RIPUDIAMO IL DEBITO

RIPUDIAMO IL DEBITO

DI VALERIO LO MONACO

ilribelle.com

Al momento nel quale andiamo in stampa, se non già da tempo, dovrebbe essere chiaro a tutti - e certamente lo è ai lettori del Ribelle - che le misure prese - meglio, non prese - dai vari governi e soprattutto a livello europeo per tentare in qualche modo di superare lo stato di crisi nel quale abbiamo iniziato a entrare decisamente da qualche anno, non sono adatte alla situazione. Di più, sono nella migliore delle ipotesi insufficienti ma, molto più probabilmente, del tutto controproducenti.

Finanza e politica a essa collegata - e di converso tutti noi che subiamo e l'una e l'altra senza poter fare nulla - si sono buttate a capofitto nel creare l'ultima bolla possibile per cercare, per un po' di tempo, di mantenere in piedi una impalcatura sistemica destinata matematicamente al collasso. Il che significa esattamente l'opposto di ciò che chi guida i popoli dovrebbe fare. A misure di lungo corso, sebbene drastiche, si è preferito utilizzare manovre di piccolo cabotaggio. La maggior parte di queste, peraltro, sulle spalle di tutti i cittadini.

Parliamo naturalmente della bolla del debito pubblico della quale abbiamo già accennato lo scorso mese.


Tutti i Paesi sono indebitati con Banche e altri Paesi che hanno acquistato i titoli. La ratio alla base dei titoli pubblici venduti promettendo interesse è la fede nel fatto che in un futuro non meglio precisato, vi sia così tanta crescita economica da poter non solo ripagare i debiti contratti, ma anche gli interessi.


Si dà il fatto, però, che oltre a varare politiche di portata mondiale, in pratica, su un atto di fede, la cosa non possa funzionare per due motivi, il primo logico il secondo matematico. La parte logica impone convincersi che non si può crescere all'infinito in uno spazio finito. La parte matematica che non è possibile, in una direttrice in evidente discesa, sperare in una non meglio precisata - e infatti non è precisata affatto - ripresa dell'economia al fine non solo di far cambiare direzione verso un segno positivo della crescita, ma talmente tanto da poter ripagare anche i debiti e gli interessi sui debiti.

A questo si aggiunge che, nello stesso momento in cui si parla ormai tranquillamente - ah, gli ultimi arrivati... - di crisi sistemica, ciò che si fa non è, come logica vorrebbe, il varo di norme in grado di cambiare il sistema, quanto continuare imperterriti a fare né più né meno di ciò che si è sempre fatto e che ha portato al collasso attuale.


Si sa - scrive Serge Latouche - che i drogati siano i primi sostenitori della droga. Ma il fatto è che ciò comporta conseguenze anche per chi dalla "droga" vorrebbe stare alla larga.


Naturalmente, questa l'aggravante, al sistema si sacrifica tutto. La vita e il futuro delle persone che attualmente vivono sulla faccia della terra e quelle che verranno dopo di noi. A vantaggio, naturalmente, dei soliti noti.


La stessa Bce presta alle Banche tutto il denaro di cui fanno richiesta al solo 1% di interesse, ciò non gli impedisce, però, di prestarlo alla Grecia al 6%. Come dire, naturalmente, il favore lo faccio alle Banche, alle quali presto denaro a costo irrisorio, mentre ai cittadini greci (ed europei in genere) cerco di succhiare tutto il succhiabile, per via diretta o per via indiretta.

A chiudere il cerchio, per chi fosse ancora poco convinto di quanto scritto, il fatto che sperare in una ripresa economica quando le economie private sono in profonda crisi (tagli degli stipendi, dei servizi, disoccupazione, crisi sociale) grazie a dove ci ha portato il sistema, e grazie ai tagli che "l’Europa" impone ai vari Stati per uscire dalla crisi del debito che il sistema stesso crea, è un po' come sperare che partendo da Roma si arrivi a Milano, in automobile, quando la velocità di crociera cala, il serbatoio è agli sgoccioli, e i distributori sono chiusi oppure non ci venderanno un solo litro di benzina perché materialmente non abbiamo il denaro per acquistarlo.


Un atto di fede, appunto, più adatto a un pellegrinaggio che a una direttrice politica.


Le misure da prendere sarebbero invece molto diverse e drastiche, e imporrebbero un rovesciamento del sistema finanziario, industriale e capitalistico che dirige il mondo (di queste misure parleremo il prossimo mese). Inutile sperare, in ogni caso, che la cosa possa essere sostenuta proprio da quei dracula finanziari, industriali e capitalistici che in questo momento stanno facendo, pur in periodo di crisi, un lauto pasto banchettando sulla vita dei popoli europei.


Le scelte, per farla breve, dovrebbero insomma essere politiche. O meglio, ancora prima, metapolitiche. Ovvero decidere in che direzione sarebbe bello e giusto che andasse il mondo, e di conseguenza prendendo decisioni politiche, anche se impopolari, al fine di indirizzare il tutto in tal modo. Per esempio, una cosa su tutte, relegare l'economia al ruolo che dovrebbe avere, e certamente non quello centrale e supremo che ha ora e che ha portato allo stato attuale delle cose.

I singoli Paesi, in teoria (ci torneremo a breve) possono molto poco. Ammesso e concesso che vogliano e siano in grado di farlo. Dovrebbe pensarci l'Europa, per quanto riguarda il nostro continente. Ma l'Europa non c'è, o meglio, non c'è mai stata. Anche sostenendo (e noi, al contrario di Ciampi, Draghi, Prodi & Co., oltre che tutti gli esponenti politici attuali, non lo sosteniamo) che ci debba essere una moneta unica, il punto è che la moneta senza una politica economica e ancora di più senza una politica generale per un grande spazio come l'Europa, ovvero la condizione attuale, non c'è mai stata né, su queste basi, ci sarà, è inutile.

Il massimo che si è riusciti a fare in Europa, al momento, è stato pendere dalle labbra della Bce, che impone, oltre allo scandaloso signoraggio bancario (e dunque l'attentato alla sovranità monetaria degli stati) delle politiche economiche restrittive ai vari Stati che essa stessa (e le Banche e la finanza) ha concorso a indebitare.


Breve inciso: è ridicolo e avvilente anche solo fare qualche accenno allo stato pietoso della politica nel nostro misero paese - per farlo basta leggere, o meglio saltare a piè pari, la prima metà dei quotidiani italiani - per capire che nessuno Stato europeo, men che meno il nostro dove operano "politici" del calibro di Berlusconi, Alfano, D'Alema & Co. (che si stanno preparando per le meritate ferie d'Agosto mentre il mondo crolla) sono in grado di prendere alcun tipo di decisione che possa davvero essere definita politica.


Il punto è insomma chiaro: gli Stati - tutti - sono oberati di debiti (chi più chi meno) e le Banche sono piene di titoli che non verrano - per logica e matematica, come avevamo detto prima - onorati. Tutti sono indebitati con tutti senza nessuna speranza di poter avere indietro nulla. O quasi.

Inoltre, e questa la cosa più importante, i cittadini di tutti gli Stati (ora la Grecia, la Spagna e il Portogallo, domani l'Italia e dopodomani tutti gli altri a seguire) stanno subendo e subiranno sempre in misura maggiore il salasso economico della crisi e delle misure imposte.

Dal punto di vista economico (e sociale) insomma, ci stiamo dirigendo verso la catastrofe.


Il tutto per salvare questo sistema e per salvare l'Euro. Totem funesto che ci è stato imposto e che ci viene posto come ultimo baluardo da tenere in piedi. Non fosse che per tenerlo in piedi stiamo buttando in schiavitù le nostre vite e quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.


Una via d'uscita c'è: il ripudio del debito. L'uscita dall'Euro.

Tecnicamente molto semplice. Eticamente sacrosanto, visto quanto ci ha fatto di male sino a ora e ce ne farà. E di fatto anche auspicabile, malgrado ciò che la cosa comporta, se si raffronta l’operazione allo schianto al quale stiamo comunque andando incontro. Le bancarotte sovrane sono in ogni caso dietro l'angolo. E sono inevitabili.

Il Paese che per primo ripudierà il debito darà scacco matto ai "signori del mondo" che, di fatto, dipendono non altro che dalla buona volontà di chi ha debiti nel continuare a pagarli. Siamo noi debitori, al momento, ad avere il coltello dalla parte del manico, se solo avessimo la voglia e la capacità di utilizzarlo nei confronti di chi attenta la nostra vita da decenni.


Il trucco del debito, che di questo si tratta, sta in piedi infatti solo fino a che c'è qualcuno che comunque continua a pagare interessi (e a subire tagli alle proprie vite). Nel momento in cui si dice basta, i creditori rimangono con il cerino in mano. Tutti gli "attivi" che segnano ora sui propri libri, ovvero di crediti che devono esigere da noi, diverrebbero di colpo dei "passivi" irrecuperabili. Tratteremmo da "delinquenti" con quei "delinquenti" che fino a ora ci hanno succhiato le vite.


Certo, la cosa comporta in ogni caso momenti durissimi per i popoli. Immaginiamo una Grecia che decidesse di ripudiare il debito e di uscire dall'Euro. Farebbe fallire le Banche, nazionalizzerebbe il sistema finanziario ed economico (e la Bce lo prenderebbe in quel posto), la moneta tornerebbe di Stato, ovvero propria, e ricomincerebbe tutto da capo. La nuova Dracma sarebbe fortemente svalutata. Fatto dolorosissimo per la popolazione greca, ma solo temporaneamente. Perché quella nuova moneta - propria moneta, e non della Bce e di chi la possiede, ovvero dei privati - diverrebbe presto competitiva. Sacrifici e perdita di ricchezza monetaria imponente, sulle prime. Ma con un futuro davanti. Futuro che ora invece non c'è.


E se la cosa si estendesse? Sarebbe in pratica una guerra mondiale dei creditori contro i debitori. Ma delle due l'una, i governi dei vari Paesi dovranno scegliere presto, in ogni caso, tra ripudiare i debiti e uscire dall'Euro oppure dissanguare le proprie popolazioni per ripagare i debiti. Brutalmente: scegliere se fare gli interessi delle Banche o quelli dei popoli. Probabilmente faranno quelli delle Banche finché sarà possibile. Dopo di allora, però, sarà inevitabile il ripudio.

Vorrei ricordare, a chi storce il naso di fronte a una soluzione così drastica, che ci sono dei precedenti piuttosto autorevoli. E per inciso, provengono proprio da chi può sembrare più insospettabile. Il ripudio del debito ha una tradizione molto antica proprio negli Stati Uniti. Nel decennio del 1840, Maryland, Pennsylvania, Illinois, Indiana, Michigan, Arkansas, Louisiana e Florida ripudiarono totalmente e in modo permanente il proprio debito pubblico, dopo il panico del 1837 e 1839 creato con un boom infazionistico dalla Second Bank of United States.


Specie per quei Paesi che hanno un debito detenuto da stranieri, dunque, sarebbe un bel colpo: da un giorno all'altro, a pagare il conto sarebbe proprio chi la crisi ha creato, ovvero chi detiene quei debiti pubblici. E certamente non sarebbero i cittadini a pagare il prezzo più alto.

Di fronte a uno schianto inevitabile, dunque, dopo un prosciugamento inutile delle proprie esistenze, non è forse più logico, e comunque meno utopistico, ripudiare il debito con tutto ciò che esso comporta, ma con qualche prospettiva di salvezza?

Beninteso: nessuno lo farà finché non sarà costretto. E in questo è il male. Perché prendere quella decisione lì quando si sarà con le spalle al muro e dopo aver subito anni e anni di tagli e prosciugamenti - cosa comunque inevitabile - sarà molto, ma molto peggio che farlo ora, dove qualche margine di riuscita c'è.


Però, anche facendo sacrifici (comunque destinati a una rinascita) non sarebbe male, ripudiare il tutto, e lasciare lor signori con tante cambiali con le quali potrebbero solo asciugarsi le lacrime, o no?

Valerio Lo Monaco


www.ilribelle.com

10.06.2010

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Commenti (96)

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Nascondi area commenti 16 caricati
    1. brunotto588 14 giugno 2010

      A' Lino ... certo che ce li hai de ferro !!!

    1. alvise 14 giugno 2010

      è vero, dimenticavo il lino rossi, fustigatore dei signoraggisti, vero nemico pubblico di codesti complottisti (eheheh)

    1. alvise 14 giugno 2010

      non nominare il Signoraggio, c'è bubba che veleggia proprio in cerca dei blasfemi che usano questa locuzione.

    1. brumbrum 14 giugno 2010

      "Come è possibile che un neonato nasca già con un debito di qualche migliaio di euro? ".......Se sono riusciti a far bere ai coglioni la balla del peccato originale, quella del debito in confronto è niente

    1. osva 14 giugno 2010

      Ma di cosa abbiamo paura? Tutti i paesi sono indebitati con le loro banche centrali, e il prelievo fiscale serve a pagare solo gli interessi che questi debiti maturano. Cosa può succedere se non paghiamo? Cosa può succedere se 6 miliardi di persone si rifiutano di pagare un debito a un gruppo di qualche centinaio di banchier? E perchè pagare poi, visto che quel debito non l'hanno mai contratto? Come è possibile che un neonato nasca già con un debito di qualche migliaio di euro? Quando l'ha contratto, durante le gestazione nel grembo materno? Come è possibile che per vivere sulla Terra, la NOSTRA Terra, dobbiamo pagare? A chi? E perchè?

    1. amensa 14 giugno 2010

      io concordo con rossa_primavera su molti punti.
      il paradosso , buono per i superficiali solutori, è ch eil sistema bancario crea "carta" non ricchezza.
      il debito è ricchezza, invece, distribuita ma non pagata.
      allora, lasciando da parte una volta tanto la "carta", dov'è la ricchezza ?
      ecco il problema, prendere quella ricchezza e pagare i debiti.
      quando si sa che la finanza (che non è una cosa astratta, ma le disponibilità di persone fisiche, occhi, bocca e culo come tutti, eccessiva per vivere non una ma dieci vite) gioca sulla pelle di chi lavora, trasferendo ai ricchi ulteriori risorse spremute ai soliti schiavi, perchè nessuno si leva a denunciare questa oscenità ?
      è più comodo prendersela con chi crea carta ? come se con lacarta si potesse risolvere la questione.
      più carta = carta che vale meno, ed il gioco è a risultato = zero.
      sveglia !!!! non fatevi ingannare dai soliti imbonitori !

    1. Eli 14 giugno 2010

      Articolo condivisibile. E' totalmente iniquo che il debito non venga pagato da chi lo ha contratto. A ciascuno il suo. Rendiamo a questi signori le loro responsabilità, e facciamoli pagare. Sarebbe ora! Si possono redistribuire le ricchezze, lavorare meno, vivere più modestamente, e fare in modo che chi non ha oggi accesso al cibo ne usufruisca come gli altri. Ristabilire la Giustizia sul Pianeta è un imperativo etico in questo momento. Anche abolire la guerra, come diceva Einstein.

    1. brumbrum 14 giugno 2010

      al giorno d'oggi gli aerei li guidano i computer.............

    1. Eli 14 giugno 2010

      Appunto. L'emissione di questa carta straccia, significherebbe continuare tutto come prima. Bisogna cambiare mentalità, uscire da queste logiche che strangolano ed affamano i popoli. Occorre una mentalità davvero nuova e rivoluzionaria, basata su necessità reali, cui si provvede con produzioni reali, e decretare la fine delle speculazioni e dello sfruttamento. Consumare meno, produrre meno, e limitare gli gli sprechi.

    1. lino-rossi 14 giugno 2010

      "... oltre allo scandaloso signoraggio bancario ... "



      ... un vero fenomeno dell'economia politica: leggere questo articolo è come salire su un aeroplano pilotato da un depresso impasticcato ed ubriaco.

      stessa utilità.

    1. Rossa_primavera 13 giugno 2010

      Non e' il modo di ragionare dello schiavo,e' il modo di ragionare di chi
      riflette sulle conseguenze di un gesto irresponsabile come questo e
      soprattutto il modo di ragionare di chi ha finalmente smesso di credere
      che il vetusto marxismo sia una viac praticabile.

    1. AlbertoConti 13 giugno 2010

      ................ incamerare denaro mediante l'emissione di certificati o titoli tipo bot o cct perche' nessuno piu' li comprerebbe.Come farebbe dunque lo stato in questione a trovare i soldi per andare avanti?Non resterebbe altra via che quella dell'inasprimento fiscale .................

      Questo è il modo di ragionare dello schiavo, per il quale i soldi sono sempre quelli degli altri. E' con questa logica che il sistema bancario ha sostituito lo Stato (la collettività a qualsiasi livello, non necessariamente di nazione) creando il denaro per farlo schiavo di un elite che non lo rappresenta certo per intero. Creare denaro da ricchezze precedentemente accumulate, non importa come, o crearlo dal nulla per farlo valorizzare dall'utenza, non cambia nulla: il creatore-gestore se ne appropria a spese della collettività. Allora delle due l'una: o è lui stesso la collettività o è un ladro privato. In tal caso disconoscerne i crediti è un atto di giustizia. Ma attenzione, il gestore del denaro ne ha la responsabilità, lo deve calibrare sull'economia reale, altrimenti il sistema si destabilizza. Se il gestore pubblico in passato ha dato alcuni cattivi esempi (ed altri buoni), l'attuale gestore privato sta dando il peggiore dei cattivi esempi, il cattivo esempio globale. La vera ribellione è riprendersi la responsabilità sociale.

    1. Rossa_primavera 13 giugno 2010

      Da un punto di vista etico hai perfettamente ragione,i miei dubbi sorgono
      appunto quando si dovrebbe passare al lato pratico.In parole povere,dopo che facciamo?Ricambio il megasaluto

    1. AmonAmarth 13 giugno 2010

      Giusta osservazione Rossa_primavera, cogliere ciò che di reale è stato in passato è sempre cosa saggia e razionale; ciononostante ora è l'intero mondo che si trova pericolosamente ad una soglia di debito matematicamente inestinguibile, e dunque nuove considerazioni devono essere fatte sui nuovi sistemi che ci opprimono. In passato (per i nostri avi, ma forse anche per i nostri nonni) l'economia non era così pervasiva delle nostre vite, ma ora tutto gira attorno ad essa.. Ma pensa un po' che roba!! Quella che una volta era una sensazione, ovvero che il denaro ci governi e ci possegga, è ormai diventata evidenza sperimentale con ciò che osserviamo oggi dalla finanza e dall'economia di intervento internazionale (FMI/BM/...).. E' una Shock Economy mondiale. Io sono convinto come Lo Monaco che il ripudio totale e incondizionato del debito sia il primo passo per un riscatto collettivo reale, almeno in termini prettamente economici si intende (siamo prima di tutto uomini, e l'economia è una nostra invenzione, uno strumento di cui fare uso, e se smette di funzionare si rifà tutto da capo, o no?!)... E' ora di sbattere la questione sul piatto davanti al naso di tutti i popoli del mondo, e per una pura questione logica filoumana andrebbe presa come tale e applicata. La divergenza matematica di questo sistema è ormai abbastanza evidente, perchè argomentare ancora sull'effettiva utilità di un drastico cambiamento? L'umanità, se continuerà su questa strada senza reagire, si ritroverà asservita ad una effimera credenza cieca nella Crescita Economica (Impossibile per altro!... Limiti dello sviluppo...)... E' un mostro che vuole e spera di diventare più grande del suo inventore e beneficiario instupidito, ovvero l'umanità stessa. E' una questione etica: quindi ""Creditori!? Ciao Ciao! Abbiamo di meglio da fare!!""... Dito alzato e l'uomo che rivaluta sè stesso. E' ora di lasciare afflosciare i grandi sistemi macropiramidali e gettare le modeste e pazienti basi di un futuro locale e sostenibile... Spero non sia sola utopia, ma il ripudio del debito è un piccolo tassello, o no?! Un megasaluto!

    1. Allarmerosso 13 giugno 2010

      incamerare denaro mediante l'emissione di certificati o titoli tipo bot o cct ......

    1. Rossa_primavera 13 giugno 2010

      Il ragionamento di Lo Monaco appare logico e sensato ma si presentano due piccoli problemi di ordine pratico.Uno,gia' accennato dall'articolista,
      sarebbe quello di una fortissima svalutazione della moneta nazionale che di fatto dimezzerebbe i redditi con un'inflazione di tipo sudamericano,nel
      caso di un'uscita dall'Euro e ripudio del debito pubblico.
      Il secondo sarebbe quello ovviamente che si presenta quando uno stato non onora il proprio debito pubblico,cioe' una totale perdita di credibilita'
      a livello internazionale con la conseguenza di non poter piu' per lungo tempo incamerare denaro mediante l'emissione di certificati o titoli tipo
      bot o cct perche' nessuno piu' li comprerebbe.Come farebbe dunque lo
      stato in questione a trovare i soldi per andare avanti?Non resterebbe altra via che quella dell'inasprimento fiscale,si tornerebbe dunque alla
      fine al punto di partenza,a far pagare tutto al popolo,che e' quello che si voleva evitare.Dunque non so se questo scenario con inflazione sudamericana e tasse a livelli stellari piu' di oggi sarebbe davvero preferibile a quello attuale.Ogni cura drastica ha i suoi spiacevoli effetti collaterali che non devono mai pero' superare i problemi creati dalla patologia che si vuole sconfiggere,altrimenti la cura e' dannosa.

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