao

    «In Francia il 22-4-2012 ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali, ed il 6-5-2012 il secondo turno fra i primi due rimasti. Se fossi francese andrei a votare in entrambi i turni. Al primo turno (scandalo! orrore!) voterei Marine Le Pen, ed anche al secondo turno, se fosse ancora in corsa. Al secondo turno, nell’ipotesi che siano ancora in corsa solo Sarkozy ed Hollande, voterei sicuramente Hollande come male minore». [Costanzo Preve, Se fossi francese https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10187 ]

    Domani si vota in Francia per il primo turno delle presidenziali. Il tutto sotto la vigile attenzione degli eurocrati e dei “mercati finanziari”. Se Sarkozy perderà il primo turno è certo che perderà il secondo, e non verrà rieletto. Vincerà dunque il socialista (di destra) Hollande. La ragione di questa attenzione è evidente: la sconfitta di Sarkozy potrebbe significare la fine dell’asse carolingio Germania-Francia o, in altre parole, un colpo durissimo all’Euro-Germania, cioè all’egemonia continentale tedesca.

    Il condizionale è d’obbligo, poiché Hollande, pur di vincere e accalappiare voti, promette forse ciò che sa già di non potere mantenere — ad esempio che chiederà di rivedere i Trattati europei e di ridiscutere del Fiscal compact. Usiamo il condizionale poiché, anche ammesso che Hollande creda in ciò che dice, non vuol dire affatto che una volta eletto Presidente, possa o sia disposto a mettere all’angolo la Merkel e litigare con la Germania. La casta dei politici depreca il “populismo”, ma essa è la prima ad attingere al repertorio demagogico del “populismo” — e ciò è tanto più vero in sistemi istituzionali presidenzialisti o semi-presidenzialisti come quello francese, i quali premiano l’inganno, la menzogna, ovvero gli imbroglioni di mestiere.

    Tuttavia… tuttavia tutto è possibile, poiché, dato che la crisi dell’eurozona è destinata ad approfondirsi, non è escluso che si consolidi, ai massimi livelli politici, non solo francesi, la convinzione che si debba porre fine alle politiche monetariste per passare a politiche di tipo keynesiano. Ma questo potrebbe appunto significare la frattura dell’eurozona, poiché la Germania si rifiuterà, com’è prevedibile, di rivedere i Trattati, ovvero di sbarazzarsi degli scudi grazie ai quali, fino ad ora, si è sostanzialmente tenuta fuori dal marasma dei debiti sovrani e della consunzione dei sistemi bancari.

    Ma torniamo alle elezioni in Francia. SollevAzione ha già scritto sul Fronte di sinistra di Jean-Luc Mélenchon, [Il terzo candidato http://sollevazione.blogspot.it/2012/04/francia-il-terzo-candidato.html ], unione elettorale variegata, di cui fa parte anche il moribondo Pcf, nonché vari spezzoni dell’estrema sinistra, tra cui i fuoriusciti dal Npa. Che propone Mélenchon? «Il programma del Front de gauche prevede la bocciatura del Trattato europeo di disciplina fiscale, il ripristino della pensione a 60 anni, l’aumento del salario minimo da 1.400 a 1.700 euro lordi mensili (e netti alla fine del quinquennato), l’uscita dalla Nato, il passaggio da una Quinta Repubblica di fatto presidenziale a una Sesta Repubblica parlamentare». [Ibidem]
    v

    Dimmi con chi vai….

    Un keynesismo improbabile, dato che egli tace sul problema dell’euro — visto che senza sovranità monetaria nessuna cura keynesiana, ammesso che sia efficace, è plausibile. Il problema infatti, è che Mélenchon, alla fine, anzi all’inizio, ovvero al secondo turno, darà quasi certamente l’appoggio a Hollande, cedendo dunque il passo al neoliberismo temperato di marca eurocratica.

    Del resto, che quest’appoggio a Hollande lo diano anche i due candidati d’estrema sinistra, quello di Lutte Ouvrière e del Npa, non è affatto escluso, anzi è scontato. I trotskysti francesi infatti, ai ballottaggi, vittime della sindrome menopeggista e con la scusa di “sbarrare la strada alla destra”, han sempre finito per votare il Ps social-imperialista. Peggio! In quelle del maggio 2002, votarono il Presidente in carica Chirac (contro Jean-Marie le Pen).

    Che c’entra in questo contesto Costanzo Preve? C’entra perché c’è di mezzo la candidata del Front National Marine Le Pen, figlia del più noto Jean-Marie, sostenitore confesso della Francia di Vichy  e del gauleiter maresciallo Petain, nonché Pied-Noir e sterminatore dei patrioti algerini.
    v

    Siamo rimasti francamente di stucco nel leggere quanto ha scritto Preve:
    «In Francia il 22-4-2012 ci sarà il primo turno delle elezioni presidenziali, ed il 6-5-2012 il secondo turno fra i primi due rimasti. Se fossi francese andrei a votare in entrambi i turni. Al primo turno (scandalo! orrore!) voterei Marine Le Pen, ed anche al secondo turno, se fosse ancora in corsa. Al secondo turno, nell’ipotesi che siano ancora in corsa solo Sarkozy ed Hollande, voterei sicuramente Hollande come male minore». [Se fossi francese https://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10187 ]
    Qual’è l’asse del ragionamento di Preve? Come giustifica la sua pittoresca posizione? Lo si può solo evincere (dal suo scritto) poiché, come a Preve capita spesso, in preda ad un malcelato narcisismo filosofico, la tira per le lunghe e finisce per dimenticare il punto di partenza, e quindi di arrivo. Questo punto è presto detto: la sovranità nazionale. Contro la globalizzazione imperialistica Preve, giustamente, difende una prospettiva sovranista.

    Ma… c’è un ma.

    Il sovranismo nazionale di per sé, se non è una convenzione semantica,  è solo un concetto che, calato nella pratica, può assumere diverse forme, e alle forme corrispondono diversi contenuti. Il sovranismo può essere revanchista, reazionario, sciovinista, razzista, fascista e imperialista, come appunto quello del Fronte Nazionale francese, o può essere, al contrario, antimperialista, socialista, internazionalista e rivoluzionario. Tra i più accaniti sovranisti, ad esempio, si annoverano nord-americani e israeliani, di cui speriamo Preve non nutrirà alcuna ammirazione — e che non vorrà, per una tarda infatuazione di matrice idealistica dello Stato-nazione, porre sullo stesso piano dei patriottismi cubano o palestinese.

    Ma tant’è. Ingabbiatosi da solo nell’astratto teorema ideologico della “fine della dicotomia destra-sinistra”, Preve commette il grave errore di non fare più alcuna distinzione qualitativa tra il nazionalismo di un popolo oppresso e quello di un popolo oppressore (Lenin). Finisce per cancellare ogni differenza, non diciamo di classe, ma anche ideale e culturale. Chiuso nel suo universo concettuale, egli non vede più il poliverso reale, e finisce per cancellare l’opposizione antagonista tra sovranismo imperialista (alle Le Pen) e sovranismo antimperialista (per capirci alla Castro, alla Chavez o alla Hezbollah). Finisce insomma per confondere la cacca con la cioccolata. Finisce anzi, e ciò aggrava la sua posizione, col patetico tentativo di spacciare il letame sciovinista  imperialista e islamofobo lepenista, come fosse un chavismo alla francese.

    Preve ci informa di aver letto un libro della Marine le Pen, dal quale verrebbe fuori, secondo lui, l’immagine di una candida pensatrice… di sinistra. Preve confessa di volerle credere, mentre, afferma di non credere al candidato di sinistra Mélenchon:
    «La gente è in maggioranza contro l’euro, anche se sventuratamente viene divisa ideologicamente fra la Le Pen e Mélanchon, per il quale voterei, se pensassi che facesse sul serio, senza recitare il semplice gioco delle parti (urla rivoluzionarie, e poi appoggio a Mitterrand e Jospin)». [Se fossi francese, ibidem]

    Da quando in qua un persona seria crede a quanto un candidato populista dice di se stesso? Da quando in qua il criterio principale di giudizio politico diventa ciò che c’è scritto in un libro e non, anche, la natura sociale di un movimento e del suo gruppo dirigente, le sue radici storiche e ideali, ciò che esso porta in grembo? E perché mai credere a Marine Le Pen, ma non a Mélenchon? Due pesi e due misure perché? Preve1, di Mélenchon, non si fida, perché “non fa sul serio” e appoggerà Hollande (come appoggiò Mitterand e Jospen), ma allora non dovrebbe fidarsi nemmeno Preve2, visto che quest’ultimo ha dichiarato che egli voterà anche lui per Hollande — pensa Preve che il Front National al ballottaggio voterà a sinistra? Noi dubitiamo.

    Che tipo di gente voterà in Francia per la candidata del Front National, ce lo fa capire la nota attrice Brigitte Bardot: «Voterò Marine Le Pen. Trovo questa donna lodevole”, ha detto BB in un’intervista al Nice-Matin denunciando ”il tradimento” di Nicolas Sarkozy per il quale aveva votato nel 2007: “Me ne pento, continua a fare promesse che non manterra”. Del socialista Francois Hollande ha detto: ”Non voglio nemmeno sentirne parlare». [Panorama, 19 aprile 2012]

    La maggior parte dei francesi, di sicuro, non ha letto il libro di Marine Le Pen tanto caro a Preve. Ciononostante essi sanno, figuriamoci gli immigrati musulmani, che la signora ha un pedigree fascista di tutto rispetto e che, se lo sta stemperando è solo perché anche lei, se vuole andare al potere, deve adattarsi, nel senso di piegarsi, agli interessi della classe dominante e alla sua ideologia — in questo senso leggiamo le sue dichiarazioni a favore degli omosessuali e, in chiave ovviamente islamofoba, contro l’antisemitismo. Che poi, come Tremonti, inveisca contro il neoliberismo, la globalizzazione e Adam Smith, ciò non ne fa affatto una Giovanna D’Arco anticapitalista. Per dire che la conversione politica della Le Pen, il suo eventuale abbandono del fascismo, avviene tutto dentro lo spazio della tetragona destra conservatrice francese, anticomunista e antidemocratica come quant’altre mai.

    E’ proprio per spianare la strada alla sua corsa verso l’Eliseo che Marine Le Pen ha girato mezzo mondo per cercare sponsor e alleati. Non ci risulta che abbia cercato l’amicizia di anticapitalisti alla Preve ma, al contrario ha cercato lo sdoganamento nel tempio mondiale del capitalismo-imperialista. Ma ciò, a Preve, occupato a leggerne il  libro, dev’essere sfuggito.
    «È poi volata a New York ai primi di novembre e ha incontrato per 20 minuti l’Ambasciatore d’Israele all’Onu, Ron Prosor. E il quotidiano Haaretz le concede una possibilità, purché la condanna dell’anti-semitismo sia “chiara e forte”. A Palm Beach, Marine ha cenato con 200 repubblicani del Tea Party da Bill Diamond, finanziatore ebreo di Rudolph Giuliani. E per un soffio non è stata accolta da vip al Museo della Shoah a Washington. Che il secondo turno sia dietro l’angolo?» [Panorama, 6 dicembre 2011]

    Moreno Pasquinelli
    Fonte: http://www.antimperialista.it/
    Link: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2020:francia-votare-per-il-front-national&catid=125:francia
    21.04.2012

  • cloroalclero

    la tua osservazione invece presuppone che tu abbia una chiara idea della funzione dei filosofi nella nostra epoca. Disprezza pure Preve e Caracciolo. Intanto chi fa tendenza sono intellettuali alla BHL e deiezioni di quel tipo.

  • malanimo

    Bravo Costanzo,
    ti seguo e condivido il 99,5% delle tue analisi.

    Fregatene dei commenti indignati e/o malevoli della defunta sinistra e degli “atifascisti in assenza di fascismo”.

    Lunga vita e buon lavoro.

    g.l. maddalena