Roma, Piazza del Popolo, 25 aprile 2020

DI MAURIZIO

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Sono le 11, il cielo è terso e l’aria tiepida, si sta proprio bene e dopo qualche fermata in metropolitana sono sceso a Piazzale Flaminio.

Vedo dall’altra parte della strada 3 camionette della polizia, e attraverso titubante dirigendomi verso l’ingresso della piazza, temendo di essere rispedito a casa, con le buone o con le cattive, da uno di quei tutori dell’ordine che presidiano la zona, grandi grossi e mascherati di tutto punto. Ma non succede… non succede perché nella piazza c’è molta gente, ora che mi sono avvicinato lo vedo… non possono mandare a casa tutti, controllano semplicemente che non ci siano disordini.

Al centro di Piazza del Popolo qualcuno ha allestito un piccolo palco, dove per ora è seduto un gruppo di giovani che parlano, sembrano studenti universitari.

Mi siedo per terra vicino al palco e aspetto, mentre osservo l’umanità che un po’ alla volta si raduna: giovani, anziani, uomini e donne di mezza età, molti con i loro cani, pochi indossano la mascherina e forse nessuno i guanti. Molti chiacchierano, altrettanti aspettano, come me, in silenzio.

Si avvicina al palco un gruppo di persone, confabulano, indicano gli ingressi della piazza e le camionette della polizia, due di loro salgono sul palco a fare la prova microfono, al che capisco che sono loro ad aver organizzato questo raduno, del quale avevo letto su un blog sconosciuto ai più: c’era scritto semplicemente “Piazza del Popolo, 04/25, 10.00”, poi tanti commenti… “ok”, “ci sono”, “se beccamo lì”.

Prima ancora che inizi la manifestazione, o qualunque cosa sia stata confezionata, si avvicina un uomo vestito con una tuta nera, scarpe da ginnastica, barba incolta… avrà 50 anni penso tra me e me, e noto che ha lo sguardo stanco di chi ne ha passate tante; gli invidio la capigliatura, ancora intatta; tiene in mano un foglio, e dopo aver parlato un paio di minuti con gli “organizzatori”, questi con fare un po’ perplesso lo lasciano salire sul palco e parlare al microfono…

“AMICI…”
In pochi notano un esordio così… troppo timido, uno degli organizzatori alza il volume del microfono, poi il tizio

insiste: “AMICI !!!”

Si vede che non è abituato a parlare davanti a più di 5 persone, il foglietto gli balla tra le mani e anche la voce è tremolante… però ora ha ottenuto l’attenzione di quasi tutta la piazza…

“VOREI DIVVE DU PAROLE, PERCHE’ E’ TANTO TEMPO CHE PARLO QUASI SOLO AR TELEFONO…” Questo esordio diverte molti, anche me, è spontaneo… l’accento è ovviamente romanesco.
“SO’ N’OMO QUALUNQUE, E MAI ME SAREI SOGNATO DE PALLA’ DAVANTI A TANTAGGENTE”
“… E MAI ME SAREI SOGNATO DE VIVE UN PERIODO COSI’ BUIO E TRISTE, NELLA MIA VITA”

Parte qualche applauso…

“HO 53 ANNI, E PRIMA CHE TUTTA STA COSA INIZIASSE CI AVEVO UNA PICCOLA OSTERIA, POCHI COPERTI IN POCHI METRI QUADRI. GUADAGNAVO QUELLO CHE ME BASTAVA PE’ NA VITA DIGNITOSA, DEDICATA QUASI SOLO AR LAVORO, CHE ERA LA MIA PASSIONE PIU’ GRANDE”.

“… MA NUN VE VOGLIO PARLA’ DER MIO RISTORANTE, DE COME SO STATO COSTRETTO A MANNA’ A CASA ER CUOCO, ER CAMERIERE…”.

“VE VOJO DI’ CHE HO AVUTO PAURA, QUANNO PASSAVANO ALLA TELEVISIONE LE PRIME IMMAGINI CO’ OSPEDALI AR COLLASSO, BARE, INFERMIERI, MEDICI E PERSONE INTUBBATE … HO AVUTO PAURA QUANNO CONOSCENTI, O AMICI, O AMICI D’AMICI, SO’ STATI CONTAGIATI… HO AVUTO PAURA QUANNO SENTIVO BORELLI PARLA’ ALLA TV … HO AVUTO PAURA PECCHE’ VEDEVO CHE TUTTI AVEVANO PAURA: I POCHI CLIENTI CHE SE FACEVANO VIVI A FINE FEBBRAIO, I VICINI DE CASA, I GENITORI, I MIEI AMICI”.

“SO’ UN RISTORATORE, NA PERSONA SEMPLICE, COME TANTE, HO SEMPRE PENSATO CHE CHI DECIDE O’ FA PER BENE DE TUTTI NOI, E QUANNO E’ STATO DECISO CHE DOVEVO CHIUDE HO PENSATO: OKKEI, FINIRA’ PRESTO, A’ SALUTE DE TUTTI E’ IMPORTANTE”.

Fa una lunga pausa, 6 o 7 secondi che sembrano 7 minuti… si sente qualche colpo di tosse tra chi ascolta in silenzio.

“ANCHE ORA HO PAURA…”
Alza un po’ il tono di voce…
“HO PAURA DE NUN POTE’ PIU’ ESSERE NA PERSONA LIBERA!” Ecco, applauso più convinto…

Nel frattempo altri curiosi si stanno avvicinando alla piazza, probabilmente non sapevano del raduno e ora guardano, respirando il loro stesso respiro ributtato in gola dalla mascherina… osservano il tutto con sguardo vitreo e quasi spaventato.

“HO PAURA DAA POLIZIA, DEI CARABBINIERI… E PURE DEI VIGGILI!”
“HO PAURA DE NUN POTE’ RIABBRACCIA’ I MIEI GENITORI QUANNO VOJO, CHE SO’ CHIUSI NEL

LORO APPARTAMENTO DE 50 METRI QUADRI!”

“HO PAURA DE NUN POTE’ PIU’ FA’ NA PASSEGGIATA A VILLA ADA QUANNO ME PARE, DE NUN POTE’ PIU’ PRENNE ER SOLE COME E QUANNO ME PARE, DE NUN POTE’ PIU’ GIOCA’ A CALCETTO CO’ AMICI!”

“HO PAURA PECCHE’ QUANNO ESCO DE CASA TANTI ME GUARDANO CO’ SOSPETTO, MANCO AVESSI SOTTO BRACCIO UN FUCILE!”

Scatta un altro applauso, più lungo, più convinto, stavolta… poi riprende.
“SO’ STATO BRAVO, SO’ STATO A CASA, E HO AVUTO TANTO TEMPO PE RIFLETTE, E CAPI’…” “… E HO CAPITO CHE NESSUNO DE STO VIRUS C’HA CAPITO ANCORA ‘NCXXXO!!!!”

L’applauso ora è continuo, non si arresta, qualcuno inizia anche a gridare…
“HO CAPITO CHE ME STO A SPEGNE, CHE NUN SORRIDO PIU’, CHE I MIEI MUSCOLI SE STANNO A

ATROFIZZA’, CHE LA SERENITA’ CHE AVEVO PRIMA, PURE TRA TANTE DIFFICOLTA’, NUN C’E’ PIU’!!!”

Le parole ora gli escono da sole, il foglietto dove aveva scarabocchiato qualcosa non gli serve più…
“HO CAPITO CHE LA SALUTE NUN ME LA GARANTISCE UN VACCINO, MA CHE E’ MOLTO PIU’

IMPORTANTE RESPIRA’ ALL’APERTO, PRENNE ER SOLE, CAMMINA’, CORE (correre, ndr)!!!”

“HO CAPITO CHE I MIEI GENITORI, LE PERSONE ANZIANE, HANNO BISOGNO DE PASSEGGIA’ PE’ STRADA, ABBRACCIA’ I FIGLI, ACCAREZZA’ I NIPOTINI…… SENNO’ CHE VITA E’???????”

“HO CAPITO CHE I BIMBI DEVONO CORE PE’ STRADA, NEI PRATI, SULLE SPIAGGE, GIOCARE CO COMPAGNI DE CLASSE E AMICI, SENTIRE LA VOCE DELLA MAESTRA, MA SENZA CHE LA VEDONO DA UN UN COMPUTER…………. ALTRIMENTI CHE CXXXO DE ‘NFANZIA E’????????”

“HO CAPITO CHE SE PARLO CON QUALCUNO NUN VOJO VEDE’ NA CXXXO DE MASCHERA, VOJO VEDE’ LA SUA ESPRESSIONE… ER SUO SORRISO…”

Ora ha gli occhi lucidi, quest’uomo che capisco chiamarsi Claudio, ora che gli organizzatori lo incitano chiamandolo per nome.

Ora chi era seduto si è alzato in piedi, e continua ad applaudire questo uomo semplice, coraggioso e fiero, che si ferma un attimo e poi, con voce più bassa…

“VE PREGO, DITEME CHE AVETE CAPITO LE STESSE COSE ANCHE VOI…..”

Tanti gli gridano che “SI! CERTO!”, e continuano ad applaudire, a sorridere, ormai Claudio ha colpito tutti con la sua spontaneità, tutti hanno capito che questo non è un discorso preparato, impostato, ma che le sue sono grida disperate…

Ora Claudio ha la voce rotta dal pianto, ma non incerta… è diventata ferma, come la sua mano adesso chiusa in un pugno.

“DITEME CHE PURE VOI AVETE CAPITO…”
“CHE LA COSA PIU’ IMPORTANTE DE TUTTE E’ LA NOSTRA LIBERTA’!!!!!!”

“E CHE NESSUNO, PURE SE E’ SEDUTO MOLTO PIU’ IN ALTO DE NOARTRI, LA PUO’ LEVA’ COSI’ A NOI, AI NOSTRI FIGLI, AI NOSTRI GENITORI E PURE AI NOSTRI NONNI!!”

…. Sto piangendo, come tanti ormai, altri si abbracciano e gridano, altri guardano semplicemente il cielo con gli occhi lucidi.

Si avvicina uno degli organizzatori (mentre Claudio scende dal palco osannato, e ora sorride, di nuovo), mi vede commosso e mi da una mano come a battere il cinque… ci sto… battiamo il cinque, ci guardiamo di nuovo e ci abbracciamo tutti e due, per 10 bellissimi secondi.

… poi mi sveglio…. Sì è stato solo un sogno, la mia tuta è sempre lì che mi aspetta accanto al letto. La mia casa mi aspetta, vuota, per un altro interminabile giorno chiuso tra le sue mura.

Mi è rimasta una lacrima sulla guancia… ho pianto davvero, in sogno… Il sogno più vivido e incantevole che abbia mai fatto.

 

Maurizio

Fonte: www.comedonchisciotte.org

25.04.2020

Pubblicato da Davide

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