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Lo Schermo Totale: come Baudrillard ha Anticipato Trump

DI PEPE ESCOBAR

Sputniknews.com
E’ stato proprio  un Trumpquake. E ne hanno fatto un sequel, il mondo intero è rimasto intrappolato in tempo reale, 24 ore al giorno, sette giorni su sette, appesi a ogni parola, a ogni sparata, sudato e in frenetica attesa di  veder uscire dalla palude i mostri mangia-carne e gli agenti patogeni artificiali, che hanno qualcosa a spartire con lo Stato-Profondo o con qualcosa del genere.

La presidenza Trump è l’ultimo – per molti l’unico – eterno spettacolo sulla terra. E’ aperta la discussione se questa feroce guerra civile attualmente in corso tra il Team di Trump e le potenti fazioni dello stato profondo sia strettamente intrecciata con la galassia neocon/neoliberalcon o se sia solo un  shadowplay – un gioco delle illusioni; o se invece questo sia una cosa seria che evidenzia un possibile crash e una messa a fuoco dell’American Empire. Tutto diventa possibile, quando una stella dei reality televisiva diventa presidente. Quando una “pseudo-post-verità” di eventi/non-eventi,  vanno in onda in diretta sullo schermo 24ore al giorno per sette giorni e si fanno beffe della vera  “realtà”. Quando lo schermo decide qual è la percezione della verità o se un “evento” che viene/non viene proposto è mai successo.

La battaglia “del dopo-verità” sta andando in onda – dove altro – se non in un vortice di schermi digitali. Ed è per questo che i Media delle corporate USA stanno impazzendo. Perché ormai non ci sono più limiti a quanto si può sopprimere/reprimere/trasgredire; quali siano le idee “giuste- appropriate” di cui discutere; e quello invece che è tabù, che non può essere toccato, come discutere degli effetti perniciosi del neoliberismo, del globalismo o del complesso industriale-militare-Intelligence-security.

E che peccato che il neo-Gibbone, quello che avrebbe potuto seguire alla perfezione questo Declino e Caduta – e che in effetti lo fece con un decennio di anticipo – sia morto 10 anni fa, il 6 marzo  2007.

Che si fa dopo un’orgia?

Dal 1970, quando pubblicò The Consumer Society, il Distruttore in capo dell’Occidente Jean Baudrillard è  stato tutto ma non certo coerente. Dopo aver identificato il marketing come ideologia suprema e lo shopping come nuovo standard morale del moderno concetto di felicità, siamo arrivati a riconoscerci, in primo luogo, come prigionieri reificati de The System of Objects (un altro dei suoi classici), debitamente alienati da un diluvio non-stop di dementi spot pubblicitari.

White House chief strategist Steve Bannon listens as President Donald Trump speaks during a meeting with county sheriffs in the Roosevelt Room of the White House in Washington
© AP PHOTO/ EVAN VUCCI?

Nel 1990, in The Transparency of Evil, Baudrillard andò un po’ oltre, sottolineando come, dopo gli anni 1970, tutto fosse stato liberalizzato: “E ‘stata una grande orgia del reale, del razionale, del sesso, della critica” Quindi, chiese con  un senso dell’umorismo surreale, da puro dadaista, che cosa si deve fare “dopo l’orgia”?   Era come un Nietzsche ubriaco che vuol comprendere  la morte di Dio –  Si comincia tutto da capo.  L’ unica strada da seguire è quella di “far sempre finta”, di ripetere ogni atto di quella “liberazione” più e più volte, una pallida e vacua ridondanza senza nessun  significato.     Una specie di  Hollow Men di T.S. Eliot che marcia al ritmo della musica dei Kraftwerk.

Poi, quando dei  vacui neo-hegeliani annunciarono la “fine della storia”, dopo l’implosione dell’URSS, sempre strombazzando le regole della democrazia liberale occidentale, ha fracassato il loro sogno dicendo che era solo una mera “illusione della fine.”

Attraversando tutto il  go-go  degli anni ’80, tutti – da quelli della sinistra dell’ incipiente antiglobalizzazione a a quelli appena-appena anarchici dell’altra-globalizzazione, dai progressisti-soft di  John Stuart Mill ai distrutti neo-marxisti  – hanno dovuto ricorrere al quello di Baudrillard che era entrato in loro, per comprendere dove arrivavano i tentacoli della medusa di un consumismo corrosivo ormai entrato in ogni ‘ego’ dove stava già diffondendo un virus tossico che uccide ogni possibilità di empatia e di spirito comunitario.

Geroge Soros, long an advocate of imposing more taxes on the wealthy, has himself amassed a massive fortune by delaying those very tax payments - but the bill may be about to come due.
© AP PHOTO/ MANUEL BALCE CENETA

Quando nel 1986 Baudrillard pubblicò America era già molto avanti  nella concettualizzazione  del gioco finale della post-modernità; l’Industria del Segnale Totale, dell’Immagine Totale dei Media Totali, della Cultura Totale, tutto invischiato in una rete “iper-reale” di “simulacri reali”. Fu lui che coniò il concetto di reality TV prima ancora che esistesse il reality. In questo processo, dove sta al fianco di Foucault, di Deleuze, di Derrida e di Lyotard, è diventato un Guns n Roses a livello delle superstar intellettuali che girano per le elite delle Università degli Stati Uniti.  Dai Videodrome di  David Cronenberg alla trilogia di Matrix, fino ad arrivare a  Westworld, eccoci arrivati  al mondo di Baudrillard, un modo sotto un controllo completo, ma contemporaneamente trasparente  (e si vede tutto in modo scintillante) ma totalmente opaco (tutto ciò che significa qualcosa è velato), dove quello che si fa vedere non è mai quello che sembra (o, per dirla con Twin Peaks, un vero serial di Baudrillard, “i gufi non sono quello che sembrano”).

Tutti a bordo del simulacro totale

US Interventions in World Politics: Infographic
© AFP 2017/ AHMAD AL-RUBAYE

Morto prima dell’era Obama, Baudrillard, forse  non sarebbe riuscito a destrutturare né  l’ “invisibile” Kill List di Obama né la demonizzazione patologica di Russia e Iran. Ma lui ha avuto i suoi incontri imperiali collaterali sia con Bush padre che con Dubya.  Sulla guerra del 1991, scrisse che non c’era mai stata: nessuna guerra, nessun morto; una  “Chirurgia asessuata”, solo un “no-war- videogame” con  scene astratte (sarebbe stata un’altra storia però se avesse avuto accesso ai filmati della “autostrada della morte”, quelli di un  esercito americano impegnato nel tiro al bersaglio su migliaia di soldati iracheni disarmati e in fuga).

Sull’ 11 settembre, scrisse un saggio miliare, The Spirit of Terrorism (che io lessi, spaventato, a Peshawar) che non lo giustificava, ma che cercava di dimostrare come la massima potenza doveva poter suscitare una reazione del contro-potere di un potenziale distruttivo massimo, anche se asimmetrico. L’11 settembre è stato l’ultimo evento a schermo TOTALE.

U.S. Attorney General Jeff Sessions holds his first meeting with heads of federal law enforcement components at the Justice Department. in Washington U.S., February 9, 2017
© REUTERS/ YURI GRIPAS

Baudrillard sarebbe stato sicuramente incuriosito dal maestro del reality, Trump – così come dall’attuale post-verità-della-guerra-civile. Avrebbe analizzato come Trump sia andato oltre praticamente tutto l’establishment del Beltway, incluse le multinazionali dei medi, per farsi eleggere, con la sua versione di marchio di fabbrica a schermo totale. Avrebbe visto che Trump è ben lungi dall’essere un  Macbeth americano che semina un caos hobbesiano.

E avrebbe spiegato quel circolo vizioso della guerra sociopolitica americana che si  gioca in tempo reale sullo schermo totale.  Cosa fare dopo l’orgia?  Lo troviamo nell’indice di Baudrillard, in mezzo agli studi del Journal of Baudrillard (IJBS), e benvenuti nell’era del Simulacro TOTALE di Trump.

 

Pepe Escobar

Fonte: https://sputniknews.com

Link: https://sputniknews.com/columnists/201703071051346892-total-screen-how-baudrillard-anticipated-trump/

7.03.2017

 Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • PietroGE

    Come si fa a commentare un articolo del genere senza aver letto qualcosa di Baudrillard?
    Per quanto riguarda gli altri temi trattati : io non credo che sia shadowplay la lotta senza esclusione di colpi tra il deep state e Trump e il suo entourage. Alle lobby non piace perdere e hanno una paura matte che l’ideologia trumpista faccia scuola anche in Europa. Nel primo mese della presidenza Trump il numero degli occupati è a livelli record, così come la borsa mentre il numero dei clandestini è diminuito del 40%.http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/america-fatta-maglie-boom-posti-lavoro-borsa-record-marines-143307.htm
    Questo vuol dire che Trump fa sul serio. D’altra parte il deep state e le lobby, che sono poi la stessa cosa, non mettono a rischio la credibilità dei media e degli apparati dello stato che controllano solo per un gioco di shadow boxing.
    Quanto al consumismo e all’uomo “ad una dimensione”, non è stato solo un mezzo di salvataggio del capitalismo, è stato anche un metodo di controllo, attraverso la pubblicità, degli indirizzi di società e di orientamento di essa verso le finalità prestabilite.

  • Luigi za

    Alè, un altro sceso dal pero che comincia a capire che il Trumpismo è tutta una sceneggiata .
    E non si è ancora in realtà visto niente. I fuochi d’artificio finali saranno uno spettacolo inimmaginato dai più (ancora appesi al pero).

  • ant85

    Comedonchisciotte.org è un’ottima alternativa alla stampa mainstream, purtroppo non ho potuto fare a meno di notare che c’è una sorta di overdose di notizie riguardanti Trump e Putin.

  • Tonguessy

    Avevo una certa considerazione di Pepe prima di aver letto questo suo insulso articolo. “Distruttore in capo dell’Occidente Jean Baudrillard è stato tutto ma non certo coerente”. Distruttore in capo dell’Occidente? Cioè un filosofo (una persona cioè che nella migliore delle ipotesi sta vedendo vent’anni avanti rispetto agli altri- lasciamo Cacciari come esempio in negativo) è stato capace di coalizzare un’armata in grado vincere il capitalismo, frutto maturo (per non dire marcio) dell’Occidente? Ma che si è fumato Pepe?
    Da quando in qua i filosofi sono in grado di manovrare le folle? Vogliamo prendere esempio da Socrate, costretto a bere cicuta? Oppure in negativo Aristotele e Platone che hanno ingessato l’umanità per svariati secoli su diatribe di cui i servi della gleba non gliene poteva fregare di meno?
    Baudrilard non ha creato “il concetto di reality TV prima ancora che esistesse il reality”. Lui ha solo denunciato l’avvento dell’iperrealtà attraverso il consolidamento della virtualità. Da quando in qua chi denuncia un crimine diventa criminale?
    Infine (ma solo per brevità): sull’11 settembre Baudrillard disse che è solo colpa nostra, per una serie di dettagli passati inosservati: intanto il fattore inconscio (erano state create troppe visioni catastrofiste), ovvero il sogno di ESSERCI dentro come fattore pseudo scaramantico e come fattore antagonista: abbiamo bisogno di un nemico “reale” che sia facilmente identificabile, ma che, in ultima analisi, sia anche assimilabile ai nostri standard. Il berbero nomade del deserto non va bene, serve un “diverso” ma assimilabile, che sappia guidare un jumbo.
    Il gioco degli specchi così abilmente denunciato da Baudrillard qui non compare. Pepe è riuscito a cadere nell’ovvia trappola del bipolarismo noi-loro. E tra loro compare Baudrillard. Purtroppo per Pepe, morto Baudrillard i problemi non sono stati risolti. Si inventi qualcosa di migliore, di più plausibile se vuole continuare ad incantarci.

    • Effettivamente il giudizio che Escobar dà di Baudrillard “Distruttore in capo dell’Occidente è stato tutto ma non certo coerente” appare incomprensibile, perché poi tutto sommato l’articolo è un elogio del filosofo, quindi non si comprende cosa voglia dire con quest’affermazione … però potrebbe spiegarsi col fatto che la prosa di Escobar è molto allusiva e criptica, quindi credo che tutto sommato sia da interpretare diversamente …

      • lurker

        Si tratta di un errore di traduzione perche’ l’espressione usata nell’articolo originale significa (sempre che non mi sbagli anch’io) “il Decostruttore in Capo dell’Occidente non e’ stato nient’altro che coerente”.

  • GioCo

    Una delle difficoltà maggiori nella lettura delle politica internazionale è capire come la politica è strutturata nella maggior parte dei Governi Nazionali odierni. Nello specifico, capire che il politico che rappresenta una Nazione di solito ci mette la faccia ma non la testa nelle “battaglie” politiche che conduce. Obama, la Merkel, Hollande, sono individui che mettono la faccia per politiche che sono pianificate e poi messe in opera da una pletora di personaggi in ombra, per lo più burocrati che rimarranno fino alla fine dei loro giorni del tutto anonimi.

    Questo ha tutta una serie di conseguenze grottesche e imbarazzanti. Per esempio potrebbe essere che un burocrate stinga accordi prima di renderli noti al politico a cui se ne attribuisce la paternità. In verità accade più speso di quanto si creda e nemmeno segue una scaletta di valore, ad esempio ritenendo che almeno accordi cruciali debbano essere comunicati al politico. Credo che in generale viga la regola che meno il rappresentante pubblico del Governo sa, meglio è per “il Governo”. Lo stesso politico fa discorsi pubblici scritti da altri che non necessariamente sa cosa significano nel concreto. Tutto quello che deve fare questo pseudo-rappresentante di una Nazione è esporsi al pubblico in modo che l’attenzione mediatica si concentri su di lui, anche se ovviamente niente lo riguarda, dato che la “sua” politica non esiste. L’unica “politica” che un tale rappresentante vorrà sostenere è quella della sua immagine, fondamentale per rimanere “in sella” e godere di tutti i privilegi che la sua carica gli conferisce. In questo modo si realizza una scollatura totale tra l’atto politico pubblico è la rappresentanza del mandato democratico, conservando la facciata democratica pur essendo il Governo di fatto eterodiretto da volontà private (plutocrati). La struttura di burocrati è statale ma non cambia nel tempo. Per ciò è molto facile che pochi uomini del tutto anonimi dirigere nei fatti questi enti in modo del tutto trasparente, orientando la politica di un paese verso un unica direzione (quella di un interesse privato) a prescindere dal partito o dai politici eletti.

    Questa struttura è replicata in molte nazioni nel mondo, ma non in tutte. In Russia ad esempio Putin è l’autore diretto della politica che viene messa in pratica. Questo crea tutta un altra serie di situazioni grottesche in politica internazionale, ad esempio quando esponenti politici di altre nazioni si confrontano con Putin su questioni spinose (come diatribe economiche e militari) probabilmente “scoprendo” da lui le cretinate politiche che hanno commesso, magari per via della firma di un certo accordo che era talmente cretino che nessuna capra l’avrebbe mai sottoscritto ma che non avevano nemmeno letto.

    Putin quindi non ha sempre degli interlocutori all’altezza del dialogo politico, cioè in grado di decidere concretamente qualsivoglia cosa. Quando l’effettiva rappresentanza segue a un effettivo esercizio del potere (come in Cina ad esempio) allora non solo c’è dialogo ma anche concreta cooperazione che mette in scacco i paesi con la finta democrazia. La ragione è semplice: se la plutocrazia in occidente scendesse direttamente in campo, gli accordi internazionali funzionerebbero meglio, ma la democrazia di facciata dovrebbe cadere e i nuovi governanti dovrebbero ammettere che le misure economiche draconiane che ci stanno soffocando sono messe in pratica esclusivamente per reggere la struttura di un impero dell’avidità e non per l’imbecillità degli attuali fantocci politici.

    Indubbiamente Boudrillard è stato uno dei pensatori occidentali che hanno cucito addosso a questo abominio lovecraftiano un vestitino accettabile per la massa.

    • Tonguessy

      Intanto si scrive Baudrillard, non Boudrillard. Poi ti chiedo: in che senso avrebbe cucito “un costume di scena accettabile per la massa”? A quale dei suoi libri fai qui riferimento e, nello specifico, a quali passaggi, frasi, aforismi?