San Remo – il diritto internazionale dimenticato per Israele

Di Bjørn Hildrum

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(Propongo questo testo, di chiara tendenza sionista, al dibattito degli utenti di CdC, che sarà certamente interessante, visto la loro lunga esperienza di letture e studi sulla guerra israelo-palestinese, che dura da più di 70 anni. La storia la scrivono i vincitori, e ai vinti, se sono sopravvissuti, resta la magra consolazione di confutarne la versione  eventualmente errata.)

I giorni 24 e 25 aprile è caduto il centenario di quando i vincitori alleati Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone e USA si incontrarono nella città italiana di San Remo per decidere della spartizione dei territori dell’impero turco-ottomano conquistati con la vittoria della prima  guerra  mondiale.

La conferenza di pace stabilì tre cosiddetti“mandati”, zone d’influenza da cui sviluppare i futuri stati. Il mandato per la Palestina diede sovranità nazionale e giuridica a tutto il popolo ebraico che ancora per la maggior parte si trovava sparso in tutto il mondo. Gli abitanti (per lo più arabi) di Irak e Siria/Libano ottennero gli stessi diritti nei rispettivi territori.

Precedentemente il concetto di “Palestina” veniva usato per indicare un’area geografica dai confini indefiniti. Questo nome non aveva mai indicato un vero e proprio stato. Prima che i Romani conquistassero il Medio Oriente, intorno al 63 A. C., Israele era stato un paese indipendente per centinaia di anni in quei territori. L’intenzione, creando il mandato per la Palestina, fu proprio quello di ripristinare lo stato ebraico negli stessi confini, dopo circa duemila anni di dominazione straniera.

Per i più la conferenza di Sanremo del 1920 è del tutto sconosciuta. Molti hanno sentito parlare della conferenza di pace di Parigi al termine della prima guerra mondiale, e della fondazione della società delle nazioni. Ma la realtà è che quella di Sanremo, facente parte della conferenza di Parigi, ebbe una straordinaria importanza nello stabilire le basi giuridiche per la definizione dei confini in Medio Oriente così come li conosciamo oggi. Tuttavia c’è stato un forte interesse nel nascondere o negare che le risoluzioni prese fossero ricomprese nel diritto internazionale.

La dichiarazione di Balfour del novembre 1917 riguardante la necessità di dare una patria al popolo ebraico, aveva dato il via all’iter giuridico che portò alle risoluzioni di Sanremo. Fu allora che quella dichiarazione d’intenti inglese divenne un trattato internazionale vincolante. Il diritto storico del popolo ebraico sulla propria antica patria divenne quindi un diritto giuridico. Questo diritto assegnato a Sanremo consiste tuttora di forza legale sia per lo stato di Israele che per il popolo ebraico.

Allo scadere del centenario è importante sapere che fu assegnato allora un territorio più ampio di quanto è oggi ricompreso nello stato di Israele. Il “mandato “ per la Palestina comprendeva i territori su entrambi i lati del fiume Giordano: l’attuale Giordania ad est e la Giudea e Samaria (Cisgiordania) oltre a Gaza ad ovest. Vi era ricompresa inoltre gran parte delle alture del Golan.

Le risoluzioni di Sanremo furono incluse nel trattato di pace con la Turchia del 10 agosto 1920 e posero le basi per l’accordo franco-inglese del 23 dicembre 1920, che definì i confini esatti nei rispettivi mandati. La risoluzione fu recepita dalla Società delle nazioni, il 24 luglio 1922, con voto unanime, con il sostegno della Norvegia, e poi dagli USA in un trattato con la Gran Bretagna il 03 dicembre 1924.

La Gran Bretagna, mandataria di quell’area, già nel 1921 tradì gli obiettivi della risoluzione di Sanremo ed escluse temporaneamente i territori orientali dalla mappa del futuro stato ebraico. La Società delle Nazioni approvò questa soluzione temporanea. Venne sottolineata la temporaneità della soluzione, continuando a considerarsi il “mandato” [territorio di giurisdizione inglese] sotto tutti gli aspetti un’unica entità giuridica. Ciò significa che non potevano ritenersi abrogati i diritti degli ebrei sui territori orientali. Invece gli ebrei vennero espulsi e la Gran Bretagna istituì di propria iniziativa la Giordania. Ne consegue che il 78% dei territori assegnati agli ebrei vennero dati agli arabi e resi “de-ebreizzati”. Chi invoca oggi la soluzione dei “due stati “ è in ritardo di 74 anni.

La Gran Bretagna si sottrasse alle proprie responsabilità nel governare il mandato anche ad ovest del Giordano. Cedettero alle pressioni arabe rifuggendo dai propri obblighi nei confronti degli ebrei. Nascosero le decisioni prese dopo la prima guerra mondiale e si comportarono spesso da potenza coloniale. Il peggio avvenne quando nel 1939 chiusero la zona di cui erano mandatari all’immigrazione ebraica, in totale contrapposizione con gli intenti del mandato. Ciò accade proprio negli anni in cui gli ebrei avrebbero potuto sfuggire alle persecuzioni naziste.

Quando la Società delle Nazioni, nel 1945, fu sostituita dall’ONU, in molti erano preoccupati che i diritti raggiunti dagli ebrei potessero svanire. Nel redigere la carta delle Nazioni Unite, si inserì quindi l’articolo 80 come garanzia ulteriore a questi diritti. L’articolo, chiamato nel ’45 “clausola Palestina” dice espressamente: “nessuna disposizione di questo Capitolo deve essere interpretata in maniera da modificare in alcun modo i diritti di uno Stato o di una popolazione, o le disposizioni di atti internazionali vigenti, di cui siano parte Membri delle Nazioni Unite.” La carta dell’ONU confermò quindi che i diritti concessi nella conferenza di Sanremo mantenevano efficacia.

La risoluzione di Sanremo aveva ancora validità legale. Il testo approvato dalla Società delle Nazioni nel 1922 iniziava riferendosi a questa risoluzione come fondamento per l’amministrazione fiduciaria della Palestina. È essenziale tenere a mente che i diritti degli ebrei sul territorio del mandato non scomparvero quando gli inglesi se ne tirarono fuori, nel 1948, come sostenuto da molti. Ed il mandato non cessò con la partenza degli inglesi, bensì quando i rappresentanti ebraici proclamarono lo Stato di Israele, il 14 maggio 1948. Quindi gli obiettivi della conferenza di Sanremo erano stati raggiunti nelle aree su cui gli ebrei avevano effettivamente il controllo.

Legalmente il mandato era stato progettato sia per la gestione che per la tutela di una proprietà. Il governo britannico si era assunto la responsabilità di gestione e tutela fino a che gli ebrei fossero in grado di subentrare. Il fatto che un gestore o un tutore se ne vada senza aver portato a termine il proprio compito, non toglie che questi diritti vadano protetti. Quando a Sanremo fu sottoscritto il mandato per la Palestina uno degli obiettivi principali era proprio la creazione di uno stato ebraico. Tutti i diritti andarono perciò allo stato di Israele dalla mezzanotte del 15 maggio 1948.

È evidente che gli arabi sono la popolazione che ha ottenuto di più nel 1920. Ottennero inoltre l’indipendenza dopo centinaia di anni di dominazione turca, con un’area 500 volte più grande di quella assegnata agli ebrei. L’esperto di diritto internazionale Jacques Gauthier afferma: “Per gli arabi Sanremo è così importante che avrebbero dovuto festeggiare ogni giorno“. Ma non è così, perché dovrebbero ammettere di aver ottenuto questi diritti nello stesso modo in cui li hanno ottenuti gli ebrei. Il loro perseverare in questa “dimenticanza” è stato sostenuto anche dall’ONU.

Si cerca sempre di dimenticare il significato giuridico di Sanremo e dell’art.80 della carta dell’ONU. Per questo si continua a condannare Israele più di tutte le nazioni messe insieme. Ma tutte queste risoluzioni di condanna non fanno legge, come spesso si dice. Tuttavia i politici, i media e il governo norvegesi ne sono entusiasti. Ciò che “dimenticano” è che le risoluzioni prese dopo la prima guerra mondiale hanno ancora valore legale. I trattati internazionali non hanno scadenza, tranne per le parti contraggono nuovi accordi. Il trattato per le isole Svalbard del 9 febbraio 1920 [la Norvegia ha sovranità limitata, le risorse naturali possono essere sfruttate dagli altri firmatari, principalmente la Russia], redatto secondo le stesse modalità di diritto internazionale usate a Sanremo, ha tuttora validità. La Norvegia vorrebbe veder ricordati e rispettati i propri diritti sulle Svalbard. Ma i diritti degli ebrei?

Israele ha rinunciato alle sue pretese sui territori orientali del mandato con il trattato di pace sottoscritto nel 1994 con la Giordania. Ma il resto dei territori, ad ovest del Giordano, secondo il diritto internazionale appartengono agli ebrei. Né l’ONU, né nessun altra organizzazione o stato ha l’autorità di privare Israele di questi diritti. “Occupazione illegale”, “violazione delle norme internazionali”, è stato il mantra per oltre 50 anni. Queste affermazioni sono il peggior travisamento e più ampio abuso del diritto internazionale mai visto. Tali dichiarazioni vengono utilizzate come armi per raggiungere obiettivi politici, tra cui sottrarre agli ebrei il più possibile (per alcuni tutto) di quanto loro assegnato a Sanremo.

NRK [tv di stato norvegese] ha ospitato recentemente una videoconferenza, prodotta dalla Coalizione Europea per Israele, in cui il premier Netanyahu ha annunciato la prossima annessione di territori in Giudea e Samaria. Ma NRK non ha detto una parola riguardo al fatto che il punto principale della conferenza fosse rivendicare le risoluzioni di Sanremo ed i diritti di sovranità degli ebrei su quei territori. Al contrario il canale di stato ha continuato a citare la favola dell”occupazione”.

Questo mito nasce dalla credenza che Israele sia stato creato dall’ONU con il piano di partizione della Palestina del 1947, quando già gli arabi avevano ottenuto il 78% del territorio. Il piano, che violava i diritti stabiliti nel 1920 e ribaditi dall’ONU stessa con l’art.80, presupponevano l’approvazione di entrambe le parti. Gli arabi rifiutarono ed iniziarono una guerra di logoramento. Perciò fallì il piano.

Ma, 72 anni dopo, il piano viene ancora utilizzato come argomento per sottrarre ulteriori territori assegnati agli ebrei. La politica e le convinzioni andrebbero fondate sulla verità. Il giorno in cui governo, media e politici norvegesi si sveglieranno con la volontà di attenersi ai fatti storici e giuridici di Sanremo, non vi sarà più motivo di accusare Israele di “occupazioni illegali “.

 

Bjørn Hildrum è l’autore del libro “La terra di Israele secondo il diritto internazionale”, edito nel 2018

28.04.2020

Link: https://www.document.no/2020/04/28/san-remo-den-glemte-folkeretten-for-israel/

 

Scelto e tradotto dal norvegese per www.comedonchisciotte.org da Swordfish. Il traduttore ha lavorato come impiegato pubblico in Italia e in Norvegia, con esperienza in campo legale, penale, e dell’immigrazione. Dal 2015 si è auto-confinato sul Mare del Nord per dedicarsi alla nautica, falegnameria, caccia e pesca.