SANTA SAKINEH, MARTIRE DELLE CORNA

SANTA SAKINEH, MARTIRE DELLE CORNA

DI GIANLUCA FREDA

blogghete.blog.dada.net

Ricevo da un lettore e volentieri pubblico:

La vicenda di Sakineh non è soltanto un indicatore di tensione geopolitica, è qualcosa di più, è una fotografia di che cos'è diventato l'occidente, di come si è modificato.
Questa storia di Sakineh, ci racconta poco sull'Iran, di cui grazie alla propaganda sappiamo poche cose e confuse, ma ci racconta molto invece, sul nostro occidente.
Per l'occidente Sakineh è molto più che una semplice poveraccia a cui risparmiare una morte crudele, ma è una martire, un'adepta, una santa, una ''convertita'' ai ''nostri valori'' che muore per essi...


una figura che se fosse trasportata in occidente avrebbe un'autorità morale superiore al Papa, che parlerebbe da un pulpito come un Papa, perchè secondo me al giorno d'oggi è fin troppo facile prendersela con il Papa, con la Chiesa, perchè la Chiesa è ormai morta: chi se la prende invece con i nuovi dogmi, con la nuova chiesa di cui Sakineh è martire?

Questa è la nuova religione, di cui le donne occidentali sono diventate sacerdotesse, che non si può criticare, che dev'essere accettata come dogma.


Una volta l'occidente si incazzava se venivano uccisi dei cristiani, per esempio nella rivolta dei boxer in Cina, la Cina è stata punita con una spedizione apposita per aver ammazzato dei missionari. Allora per avere le opinioni pubbliche dalla loro parte si diceva che bisognava andare a difendere i cristiani, oggi invece in difesa di chi va in guerra l'occidente?


Le femministe svolgono in sostanza la stessa funzione che allora era propria della chiesa cattolica, forniscono un collante ideologico in funzione del quale l'occidente si mobilita, rendendo accettabile e anzi irrinunciabile la guerra per le opinioni pubbliche.


Viene spontanea la domanda, se in occidente, nel frattempo, la religione non sia cambiata...


Ora infatti c'è la religione del sesso libero (ma solo per lei), delle corna (ma solo per lei), dell'intangibilità della Donna, la quale ha rubato la D maiuscola a Dio.


Così come prima si veneravano coloro che rischiavano la vita per Cristo, oggi si venera chi rischia la vita per fare le corna. Questa, rendiamocene conto, E' LA NUOVA RELIGIONE.


Perchè qui non si chiede soltanto pietà per un'adultera, qui le si vuole costruire un monumento, dedicarle un dipinto, un'opera d'arte, un po' come una volta si faceva per i santi... santa Sakineh martire delle corna...


ma immaginate che cosa succederebbe se questa venisse in occidente, il tappetino rosso che le stenderebbero...


i soldi che prenderebbe facendo libri, immaginate gli applausi scroscianti mentre viene intervistata a ''Che tempo che fa'' da Fazio, manco fosse Gandhi...come se tradire e ammazzare il marito fosse un atto meritorio...


qui non si chiede pietà, qui ci si indigna, non solo come se lei fosse innocente, ma come se addirittura fosse una figura esemplare che ha fatto una cosa per cui andrebbe premiata.


Io capisco che si faccia così per un prigioniero politico, ma questa è in carcere per adulterio e omicidio colposo...


evidentemente si dà a questi atti un valore politico, una donna che tradisce e uccide il marito ha evidentemente aderito ai nostri valori, un'assassina, un'adultera viene vista come una femminista, prova in più di come le femministe considerino realmente sé stesse, COME DELLE ADULTERE ASSASSINE.


Questi sono i danni del femminismo, perchè noi siamo diventati l'Islam all'incontrario, dove viene chiesta in tv la castrazione fisica degli stupratori, ma ci si indigna per la legge del taglione islamico, solo se ovviamente ne fanno spese le donne, dove se l'uomo è tradito deve pure tirare fuori i soldi per mantenere lei e il suo amante... che una donna invece di ricevere soldi per questo debba ricevere pietre è una bestemmia inaccettabile...


ma tu prova a fare questi ragionamenti in televisione...verrai lapidato mediaticamente dalle nostre ayatollah. Eccoci nel nostro, di regime, mentre ci chiedono di mobilitarci per abbattere quello altrui, che nemmeno conosciamo.


(Nella foto: Santa Soraya Vergine e Martire (la bella attrice Mozhan Marnò) si avvia impassibile verso il patibolo nel film di Cyrus Nowrasteh La lapidazione di Soraya M.– 2008).



Aggiungo soltanto che anche la storia delle lapidazioni in Iran è una bufala. Per quanto la lapidazione sia formalmente prevista dai codici, l’Iran ha posto fin dal 2002 una moratoria su questo tipo di pena capitale, tant’è vero che – come perfino i nostri media ogni tanto sono costretti ad ammettere, tra una lacrimevole sbrodolata e l’altra sui “diritti delle donne in Iran” – la pena cui Sakineh sarebbe condannata in caso di verdetto di colpevolezza per concorso in omicidio (non per semplice adulterio, come favoleggiato dai nostri giornali) sarebbe l’impiccagione, non la lapidazione. Tutte le notizie di lapidazioni in Iran dopo il 2002 vengono da fonti occidentali e non sono mai state confermate (e anzi sono state ripetutamente smentite) dalle autorità iraniane. Inoltre, nel 2008 è stato presentato al Parlamento iraniano un progetto di legge che chiede di eliminare anche formalmente la menzione della lapidazione dai codici penali. La revisione del sistema penale iraniano, in corso dal giugno 2009, mira, tra le molte altre cose, anche a questo obiettivo.


Paesi in cui la lapidazione è effettivamente praticata sono l’Afghanistan e l’Arabia Saudita (che prevede per le adultere anche la pubblica decapitazione), ma raramente vengono citati dalle cronache, trattandosi di “protettorati” o di alleati degli Stati Uniti. Anche Israele non scherza: qui potete vedere (se ve la sentite) le immagini della lapidazione di una donna palestinese ad opera di alcuni soldati dell’esercito israeliano.


En passant, ricordo anche che negli Stati Uniti, in Virginia, sta per essere giustiziata Teresa Lewis, per crimini non troppo dissimili da quelli di Sakineh (anche lei aveva organizzato l’omicidio del marito, insieme a quello del figliastro). Curiosamente, i giornali occidentali non hanno dedicato alla sua vicenda neppure un millesimo dello spazio dedicato a Sakineh, niente petizioni pubbliche, niente accorate rimostranze contro la disumanità del sistema penale americano. I riflettori della propaganda, evidentemente, non sono programmati per accendersi sulla barbarie dei dominanti.


Gianluca Freda

Fonte: http://blogghete.blog.dada.net

Link: http://blogghete.blog.dada.net/archivi/2010-09-06

6.09.2010

Commenti (71)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. ilnatta 6 settembre 2010

      ;-)

    1. anonimomatremendo 6 settembre 2010

      Caro Ricky,non aspettarti troppo dai forum.Il polso della realtá lo si sente in altro modo.

      "Forza e coraggio che siamo di passaggio..."

      Ciao.

    1. stendec555 6 settembre 2010

      certo, ma è anche vero che in usa non è che siano tutti dei deficienti, superficiali e ottusi guerrafondai. e poi, a livello di intortamento degli ignavi rincoglioniti, anche in italia non si scherza......pure chi si professa a grandi linee di sinistra e antiamericano per partito preso e senza aver mai capito un'emerita fava di che truffa sia la democrazia e senza essere mai stato in usa, si mobilita per questo caso, senza meditare sulle conseguenze che comporta una tale operazione mediatica...

    1. anonimomatremendo 6 settembre 2010

      Anche a Freda un po' di cloro gli farebbe bene.

    1. anonimomatremendo 6 settembre 2010

      Lui sta coi Mullah,come Fini. Tutti schierati come bravi soldatini (peró anticonformisti).

    1. anonimomatremendo 6 settembre 2010

      Ma qualcuno mi puó spiegare per quale motivo per dire una cosa giusta (e banale)tipo "gli americani fanno di peggio" bisogna sparare un mare di stronzate?

    1. Al__ 6 settembre 2010

      Si ma non mi pare che le patrie galere americane per esempio, abbiano mai sospeso una condanna a morte per le firme di qualcuno...

    1. Al__ 6 settembre 2010

      In questo caso: difficilmente la media donnesca riesce ad andare a pensare al di là del....proprio naso!! ahahahahaa

    1. maluco 6 settembre 2010

      Caro freda, mi illudevo che fossi perfetto, pultroppo con questo articoli dimostri la tua debole e piccola parte femminile. che succede, mamma faceva le corana a papa? le tua amiche ti tradiscono? la tua sembra propaganda televisiva di infimo livello! ma da che parte stai?

    1. shikandin 6 settembre 2010

      La sporca guerra di Libia, di Michele Strazza

      "Cufra fu sottoposta a tre giorni di saccheggi e violenze: 17 capi senussiti furono impiccati, 35 indigeni evirati e lasciati morire dissanguati, 50 donne stuprate; si registrarono anche 50 fucilazioni e 40 esecuzioni con ascia, baionette e sciabole. Le truppe vittoriose [(italiane)] si abbandonarono a ogni atrocità: alle donne incinte venne squartato il ventre e i feti infilzati, giovani donne furono violentate e sodomizzate con le candele, teste e testicoli mozzati portati in giro come trofei, tre bambini immersi in calderoni di acqua bollente, ad alcuni vecchi vennero estirpate le unghie per essere poi accecati".

    1. valeriacastellano 6 settembre 2010

      Mi permetto di dire che il tuo commento è tanto superficiale.
      Intanto non sai che, sebbene sia stata effettuata una moratoria, lo stesso portavoce della giustizia in Iran ha affermato che quella moratoria è priva di effetto (del resto, se non fosse stato così, non si comprenderebbe il perchè un tribunale abbia disposto proprio la sanzione della lapidazione).
      Aggiungo che da quando è stata predisposta la moratoria altre 6 persone (e sottolineo la parola PERSONE) sono state lapidate, tra cui un omosessuale. E questo è dichiarato da fonti UFFICIALI e le smentite di un governo dittatoriale nonchè integralista credo valgono come carta straccia in una situazione del genere.
      Mi dispiace dirti che qui il femminismo c'entra poco, così come la politica. Non c'entra il continuo scontro occidente-oriente, forse alcuni vorrebbero questo, ma non tutti. E comunque la strumentalizzazione di questo caso non è positiva ed encomiabile nè in un senso (cioè ritenendo l'occidente simbolo assoluto di civiltà: perchè non lo è. Ma neppure ritenendo una violenza simile sottovalutabile ed ammissibile): si parla di diritti umani, di diritto alla vita (valore cardine ed universale) e di diritto ad un processo equo.
      Il "convincimento del giudice", norma sulla base della quale questa donna - in assenza di qualsivoglia prova - è stata condannata è una norma dittatoriale, irrazionale, che si presta ad abusi di potere e non consente la difesa. Il convincimento del giudice è un modo per colpire una donna sospettata di omicidio del marito, ma - ricorda - anche un dissidente politico. Chiunque può finire vittima di questa morsa terribile, che un sistema giudiziario equo e corretto non può ammettere al suo interno.
      Mi dispiace molto, poi, leggere questi attacchi al femminismo soprattutto in un stato ove le battaglie femministe non hanno ottenuto alcun risultato ragguardevole: siamo bombardati quotidianamente da donzelle nude che ballano e sculettano, abbiamo ministri donne che vengono nominati per il loro passato da sgualdrina, senza pensare al fatto che la maggior parte delle vittime di abusi, violenze ed omicidi sono ancora donne.
      Femminismo non vuol dire: difesa del sesso libero. Mi dispiace che ancora nel 2010 non si sia capito il senso di certe battaglie che sono iniziate circa 50 anni fa e che hanno portato a vittorie immense, come la legalizzazione dell'aborto (che non serve soltanto a noi, ma anche a voi maschietti!).
      Infine, aggiungo che lottare per la vita di una persona che rischia di essere uccisa in un modo brutale e terribile non è da criticare, ma sempre e comunque da lodare.
      La raccolta firma, poi, parte da organizzazioni internazionali che si battono da smepre per la protezione dei diritti umani, e tra questa amnesty international. Si tratta di organizzazioni che hanno sostenuto la moratoria universale della pena di morte e che, da sempre, criticano le sanzioni inflitte in alcuni stati americani.
      La critica va bene ed è sempre ammessa, ma quando si trasforma in disfattismo cinico, diventa inutile per quanto anche fuori luogo. Scusa per questo commento, ma da donna non riesco ad accettare certe affermazioni semplicistiche e superficiali.

    1. cardisem 6 settembre 2010

      Come in precedenti occasioni, dove subito intuisco un’operazione mediatica di propaganda diffamatoria, non avevo prestato nessuna attenzione alla vicenda. Adesso, grazie all’articolo di Gianluca, apprendo che si tratta di una combinazione di adulterio con omicido. Ricordo un caso identico avvenuto pochi anni addietro nel mio paese, in Calabria. Nei pressi del paese, ad una fontana, dove gli automobilisti si fermano spesso per bere, intorno alle 23 era avvenuto l’omicidio di un uomo, il marito, che era in macchina con i figlioletti. (E dire che alla stessa ora del giorno prima mi ero fermato anche io a quella fonte!...)... Ebbene, la morte del giovane suscitò una grande commozione in tutto il paese e ne parlò perfino la televisione e la stampa nazionale. La prima spiegazione che si diede era un omicidio di mafia, che per giunta colpiva un giovane in nessun modo sospettabile di cattive frequentazioni... Il sindaco del paese, abile nel mettere tutto in chiave politica, aveva perfino parlato dal pulpito della chiesa: “chi sa, parli!”. Ed anche la moglie della vittima era in chiesa e - mi disse il parroco - fece pure la comunione! La verità venne poi fuori dopo qualche lasso di tempo. Si trattava della moglie che tradiva il marito con l’omicida, con il quale aveva appunto concordato l’assassinio del marito in presenza dei figli, nel luogo dove si erano fermati per bere alla fonte... un luogo abbastanza isolato che si poteva prestare per l’omicidio.

      Il telegiornale della sera ricordo che liquidò la notizia vera del fatto in pochi secondi, mentre prima vi era stato un grande clamore.

      Per l’operazione propagandistica in atto cito di Norman Chomsky il libro “La fabbrica del consenso”, dove è dedicata un’ampia analisi alla copertura giornalista del caso polacco del sacerdote assassinato, Popu..., mentre dell’assassinio del cardinale Romero non si dava eguale copertura e si falsificacano perfino i fatti.

      È la nostra informazione. Ormai solo gli allocchi prendono come vero ciò che passano i mainstream.

      Speriamo che non ci tolgano i blogs personali ed un aggregatore del tipo “Come don chisciotte”, dove la qualità dei commenti (non moderati) non è sempre eguale alla qualità degli articoli, ma è un difetto tollerabile.

      Grazie comunque all’analisi di Gianluca, rileggerò gli articoli sul caso, per una eventuale mia autonoma riflessione. Non avevo proprio capito che si trattava di un caso analogo a quello successo al mio paese e sopra sommariamente raccontato.

    1. Tao 6 settembre 2010

      REVIVAL “COLORATO” IN IRAN ?

      DI GIACOMO GABELLINI

      conflittiestrategie.splinder.com

      Approfitto di questo articolo di Gabellini sull'Iran per aggiungere una breve premessa rispetto a quanto sta accadendo nell'area medio-orientale, ed in particolare in Palestina dopo l’avvio delle finte trattative di “pace” tra ANP e sionisti. Innanzitutto, la cosiddetta ripresa del dialogo è solo l'ennesima sceneggiata arbitrata dagli statunitensi per mettere fuori gioco Hamas, non disponibile ad accettare la svendita del proprio popolo (al quale viene negato il diritto di eleggere i propri rappresentanti) e del suolo patrio, sventrato e umiliato da invasori colonialisti che s’insediano come le cavallette in una terra non loro. Questi primi approcci tra le parti sono illegittimi poichè la nazione palestinese non ha dato nessun mandato ad Abu Mazen per avviare trattative in nome di chicchessia. Il Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha messo l’accento su quest’ultimo aspetto, chiarendo che la questione palestinese non potrà mai essere un affare privato tra americani, israeliani e membri dell’ANP in quanto riguarda i popoli di tutta la regione: "Su cosa vogliono negoziare? Chi rappresentano? Di cosa parleranno? Chi gli ha dato il diritto di svendere un pezzo di Palestina? I popoli della regione e della Palestina non gli permetteranno di cedere un centimetro si terra palestinese al nemico". Parole sacrosante che però hanno fatto dire al portavoce di Abu Mazen che il leader persiano è un despota insediatosi al potere coll’inganno, la violenza e i brogli elettorali, dimostrando di sposare con ciò, totalmente e pienamente, la lacera propaganda occidentale ampiamente smentita dai fatti e dall’enorme consenso di cui Ahmadinejad gode in patria. Questi quisling che s’innalzano a campioni di responsabilità e buon senso sono dei miseri burattini pronti a sacrificare la propria gente per essere adulati e premiati dalla Comunità Internazionale dalla quale sperano di ottenere riconoscimento e sostegno economico. Ci auguriamo che facciano la fine che spetta ai vili di ogni razza e credo ideologico.[G.P.]


      Che l'Iran si situi in una posizione nevralgica per gli equilibri geostrategici è cosa nota. Tracciato fondamentale della Via della Seta fino a qualche secolo fa, terzo esportatore mondiale di petrolio e secondo quanto a riserve di gas al giorno d'oggi. Alla luce di ciò, e della sua vitale importanza per la realizzazione del gasdotto “Nabucco” (fortemente voluto dagli americani),risulta del tutto normale che una nazione simile costituisca l'oggetto del desiderio tanto per l'unica superpotenza rimasta dal collasso dell'Unione Sovietica, quanto per le molte potenze regionali, emergenti (Cina e India) e non (blocco europeo e Russia), che stanno ridisegnando, in direzione multipolare, l'assetto geopolitico del mondo.

      Come è ben noto, il presidente iraniano democraticamente rieletto Mahmoud Ahmadinejad è stato duramente contestato da una porzione ben definita di suoi concittadini, i quali hanno messo in radicale discussione i risultati delle elezioni dello scorso 12 giugno 2009. In un primo momento giunsero in Italia per lo più versioni alquanto unilaterali dei (presunti) fatti, mentre solo una sparutissima minoranza di commentatori, sentendo puzza di bruciato, si astenne dal prendere una posizione precisa, in attesa che la faccenda si facesse più chiara. L'impressione che si trattasse di una delle tante "rivoluzioni colorate" direttamente sostenute da Washington, anche in relazione allo slogan dei manifestanti, scritto esplicitamente in lingua inglese ("Where is my vote?"), era infatti assai forte. Al di là, però, di queste ipotesi, occorre in primo luogo concentrarsi su ciò che si sa ed è rigorosamente documentato.


      Chi si ostina a sostenere l'assoluta genuinità della contestazione e la totale spontaneità dei manifestanti, il che significherebbe che l'Iran non abbia subito, e non stia tuttora subendo pesantissime pressioni e vere e proprie ingerenze "esterne" non fa altro che mistificare la realtà. Sono anni che il governo iraniano lancia queste accuse nei confronti dell'amministrazione Bush prima e di quella guidata da Obama ora, in ciò sostenuto da alcuni tra i migliori giornalisti in circolazione, sia europei (Thierry Meyssan) che americani (Seymour Hersh, Webster Tarpley e William Engdahl). Non è nemmeno credibile che i moti iraniani siano stati integralmente organizzati, finanziati e condotti da burattinai statunitensi che agivano da dietro le quinte. L'interpretazione più equilibrata degli eventi pare quella che attribuisce la responsabilità degli eventi tanto ad alcuni strati che compongono parte della complessa e variegata struttura sociale iraniana, quanto ai fattori di destabilizzazione direttamente riconducibili agli Stati Uniti. Ogni "rivoluzione colorata" è infatti il frutto di una commistione tra frizioni interne al paese e "fomentazioni" esterne.


      L'Iran è teatro di scontro tra due compagini, una facente capo alla "Guida Suprema" Ali Khamenei e al presidente Mahmoud Ahmadinejad, mentre l'atra al ricchissimo e potentissimo Ayatollah Akbar Rafsanjani e ai suoi due alleati principali, l'Ayatollah Mohammad Khatami e l'ex candidato presidente Hossein Mousavi. L'ostilità tra le due fazioni è scattata all'indomani della sorprendente sconfitta di Rafsanjani, a beneficio di Ahmadinejad, alle elezioni presidenziali del 2005, ed è deflagrata dopo la riconferma elettorale di quest'ultimo, a discapito di Mousavi, del 12 giugno 2009, con l'escalation di violenza che ha comportato. Il bacino di consenso che ruota attorno al clan Rafsanjani - Khatami - Mousavi è formato in prevalenza da giovani universitari e dai ceti alti della borghesia iraniana, economicamente danneggiata dalla politica di Ahmadinejad, molto attento alle fasce più deboli della popolazione. Ovviamente questa sintetica panoramica degli schieramenti politici pecca di schematicità, ma non tradisce il quadro generale che ha decretato la schiacciante vittoria di Ahmadinejad, che vanta un consenso popolare di gran lunga maggiore rispetto ai suoi oppositori. Dal canto loro, gli Stati Uniti auspicano da tempo un "cambio della guardia" a Teheran. Il loro cavallo di battaglia "ufficiale", spendibile per trovare consensi in Occidente, è impedire che l'Iran si doti di un arsenale nucleare. L'Iran ha avviato un processo di arricchimento dell'uranio a scopi civili, in ottemperanza agli accordi presi al momento della ratifica del TNP (Trattato di Non Proliferazione nucleare). Nell' ottobre dello scorso anno ha accettato ispezioni "senza limiti" dell'AIEA (Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica) alla centrale nucleare di Qom.

      L’economia iraniana è inoltre interamente agganciata alle esportazioni di idrocarburi ed è proprio in forza di questa considerazione che va letta la decisione di Teheran di intraprendere una politica energetica di ampio respiro, volta a differenziare le proprie fonti di approvvigionamento. In ogni caso, i tanti “sinistri” e “destri” che si sono rifiutati di prendere in considerazione questa reale possibilità, farebbero meglio a focalizzare l’attenzione su un piccolo paese situato a pochissimi chilometri dai confini iraniani, il cui nome è Israele, che non ha firmato il TNP e che dispone illegalmente (qualcuno si ricorda di Mordechai Vanunu?) di alcune centinaia di testate nucleari che tiene debitamente puntate verso Teheran. Nessun grido di allarme si è levato nei confronti di questo fatto, né è stato lanciato alcun utimatum al governo di Tel Haviv. Ma al di là di questo evidente e vergognoso doppiopesismo, è ovvio che gli interessi di Washington verso la Persia sono dovuti ad altri fattori. Facciamo un passo indietro. La cacciata dello Shah Reza Pahlavi e l'instaurazione del regime islamico guidato dall'Ayatollah Ruhollah Khomeini ha sancito la radicale messa in discussione dei rapporti di rapina che gli Stati Uniti avevano tenuto fino a quel momento con l'Iran. Solo con la presidenza Rafsanjani prima e con Khatami poi i due paesi si erano decisamente riavvicinati. L'elezione di Ahmadinejad nel 2005 ha gravemente danneggiato questo lungo processo di "appeasement" e la sua riconferma del 2009 l'ha definitivamente cancellato. Ora Rafsanjani e la sua fazione, dopo lo schiaffo ricevuto alle ultime elezioni, sapendo di non poter contare sull'appoggio della popolazione, hanno radicalizzato lo scontro, ed è chiaro che le continue sommosse, con rispettivi spargimenti di sangue da ambo le parti, mirano a un rovesciamento violento del governo guidato da Ahmadinejad.



      Il problema è che Ahmadinejad gode ancora di un appoggio popolare molto ampio, cosa che rende impossibile qualsiasi colpo di spugna. Proprio in questi giorni è salita agli onori della cronaca la vicenda dell’adultera e corresponsabile dell’omicidio del marito condannata alla lapidazione; si tratta di un evidentissimo caso mediatico, che fa il paio con quello relativo all’altro martire, quella “Neda” su cui tanto si chiacchierato, montato ad arte per gettare discredito sul primo ministro Ahmadinejad esulla Guida Suprema Khamenei. Gli inguaribili “umanitaristi” a corrente alternata e geometria variabile che affollano le strade di Parigi e Roma, farebbero bene a riflettere sul silenzio assordante che riservano invece alle esecuzioni in piazza che un paese fedelissimo agli USA come l’Arabia Saudita dispone regolarmente. E’ palese che si tratta delle solite, miserabili manovre destabilizzanti, che con ogni probabilità si dissolveranno senza lasciar traccia. Resta comunque vivo il progetto di destabilizzazione del paese che, qualora andasse in porto, innescherebbe un'onda d'urto di potenza tale da rimettere in discussione l'eterno gioco di forze globale, che vede nel Medio Oriente, e nell'Iran in particolare, un terreno di scontro primario.

      Giacomo Gabellini

      Fonte: http://conflittiestrategie.splinder.com

      Link: http://conflittiestrategie.splinder.com/post/23257385/revival-colorato-in-iran-di-g-gabellini

      6.09.2010

    1. cloroalclero 6 settembre 2010

      Premetto che ammiro molto Gianluca Freda per gli articoli che traduce e che lui stesso scrive.
      Purtuttavia una cosa non riesco a capirla...
      Perchè per parlare di tutte le sfaccettature dei think tank statunitensi (o Usraeliani) che stanno dietro alla robusta propaganda (di governo, di opposizione, di ilfattoquotidiano, de l'unità e de "il manifesto" che si perpetra a spese di Sakineh si deve citare una brutta (prolissa e semianalfabeta) mail di un semideficiente Boero-mode che tira in ballo "il femminismo".

      A me son girate le palle a leggere cio'. Poteva prendere spunto da tutt'altro.
      Boh? come si cade sull' "uccello" in questo periodo...non sì e mai caduti in nessun'altra epoca storica....

    1. GioCo 6 settembre 2010

      E' interessante quanto risentimento (giusto, corretto, assolutamente umano) può sollevare l'idea (si faccia attenzione "l'idea" non la realtà) della lapidazione di una persona per i crimini che ha commesso. In termini assoluti effettivamente è una condanna inutilmente brutale persino se confrontata ad altre pene capitali. In fondo la democratica Francia ci insegnò che al grido di "liberté, égalité, fraternité" si può (più civilmente) tagliare la testa: è un metodo pulito, rapido e soprattutto spettacolare.

      Direi che dovremo consigliare agli arabi di civilizzarsi, emaciparsi dalle loro brutali tradizioni seguendo gli esempi occidentali, che non mancano e sono veramente tanto "civili".

      Certo, ci sarebbe quel minuscolo dettaglio che riguarda anche l'essere umano. Ci sarebbe anche da considerare come la pressione esercitata sulla massa perché viva, ragioni ed esista in termini di bestia da circo ammaestrata, ha prodotto una massa di ... bestie da circo ammaestrate. Ma sarebbe un peccato fermare proprio adesso lo spettacolo, non trovate?


      Quindi "the show must go on" ...ee, viva la demoniocrazia!

    1. TizianoS 6 settembre 2010

      A me ha invero colpito l'intervento di ieri al TG di Padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, il quale ha stigmatizzato la lapidazione in uso in Iran, dimenticando però:

      - che la lapidazione è una condanna prevista dalla Bibbia (Vecchio Testamento);

      - che la lapidazione è attualmente applicata solo in Arabia Saudita (paese che Lombardi si guarda bene dal criticare) ma non in Iran.

    1. ilnatta 6 settembre 2010

      http://www.julienews.it/notizia/dal-mondo/lapidazione-sakineh-la-verita-oltre-la-strumentalizzazione/54645_dal-mondo_1.html

    1. A_M_Z 6 settembre 2010

      Mah.. sorvoliamo sulla carente tecnica e le argomentazioni da bimbo; la questione della lapidata non ha nessun connotato sessista.

      Il senso è che i paesi occidentali, nonostante nelle prigioni di tutto il mondo i secondini diventino aguzzini, nonostante negli USA vi sia la pena di morte, nonostante tutti gli stati utilizzino la polizia come schiacciasassi sul dissenso a 360 gradi spingano i media a dipingere l'IRAN come il paese dove la polizia reprime i manifestanti, nelle carceri torturano i detenuti e vi è la pena di morte.

      Guarda Freda, il femminismo proprio non centra nulla.
      Il femminismo è in questo caso l'ennesima arma della Macchina Imperialista che vuole annettere politicamente un altro stato sulla Way To Cina.

      Ma è talmente un evento insignificante in confronto a ciò che sta succedendo da 50 anni nelle economia di tutto il mondo.

    1. Gubeipo 6 settembre 2010

      Io ho apprezzato l'articolo. Per quanto molti contenuti siano volontariamente "estremisti" e pertanto io non li condivida, penso che faccia riflettere sulla piattezza della visione occidentale che talvolta ci si dimentica di mettere in discussione (io per primo).

    1. alinaf 6 settembre 2010

      Vero ! Storie come questa imperversano anche in America , dove l'opinione pubblica manovrata al massimo sta dando i frutti desiderati e cioè giustificare un attacco all'Iran. Lo testimoniano anche le numerose copertine di settimanali dei paesi più "demokratici" dell'impero , come quella della ragazza dal naso mozzato ( non mi ricordo se fosse il Times od un altro ). Le donne sono l'anello debole in questo caso perchè molto suggestionabili da queste messinscena, difficilmente la media donnesca riesce ad andare a pensare al di là, mi dispiace veramente dirlo, ma è così, è un dato di fatto

Visualizzati 20 di 71 commenti approvati.