RIPUDIAMO IL DEBITO

RIPUDIAMO IL DEBITO

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti - e certamente lo è ai lettori del Ribelle - che le misure prese - meglio, non prese - dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.

Finanza e politica a essa collegata - e di converso tutti noi che subiamo e l'una e l'altra senza poter fare nulla - si sono buttate a capofitto nel creare l'ultima bolla possibile per cercare, per un po' di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l'opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.

Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.


Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.


Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all'infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata - e infatti non è precisata affatto - ripresa dell'economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.

A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente - ah, gli ultimi arrivati... - di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.


Si sa - scrive Serge Latouche - che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla "droga" vorrebbe stare alla larga.


Naturalmente, questa l'aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.


La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.

A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che "l’Europa" impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po' come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.


Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.


Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.


Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l'economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.

I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l'Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l'Europa non c'è, o meglio, non c'è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l'Europa, ovvero la condizione attuale, non c'è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.

Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l'attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.


Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese - per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani - per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano "politici" del calibro di Berlusconi, Alfano, D'Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d'Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.


Il punto è insomma chiaro: gli Stati - tutti - sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano - per logica e matematica, come avevamo detto prima - onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.

Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l'Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.

Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.


Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l'Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.


Una via d'uscita c'è: il ripudio del debito. L'uscita dall'Euro.

Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l'angolo. E sono inevitabili.

Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai "signori del mondo" che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.


Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c'è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli "attivi" che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei "passivi" irrecuperabili. Tratteremmo da "delinquenti" con quei "delinquenti" che fino a ora ci hanno succhiato le vite.


Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall'Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta - propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati - diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c'è.


E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l'una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall'Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.

Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.


Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all'altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto.

Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?

Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti - cosa comunque inevitabile - sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c'è.


Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?

Valerio Lo Monaco


www.ilribelle.com

10.06.2010

Per gentile concessione de “La Voce del Ribelle”

La Voce del Ribelle è un mensile - registrato presso il Tribunale di Roma,

autorizzazione N° 316 del 18 settembre 2008 - edito da Maxangelo

s.r.l., via Trionfale 8489, 00135 Roma. Partita Iva 06061431000

Direttore Responsabile: Valerio Lo Monaco

All rights reserved 2005 - 2008, - ilRibelle.com - RadioAlzoZero.net

Licenza SIAE per RadioAlzoZero n° 472/I/06-599

Privacy Iscrizione ROC - Registro Operatori della Comunicazione - numero 17509 del 6/10/2008

Commenti (96)

Per commentare accedi all area riservata con un account abilitato.

Nascondi area commenti 20 caricati
    1. AmonAmarth 14 giugno 2010

      "Dopo che facciamo" è sicuramente inserito in un contesto di rivalutazione radicale di cosa è la società, cos'è l'uomo, e quali sono i suoi obiettivi. Arrivare a fare una cosa del genere è questione di convizione e percezione della realtà da parte di ognuno, sarà il momento in cui semplicemente, dico la maggior parte, dirà "no non ci sto più alla presa per il culo"... Avremo si meno benessere materiale dopo una tale azione (rischiosa si, ma non sconsiderata), si tratta di rischiare e avere le palle di farlo. Ma credo che avremo molto da dare a questo nuovo dipinto dell'umanità: ci ritroveremmo una tela vuota su cui sfogare la nostra fantasia liberata! ...non senza difficoltà ovviamente, questo direi che sia scontato, stupido chi non lo riconoscerebbe. E' un rischio da correre.

    1. lucamartinelli 14 giugno 2010

      perfetto, quoto al cento.

    1. lucamartinelli 14 giugno 2010

      oh!! finalmente qualcuno che pensa quello che penso io. Grazie, amico. Benvenuto! Continuiamo pure a leggere i vari blog, anche a postare commenti. Ma, giustamente come dici, cominciamo ad organizzare il modo di far vedere che esistiamo, e, che come popolo, abbiamo il potere! un bel sogno, ma qualcosa possiamo davvero fare. A parte adottare uno stile di vita piu' sobrio e poco consumista, cosa che potremmo fare tutti, c'è una cosa per abbattere il sistema e prendere il potere: ritiriamo i nostri risparmi, pochi o tanti che siano, dalle banche e dalla posta. questo stupido, avido e ingannevole sistema farebbe flop in 48 ore. Inoltre ritirare i risparmi dalle banche ci proteggerebbe dalle mortali coltellate che prenderemo quando arrivera' l'Euro mediterraneo o di serie B. MAI DIMENTICARE che fine hanno fatto i depositi dei risparmiatori in Argentina. Buona giornata a tutti.

    1. lucamartinelli 14 giugno 2010

      "Come farebbe dunque lo stato in questione a trovare i soldi per andare avanti? "Giuro che a volte fatico a capirLa. Non esiste il problema per uno stato sovrano di come procurarsi soldi, per il semplice motivo che se li stampa, sempre sovranamente, e non dovrebbe nulla a nessuno: che significa "niente debito pubblico, quindi meno tasse, quindi tutti piu' felici. ma ancora dobbiamo dirci queste cose??

    1. AmonAmarth 14 giugno 2010

      Quoto! E perchè aver paura di nominare esplicitamente un tale sincero atteggiamento? Si tratta di ANARCHIA, e qui rilancio la rivalutazione storica di questo nome, lemma e ideale. Non quello che nella neolingua odierna è diventato ANARCHICI=TERRORISTI="persone col volto coperto e molotov in mano"... Ovvero l'immagine che ne dà oggi la propaganda! Si tratta invece di una seria e continua rivalutazione storica dell'uomo, dell'essere pronti a rimettere in dubbio ogni cosa all'occorenza, come dovremmo fare in questi casi. PS, brunotto: ma chi è "La Fesse"? Ciao!

    1. AmonAmarth 14 giugno 2010

      Ciao brunotto, scusa la mia ignoranza, ma chi è La Fesse? O cos'è? Mi hai incuriosito!

    1. AmonAmarth 14 giugno 2010

      Ecco esatto, grande osva! E' proprio di quello che si parla: pagare gli interessi e il peccato originale. Il fatto che dobbiamo essere soggetti ad essi è pura finzione, o meglio convinzione di massa. Nasciamo liberi nel nostro piccolo corpo, e in quel momento siamo puri checchè se ne dica! Quindi affanculo l'economia, che sembra chiedere il conto a tutta l'umanità, e facciamo riemergere orgogliosamente l'uomo sopra la moneta e lo scambio "libero"! Molto più dignitoso e funzionale il baratto a sto punto! Queste affermazioni sono bestemmie per chi ci opprime, e fanno di tutto per mantenere la percezione di questa realtà di macropeccato e senso di colpa generale! Diciamolo chiaramente: io NON HO PECCATO ORIGINALE, e nessuno ha mai discusso con me alcunchè di questi debiti. E poi verso chi? Verso una classe di neoaristocratici mondiali, che consciamente o inconsciamente ci opprimono? Ormai è una stupida inerzia divergente volta all'acquisto fisico, monetario, dell'umanità stessa. Ma allora: cos'è il denaro? E a sto punto, che ce ne facciamo?! Tutto ciò rientra in un drastico ripensamento dei sistemi che ci toccano, il ragionamento non può non essere radicale. Probabilmente fra 1 secolo parleranno di questo periodo come quello in cui l'umanità si è liberata (non senza sacrifici immagino), del denaro e delle sue finzioni. Io ci spero ancora, è questione di percezione. Un saluto!

    1. amensa 14 giugno 2010

      ho appena postato su luogo comune lo stesso invito.
      internet si sta rivelando solo un anestetico. ci si siede davanti ad una tastiera, ci si incazza un pò a leggere quante porcherie sa fare il "potere" si lanciano un pò di analisi, qualche invettiva, e ci si alza con lo stomaco chiuso e sovente la voglia di vomitare.

      bene proviamo ad usare internet sul serio.
      SABATO, SCENDIAMO IN PIAZZA ALLE 10. SENZA BANDIERE, SENZA STRISCIONI, SOLO CON LA PRESENZA FISICA.
      1/2 ORA DI MUTA PRESENZA. IN OGNI CITTA' DIAMO UN LUOGO DI RITROVO ( PER MILANO PROPONGO PIAZZA DUOMO ) E SACRIFICHIOAMO QUALCHE ORA PER DIRE AL POTERE CHE ANCORA CI SIAMO, E SIAMO STUFI DI SOPPRUSI.
      FORZA PROPAGATE SU ALTRI BLOG, STABILITE ALTRI LUOGHI, UNO PER OGNI CITTA' D'ITALIA, E MOSTRIAMO CHE NON SIAMO ANCORA FANTASMI!!!!!

    1. brunotto588 14 giugno 2010

      I "muratori" lo sanno bene: per rifare una casa prima le devi demolire. E lo hanno fatto benissimo. Ora: per cambiare lo status quo bisogna innanzitutto minarne le fondamenta: qualsiasi altra azione verrebbe assorbita, deviata, in qualche modo "incamerata" dal sistema. ( Vedi i vari "Grillo" e compagnia cantante ). Ovvio, bisogna cominciare dalla "testa" di ognuno ... spegnere nella testa di ognuno determinati interruttori ed accenderne altri. Chavez esiste perchè esiste il Venezuela, non il contrario ...

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      .......... I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco ........................ Questo è un punto essenziale. Un singolo Paese però può molto come esempio per gli altri, come battistrada per gli scettici e i rinunciatari, che diventano impotenti a furia di ripeterselo.
      E' chiaro che se la piccola Grecia si ribellasse anche, ad es. sul modello Argentina, ma restando isolata, pagherebbe a carissimo prezzo il suo gesto eroico e disperato. Allora il problema non è affossare l'euro o l'Europa, ma rifarle integralmente, su basi totalmente differenti, di civiltà che potenzialmente può esplodere in un vero rinascimento della globalizzazione nell'era tecnologica. La scintilla può scoccare ancora una volta nel cuore del vecchio continente, ma questa volta per "contaminare" positivamente il resto del mondo. Questo sì che è un debito da onorare, per farci perdonare di tutto.
      L'antica rivoluzione culturale dell'inaudito potrebbe così rinnovarsi in altra forma, che contrasti l'insensato.

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      quelli non so, tutto il resto però è de coccio!

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      e affanculo bubba e bubboni! O è meglio chiamarli microcefali?

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      Tutto OK tranne la conclusione. Io direi piuttosto:la politica è morta, viva la Politica! Riprendiamoci collettivamente le nostre responsabilità. Le palle a un vero rappresentante del popolo glie le da il popolo. Un popolo senza testa (e quindi senza palle) è schiavo per definizione, cazzi suoi, come qui ed ora. Aprire gli occhi e riprendere il comando, non c'è altra soluzione. L'impero romano è morto da un pezzo, quello americano è uno zombi, è ora di crescere civilmente.

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      Caro Andrea, su quella carta c'è scritto il diritto, ora tutto sbilanciato a favore dei delinquenti. Non è colpa della carta, ma di chi la gestisce. La carta non sono solo le banconote, sono le leggi di Stato, i contratti commerciali tra privati, i regolamenti privati delle banche, il diritto societario, quello ereditario, la normativa fiscale. Qui è tutto sbagliato, è tutto da rifare, e la banconota non può certo passare inosservata!

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      Da un ingegnere regredito a infante-ragioniere non c'è da aspettarsi che questo, commenti da asilo. E adesso vai a dirlo alla maestra ...

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      Come che facciamo? E' l'uovo di Colombo, rinazionalizzare il credito col criterio proporzionale, secondo Costituzione (dimensione fiscale). Ma non basta, se no ricomincia tutto daccapo, fino a che la banca resta in mano ai privati. Concezione di banca alla Montezemolo: un impresa per l'impresa. Questa è una bestemmia, la banca deve ritornare ad essere (o diventare ove non lo fosse mai stata) una società no-profit in capo direttamente allo Stato (si badi bene allo Stato, non ai politici dediti al governo di tutto il resto della cosa pubblica). Al potere esecutivo, legislativo, giudiziario, occorre aggiungere nella moderna costituzione il potere monetario, esercitato dal sistema bancario di Stato. E' la prima condizione di civiltà nell'era tecnologica, altrimenti la schiavitù collettiva è assicurata. Il decisore dev'essere il popolo libero e informato, non i campioni delle truffe finanziarie. La questione è mondiale, anche se scoppia nell'occidente e trascina il resto del mondo. Se non la risolviamo noi occidentali, i più responsabili dei crimini monetari-finanziari, chi altri dovrebbe farlo? La Cina? Allora sì che i tuoi incubi si avverano.

    1. brunotto588 14 giugno 2010

      Ma buttati, dall' aereo !!!

    1. brunotto588 14 giugno 2010

      Argomento meglio: perchè un tale articolo è retorica senza costrutto ??? Non tanto ( come argomentano i soliti "so-tutto-io" ) per presunte catastrofiche argomentazioni di tipo economico ( a 'sto punto ...! ), quanto perchè RICHIEDEREBBE UN INTERVENTO DI TIPO POLITICO. Ora, siete tanto stupidi da credere ancora nella politica, o in una qualsiasi rappresentanza della vostra opinione ? Credete che qualche politico sia veramente disposto a far ciò ?? Riuscite a scorgere qualcuno con le palle di un JFK ??? E poi, il "Potere" glielo permetterebbe ? Per la misera stampa di un biglietto da 500 Lire fecero saltare tre Banche e si dette inizio allo stragismo degli anni 70 ( il cui unico fine era "convincere" i politici di allora a "concedere che fossero i privati a battere moneta" ... ) ... No carini, dovete cominciare a smetterla di aspettare i "Francesi" ... che non arriveranno mai. E cominciare a prendervi carico PERSONALMENTE delle cose ... che cazzo sperate ancora dalla politica ??? Astenersi dal voto, togliere i soldi dalle banche ... e poi stiamo a vedere chi ride.

    1. AlbertoConti 14 giugno 2010

      Non c'è alcun bisogno di scomodare il marxismo per capire e sanare una truffa qual'è quella della moneta emessa e gestita dai pochi privati, gli stessi che vantano i crediti corrispondenti ai debiti che strangolano tutti i popoli occidentali, utenti ma non proprietari della loro moneta.

      Il gesto di "rimettere" i debiti non è irresponsabile, è dovuto da sempre (vedi antiche usanze, perfino ebraiche). Irresponsabile è far ereditare ai figli le colpe dei padri: oggi le ricchezze smodate sono le colpe più grandi. Personaggi come berlusconi sono personaggi da galera, non da libere elezioni politiche. O ci sono i Paperoni "buoni"? Ma mi faccia il piacere ....

    1. brunotto588 14 giugno 2010

      TOGLIERE GLI SGHEI DALLA BANCA ( pochi o tanti che siano ). Molto più pragmatico e realizzabile, e senza conseguenze di sorta. L' Impero cadrà in un battibaleno. Vive la fesse.

Visualizzati 20 di 96 commenti approvati.